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Questione
23
Le
differenze delle passioni
Veniamo ora a considerare le reciproche differenze delle passioni.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se le passioni del concupiscibile
siano diverse da quelle dell'irascibile; 2. Se la contrarietà esistente
tra le passioni dell'irascibile si riduca alla contrarietà tra il bene e il male;
3. Se ci sia una passione senza il suo contrario; 4. Se nella medesima facoltà ci
siano delle passioni di specie differente, ma non contrarie fra loro.
ARTICOLO 1
Se le passioni del concupiscibile siano diverse da quelle esistenti nell'irascibile
SEMBRA che le passioni dell'irascibile si identifichino con quelle
del concupiscibile. Infatti:
1. Aristotele insegna che le passioni dell'anima sono quelle
"cui
tien dietro gioia e tristezza". Ora gioia e tristezza sono nel concupiscibile.
Dunque tutte le passioni sono nel concupiscibile.
Quindi non sono parte nell'irascibile e parte nel concupiscibile.
2. Spiegando quel passo evangelico
"Il regno dei cieli è simile al lievito...",
la Glossa di S. Girolamo commenta: "Possediamo la prudenza nella ragione,
l'odio dei vizi nell'irascibile, e il desiderio della virtù nel concupiscibile".
Ma l'odio, come l'amore, si trova nel concupiscibile secondo Aristotele.
Dunque la stessa passione si trova nell'irascibile e nel concupiscibile.
3. Gli atti e le passioni differiscono nella specie secondo l'oggetto.
Ora, bene e male sono oggetto delle passioni e dell'irascibile e del concupiscibile.
Dunque anche codeste passioni non si distinguono.
IN CONTRARIO: Gli atti di potenze diverse, vedere e udire, p. es., sono
specificamente diversi. Ora, come abbiamo visto nella Prima Parte, l'irascibile
e il concupiscibile sono due potenze dell'appetito sensitivo. Perciò, essendo
le passioni moti dell'appetito sensitivo, quelle che si trovano nell'irascibile
sono specificamente distinte da quelle che risiedono nel concupiscibile.
RISPONDO: Le passioni dell'irascibile differiscono specificamente
da quelle del concupiscibile. Dal momento, infatti, che potenze diverse
hanno oggetti diversi, come abbiamo detto nella Prima Parte, passioni
di potenze diverse dovranno necessariamente riferirsi a oggetti diversi.
Anzi le passioni di differenti potenze hanno una differenza specifica
anche più forte: poiché si richiede maggiore differenza
di oggetto per costituire la differenza specifica tra le potenze, che per
diversificare la specie delle passioni e degli atti. Infatti come tra gli
esseri corporei la diversità del genere è connessa con la diversa potenzialità
della materia, mentre la diversità della specie dipende dalla diversità
di forme in una stessa materia; così nelle funzioni psicologiche,
gli atti che appartengono a facoltà diverse sono diversi non solo nella specie,
ma anche nel genere; invece gli atti e le passioni riguardanti oggetti
specificamente diversi, compresi sotto l'oggetto comune di una data facoltà,
differiscono tra loro come specie di un unico genere.
Per conoscere, dunque, quali passioni appartengono all'irascibile e
quali al concupiscibile bisogna rifarsi all'oggetto di queste due potenze.
Ora, abbiamo già spiegato nella Prima Parte, che l'oggetto del
concupiscibile è il bene o il male d'ordine sensibile preso in assoluto,
che è rispettivamente piacevole o spiacevole. L'anima, però, talora è
costretta a subire una difficoltà o un contrasto nel conseguire il bene,
e nel fuggire il male, in quanto esso si trova come al di sopra del potere
ordinario dell'animale. Perciò il male o il bene, in quanto si presenta
arduo o difficile, è oggetto dell'irascibile. E quindi tutte le passioni
che si riferiscono al semplice bene o semplice male, quali sono
gaudio, tristezza, amore, odio e simili, spettano al concupiscibile.
Invece tutte le passioni che riguardano il bene e il male come cosa ardua,
in quanto assequibile o eliminabile con una certa difficoltà, spettano
all'irascibile: così l'audacia, il timore, la speranza e simili.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Abbiamo già detto nella Prima Parte
che agli animali è stata concessa la potenza dell'irascibile, per eliminare
gli ostacoli che impediscono al concupiscibile di tendere al proprio oggetto,
o per la difficoltà di conseguire il bene, o per la difficoltà
di superare il male. Perciò tutte le passioni dell'irascibile hanno come
termine le passioni del concupiscibile. Per questo motivo anche le
passioni dell'irascibile sono accompagnate dal gaudio e dalla tristezza,
che risiedono nel concupiscibile.
