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Questione 40
Speranza e disperazione
Ed eccoci a studiare le passioni dell'irascibile: primo, speranza e
disperazione; secondo, timore e audacia; terzo, ira.
Sul primo argomento tratteremo otto problemi : 1. Se la speranza
si identifichi col desiderio, o cupidigia; 2. Se la speranza risieda in
una facoltà conoscitiva o appetitiva; 3. Se la speranza si trovi anche
negli animali bruti; 4. Se la disperazione sia il contrario della speranza;
5. Se l'esperienza sia causa della speranza; 6. Se la speranza
abbondi nei giovani e negli ubriachi; 7. Rapporti tra speranza e
amore; 8. Se la speranza aiuti nell'operare.
ARTICOLO 1
Se la speranza s'identifichi col desiderio, o cupidigia
SEMBRA che la speranza s'identifichi col desiderio, o cupidigia. Infatti:
1. La speranza è una delle quattro passioni principali. Ora, S. Agostino
nell'enumerare le quattro passioni principali mette la cupidigia
al posto della speranza. Dunque la speranza s'identifica con la cupidigia, o desiderio.
2. Le passioni differiscono secondo i loro oggetti. Ma l'oggetto
della speranza, cioè il bene futuro, s'identifica con l'oggetto del desiderio,
o concupiscenza. Dunque la speranza s'identifica con la cupidigia o desiderio.
3. A chi rispondesse che la speranza aggiunge al desiderio la possibilità
di raggiungere il bene futuro, si potrebbe replicare: Ciò che
è accidentale per l'oggetto, non basta a distinguere specificamente
le passioni. Ora, la raggiungibilità è accidentale per il bene futuro,
oggetto della cupidigia o del desiderio. Dunque la speranza non è una
passione specificamente distinta dal desiderio, o cupidigia.
IN CONTRARIO: Passioni che appartengono a potenze diverse sono
specificamente diverse. Ora, la speranza è nell'irascibile; mentre il
desiderio, o cupidigia è nel concupiscibile. Dunque la speranza è
specificamente diversa dal desiderio, o cupidigia.
RISPONDO: La specie di una passione
viene determinata in base
all'oggetto. Ora, per l'oggetto della speranza si richiedono quattro
condizioni. Primo, che sia un bene: poiché, propriamente parlando,
non si può sperare che il bene. E in questo la speranza differisce dal
timore, che ha per oggetto il male. - Secondo, che sia futuro: poiché
la speranza non riguarda ciò che attualmente si possiede. E in questo
la speranza differisce dal godimento, che ha per oggetto il bene
presente. - Terzo, si richiede che sia qualche cosa di arduo, raggiungibile
con difficoltà: infatti uno non può dire di sperare cose
da poco, che subito può ridurre in suo potere. E in questo la speranza
si distingue dal desiderio o cupidigia, che riguarda il bene
futuro in genere; e quindi appartiene al concupiscibile, mentre la
speranza va attribuita all'irascibile. - Quarto, si richiede che codesta
cosa ardua sia raggiungibile: infatti uno non può sperare
quello che in nessun modo può raggiungere. E in questo la speranza
si distingue dalla disperazione.
Da ciò è evidente che la speranza è distinta dal desiderio, come
le passioni dell'irascibile sono distinte da quelle del concupiscibile.
Per questo motivo la speranza presuppone il desiderio: come tutte
le passioni dell'irascibile presupponoono quelle del concupiscibile,
secondo le spiegazioni già date.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. S. Agostino mette la cupidigia al
posto della speranza, perché entrambe riguardano un bene futuro:
e poiché il bene che non è arduo quasi non si considera affatto, sembra
che la cupidigia non abbia da tendere che verso il bene arduo, verso il quale
tende pure la speranza.
2. L'oggetto della speranza non è semplicemente il bene futuro;
ma il bene futuro arduo e difficile a raggiungersi, come abbiamo già spiegato.
3.
L'oggetto della speranza aggiunge all'oggetto del desiderio non
soltanto la possibilità (o raggiungibilità), ma anche l'arduità: e
questa fa sì che la speranza appartenga a un'altra facoltà, cioè all'irascibile,
che ha per oggetto l'arduo, come abbiamo visto nella
Prima Parte. - Del resto la distinzione tra possibile e impossibile
non è del tutto accidentale per l'oggetto delle facoltà appetitive.
