Il Santo Rosario
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Questione 104

I precetti giudiziali

Passiamo ora a studiare i precetti giudiziali. 1 Primo, considerandoli in se stessi e in generale; secondo, nei loro motivi.
Sul primo tema tratteremo quattro argomenti: 1. Quali siano i precetti giudiziali; 2. Se siano (anch'essi) figurali; 3. La loro durata; 4. La loro divisione.

ARTICOLO 1

Se il costitutivo dei precetti giudiziali sia il fatto che essi sono ordinati al prossimo

SEMBRA che il costitutivo dei precetti giudiziali non sia il fatto che essi sono ordinati al prossimo. Infatti:
1. I precetti giudiziali prendono il nome dal giudizio. Ora, ci sono moltissime cose che, pur ordinando l'uomo al suo prossimo, non riguardano l'ordine giudiziario. Dunque i precetti giudiziali non sono quelli che ordinano l'uomo al prossimo.
2. I precetti giudiziali si distinguono, come abbiamo detto sopra, da quelli morali. Ma ci sono molti precetti morali che ordinano gli uomini al loro prossimo: come è evidente nel caso dei sette comandamenti della seconda tavola. Quindi i precetti giudiziali non devono il loro nome al fatto che sono ordinati al prossimo.
3. Come sopra abbiamo detto, i precetti giudiziali sono rispetto al prossimo, quello che sono i precetti cerimoniali rispetto a Dio. Ora, tra i precetti cerimoniali ce ne sono alcuni che riguardano l'individuo stesso, come le osservanze relative ai cibi e alle vesti, di cui abbiamo parlato. Perciò i precetti giudiziali non devono il loro nome al fatto che ordinano l'uomo al suo prossimo.

IN CONTRARIO: Fra le altre opere oneste che in Ezechiele si raccomandano al giusto, si dice: "Se farà giudizio secondo verità tra uomo e uomo". Ma i precetti giudiziali sono così denominati dal giudizio. Dunque si dicono giudiziali quei precetti che riguardano i rapporti degli uomini tra loro.

RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, in ogni legislazione ci sono dei precetti che hanno il potere di obbligare dallo stesso dettame della ragione, poiché la ragione naturale detta che ciò è da farsi, o da evitare. E codesti precetti si dicono morali: poiché gli umani costumi (mores) derivano dalla ragione. - Ci sono invece altri precetti che non hanno il potere di obbligare dal dettame stesso della ragione, poiché considerati in se stessi non hanno natura di cosa dovuta, o non dovuta; ma ricevono il potere di obbligare da una disposizione divina, o umana. Tali sono certe determinazioni dei precetti morali. Perciò, se i precetti morali vengono determinati da una disposizione divina in cose riguardanti i doveri verso Dio, abbiamo dei precetti cerimoniali. - Se invece vengono così determinati i doveri reciproci degli uomini, avremo dei precetti giudiziali. Quindi il costitutivo dei precetti giudiziali abbraccia due elementi: che si tratti dei doveri degli uomini tra loro; e che il potere di obbligare non derivi dalla sola ragione, ma da una disposizione positiva.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I giudizi vengono promossi con l'autorità di certi governanti, i quali hanno il potere di giudicare. Ora, chi governa non ha soltanto il potere di regolare le cose controverse, ma anche i contratti volontari che si fanno tra gli uomini e quanto riguarda il governo, o il bene comune del popolo. Perciò sono precetti giudiziali non soltanto quelli riguardanti le controversie giudiziarie, ma tutti quelli che riguardano le relazioni reciproche delle quali il principe è il giudice supremo.
2. Codesto argomento vale per quei precetti che riguardano i doveri verso il prossimo, la cui forza coattiva dipende dal solo dettame della ragione.
3. Tra i precetti riguardanti i doveri verso Dio alcuni sono morali, e vengono dettati dalla sola ragione informata dalla fede: p. es., il precetto di amare Dio e di adorarlo. Altri invece sono cerimoniali, e ricevono il potere d'obbligare soltanto da una disposizione divina. A Dio però non interessano soltanto i sacrifici che a lui sono offerti, ma quanto riguarda l'idoneità degli oblatori e degli adoratori. Infatti gli uomini sono ordinati a Dio come al loro fine: perciò la loro idoneità al culto divino riguarda codesto culto, e di conseguenza rientra nei precetti cerimoniali. Invece l'uomo non è ordinato al prossimo come al suo fine, così da esigere di essere regolato in se medesimo in ordine al prossimo: ché questo è il rapporto esistente tra schiavi e padroni; poiché a detta del Filosofo, gli schiavi "quel che sono, son dei loro padroni". Ecco perché i precetti che regolano l'uomo in se stesso non sono giudiziali, ma soltanto morali: poiché la ragione, che è il principio degli atti morali, rispetto agli altri elementi esistenti in un soggetto e in ordine ad esso, è come il principe e il giudice in uno stato. - Si noti però che i precetti morali riguardanti i doveri verso il prossimo sono più numerosi di quelli riguardanti i doveri verso Dio, perché l'ordine dell'uomo verso il prossimo è più alla portata della ragione che il suo ordine verso Dio. Ecco perché dovettero essere più numerosi nella legge i precetti cerimoniali, che quelli giudiziali.

