Il Santo Rosario
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Questione 103

La durata dei precetti cerimoniali

Ed eccoci a considerare la durata dei precetti cerimoniali.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se i precetti cerimoniali esistessero prima della legge; 2. Se al tempo della legge avessero una qualche capacità di giustificare; 3. Se siano cessati con la venuta di Cristo; 4. Se sia peccato mortale osservarli dopo Cristo.

ARTICOLO 1

Se le cerimonie legali esistessero già prima della legge

SEMBRA che le cerimonie legali esistessero già prima della legge. Infatti:
1. I sacrifici e gli olocausti appartengono alle cerimonie dell'antica legge, come abbiamo visto. Ma i sacrifici e gli olocausti si facevano già prima della legge. Nella Genesi infatti si narra, che "Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al Signore; anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso". E anche Noè "offrì olocausti al Signore"; così pure Abramo, come la Genesi ricorda. Dunque le cerimonie dell'antica legge esistevano prima di essi.

2. La costruzione degli altari e la loro consacrazione rientra nelle cerimonie riguardanti le cose sacre. Ma ciò si riscontra già prima della legge. Sta scritto, infatti, che "Abramo innalzò un altare al Signore"; e si dice che Giacobbe "prese la pietra, l'alzò in memoria, versandovi olio sopra". Perciò le cerimonie legali esistevano già prima della legge.
3. Tra tutti i sacramenti legali il primo è la circoncisione. Ora, la circoncisione, come si vede nel capitolo 17 della Genesi, esisteva prima della legge. Lo stesso si dica del sacerdozio, poiché sta scritto che "Melchisedec era sacerdote del Dio altissimo". Dunque le cerimonie riguardanti i sacramenti legali esistevano prima della legge.
4. La distinzione degli animali in mondi ed immondi appartiene alle cerimonie delle osservanze, come sopra abbiamo notato. Ma tale distinzione esisteva già prima della legge; poiché nella Genesi si dice: "Di tutti gli animali mondi prendine sette paia; degli animali immondi un paio". Perciò già prima della legge esistevano le cerimonie legali.

IN CONTRARIO: Nel Deuteronomio si legge: "Questi sono i comandamenti e le cerimonie che il Signore vostro Dio ha ordinato di insegnarvi". Ora, essi non avrebbero avuto bisogno di tale insegnamento, se codeste cerimonie fossero già esistite. Dunque le cerimonie legali non esistevano prima della legge.

RISPONDO: Le cerimonie dell'antica legge, come abbiamo spiegato sopra, avevano due scopi: promuovere il culto di Dio, e prefigurare il Cristo. Ma chiunque eserciti un culto verso Dio è costretto a farlo mediante cose determinate rispetto al culto esterno. E ogni determinazione del culto divino appartiene alle cerimonie; come ogni determinazione dei doveri verso il prossimo, l'abbiamo già visto, appartiene ai precetti giudiziali. Perciò come (in principio) c'erano tra tutti gli uomini delle norme giudiziali, però non istituite dall'autorità divina, bensì dovute alla ragione umana; così esistevano delle cerimonie, però non determinate dall'autorità di qualche legge, ma secondo la volontà e la devozione degli adoratori di Dio. Siccome però anche prima della legge ci furono degli uomini dotati di spirito profetico, c'è da credere che per ispirazione divina questi si sentissero guidati, come da una legge personale, a esercitare un culto verso Dio che era conforme al culto interiore e adatto a rappresentare i misteri di Cristo, che venivano prefigurati anche dalle loro vicende personali, secondo la dottrina di S. Paolo: "Tutto capitava loro come in figura". Perciò prima della legge vi furono delle cerimonie; ma non erano cerimonie legali, poiché non erano state istituite da nessun legislatore.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli antichi prima della legge offrivano oblazioni, sacrifici e olocausti secondo la loro spontanea devozione, per confessare così, per mezzo delle cose ricevute da Dio e che essi offrivano in suo onore, che adoravano Dio, principio e fine di tutte le cose.
2. Essi istituirono anche delle cose sacre, poiché sembrava loro conveniente che per amore di Dio bisognasse distinguere i luoghi riservati al culto divino dagli altri luoghi.
3. Il sacramento della circoncisione fu istituito per un comando divino prima della legge. Perciò esso non può considerarsi legale perché istituito dalla legge, ma perché osservato nel tempo della legge. È quanto il Signore dice nel Vangelo: "La circoncisione non viene da Mosè, ma dai suoi Padri". - Anche il sacerdozio già esisteva prima della legge presso gli adoratori di Dio, secondo una determinazione umana: si attribuiva allora codesta dignità ai primogeniti.
4. La distinzione degli animali in mondi ed immondi prima della legge non esisteva rispetto al cibo, poiché nella Genesi si legge: "Tutto ciò che si muove e vive sarà vostro cibo"; esisteva solo rispetto ai sacrifici, poiché venivano offerti sacrifici solo di certi animali. Però se vi era già qualche distinzione di animali rispetto al cibo, ciò non avveniva perché era considerato illecito cibarsene, non essendo ciò proibito da nessuna legge, ma per ripugnanza o per consuetudine: anche oggi infatti si nota che certi cibi, considerati abominevoli in alcune regioni, altrove sono invece mangiati.

