Il Santo Rosario
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Questione 45

L'audacia

Passiamo a considerare l'audacia.
Sull'argomento esamineremo quattro punti: 1. Se l'audacia sia contraria al timore; 2. I rapporti dell'audacia con la speranza; 3. Le cause dell'audacia; 4. I suoi effetti.

ARTICOLO 1

Se l'audacia sia contraria al timore

SEMBRA che l'audacia non sia contraria al timore. Infatti:
1. S. Agostino insegna, che "l'audacia è un vizio". Ora, un vizio si oppone a una virtù. E non essendo il timore una virtù, ma una passione, è chiaro che l'audacia non è contraria al timore.
2. Una cosa ha un solo contrario. Ora, il contrario del timore è la speranza. Dunque non è l'audacia.
3. Ogni passione esclude la passione opposta. Ora, il timore esclude la sicurezza: infatti S. Agostino scrive, che "il timore impedisce la sicurezza". Dunque il contrario del timore è la sicurezza e non l'audacia.

IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna, che "l'audacia è contraria al timore".

RISPONDO: È caratteristico dei contrari "essere tra loro massimamente distanti", come dice Aristotele. Ora, quello che più dista dal timore è l'audacia: infatti chi teme rifugge dal danno imminente, prevedendo di essere sopraffatto; invece l'audace affronta il pericolo imminente, mirando a superarlo. Perciò è chiaro che il timore è il contrario dell'audacia.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti i nomi delle passioni: ira, audacia, ecc., si possono prendere in due sensi. Primo, in quanto indicano semplicemente un moto dell'appetito sensitivo verso un oggetto buono o cattivo: e allora sono soltanto nomi di passioni. Secondo, in quanto indicano pure un allontanamento dall'ordine della ragione: e allora sono nomi di vizi. E S. Agostino parla dell'audacia in questo secondo senso: noi invece parliamo ora dell'audacia nel primo senso.
2. Una cosa non può avere più di un solo contrario sotto un unico aspetto; ma sotto aspetti differenti niente impedisce che ne abbia diversi. In questo senso sopra abbiamo detto, che le passioni dell'irascibile hanno una duplice contrarietà: la prima in base all'opposizione tra bene e male, e in questo senso il timore si contrappone alla speranza; la seconda in base all'opposizione tra l'accedere e il recedere, e in questo senso al timore si contrappone l'audacia, e alla speranza la disperazione.
3. La sicurezza non significa qualche cosa di contrario al timore, ma la sola esclusione di esso: infatti chiamiamo sicuro chi non teme. Perciò la sicurezza si contrappone al timore come privazione; l'audacia invece come contrario. E poiché il contrario include in se stesso la privazione di una cosa, l'audacia include la sicurezza.

ARTICOLO 2

Se l'audacia derivi dalla speranza

SEMBRA che l'audacia non derivi dalla speranza. Infatti:
1. L'audacia riguarda cose cattive e temibili, come dice Aristotele. Invece la speranza riguarda il bene, secondo le spiegazioni date. Dunque hanno oggetti diversi, e non sono dello stesso ordine. Perciò l'audacia non deriva dalla speranza.
2. L'audacia si contrappone al timore, come la disperazione alla speranza. Ma il timore non deriva dalla disperazione: anzi la disperazione esclude il timore, come afferma il Filosofo. Dunque l'audacia non deriva dalla speranza.
3. L'audacia ha di mira un bene, cioè la vittoria. Ma tendere verso il bene arduo appartiene alla speranza. Dunque l'audacia s'identifica con la speranza. E quindi non deriva da essa.

IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna, che "i provvisti di solida speranza sono audaci". Dunque l'audacia deriva dalla speranza.