Poiché l'appetito è un principio di moto: e ogni moto ha come termine
una cosa possibile; infatti nessuno si muove verso ciò che ritiene impossibile raggiungere.
E in base a questo la speranza differisce dalla disperazione, cioè in base
alla distinzione tra possibile e impossibile.
ARTICOLO 2
Se la speranza risieda nelle facoltà conoscitive, o in quelle dell'appetito
SEMBRA che la speranza appartenga a una facoltà conoscitiva. Infatti:
1. La speranza è un'aspettativa, stando alle parole dell'Apostolo:
"Ma se speriamo quello che non vediamo, allora aspettiamo con
pazienza". Ora, l'aspettativa appartiene alla conoscenza, che ha
l'ufficio di exspectare (guardare). Dunque la speranza risiede nella parte conoscitiva.
2. La speranza sembra identificarsi con la fiducia: infatti di coloro
che sperano diciamo che confidano, usando così promiscuamente
confidare e sperare. Ma la fiducia, come la fede, appartiene
alla facoltà conoscitiva. Dunque anche la speranza.
3. La certezza è una proprietà delle facoltà conoscitive. Ma la certezza
viene attribuita alla speranza. Dunque la speranza appartiene alle facoltà conoscitive.
IN CONTRARIO: La speranza, come abbiamo detto, ha per oggetto il
bene. Ora, il bene come tale non è oggetto delle facoltà conoscitive,
ma di quelle appetitive. Dunque la speranza appartiene a queste ultime.
RISPONDO: La speranza implica una tendenza dell'appetito verso
il bene, perciò appartiene manifestamente a una facoltà appetitiva:
infatti il moto verso le cose è proprio dell'appetito. Invece l'atto
delle facoltà conoscitive non si compie quale moto del conoscente
verso le cose, ma piuttosto come presenza delle cose nel conoscente.
Siccome però le facoltà conoscitive muovono quelle appetitive, presentando
loro l'oggetto, secondo le diverse caratteristiche dell'oggetto
conosciuto seguono moti diversi nella parte appetitiva.
Difatti il moto dell'appetito, che accompagna la percezione del bene,
è diverso da quello che accompagna la percezione del male: così
pure diverso è il moto dell'appetito in seguito alle varie percezioni
del bene presente o futuro, ordinario o arduo, possibile o impossibile.
Ecco quindi che la speranza è un moto della facoltà appetitiva,
derivante dalla percezione di un bene futuro, arduo e raggiungibile,
è cioè la tendenza dell'appetito verso codesto oggetto.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Essendo oggetto della speranza il
bene possibile (o raggiungibile), in due maniere può sorgere il
moto della speranza, come in due maniere una cosa può essere raggiungibile:
per virtù propria, o in forza di altri. Ora, quando uno
spera di raggiungere una cosa con la propria virtù, non si parla
di aspettativa bensì di sola speranza. Ma si dice propriamente che
si aspetta quello che uno spera dall'aiuto altrui: cosicché exspectare
equivale a ex alio spectare; poiché
la facoltà conoscitiva che precede non soltanto guarda al bene che
intende raggiungere, ma anche a colui, sulla cui virtù fa affidamento,
secondo l'espressione dell'Ecclesiastico: "Guardavo verso un soccorso umano".
Concludendo, il moto della speranza si chiama talora aspettativa,
per il riguardare della facoltà conoscitiva che lo precede.
2. L'uomo crede che potrà conseguire ciò che desidera e pensa di
raggiungere: e per tale fede, che lo precede nella facoltà conoscitiva,
il moto seguente dell'appetito è chiamato fiducia. Infatti il moto
appetitivo viene denominato dalla conoscenza precedente, perché si
usa denominare gli effetti dalle loro cause, quando queste sono meglio
conosciute: ed è chiaro che la facoltà conoscitiva conosce meglio
il proprio atto che quello delle facoltà appetitive.
3. La certezza non solo è attribuita ai moti dell'appetito sensitivo,
ma anche all'appetito naturale: infatti si dice che una pietra con
certezza tende al basso. E questo per l'infallibilità annessa alla certezza
della conoscenza, la quale precede il moto dell'appetito sensitivo, o di quello naturale.
