Il Santo Rosario
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Questione 57

La conoscenza angelica degli esseri materiali

Passiamo ora a trattare della conoscenza angelica rispetto agli esseri materiali.
Sull'argomento si pongono cinque quesiti: 1. Se gli angeli conoscano la natura delle cose materiali; 2. Se conoscano i singolari; 3. Se conoscano il futuro; 4. Se conoscano i segreti dei cuori; 5. Se conoscano tutti i misteri della grazia.

ARTICOLO 1

Se gli angeli conoscano le cose materiali

SEMBRA che gli angeli non conoscano le cose materiali. Infatti:
1. La cosa conosciuta è una perfezione del soggetto conoscente. Ora, le cose materiali non possono essere perfezioni di angeli, poiché sono al di sotto di essi. Dunque gli angeli non conoscono le cose materiali.
2. Come dice la Glossa, la visione intellettuale coglie le cose che sono presenti nell'anima nella loro propria essenza. Ora, le cose materiali, prese nella loro propria essenza, non possono trovarsi nell'anima dell'uomo e neppure nella mente dell'angelo. Quindi non possono essere oggetto della cognizione intellettuale: ma soltanto dell'immaginativa, per cui si percepisoono le immagini dei corpi, e della cognizione sensitiva, per cui si percepiscono i corpi stessi. Negli angeli però non esiste né l'immaginativa, né la conoscenza sensitiva, ma soltanto la conoscenza intellettiva. Perciò gli angeli non possono conoscere le cose materiali.
3. Le cose materiali non sono intelligibili in atto, ma vengono conosciute mediante la percezione dei sensi e della fantasia; cose queste che non si trovano negli angeli. Dunque gli angeli non conoscono le cose materiali.

IN CONTRARIO: Una virtù superiore può fare tutto quello che può una inferiore. Ora, l'intelletto umano, che è naturalmente inferiore all'intelletto dell'angelo, può conoscere le cose materiali. Dunque, a maggior ragione, lo potrà l'intelletto angelico.

RISPONDO: Nelle cose c'è un ordine, cosicché gli enti superiori sono più perfetti di quelli inferiori: e ciò che è contenuto in quelli inferiori in modo imperfetto, parziale e molteplice, si trova in quelli superiori in modo più eminente, e nella sua totalità. e semplicità. Perciò in Dio, come nel sommo vertice della realtà, preesistono in modo soprasostanziale tutte le cose, che vengono ad avere la stessa semplicità dell'essere divino, come insegna Dionigi. - Ora, fra tutte le creature gli angeli sono le più vicine a Dio: perciò, come osserva Dionigi, partecipano dalla divina bontà un maggior numero di perfezioni, e in modo più perfetto. Quindi tutte le cose materiali preesistono anch'esse, negli angeli, in modo più semplice e immateriale che in se stesse, in modo però meno perfetto e meno semplice che in Dio.
Ma tutto quello che si trova in un soggetto, vi si trova secondo il modo proprio di essere del soggetto medesimo. Ora, gli angeli sono di loro natura esseri intellettuali. Perciò, come Dio conosce le cose materiali per mezzo della sua essenza, così gli angeli conoscono tali cose in quanto le hanno presenti in se stessi per mezzo delle rispettive specie intelligibili.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La cosa conosciuta è una perfezione del soggetto conoscente, (solo) in forza della specie intelligibile con la quale si presenta all'intelletto. Per questo sono perfezioni ed atti dell'intelletto angelico (non gli oggetti, ma) le specie intelligibili, che si trovano nell'intelligenza dell'angelo.
2. Il senso non percepisce le essenze delle cose, ma i soli accidenti esterni. Così si dica dell'immaginazione, la quale conosce solo le immagini dei corpi. Soltanto l'intelletto coglie le essenze delle cose. Cosicché Aristotele insegna che oggetto dell'intelligenza è la quiddità delle cose (il quod quid est), intorno alla quale l'intelletto non si inganna, come non s'ingannano i sensi rispetto al sensibile proprio. Le essenze delle cose materiali si trovano quindi nell'intelletto umano e angelico, come gli oggetti d'intellezione si trovano nel soggetto conoscente, e non secondo il loro essere reale. Vi sono però alcune realtà che sono presenti all'intelletto o all'anima secondo l'uno e l'altro modo di essere. Allora la visione intellettuale coglie tanto l'uno che l'altro.
3. Se l'angelo derivasse la sua cognizione delle cose materiali dalle cose medesime, dovrebbe prima renderle attuali astraendole (dalla materia). Ma egli non deriva questa cognizione dalle cose materiali, bensì dalle specie attualmente intelligibili, che sono a lui connaturali; come fa il nostro intelletto mediante le specie rese intelligibili dall'astrazione.

