Il Santo Rosario
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Questione 27

La causa dell'amore

Passiamo a considerare la causa dell'amore.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se l'unica causa dell'amore sia il bene; 2. Se la conoscenza sia causa dell'amore; 3. Se lo sia la somiglianza; 4. Se l'amore possa essere causato da un'altra passione.

ARTICOLO 1

Se unica causa dell'amore sia il bene

SEMBRA che il bene non sia l'unica causa dell'amore. Infatti:
1. Il bene è causa dell'amore solo perché amato. Ma è amato anche il male, poiché sta scritto: "Chi ama l'iniquità odia l'anima propria"; ché altrimenti ogni amore sarebbe buono. Dunque il bene non è l'unica causa dell'amore.
2. Il Filosofo scrive, che "noi amiamo coloro che parlano dei loro mali". Dunque sembra che il male sia causa dell'amore.
3. Dionigi afferma, che "non soltanto il bene, ma anche il bello è amabile a tutti".

IN CONTRARIO: S. Agostino scrive: "Certamente non si ama che il bene". Dunque il bene soltanto causa l'amore.

RISPONDO: Come abbiamo già visto, l'amore appartiene a una facoltà appetitiva, che è passiva. Perciò l'oggetto sta ad essa come causa del suo moto, o del suo atto. Propriamente, quindi, causa dell'amore è l'oggetto dell'amore. Ma oggetto proprio dell'amore è il bene: poiché l'amore importa una connaturalità, o compiacenza dell'amante rispetto all'amato; e per ciascun essere è bene quanto ad esso è connaturale e proporzionato. Perciò si deve concludere che il bene è la causa propria dell'amore.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il male non viene amato che sotto l'aspetto di bene, cioè in quanto è bene parziale, ed è invece considerato come un bene totale. In questo modo un amore può essere cattivo, perché tende verso un oggetto che non è un vero bene sotto ogni aspetto. Ed è per questo che si ama l'iniquità; perché mediante l'iniquità si acquista qualche bene, p. es., il piacere, la ricchezza, o altre simili cose.
2. Si amano quelli che parlano dei loro mali, non per amore di questi, ma perché ne parlano liberamente: infatti scoprire il proprio male si presenta come un bene, poiché esclude la finzione e la simulazione.
3. Il bello si identifica col bene, salvo una semplice differenza di ragione. Infatti mentre il bene è "ciò che tutti gli esseri bramano", e implica l'acquietarsi in esso dell'appetito; il bello implica invece l'acquietarsi dell'appetito alla sola presenza, o conoscenza. Difatti riguardano il bello quei sensi che sono maggiormente conoscitivi, cioè la vista e l'udito a servizio della ragione: e così parliamo di cose belle a vedersi, o a udirsi. Invece per l'oggetto degli altri sensi non si usa parlare di bellezza: infatti non diciamo che son belli i sapori o gli odori. È perciò evidente che il bello aggiunge al bene una relazione con la facoltà conoscitiva: cosicché si chiama bene quello che è gradevole all'appetito; bello invece ciò che è gradevole per la sua stessa conoscenza.

ARTICOLO 2

Se la conoscenza sia causa dell'amore

SEMBRA che la conoscenza non sia causa dell'amore. Infatti:
1. La ricerca di una cosa dipende dall'amore per essa. Ma alcune cose vengono cercate, senza essere conosciute: le scienze, p. es.; infatti, come scrive S. Agostino, nel loro caso "è la stessa cosa averle e conoscerle"; perciò se si conoscessero si possederebbero, e non si cercherebbero. Dunque la conoscenza non causa l'amore.
2. In fondo è la stessa cosa amare ciò che non si conosce, e amare più di quanto si conosce. Ora, alcune cose sono amate più di quanto son conosciute: Dio, p. es., il quale nella vita presente può essere amato per se stesso, mentre per se stesso non può essere conosciuto. Dunque causa dell'amore non è la conoscenza.
3. Se la conoscenza fosse causa dell'amore, dove manca la conoscenza non potrebbe esserci l'amore. Invece, come scrive Dionigi, l'amore si trova in tutte le cose; mentre non in tutte si trova la conoscenza. Dunque la conoscenza non è causa dell'amore.

IN CONTRARIO: S. Agostino dimostra, che "nessuno può amare ciò che ignora".

