Il Santo Rosario
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Questione 64

La pena dei demoni

Rimane ora da parlare della pena dei demoni.
Intorno a tale argomento vanno considerate quattro cose: 1. L'oscuramento dell'intelletto; 2. L'ostinazione della volontà; 3. Il dolore dei demoni; 4. Il loro luogo di pena.

ARTICOLO 1

Se l'intelletto del demonio si sia oscurato al punto da essere privato della conoscenza di qualsiasi verità

SEMBRA che l'intelletto del demonio si sia oscurato al punto da essere privato della conoscenza di qualsiasi verità. Infatti:
1. Se i demoni conoscessero qualche verità, conoscerebbero soprattutto se stessi, quindi conoscerebbero delle sostanze separate. Ma ciò è incompatibile con la loro infelicità: poiché conoscere le sostanze separate è fonte di una grande gioia, tanto che alcuni hanno pensato che la beatitudine dell'uomo consistesse nel conoscere le sostanze separate. Dunque i demoni sono privati di ogni cognizione della verità.
2. Una cosa che per sua stessa natura è evidentissima deve essere evidente al massimo per gli angeli, siano essi buoni o cattivi. Che infatti quella data cosa non sia così evidente per noi, proviene dalla debolezza del nostro intelletto, il quale astrae la verità dai fantasmi: allo stesso modo che la civetta per la debolezza del suo occhio non può vedere la luce del sole. Eppure i demoni non possono conoscere Dio, il quale, perché somma verità, è per se stesso sommamente conoscibile: e questo perché non hanno il cuore puro, che è indispensabile per vedere Dio. Dunque non possono conoscere neppure le altre cose.
3. Gli angeli, come insegna S. Agostino, hanno una duplice cognizione: mattutina e vespertina. Ma i demoni non possono avere la cognizione mattutina, perché non vedono le cose nel Verbo; e non possono avere quella vespertina, perché questa cognizione rivolge le cose conosciute alla gloria del Creatore (perciò dopo il vespro viene il mattino, come si legge nella Genesi). Dunque i demoni non possono avere nessuna conoscenza delle cose.
4. Come spiega S. Agostino, gli angeli nell'atto della loro creazione conobbero il mistero del regno di Dio. Ma i demoni furono subito privati di questa conoscenza; perché altrimenti, come dice S. Paolo "se l'avessero conosciuto non avrebbero crocifisso il Signore della gloria". Dunque per lo stesso motivo furono privati di tutte le altre cognizioni della verità.
5. Qualsiasi verità uno conosca, o la conosce naturalmente, a quel modo che noi conosciamo i primi principi; o la riceve da un altro, come quando noi veniamo a sapere certe cose ascoltandole; oppure per mezzo di una lunga esperienza, come apprendiamo le cose che son frutto delle nostre ricerche. Ora, i demoni non possono conoscere la verità per mezzo della loro natura; poiché, stando a quello che dice S. Agostino, da essi furono separati gli angeli buoni come la luce dalle tenebre; e ogni illustrazione, al dire di S. Paolo, avviene per mezzo della luce. Parimenti, non possono conoscere neppure per mezzo della rivelazione, né imparando dagli angeli buoni: poiché sta scritto che "non vi è comunanza tra la luce e le tenebre". E non possono conoscere per mezzo di una lunga esperienza; poiché l'esperienza deriva dai sensi. Dunque in essi non si trova nessuna conoscenza della verità.

IN CONTRARIO: Dionigi scrive: "Noi affermiamo che i doni angelici concessi ai demoni non sono stati affatto mutati, ma rimangono integri e splendidissimi". Ora tra questi doni naturali c'è la cognizione della verità. Dunque in essi c'è una certa conoscenza della verità.