ARTICOLO 2

Se le cerimonie dell'antica legge avessero allora la virtù di giustificare

SEMBRA che le cerimonie dell'antica legge avessero allora la virtù di giustificare. Infatti:
1. L'espiazione del peccato e la consacrazione di un uomo sono atti che appartengono alla giustificazione. Ma nella Scrittura si dice che i sacerdoti e le loro vesti venivano consacrati con l'aspersione del sangue e con l'unzione dell'olio; inoltre si dice che il sacerdote, aspergendo il sangue del vitello, "espiava il santuario dalle immondezze dei figli d'Israele, e dalle loro prevaricazioni e dai peccati". Quindi le cerimonie dell'antica legge avevano la virtù di giustificare.
2. Ciò che rende un uomo piacevole a Dio è un elemento della giustizia, poiché sta scritto: "Giusto è il Signore, ed ama le cose giuste". Ora, alcuni piacevano a Dio mediante le cerimonie, secondo l'accenno del Levitico: "Come potevo io piacere al Signore nelle sue cerimonie, con l'anima in pianto?". Dunque le cerimonie dell'antica legge avevano il potere di rendere giusti.
3. Le cose riguardanti il culto divino incidono più sull'anima che sul corpo; secondo le parole della Scrittura: "La legge del Signore è senza macchia, rifà le anime". Ma, a detta del Levitico, le cerimonie dell'antica legge mondavano i lebbrosi. Perciò a maggior ragione potevano mondare le anime, giustificandole.

IN CONTRARIO: L'Apostolo scrive: "Se fosse stata data una legge che avesse avuto il potere di giustificare, allora Cristo sarebbe morto invano", cioè senza motivo. Ora, questo è assurdo. Dunque le cerimonie dell'antica legge non giustificavano.

