Il Santo Rosario
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Questione 26

L'amore

Passiamo ora a studiare in particolare le passioni dell'anima: prima le passioni del concupiscibile; e quindi quelle dell'irascibile.
Il primo tema è suddiviso in tre parti: primo, studieremo l'amore e l'odio; secondo, la concupiscenza e la ripugnanza; terzo, il piacere e la tristezza.
Sull'amore tratteremo tre argomenti: primo, l'amore in se stesso; secondo, la sua causa; terzo, i suoi effetti.
Sul primo argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se l'amore sia nel concupiscibile; 2. Se l'amore sia una passione; 3. Se si identifichi con la dilezione; 4. Se sia ben diviso in amore di amicizia e amore di concupiscenza.

ARTICOLO 1

Se l'amore sia nel concupiscibile

SEMBRA che l'amore non sia nel concupiscibile. Infatti:
1. Sta scritto: "Questa ho amato", cioè la sapienza, "e ricercato fin dalla gioventù". Ma il concupiscibile, facendo parte dell'appetito sensitivo, non può tendere verso la sapienza, che è superiore al senso. Dunque l'amore non è nel concupiscibile.
2. L'amore sembra identificarsi con qualsiasi altra passione; scrive infatti S. Agostino: "L'amore, desiderando possedere ciò che ama, è concupiscenza; possedendolo e godendone, è gioia; fuggendo ciò che lo contraria, è timore; e soffrendolo quando capita, è tristezza". Ora, non tutte le passioni sono nel concupiscibile; il timore, p, es., che è qui ricordato, è nell'irascibile. Perciò non si può affermare senz'altro che l'amore è nel concupiscibile.
3. Dionigi parla di un amore naturale (o fisico). Ma l'amore naturale sembra appartenere piuttosto alle facoltà naturali, proprie dell'anima vegetativa. Dunque l'amore, assolutamente parlando, non è nel concupiscibile.

IN CONTRARIO: Il Filosofo afferma che "l'amore è nel concupiscibile".

RISPONDO: L'amore è cosa che interessa la facoltà appetitiva; poiché il bene è oggetto e dell'uno e dell'altra. Perciò, secondo le differenti tendenze appetitive, abbiamo differenti amori. C'è infatti un appetito che non deriva dalla conoscenza del soggetto appetente, ma da quella di un altro: ed esso si denomina appetito naturale. Infatti gli esseri naturali (o fisici) tendono alle cose conformi alla loro natura, non mediante la propria conoscenza, ma in forza di quella di colui che ha istituito la natura, come abbiamo spiegato nella Prima Parte. Ma c'è un altro appetito che segue la conoscenza dello stesso soggetto appetente, però la segue per necessità e non in forza di un libero giudizio. È l'appetito sensitivo dell'animale; che però nell'uomo partecipa un riflesso di libertà, in quanto obbedisce alla ragione. C'è poi un terzo appetito che segue la conoscenza del soggetto appetente, dietro un libero giudizio. Ed esso è l'appetito razionale o intellettivo, denominato volontà.
Ora, in ciascuno di codesti appetiti l'amore sta a indicare il principio del moto tendente al fine amato. Ma nell'appetito, naturale codesto principio è la connaturalità del soggetto appetente con la cosa cui tende, e può chiamarsi amore naturale: p. es., la connaturalità del corpo grave col centro (di gravitazione) è dato dalla gravità, e può chiamarsi amore naturale. Allo stesso modo l'armonizzarsi dell'appetito sensitivo, o della volontà, con un dato bene, cioè la compiacenza stessa nel bene, si denomina amore sensitivo, oppure intellettivo o razionale. Dunque l'amore sensitivo risiede nell'appetito sensitivo, come quello intellettivo nell'appetito intellettivo. E appartiene al concupiscibile: perché si definisce in rapporto al bene in assoluto, e non in rapporto al bene arduo, oggetto dell'irascibile.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quel testo parla dell'amore intellettivo o razionale.
2. Si dice che l'amore è timore, gioia, concupiscenza e tristezza, non già essenzialmente, ma causalmente.
3. L'amore naturale non è soltanto nelle facoltà dell'anima vegetativa, ma in tutte le potenze dell'anima, e persino in tutte le parti del corpo, e universalmente in tutte le cose; poiché, come Dionigi insegna: "Il bello e il bene sono amabili per tutti gli esseri; poiché ogni cosa ha una connaturalità con tutto ciò che le conviene secondo la sua natura".