RISPONDO: Esistono due cognizioni della verità: l'una proviene dalla natura, l'altra è originata dalla grazia. E quella che deriva dalla grazia è di due specie: la prima, che è soltanto speculativa, consiste nella semplice rivelazione dei segreti divini; l'altra, che è affettiva, genera l'amore di Dio: e questa appartiene propriamente al dono della Sapienza.
Ora, di queste tre cognizioni la prima non è stata né tolta né diminuita nei demoni. Deriva infatti dalla natura dell'angelo il quale è per essenza intelletto o mente: e anche nel caso che si volesse punirlo con la sottrazione di qualche dote naturale, data la semplicità della sua sostanza, non si potrebbe strappare qualche parte alla sua natura, a quel modo che si punisce un uomo col taglio della mano, del piede o di altre membra. Perciò Dionigi afferma che i doni naturali nei demoni sono rimasti integri. La cognizione naturale non fu quindi diminuita nei demoni. - La seconda cognizione, quella cioè che deriva dalla grazia, ma che si ferma alla sola speculazione, non fu completamente tolta ai demoni, ma fu diminuita: poiché vien loro rivelato quello che è indispensabile dei segreti divini, o mediante gli angeli, oppure, come dice S. Agostino "per mezzo di determinati effetti compiuti nel tempo dalla virtù divina"; non hanno però questa rivelazione come gli angeli santi, ai quali è rivelato un maggior numero di tali verità, e in modo più chiaro, nella diretta visione del Verbo. - Furono invece privati totalmente della terza cognizione, come erano stati privati della carità.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La beatitudine consiste nell'unirsi con qualche cosa di superiore. Ora, le sostanze separate in ordine di natura sono superiori a noi: quindi la cognizione delle sostanze separate costituisce per l'uomo una certa felicità; sebbene la sua perfetta beatitudine consista nel conoscere la prima sostanza, cioè Dio. Ma per una sostanza separata la cognizione delle sostanze separate è cosa connaturale, come per noi è connaturale la cognizione delle cose sensibili. Perciò, come la felicità dell'uomo non consiste nella conoscenza delle cose sensibili, così la beatitudine dell'angelo non consiste nella cognizione delle sostanze separate.
2. È oscuro per noi ciò che per sua natura è massimamente intelligibile, perché sorpassa la capacità del nostro intelletto, e non soltanto per il fatto che la nostra intelligenza dipende dai fantasmi. Ora, l'essenza divina non sorpassa la sola capacità dell'intelletto umano, ma anche quella dell'angelo. Perciò neanche l'angelo può conoscere l'essenza di Dio con le sue forze naturali. - Tuttavia, data la perfezione del suo intelletto, può avere una conoscenza naturale di Dio più alta di quella dell'uomo. E tale cognizione rimane anche nei demoni. Sebbene infatti essi non abbiano la purezza che proviene dalla grazia, hanno tuttavia purezza (o semplicità) di natura, la quale è sufficiente per la cognizione di Dio che loro spetta nell'ordine naturale.
3. La creatura è tenebra se si paragona all'eccellenza della luce divina: per questo la conoscenza di una cosa creata nella sua propria natura si chiama vespertina. Il vespro infatti è congiunto alle tenebre, tuttavia conserva ancora della luce: quando poi viene a mancare totalmente la luce, c'è la notte. Lo stesso si dica della cognizione delle cose nella loro propria natura: se viene indirizzata a lode del creatore, come avviene negli angeli buoni, tale cognizione ha un po' della luce divina, e può chiamarsi vespertina; se invece non è indirizzata a lode di Dio, come avviene nei demoni, allora non si chiama più vespertina, ma notturna. Per questo si legge nella Genesi che Dio "chiamò notte" le tenebre che aveva diviso dalla luce.
4. Il mistero del regno di Dio, che fu compiuto per mezzo di Cristo, fu conosciuto in qualche modo dagli angeli fin da principio; lo conobbero soprattutto da quando furono beati nella visione del Verbo, visione che i demoni però non ebbero mai. Tuttavia gli angeli non conobbero tutti perfettamente questo mistero, né (lo conobbero tutti) ugualmente. Molto meno perciò conobbero il mistero dell'Incarnazione i demoni nel tempo in cui Cristo si trovava nel mondo. Come infatti dice S. Agostino, "Cristo non fu conosciuto da loro come è conosciuto dagli angeli santi, i quali fruiscono dell'eternità del Verbo che ad essi è partecipata; ma lo conoscono soltanto come oggetto di terrore da certe sue azioni compiute nel tempo". Se invece avessero conosciuto perfettamente e con certezza che Cristo era Figlio di Dio, e quale sarebbe stato l'effetto della sua passione, non avrebbero mai fatto crocifiggere il Signore della gloria.
5. I demoni possono conoscere delle verità in tre modi. Primo, mediante il loro acume naturale; poiché, sebbene essi siano ottenebrati in seguito alla privazione della grazia, sono tuttavia illuminati dalla luce della loro natura intellettiva. - Secondo, conoscono mediante le comunicazioni degli angeli santi, con i quali hanno in comune non la conformità del volere, bensì la somiglianza nella natura intellettiva, per mezzo della quale possono ricevere ciò che viene manifestato dagli altri angeli. - Terzo, possono conoscere mediante una lunga esperienza, non nel senso che essi derivino la loro cognizione dai sensi; ma poiché, come si è detto sopra trattando della cognizione angelica, quando nella realtà (concreta e) singolare si avvera qualche cosa che possiede una somiglianza con la specie intelligibile infusa per natura nei demoni, questi allora soltanto conoscono, perché presenti, certe cose che non avevano conosciuto quando erano ancora future.

