Il Santo Rosario
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Questione 44

Gli effetti del timore

Ed eccoci a considerare gli effetti del timore.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se il timore produca una contrazione; 2. Se disponga al consiglio, o deliberazione; 3. Se produca il tremito; 4. Se ostacoli l'operazione.

ARTICOLO 1

Se il timore produca una contrazione

SEMBRA che il timore non produca una contrazione. Infatti:
1. All'atto della contrazione il calore e gli spiriti vitali vengono richiamati all'interno. Ora, dall'aumento del calore e degli spiriti vitali all'interno, il cuore si leva su a tentare qualche mossa audace, come è evidente nel caso dell'ira: invece nel timore avviene il contrario. Dunque il timore non produce una contrazione.
2. Crescendo all'interno gli spiriti vitali e il calore, a causa della contrazione, uno finisce col gridare: com'è evidente nei sofferenti. Invece chi ha paura non grida, ma piuttosto ammutolisce. Quindi il timore non produce una contrazione.
3. La vergogna è una delle specie del timore, come abbiamo detto. Ma "i vergognosi arrossiscono", come notano Cicerone e il Filosofo. E d'altra parte il rossore non sta a indicare una contrazione, ma il suo contrario. Dunque la contrazione non è effetto del timore.

IN CONTRARIO: Il Damasceno scrive, che "il timore è una virtù caratterizzata dalla sistole", cioè dalla contrazione (del cuore).

RISPONDO: Come abbiamo già detto, nelle passioni dell'anima la parte formale è costituita dal moto stesso della potenza appetitiva, la parte materiale invece da un'alterazione fisiologica: ma le due sono reciprocamente proporzionate. Infatti l'alterazione fisiologica si uniforma alla natura del moto appetitivo. Ora, quale moto dell'appetito sensitivo il timore implica una certa contrazione. E ciò si deve al fatto che il timore deriva dall'immaginazione di un male imminente, che è difficile impedire, come sopra abbiamo spiegato. Ma la difficoltà ad allontanare una cosa proviene dalla debolezza della propria virtù, come abbiamo già detto. E una virtù quanto più è debole, tanto più si restringe. Perciò dalla stessa immaginazione che causa il timore deriva una certa contrazione nell'appetito. Del resto anche nei moribondi vediamo che la natura tende a ritirarsi verso l'interno, per la debolezza della sua virtù: e in guerra vediamo che le città, quando il popolo è preso dalla paura, si ritira dai dintorni e si rifugia per quanto è possibile dentro le mura. E secondo codeste contrazioni dell'appetito animale, sotto l'assillo del timore, deriva anche nel corpo una contrazione interiore del calore e degli spiriti vitali.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Filosofo insegna che, sebbene in chi è impaurito gli spiriti vitali si ritirino all'interno, tuttavia il moto di codesti spiriti non è identico a quello di chi è adirato. Infatti in chi è adirato il moto degli spiriti vitali va dal basso verso l'alto, per il loro calore e la loro sottilità, provocati dal desiderio della vendetta: perciò gli spiriti e il calore si raccolgono intorno al cuore. E da ciò segue che chi è adirato diviene pronto e temerario nell'aggredire. - Invece in chi è impaurito gli spiriti vitali si muovono dall'alto verso il basso, per il freddo che li appesantisce: la quale freddezza deriva dall'impressione della propria impotenza. Perciò allora il calore e gli spiriti vitali non si affollano intorno al cuore, ma piuttosto se ne allontanano. Quindi coloro che temono non sono pronti ad aggredire, ma piuttosto a fuggire.
2. È naturale per qualsiasi sofferente, uomo o animale che sia, servirsi di qualsiasi mezzo per respingere la cosa nociva che arreca dolore: infatti vediamo che gli animali che soffrono percuotono con i denti o con le corna. Ora, per l'animale i mezzi principali, in tutti i casi, sono il calore e gli spiriti vitali. Perciò la natura nel dolore raccoglie interiormente il calore e gli spiriti vitali, per servirsene contro le cose nocive. Per questo il Filosofo nota, che, crescendo interiormente il calore e gli spiriti vitali, è necessario che vengano emessi mediante la voce. Perciò chi soffre, difficilmente può trattenersi dal gridare. - Ma in chi ha paura il moto interno del calore scende dal cuore verso il basso, come abbiamo detto. Perciò il timore impedisce la formazione della voce, che avviene mediante la bocca, con l'emissione degli spiriti verso l'alto. Ecco perché il timore fa ammutolire. Di qui deriva pure che "il timore dia il tremito", come nota il Filosofo.
3. I pericoli di morte non sono soltanto in contrasto con l'appetito animale, ma anche con la natura. Perciò nel timore, che li riguarda, non solo si ha una contrazione nell'appetito, ma anche nel corpo: infatti l'animale, immaginando la morte, contrae il calore verso l'interno, e acquista la disposizione in cui si trova quando la morte è naturalmente imminente. Ecco perché "coloro che temono la morte impallidiscono", come nota Aristotele. - Invece il male che si teme nella vergogna non è in contrasto con la natura, ma solo con l'appetito animale. Perciò vi è la contrazione dell'appetito animale, ma non quella di ordine fisiologico: anzi l'anima, come contratta in se medesima, sospende il suo influsso sul calore e sugli spiriti vitali, provocandone l'espansione verso l'esterno. Ed è per questo che i vergognosi arrossiscono.