ARTICOLO 2

Se i precetti giudiziali abbiano un valore figurale

SEMBRA che i precetti giudiziali non abbiano un valore figurale. Infatti:
1. Sembra una prerogativa dei precetti cerimoniali essere stati istituiti come figura di altre cose. Perciò, se anche i precetti giudiziali figurassero qualche cosa, non rimarrebbe nessuna differenza tra i precetti giudiziali e quelli cerimoniali.
2. Al popolo ebreo furono dati i precetti giudiziali come agli altri popoli. Ora, i precetti giudiziali di questi popoli non hanno nessun valore figurale, ma ordinano ciò che si deve fare. Dunque neppure i precetti giudiziali dell'antica legge avevano un valore figurale.
3. Era necessario che venisse insegnato sotto figure simboliche quanto riguardava il culto divino, perché le cose di Dio, come abbiamo detto, sorpassano la nostra ragione. Ma i doveri verso il prossimo non sorpassano la nostra ragione. Quindi non era necessario che i precetti giudiziali relativi a codesti doveri, avessero un valore figurale.

IN CONTRARIO: I precetti giudiziali dell'Esodo vengono spiegati, sia in senso allegorico, che morale.

RISPONDO: Un precetto può essere figurale in due maniere. Primo, direttamente: cioè nel senso che esso è stabilito principalmente per figurare qualche cosa. E in tal modo sono figurali i precetti cerimoniali: infatti essi furono istituiti per figurare qualche cosa riguardante il culto di Dio e il mistero di Cristo. - Altri precetti, invece, non sono figurali direttamente, bensì indirettamente. E in tal senso lo sono anche i precetti giudiziali dell'antica legge. Essi infatti non furono stabiliti per rappresentare qualche cosa; ma per ordinare la vita del popolo ebreo secondo giustizia ed equità. Però indirettamente erano figura di qualche cosa: poiché tutta la vita di codesto popolo, organizzata da tali precetti, aveva un valore figurale, secondo l'insegnamento paolino: "Tutto capitava loro in figura".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I precetti cerimoniali son figurali in maniera diversa da quelli giudiziali.
2. Il popolo ebreo fu scelto da Dio, perché da esso doveva nascere il Cristo. Perciò tutta la vita di codesto popolo ebbe un valore profetico e figurale, come nota S. Agostino. Ecco perché gli stessi precetti giudiziali dati a codesto popolo hanno un valore figurale, a differenza di quelli di altri popoli. Del resto anche le guerre e le imprese di codesto popolo si possono spiegare in senso mistico; non così invece le guerre e le imprese degli Assiri o dei Romani, sebbene siano umanamente più celebri.
3. In codesto popolo i doveri verso il prossimo erano alla portata della ragione, se considerati in se stessi. Ma in quanto si riallacciavano al culto di Dio sorpassavano la ragione. E da questo lato erano figurali.

