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Questione
103
La durata dei precetti cerimoniali
Ed eccoci a considerare la durata dei precetti cerimoniali.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se i precetti cerimoniali
esistessero prima della legge; 2. Se al tempo della legge avessero
una qualche capacità di giustificare; 3. Se siano cessati con la venuta
di Cristo; 4. Se sia peccato mortale osservarli dopo Cristo.
ARTICOLO
1
Se le cerimonie legali esistessero già prima della legge
SEMBRA che le cerimonie legali esistessero già prima della legge. Infatti:
1. I sacrifici e gli olocausti appartengono alle cerimonie dell'antica legge,
come abbiamo visto. Ma i sacrifici e gli olocausti si facevano
già prima della legge. Nella Genesi infatti si narra, che "Caino offrì frutti
del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti
del suo gregge e il loro grasso". E anche Noè "offrì olocausti
al Signore"; così pure Abramo, come la Genesi ricorda. Dunque le cerimonie
dell'antica legge esistevano prima di essi.
2. La costruzione degli altari e la loro consacrazione rientra nelle cerimonie
riguardanti le cose sacre. Ma ciò si riscontra già prima della legge.
Sta scritto, infatti, che "Abramo innalzò un altare al Signore"; e si dice
che Giacobbe "prese la pietra, l'alzò in memoria, versandovi olio sopra".
Perciò le cerimonie legali esistevano già prima della legge.
3. Tra tutti i sacramenti legali il primo è la circoncisione. Ora,
la circoncisione, come si vede nel capitolo 17 della Genesi, esisteva
prima della legge. Lo stesso si dica del sacerdozio, poiché sta scritto
che "Melchisedec era sacerdote del Dio altissimo". Dunque le cerimonie
riguardanti i sacramenti legali esistevano prima della legge.
4. La distinzione degli animali in mondi ed immondi appartiene
alle cerimonie delle osservanze, come sopra abbiamo notato. Ma tale
distinzione esisteva già prima della legge; poiché nella Genesi si dice:
"Di tutti gli animali mondi prendine sette paia; degli animali immondi
un paio". Perciò già prima della legge esistevano le cerimonie legali.
IN CONTRARIO: Nel Deuteronomio si legge:
"Questi sono i comandamenti
e le cerimonie che il Signore vostro Dio ha ordinato di insegnarvi".
Ora, essi non avrebbero avuto bisogno di tale insegnamento,
se codeste cerimonie fossero già esistite. Dunque le cerimonie
legali non esistevano prima della legge.
RISPONDO: Le cerimonie dell'antica legge, come abbiamo spiegato sopra,
avevano due scopi: promuovere il culto di Dio, e prefigurare il Cristo.
Ma chiunque eserciti un culto verso Dio è costretto a farlo mediante
cose determinate rispetto al culto esterno.
E ogni determinazione del culto divino appartiene alle cerimonie;
come ogni determinazione dei doveri verso il prossimo, l'abbiamo già visto,
appartiene ai precetti giudiziali. Perciò come (in principio) c'erano
tra tutti gli uomini delle norme giudiziali, però non istituite dall'autorità
divina, bensì dovute alla ragione umana; così esistevano delle cerimonie,
però non determinate dall'autorità di qualche legge, ma secondo la volontà
e la devozione degli adoratori di Dio. Siccome però anche prima della legge
ci furono degli uomini dotati di spirito profetico, c'è da credere che per
ispirazione divina questi si sentissero guidati, come da una legge personale,
a esercitare un culto verso Dio che era conforme al culto interiore e adatto
a rappresentare i misteri di Cristo, che venivano prefigurati anche dalle loro
vicende personali, secondo la dottrina di S. Paolo: "Tutto capitava loro come
in figura". Perciò prima della legge vi furono delle cerimonie; ma non erano
cerimonie legali, poiché non erano state istituite da nessun legislatore.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli antichi prima della legge offrivano oblazioni,
sacrifici e olocausti secondo la loro spontanea devozione, per confessare così,
per mezzo delle cose ricevute da Dio e che essi offrivano in suo onore,
che adoravano Dio, principio e fine di tutte le cose.