ARTICOLO 3
Se la speranza si trovi anche negli animali bruti
SEMBRA che negli animali bruti non ci sia la speranza. Infatti:
1. La speranza, come dice il Damasceno, ha per oggetto il bene
futuro. Ora, gli animali, avendo la sola conoscenza sensitiva che
esclude le cose future, non possono conoscere il futuro. Dunque la
speranza non si trova negli animali.
2. Oggetto della speranza è il bene possibile a raggiungersi. Ora,
possibile e impossibile sono differenze del vero e del falso, i quali
non possono trovarsi che nell'intelligenza, come insegna Aristotele.
Dunque, la speranza non può essere negli animali, che sono privi dell'intelligenza.
3. S. Agostino scrive che gli animali
"sono mossi da ciò che vedono".
Ma la speranza ha per oggetto ciò che non si vede; dice infatti S. Paolo:
"perché
chi già vede una cosa, che spera più?".
Quindi la speranza non si trova negli animali bruti.
IN CONTRARIO: La speranza è una passione dell'irascibile. Ma negli animali bruti
c'è l'irascibile. Dunque anche la speranza.
RISPONDO: Le interne passioni degli animali si possono rilevare
dal loro esterno comportamento. Da questo appare evidente che negli
animali bruti c'è la speranza. Infatti se il cane vede una lepre, o
l'avvoltoio un uccello, troppo distante, non si muove verso la preda,
quasi disperando di poterlo raggiungere; si muove invece se è vicina,
quasi nella speranza di raggiungerla. Infatti, come abbiamo
detto sopra, l'appetito sensitivo dei bruti, e persino l'appetito naturale
degli esseri privi di senso, seguono la conoscenza di un intelletto,
come fa l'appetito della natura intellettiva, cioè come la volontà.
Ma la differenza sta in questo che la volontà si muove in seguito
alla conoscenza di un intelletto proprio; mentre il moto dell'appetito
naturale segue la conoscenza dell'intelletto separato, che
ha creato la natura; questa è pure la condizione dell'appetito sensitivo
degli animali portati anch'essi da un istinto naturale. Ecco
perché nell'operare degli animali e degli altri esseri corporei si notano
dei procedimenti analoghi a quelli della tecnica umana.
Ed è in questo senso che negli animali si trovano la speranza e la disperazione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene gli animali non conoscano il futuro, tuttavia,
in forza dell'istinto naturale, si muovono verso di esso,
come se lo prevedessero. Poiché codesto istinto è stato posto
in essi dall'intelletto di Dio, che prevede il futuro.
2. Il possibile, che è oggetto della speranza, non è il possibile che
suddivide il vero, e che qualifica il rapporto tra oggetto e predicato.
Invece l'oggetto della speranza è il possibile che è tale rispetto a una
data potenza. Di questa distinzione parla pure Aristotele nel libro 5 della Metafisica.
3. Sebbene non si possa vedere il futuro, tuttavia ciò che l'animale
vede al presente può sollecitare l'appetito a perseguire o a fuggire una cosa futura.
ARTICOLO 4
Se la disperazione sia il contrario della speranza
SEMBRA che la disperazione non sia contraria alla speranza Infatti:
1. Scrive Aristotele che
"per ciascuna cosa c'è un solo contrario".
Ma il timore è il contrario della speranza. Perciò quest'ultima
non ha come contrario la disperazione.
2. I contrari riguardano una stessa cosa. Ora, la speranza e la
disperazione non riguardano la stessa cosa: infatti la speranza riguarda il bene,
la disperazione, invece, nasce dagli ostacoli che impediscono di raggiungere il bene.
Dunque la disperazione non è il contrario della speranza.
3. Il contrario di un moto è un altro moto: la quiete invece si oppone
al moto come privazione. Ora, la disperazione implica più immobilità che movimento.
Dunque non è il contrario della speranza, la quale implica una vera tendenza
verso il bene sperato.
IN CONTRARIO: La disperazione per lo stesso suo nome è il contrario della speranza.
RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, tra i moti si riscontrano
due tipi di contrarietà. Il primo fondato sulla propensione verso
termini contrari: ed è questa la sola contrarietà che si riscontra
tra le passioni del concupiscibile, quali, p. es., l'amore, e l'odio.
Il secondo fondato sulla propensione e sulla ripulsa rispetto al medesimo termine: tale è
la contrarietà che si riscontra nelle passioni dell'irascibile.