RISPONDO: Il bene è causa dell'amore in qualità di oggetto. Ora, il bene non è oggetto dell'appetito che mediante la conoscenza. Perciò l'amore richiede una percezione del bene che si ama. Per questo il Filosofo scrive che la visione corporea è principio dell'amore sensitivo. E così la contemplazione della bellezza e della bontà spirituale è principio dell'amore spirituale. Quindi la conoscenza è causa dell'amore allo stesso titolo che il bene, il quale non può essere amato, senza essere conosciuto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Chi cerca la scienza non la ignora completamente: ma già in qualche modo la conosce, o in generale, oppure in qualche suo effetto; ovvero, come dice S. Agostino, perché la sente lodare. Ma possederla così non significa possederla come quando si conosce perfettamente.
2. La perfezione della conoscenza richiede più cose della perfezione dell'amore. Infatti la conoscenza appartiene alla ragione, che ha la funzione di distinguere cose realmente unite tra loro, e di unire in qualche modo cose diverse, confrontandole l'una all'altra. Perciò per la conoscenza perfetta si richiede che uno conosca singolarmente quanto si trova in una cosa, cioè le parti, le capacità, e le proprietà. L'amore invece risiede nella facoltà appetitiva, che ha per oggetto la cosa come è in se stessa. Perciò, a rendere perfetto l'amore, basta che si ami in se stessa la cosa conosciuta. E per questo capita che si ami una cosa più di quanto si conosca: poiché una cosa può essere amata perfettamente, anche se imperfettamente conosciuta. Il che si dimostra soprattutto nel caso delle scienze, che sono amate da alcuni per la sommaria cognizione che ne possiedono: sapendo, p. es., che la retorica è una scienza mediante la quale si riesce a persuadere, amano la retorica. Lo stesso si dica a proposito dell'amore di Dio.
3. Anche l'amore naturale, presente in tutte le cose, viene causato da una qualche conoscenza; la quale però, come abbiamo detto, non si trova negli esseri naturali medesimi, bensì in colui che è l'istitutore della natura.

ARTICOLO 3

Se la somiglianza sia causa dell'amore

SEMBRA che la somiglianza non sia causa dell'amore. Infatti:
1. Una cosa non può esser causa di fatti contrari. Ora, la somiglianza causa l'odio: poiché sta scritto, che "tra i superbi vi sono sempre risse"; e il Filosofo ricorda, che "i vasai litigano tra loro". Dunque la somiglianza non causa l'amore.
2. S. Agostino fa osservare, che "uno ama nell'altro quello che egli non vorrebbe essere: così uno ama l'istrione, senza voler essere un istrione". Ora, questo non succederebbe, se la somiglianza fosse la causa propria dell'amore: ché allora uno amerebbe nell'altro le proprie qualità, o quelle che vorrebbe avere. Dunque la somiglianza non è causa dell'amore.
3. Ognuno ama ciò di cui ha bisogno, anche se non lo possiede: così l'infermo ama la salute, e il povero le ricchezze. Ma in quanto ha bisogno di tali cose ne è privo, ed è dissimile da esse. Perciò non soltanto la somiglianza è causa dell'amore.
4. Il Filosofo scrive, che "noi amiamo coloro che son generosi nell'aiuto pecuniario e sanitario: così pure quelli che conservano l'amicizia verso i morti sono amati da tutti". Ma non tutti hanno codeste qualità. Dunque la somiglianza non è causa dell'amore.

IN CONTRARIO: Sta scritto: "Ogni animale ama il suo simile".