RISPONDO: Abbiamo detto più volte che tutte codeste passioni appartengono alle potenze appetitive. Ora, ogni moto delle facoltà appetitive si riduce a una propensione, o a una fuga. E sia l'una che l'altra possono essere e per se, e per accidens: sono per se la propensione verso il bene e la fuga dal male; sono invece per accidens la propensione verso un male in vista di un bene connesso, e la fuga da un bene motivata da un male che l'accompagna. Ora, quello che è per accidens deriva sempre da quello che è per se. E quindi la propensione verso un male deriva da quella verso il bene; come la fuga di un bene deriva dalla fuga di un male. Ma questi quattro atteggiamenti corrispondono a quattro passioni: infatti la propensione verso il bene corrisponde alla speranza, la fuga dal male al timore, l'aggressione di un male temibile corrisponde all'audacia, e la fuga di un bene (arduo) alla disperazione. Da ciò segue che l'audacia deriva dalla speranza: infatti uno prende ad assalire audacemente un male temibile perché spera di vincerlo. Invece la disperarazione deriva dal timore: uno infatti dispera, perché teme le difficoltà che accompagnano il bene sperato.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'argomento sarebbe valido, se il bene e il male non fossero correlativi. Il male invece è correlativo al bene, infatti il bene è il suo presupposto, come un abito è presupposto della sua privazione; perciò l'audacia, che persegue il male, presuppone la speranza che persegue il bene.
2. Nonostante che il bene, assolutamente parlando, sia prima del male, tuttavia la fuga non ha come suo primo oggetto il bene, bensì il male: al contrario della propensione. Perciò, come la speranza è prima dell'audacia, così il timore è prima della disperazione. E come la disperazione non sempre deriva dal timore, ma solo se questo è grave, così l'audacia non sempre deriva dalla speranza, ma solo quando questa è intensa.
3. Sebbene l'audacia abbia di mira un male cui è annesso, secondo la persuasione dell'audace, il bene della vittoria, tuttavia ha per oggetto un male: invece il bene connesso è oggetto della speranza. Così la disperazione direttamente riguarda il bene che abbandona: mentre il timore riguarda il male connesso. Perciò, propriamente parlando, l'audacia non fa parte della speranza, ma ne è un effetto: così come la disperazione non fa parte del timore, ma ne è un effetto. E per questo anche l'audacia non può essere una delle passioni principali.

ARTICOLO 3

Se qualche deficienza possa causare l'audacia

SEMBRA che qualche deficienza possa causare l'audacia. Infatti:
1. Il Filosofo scrive, che "gli amici del vino sono forti e audaci". Ora, dal vino deriva la deficienza dell'ubriachezza. Dunque l'audacia è causata da qualche deficienza.
2. Inoltre il Filosofo afferma, che "coloro i quali sono audaci non hanno sperimentato i pericoli". Ma l'inesperienza è un difetto. Dunque l'audacia è causata da qualche deficienza.
3. Chi ha subito un'ingiustizia, d'ordinario è più audace: "come le bestie quando son percosse", osserva Aristotele. Ma subire un'ingiustizia non è che una deficienza. Perciò l'audacia è causata da qualche deficienza.

IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna, che si produce l'audacia, "quando nella immaginativa sorge la speranza di essere vicini ai mezzi di salvezza, e di aver lontane le cause di timore". Ora, le deficienze, o si riducono alla lontananza dei mezzi di salvezza, o alla vicinanza delle cause di timore. Perciò nessuna deficienza può esser causa dell'audacia.

RISPONDO: Come abbiamo detto, l'audacia deriva dalla speranza, ed è contraria al timore: cosicché quanto è fatto per causare la speranza, o per escludere il timore è causa dell'audacia. Ma poiché il timore e la speranza, nonché l'audacia, essendo delle passioni, consistono ciascuna in un moto dell'appetito e in un'alterazione fisiologica, la causa dell'audacia si può considerare sotto due aspetti, sia nella sua dipendenza dalla speranza, sia nella sua incompatibilità col timore: primo, sotto l'aspetto del moto appetitivo; secondo, sotto l'aspetto dell'alterazione fisiologica.
Sotto l'aspetto del moto appetitivo, che dipende dalla conoscenza, la speranza, quale causa dell'audacia, viene suscitata da quei dati i quali ci fanno considerare possibile la vittoria; o mediante il nostro potere, e quindi la robustezza del corpo, l'esperienza dei pericoli, l'abbondanza delle ricchezze, e altre cose consimili; oppure mediante il potere di altri, e quindi il numero degli amici o degli adepti, e specialmente la confidenza nell'aiuto di Dio; poiché secondo l'espressione del Filosofo, "coloro che sono in buoni rapporti con le cose divine, sono più audaci". Sotto questo primo aspetto il timore viene escluso, eliminando la vicinanza delle cose temibili: è la situazione di chi, p. es., non ha nemici, non avendo fatto del male a nessuno, e non si vede sovrastare nessun pericolo; infatti i pericoli sovrastano soprattutto a coloro che hanno danneggiato gli altri.
Invece sotto l'aspetto dell'alterazione fisiologica l'audacia, sia come effetto della speranza, che come contrario del timore, viene causata da ciò che produce il calore intorno al cuore. Scrive infatti il Filosofo, che "chi ha il cuore materialmente piccolo, è più audace; invece gli animali che hanno il cuore grande sono più paurosi: poiché il calore naturale non può riscaldare un cuore grande come uno piccolo; così il fuoco, p. es., non può riscaldare una grande casa, come una piccola". E nel libro dei Problemi nota, che "i dotati di polmoni sanguigni sono più audaci, per il calore del cuore che ne deriva". E in questo stesso libro nota, che "gli amanti del vino sono più audaci, per il calore del vino"; infatti abbiamo già detto che l'ubriachezza contribuisce al vigore della speranza: poiché il calore del cuore allontana il timore, e causa la speranza, mediante la dilatazione e l'amplificazione del cuore medesimo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'ubriachezza produce l'audacia, non perché è una deficienza, ma perché dilata il cuore: e anche perché dà la persuasione di (possedere) una certa grandezza.
2. Gli inesperti dei pericoli sono più audaci, non per il loro difetto, ma solo per accidens: in quanto, cioè, la loro inesperienza fa sì che non conoscano la propria debolezza, e la presenza dei pericoli. Quindi la loro audacia deriva dall'aver eliminato le cause del timore.
3. Il Filosofo spiega, che "chi ha subito un'ingiustizia diviene più audace, pensando che Dio viene in aiuto a chi soffre ingiustamente".
Tutto ciò dimostra che un difetto può causare l'audacia solo per accidens: cioè in quanto implica una certa superiorità, vera o presunta, o di se stessi o di altri.