ARTICOLO 3

Se i precetti giudiziali dell'antica legge obblighino in perpetuo

SEMBRA che i precetti giudiziali dell'antica legge obblighino in perpetuo. Infatti:
1. I precetti giudiziali riguardano la virtù della giustizia: poiché il giudizio si considera l'esecuzione della giustizia. Ora, la giustizia, come dice la Sapienza, è "perpetua e immortale". Dunque l'obbligazione dei precetti giudiziali è perpetua.
2. L'istituzione divina è più stabile dell'istituzione umana. Ma i precetti giudiziali delle leggi umane obbligano in perpetuo. Molto più, dunque, obbligheranno così i precetti giudiziali della legge divina.
3. L'Apostolo scrive, che "l'ordinamento precedente è stato abrogato a causa della sua debolezza e inutilità". E questo avviene per le norme cerimoniali, le quali "non potevano rendere perfetto secondo coscienza l'adoratore, consistendo solo in cibi, bevande e varie abluzioni, ordinamenti carnali". Ma i precetti giudiziali erano utili ed efficaci, per raggiungere ciò cui erano ordinati, cioè per stabilire la giustizia e l'equità tra gli uomini. Perciò tali precetti dell'antica legge non sono abrogati, ma sono ancora in vigore.

IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma che "mutato il sacerdozio, deve mutare anche la legge". Ora, il sacerdozio è passato da Aronne a Cristo. Dunque tutta la legge è anch'essa mutata. E quindi i precetti giudiziali non hanno più vigore.

RISPONDO: I precetti giudiziali non ebbero il potere di obbligare in perpetuo, ma sono stati abrogati con la venuta di Cristo: però in modo diverso da quelli cerimoniali. Infatti questi ultimi sono abrogati al punto da essere non solo morti, ma mortiferi per chi li osserva dopo Cristo, e specialmente dopo la divulgazione del Vangelo. Invece i precetti giudiziali sono morti anch'essi, perché privi di ogni obbligatorietà; ma non sono mortiferi. Poiché, se un re ordinasse nel proprio regno di osservare codesti precetti, non commetterebbe peccato: a meno che codesta osservanza non fosse imposta, facendo derivare la sua obbligatorietà dall'istituzione (divina) dell'antica legge. Infatti codesta intenzione sarebbe mortifera.
La ragione di tale differenza si può desumere da quanto abbiamo già detto. Infatti abbiamo visto sopra che i precetti cerimoniali sono figurali di suo e direttamente, perché istituiti principalmente per rappresentare i misteri di Cristo come futuri. Perciò la loro osservanza pregiudica la verità della fede, secondo la quale confessiamo che codesti misteri sono ormai compiuti. - Invece i precetti giudiziali non furono istituiti per dare delle figure, ma per regolare lo stato di vita del popolo ebreo, che era ordinato al Cristo. Perciò, una volta mutato codesto stato con la venuta di Cristo, i precetti giudiziali hanno perduto la loro obbligatorietà: infatti la legge, come insegna S. Paolo, fu "il pedagogo" che conduceva a Cristo. E poiché tali precetti non erano ordinati a prefigurare, ma a far compiere determinate cose, la loro osservanza di suo non pregiudica la verità della fede. L'intenzione però di osservarli per l'obbligazione della legge pregiudica la verità della fede: poiché ciò equivale a dire che lo stato del popolo ebreo dura tuttora, e che Cristo non è ancora venuto.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La giustizia si deve sempre osservare. Ma la determinazione di quelle cose che sono giuste secondo l'istituzione umana o divina deve variare secondo il diverso stato degli uomini.
2. I precetti giudiziali istituiti dagli uomini hanno un'obbligatorietà perpetua, mentre dura un dato regime. Ma se la città o la nazione passa ad un altro regime, il mutamento s'impone. Infatti, come nota il Filosofo, non possono valere le stesse leggi in una democrazia, cioè nel governo popolare, e in una oligarchia, che è il governo di persone facoltose. Perciò mutando lo stato del popolo ebreo, dovevano mutare nello stesso tempo anche i suoi precetti giudiziali.
3. Quei precetti disponevano il popolo alla giustizia e all'equità, come conveniva al suo stato di allora. Ma dopo Cristo lo stato di codesto popolo doveva mutare, cosicché in Cristo non deve esserci più nessuna distinzione tra gentili e giudei, come era in precedenza. Per questo era necessario che anche i precetti giudiziali dovessero mutare.

