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Questione
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Gli
effetti del timore
Ed eccoci a considerare gli effetti del timore.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se il timore produca
una contrazione; 2. Se disponga al consiglio, o deliberazione;
3. Se produca il tremito; 4. Se ostacoli l'operazione.
ARTICOLO 1
Se il timore produca una contrazione
SEMBRA che il timore non produca una contrazione. Infatti:
1. All'atto della contrazione il calore e gli spiriti vitali vengono
richiamati all'interno. Ora, dall'aumento del calore e degli spiriti
vitali all'interno, il cuore si leva su a tentare qualche mossa audace,
come è evidente nel caso dell'ira: invece nel timore avviene il
contrario. Dunque il timore non produce una contrazione.
2. Crescendo all'interno gli spiriti vitali e il calore, a causa della
contrazione, uno finisce col gridare: com'è evidente nei sofferenti.
Invece chi ha paura non grida, ma piuttosto ammutolisce. Quindi
il timore non produce una contrazione.
3. La vergogna è una delle specie del timore, come abbiamo detto.
Ma "i vergognosi arrossiscono", come notano Cicerone e il Filosofo.
E d'altra parte il rossore non sta a indicare una contrazione, ma il
suo contrario. Dunque la contrazione non è effetto del timore.
IN CONTRARIO: Il Damasceno scrive, che
"il timore è una virtù
caratterizzata dalla sistole", cioè dalla contrazione (del cuore).
RISPONDO: Come abbiamo già detto, nelle passioni dell'anima la
parte formale è costituita dal moto stesso della potenza appetitiva,
la parte materiale invece da un'alterazione fisiologica: ma le due
sono reciprocamente proporzionate. Infatti l'alterazione fisiologica
si uniforma alla natura del moto appetitivo. Ora, quale moto dell'appetito sensitivo
il timore implica una certa contrazione. E ciò
si deve al fatto che il timore deriva dall'immaginazione di un male
imminente, che è difficile impedire, come sopra abbiamo spiegato.
Ma la difficoltà ad allontanare una cosa proviene dalla debolezza
della propria virtù, come abbiamo già detto. E una virtù quanto più
è debole, tanto più si restringe. Perciò dalla stessa immaginazione
che causa il timore deriva una certa contrazione nell'appetito. Del
resto anche nei moribondi vediamo che la natura tende a ritirarsi
verso l'interno, per la debolezza della sua virtù: e in guerra vediamo
che le città, quando il popolo è preso dalla paura, si ritira
dai dintorni e si rifugia per quanto è possibile dentro le mura.
E secondo codeste contrazioni dell'appetito animale, sotto l'assillo del
timore, deriva anche nel corpo una contrazione interiore del calore
e degli spiriti vitali.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Filosofo insegna che, sebbene in
chi è impaurito gli spiriti vitali si ritirino all'interno, tuttavia il
moto di codesti spiriti non è identico a quello di chi è adirato. Infatti
in chi è adirato il moto degli spiriti vitali va dal basso verso
l'alto, per il loro calore e la loro sottilità, provocati dal desiderio
della vendetta: perciò gli spiriti e il calore si raccolgono intorno al
cuore. E da ciò segue che chi è adirato diviene pronto e temerario
nell'aggredire. - Invece in chi è impaurito gli spiriti vitali si muovono
dall'alto verso il basso, per il freddo che li appesantisce: la
quale freddezza deriva dall'impressione della propria impotenza.
Perciò allora il calore e gli spiriti vitali non si affollano intorno al
cuore, ma piuttosto se ne allontanano. Quindi coloro che temono
non sono pronti ad aggredire, ma piuttosto a fuggire.
2. È naturale per qualsiasi sofferente, uomo o animale che sia,
servirsi di qualsiasi mezzo per respingere la cosa nociva che arreca
dolore: infatti vediamo che gli animali che soffrono percuotono
con i denti o con le corna. Ora, per l'animale i mezzi principali, in
tutti i casi, sono il calore e gli spiriti vitali. Perciò la natura nel
dolore raccoglie interiormente il calore e gli spiriti vitali, per servirsene
contro le cose nocive. Per questo il Filosofo nota, che, crescendo interiormente
il calore e gli spiriti vitali, è necessario che
vengano emessi mediante la voce. Perciò chi soffre, difficilmente
può trattenersi dal gridare. - Ma in chi ha paura il moto interno
del calore scende dal cuore verso il basso, come abbiamo detto. Perciò
il timore impedisce la formazione della voce, che avviene mediante
la bocca, con l'emissione degli spiriti verso l'alto. Ecco perché
il timore fa ammutolire. Di qui deriva pure che "il timore dia il tremito",
come nota il Filosofo.