ARTICOLO 2

Se la volontà dei demoni sia ostinata nel male

SEMBRA che la volontà dei demoni non sia ostinata nel male. Infatti:
1. Come già si disse, la natura intellettiva, che nei demoni è rimasta, ha come naturale proprietà il libero arbitrio. Ora, il libero arbitrio è più ordinato al bene che al male. Dunque la volontà del demonio non può essere così ostinata nel male, da non potersi più volgere al bene.
2. La misericordia di Dio, che è infinita, è più grande della malizia del demonio, la quale è finita. Ma non si ritorna dalla malizia della colpa alla rettitudine della giustizia che mediante la misericordia di Dio. Dunque anche i demoni possono ritornare dallo stato di colpa allo stato di giustizia.
3. Se i demoni avessero la volontà ostinata nel male, sarebbero soprattutto ostinati nel peccato con cui prevaricarono. Ma quel peccato, ossia la superbia, non rimane attualmente in essi: poiché è venuto a mancare il suo incentivo, che è la propria eccellenza (o gloria). Dunque il demonio non è ostinato nel male.
4. S. Gregorio fa osservare che l'uomo poteva essere redento da un altro, poiché cadde per essere stato indotto da un altro. Ma i demoni inferiori furono indotti al male dal primo demonio, come si è visto. Dunque la loro caduta può essere riparata da un altro. Perciò non sono ostinati nel male.
5. Chi è ostinato nel male non compie mai un'opera buona. Il demonio invece ha compiuto qualche opera buona; egli infatti ha confessato la verità quando disse a Cristo: "Io so chi tu sei, il santo di Dio"; inoltre la Scrittura afferma che "i demoni credono e tremano"; e anche Dionigi afferma che essi "bramano il bene e l'ottimo, cioè l'essere, il vivere e il conoscere". Dunque non sono ostinati nel male.

IN CONTRARIO: Sta scritto nei Salmi: "La superbia di quei che t'odiano cresce sempre"; le quali parole vengono riferite ai demoni. Dunque essi rimangono sempre ostinati nel male.