2. Essi istituirono anche delle cose sacre, poiché sembrava loro conveniente
che per amore di Dio bisognasse distinguere i luoghi riservati al culto divino
dagli altri luoghi.
3. Il sacramento della circoncisione fu istituito per un comando divino
prima della legge. Perciò esso non può considerarsi legale
perché istituito dalla legge, ma perché osservato nel tempo della legge.
È quanto il Signore dice nel Vangelo: "La circoncisione non viene
da Mosè, ma dai suoi Padri". - Anche il sacerdozio già esisteva prima
della legge presso gli adoratori di Dio, secondo una determinazione umana:
si attribuiva allora codesta dignità ai primogeniti.
4. La distinzione degli animali in mondi ed immondi prima della legge
non esisteva rispetto al cibo, poiché nella Genesi si legge: "Tutto ciò
che si muove e vive sarà vostro cibo"; esisteva solo rispetto ai sacrifici,
poiché venivano offerti sacrifici solo di certi animali.
Però se vi era già qualche distinzione di animali rispetto al cibo,
ciò non avveniva perché era considerato illecito cibarsene, non essendo
ciò proibito da nessuna legge, ma per ripugnanza o per consuetudine:
anche oggi infatti si nota che certi cibi, considerati abominevoli
in alcune regioni, altrove sono invece mangiati.
ARTICOLO
2
Se le cerimonie dell'antica legge avessero allora la virtù di giustificare
SEMBRA che le cerimonie dell'antica legge avessero allora la virtù di
giustificare. Infatti:
1. L'espiazione del peccato e la consacrazione di un uomo sono
atti che appartengono alla giustificazione. Ma nella Scrittura si
dice che i sacerdoti e le loro vesti venivano consacrati con l'aspersione
del sangue e con l'unzione dell'olio; inoltre si dice che il sacerdote,
aspergendo il sangue del vitello, "espiava il santuario dalle immondezze
dei figli d'Israele, e dalle loro prevaricazioni e dai peccati".
Quindi le cerimonie dell'antica legge avevano la virtù di giustificare.
2. Ciò che rende un uomo piacevole a Dio è un elemento della giustizia,
poiché sta scritto: "Giusto è il Signore, ed ama le cose giuste".
Ora, alcuni piacevano a Dio mediante le cerimonie, secondo l'accenno
del Levitico: "Come potevo io piacere al Signore nelle sue cerimonie,
con l'anima in pianto?". Dunque le cerimonie dell'antica legge avevano
il potere di rendere giusti.
3. Le cose riguardanti il culto divino incidono più sull'anima
che sul corpo; secondo le parole della Scrittura: "La legge del
Signore è senza macchia, rifà le anime". Ma, a detta del Levitico,
le cerimonie dell'antica legge mondavano i lebbrosi. Perciò a maggior
ragione potevano mondare le anime, giustificandole.
IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive:
"Se fosse stata data una legge
che avesse avuto il potere di giustificare, allora Cristo sarebbe morto invano", cioè senza motivo. Ora, questo è assurdo. Dunque le cerimonie
dell'antica legge non giustificavano.
RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, nell'antica legge si conoscevano
due tipi d'immondezza: la prima spirituale, che è dovuta alla colpa;
la seconda corporale, che rendeva inabili al culto divino, come il lebbroso,
o chi aveva toccato un morto: e codesta immondezza non era che
una irregolarità. Ebbene, le cerimonie dell'antica legge avevano
il potere di purificare da quest'ultima immondezza: poiché codeste
cerimonie erano un rimedio per togliere le immondezze legali.
Ecco perché l'Apostolo riconosce che "il sangue di capri e di tori,
e la cenere d'una giovenca, asperso santifica gli immondi così da
procurare la purificazione della carne". E poiché l'immondezza che
veniva purificata da queste cerimonie era più del corpo che dell'anima;
l'Apostolo denomina le cerimonie stesse "della giustizia carnale":
"norme carnali imposte soltanto fino al tempo della
riforma".
