Il Santo Rosario
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Questione 24

Bontà e malizia delle passioni

Dobbiamo ora considerare la bontà e la malizia delle passioni.
Sull'argomento poniamo quattro quesiti: 1. Se nelle passioni possa esserci bontà o malizia morale; 2. Se ogni passione sia moralmente cattiva; 3. Se la passione accresca o diminuisca la bontà o la malizia dell'atto; 4. Se alcune passioni siano, nella loro specie, buone o cattive.

ARTICOLO 1

Se nelle passioni possa esserci bontà o malizia morale

SEMBRA che nessuna passione sia moralmente buona o cattiva. Infatti:
1. La bontà o la malizia morale è propria dell'uomo; infatti, come si esprime S. Ambrogio, "i costumi propriamente si dicono umani". Invece le passioni non sono proprie degli uomini, ma sono comuni anche agli altri animali. Dunque nessuna passione è moralmente buona o cattiva.
2. Il bene dell'uomo sta "nell'essere conforme alla ragione", e il suo male "nell'essere lontano dalla ragione", come spiega Dionigi. Ora, le passioni dell'anima non sono nella ragione, ma nell'appetito sensitivo, come abbiamo visto. Quindi sono fuori del bene e del male dell'uomo, che è di ordine morale.
3. Il Filosofo insegna, che "non acquistiamo lode o biasimo per le passioni". Invece il bene e il male morale ci procura lode o vituperio. Dunque le passioni moralmente non sono né buone né cattive.

IN CONTRARIO: Parlando delle passioni S. Agostino scrive: "Esse son cattive, se l'amore è cattivo; son buone, se è buono".

RISPONDO: Le passioni dell'anima si possono considerare sotto due aspetti: primo, in se stesse; secondo, in quanto sottostanno al comando della ragione, o della volontà. Se dunque si considerano in se stesse, cioè in quanto moti di un appetito non razionale, non si trova in esse la bontà, o la malizia morale, che dipende dalla ragione, come abbiamo visto. Se invece si considerano come soggette al comando della ragione e della volontà, allora in esse si riscontra bontà o malizia morale. Infatti l'appetito sensitivo è più vicino alla ragione e alla volontà che le membra esterne; e tuttavia i moti e gli atti di queste sono moralmente buoni o cattivi, in quanto sono volontari. Molto più, dunque, possono essere buone o cattive moralmente le passioni. E difatti possono essere volontarie, o perché comandate dalla volontà, o perché dalla volontà non sono ostacolate.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Codeste passioni considerate in se stesse sono comuni agli uomini e agli altri animali: ma in quanto comandate dalla ragione sono proprie degli uomini.
2. Anche le facoltà inferiori sono denominate razionali, nella misura che "partecipano in qualche modo della ragione", come si esprime Aristotele.
3. Il Filosofo afferma che non acquistiamo lode e biasimo per le passioni considerate in se stesse; ma ciò non toglie che queste possano essere biasimevoli o lodevoli, in quanto ordinate dalla ragione. E difatti aggiunge: "Non si loda né si biasima chi teme o si adira, ma chi lo fa in una certa maniera", cioè seguendo e non seguendo la ragione.

ARTICOLO 2

Se tutte le passioni siano moralmente cattive

SEMBRA che tutte le passioni siano moralmente cattive. Infatti:
1. Scrive S. Agostino che "alcuni chiamano le passioni morbi o perturbazioni dell'anima". Ora, ogni morbo o perturbazione dell'anima è un male di ordine morale. Perciò tutte le passioni sono moralmente cattive.
2. Il Damasceno afferma, che "l'operazione è un moto secondo natura, mentre la passione è contro natura". Ma quello che è contro natura nei moti dell'anima presenta l'aspetto di peccato, o di male morale; e difatti il Damasceno stesso dice, che il diavolo "passò da quello che è secondo natura, a ciò che è contro natura". Dunque codeste passioni sono moralmente cattive.
3. Tutto ciò che induce al peccato è cattivo. Ma tutte le passioni inducono al peccato; e difatti sono chiamate da S. Paolo "passioni di peccato". Quindi esse sono moralmente cattive.

IN CONTRARIO: Scrive S. Agostino che "l'amore retto si circonda di tutte codeste oneste affezioni. Infatti (i giusti) temono di peccare, desiderano perseverare, si dolgono dei peccati, godono delle opere buone".