RISPONDO: Propriamente parlando la somiglianza è causa dell'amore. Ma si deve notare che la somiglianza tra più cose si può verificare in due modi. Primo, per il fatto che l'una e l'altra hanno attualmente la stessa caratteristica: così sono simili soggetti dotati di bianchezza. Secondo, perché l'una ha in potenza, e per una certa inclinazione, quello che l'altra possiede attualmente; come se dicessimo che un corpo grave esistente fuori del luogo suo proprio ha somiglianza con quello che là si trova. Oppure ricopia il modo col quale la potenza ha somiglianza con l'atto correlativo: infatti nella potenza già in qualche modo si trova l'atto.
Il primo modo di somiglianza causa, dunque, l'amore di amicizia, o di benevolenza. Infatti, dall'esser simili, cioè dall'avere quasi una forma unica, due individui sono come una cosa sola sotto detta forma: due uomini, p. es., sono una cosa sola nella specie umana, come due bianchi lo sono nella bianchezza. Perciò l'affetto dell'uno tende verso l'altro come fosse tutt'uno con se medesimo; e gli vuole bene come a se medesimo. - Invece il secondo modo di somiglianza causa l'amore di concupiscenza, oppure l'amicizia utile e dilettevole. Poiché chi è in potenza, in quanto tale, aspira a compiere il proprio atto: e nel compimento di esso ha il suo godimento, se è dotato di sensibilità e di conoscenza.
Abbiamo detto sopra, che nell'amore di concupiscenza il soggetto propriamente ama se stesso, nel volere il bene che brama. Ora, uno ama di più se stesso che gli altri: poiché con se stesso ha un'unità sostanziale, con gli altri invece ha unità di somiglianza in qualche forma. Perciò, se viene impedito dal conseguire il bene che ama, da uno che è simile a lui per la partecipazione di una data forma, questi gli diviene odioso; non perché gli somiglia, ma perché è un ostacolo al proprio bene. Per questo "i vasai litigano tra loro", perché s'intralciano reciprocamente nei loro guadagni; e "tra i superbi vi sono sempre risse", perché sono di reciproco impedimento all'eccellenza propria, che essi bramano.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. E così è risolta anche la prima difficoltà.
2. Anche nel fatto che uno ama in un altro quello che non può amare in se medesimo si trova una certa somiglianza di proporzionalità: infatti uno sta alle qualità che ama in se medesimo, come l'altro sta alle qualità che sono amabili in lui. Se un buon cantante, p. es., ama un buon calligrafo, si ha una somiglianza di proporzionalità, in quanto ciascuno di essi possiede la perfezione della propria arte.
3. Colui che ama ciò di cui ha bisogno, ha una somiglianza con ciò che ama, analoga a quella esistente tra la potenza e l'atto, come abbiamo spiegato.
4. L'egoista ama chi è liberale, sempre secondo codesta somiglianza tra potenza e atto, in quanto attende da lui quello che desidera. La medesima ragione vale per l'amore verso chi persevera nell'amicizia. In tutti e due i casi si tratta di un'amicizia a scopo utilitario. - Oppure si può rispondere che, sebbene tutti gli uomini non abbiano le virtù ricordate nella loro completezza, tuttavia le possiedono in germe; cosicché anche chi non ha la virtù ama il virtuoso, perché lo trova conforme alla propria ragione naturale.

ARTICOLO 4

Se un'altra passione possa causare l'amore

SEMBRA che un'altra passione possa causare l'amore. Infatti:
1. Il Filosofo afferma che alcuni sono amati per il piacere. Ma il piacere è una passione. Dunque un'altra passione può causare l'amore.
2. Il desiderio è una passione. Ora, noi possiamo amare qualcuno, per il desiderio di ciò che aspettiamo da lui: il che è evidente in ogni amicizia fondata sull'utilità. Dunque un'altra passione può causare l'amore.
3. S. Agostino scrive: "Chi non ha la speranza di raggiungere una cosa, o l'ama poco, o non l'ama affatto, sebbene ne veda la bellezza". Dunque anche la speranza causa l'amore.

IN CONTRARIO: S. Agostino afferma, che tutti gli altri affetti dell'anima son causati dall'amore.

RISPONDO: Non c'è passione dell'anima che non presupponga l'amore. E la ragione si è, che ogni altra passione implica, o un moto verso l'oggetto, o un acquietarsi in esso. Ora, sia codesto moto, sia codesta quiete promanano da una connaturalità o conformità, che costituisce l'amore. Perciò è impossibile che un'altra passione sia universalmente causa dell'amore. - Può avvenire, però, che un'altra passione sia causa di un particolare (atto di) amore: come un bene può sempre causarne un altro.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quando uno ama per il piacere, codesto suo amore è causato dal piacere: ma il suddetto piacere è causato a sua volta ed è preceduto da un altro amore; poiché nessuno può trovar piacere in ciò che non ama in nessuna maniera.
2. Il desiderio di una cosa presuppone sempre l'amore di essa. Però il desiderio di una data cosa può esser causa dell'amore per un'altra: così chi desidera il denaro per questo ama colui dal quale lo riceve.
3. La speranza può causare ed accrescere l'amore, sia a motivo del piacere che l'accompagna, sia a motivo del desiderio, poiché la speranza rafforza il desiderio; infatti non si desidera molto intensamente ciò che non si spera. Però anche la speranza ha per oggetto un bene amato.