ARTICOLO 2

Se l'amore sia una passione

SEMBRA che l'amore non sia una passione. Infatti:
1. Nessuna virtù è una passione. Ora, a dire di Dionigi, l'amore "è una virtù". Quindi non è una passione.
2. Per S. Agostino l'amore è una certa unione, ovvero nesso. Ma l'unione, o nesso non dice passione, bensì relazione. Dunque l'amore non è una passione.
3. Per il Damasceno la passione "è un moto". L'amore invece non è un moto dell'appetito, come il desiderio; ma ne è la causa. Perciò non è una passione.

IN CONTRARIO: Il Filosofo insegna, che "l'amore è una passione".

RISPONDO: La passione (in genere) è l'effetto prodotto dall'agente nel paziente. Ora, l'agente fisico, o naturale, produce due effetti nel paziente: prima di tutto produce la forma, e in secondo luogo il moto che da essa deriva; un corpo, p. es., dalla causa che lo produce riceve la gravità e il moto che l'accompagna. E la gravità stessa, principio del moto verso il luogo connaturale del corpo, in qualche modo si può denominare amore naturale. Allo stesso modo anche l'oggetto appetibile prima dà all'appetito una certa conformazione con esso, e cioè la compiacenza verso l'appetibile; e da quella segue il moto verso di esso. Infatti, come Aristotele fa osservare, "il moto appetitivo si sviluppa in cerchio": poiché l'oggetto muove l'appetito, mettendosi in qualche modo nell'intenzione di esso; e l'appetito tende a conseguire l'oggetto nella realtà, in maniera che il moto finisca là, dove è incominciato. Concludendo, la prima trasformazione prodotta dall'oggetto nell'appetito si chiama amore, e si riduce alla semplice compiacenza per l'oggetto appetibile: e da questa compiacenza segue un moto verso di esso, cioè il desiderio e finalmente la quiete, cioè il gaudio. Consistendo, perciò, l'amore in una trasformazione dell'appetito da parte dell'oggetto, è chiaro che l'amore è una passione: passione in senso stretto, in quanto si trova nel concupiscibile; in senso lato, in quanto ha sede nella volontà.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'amore è chiamato virtù da Dionigi, perché principio o causa del moto e dell'appetito; infatti virtù indica il principio di un moto, o di un'azione.
2. L'unione è propria dell'amore, per il fatto che l'appetito, mediante la compiacenza, fa sì che colui che ama stia all'oggetto amato come sta a se stesso, o ad una sua parte. Perciò è evidente che l'amore non è la stessa relazione d'unione, essendo l'unione un effetto dell'amore. Per questo Dionigi può dire, che l'amore è "una virtù unitiva"; e il Filosofo, che l'unione è opera dell'amore.
3. Sebbene l'amore non indichi un moto dell'appetito verso l'oggetto appetibile, tuttavia la modificazione dell'appetito da parte dell'appetibile consiste in una compiacenza verso di esso.

ARTICOLO 3

Se l'amore si identifichi con la dilezione

SEMBRA che l'amore si identifichi con la dilezione. Infatti:
1. Dionigi afferma che l'amore sta alla dilezione, "come quattro sta a due volte due, e il rettilineo sta a ciò che ha le linee diritte". Ma codeste espressioni sono equivalenti. Dunque l'amore e la dilezione sono equivalenti.
2. I moti d'ordine appetitivo sono distinti per l'oggetto. Ora, l'oggetto della dilezione e dell'amore è identico. Quindi anch'essi sono identici.
3. Se tra dilezione e amore c'è qualche differenza, sembra che debba essere soprattutto in questo, che "la dilezione, come alcuni dicevano, è da prendersi in senso buono, e l'amore in senso cattivo". Ma in questo non c'è differenza; poiché, come S. Agostino aggiunge, nelle Sacre Scritture i due termini sono usati entrambi per il bene e per il male. Dunque l'amore non si distingue dalla dilezione; ed egli può concludere, che "parlare di amore equivale a parlare di dilezione".

IN CONTRARIO: Dionigi scrive che "ad alcuni Santi (Padri) è sembrato che il nome di amore sia più divino di quello di dilezione".

