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Questione 10
Come la volontà subisce la mozione
Passiamo a considerare come la volontà subisce la mozione.
Sull'argomento si pongono quattro quesiti: 1. Se la volontà sia
mossa per natura verso qualche cosa; 2. Se sia mossa in maniera
necessitante dal proprio oggetto; 3. Se sia necessitante la mozione
dell'appetito inferiore; 4. Se sia necessitante la mozione di quel
motore esterno che è Dio.
ARTICOLO 1
Se la volontà sia mossa per natura verso qualche cosa
SEMBRA che la volontà non sia mossa per natura verso qualche cosa. Infatti:
1. Causa agente naturale e causa agente volontaria sono contrapposte
come termini di una suddivisione, secondo Aristotele.
Dunque la volontà non può muoversi per natura verso qualche cosa.
2. In un dato soggetto si trova sempre ciò che gli è naturale; nel fuoco, p. es.,
c'è sempre il calore. Ora, nessun moto si trova sempre nella volontà.
Dunque nessun moto è naturale in essa.
3. La natura è determinata senza alternative. Invece la volontà
è capace di soluzioni opposte. Perciò la volontà non vuole niente per natura.
IN CONTRARIO: Il moto della volontà segue l'atto dell'intelletto.
Ma l'intelletto conosce certi principi per natura.
Dunque anche la volontà vuole per natura alcuni oggetti.
RISPONDO: Come insegnano Boezio e Aristotele, il termine natura ha diversi significati.
Talora infatti sta a indicare il principio intrinseco degli esseri soggetti al moto.
E allora natura indica la materia o la forma materiale, come Aristotele spiega. - Altre
volte natura denomina qualsiasi sostanza, e perfino qualsiasi ente. Stando a codesto
significato, è naturale per una cosa quello che è dovuto alla sua essenza.
Ed è quello che di per sé in essa si trova. Ma in tutte le cose, gli elementi
che vi si trovano per altre ragioni devono ricondursi, come a loro principio,
a un elemento che vi si trova per se stesso. Perciò è necessario, prendendo la natura
in questo senso, che il principio di quanto conviene a una cosa sia sempre naturale.
Ciò è evidente nel caso dell'intelletto: infatti i principi della
conoscenza intellettiva sono noti per natura. Allo stesso modo è necessario che
il principio dei moti volitivi sia qualche cosa di voluto per natura.
Ora è tale, sia il bene nella sua universalità, verso il quale la
volontà tende per sua natura, come ogni potenza verso il proprio
oggetto; sia il fine ultimo, che sta alle cose appetibili come i principi
dimostrativi a quelle intelligibili; sia, in genere, tutto ciò che
conviene per natura all'essere dotato di volontà. Infatti con la volontà
non desideriamo soltanto ciò che appartiene alla potenza volitiva;
ma quanto si addice alle singole potenze, e all'uomo tutto intero.
Perciò l'uomo vuole per natura non soltanto ciò che forma l'oggetto della volontà,
ma anche le altre cose richieste dalle altre potenze:
vale a dire la conoscenza della verità per l'intelletto; inoltre l'essere,
la vita, e altre cose del genere connesse con l'esistenza naturale;
tutte cose che rientrano sotto l'oggetto della volontà come beni particolari.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Volontà e natura sono contrapposte tra loro
come due cause ben distinte: certe cose avvengono per natura altre per volontà.
Infatti la maniera propria di causare della volontà, padrona dei suoi atti,
è diversa dalla maniera di causare riservato alla natura,
che è determinata senza alternative. Ma siccome la volontà si fonda sulla natura,
è necessario che la volontà stessa partecipi in qualche modo dell'operare proprio
della natura: nella maniera, cioè, che gli effetti di una causa susseguente
devono partecipare della
causa primordiale. Infatti in ogni cosa, l'essere
che è dovuto alla natura è anteriore al volere che deriva dalla volontà.
Di qui si deduce che la volontà deve volere per natura qualche cosa.
2. Negli esseri corporali ciò che è naturale, come proprietà esclusiva della forma,
vi si trova sempre in atto, come il calore nel fuoco.
Invece ciò che è naturale in connessione con la materia non è sempre in atto,
ma è talora solo in potenza. Infatti la forma è atto, e la materia potenza.
Ora, il moto è "atto di una cosa che si trova in potenza".