ARTICOLO 4

Se gli audaci siano più pronti in principio che nell'atto del pericolo

SEMBRA che gli audaci non siano più pronti in principio che nell'atto del pericolo. Infatti:
1. Il tremito è prodotto dal timore, che si contrappone all'audacia, come abbiamo visto. Ora, gli audaci da principio tremano, come nota Aristotele. Dunque sono meno pronti in principio che in mezzo ai pericoli.
2. Più vigore si dà all'oggetto, e più si rafforza la passione. Se un bene, p. es., è amabile, un bene maggiore è anche più amabile. Ora, l'audacia ha per oggetto l'arduo. Se dunque cresce l'arduità cresce anche l'audacia. Ora, un pericolo diviene più arduo e difficile quando è presente. Perciò allora deve crescere maggiormente l'audacia.
3. Le ferite ricevute provocano l'ira. Ma l'ira causa l'audacia; infatti il Filosofo insegna, che "l'ira rende audaci". Dunque chi già si trova nel pericolo e viene percosso, dovrà essere sempre più audace.

IN CONTRARIO: Aristotele ha scritto, che "gli audaci prima del pericolo sono pieni di entusiasmo e di volontà, ma in esso tendono a cedere".

RISPONDO: Essendo l'audacia un moto dell'appetito sensitivo, deriva dalla conoscenza sensitiva. Ora, le facoltà sensitive non possono confrontare e vagliare le singole circostanze di una cosa, ma hanno un giudizio immediato. Così può capitare che nell'apprensione immediata uno non sia in grado di conoscere tutte le difficoltà di un'impresa: e di qui sorga un moto di audacia, che porta ad affrontare il pericolo. Perciò, quando il pericolo viene sperimentato, costui avverte una certa difficoltà, superiore a quella immaginata. Di qui la sua tendenza a cedere.
Invece la ragione è capace di discutere tutto ciò che contribuisce alla difficoltà di un'impresa. Quindi i coraggiosi, i quali affrontano i pericoli dietro il giudizio della ragione, in principio sembrano poco decisi: poiché, liberi dalla passione, iniziano con la dovuta deliberazione. Ma quando sono in mezzo ai pericoli, non sperimentano imprevisti; anzi talora trovano che le difficoltà sono minori di quelle immaginate. Perciò persistono con più impegno. - Si può anche pensare che chi affronta i pericoli per virtù rimane in codesta buona disposizione d'animo, per quanto grandi essi siano. Invece gli audaci lo fanno per la sola persuasione che provoca la speranza ed esclude il timore, secondo le spiegazioni già date.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il tremito si produce anche nell'audacia, per il richiamo del calore dall'esterno all'interno, come nel timore. Ma nell'audacia il calore viene concentrato intorno al cuore; nel timore invece nel basso ventre.
2. Oggetto dell'amore è il bene puro e semplice: quindi se il bene cresce, cresce anche l'amore. Invece l'oggetto dell'audacia è composto di bene e di male; cosicché il moto dell'audacia contro il male, presuppone il moto della speranza verso il bene. Perciò se al pericolo si aggiunge tanta arduità da sorpassare i limiti della speranza, il moto dell'audacia verrà a diminuire, o non seguirà affatto. - Tuttavia quando il moto dell'audacia sussiste, questa si misura dalla grandezza del pericolo.

3. Una lesione non provoca l'ira, senza la presupposizione di una speranza, come diremo. Perciò, se il pericolo è così grave da sopraffare la speranza di vincere, l'ira non si produce. - È vero però che se si suscita l'ira aumenta l'audacia.