RISPONDO: Origene riteneva che la volontà di qualsiasi creatura, eccettuata l'anima di Cristo a causa della sua unione col Verbo, può sempre volgersi al bene e al male, in forza del libero arbitrio. - Ma tale sentenza viene a compromettere la vera beatitudine degli angeli santi e degli uomini: poiché la perpetua stabilità appartiene all'essenza della vera beatitudine; tanto che questa viene chiamata vita eterna. È inoltre inconciliabile con l'autorità della sacra Scrittura, la quale afferma che i demoni e i reprobi saranno condannati a un eterno supplizio, i buoni invece saranno chiamati alla vita eterna. - Questa sentenza deve perciò essere considerata erronea; e si deve ritenere fermamente, come vuole la fede cattolica, che la volontà degli angeli buoni è confermata nel bene, mentre la volontà dei demoni è ostinata nel male.
La causa di questa ostinazione non proviene dalla gravità della colpa, bensì dalla particolare condizione della loro natura e del loro stato. Come infatti afferma il Damasceno, "la morte è per gli uomini quello che è la caduta per gli angeli". Ora, è evidente che tutti i peccati degli uomini, siano essi grandi o piccoli, sono sempre remissibili, prima della morte; ma dopo la morte sono irremissibili e durano per sempre.
Per ricercare quindi la causa di questa ostinazione, bisogna considerare che la facoltà appetitiva è in tutto proporzionata alla facoltà conoscitiva dalla quale inizia il suo moto, come il mobile è proporzionato al suo motore. Difatti l'appetito sensitivo, come si è già notato, ha per oggetto il bene particolare, mentre la volontà si porta verso il bene universale; precisamente come il senso conosce le cose (concrete e) singolari, e l'intelletto quelle universali. - Ora, l'intuizione dell'angelo si differenzia da quella dell'uomo per il fatto che l'angelo percepisce col suo intelletto in maniera irremovibile, come noi apprendiamo in modo irremovibile i primi principi di cui si occupa (quell'abito mentale che è) l'intelletto. L'uomo invece per mezzo della ragione apprende in maniera instabile, procedendo col ragionamento da una nozione all'altra, ed ha la possibilità di scegliere tra due opposte sentenze. Perciò la volontà dell'uomo aderisce ad una cosa in maniera instabile, conservando la facoltà di staccarsi da essa per aderire alla cosa contraria; la volontà dell'angelo invece aderisce stabilmente e irremovibilmente al suo oggetto. Se perciò si considera questa volontà prima della sua adesione, vi troviamo la capacità di aderire liberamente a una cosa o al suo contrario (ben inteso tra quelle che non è portata a volere per natura); ma una volta che ha aderito l'adesione è irremovibile. Per questo motivo si suol dire che il libero arbitrio dell'uomo tra due alternative ha la capacità di portarsi sia verso l'una che verso l'altra tanto prima che dopo l'elezione; invece il libero arbitrio dell'angelo si può volgere verso entrambe le alternative prima dell'elezione ma non dopo. - Per questo motivo gli angeli buoni, aderendo per sempre alla giustizia sono confermati in essa; i cattivi invece peccando rimangono ostinati nel peccato. - Dell'ostinazione degli uomini dannati parleremo in seguito.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tanto gli angeli buoni che quelli cattivi hanno, come si è detto, il libero arbitrio, ma secondo la condizione e il modo conveniente alla loro natura.
2. La misericordia di Dio libera dal male coloro che si pentono. Ma quelli che non sono più capaci di pentimento, perché aderiscono irremovibilmente al male, non vengono liberati dalla misericordia divina.
3. Nel demonio rimane ancora il suo primo peccato quanto al desiderio; sebbene non creda più di poter conseguire quello che aveva desiderato. Così avviene nel caso di uno che crede di poter commettere un omicidio, e che desidera di commetterlo: se gli viene tolta la possibilità di uccidere, può tuttavia rimanere in lui la volontà di commettere l'omicidio, o perché vorrebbe averlo commesso, o perché vorrebbe ancora commetterlo se potesse.
4. Il motivo per cui il peccato dell'uomo è remissibile non si riduce soltanto al fatto che egli ha peccato per suggestione di un altro. Perciò l'argomento non regge.
5. Nel demonio ci sono due specie di atti. Uno è quello che procede dalla volontà deliberata: ed è questo propriamente il suo atto. Tale atto del demonio è sempre cattivo: poiché anche se talvolta egli compie un atto buono, tuttavia non lo compie con rettitudine; come quando dice la verità per ingannare, oppure quando crede contro voglia confessando una verità perché costretto dall'evidenza. - L'altro atto del demonio è quello naturale, il quale può anche essere buono e manifesta la bontà della natura. Tuttavia i demoni abusano anche di tale atto per fare il male.

