Il Santo Rosario
back

Questione 29

L'odio

Passiamo così a trattare dell'odio.
Sull'argomento si pongono sei quesiti: 1. Se il male sia la causa e l'oggetto dell'odio; 2. Se l'odio sia prodotto dall'amore; 3. Se l'odio sia più forte dell'amore; 4. Se uno possa odiare se stesso; 5. Se uno possa odiare la verità; 6. Se una cosa possa essere universalmente oggetto di odio.

ARTICOLO 1

Se il male sia la causa e l'oggetto dell'odio

SEMBRA che il male non sia la causa e l'oggetto dell'odio. Infatti:
1. Ogni ente, in quanto ente è un bene. Se, dunque, oggetto dell'odio fosse il male, non sarebbe oggetto dell'odio nessuna cosa, ma soltanto la mancanza di essa. Il che è falso in maniera evidente.
2. Odiare il male è una cosa lodevole; difatti in lode di alcuni la Scrittura dice, che "gelosamente erano osservate le leggi, a causa della pietà del pontefice Onia, e dell'odio che tutti avevano per il male". Se, dunque, non si odiasse che il male, ogni odio sarebbe lodevole. Il che evidentemente è falso.
3. La stessa cosa non può essere insieme buona e cattiva. Ora, la stessa cosa è amabile per gli uni e odiosa per gli altri. Dunque, l'odio non ha per oggetto il male soltanto, ma anche il bene.

IN CONTRARIO: L'odio è il contrario dell'amore. Ma oggetto dell'amore è il bene, come abbiamo detto. Dunque oggetto dell'odio è il male.

RISPONDO: Per il fatto che lo stesso appetito naturale deriva da una conoscenza sia pur separata (come quella di Dio), identiche sembrano essere le conclusioni relative all'inclinazione dell'appetito naturale, e a quella dell'appetito animale, legato, come abbiamo detto, a una conoscenza autonoma. Ora, nell'appetito naturale è evidente che ogni essere fisico ha una naturale consonanza o attitudine, cioè un amore naturale, verso quanto gli si addice; mentre ha una dissonanza naturale, cioè un odio naturale, per tutto ciò che lo contraria e lo corrompe. Quindi anche nell'appetito animale, e in quello intellettivo, l'amore è una consonanza dell'appetito per l'oggetto conosciuto come cosa conveniente: e l'odio è una dissonanza dell'appetito per l'oggetto appreso come cosa contraria e nociva. Ora, come ogni cosa conveniente ha, in quanto tale, ragione di bene; così ogni cosa contraria, in quanto tale, ha ragione di male. Perciò, come il bene è oggetto dell'amore, così il male è oggetto dell'odio.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'ente come tale non ha ragione di cosa contraria, ma piuttosto di cosa conveniente; poiché tutte le cose convengono nell'essere. Ma un ente, in quanto è determinato, ha ragione di cosa contraria a un altro ente determinato. Ecco perché un ente può essere odioso per altri enti, ed essere così un male in rapporto a un altro, anche se non lo è in se stesso.
2. Allo stesso modo si può apprendere una cosa come buona, senza che essa lo sia veramente; così si può apprendere come cattiva, senza che essa realmente lo sia. Perciò può capitare che non sia buono né l'odio del male, né l'amore del bene.
3. Che una stessa cosa sia amabile per gli uni e odiosa per gli altri può capitare: primo, in rapporto all'appetito naturale, per il fatto che essa è di sua natura conveniente per uno e nociva per un altro; il calore, per es., è conveniente per il fuoco, ed è nocivo per l'acqua. Secondo, in rapporto all'appetito animale, per il fatto che una stessa cosa viene appresa da alcuni come un bene, e da altri come un male.

ARTICOLO 2

Se l'odio sia causato dall'amore

SEMBRA che l'amore non possa causare l'odio. Infatti:
1. Come Aristotele insegna, "le cose che si distinguono per contrapposizione, sono per natura simultanee". Ma amore e odio, essendo contrari, si distinguono per contrapposizione. Dunque per natura sono simultanei. Perciò l'amore non è causa dell'odio.
2. Tra i contrari uno non è causa dell'altro. Ora, amore e odio sono contrari. Dunque l'amore non è causa dell'odio.
3. Ciò che vien dopo non è causa di quanto precede. Ora l'odio sembra essere prima dell'amore; infatti l'odio implica un allontanamento dal male, l'amore invece è un avvicinarsi al bene. Dunque l'amore non è causa dell'odio.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna che tutte le affezioni sono prodotte dall'amore. Dunque anche l'odio, che è un'affezione dell'anima, è causato dall'amore.

RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, l'amore consiste in una certa affinità, o convenienza, tra chi ama e l'oggetto amato; l'odio invece è piuttosto una ripugnanza, o dissonanza. Ora, in ogni ordine di cose ciò che conviene a un dato soggetto va messo prima di ciò che ad esso si oppone: infatti una cosa è contraria ad un'altra perché corrompe od ostacola ciò che ad essa conviene. Perciò è necessario che l'amore sia prima dell'odio; e che niente sia oggetto di odio, se non perché contrario al bene amato. E in questo senso l'odio è sempre causato dall'amore.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tra le cose che si distinguono per contrapposizione, alcune sono simultanee e secondo l'ordine reale, e secondo l'ordine di ragione: p. es., due specie di animali, o due specie di colori. Alcune invece sono simultanee in ordine di ragione, ma nella realtà una è prima dell'altra ed è la causa di essa: p. es., nelle specie dei numeri, delle figure e dei movimenti. Altre finalmente non sono simultanee né in ordine reale né in ordine di ragione, come la sostanza e l'accidente: infatti la sostanza è in realtà causa dell'accidente; e in ordine di ragione l'ente viene attribuito prima alla sostanza che agli accidenti, essendo ad essi attribuito solo in quanto inerenti alla sostanza. - Ora, amore e odio sono per natura simultanei in ordine di ragione, ma non in ordine reale. Perciò niente impedisce che l'amore sia causa dell'odio.
2. Amore e odio sono contrari in rapporto al medesimo oggetto. Ma in rapporto a oggetti contrari non sono contrari, bensì successivi l'uno all'altro; infatti appartengono al medesimo principio l'amore per una cosa e l'odio per il suo contrario. E così l'amore di un oggetto è causa dell'odio per il suo contrario.
3. In ordine di esecuzione l'allontanarsi da un termine precede l'avvicinarsi al termine contrapposto. Ma in ordine di intenzione è vero il contrario: infatti si recede dal primo, per accedere al secondo. Ora, un moto appetitivo appartiene più all'intenzione che all'esecuzione. Trattandosi perciò di moti appetitivi, concludiamo che l'amore è prima dell'odio.

ARTICOLO 3

Se l'odio sia più forte dell'amore

SEMBRA che l'odio sia più forte dell'amore: Infatti:
1. Afferma S. Agostino: "Non c'è nessuno che non sia più disposto a fuggire il dolore, che a bramare il piacere". Ora la fuga del dolore va attribuita all'odio: mentre la brama del piacere nasce dall'amore. Dunque l'odio è più forte dell'amore.
2. Il più debole è vinto dal più forte. Ma l'amore è vinto dall'odio; nei casi, cioè, in cui l'amore si converte in odio. Dunque l'odio è più forte dell'amore.
3 L'affetto dell'anima è manifestato dagli effetti. Ora, l'uomo è più attento ad allontanare ciò che odia, che a perseguire ciò che ama: anche le bestie, del resto, come nota S. Agostino, per paura delle bastonate si astengono dai piaceri. Dunque l'odio è più forte dell'amore.

IN CONTRARIO: Il bene è più forte del male; poiché "il male non agisce che in forza del bene", come dice Dionigi. Ma odio e amore differiscono secondo l'antinomia tra bene e male. Dunque l'amore è più forte dell'odio.

RISPONDO: È impossibile che l'effetto sia più forte della sua causa. Ora, l'odio procede sempre causalmente dall'amore, come abbiamo visto sopra. Dunque non è possibile che l'odio sia senz'altro più forte dell'amore.
Inoltre è necessario affermare che l'amore, assolutamente parlando, è più forte dell'odio. Infatti una cosa si muove con più forza verso il fine che verso i mezzi ad esso ordinati. Ma il recedere dal male ha come fine il conseguimento del bene. Perciò, assolutamente parlando, è più forte il moto dell'anima verso il bene che quello verso il male.
Tuttavia in certi casi l'odio sembra più forte dell'amore per due motivi. Primo, perché l'odio è più sentito dell'amore. Infatti, consistendo la percezione sensibile in un'alterazione, quando un organo è già alterato, non si ha la percezione così marcata come quando è nell'atto di alterarsi. Il calore della febbre etica, p. es., sebbene sia maggiore, non è così sentito come quello della febbre terzana; poiché il calore della prima è diventato quasi un abito e una seconda natura. Per questo stesso motivo, l'amore si sente di più nell'assenza dell'amato: come scrive S. Agostino, "l'amore non si sente mai così forte, come quando il bisogno lo rivela". È questo il motivo per cui si percepisce sensibilmente di più la ripugnanza per quel che si odia, che la convenienza per quel che si ama. Secondo, perché talora l'odio non viene paragonato con l'amore corrispondente. Infatti secondo la diversa grandezza o piccolezza dei beni, c'è una diversità di amori, ai quali corrispondono le rispettive contrarie gradazioni dell'odio. Perciò l'odio correlativo a un amore più grande, muove di più che un amore più piccolo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Così è evidente la risposta alla prima difficoltà. Infatti l'amore del piacere è meno forte che l'amore della propria conservazione, al quale corrisponde la fuga del dolore. Per questo si è più disposti a fuggire il dolore che ad amare il piacere.
2. L'odio non potrebbe mai vincere l'amore, se non perché correlativo a un amore più grande. Così l'uomo ama se stesso più dell'amico: e perché ama se stesso, prende in odio anche l'amico, se gli si oppone.
3. L'impegno a contrastare con le cose odiose è più pressante, perché l'odio è più sentito.