Perciò quanto si riferisce al moto, o al moto consegue,
non è presente di continuo negli esseri corporei; il fuoco, p. es.,
non sempre si muove verso l'alto, ma solo quando è fuori del suo luogo naturale.
Così non è necessario che una volontà, che passa dalla potenza all'atto quando vuole
qualche cosa, sia sempre in atto: ma solo quando si trova in una determinata disposizione.
Però la volontà di Dio, che è atto puro, è sempre nell'atto di volere.
3. Alla natura corrisponde sempre una determinazione unica
senza alternative, proporzionata però alla natura in parola.
Alla natura in genere corrisponde un determinato genere; alla natura presa
come specie corrisponde un'unità di specie; alla natura individuale corrisponde un'unità
individuale. Ma essendo la volontà una facoltà immateriale come l'intelletto,
ad essa deve corrispondere per natura un'unità di carattere universale, e questo è il bene:
come corrisponde un'unità di carattere universale all'intelletto, vale a dire il vero,
l'ente, o la quiddità. Ora, il bene universale abbraccia la moltitudine dei beni particolari,
verso i quali la volontà non è determinata.
ARTICOLO 2
Se la volontà sia mossa in maniera necessitante dal proprio oggetto
SEMBRA che la volontà sia mossa in maniera necessitante dal proprio oggetto.
Infatti:
1. Secondo Aristotele, l'oggetto sta alla volontà come il motore al mobile.
Ora, se il motore è proporzionato, di necessità muove il soggetto mobile.
Dunque la volontà può esser mossa in maniera necessitante dal proprio oggetto.
2. La volontà è una facoltà immateriale tale e quale come l'intelletto:
e l'una e l'altra potenza sono ordinate a un oggetto universale,
come abbiamo spiegato. Ma l'intelletto è mosso di necessità dal proprio oggetto.
Dunque anche la volontà dal suo.
3. Tutto ciò che uno vuole, o è il fine, o una cosa ordinata al fine.
Ora, il fine è voluto evidentemente per necessità; poiché costituisce
quello che in campo speculativo sono i principi, che vengono accettati per necessità.
A sua volta il fine costituisce il motivo per la volizione di quanto è ordinato al fine:
e quindi sembra che anche le cose ordinate al fine siano volute necessariamente.
Dunque la volontà è mossa per necessità dal proprio oggetto.
IN CONTRARIO: Le facoltà razionali secondo Aristotele, dicono ordine a cose
tra loro opposte. Ora, la volontà è una potenza razionale: infatti, come egli scrive,
essa si trova "nella ragione". Quindi la volontà dice ordine a cose opposte tra loro.
Dunque non è mossa di necessità verso qualcuna di esse.
RISPONDO: La volontà può avere due mozioni: la prima in rapporto all'esercizio dell'atto;
la seconda in rapporto alla specificazione dell'atto, la quale dipende dall'oggetto.
Quanto alla prima la volontà da nessun oggetto può esser mossa in maniera necessitante:
infatti uno può astenersi dalla considerazione di qualsiasi oggetto,
e per conseguenza può anche non volerlo in modo attuale.
Ma quanto al secondo genere di mozione, la volontà è mossa in
maniera necessaria da alcuni oggetti, e non da altri. Infatti nella
mozione che ogni potenza subisce dal proprio oggetto, bisogna considerare la ragione
in forza della quale l'oggetto muove la potenza.
L'oggetto visibile, p. es., muove la vista in forza del colore attualmente visibile.
Perciò, se il colore è presentato alla vista, necessariamente la muove,
purché uno non distolga la vista: cosa questa che appartiene all'esercizio dell'atto.
Ma se venisse presentato alla vista un oggetto che non fosse in tutto colore in atto,
bensì tale soltanto in parte, la vista non sarebbe costretta per necessità a
vedere codesto oggetto: infatti potrebbe guardarlo proprio da quel lato che non ha
attualmente colore, e quindi non lo vedrebbe.
Ora, come il colorato è oggetto della vista, così il bene è oggetto della volontà.