2. S. Girolamo attribuisce l'odio dei vizi all'irascibile non per l'odio
in se stesso, che propriamente spetta al concupiscibile; ma per il
combattimento (contro di essi) che va attribuito all'irascibile.
3. Il bene in quanto dilettevole muove il concupiscibile. Ma se c'è
una certa difficoltà nel conseguirlo, presenta qualche cosa che ripugna
al concupiscibile. Perciò era necessario ammettere un'altra potenza,
per tendere verso di esso. Lo stesso si dica per il male.
Ora, codesta potenza è l'irascibile. Perciò le passioni dell'irascibile e del
concupiscibile sono specificamente diverse.
ARTICOLO 2
Se la contrarietà delle passioni dell'irascibile si riduca alla contrarietà tra bene e male
SEMBRA che la contrarietà delle passioni dell'irascibile si riduca
alla contrarietà esistente tra il bene e il male. Infatti:
1. Le passioni dell'irascibile sono ordinate, come abbiamo detto,
alle passioni del concupiscibile. Ma le passioni del concupiscibile, p. es.,
amore e odio, gaudio e tristezza, non sono contrarie tra loro, se
non in forza della contrarietà tra il bene e il male.
Dunque lo stesso vale per le passioni dell'irascibile.
2. Le passioni differiscono secondo il loro oggetto, come i vari moti
secondo il loro termine. Ma la contrarietà dei moti si riduce alla
contrarietà dei termini, come Aristotele spiega. Dunque tra le passioni
stesse la contrarietà si riduce alla contrarietà dei loro oggetti.
Ora, oggetto dell'appetito è il bene o il male. Perciò non ci può essere
contrarietà di passioni in una potenza appetitiva, che non si riduca
alla contrarietà tra bene e male.
3. Avicenna scrive che
"ogni passione dell'anima si presenta come
attrazione, oppure come ripulsa". Ma l'attrazione viene causata
dal bene, e la ripulsa dal male: poiché come, a dire di Aristotele, "il
bene è ciò che tutti gli esseri desiderano", così il male è ciò che tutti fuggono.
Dunque la contrarietà tra le passioni dell'anima non può essere basata
che sull'antinomia tra bene e male.
IN CONTRARIO: Timore e audacia sono contrari, come Aristotele dimostra.
Ma la distinzione tra timore e audacia non è basata sull'antinomia
tra bene e male: poiché l'uno e l'altra hanno per oggetto il male.
Dunque la contrarietà delle passioni dell'irascibile non sempre
si riduce all'opposizione tra bene e male.
RISPONDO: La passione è un moto, come spiega Aristotele. Perciò
la contrarietà delle passioni va considerata secondo la contrarietà
dei moti o delle mutazioni. Ora, nelle mutazioni, o nei moti, ci sono
due tipi di contrarietà. La prima è basata sull'atto di accedere o di
recedere rispetto a un medesimo termine: e codesta contrarietà è propria
delle trasmutazioni, cioè della generazione, che sfocia nell'essere,
e della corruzione, che dall'essere si allontana.
La seconda è fondata sull'opposizione dei termini, ed è la contrarietà esistente
propriamente tra i moti: l'imbiancare, p. es., moto dal nero al bianco,
è opposto all'annerire che è il moto dal bianco al nero.
Orbene, anche nelle passioni dell'anima ci sono questi due tipi di
contrarietà: la prima fondata sulla contrarietà degli oggetti, cioè
sull'antinomia tra bene e male; la seconda fondata sull'atto di accedere
o di recedere rispetto a un medesimo termine. Nelle passioni del concupiscibile
si trova soltanto la prima, cioè quella fondata sull'opposizione
degli oggetti tra loro; invece nelle passioni dell'irascibile
si trova anche la seconda. E la ragione è questa, che l'oggetto del concupiscibile,
come si ricorderà, è il bene o il male d'ordine
sensibile assolutamente considerati. E il bene in quanto bene
non può essere un termine a quo (da cui si recede), ma solo termine
ad quem; poiché nessuna cosa fugge il bene in quanto bene, ma tutte
lo desiderano. Così pure non c'è un essere che desideri il male in
quanto male, ma tutti lo fuggono: quindi il male non ha mai ragione
di termine ad quem, ma solo di termine a quo. Perciò ogni passione
del concupiscibile relativa al bene è orientata verso di esso: così l'amore,
il desiderio e il gaudio; e ogni sua passione relativa al male è contraria
ad esso: così l'odio, la fuga o ripugnanza, e la tristezza. Quindi
nelle passioni del concupiscibile non può esserci la contrarietà fondata
sull'atto di accedere o di recedere rispetto a un medesimo termine,
o a un medesimo oggetto.