Esse invece non avevano il potere di espiare dall'immondezza dell'anima,
cioè dalla colpa. E questo perché l'espiazione dai peccati la può compiere
soltanto Cristo, "che toglie i peccati del mondo", come dice il Vangelo.
E poiché il mistero dell'incarnazione e della passione di Cristo
non si era ancora realmente compiuto, le cerimonie dell'antica legge
non potevano contenere in sé realmente, come i sacramenti della nuova legge,
la virtù che emana dal Cristo incarnato ed immolato. Perciò esse non potevano
purificare dal peccato, come l'Apostolo insegna, essendo "impossibile
che sangue di tori e di capri tolga le colpe". Ed ecco perché l'Apostolo
le chiama "deboli e poveri elementi": deboli, perché non possono purificare
dal peccato; e, come conseguenza della loro debolezza, anche poveri,
dal fatto che esse non contengono la grazia.
Tuttavia nel tempo della legge
l'anima dei fedeli poteva unirsi con la fede a Cristo incarnato ed immolato:
e così dalla fede essi venivano giustificati. E di codesta fede l'osservanza
delle cerimonie era una professione, in quanto esse prefiguravano il Cristo.
Ed ecco perché nell'antica legge venivano offerti dei sacrifici per i peccati:
non perché essi stessi mondavano dal peccato, ma perché erano professioni
di quella fede che mondava dal peccato. La legge stessa lo lascia
comprendere dal suo modo di esprimersi. Nel Levitico infatti si legge,
che nell'oblazione delle vittime per il peccato "il sacerdote pregherà
per lui, e gli sarà perdonato"; come per dire che il peccato non era perdonato
in forza del sacrificio, ma per la fede e la devozione degli offerenti. - Si
noti però che l'espiazione stessa delle immondezze legali, compiuta dalle
cerimonie dell'antica legge, era una figura dell'espiazione dei peccati
che oggi avviene per opera di Cristo.
È chiaro, quindi, che nello stato
dell'antica legge le cerimonie non avevano il potere di giustificare.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La suddetta santificazione dei sacerdoti,
dei loro figli e delle loro vesti, o di qualsiasi altra cosa,
mediante l'aspersione del sangue, altro non era che un'abilitazione
al culto divino, e un mezzo per togliere gli ostacoli "alla purificazione
carnale", di cui parla l'Apostolo; in vista di quella santificazione,
mediante la quale "Gesù santificò il suo popolo col proprio sangue". - Anche
l'espiazione si restringeva a codeste immondezze legali, senza togliere
il peccato. Infatti si parla anche dell'espiazione del santuario,
il quale non poteva essere subietto di peccato.
2. I sacerdoti piacevano a Dio con le cerimonie per l'obbedienza
e per la devozione, nonché per la fede in quello che esse prefiguravano:
non già per le cose stesse in sé considerate.
3. Le cerimonie, istituite per la purificazione dei lebbrosi, non
erano ordinate a eliminare la malattia della lebbra con la sua immondezza.
Ciò è evidente per il fatto che codeste cerimonie erano usate soltanto
per chi era già mondato: "Il sacerdote", dice il libro del Levitico,
"uscito
dagli accampamenti, se troverà che la lebbra è sparita, ordinerà a colui
che deve essere purificato, ecc."; dal che risulta che il sacerdote era
costituito giudice della lebbra già mondata, non di quella da mondare.
Quindi codeste cerimonie si usavano per togliere l'immondezza di una
irregolarità. - Si dice però che se un sacerdote in qualche caso avesse
sbagliato nel giudicare, il lebbroso veniva mondato miracolosamente per virtù
divina, ma non in virtù dei sacrifici. Come miracolosamente imputridiva
il fianco di una donna adultera, di cui si parla nel libro dei Numeri,
dopo aver bevuto l'acqua in cui il sacerdote aveva versato le maledizioni.
ARTICOLO
3
Se le cerimonie dell'antica legge siano cessate con la venuta di Cristo
SEMBRA che le cerimonie dell'antica legge non siano cessate con la venuta
di Cristo. Infatti:
1. Sta scritto:
"Questo è il libro dei comandamenti di Dio, e la legge
che sussiste in eterno". Ora, alla legge appartengono le cerimonie legali.