ARTICOLO 4

Se uno possa odiare se stesso

SEMBRA che uno possa odiare se stesso. Infatti:
1. Sta scritto: "Chi ama l'iniquità odia l'anima propria". Ora, molti amano l'iniquità. Dunque molti odiano se stessi.
2. Noi odiamo coloro cui vogliamo e facciamo del male. Ma alcuni vogliono e fanno del male a se stessi: per es., i suicidi. Dunque alcuni odiano se stessi.
3. Boezio scrive, che "l'avarizia rende gli uomini odiosi": dal che si arguisce che tutti gli uomini odiano l'avaro. Ma alcuni uomini sono avari. Dunque costoro odiano se stessi.

IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma, che "nessuno ha odiato mai la sua carne".

RISPONDO: Propriamente parlando, è impossibile che uno odi se stesso. Infatti per natura tutti gli esseri appetiscono il bene, e nessuno può volere a se stesso una cosa che sotto l'aspetto di bene: poiché "il male è estraneo alla volontà", come scrive Dionigi. Ora, secondo le spiegazioni date, voler del bene a uno significa amarlo. È quindi necessario che uno ami se stesso; e non è possibile, propriamente parlando, che abbia in odio se stesso.
Tuttavia può capitare che uno odi se stesso indirettamente. E questo in due modi. Primo, a motivo del bene che vuole a se stesso. Infatti può capitare che l'oggetto voluto sotto un certo aspetto di bene, assolutamente parlando sia un male: e così uno indirettamente vuole a se stesso un male, cioè si odia. - Secondo, a motivo di se medesimo, cioè del soggetto cui vuol bene. Infatti ogni cosa è soprattutto ciò che in essa è principale: difatti si usa attribuire a uno stato quello che fa il re (col suo governo), come se il re fosse tutta la nazione. Ora, è chiaro che l'uomo è soprattutto la sua anima spirituale. Ma ci sono alcuni i quali apprezzano se stessi principalmente come esseri materiali e sensitivi. Perciò amano se stessi secondo codesto concetto, e odiano quello che sono realmente, volendo cose contrarie alla ragione. E in tutti e due i modi, chi ama l'iniquità, non solo odia la propria anima, ma anche se stesso.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Così è evidente la risposta alla prima difficoltà.
2. Nessuno vuole e fa del male a se stesso, se non perché considera quel male sotto l'aspetto di bene. Infatti anche i suicidi considerano come bene la morte, in quanto termine di (uno stato di) miseria, o di dolore.
3. L'avaro odia un proprio accidente, ma non per questo odia se stesso: come il malato che odia la propria infermità, proprio perché ama se stesso. - Oppure si deve rispondere che l'avarizia rende odiosi agli altri, non a se stessi. Ché anzi è causata dall'amore disordinato di sé, il quale spinge a cercare i beni temporali, più del dovere.

ARTICOLO 5

Se uno possa odiare la verità

SEMBRA che uno non possa odiare la verità. Infatti:
1. Bene, ente e vero in concreto si equivalgono. Ma nessuno può odiare la bontà. Dunque neppure la verità.
2. Come Aristotele insegna, "tutti gli uomini per natura desiderano il sapere". Ora, non vi è scienza che dalla verità. Dunque la verità è per natura desiderata e amata. Ma ciò che è per natura non può mai mancare. Dunque nessuno può odiare la verità.
3. Il Filosofo fa osservare, che "gli uomini non amano i finti". E questo per amore di verità. Dunque l'uomo ama naturalmente la verità. Quindi non può odiarla.

IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive ai Galati: "Sono diventato vostro nemico dicendovi la verità".

(Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità?)