Ora, l'oggetto della speranza, che è il bene arduo, si presenta attraente
in quanto viene considerato raggiungibile: e per questo lato la speranza,
che implica una certa propensione, tende verso di esso.
Ma in quanto viene considerato irraggiungibile si presenta come ripulsivo:
poiché, a dire d'Aristotele, "quando si arriva a qualche cosa di impossibile, gli uomini si
ritirano". E da questo lato vede l'oggetto la disperazione.
Perciò questa implica un moto di ripulsa. E quindi, quale contrario, sta
alla speranza come la ripulsa sta alla propensione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il timore è il contrario della speranza
in base alla contrarietà dei loro oggetti, cioè del bene e del
male: tale contrarietà si riscontra nelle passioni dell'irascibile, per
derivazione dalle passioni del concupiscibile. Invece la disperazione
è contraria alla speranza solo in base alla contrarietà esistente tra
propensione e ripulsa.
2. La disperazione non riguarda il male in quanto tale: però talora
lo riguarda accidentalmente, in quanto esso rende impossibile
il conseguimento di una cosa. Ma la disperazione può dipendere
dalla sola irraggiungibilità del bene.
3. La disperazione non è semplice privazione di speranza; ma
implica un recedere dalla cosa desiderata, per la creduta impossibilità
di raggiungerla. Difatti la disperazione, come la speranza,
presuppone il desiderio: poiché noi non abbiamo né speranza né
disperazione per le cose che non desideriamo. Perciò sia l'una che
l'altra riguardano il bene, che è oggetto di desiderio.
ARTICOLO 5
Se l'esperienza possa causare la speranza
SEMBRA che l'esperienza non possa causare la speranza. Infatti:
1. L'esperienza appartiene alle facoltà conoscitive: poiché, come
Aristotele insegna, "la virtù intellettuale ha bisogno di esperimento e di
tempo".
Ma la speranza, come abbiamo visto, risiede non in una facoltà conoscitiva, bensì appetitiva.
Dunque l'esperienza non è causa della speranza.
2. Il Filosofo scrive, che
"i vecchi hanno una speranza stentata
a motivo dell'esperienza": dal che si dimostra, che l'esperienza
produce un difetto di speranza. Ora, uno stesso principio non può
essere causa di cose contrarie. Dunque l'esperienza non è causa di speranza.
3. Il Filosofo insegna, che
"pronunziarsi su tutto senza eccezioni,
talora è segno di stoltezza". Ma è proprio di una grande speranza
tentare ogni cosa: mentre la stoltezza nasce dall'inesperienza.
Perciò è più causa di speranza l'inesperienza che l'esperienza.
IN CONTRARIO: Nota il Filosofo, che
"alcuni hanno buona speranza,
per aver vinto spesso, e molti avversari": e questo appartiene all'esperienza.
Dunque l'esperienza è causa della speranza.
RISPONDO: Abbiamo già detto che oggetto della speranza è
il bene
futuro, arduo e raggiungibile. Perciò una cosa può causare la speranza,
o perché rende possibile all'uomo una meta da raggiungere;
oppure perché gliela fa credere raggiungibile. Causa la speranza
nel primo modo quanto accresce il potere umano, vale a dire le ricchezze,
la potenza, e tra l'altro anche l'esperienza: infatti mediante
l'esperienza l'uomo acquista la capacità di compiere agevolmente
una data cosa, e di qui nasce la speranza. Perciò Vegezio ha scritto: "nessuno
ha paura di fare quello che crede di aver bene imparato".
Causa la speranza nella seconda maniera quanto serve a far nascere
la persuasione che una data cosa è raggiungibile. Può così
causare la speranza, sia il sapere, che una qualsiasi esortazione.
E anche l'esperienza può causare in questo modo la speranza: poiché mediante
l'esperienza si forma in un uomo la persuasione che
per lui è possibile una data cosa, ritenuta impossibile prima dell'esperienza.
Ma da questo lato l'esperienza può anche produrre
un difetto di speranza. Poiché, come l'esperienza fa nascere in un
uomo la persuasione di poter raggiungere una cosa, che prima riteneva irraggiungibile;
così può far nascere la convinzione opposta,
rispetto a ciò che prima si riteneva raggiungibile.