RISPONDO: Come sopra abbiamo detto, nell'antica legge si conoscevano due tipi d'immondezza: la prima spirituale, che è dovuta alla colpa; la seconda corporale, che rendeva inabili al culto divino, come il lebbroso, o chi aveva toccato un morto: e codesta immondezza non era che una irregolarità. Ebbene, le cerimonie dell'antica legge avevano il potere di purificare da quest'ultima immondezza: poiché codeste cerimonie erano un rimedio per togliere le immondezze legali. Ecco perché l'Apostolo riconosce che "il sangue di capri e di tori, e la cenere d'una giovenca, asperso santifica gli immondi così da procurare la purificazione della carne". E poiché l'immondezza che veniva purificata da queste cerimonie era più del corpo che dell'anima; l'Apostolo denomina le cerimonie stesse "della giustizia carnale": "norme carnali imposte soltanto fino al tempo della riforma".
Esse invece non avevano il potere di espiare dall'immondezza dell'anima, cioè dalla colpa. E questo perché l'espiazione dai peccati la può compiere soltanto Cristo, "che toglie i peccati del mondo", come dice il Vangelo. E poiché il mistero dell'incarnazione e della passione di Cristo non si era ancora realmente compiuto, le cerimonie dell'antica legge non potevano contenere in sé realmente, come i sacramenti della nuova legge, la virtù che emana dal Cristo incarnato ed immolato. Perciò esse non potevano purificare dal peccato, come l'Apostolo insegna, essendo "impossibile che sangue di tori e di capri tolga le colpe". Ed ecco perché l'Apostolo le chiama "deboli e poveri elementi": deboli, perché non possono purificare dal peccato; e, come conseguenza della loro debolezza, anche poveri, dal fatto che esse non contengono la grazia.
Tuttavia nel tempo della legge l'anima dei fedeli poteva unirsi con la fede a Cristo incarnato ed immolato: e così dalla fede essi venivano giustificati. E di codesta fede l'osservanza delle cerimonie era una professione, in quanto esse prefiguravano il Cristo. Ed ecco perché nell'antica legge venivano offerti dei sacrifici per i peccati: non perché essi stessi mondavano dal peccato, ma perché erano professioni di quella fede che mondava dal peccato. La legge stessa lo lascia comprendere dal suo modo di esprimersi. Nel Levitico infatti si legge, che nell'oblazione delle vittime per il peccato "il sacerdote pregherà per lui, e gli sarà perdonato"; come per dire che il peccato non era perdonato in forza del sacrificio, ma per la fede e la devozione degli offerenti. - Si noti però che l'espiazione stessa delle immondezze legali, compiuta dalle cerimonie dell'antica legge, era una figura dell'espiazione dei peccati che oggi avviene per opera di Cristo.
È chiaro, quindi, che nello stato dell'antica legge le cerimonie non avevano il potere di giustificare.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La suddetta santificazione dei sacerdoti, dei loro figli e delle loro vesti, o di qualsiasi altra cosa, mediante l'aspersione del sangue, altro non era che un'abilitazione al culto divino, e un mezzo per togliere gli ostacoli "alla purificazione carnale", di cui parla l'Apostolo; in vista di quella santificazione, mediante la quale "Gesù santificò il suo popolo col proprio sangue". - Anche l'espiazione si restringeva a codeste immondezze legali, senza togliere il peccato. Infatti si parla anche dell'espiazione del santuario, il quale non poteva essere subietto di peccato.
2. I sacerdoti piacevano a Dio con le cerimonie per l'obbedienza e per la devozione, nonché per la fede in quello che esse prefiguravano: non già per le cose stesse in sé considerate.
3. Le cerimonie, istituite per la purificazione dei lebbrosi, non erano ordinate a eliminare la malattia della lebbra con la sua immondezza. Ciò è evidente per il fatto che codeste cerimonie erano usate soltanto per chi era già mondato: "Il sacerdote", dice il libro del Levitico, "uscito dagli accampamenti, se troverà che la lebbra è sparita, ordinerà a colui che deve essere purificato, ecc."; dal che risulta che il sacerdote era costituito giudice della lebbra già mondata, non di quella da mondare. Quindi codeste cerimonie si usavano per togliere l'immondezza di una irregolarità. - Si dice però che se un sacerdote in qualche caso avesse sbagliato nel giudicare, il lebbroso veniva mondato miracolosamente per virtù divina, ma non in virtù dei sacrifici. Come miracolosamente imputridiva il fianco di una donna adultera, di cui si parla nel libro dei Numeri, dopo aver bevuto l'acqua in cui il sacerdote aveva versato le maledizioni.