Quindi, se alla volontà viene presentato un oggetto universalmente e sotto tutti
gli aspetti buono, necessariamente la volontà
tenderà verso di esso, quando desidera qualche cosa: infatti
non potrà volere l'opposto. Se invece le viene presentato un oggetto
che non è bene sotto tutti gli aspetti, allora la volontà non sarà
portata necessariamente a volerlo. - E poiché la mancanza di una
bontà qualsiasi implica la nozione di cosa non buona, soltanto il
bene perfetto, al quale non manca niente, è un bene tale che la volontà
non può non volere: e questo bene è la felicità. Ma tutti gli
altri beni particolari, mancando di qualche bontà, possono sempre
considerarsi come cose non buone: e in base a codesta considerazione
possono essere ripudiati o accettati dalla volontà, che ha la capacità
di volgersi verso una medesima cosa secondo considerazioni diverse.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Motore proporzionato di una potenza è soltanto
l'oggetto che sotto tutti gli aspetti si presenta come motore di essa.
Se invece in qualche cosa è manchevole, non muove in maniera necessaria,
come abbiamo spiegato.
2. L'intelletto è mosso di necessità da quegli oggetti che sono
sempre e necessariamente veri: non già da cose che possono essere
vere o false, come sono i contingenti; e ciò vale anche per il bene, come si è detto.
3. Il fine ultimo muove in maniera necessaria la volontà, perché è il bene perfetto.
Lo stesso si dica delle cose ordinate a codesto fine, e senza le quali non è possibile
conseguirlo, come l'essere, la vita e simili.
Ma le altre cose, non indispensabili al raggiungimento del fine, non sono volute
per necessità da chi vuole il fine: allo stesso modo chi accetta i principi
non accetta per necessità le conclusioni, senza le quali può ugualmente
sussistere la verità dei principi.
ARTICOLO 3
Se la volontà subisca una mozione necessitante dagli appetiti inferiori
SEMBRA che la volontà subisca una mozione necessitante dalle passioni
degli appetiti inferiori. Infatti:
1. L'Apostolo scrive:
"Non faccio il bene che voglio; ma il male
che non voglio, questo io faccio"; e questo va inteso per la concupiscenza,
che è una passione. Dunque la volontà è mossa necessariamente dalla passione.
2. Come Aristotele insegna,
"quale ciascuno è, tale è il fine che a lui si
presenta".
Ma non è in potere della volontà sbarazzarsi subito
della passione. Dunque non è in potere della volontà non volere
l'oggetto al quale la passione inclina.
3. Una causa universale non scende a un affetto particolare che
servendosi di una causa particolare: difatti la ragione universale muove soltanto,
come dice Aristotele, mediante l'estimativa che è particolare.
Ora, come la ragione universale sta all'estimativa particolare,
così la volontà sta all'appetito sensitivo. Perciò la volontà
non viene mossa a volere un oggetto particolare, che mediante l'appetito sensitivo.
E quindi, se l'appetito sensitivo è predisposto da una data passione,
la volontà non potrà muoversi in senso contrario.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"L'appetito tuo ti sarà sottoposto, e tu lo
dominerai".
Dunque la volontà dell'uomo non è mossa necessariamente dagli appetiti inferiori.
RISPONDO: La passione dell'appetito sensitivo muove la volontà
secondo la mozione che la volontà subisce da parte dell'oggetto: in quanto l'uomo,
che è turbato da una passione, è portato a giudicare buona e conveniente una cosa,
che avrebbe giudicato altrimenti libero da quella passione. Ora, codesto turbamento
può avvenire in due modi. Primo, in maniera tale da legare del tutto la ragione,
cosicché uno viene a perdere l'uso della ragione: come capita in quelli che per
la violenza dell'ira o della concupiscenza, o per le altre perturbazioni fisiologiche,
diventano pazzi furiosi o dementi; poiché tali passioni non avvengono senza alterazioni
del genere. Per codesti uomini vale quanto si dice degli animali irragionevoli,
che seguono necessariamente l'impulso della passione: infatti in essi manca un moto
qualsiasi della ragione, e quindi della volontà.
Altre volte invece la ragione non è sopraffatta totalmente dalla
passione, ma rimane libero in parte il giudizio della ragione. E in
base a questo rimane qualche cosa della mozione della volontà.
Quindi nella misura in cui la ragione rimane libera e non soggetta
alle passioni, il susseguente moto della volontà è libero dalla necessità
di tendere verso l'oggetto al quale inclinano le passioni. Perciò, o nell'uomo
non rimane nessun moto della volontà, e dominano soltanto le passioni;
oppure, se il moto della volontà sussiste, esso non segue necessariamente la passione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene la volontà non possa far sì che non nascano
i moti della concupiscenza, di cui l'Apostolo dice: "Il male che non voglio, questo io
faccio",
cioè concupisco; tuttavia la volontà può non volere la concupiscenza, e può non consentirvi.