RISPONDO: Su questo argomento ci fu contrasto tra Stoici e Peripatetici: infatti gli Stoici dicevano che tutte le passioni sono cattive; i Peripatetici invece affermavano che le passioni moderate son buone. La quale differenza, sebbene a parole sembri così grande, in realtà si riduce a poco o nulla, se si considera l'intenzione degli uni e degli altri. Infatti gli Stoici non ammettevano la distinzione tra il senso e l'intelletto; e quindi la negavano anche tra l'appetito intellettivo e quello sensitivo. Perciò non potevano distinguere le passioni dagli atti della volontà, in quanto le prime sono nell'appetito sensitivo, e i secondi in quello intellettivo; ma chiamavano volizione qualsiasi moto ragionevole della parte appetitiva, invece denominavano passione il moto che non rispetta i limiti della ragione. Ecco perché Cicerone, seguendo le loro opinioni, chiama tutte le passioni "morbi dell'anima". E da codesta definizione così argomenta: "Chi è malato non è sano; e chi non è sano è insipiente". Difatti gli insipienti li diciamo insani.
Invece i Peripatetici chiamano passioni tutti i moti dell'appetito sensitivo. Perciò le stimano buone, quando sono regolate dalla ragione; e cattive, quando non ne rispettano la regola. A torto, quindi, Cicerone condanna la sentenza dei Peripatetici, che approvavano le passioni moderate, scrivendo che "ogni male, anche se moderato, è da evitarsi: poiché come il corpo, anche se malato moderatamente, non è sano; così non è sana questa moderazione dei morbi o delle passioni". Infatti le passioni non si possono chiamare morbi o perturbazioni dell'anima, se non quando non rispettano la regola della ragione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È chiara così la risposta alla prima difficoltà.
2. In ogni passione psicologica c'è un aumento o una diminuzione nel moto naturale del cuore, e cioè un intensificarsi o un rallentare dei moti di sistole e diastole: e in questo essa salva l'aspetto di passione. Ma non è affatto necessario che la passione esca sempre dall'ordine della ragione naturale.
3. Le passioni inclinano al peccato in quanto sono contro l'ordine della ragione: ma in quanto sono da questa ordinate, sono atti virtuosi.

ARTICOLO 3

Se la passione accresca o diminuisca la bontà o la malizia dell'atto

SEMBRA che una qualsiasi passione diminuisca sempre la bontà dell'atto morale. Infatti:
1. Tutto ciò che intralcia il giudizio della ragione, dal quale dipende la bontà dell'atto morale, diminuisce per conseguenza la bontà di esso. Ora, ogni passione intralcia il giudizio della ragione; scrive infatti Sallustio: "Tutti gli uomini che deliberano su cose scabrose devono spogliarsi dell'odio, dell'ira, dell'amicizia e della misericordia". Dunque qualsiasi passione diminuisce la bontà dell'atto morale.
2. Più l'atto umano somiglia a Dio, più vale; infatti l'Apostolo scrive: "Fatevi imitatori di Dio, come figli bene amati". Ma, come si esprime S. Agostino: "Dio e gli angeli santi puniscono senza odio, e soccorrono senza provar compassione per la miseria". Quindi è meglio compiere codeste opere impassibilmente, che mossi dalla passione.
3. Come il male morale, così anche il bene si misura in rapporto alla ragione. Ora, il male morale viene diminuito dalla passione: infatti chi pecca per passione è meno colpevole di chi pecca per malizia. Dunque chi fa il bene senza passione compie un bene più grande, di chi lo fa mosso dalla passione.

IN CONTRARIO: S. Agostino insegna che la passione della misericordia "è sottoposta alla ragione, quando si accorda la misericordia in modo da conservare la giustizia, sia nel soccorrere gli indigenti, che nel perdonare i pentiti". Ma niente di ciò che sottostà alla ragione diminuisce il bene morale. Dunque le passioni non riducono la bontà morale (dell'atto).