Dunque le cerimonie legali dovevano durare in eterno.
2. L'offerta del lebbroso guarito rientrava tra le cerimonie legali.
Ora, nel Vangelo al lebbroso guarito viene comandato di offrire codeste oblazioni.
Dunque le cerimonie dell'antica legge non cessarono con la venuta di Cristo.
3. Se rimane la causa, rimane anche l'effetto. Ma le cerimonie dell'antica legge
avevano delle cause ragionevoli in quanto erano ordinate al culto divino;
anche a prescindere dal fatto che servivano a prefigurare il Cristo.
Quindi codeste cerimonie non dovevano cessare.
4. La circoncisione era stata istituita come segno della fede di
Abramo; l'osservanza del sabato ricordava il beneficio della creazione;
e le altre feste legali ricordavano altri benefici di Dio, come sopra abbiamo
detto. Ma la fede di Abramo noi dobbiamo sempre imitarla; e così dobbiamo
ricordare sempre la creazione e gli altri benefici di Dio.
Perciò almeno la circoncisione e le feste legali non dovevano cessare.
IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma:
"Nessuno vi giudichi quanto al cibo o alla bevanda, o in riguardo di feste, di noviluni, o di sabati,
che son l'ombra di quanto doveva avvenire". E altrove insegna che "dicendo
alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; e ciò che
diventa antico e invecchia è prossimo a sparire".
RISPONDO: Tutti i precetti cerimoniali dell'antica legge sono ordinati,
come abbiamo detto, al culto di Dio. Ma il culto esterno
dev'essere proporzionato al culto interiore, che consiste nella fede,
nella speranza e nella carità. Perciò col variare del culto interiore,
deve variare anche il culto esterno. Ora, si possono distinguere
tre stati del culto interiore. Il primo è quello in cui la fede
e la speranza hanno per oggetto, sia i beni celesti, sia ciò che serve
a introdurci nel possesso di codesti beni, però in quanto son cose future.
Tale era lo stato della fede e della speranza nell'antica legge. - Il
secondo stato è quello in cui si ha la fede e la speranza
dei beni celesti come di cose future, mentre si ha come di cose
presenti, o passate, rispetto a ciò che serve a introdurci nei beni
celesti. E questo è lo stato della nuova legge. - Il terzo stato è
quello in cui le due serie di cose si hanno come presenti, senza
credere nulla come assente, e senza nulla sperare come futuro.
E questo è lo stato dei beati.
Ebbene, nello stato dei beati non c'è nulla di figurale in ciò che
riguarda il culto divino, ma soltanto "inni di ringraziamento e
voce di lode". Perciò nell'Apocalisse si dice, a proposito della città
dei beati: "Non vidi tempio in essa; perché il suo tempio è il Signore Dio
onnipotente, e l'Agnello". Quindi per lo stesso motivo, dovettero
cessare le cerimonie del primo stato, che prefiguravano il secondo e il terzo,
con la venuta del secondo stato; e bisognò introdurre
altre cerimonie proporzionate allo stato del culto divino
di codesto tempo in cui i beni celesti rimangono futuri, mentre
i benefici di Dio che ad essi introducono sono ormai presenti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Che la legge antica dura in eterno
si può dire in senso assoluto rispetto ai precetti morali; ma rispetto
a quelli cerimoniali vale per la verità in essi prefigurata.
2. Il mistero della redenzione umana ebbe compimento nella passione di Cristo;
infatti il Signore allora gridò: "Tutto è compiuto". Ecco perché da allora
dovevano cessare tutte le norme legali, essendo ormai in atto la verità
di quanto preannunziavano. Di ciò si ebbe un segno nella passione di Cristo,
quando il velo del tempio si squarciò. Quindi prima della passione,
quando Cristo predicava e faceva miracoli, erano simultaneamente in vigore
la legge e il Vangelo: poiché il mistero di Cristo era già iniziato, ma non era
compiuto. Ecco perché il Signore, prima della sua passione, comandò
al lebbroso di osservare le cerimonie legali.