Perciò l'esperienza in due modi può causare la speranza: mentre
in un modo solo può causarne il difetto. E quindi possiamo dire che
è piuttosto causa di speranza.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. In campo operativo l'esperienza
non causa solo la scienza, ma anche l'abito, in forza della consuetudine
che rende più facile l'operazione. Anzi persino le virtù intellettuali
accrescono la capacità di operare facilmente: infatti esse dimostrano che una
cosa è possibile. E per questo vanno incluse tra le cause della speranza.
2. Nei vecchi l'esperienza produce un difetto di speranza, causando
la persuasione che molti beni sono irraggiungibili. Perciò Aristotele
aggiunge, che ad essi "molte cose sono capitate a rovescio".
3. La stoltezza e l'inesperienza possono esser causa quasi accidentale della speranza,
in quanto tolgono la scienza da cui potrebbe nascere la convinzione,
che una data cosa è impossibile. Perciò l'inesperienza causa la speranza,
nella misura in cui l'esperienza ne causa la mancanza.
ARTICOLO 6
Se la speranza abbondi nei giovani e negli ubriachi
SEMBRA che la giovinezza e l'ubriachezza non siano cause della speranza. Infatti:
1. La speranza implica in qualche modo certezza e fermezza: difatti S. Paolo
la paragona a un'ancora. Ora, i giovani e gli ubriachi
mancano di fermezza: infatti il loro animo è assai mutevole.
Dunque la giovinezza e l'ubriachezza non causano la speranza.
2. Tra le cause principali della speranza ci sono, come abbiamo
detto, le cose che aumentano il potere. Ora, la giovinezza e l'ubriachezza
sono accompagnate da una certa debolezza. Dunque non sono tra le cause della speranza.
3. Abbiamo visto che l'esperienza causa la speranza. Ora, ai giovani manca l'esperienza.
Dunque la giovinezza non è causa della speranza.
IN CONTRARIO: Nell'Etica il Filosofo scrive, che
"gli ubriachi sono
pieni di speranza". E nella Retorica aggiunge, che "i giovani hanno buona
speranza".
RISPONDO: Aristotele insegna che la giovinezza causa la speranza
per tre motivi. Tre motivi che possono ridursi alle tre condizioni
del bene che è oggetto della speranza: il quale è appunto futuro,
arduo e raggiungibile, come abbiamo detto. Infatti i giovani hanno
molto avvenire e poco passato. Perciò, essendo il passato oggetto di ricordo,
e l'avvenire, o futuro, oggetto di speranza, i giovani hanno
pochi ricordi, e vivono molto di speranza. - Inoltre i giovani hanno
molti spiriti vitali, per il calore naturale: quindi il loro cuore è
dilatato. E dalla dilatazione del cuore dipende la tendenza verso le
cose ardue. Perciò i giovani sono animosi e hanno buona speranza. - Di più,
quelli che non hanno subito rovesci, e non hanno sperimentato ostacoli ai loro sforzi,
facilmente si persuadono che una data cosa sia loro possibile.
Perciò i giovani, per non aver sperimentato ostacoli e debolezze,
sono in codesta disposizione. E quindi hanno buona speranza.
Due di codeste condizioni si riscontrano anche negli ubriachi;
cioè il calore con l'abbondanza degli spiriti vitali prodotti dal vino;
e l'inconsiderazione dei pericoli, e delle proprie debolezze. - Per lo stesso motivo
hanno forte speranza e tentano ogni cosa gli stolti, e tutti coloro
che agiscono senza deliberazione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene nei giovani e negli ubriachi
la fermezza non ci sia realmente, c'è però secondo la loro persuasione:
infatti essi pensano di poter raggiungere con fermezza quello che sperano.
2. I giovani e gli ubriachi realmente hanno una certa debolezza:
ma secondo la loro persuasione, non conoscendo i propri limiti,
hanno (solo) delle capacità.
3. Come abbiamo già notato, non solo l'esperienza, ma anche l'inesperienza è
in qualche modo causa di speranza.
ARTICOLO 7
Se la speranza causi l'amore
SEMBRA che la speranza non causi l'amore. Infatti:
1. S. Agostino insegna che il primo affetto dell'animo è l'amore.
Ora, la speranza è un affetto dell'anima. Dunque l'amore precede
la speranza. Quindi la speranza non causa l'amore.