RISPONDO: Gli Stoici, come sostenevano che tutte le passioni sono cattive, così ne deducevano che qualsiasi passione diminuisce la bontà dell'atto; infatti ogni bene mescolandosi col male, o viene totalmente distrutto, oppure viene diminuito. E questo è vero, se denominiamo passioni soltanto i moti disordinati dell'appetito sensitivo, perché perturbazioni o malattie dell'anima. Ma se denominiamo passioni semplicemente tutti i moti dell'appetito sensitivo, allora (vediamo che) anche le passioni moderate dalla ragione contribuiscono alla perfezione del bene umano. Infatti il bene umano consiste radicalmente nella ragione: quindi codesto bene sarà tanto più perfetto, quanto più essa si estende a un numero maggiore di cose riguardanti l'uomo. Nessuno dubita, p. es., che interessi la perfezione del bene morale moderare gli atti delle membra esterne secondo la regola della ragione. Perciò essendo l'appetito sensitivo capace di essere sottoposto alla ragione, come abbiamo spiegato, conferisce alla perfezione del bene morale, o umano, che le passioni stesse siano regolate dalla ragione.
Come, dunque, è cosa migliore che l'uomo, oltre a volere il bene, lo compia anche esternamente; così conferisce alla perfezione del bene morale il muoversi non soltanto con la volontà, ma anche con l'appetito sensitivo. Così come si esprime il Salmo: "Il mio cuore e la mia carne esultano nel Dio vivente"; prendendo cuore per l'appetito intellettivo, e carne per quello sensitivo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le passioni possono avere due rapporti diversi con il giudizio della ragione. Primo, possono essere antecedenti. E in questo caso oscurano il giudizio della ragione, da cui dipende la bontà morale dell'atto, e diminuiscono la bontà di quest'ultimo; infatti è più lodevole fare un atto di carità per il giudizio della ragione, che farlo unicamente mossi dalla passione della misericordia. - Secondo, possono essere conseguenti. E ciò può avvenire in due modi. Primo, per ridondanza: quando la parte superiore dell'anima vuole così intensamente una cosa, da derivarne un moto anche nella parte inferiore di essa. E allora la passione che consegue nell'appetito sensitivo è segno dell'intensità della volizione. E sta a indicare una bontà morale superiore. Secondo, per una scelta deliberata: cioè quando un uomo a ragion veduta delibera di farsi prendere da una passione, per agire con maggiore prontezza, mediante la cooperazione dell'appetito sensitivo. E allora la passione accresce la bontà dell'atto.
2. In Dio e negli angeli non esiste né appetito sensitivo, né membra corporee: perciò in essi non può aver luogo, come in noi, il bene che consiste nell'ordine delle passioni e degli atti corporei.
3. La passione che tende al male, se precede il giudizio della ragione, diminuisce il peccato: ma se è conseguente in uno dei modi predetti, lo accresce, o ne indica l'accrescimento.

ARTICOLO 4

Se alcune passioni siano, nella loro specie, buone o cattive

SEMBRA che nessuna passione sia moralmente buona o cattiva nella sua specie. Infatti:
1. Il bene e il male morale sono propri della ragione. Invece le passioni sono nell'appetito sensitivo: perciò quanto è di ordine razionale è accidentale per esse. E siccome quanto è accidentale non appartiene mai alla specie di una cosa; è chiaro che nessuna passione nella sua specie è buona o cattiva.
2. Gli atti e le passioni ricevono la specie dall'oggetto. Perciò, se una passione dovesse essere specificamente buona o cattiva, bisognerebbe considerare specificamente buone le passioni aventi per oggetto il bene, p. es., l'amore, il desiderio, il gaudio; e specificamente cattive le passioni aventi per oggetto il male, p. es., l'odio, il timore, la tristezza. Ma ciò è evidentemente falso. Dunque nessuna passione è specificamente buona o cattiva.
3. Non vi è una specie di passioni che non si trovi anche negli altri animali. Invece il bene morale si trova soltanto nell'uomo. Dunque non esiste una passione che sia nella sua specie buona o cattiva.

IN CONTRARIO: S. Agostino scrive che "la misericordia va attribuita alla virtù". E il Filosofo insegna che il pudore è una passione lodevole. Dunque ci sono delle passioni specificamente buone o cattive.

RISPONDO: Dobbiamo ripetere a proposito delle passioni quello che abbiamo detto a proposito degli atti, e cioè che la specie degli atti e delle passioni si può considerare sotto due aspetti. Primo, come entità fisica: e in tal caso il bene e il male morale non determinano la specie dell'atto e della passione. Secondo, come entità di ordine morale, e cioè in quanto partecipano la volontarietà e il giudizio della ragione. E in questo senso il bene e il male morale possono specificare una passione, in quanto questa può avere per oggetto una cosa che di suo è consona o ripugnante alla ragione: ciò è evidente per il pudore, che è il timore di cose turpi; e per l'invidia, che è la tristezza per il bene altrui. Infatti in codesto caso bene e male specificano gli atti esterni.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'argomento portato vale per le passioni considerate nella loro specie fisica, cioè considerando l'appetito sensitivo in se stesso. Ma in quanto l'appetito sensitivo obbedisce alla ragione, non è più accidentale, bensì essenziale, la loro bontà o la malizia nell'ordine di ragione.
2. Le passioni che tendono al bene, se si tratta del vero bene, sono buone; così pure quelle che si allontanano dal vero male. Al contrario le passioni che consistono nell'allontanarsi da codesto bene, o nell'avvicinarsi a codesto male sono cattive.
3. Negli altri animali l'appetito sensitivo non obbedisce alla ragione. Tuttavia, in quanto è guidato da una certa estimativa naturale, sottoposta a una ragione superiore, divina, si trova in essi, rispettivamente alle loro passioni, un certo aspetto di bene morale.