RISPONDO: Ci sono quattro termini che in qualche modo si riferiscono alla stessa cosa: amore, dilezione, carità, amicizia. Differiscono però in questo, che l'amicizia, secondo il Filosofo, "è piuttosto un abito", invece l'amore e la dilezione indicano l'atto, o la passione; la carità si può prendere nell'un senso e nell'altro.
Tuttavia l'atto viene indicato in maniera differente da queste tre ultime voci. Amore è più generico: infatti ogni dilezione o carità è amore, ma non viceversa. Poiché la dilezione come dice il nome stesso, aggiunge al concetto di amore l'elezione che lo precede. Perciò la dilezione non è nel concupiscibile, ma soltanto nella volontà, e nel solo essere ragionevole. La carità aggiunge una perfezione nell'amore, in quanto l'oggetto amato si considera cosa di grande valore, come il nome stesso (carità, da caro) sembra indicare.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dionigi parla dell'amore e della dilezione in quanto si trovano nell'appetito intellettivo: infatti in questo caso, l'amore si identifica con la dilezione.
2. L'oggetto dell'amore è più vasto dell'oggetto della dilezione: poiché l'amore, come abbiamo spiegato, è più esteso della dilezione.
3. Amore e dilezione non differiscono in base alla differenza tra bene e male, ma nel modo indicato. Tuttavia nella parte intellettiva essi s'identificano. E S. Agostino in quel testo parla dell'amore in questo senso: difatti poco dopo aggiunge, che "l'amore buono è il retto volere, e l'amore cattivo è un volere perverso". Però, siccome l'amore quale passione del concupiscibile inclina molti al male, di qui presero l'occasione quelli che escogitarono la distinzione riferita.
4. Alcuni pensarono che nella volontà stessa il termine amore fosse più divino del termine dilezione, poiché l'amore importa una certa passività, specialmente nell'appetito sensitivo; invece dilezione presuppone un giudizio dell'intelletto. Ora, l'uomo può tendere meglio verso Dio mediante l'amore, lasciandosi attrarre passivamente da Dio stesso, più di quanto possa condurlo a ciò la propria intelligenza, inclusa nel concetto di dilezione, come abbiamo visto. Perciò l'amore è cosa più divina della dilezione.

ARTICOLO 4

Se l'amore sia ben diviso in amore di amicizia e amore di concupiscenza

SEMBRA che l'amore non sia ben diviso in amore di amicizia e amore di concupiscenza. Infatti:
1. Come insegna il Filosofo, "l'amore è una passione, l'amicizia un abito". Ma l'abito non può essere una suddivisione di una passione. Dunque l'amore non è ben diviso in amore di concupiscenza e di amicizia.
2. Una cosa non può essere divisa mediante gli appartenenti alla sua specie: uomo p. es., (che è una specie del genere animale), non è membro di una stessa suddivisione con animale. Ora, la concupiscenza è con l'amore in una stessa suddivisione, come passione distinta dall'amore. Quindi l'amore non si può dividere mediante la concupiscenza.
3. Per il Filosofo ci sono tre tipi di amicizia: utile, dilettevole e onesta. Ma l'amicizia utile e dilettevole non escludono la concupiscenza. Dunque la concupiscenza non si può dividere come contrapposto dell'amicizia.

IN CONTRARIO: Noi diciamo di amare le cose di cui abbiamo brama o concupiscenza: per dirla con Aristotele, "si dice che uno ama il vino, per il dolce che in esso brama". Ora, verso il vino, o verso cose consimili, osserva il medesimo autore, non abbiamo amicizia. Perciò l'amore di concupiscenza è distinto da quello di amicizia.

RISPONDO: Il Filosofo insegna, che "amare è volere del bene a qualcuno". Perciò il moto dell'amore ha due oggetti: il bene che uno vuole a qualcuno, a se stesso, o ad altri; e il soggetto cui vuole quel bene. E quindi rispetto al bene voluto si ha l'amore di concupiscenza, rispetto invece al soggetto cui detto bene si vuole, si ha l'amore di amicizia.
Questa divisione è impostata su un rapporto di priorità e di dipendenza. Infatti ciò che si ama di amore d'amicizia è amato direttamente e per se stesso; invece ciò che è amato per amore di concupiscenza non è amato in tal modo, ma è amato per un altro. Infatti, come l'ens simpliciter (o sostanza) ha in sé il proprio essere, mentre l'ens secundum quid (o accidente) ha il suo essere in un altro; così il bene, e si ricordi che è convertibile con l'ente, è bene in modo assoluto quando è considerato bene per se stesso; se invece è considerato bene per un altro, è un bene secundum quid. Perciò l'amore col quale si ama un essere, volendo ad esso il bene, è un amore in senso pieno e assoluto; invece l'amore col quale si ama una cosa per farne il bene di altri è un amore secundum quid.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'amore non si suddivide in amicizia e concupiscenza, ma in amore di amicizia e di concupiscenza. Infatti si chiama amico in senso proprio colui al quale vogliamo il bene: si ha invece soltanto concupiscenza verso ciò che si vuole per noi.
2. Così è risolta anche la seconda difficoltà.
3. Nell'amicizia utile, o in quella dilettevole, si vuole il bene dell'amico: e così si salva la ragione di amicizia. Ma per il fatto che in definitiva il bene viene indirizzato al proprio piacere o alla propria utilità, l'amicizia utile, o dilettevole, perde la natura di vera amicizia, poiché si riduce a un amore di concupiscenza.