3. Le ricordate ragioni letterali, o storiche, delle cerimonie si riferiscono
a un culto divino, che però era impostato sulla fede nel Cristo venturo.
Perciò una volta che questo si fosse fatto presente, quel culto doveva cessare,
e con esso tutti i motivi che lo giustificavano.
4. La fede di Abramo fu lodata per il fatto che egli credette alla
divina promessa di un seme, nel quale sarebbero state benedette
tutte le genti. Quindi finché codesto seme rimase futuro, bisognava
confessare la fede di Abramo con la circoncisione. Ma dopo che
esso fu un fatto compiuto, bisogna dichiararlo con un altro segno,
cioè col battesimo, il quale succede alla circoncisione, secondo
l'insegnamento dell'Apostolo: "Siete stati circoncisi con una circoncisione
non fatta da mano d'uomo nella spogliazione del corpo di carne,
ma con la circoncisione del Signore nostro Gesù Cristo, sepolti
con lui nel battesimo".
Il sabato poi, che ricordava la prima creazione, è stato mutato
nel giorno del Signore (o domenica), in cui si ricorda la nuova
creazione, cominciata con la resurrezione di Cristo. - Così alle altre
feste dell'antica legge succedono nuove solennità: poiché i benefici
concessi al popolo ebreo indicavano i benefici a noi concessi
per mezzo del Cristo. Infatti alla festa di Pasqua succede la festa
della Passione e della Resurrezione di Cristo. Alla festa di Pentecoste,
in cui fu promulgata l'antica legge, succede la festa di
Pentecoste in cui fu data la legge dello spirito di vita. La festa
delle Neomenie è sostituita dalle feste della Beata Vergine, in cui
apparve la luce del sole, cioè di Cristo, per l'abbondanza della
grazia. Alla festa delle trombe succedono le feste degli Apostoli.
A quella dell'espiazione succedono le feste dei Martiri e dei Confessori.
La festa dei Tabernacoli è sostituita da quella della Dedicazione della Chiesa.
Mentre la festa dell'Assemblea e della Colletta è soppiantata dalla festa
degli Angeli (custodi); oppure da quella di Tutti i Santi.
ARTICOLO
4
Se dopo la passione di Cristo si possano osservare le cerimonie legali
senza peccato mortale
SEMBRA che dopo la passione di Cristo si possano osservare le cerimonie
legali senza peccato mortale. Infatti:
1. Non è da credere che gli Apostoli abbiano peccato mortalmente
dopo aver ricevuto lo Spirito Santo: ché dalla sua pienezza essi,
dice S. Luca, furono "rivestiti di virtù dall'alto". Ma gli Apostoli
osservarono le cerimonie legali dopo la discesa dello Spirito Santo;
S. Paolo infatti circoncise Timoteo; e dietro consiglio di S. Giacomo "presi
con sé quegli uomini, e dopo essersi purificato con loro, entrò nel tempio,
per annunziare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe
stata offerta l'oblazione per ciascuno di essi". Perciò i precetti legali si
possono osservare dopo la passione di Cristo, senza commettere peccato mortale.
2. Evitare i contatti con i gentili rientrava nelle cerimonie della legge.
Ora, il primo pastore della Chiesa si attenne a codesta norma,
come racconta S. Paolo: "Essendo venute alcune persone ad Antiochia,
Pietro si ritirò e se ne stette in disparte dai gentili".
Dunque le cerimonie legali si possono osservare dopo la passione di Cristo,
senza far peccato.
3. I comandi degli Apostoli non portarono certo gli uomini al peccato.
Ma proprio con un decreto degli Apostoli fu stabilito che
i gentili osservassero certe cerimonie legali; infatti nella Scrittura
si legge: "È parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi
altro peso all'infuori di queste cose necessarie, che vi asteniate
dalle cose immolate agli idoli, e dal sangue, e dagli animali soffocati,
e dalla fornicazione". Dunque le cerimonie legali si possono
osservare senza peccato dopo la passione di Cristo.