E quindi essa non segue necessariamente la mozione della concupiscenza.
2. Essendoci nell'uomo due nature, cioè l'intellettiva e la sensitiva,
talora uno è con tutta la sua anima a una certa maniera: poiché allora, o la parte sensitiva
è totalmente sottomessa alla ragione, come avviene nelle persone virtuose;
oppure al contrario la ragione è del tutto sopraffatta dalla passione, come avviene nei pazzi.
Ma spesso, sebbene la ragione sia offuscata dalla passione, rimane in essa una certa libertà.
E in forza di questa uno ha il potere, o di allontanare del tutto la passione, o almeno
di trattenersi dall'assecondarla. In tali disposizioni, essendo uno diversamente
disposto secondo le diverse parti dell'anima, le cose gli si presentano
in una maniera secondo la ragione e in un'altra secondo la passione.
3. La volontà non solo viene mossa dal bene nella sua universalità
appreso dalla ragione, ma anche dal bene percepito dai sensi.
Perciò essa può muoversi verso un bene particolare, senza una
passione dell'appetito sensitivo. Infatti noi vogliamo e facciamo
molte cose senza passione, per sola deliberazione: come è evidente
specialmente in quei casi in cui la ragione è in contrasto con la passione.
ARTICOLO 4
Se la volontà sia mossa in maniera necessitante da quel motore esterno che è Dio
SEMBRA che la volontà sia mossa da Dio in maniera necessitante. Infatti:
1. Ogni causa agente, cui è impossibile resistere, esercita una
mozione necessitante. Ma a Dio è impossibile resistere, essendo egli
di potenza infinita; infatti sta scritto: "Chi può resistere alla sua
volontà?".
Dunque Dio muove la volontà in maniera necessaria.
2. La volontà è portata a volere necessariamente le cose che desidera per natura.
Ora, al dire di S. Agostino, "per ciascuna cosa è naturale ciò che Dio opera in
essa".
Dunque la volontà vuole necessariamente tutte le cose alle quali è mossa da Dio.
3. È possibile quanto con la sua presupposizione non determina l'impossibile.
Ora, presupponendo che la volontà non voglia una cosa verso la quale è mossa da Dio,
si ha un impossibile: poiché stando a questo, l'operazione di Dio verrebbe ad essere inefficace.
Perciò non è possibile che la volontà non voglia ciò cui Dio la muove.
Dunque è necessario che essa lo voglia.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Dio da principio creò l'uomo, e lo lasciò in mano del suo
arbitrio".
Dunque egli non ne muove in maniera necessitante la volontà.
RISPONDO: Come insegna Dionigi,
"la divina provvidenza non ha
il compito di alterare la natura delle cose, ma di conservarla".
Perciò essa muove tutte le cose secondo la loro struttura: cosicché
in forza della mozione divina, da cause necessarie derivano effetti necessari;
e da cause contingenti derivano effetti contingenti. E poiché la volontà è un principio
attivo non determinato a una sola decisione, ma indifferente verso più alternative,
Dio la muove in maniera da non determinarla a una data soluzione, ma conservando
contingente e non necessario il moto di essa, eccetto in quelle cose verso
le quali ha una spinta naturale.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La volontà di Dio non si limita a
far compiere una cosa all'essere che muove, ma giunge a fargliela
compiere in conformità alla natura di esso. Perciò sarebbe più ripugnante
alla mozione divina una mozione necessitante della volontà,
che una mozione libera conforme alla natura di essa.
2. Per ogni essere è naturale ciò che Dio vi opera in modo che sia
cosa naturale per esso: cosicché ciascuna cosa ha precisamente
quelle proprietà, che Dio ha voluto conferirle. Ma Dio non vuole
che quanto nei vari esseri si opera, p. es., la resurrezione stessa dei
morti, sia per essi naturale. Vuole però che sia loro naturale la
subordinazione al potere divino.
3. Se Dio muove la volontà verso un oggetto, non è compossibile
con tale ipotesi che la volontà non si muova verso di esso. Però
non è cosa impossibile assolutamente parlando. E quindi non ne
segue che la volontà sia mossa da Dio in maniera necessitante.
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