ARTICOLO 3

Se nei demoni ci sia il dolore

SEMBRA che nei demoni non ci sia il dolore. Infatti:
1. La gioia e il dolore, essendo due cose opposte tra di loro, non possono trovarsi simultaneamente nello stesso soggetto. Ora, nei demoni c'è la gioia; dice infatti S. Agostino: "Il diavolo ha potere su quelli che disprezzano i precetti di Dio, e si rallegra di questo suo disgraziato potere". Dunque nei demoni non c'è il dolore.
2. Il dolore è causa di timore: noi infatti temiamo come future quelle cose che ci addolorano quando sono presenti. Ora, nei demoni non c'è il timore, conforme al detto della Scrittura: "Fu fatto per non temer nessuno". Dunque nei demoni non c'è il dolore.
3. Provar dolore per il male è un bene. Ma i demoni non possono fare il bene. Dunque non possono provar dolore alcuno, almeno per il male della colpa, cosa che appartiene al rimorso di coscienza.

IN CONTRARIO: Il peccato del demonio è più grave del peccato dell'uomo. Ora, l'uomo è punito col dolore per il piacere del peccato, conforme alle parole dell'Apocalisse: "Quanto si è gloriata e ha lussureggiato, tanto datele di tormento e di lutto". Dunque assai più deve essere punito col lutto del dolore il diavolo, che più di tutti si è gloriato.

RISPONDO: Il timore, la gioia, il dolore ed altre simili cose, in quanto passioni non possono trovarsi nel demonio: infatti come tali appartengono propriamente all'appetito sensitivo, che è una facoltà che ha sede in un organo corporeo. Ma in quanto significano dei semplici atti di volontà possono trovarsi anche nel demonio. - E si deve necessariamente ammettere che in essi c'è il dolore. Perché il dolore, in quanto indica un semplice atto della volontà, non è altro che l'insofferenza della volontà per ciò che è, o per ciò che non è. Ora, è evidente che i demoni vorrebbero che non ci fossero molte cose che invece ci sono, e vorrebbero viceversa che ci fossero altre cose che non ci sono: essendo infatti invidiosi, vorrebbero che si dannassero quelli che invece si salvano. Bisogna perciò concludere che in essi c'è il dolore, tanto più che è proprietà essenziale della pena il contrariare la volontà. Inoltre i demoni sono privati della beatitudine che naturalmente desiderano; e in molte cose la loro cattiva volontà viene impedita.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ.: 1. La gioia e il dolore sono opposti tra di loro quando riguardano lo stesso oggetto, non quando riguardano oggetti diversi. Niente perciò impedisce che uno possa simultaneamente rallegrarsi per una cosa e dolersi per un'altra; specialmente poi se dolore e gioia sono dei semplici atti della volontà; poiché, non solo quando si tratta di oggetti diversi, ma anche nello stesso oggetto, possiamo trovare qualche cosa che ci piace e qualche cosa che ci dispiace.
2. Come c'è nei demoni il dolore per le cose presenti, così c'è il timore per quelle future. L'espressione "Fu fatto per non temer nessuno" s'intende del timore di Dio, che rattiene dal peccato. Altrove infatti sta scritto che i demoni "credono e tremano".
3. Provar dolore della colpa in quanto colpa, è segno della rettitudine di volontà, cui ripugna la colpa. Dolersi invece della pena, o anche della colpa a motivo della pena annessa, è segno della bontà della natura, cui ripugna la pena. Perciò dice S. Agostino che "il dolore per il bene che si perde con il supplizio attesta la bontà della natura". Il demonio quindi, avendo una volontà perversa ed ostinata, non prova dolore per il male della colpa (ma solo per la pena).

ARTICOLO 4

Se la nostra atmosfera sia il luogo di pena dei demoni

SEMBRA che la nostra atmosfera non sia il luogo di pena dei demoni. Infatti:
1. Il demonio è una natura spirituale. Ora, la natura spirituale non può essere localizzata. Dunque non esiste un luogo di pena per i demoni.
2. Il peccato dell'uomo non è più grave di quello del diavolo. Ma il luogo penale dell'uomo è l'inferno. Dunque a maggior ragione lo sarà per il demonio. Perciò il luogo di pena del diavolo non è l'atmosfera caliginosa.
3. I demoni sono puniti con la pena del fuoco. Dunque non è l'aria caliginosa il luogo di pena per il demonio.