ARTICOLO 3

Se le cerimonie dell'antica legge siano cessate con la venuta di Cristo

SEMBRA che le cerimonie dell'antica legge non siano cessate con la venuta di Cristo. Infatti:
1. Sta scritto: "Questo è il libro dei comandamenti di Dio, e la legge che sussiste in eterno". Ora, alla legge appartengono le cerimonie legali. Dunque le cerimonie legali dovevano durare in eterno.
2. L'offerta del lebbroso guarito rientrava tra le cerimonie legali. Ora, nel Vangelo al lebbroso guarito viene comandato di offrire codeste oblazioni. Dunque le cerimonie dell'antica legge non cessarono con la venuta di Cristo.
3. Se rimane la causa, rimane anche l'effetto. Ma le cerimonie dell'antica legge avevano delle cause ragionevoli in quanto erano ordinate al culto divino; anche a prescindere dal fatto che servivano a prefigurare il Cristo. Quindi codeste cerimonie non dovevano cessare.
4. La circoncisione era stata istituita come segno della fede di Abramo; l'osservanza del sabato ricordava il beneficio della creazione; e le altre feste legali ricordavano altri benefici di Dio, come sopra abbiamo detto. Ma la fede di Abramo noi dobbiamo sempre imitarla; e così dobbiamo ricordare sempre la creazione e gli altri benefici di Dio. Perciò almeno la circoncisione e le feste legali non dovevano cessare.

IN CONTRARIO: L'Apostolo afferma: "Nessuno vi giudichi quanto al cibo o alla bevanda, o in riguardo di feste, di noviluni, o di sabati, che son l'ombra di quanto doveva avvenire". E altrove insegna che "dicendo alleanza nuova, Dio ha dichiarato antiquata la prima; e ciò che diventa antico e invecchia è prossimo a sparire".

RISPONDO: Tutti i precetti cerimoniali dell'antica legge sono ordinati, come abbiamo detto, al culto di Dio. Ma il culto esterno dev'essere proporzionato al culto interiore, che consiste nella fede, nella speranza e nella carità. Perciò col variare del culto interiore, deve variare anche il culto esterno. Ora, si possono distinguere tre stati del culto interiore. Il primo è quello in cui la fede e la speranza hanno per oggetto, sia i beni celesti, sia ciò che serve a introdurci nel possesso di codesti beni, però in quanto son cose future. Tale era lo stato della fede e della speranza nell'antica legge. - Il secondo stato è quello in cui si ha la fede e la speranza dei beni celesti come di cose future, mentre si ha come di cose presenti, o passate, rispetto a ciò che serve a introdurci nei beni celesti. E questo è lo stato della nuova legge. - Il terzo stato è quello in cui le due serie di cose si hanno come presenti, senza credere nulla come assente, e senza nulla sperare come futuro. E questo è lo stato dei beati.
Ebbene, nello stato dei beati non c'è nulla di figurale in ciò che riguarda il culto divino, ma soltanto "inni di ringraziamento e voce di lode". Perciò nell'Apocalisse si dice, a proposito della città dei beati: "Non vidi tempio in essa; perché il suo tempio è il Signore Dio onnipotente, e l'Agnello". Quindi per lo stesso motivo, dovettero cessare le cerimonie del primo stato, che prefiguravano il secondo e il terzo, con la venuta del secondo stato; e bisognò introdurre altre cerimonie proporzionate allo stato del culto divino di codesto tempo in cui i beni celesti rimangono futuri, mentre i benefici di Dio che ad essi introducono sono ormai presenti.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Che la legge antica dura in eterno si può dire in senso assoluto rispetto ai precetti morali; ma rispetto a quelli cerimoniali vale per la verità in essi prefigurata.
2. Il mistero della redenzione umana ebbe compimento nella passione di Cristo; infatti il Signore allora gridò: "Tutto è compiuto". Ecco perché da allora dovevano cessare tutte le norme legali, essendo ormai in atto la verità di quanto preannunziavano. Di ciò si ebbe un segno nella passione di Cristo, quando il velo del tempio si squarciò. Quindi prima della passione, quando Cristo predicava e faceva miracoli, erano simultaneamente in vigore la legge e il Vangelo: poiché il mistero di Cristo era già iniziato, ma non era compiuto. Ecco perché il Signore, prima della sua passione, comandò al lebbroso di osservare le cerimonie legali.
3. Le ricordate ragioni letterali, o storiche, delle cerimonie si riferiscono a un culto divino, che però era impostato sulla fede nel Cristo venturo. Perciò una volta che questo si fosse fatto presente, quel culto doveva cessare, e con esso tutti i motivi che lo giustificavano.
4. La fede di Abramo fu lodata per il fatto che egli credette alla divina promessa di un seme, nel quale sarebbero state benedette tutte le genti. Quindi finché codesto seme rimase futuro, bisognava confessare la fede di Abramo con la circoncisione. Ma dopo che esso fu un fatto compiuto, bisogna dichiararlo con un altro segno, cioè col battesimo, il quale succede alla circoncisione, secondo l'insegnamento dell'Apostolo: "Siete stati circoncisi con una circoncisione non fatta da mano d'uomo nella spogliazione del corpo di carne, ma con la circoncisione del Signore nostro Gesù Cristo, sepolti con lui nel battesimo".
Il sabato poi, che ricordava la prima creazione, è stato mutato nel giorno del Signore (o domenica), in cui si ricorda la nuova creazione, cominciata con la resurrezione di Cristo. - Così alle altre feste dell'antica legge succedono nuove solennità: poiché i benefici concessi al popolo ebreo indicavano i benefici a noi concessi per mezzo del Cristo. Infatti alla festa di Pasqua succede la festa della Passione e della Resurrezione di Cristo. Alla festa di Pentecoste, in cui fu promulgata l'antica legge, succede la festa di Pentecoste in cui fu data la legge dello spirito di vita. La festa delle Neomenie è sostituita dalle feste della Beata Vergine, in cui apparve la luce del sole, cioè di Cristo, per l'abbondanza della grazia. Alla festa delle trombe succedono le feste degli Apostoli. A quella dell'espiazione succedono le feste dei Martiri e dei Confessori. La festa dei Tabernacoli è sostituita da quella della Dedicazione della Chiesa. Mentre la festa dell'Assemblea e della Colletta è soppiantata dalla festa degli Angeli (custodi); oppure da quella di Tutti i Santi.