RISPONDO: Il bene, il vero e l'ente nella realtà si identificano ma differiscono nelle ragioni o formalità. Infatti il bene (soltanto) ha ragione di cosa appetibile, a differenza dell'ente e del vero. Perciò il bene come tale non può essere odiato, né in generale, né in casi particolari. - Anche l'ente e il vero non possono essere, in generale, oggetto di odio: perché l'ente e il vero sono comuni a tutte le cose; e per provocare l'odio ci vuole discordanza, mentre la convenienza provoca l'amore. Ma nei casi particolari niente impedisce che un dato ente o una data verità, come contrari e contrastanti, siano oggetto di odio: infatti contrarietà e contrasto non sono così inconciliabili con la ragione di ente o di vero, come lo sono con la ragione di bene.
Ora, una particolare verità può contrastare od opporsi al bene amato in tre modi. Primo, in quanto una verità si trova causalmente e originariarnente nelle cose stesse. L'uomo può talora odiare codesta verità, perché non vorrebbe che fosse vero quel che è vero. - Secondo, in quanto una verità, trovandosi nella conoscenza dell'uomo stesso, gli impedisce di perseguire ciò che ama. È il caso di coloro che vorrebbero non conoscere la verità della fede, per peccare liberamente, secondo le parole prestate loro dalla Scrittura: "Noi non vogliamo la scienza delle tue vie". - Terzo, si può odiare una verità particolare, come contraria, in quanto si trova nell'intelletto di un altro. Quando uno, p. es., vuol peccare di nascosto, odia che la verità del proprio peccato sia conosciuta. Accenna a questo S. Agostino, ricordando che gli uomini "amano la verità quando rischiara, ma odiano la verità quando rimprovera".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È risolta così anche la prima difficoltà.
2. Conoscere la verità di suo è cosa amabile: perciò S. Agostino afferma che "l'amano quando rischiara". Ma per accidens codesta cognizione può essere odiosa, perché di ostacolo al bene desiderato.
3. I finti non sono amati, perché di suo l'uomo ama conoscere la verità, che l'ipocrita invece nasconde.

ARTICOLO 6

Se una cosa possa essere odiata nella sua universalità

SEMBRA che non si possa odiare una cosa nella sua universalità. Infatti:
1. L'odio è una passione dell'appetito sensitivo, derivato dalla conoscenza dei sensi. Ma i sensi non possono conoscere l'universale. Dunque non si può odiare una cosa nella sua universalità.
2. L'odio è causato da una discordanza; e questa si oppone all'idea di comunanza. Invece quest'ultima è implicita nel concetto di universale. Dunque non si può odiare una cosa nella sua universalità.
3. Oggetto dell'odio, è il male. Però, come Aristotele insegna, "il male è nelle cose e non nella mente". E siccome l'universale è soltanto nella mente, che lo astrae dal particolare, è chiaro che l'odio non può avere per oggetto un universale.

IN CONTRARIO: Il Filosofo scrive, che "l'ira si rivolge sempre ai singolari, l'odio invece investe anche il genere: infatti tutti odiano il ladro e il calunniatore".

RISPONDO: Si può parlare dell'universale in due maniere: primo, insistendo sulla stessa intenzione di universalità; secondo, considerando la natura cui tale intenzione è attribuita: infatti è diversa la considerazione dell'universale uomo, e dell'uomo in quanto uomo. Perciò se prendiamo l'universale nella prima maniera, allora nessuna potenza della parte sensitiva, né conoscitiva, né appetitiva, può raggiungerlo: perché l'universale si deve all'astrazione dalla materia individuata, nella quale invece è radicata ogni facoltà sensitiva.
Tuttavia (prendendo l'universale nella seconda maniera) una potenza sensitiva, di percezione o di appetizione, può avere una predisposizione universale verso un oggetto. Diciamo, per es., che l'oggetto della vista è il colore in genere, non perché la vista conosce il colore nella sua universalità; ma perché la conoscibilità del colore da parte della vista non si deve ad esso in quanto è questo colore particolare, ma semplicemente in quanto colore. Quindi anche l'odio della parte sensitiva può avere per oggetto una cosa nella sua universalità: infatti un dato essere può contrapporsi all'animale per la sua natura in genere, e non soltanto nei casi particolari, cioè come il lupo alla pecora. Perciò la pecora odia il lupo in generale. - L'ira invece è sempre causata da qualche cosa di particolare: poiché deriva da un atto nocivo; e gli atti appartengono a soggetti particolari. Perciò il Filosofo scrive, che "l'ira si rivolge sempre ai singolari; l'odio invece può investire anche la cosa nel suo genere".
Però l'odio esistente nella parte intellettiva nell'uno e nell'altro modo può raggiungere l'universale, poiché dipende dalla conoscenza universale dell'intelletto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il senso non conosce l'universale in quanto universale: tuttavia può conoscere cose atte a ricevere l'universalità mediante l'astrazione.
2. Non può esser motivo di odio ciò che è comune a tutti gli esseri. Ma niente impedisce che una cosa, pur essendo comune a molti, sia discorde con altri, e perciò sia odiosa a questi ultimi.
3. L'ultima difficoltà è valida per l'universale considerato sotto l'intenzione di universalità; in questo caso esso non è oggetto né della conoscenza, né dell'appetito sensitivo.