3. I pericoli di morte non sono soltanto in contrasto con l'appetito
animale, ma anche con la natura. Perciò nel timore, che li riguarda,
non solo si ha una contrazione nell'appetito, ma anche nel corpo:
infatti l'animale, immaginando la morte, contrae il calore verso
l'interno, e acquista la disposizione in cui si trova quando la morte
è naturalmente imminente. Ecco perché "coloro che temono la morte
impallidiscono", come nota Aristotele. - Invece il male che si teme
nella vergogna non è in contrasto con la natura, ma solo con l'appetito animale.
Perciò vi è la contrazione dell'appetito animale, ma
non quella di ordine fisiologico: anzi l'anima, come contratta in se medesima,
sospende il suo influsso sul calore e sugli spiriti vitali, provocandone l'espansione
verso l'esterno. Ed è per questo che i vergognosi arrossiscono.
ARTICOLO 2
Se il timore disponga al consiglio o deliberazione
SEMBRA che il timore non disponga al consiglio, o deliberazione. Infatti:
1. Una stessa cosa non può disporre ed essere di ostacolo al consiglio.
Ora, il timore ostacola il consiglio: infatti tutte le passioni
turbano la quiete, richiesta per il buon uso della ragione. Dunque
il timore non dispone al consiglio.
2. Il consiglio è un atto della ragione, che pensa e delibera sul
futuro. Ora, certi timori, come dice Cicerone, "sconvolgono i pensieri,
e fanno uscire la mente da se stessa". Perciò il timore non
favorisce, anzi ostacola il consiglio.
3. Si ricorre ugualmente al consiglio, o deliberazione, e per evitare il male,
e per raggiungere il bene. Ma come il timore mira ad
evitare il male, la speranza mira a raggiungere il bene. Dunque il
timore non dispone alla deliberazione più della speranza.
IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna, che
"il timore dispone al consiglio".
RISPONDO. Uno può essere disposto a deliberare in due maniere.
Primo, per il proposito e la preoccupazione di deliberare. E in questo senso
il timore dispone al consiglio. Poiché, come dice il Filosofo, "deliberiamo
sulle cose importanti, dove quasi non ci fidiamo
di noi stessi". Ora, le cose che incutono timore non sono semplicemente dei mali,
ma hanno una certa gravità: sia perché sono appresi come difficili
a impedirsi, sia perché considerati imminenti,
secondo le spiegazioni date. Perciò gli uomini, specialmente quando
temono, cercano di consigliarsi.
Secondo, si dice che uno è disposto a deliberare, per l'attitudine a
farlo. E in questo senso né il timore, né altre passioni dispongono
alla deliberazione. Poiché a chi è affetto da qualche passione, le
cose si presentano maggiori o minori di quanto siano nella realtà:
così a chi ama l'oggetto amato si presenta più buono, e a chi teme
le cose temute si presentano più temibili. Perciò, per questa mancanza
di rettitudine nel giudicare, qualsiasi passione di suo impedisce
la facoltà di ben deliberare.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È così risolta anche la prima difficoltà.
2. Più una passione è forte, e più ostacola chi la subisce.
Perciò quando il timore è forte, l'uomo vuole deliberare, ma si turba tanto
nei suoi pensieri, da non poter trovare una deliberazione. Se invece
il timore è così lieve, da suscitare la preoccupazione di deliberare,
senza turbare gravemente la ragione, può anche favorire la capacità
di ben deliberare, con la preoccupazione che produce.
3. Anche la speranza dispone al consiglio, o deliberazione: poiché, come dice
il Filosofo, "nessuno delibera su cose di cui dispera";
e altrove osserva, che non si delibera sugli impossibili.
Però il timore dispone al consiglio più della speranza. Poiché la speranza
ha per oggetto il bene possibile a conseguirsi: il timore invece ha
per oggetto il male difficile ad impedirsi; perciò il timore è legato
alla difficoltà più della speranza. E noi deliberiamo specialmente
nelle cose difficili, in cui quasi non ci fidiamo di noi stessi.
ARTICOLO 3
Se il timore produca il tremito
SEMBRA che il tremito non sia effetto del timore. Infatti:
1. Il tremito viene dal freddo: infatti chi ha freddo, vediamo
che trema. Ora, il timore non sembra causare il freddo, ma piuttosto
un calore che dissecca: se ne ha un segno nel fatto che gli spauriti
hanno sete, specialmente nei più gravi timori, com'è evidente
nel caso dei condannati condotti alla morte. Dunque il timore non
produce il tremito.