ARTICOLO 4

Se dopo la passione di Cristo si possano osservare le cerimonie legali senza peccato mortale

SEMBRA che dopo la passione di Cristo si possano osservare le cerimonie legali senza peccato mortale. Infatti:
1. Non è da credere che gli Apostoli abbiano peccato mortalmente dopo aver ricevuto lo Spirito Santo: ché dalla sua pienezza essi, dice S. Luca, furono "rivestiti di virtù dall'alto". Ma gli Apostoli osservarono le cerimonie legali dopo la discesa dello Spirito Santo; S. Paolo infatti circoncise Timoteo; e dietro consiglio di S. Giacomo "presi con sé quegli uomini, e dopo essersi purificato con loro, entrò nel tempio, per annunziare il compimento dei giorni della purificazione, quando sarebbe stata offerta l'oblazione per ciascuno di essi". Perciò i precetti legali si possono osservare dopo la passione di Cristo, senza commettere peccato mortale.
2. Evitare i contatti con i gentili rientrava nelle cerimonie della legge. Ora, il primo pastore della Chiesa si attenne a codesta norma, come racconta S. Paolo: "Essendo venute alcune persone ad Antiochia, Pietro si ritirò e se ne stette in disparte dai gentili". Dunque le cerimonie legali si possono osservare dopo la passione di Cristo, senza far peccato.
3. I comandi degli Apostoli non portarono certo gli uomini al peccato. Ma proprio con un decreto degli Apostoli fu stabilito che i gentili osservassero certe cerimonie legali; infatti nella Scrittura si legge: "È parso bene allo Spirito Santo e a noi di non imporvi altro peso all'infuori di queste cose necessarie, che vi asteniate dalle cose immolate agli idoli, e dal sangue, e dagli animali soffocati, e dalla fornicazione". Dunque le cerimonie legali si possono osservare senza peccato dopo la passione di Cristo.