IN CONTRARIO: L'Apostolo ammonisce:
"Se vi fate circoncidere, Cristo
non vi gioverà a nulla". Ora, soltanto il peccato mortale impedisce
il giovamento del Cristo. Dunque la pratica della circoncisione
e delle altre cerimonie è peccato mortale, dopo la passione di Cristo.
RISPONDO: Tutte le cerimonie sono altrettante professioni di quella fede,
che costituisce il culto interiore di Dio. Ora, l'uomo può professare
la sua fede interiore con gli atti e con le parole: e in entrambi i casi,
se professa della falsità, pecca mortalmente. E sebbene la fede che noi
abbiamo del Cristo sia identica a quella che di lui avevano i Patriarchi,
tuttavia poiché essi precedettero il Cristo, mentre noi siamo a lui posteriori,
la medesima fede viene espressa con verbi differenti.
Essi infatti dicevano: "Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio",
usavano cioè verbi al futuro: invece noi ci serviamo del passato
nell'esprimere la stessa cosa, dicendo che "concepì e partorì".
Allo stesso modo, le cerimonie dell'antica legge indicavano il Cristo
che doveva ancora nascere e patire: mentre i nostri sacramenti
lo indicano già nato e immolato. Perciò, come peccherebbe mortalmente
chi adesso, nel professare la fede, dicesse che Cristo deve nascere,
cosa che gli antichi invece dicevano con tutta pietà e verità;
così peccherebbe mortalmente chi osservasse ancora le cerimonie
che gli antichi osservavano con pietà e con fede.
Ciò corrisponde a quanto scrive S. Agostino: "Ormai non c'è più la promessa
che Cristo deve nascere, patire e risorgere, come quei sacramenti in qualche
modo ricordavano; ma c'è l'annunzio che egli è nato, ha patito ed è risorto,
come dichiarano apertamente i sacramenti usati dai cristiani".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sull'argomento S. Girolamo e S. Agostino
ebbero opinioni differenti. Infatti S. Girolamo distingue due sole epoche.
L'epoca anteriore alla passione di Cristo, in cui le norme legali
non erano né morte, perché conservavano la loro obbligatorietà
e il loro potere espiatorio, né mortifere, perché non peccavano
coloro che vi erano fedeli. Però subito dopo la passione di
Cristo esse cominciarono ad essere non solo morte, cioè prive di
valore e di obbligatorietà, ma anche mortifere; cosicché peccava
mortalmente chiunque le osservava. Perciò egli affermava che gli
Apostoli non osservarono mai realmente le cerimonie legali dopo
la passione; ma vi si attennero solo per una pia simulazione, per
non scandalizzare i giudei e per non impedire la loro conversione.
Simulazione da non intendersi nel senso che essi non compivano
realmente codesti atti: ma nel senso che non li compivano quali
cerimonie legali; come se uno, p. es., si facesse togliere il prepuzio,
non per adempiere l'obbligo della circoncisione, bensì per igiene.
Essendo però poco conveniente che gli Apostoli nascondessero,
per paura di scandalizzare, cose riguardanti la verità della morale
e del dogma, e che usassero la simulazione in cose attinenti
alla salvezza dei fedeli, con più ragione S. Agostino distinse tre
epoche. La prima, precedente alla passione di Cristo, in cui le cerimonie
legali non erano né mortifere, né morte. La seconda, posteriore
alla promulgazione del Vangelo, in cui le cerimonie legali
sono morte e mortifere. La terza è un'epoca intermedia, che va
dalla passione di Cristo alla divulgazione del Vangelo, nella quale
le cerimonie legali erano morte, poiché non avevano più alcun valore,
e nessuno era più tenuto a osservarle; ma non erano mortifere,
poiché i cristiani convertiti dal giudaismo potevano osservarle
lecitamente, purché non ponessero in esse la loro speranza,
al punto da reputarle necessarie alla salvezza, come se la fede
cristiana fosse stata incapace di giustificare senza di esse.
Per quelli poi che si convertivano dal paganesimo non c'era nessun
motivo di osservarle. Ecco perché S. Paolo circoncise Timoteo, che
era nato da un'ebrea; mentre non volle circoncidere Tito, che era
nato da genitori pagani.