IN CONTRARIO: S. Agostino afferma che "l'atmosfera caliginosa è come un carcere per i demoni fino al tempo del giudizio".

RISPONDO: Gli angeli in ordine di natura stanno tra Dio e gli uomini. Ma la disposizione della provvidenza divina vuole che il bene degli esseri inferiori venga procurato per mezzo degli esseri superiori. Ora, il bene dell'uomo viene procurato dalla divina provvidenza in due maniere. Primo, direttamente inducendo al bene e allontanando dal male: tutto ciò viene compiuto come si deve per mezzo degli angeli buoni. Secondo, indirettamente, in quanto cioè si permette che uno sia tentato, perché si eserciti nel bene per mezzo della lotta contro ciò che è contrario al bene. Ed era conveniente che questo bene fosse procurato agli uomini per mezzo degli angeli cattivi, affinché i demoni dopo il peccato non diventassero del tutto inutili all'ordine della natura. - Per questo ai demoni spettano due luoghi di pena. Uno a motivo della loro colpa: e questo è l'inferno. L'altro invece adatto per tentare gli uomini: e a tale scopo è loro dovuta l'atmosfera caliginosa.
Però queste industrie per la salvezza degli uomini dureranno fino al giorno del giudizio: quindi il ministero degli angeli e le prove dei demoni dureranno fino a quel momento. Perciò fino a quel tempo gli angeli continueranno ad essere inviati qua da noi, e i demoni resteranno nella nostra atmosfera caliginosa per tentarci: sebbene non pochi di essi siano di già ora nell'inferno per tormentare quelli che essi indussero al male; a quel modo che non pochi angeli buoni sono in cielo con le anime sante. - Ma dopo il giorno del giudizio tutti i cattivi, tanto uomini che diavoli, saranno collocati nell'inferno; i buoni invece nel cielo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Un luogo non riesce di pena per l'angelo o per l'anima perché è capace di agire su di loro alterandone la natura; ma perché agisce sulla volontà, rattristandola col fatto che l'angelo e l'anima conoscono di trovarsi in un luogo non conforme alla loro volontà.
2. Un'anima non è superiore ad un'altra anima nell'ordine di natura, i demoni invece sono superiori agli uomini (con le funzioni annesse a questa superiorità). Perciò il confronto non regge.
3. Alcuni hanno insegnato che fino al giorno del giudizio sarebbe differita la pena del senso tanto per i demoni che per le anime; così pure sarebbe differita fino al giorno del giudizio la beatitudine dei Santi; ma ciò è falso, ed è contro l'affermazione dell'Apostolo: "Se l'abitazione nostra terrestre avesse a essere disfatta, abbiamo un'altra abitazione nei cieli". - Altri però, sebbene non affermino questo delle anime, lo dicono tuttavia dei demoni. - Ma è più giusto affermare che esiste un unico giudizio tanto per le anime cattive che per gli angeli cattivi, come c'è un identico giudizio per le anime buone e per gli angeli buoni.
Diremo perciò: alla stessa maniera che alla gloria degli angeli spetta una sede nel cielo, e tuttavia non viene diminuita la loro gloria quando vengono presso di noi, perché sanno qual è il posto loro dovuto (come si dice che non viene diminuito l'onore del vescovo per il fatto che non siede attualmente sulla cattedra); così si deve dire che i demoni, quando si trovano nella nostra atmosfera caliginosa, anche se non sono attualmente vincolati al fuoco della Geenna, pure non sentono diminuita la loro pena, per il fatto stesso che sanno essere loro dovuto l'incatenamento a quel luogo. Si legge perciò in una Glossa su un passo di S. Giacomo, che i demoni "portano con sé il fuoco della Geenna dovunque essi vadano". - E questo non è contro quanto si legge in S. Luca, cioè che i demoni "pregarono il Signore di non mandarli nell'abisso": lo chiesero infatti, perché ritenevano come una pena essere allontanati da un luogo in cui potevano nuocere agli uomini. Perciò si legge in S. Marco che "essi lo pregavano che non li cacciasse via da quella regione".