IN CONTRARIO: L'Apostolo ammonisce: "Se vi fate circoncidere, Cristo non vi gioverà a nulla". Ora, soltanto il peccato mortale impedisce il giovamento del Cristo. Dunque la pratica della circoncisione e delle altre cerimonie è peccato mortale, dopo la passione di Cristo.

RISPONDO: Tutte le cerimonie sono altrettante professioni di quella fede, che costituisce il culto interiore di Dio. Ora, l'uomo può professare la sua fede interiore con gli atti e con le parole: e in entrambi i casi, se professa della falsità, pecca mortalmente. E sebbene la fede che noi abbiamo del Cristo sia identica a quella che di lui avevano i Patriarchi, tuttavia poiché essi precedettero il Cristo, mentre noi siamo a lui posteriori, la medesima fede viene espressa con verbi differenti. Essi infatti dicevano: "Ecco la Vergine concepirà e partorirà un figlio", usavano cioè verbi al futuro: invece noi ci serviamo del passato nell'esprimere la stessa cosa, dicendo che "concepì e partorì". Allo stesso modo, le cerimonie dell'antica legge indicavano il Cristo che doveva ancora nascere e patire: mentre i nostri sacramenti lo indicano già nato e immolato. Perciò, come peccherebbe mortalmente chi adesso, nel professare la fede, dicesse che Cristo deve nascere, cosa che gli antichi invece dicevano con tutta pietà e verità; così peccherebbe mortalmente chi osservasse ancora le cerimonie che gli antichi osservavano con pietà e con fede. Ciò corrisponde a quanto scrive S. Agostino: "Ormai non c'è più la promessa che Cristo deve nascere, patire e risorgere, come quei sacramenti in qualche modo ricordavano; ma c'è l'annunzio che egli è nato, ha patito ed è risorto, come dichiarano apertamente i sacramenti usati dai cristiani".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sull'argomento S. Girolamo e S. Agostino ebbero opinioni differenti. Infatti S. Girolamo distingue due sole epoche. L'epoca anteriore alla passione di Cristo, in cui le norme legali non erano né morte, perché conservavano la loro obbligatorietà e il loro potere espiatorio, né mortifere, perché non peccavano coloro che vi erano fedeli. Però subito dopo la passione di Cristo esse cominciarono ad essere non solo morte, cioè prive di valore e di obbligatorietà, ma anche mortifere; cosicché peccava mortalmente chiunque le osservava. Perciò egli affermava che gli Apostoli non osservarono mai realmente le cerimonie legali dopo la passione; ma vi si attennero solo per una pia simulazione, per non scandalizzare i giudei e per non impedire la loro conversione. Simulazione da non intendersi nel senso che essi non compivano realmente codesti atti: ma nel senso che non li compivano quali cerimonie legali; come se uno, p. es., si facesse togliere il prepuzio, non per adempiere l'obbligo della circoncisione, bensì per igiene.
Essendo però poco conveniente che gli Apostoli nascondessero, per paura di scandalizzare, cose riguardanti la verità della morale e del dogma, e che usassero la simulazione in cose attinenti alla salvezza dei fedeli, con più ragione S. Agostino distinse tre epoche. La prima, precedente alla passione di Cristo, in cui le cerimonie legali non erano né mortifere, né morte. La seconda, posteriore alla promulgazione del Vangelo, in cui le cerimonie legali sono morte e mortifere. La terza è un'epoca intermedia, che va dalla passione di Cristo alla divulgazione del Vangelo, nella quale le cerimonie legali erano morte, poiché non avevano più alcun valore, e nessuno era più tenuto a osservarle; ma non erano mortifere, poiché i cristiani convertiti dal giudaismo potevano osservarle lecitamente, purché non ponessero in esse la loro speranza, al punto da reputarle necessarie alla salvezza, come se la fede cristiana fosse stata incapace di giustificare senza di esse. Per quelli poi che si convertivano dal paganesimo non c'era nessun motivo di osservarle. Ecco perché S. Paolo circoncise Timoteo, che era nato da un'ebrea; mentre non volle circoncidere Tito, che era nato da genitori pagani.