Invece abbiamo visto che oggetto dell'irascibile è il bene o il male
di ordine sensibile, non considerato in assoluto, ma difficile ed arduo.
Ora, il bene arduo o difficile, in quanto bene, ha un aspetto che giustifica
una tendenza verso di esso ed è la passione della speranza; e in quanto arduo,
o difficile, determina una ripulsa, che è la passione della disperazione.
Così pure il male arduo, in quanto male, presenta un aspetto
che lo rende scostante: e codesto sentimento costituisce la passione
del timore: ma presenta pure un'attrattiva, come cosa ardua mediante
la quale si può sfuggire il predominio del male: ed
è sotto tale aspetto che l'audacia tende verso di esso. Perciò nelle
passioni dell'irascibile si trova la contrarietà riducibile all'antinomia
tra bene e male, come tra la speranza e il timore; e vi è pure la contrarietà
basata sull'atto di accedere o di recedere rispetto a un medesimo termine,
come avviene tra l'audacia e il timore.
Sono così risolte anche le difficoltà.
ARTICOLO 3
Se vi sia una passione dell'anima senza il suo contrario
SEMBRA che ogni passione dell'anima abbia il suo contrario. Infatti:
1. Le passioni sono, o nell'irascibile, o nel concupiscibile, come
abbiamo detto. Ma sia le une che le altre hanno la loro contrarietà.
Dunque tutte le passioni hanno il loro contrario.
2. Ogni passione è indirizzata o al bene, o al male, che formano l'oggetto
di tutta la parte appetitiva. Ma alla passione, che ha per oggetto
il bene, si contrappone quella che ha per oggetto il male.
Quindi ogni passione ha il suo contrario.
3. Ogni passione, come abbiamo visto, è fondata, o sull'atto di accedere,
o su quello di allontanarsi. Ma ad ogni avvicinamento si contrappone un allontanamento,
e viceversa. Dunque ogni passione dell'anima ha il suo contrario.
IN CONTRARIO: L'ira è una passione dell'anima. Ma nessuna passione viene
indicata da Aristotele come contraria all'ira.
Dunque non ogni passione ha il suo contrario.
RISPONDO: È un
fatto unico che la passione dell'ira non può avere
il suo contrario, né in base all'atto di accedere e di recedere, né in base
alla contrarietà tra il bene e il male. Infatti l'ira viene causata da un
male ineliminabile e già presente. E alla presenza di esso è necessario,
o che l'appetito soccomba, e allora non passa i limiti della tristezza,
passione del concupiscibile; oppure che abbia un moto d'ira per respingere
il male dannoso. Un moto di fuga è impossibile; poiché
il male è già presente, o passato. Perciò non esiste una passione contraria
al moto dell'ira in base all'accedere o recedere.
Così pure non esiste contrarietà in base all'opposizione tra bene e male.
Poiché al male già inflitto si oppone il bene già conseguito: ma questo
non può avere ormai l'aspetto di bene arduo o difficile.
D'altra parte dopo il conseguimento del bene non rimane altro moto
che il quietarsi dell'appetito nel bene raggiunto: e questo è il gaudio,
passione del concupiscibile.
Dunque il moto dell'ira non può avere un moto psicologico contrario,
ma ad esso si oppone soltanto il calmarsi del moto stesso: a dire
del Filosofo, "ammansire si oppone ad adirarsi"; ma è un'opposizione negativa,
o privativa, non già contraria.
Rimangono sciolte così anche le difficoltà.
ARTICOLO 4
Se nella medesima potenza vi siano delle passioni specificamente diverse
non contrarie tra loro
SEMBRA che in una potenza non vi possano essere passioni specificamente
diverse non contrarie tra loro. Infatti:
1. Le passioni differiscono secondo gli oggetti. Ora oggetto delle
passioni sono il bene e il male, le cui differenze costituiscono le contrarietà
esistenti tra le passioni. Dunque in una medesima potenza non ci sono passioni,
che, senza essere tra loro contrarie, differiscono nella specie.