Lo Spirito Santo non volle, in tal modo, che agli ebrei fosse
proibita subito l'osservanza delle cerimonie legali, come invece
erano interdetti ai convertiti dal paganesimo i loro riti, per mostrare
la differenza esistente tra l'uno e l'altro rito. Infatti i riti
pagani venivano ripudiati come assolutamente illeciti; mentre i
riti della legge antica, istituiti da Dio a prefigurare il Cristo,
venivano a cessare, perché adempiuti nella passione di Cristo.
2. Secondo S. Girolamo, Pietro si sarebbe sottratto ai gentili per
una finzione, onde evitare lo scandalo dei giudei, di cui era l'Apostolo.
Perciò in questo non avrebbe peccato in nessun modo.
E Paolo lo avrebbe ripreso allo stesso modo per una finzione,
onde evitare lo scandalo dei gentili, di cui era l'Apostolo. - Ma
S. Agostino riprova questa spiegazione: poiché S. Paolo in una Scrittura
canonica, cioè nella lettera ai Galati, in cui sarebbe peccato
credere vi sia qualche cosa di falso, afferma che Pietro "era reprensibile".
Perciò realmente Pietro ha peccato: e S. Paolo lo ha realmente ripreso
e non per una finzione. Però Pietro non peccò per il fatto che osservava
in codesta epoca le cerimonie legali: poiché ciò era lecito a lui che era
convertito dal giudaismo. Ma peccò nell'osservarle con troppa diligenza,
per non scandalizzare i giudei, provocando così lo scandalo dei gentili.
3. Alcuni ritengono che codesta proibizione degli Apostoli non sia
da prendersi alla lettera, ma in senso spirituale; cosicché nella
proibizione del sangue si dovrebbe intendere quella dell'omicidio;
nella proibizione degli animali soffocati la violenza e la rapina;
nella proibizione delle carni immolate sarebbe sottintesa la condanna
dell'idolatria; mentre la fornicazione sarebbe proibita come
un male per se stessa. Essi ricavano questa opinione da alcune
glosse, che espongono in senso mistico tali precetti. - Ma poiché
l'omicidio e la rapina erano ritenuti peccaminosi anche presso i
gentili, non sarebbe stato necessario rivolgere un precetto particolare
su codeste cose a coloro che si erano convertiti a Cristo dal paganesimo.
Perciò altri ritengono che codesti cibi furono proibiti in senso
letterale, non per favorire l'osservanza dei precetti legali, ma per
mortificare la gola. Infatti S. Girolamo, commentando quel passo
di Ezechiele, "Qualsiasi animale morto, ecc.", scrive: "Condanna
quei sacerdoti che, attratti dalla gola, non rispettano queste norme
riguardanti tordi ed altri uccelli consimili". - Siccome però ci
sono ben altri cibi più delicati e più atti ad attrarre la gola, non
sembra che questo sia un motivo sufficiente per proibire codesti
cibi piuttosto che altri.
Perciò si deve rispondere, secondo la terza opinione, che codeste
cose furono proibite in senso letterale, non per inculcare l'osservanza
delle cerimonie legali, ma per favorire l'unione dei gentili
e dei giudei che dovevano convivere. Infatti per gli ebrei il sangue
e gli animali soffocati erano abominevoli per l'antica loro consuetudine:
mentre l'uso delle carni immolate poteva in essi destare il
sospetto che i gentili tornassero così all'idolatria. Perciò queste
cose furono proibite per quell'epoca in cui s'iniziava la convivenza
dei gentili con i giudei. Ma col passare del tempo, cessata la causa, cessò
anche l'effetto; una volta chiarita, cioè, la verità della dottrina evangelica,
in cui il Signore insegna che "niente di quanto entra nella bocca contamina
l'uomo"; e che "nessuna cosa è da rigettare, se presa con azioni di
grazie",
come dice S. Paolo. - Invece la fornicazione era proibita in modo speciale,
perché i gentili non la consideravano peccato.
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