Il Santo Rosario
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Questione 43

Le cause del timore

Passiamo a considerare le cause del timore.
Sull'argomento si pongono due quesiti: 1. Se l'amore sia causa del timore; 2. Se le deficienze siano causa del timore.

ARTICOLO 1

Se l'amore sia causa del timore

SEMBRA che l'amore non sia causa del timore. Infatti:
1. Chi introduce una cosa è causa di essa. Ora, S. Agostino afferma, che "il timore introduce l'amore di carità". Dunque il timore è causa dell'amore, e non viceversa.
2. Il Filosofo scrive, che "i più temuti sono quelli dai quali ci aspettiamo del male". Ma dal fatto che ci aspettiamo del male da qualcuno, siamo piuttosto spinti a odiarlo che ad amarlo. Perciò il timore è più causato dall'odio che dall'amore.
3. Come abbiamo già detto, ciò che dipende da noi stessi non è cosa temibile. Ora, ciò che deriva dall'amore proviene quanto mai dall'intimo del cuore. Dunque il timore non è prodotto dall'amore.

IN CONTRARIO: Scrive S. Agostino: "Nessuno dubita che il nostro temere abbia altra causa che la paura di perdere ciò che amiamo, o di non raggiungere ciò che speriamo". Perciò ogni timore è causato da ciò che amiamo. Quindi l'amore è causa del timore.

RISPONDO: Gli oggetti stanno alle passioni, come le forme stanno agli esseri naturali e ai prodotti dell'arte: poiché le passioni ricevono la loro specie dagli oggetti, come le cose suddette dalle loro forme. Perciò, quanto causa una forma, causa pure la cosa che essa costituisce; e quindi tutto ciò che in qualche modo è causa dell'oggetto, è causa della passione corrispondente. Ora, una cosa può essere causa dell'oggetto come causa efficiente; oppure come disposizione materiale. Per portare un esempio, oggetto del piacere è il bene raggiunto ritenuto conveniente: causa efficiente di codesto oggetto è ciò che ce lo fa raggiungere, o che ce lo rende conveniente e buono, oppure che ci dà la convinzione di codesta bontà; ne è invece causa come disposizione materiale l'abito, oppure qualsiasi altra predisposizione in forza della quale per uno diviene conveniente, almeno in apparenza, il bene da lui raggiunto.
Venendo al caso nostro, oggetto del timore è quanto viene considerato un male futuro e imminente, al quale non è facile resistere. Perciò le cose che possono arrecare codesto male sono cause efficienti dell'oggetto del timore, e quindi del timore stesso. Ne è invece causa come disposizione materiale, ciò che predispone il soggetto a considerare temibile in quel modo una data cosa. E in questo senso l'amore è causa del timore: infatti proprio perché uno ama un bene, la privazione di esso è per lui un male, e come tale lo teme.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come abbiamo già visto, in primo luogo e di per sé il timore ha di mira il male da fuggire, che si oppone a un bene amato. Perciò di suo è il timore che nasce dall'amore. - Però secondariamente il timore ha di mira colui, dal quale codesto male deriva. E da questo lato talora il timore indirettamente porta all'amore: un uomo, p. es., temendo di essere punito da Dio, ne custodisce i comandamenti; e così comincia a sperare, e la speranza porta all'amore, come sopra abbiamo dimostrato.
2. Colui dal quale ci si aspetta del male, in un primo tempo è odiato: ma dopo che si è cominciato a sperarne del bene, si comincia ad amare. Invece il bene contrario al male temuto fin da principio era oggetto di amore.
3. L'argomento è valido per la causalità efficiente del male temibile. Ma l'amore è causa di codesto male come disposizione materiale, secondo le spiegazioni date.

ARTICOLO 2

Se le deficienze siano causa di timore

SEMBRA che le deficienze non siano causa di timore. Infatti:
1. I potenti sono quanto mai causa di timore. Ora, le deficienze sono il contrario della potenza. Dunque le deficienze non sono causa di timore.

2. Quelli che sono per subire la pena capitale sono quanto mai in difetto. Ma essi, a dire di Aristotele, non hanno timore. Dunque le deficienze non sono causa di timore.
3. Combattere non proviene da una deficienza, ma dalla potenza. Ora, "coloro che combattono temono quelli che combattono contro di loro", come nota Aristotele. Dunque le deficienze non sono causa di timore.

IN CONTRARIO: Effetti contrari devono avere cause contrarie. Ora, come scrive Aristotele, "le ricchezze, la forza, il numero degli amici e il potere, escludono il timore". Dunque la deficienza di codeste cose produce il timore.

RISPONDO: Come abbiamo già notato, si possono considerare due cause del timore: la prima, quale disposizione materiale propria di chi teme; la seconda quale causa efficiente, propria di chi è temuto. Rispetto alla prima le deficienze, propriamente parlando, sono causa di timore: infatti si deve a una deficienza di virtù che uno non possa facilmente respingere un male imminente. Tuttavia per causare il timore si richiedono delle deficienze in una certa misura. Infatti le deficienze che producono il timore di un male futuro sono minori di quelle che accompagnano un male presente, oggetto della tristezza. E le deficienze sarebbero anche più gravi, se venisse a mancare interamente la sensazione del male, o l'amore del bene di cui si teme il contrario (cioè la perdita).
Invece rispetto alla seconda, sono causa del timore, propriamente parlando, la virtù e la forza: poiché il fatto che un dato essere, visto come dannoso, è fortemente efficiente, fa sì che i suoi effetti non si possano impedire. Tuttavia può capitare accidentalmente da questo lato che una deficienza causi il timore, in quanto uno può essere portato a infliggere un danno da qualche deficienza, mettiamo da un'ingiustizia, o subita in precedenza, o temuta per l'avvenire.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'argomento vale per la sola causalità efficiente del timore.
2. I condannati alla pena capitale sono nella passione (della tristezza) che ha per oggetto un male presente. Perciò codesta deficienza supera la misura del timore.
3. I combattenti non temono per il proprio valore, col quale combattono; ma per qualche deficienza di valore, per cui non hanno speranza di vincere.