ARTICOLO 2

Se il timore disponga al consiglio o deliberazione

SEMBRA che il timore non disponga al consiglio, o deliberazione. Infatti:
1. Una stessa cosa non può disporre ed essere di ostacolo al consiglio. Ora, il timore ostacola il consiglio: infatti tutte le passioni turbano la quiete, richiesta per il buon uso della ragione. Dunque il timore non dispone al consiglio.
2. Il consiglio è un atto della ragione, che pensa e delibera sul futuro. Ora, certi timori, come dice Cicerone, "sconvolgono i pensieri, e fanno uscire la mente da se stessa". Perciò il timore non favorisce, anzi ostacola il consiglio.
3. Si ricorre ugualmente al consiglio, o deliberazione, e per evitare il male, e per raggiungere il bene. Ma come il timore mira ad evitare il male, la speranza mira a raggiungere il bene. Dunque il timore non dispone alla deliberazione più della speranza.

IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna, che "il timore dispone al consiglio".

RISPONDO. Uno può essere disposto a deliberare in due maniere. Primo, per il proposito e la preoccupazione di deliberare. E in questo senso il timore dispone al consiglio. Poiché, come dice il Filosofo, "deliberiamo sulle cose importanti, dove quasi non ci fidiamo di noi stessi". Ora, le cose che incutono timore non sono semplicemente dei mali, ma hanno una certa gravità: sia perché sono appresi come difficili a impedirsi, sia perché considerati imminenti, secondo le spiegazioni date. Perciò gli uomini, specialmente quando temono, cercano di consigliarsi.
Secondo, si dice che uno è disposto a deliberare, per l'attitudine a farlo. E in questo senso né il timore, né altre passioni dispongono alla deliberazione. Poiché a chi è affetto da qualche passione, le cose si presentano maggiori o minori di quanto siano nella realtà: così a chi ama l'oggetto amato si presenta più buono, e a chi teme le cose temute si presentano più temibili. Perciò, per questa mancanza di rettitudine nel giudicare, qualsiasi passione di suo impedisce la facoltà di ben deliberare.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima difficoltà.
2. Più una passione è forte, e più ostacola chi la subisce. Perciò quando il timore è forte, l'uomo vuole deliberare, ma si turba tanto nei suoi pensieri, da non poter trovare una deliberazione. Se invece il timore è così lieve, da suscitare la preoccupazione di deliberare, senza turbare gravemente la ragione, può anche favorire la capacità di ben deliberare, con la preoccupazione che produce.
3. Anche la speranza dispone al consiglio, o deliberazione: poiché, come dice il Filosofo, "nessuno delibera su cose di cui dispera"; e altrove osserva, che non si delibera sugli impossibili. Però il timore dispone al consiglio più della speranza. Poiché la speranza ha per oggetto il bene possibile a conseguirsi: il timore invece ha per oggetto il male difficile ad impedirsi; perciò il timore è legato alla difficoltà più della speranza. E noi deliberiamo specialmente nelle cose difficili, in cui quasi non ci fidiamo di noi stessi.

ARTICOLO 3

Se il timore produca il tremito

SEMBRA che il tremito non sia effetto del timore. Infatti:
1. Il tremito viene dal freddo: infatti chi ha freddo, vediamo che trema. Ora, il timore non sembra causare il freddo, ma piuttosto un calore che dissecca: se ne ha un segno nel fatto che gli spauriti hanno sete, specialmente nei più gravi timori, com'è evidente nel caso dei condannati condotti alla morte. Dunque il timore non produce il tremito.
2. La secrezione del superfluo avviene per il calore: difatti i purganti per lo più sono medicine calorose. Ora, spesso il timore provoca codeste secrezioni. Dunque il timore produce il calore. E quindi non produce il tremito.
3. In chi teme, il calore viene richiamato dall'esterno all'interno. Se dunque per codesta fuga del calore uno esteriormente trema, dovrebbe tremare, per il timore, in tutte le sue membra esterne. Ora, questo non si vede. Perciò il tremito del corpo non è effetto del timore.