ARTICOLO 4

Se i precetti giudiziali possano avere una chiara divisione

SEMBRA che i precetti giudiziali non possano avere una chiara divisione. Infatti:
1. Codesti precetti regolano i doveri degli uomini tra loro. Ma le cose che bisognava così ordinare, perché soggette all'uso dell'uomo, non sono passibili di una chiara divisione, poiché sono infinite. Dunque i precetti giudiziali non possono avere una chiara divisione.
2. I precetti giudiziali sono determinazioni di quelli morali. Ma i precetti morali non presentano altra divisione che quella derivante dalla loro riduzione ai precetti del decalogo. Quindi i precetti giudiziali non hanno nessuna chiara divisione.
3. I precetti cerimoniali, avendo una divisione ben chiara, la trovano indicata nella legge stessa, che parla di sacrifici e di osservanze. Invece là non si accenna a nessuna divisione dei precetti giudiziali. Dunque codesti precetti non hanno una chiara divisione.

IN CONTRARIO: Dove c'è ordine deve esserci distinzione. Ora, la nozione di ordine è sommamente legata ai precetti giudiziali, che avevano il compito di ordinare il popolo. Perciò tra codesti precetti deve esserci sicuramente una chiara distinzione, o divisione.

RISPONDO: La legge è in qualche modo l'arte di disporre e di ordinare la vita umana; perciò, come in ogni arte c'è la divisione chiara delle relative regole, così in ogni legge deve esserci una chiara divisione dei precetti: altrimenti la confusione ne distruggerebbe l'utilità. Perciò dobbiamo affermare che i precetti giudiziali della legge antica, i quali ordinavano gli uomini tra loro, si dividevano secondo le varie distinzioni dell'ordinamento umano.
Ora, in un popolo si possono riscontrare quattro tipi di rapporti: il primo è quello esistente tra i principi e il popolo; il secondo è quello dei sudditi tra loro; il terzo quello con stranieri; il quarto quello con la gente di casa, cioè tra padre e figlio, tra marito e moglie, tra padrone e servo. E secondo questi quattro tipi di rapporti si possono distinguere i precetti giudiziali dell'antica legge. Infatti alcuni di essi riguardano la creazione dei principi, il loro compito, e il rispetto che a quelli si deve: e questa è la prima categoria dei precetti giudiziali. - Ci sono poi dei precetti riguardanti i rapporti tra concittadini: questi trattano di compravendite, di tribunali e di pene. E questa è la seconda sezione dei precetti giudiziali. - Ci sono inoltre i precetti riguardanti i rapporti con gli stranieri: quindi si tratta delle guerre contro i nemici, e del modo di ricevere i pellegrini e i forestieri. E questa è la terza categoria dei precetti giudiziali. - Finalmente ci sono nella legge dei precetti che riguardano la vita domestica; e trattano quindi dei servi, delle mogli e dei figli. E questa è la quarta categoria dei precetti giudiziali.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le cose riguardanti i doveri reciproci degli uomini sono numericamente infinite; tuttavia possono ridursi a delle categorie determinate, secondo le varie suddivisioni dell'ordinamento umano, come abbiamo spiegato.
2. I precetti del decalogo sono tra i principi nell'ordine della moralità, come abbiamo visto; perciò è logico che gli altri precetti morali si suddividano in base ad essi. Invece i precetti giudiziali e cerimoniali fondano la loro obbligatorietà, non sulla ragione naturale, ma soltanto sulla loro istituzione. Perciò il principio della suddivisione è diverso.
3. La legge accenna alla distinzione dei precetti giudiziali, mediante le cose stesse che codesti precetti son chiamati a ordinare.