2. Il desiderio precede la speranza. Ma il desiderio, come abbiamo
visto è causato dall'amore. Perciò anche la speranza segue l'amore.
Dunque non può causarlo.
3. La speranza causa il piacere, come abbiamo detto. Ma il piacere
ha per oggetto il bene amato. Dunque l'amore precede la speranza.
IN CONTRARIO: Commentando quel testo evangelico,
"Abramo generò Isacco,
Isacco poi generò Giacobbe", la Glossa spiega: "cioè la fede generò la speranza
e la speranza la carità". Ora, la carità è amore.
Dunque l'amore è causato dalla speranza.
RISPONDO: La speranza può aver di mira due cose. Infatti ha di
mira come oggetto il bene sperato. Ma poiché il bene sperato è
l'arduo raggiungibile, che però qualche volta è raggiungibile da
noi non con i nostri mezzi, bensì con quelli altrui, la speranza ha di
mira anche colui che ce lo fa raggiungere.
Perciò, in quanto la speranza ha di mira il bene sperato, è causata dall'amore:
infatti non si concepisce una speranza che non
sia di un bene amato e desiderato. - Ma in quanto la speranza ha
di mira colui che ci rende possibile una cosa, la speranza causa
l'amore, e non viceversa. Poiché dal fatto che speriamo da qualcuno
il conferimento di un bene, ci moviamo verso di lui come
verso un nostro bene: e così cominciamo ad amarlo. Invece per il
fatto che amiamo qualcuno, da lui non speriamo; semmai speriamo
indirettamente, in quanto crediamo di essere riamati da lui. E quindi,
essendo amati da lui, speriamo da lui; ma l'amore che nutriamo
per lui è stato causato dalla speranza.
Così è evidente anche la risposta alle difficoltà.
ARTICOLO 8
Se la speranza favorisca o ostacoli la nostra attività
SEMBRA che la speranza non favorisca, ma ostacoli piuttosto l'attività. Infatti:
1. La speranza implica la sicurezza. Ma la sicurezza produce la
negligenza, che ostacola la nostra attività. Dunque la speranza
ostacola la nostra attività.
2. La tristezza è di ostacolo nell'operare, come sopra abbiamo detto.
Ma talora la speranza causa la tristezza; infatti sta scritto: "La speranza differita
affligge l'animo". Dunque la speranza ostacola la nostra attività.
3. La disperazione, come si è visto, è il contrario della speranza.
Ma la disperazione, specialmente in guerra, favorisce l'azione: poiché
sta scritto in proposito, che "è cosa pericolosa la disperazione".
Dunque la speranza produce l'effetto contrario, cioè ostacola l'azione.
IN CONTRARIO: S. Paolo ha scritto, che
"chi ara deve arare nella
speranza di raccogliere il frutto". Lo stesso si dica per ogni altra attività.
RISPONDO: Di suo la speranza ha la proprietà di favorire l'attività,
rendendola più intensa. E questo per due motivi. Primo, a motivo
del suo oggetto, che è il bene arduo raggiungibile. Infatti il pensiero
della sua arduità tiene desta l'attenzione; e il pensiero della sua
raggiungibilità non dà tregua allo sforzo. Quindi ne segue che in
forza della speranza l'uomo operi con impegno. - Secondo, a motivo del suo effetto.
Infatti, come sopra si è visto, la speranza causa il godimento:
e questo favorisce l'attività, come abbiamo già dimostrato.
Perciò la speranza favorisce il nostro operare.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La speranza mira all'oggetto da conseguire:
invece la sicurezza ha di mira il male da evitare.
Perciò la sicurezza più che appartenere alla speranza, si oppone al timore. - Tuttavia
la sicurezza causa la negligenza, solo nella misura
in cui diminuisce la persuasione dell'arduità di una cosa: ma allora diminuisce
anche la speranza come tale. Infatti l'uomo quasi
non considera ardue quelle cose, in cui non teme nessun ostacolo.
2. Di suo la speranza causa il godimento; e solo per accidens,
come abbiamo visto, può causare la tristezza.
3. In genere la disperazione diviene pericolosa perché implica una
qualche speranza. Infatti coloro che disperano nella fuga sono impossibilitati
a fuggire, ma sperano di vendicare la propria morte.
E per questa speranza combattono con più accanimento: e quindi
diventano più pericolosi al nemico.
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