IN CONTRARIO: Cicerone scrive, che "al timore segue il tremito, il pallore e il batter dei denti".

RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, il timore provoca una contrazione dall'esterno all'interno: e quindi le parti rimangono fredde. Ecco perché in esse si produce il tremito, che è causato dalla debolezza della virtù che tiene unite le membra: e ciò che più contribuisce a codesta debolezza è l'assenza del calore, il quale, a dire di Aristotele, è lo strumento di cui si serve l'anima per muovere il corpo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Richiamato dall'esterno all'interno, il calore aumenta internamente, in modo speciale verso il basso, cioè intorno alla facoltà nutritiva. E quindi, dissolvendo l'elemento umido, provoca la sete; e talora anche la diarrea, l'emissione dell'urina e qualche volta persino quella dello sperma. - Ma può anche darsi che codeste secrezioni del superfluo derivino dalla contrazione del ventre e dei testicoli, come scrive il Filosofo.
2. È così risolta anche la seconda difficoltà.
3. A coloro che son presi dalla paura tremano specialmente il cuore e le membra connesse in qualche modo col petto, dove il cuore risiede; perché nella paura il calore abbandona il cuore, passando dall'alto verso il basso. Perciò a chi ha paura trema specialmente la voce, per la vicinanza al cuore della laringe. Trema anche il labbro inferiore e tutta la mandibola per la sua connessione col cuore: di qui nasce anche il batter dei denti. E per lo stesso motivo tremano le braccia e le mani. - Oppure codeste membra tremano perché più mobili. Poiché a chi teme tremano anche le ginocchia, giustificando l'espressione di Isaia: "Confortate le braccia infiacchite, e rinfrancate le ginocchia tremanti".

ARTICOLO 4

Se il timore ostacoli l'attività (umana)

SEMBRA che il timore ostacoli l'attività (umana). Infatti:
1. Codesta attività è ostacolata soprattutto dal turbamento della ragione, che guida nell'operare. Ma il timore, come abbiamo visto, turba la ragione. Dunque il timore ostacola l'attività umana.
2. Chi compie una cosa con timore, facilmente sbaglia nell'azione: così se uno cammina su una trave posta in alto, per la paura cade facilmente; invece non cadrebbe camminando sulla stessa trave in basso, per l'assenza del timore. Dunque il timore, o paura, ostacola l'operazione.
3. La pigrizia è una specie di timore. Ma la pigrizia impedisce la nostra attività. Dunque anche il timore.

IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive: "Con timore e tremore procacciate la vostra salvezza"; ora egli non avrebbe così esortato i Filippesi, se il timore ostacolasse il ben operare. Perciò il timore non ostacola il ben operare.

RISPONDO: L'attività esterna dell'uomo è prodotta dall'anima come da primo movente, e dalle membra del corpo in qualità di strumenti. Ora, l'operazione può essere ostacolata e da un difetto dello strumento, e da un difetto dell'agente principale. Rispetto agli strumenti corporali il timore di suo è fatto per ostacolare sempre l'attività esterna, per la mancanza di calore che esso produce nelle membra. Invece rispetto all'anima, se il timore è moderato, così da non turbare eccessivamente la ragione, aiuta a ben operare, in quanto produce una certa preoccupazione, e fa sì che l'uomo sia più attento nel deliberare e nell'agire. - Se invece il timore cresce fino al punto di turbare la ragione, ostacola l'attività umana anche rispetto all'anima. L'Apostolo però non parla di questo timore.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Così è risolta anche la prima difficoltà.
2. Chi cade da una trave sospesa in alto patisce un turbamento nell'immaginativa, prodotto dal timore della caduta già immaginata.
3. Chiunque teme rifugge da ciò che teme: perciò, essendo la pigrizia il timore dello stesso operare in quanto faticoso, ostacola l'attività umana, perché distoglie da essa la volontà. Invece il timore che ha per oggetto altre cose favorisce l'attività, perché spinge la volontà a compiere quanto occorre per fuggire ciò che si teme.