2. La secrezione del superfluo avviene per il calore: difatti i purganti
per lo più sono medicine calorose. Ora, spesso il timore provoca codeste secrezioni.
Dunque il timore produce il calore. E quindi non produce il tremito.
3. In chi teme, il calore viene richiamato dall'esterno all'interno.
Se dunque per codesta fuga del calore uno esteriormente trema, dovrebbe
tremare, per il timore, in tutte le sue membra esterne.
Ora, questo non si vede. Perciò il tremito del corpo non è effetto del timore.
IN CONTRARIO: Cicerone scrive, che
"al timore segue il tremito, il pallore
e il batter dei denti".
RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, il timore provoca una contrazione
dall'esterno all'interno: e quindi le parti rimangono fredde.
Ecco perché in esse si produce il tremito, che è causato dalla
debolezza della virtù che tiene unite le membra: e ciò che più contribuisce
a codesta debolezza è l'assenza del calore, il quale, a dire
di Aristotele, è lo strumento di cui si serve l'anima per muovere il corpo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Richiamato dall'esterno all'interno,
il calore aumenta internamente, in modo speciale verso il basso,
cioè intorno alla facoltà nutritiva. E quindi, dissolvendo l'elemento
umido, provoca la sete; e talora anche la diarrea, l'emissione dell'urina
e qualche volta persino quella dello sperma. - Ma può anche darsi
che codeste secrezioni del superfluo derivino dalla contrazione del ventre
e dei testicoli, come scrive il Filosofo.
2. È così risolta anche la seconda difficoltà.
3. A coloro che son presi dalla paura tremano specialmente il
cuore e le membra connesse in qualche modo col petto, dove il cuore
risiede; perché nella paura il calore abbandona il cuore, passando
dall'alto verso il basso. Perciò a chi ha paura trema specialmente
la voce, per la vicinanza al cuore della laringe. Trema anche il labbro
inferiore e tutta la mandibola per la sua connessione col cuore:
di qui nasce anche il batter dei denti. E per lo stesso motivo tremano
le braccia e le mani. - Oppure codeste membra tremano perché più mobili.
Poiché a chi teme tremano anche le ginocchia, giustificando l'espressione
di Isaia: "Confortate le braccia infiacchite, e rinfrancate le ginocchia
tremanti".
ARTICOLO 4
Se il timore ostacoli l'attività (umana)
SEMBRA che il timore ostacoli l'attività (umana). Infatti:
1. Codesta attività è ostacolata soprattutto dal turbamento della
ragione, che guida nell'operare. Ma il timore, come abbiamo visto,
turba la ragione. Dunque il timore ostacola l'attività umana.
2. Chi compie una cosa con timore, facilmente sbaglia nell'azione:
così se uno cammina su una trave posta in alto, per la paura cade
facilmente; invece non cadrebbe camminando sulla stessa trave in
basso, per l'assenza del timore. Dunque il timore, o paura, ostacola l'operazione.
3. La pigrizia è una specie di timore. Ma la pigrizia impedisce la
nostra attività. Dunque anche il timore.
IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive:
"Con timore e tremore procacciate
la vostra salvezza"; ora egli non avrebbe così esortato i Filippesi,
se il timore ostacolasse il ben operare. Perciò il timore non ostacola il ben operare.
RISPONDO: L'attività esterna dell'uomo è prodotta dall'anima come
da primo movente, e dalle membra del corpo in qualità di strumenti.
Ora, l'operazione può essere ostacolata e da un difetto dello
strumento, e da un difetto dell'agente principale. Rispetto agli
strumenti corporali il timore di suo è fatto per ostacolare sempre
l'attività esterna, per la mancanza di calore che esso produce nelle
membra. Invece rispetto all'anima, se il timore è moderato, così da
non turbare eccessivamente la ragione, aiuta a ben operare, in
quanto produce una certa preoccupazione, e fa sì che l'uomo sia
più attento nel deliberare e nell'agire. - Se invece il timore cresce
fino al punto di turbare la ragione, ostacola l'attività umana anche
rispetto all'anima. L'Apostolo però non parla di questo timore.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Così è risolta anche la prima difficoltà.
2. Chi cade da una trave sospesa in alto patisce un turbamento
nell'immaginativa, prodotto dal timore della caduta già immaginata.
3. Chiunque teme rifugge da ciò che teme: perciò, essendo la pigrizia
il timore dello stesso operare in quanto faticoso, ostacola l'attività umana,
perché distoglie da essa la volontà. Invece il timore
che ha per oggetto altre cose favorisce l'attività, perché spinge la
volontà a compiere quanto occorre per fuggire ciò che si teme.
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