Lo Spirito Santo non volle, in tal modo, che agli ebrei fosse proibita subito l'osservanza delle cerimonie legali, come invece erano interdetti ai convertiti dal paganesimo i loro riti, per mostrare la differenza esistente tra l'uno e l'altro rito. Infatti i riti pagani venivano ripudiati come assolutamente illeciti; mentre i riti della legge antica, istituiti da Dio a prefigurare il Cristo, venivano a cessare, perché adempiuti nella passione di Cristo.
2. Secondo S. Girolamo, Pietro si sarebbe sottratto ai gentili per una finzione, onde evitare lo scandalo dei giudei, di cui era l'Apostolo. Perciò in questo non avrebbe peccato in nessun modo. E Paolo lo avrebbe ripreso allo stesso modo per una finzione, onde evitare lo scandalo dei gentili, di cui era l'Apostolo. - Ma S. Agostino riprova questa spiegazione: poiché S. Paolo in una Scrittura canonica, cioè nella lettera ai Galati, in cui sarebbe peccato credere vi sia qualche cosa di falso, afferma che Pietro "era reprensibile". Perciò realmente Pietro ha peccato: e S. Paolo lo ha realmente ripreso e non per una finzione. Però Pietro non peccò per il fatto che osservava in codesta epoca le cerimonie legali: poiché ciò era lecito a lui che era convertito dal giudaismo. Ma peccò nell'osservarle con troppa diligenza, per non scandalizzare i giudei, provocando così lo scandalo dei gentili.
3. Alcuni ritengono che codesta proibizione degli Apostoli non sia da prendersi alla lettera, ma in senso spirituale; cosicché nella proibizione del sangue si dovrebbe intendere quella dell'omicidio; nella proibizione degli animali soffocati la violenza e la rapina; nella proibizione delle carni immolate sarebbe sottintesa la condanna dell'idolatria; mentre la fornicazione sarebbe proibita come un male per se stessa. Essi ricavano questa opinione da alcune glosse, che espongono in senso mistico tali precetti. - Ma poiché l'omicidio e la rapina erano ritenuti peccaminosi anche presso i gentili, non sarebbe stato necessario rivolgere un precetto particolare su codeste cose a coloro che si erano convertiti a Cristo dal paganesimo.
Perciò altri ritengono che codesti cibi furono proibiti in senso letterale, non per favorire l'osservanza dei precetti legali, ma per mortificare la gola. Infatti S. Girolamo, commentando quel passo di Ezechiele, "Qualsiasi animale morto, ecc.", scrive: "Condanna quei sacerdoti che, attratti dalla gola, non rispettano queste norme riguardanti tordi ed altri uccelli consimili". - Siccome però ci sono ben altri cibi più delicati e più atti ad attrarre la gola, non sembra che questo sia un motivo sufficiente per proibire codesti cibi piuttosto che altri.
Perciò si deve rispondere, secondo la terza opinione, che codeste cose furono proibite in senso letterale, non per inculcare l'osservanza delle cerimonie legali, ma per favorire l'unione dei gentili e dei giudei che dovevano convivere. Infatti per gli ebrei il sangue e gli animali soffocati erano abominevoli per l'antica loro consuetudine: mentre l'uso delle carni immolate poteva in essi destare il sospetto che i gentili tornassero così all'idolatria. Perciò queste cose furono proibite per quell'epoca in cui s'iniziava la convivenza dei gentili con i giudei. Ma col passare del tempo, cessata la causa, cessò anche l'effetto; una volta chiarita, cioè, la verità della dottrina evangelica, in cui il Signore insegna che "niente di quanto entra nella bocca contamina l'uomo"; e che "nessuna cosa è da rigettare, se presa con azioni di grazie", come dice S. Paolo. - Invece la fornicazione era proibita in modo speciale, perché i gentili non la consideravano peccato.