2. La differenza specifica è una differenza formale. Ma ogni differenza
formale è basata su una contrarietà, come Aristotele afferma.
Perciò le passioni di una medesima potenza, che non siano contrarie
fra loro, specificamente non differiscono.
3. Qualsiasi passione consiste in un avvicinamento o in un allontanamento
rispetto al bene o al male; perciò ogni differenza tra le
passioni deve dipendere, o dall'opposizione tra bene e male, o dalla
differenza tra avvicinamento e allontanamento, oppure dal grado di
vicinanza o di lontananza. Ora, le prime due differenze implicano una
contrarietà tra le passioni, come abbiamo spiegato. La terza invece
non costituisce una differenza specifica: perché altrimenti sarebbero
infinite le specie delle passioni. Non può essere, dunque, che passioni
di una medesima potenza differiscano nella specie, senza essere contrarie.
IN CONTRARIO: Amore e gaudio differiscono specificamente e sono entrambi
nel concupiscibile. E tuttavia non sono contrari tra loro: ché
anzi l'uno è causa dell'altro. Dunque ci sono passioni della stessa
potenza che differiscono specificamente, senza essere contrarie.
RISPONDO: Le passioni (in genere) differiscono tra loro secondo i
principi attivi, che nel caso delle passioni dell'anima sono gli oggetti.
Ora, la differenza tra principi attivi può essere considerata sotto due
punti di vista: primo, in base alla specie o alla natura di codesti principi,
come si distingue, p. es., il fuoco dall'acqua; secondo in base
alla differente virtù attiva. Ma codesta diversità del principio attivo,
o del movente nelle passioni dell'anima, si può arguire per analogia
con gli esseri di ordine fisico. Infatti ogni causa movente in qualche
modo trae a sé il paziente, o da sé lo allontana. E quando l'attrae produce
in esso tre effetti. Primo, gli conferisce un'inclinazione o un'attitudine
a tendere verso l'agente medesimo: un corpo lieve, p. es., che
risiede in alto, dà al corpo da esso generato la levità, mediante la
quale riceve l'inclinazione a stare in alto. Secondo, se il corpo generato è fuori
del luogo proprio, gli conferisce il moto verso di esso.
Terzo, gli dà di riposare in codesto luogo quando vi giunge: poiché
il quietarsi in un luogo deriva dalla stessa causa che lo moveva verso di esso.
Lo stesso vale per la genesi dell'allontanamento.
Ora, nei moti della parte appetitiva il bene esercita quasi una forza attrattiva,
il male invece una forza repulsiva. Dunque: prima di tutto il bene causa
nella potenza appetitiva una certa inclinazione o attitudine,
ovvero connaturalità al bene: e abbiamo la passione dell'amore.
Ad esso corrisponde come contrario l'odio verso il male. - Secondo, se il bene
non è ancora posseduto, gli conferisce il moto verso il conseguimento
del bene amato: e abbiamo la passione del desiderio o della concupiscenza.
Al contrario, rispetto al male abbiamo la fuga o la ripugnanza. - Terzo,
una volta raggiunto, il bene dà all'appetito la quiete nel bene stesso
conquistato: ed abbiamo il piacere o la gioia. Ad esso si oppone rispetto
al male il dolore ossia la tristezza.
Le passioni dell'irascibile presuppongono
già l'attitudine o l'inclinazione a perseguire il bene e a fuggire il male,
propria del concupiscibile che ha per oggetto il bene e il male in assoluto.
E quindi rispetto al bene non ancora raggiunto abbiamo la speranza e la disperazione.
Rispetto al male non ancora inflitto si ha il timore e l'audacia.
Invece rispetto al male raggiunto non si dà nessuna passione nell'irascibile:
poiché, come abbiamo detto, non si presenta quale bene arduo.
Però dal male già inflitto (oggetto del dolore o della tristezza) segue la passione
dell'ira.
Si vede così chiaramente che nel concupiscibile ci sono tre gruppi di passioni,
e cioè: amore e odio, desiderio e fuga, gaudio e tristezza.
Così ce ne sono tre nell'irascibile: speranza e disperazione, timore e
audacia, e finalmente l'ira, la quale non ha una passione contraria.
Ci sono, dunque, undici passioni specificamente distinte, sei nel concupiscibile
e cinque nell'irascibile; ed esse abbracciano tutte le passioni dell'anima.
È evidente così la risposta alle difficoltà presentate.
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