ARTICOLO 2

Se l'angelo conosca i singolari

SEMBRA che l'angelo non conosca i singolari. Infatti:
1. Il Filosofo insegna che "il senso coglie le cose singolari, la ragione (o intelletto) quelle universali". Ma negli angeli, come si è visto, non vi è altra facoltà conoscitiva che l'intelligenza. Dunque gli angeli non conoscono i singolari.
2. Ogni cognizione avviene per un conformarsi del conoscente al conosciuto (che causa una somiglianza). Ma non sembra che un angelo possa conformarsi a un singolare nella sua singolarità: poiché l'angelo, come si è detto sopra, è immateriale, mentre il principio della singolarità è la materia. Perciò l'angelo non può conoscere i singolari.
3. Se l'angelo conoscesse i singolari li conoscerebbe o per mezzo di specie singolari, ovvero per mezzo di specie universali. Ma non (li conosce) per mezzo di specie singolari: perché allora dovrebbe avere infinite specie. Non per mezzo di specie universali: infatti l'universale non è un principio sufficiente per la conoscenza del singolare in quanto singolare, poiché nell'universale i singolari sono conosciuti solo virtualmente. Dunque l'angelo non conosce i singolari.

IN CONTRARIO: Nessuno può avere in custodia ciò che non conosce. Ora, gli angeli hanno in custodia gli uomini singoli, conforme al detto dei Salmi: "Agli angeli suoi ha dato ordini per te". Dunque gli angeli conoscono i singolari.

RISPONDO: Alcuni hanno negato agli angeli qualsiasi cognizione dei singolari. - Ora, ciò, in primo luogo, è contrario alia fede cattolica, secondo la quale le cose di questo mondo sono governate per mezzo di angeli, come dice l'Apostolo: "Sono tutti spiriti addetti a ministrare". Ma se non avessero alcuna cognizione dei singolari, non potrebbero prendersi alcuna cura di tutto ciò che si svolge in questo mondo, poiché tutte le azioni appartengono ai singolari. E ciò è in contrasto con quanto insegna la Scrittura: "non dire dinanzi all'angelo: non c'è provvidenza". - In secondo luogo, tale concezione contrasta pure con gli insegnamenti della filosofia, la quale stabilisce che gli angeli muovono le sfere celesti, e che le muovono con atti di intelligenza e di volontà.
Perciò altri dissero che l'angelo conosce bensì i singolari, ma solo per mezzo delle cause universali da cui dipendono tutti gli effetti particolari: a quel modo che l'astronomo dalla disposizione dei moti celesti prevede un'eclissi futura. - Ma anche questa tesi non sfugge agli inconvenienti anzidetti: poiché conoscere il singolare nelle sue cause universali non significa conoscerlo come singolare, ossia nelle circostanze concrete (hic et nunc). Infatti l'astronomo il quale dal calcolo dei moti celesti prevede l'eclissi futura, la conosce in modo universale, ma non la conosce nelle sue circostanze di tempo e di luogo se non quando la percepisce con i sensi. Ora il governo, la provvidenza e il moto hanno per oggetto i singolari nelle loro circostanze di tempo e di luogo.
Si deve perciò procedere diversamente, e dire che, come l'uomo conosce ogni genere di cose con le sue varie facoltà conoscitive, cioè quelle universali e immateriali con l'intelletto, e quelle singolari e corporee con i sensi, così l'angelo con la sola facoltà intellettiva conosce tanto le une che le altre. L'ordine delle cose vuole infatti che quanto più un essere è superiore, tanto abbia una virtù più semplice capace di estendersi a un maggior numero di cose. Lo dimostra il fatto che nell'uomo il senso comune, che è superiore al senso proprio, sebbene sia un'unica potenza, conosce tutte le cose che sono apprese dai cinque sensi esterni, e conosce in più altri aspetti che non sono percepiti da nessun senso esterno, p. es., la differenza del bianco dal dolce. La stessa cosa si verifica in altri campi. Essendo quindi l'angelo superiore all'uomo, sarebbe poco ragionevole affermare che l'angelo non è in grado di conoscere con la sua unica facoltà conoscitiva che è l'intelletto, quanto l'uomo conosce con una qualsiasi delle sue potenze. Tanto è vero che Aristotele reputa inammissibile che Dio possa ignorare una lite che noi conosciamo.
Possiamo farci un'idea del modo con cui l'intelletto dell'angelo conosce i singolari, ricordando che le cose derivano da Dio non soltanto per sussistere nella loro propria natura, ma anche per inserirsi nella cognizione angelica. Ora, è evidente che da Dio non deriva soltanto ciò che appartiene alla natura universale, ma altresì tutto ciò che è principio di individuazione. Dio infatti è causa di tutta la sostanza di una cosa, tanto della materia che della forma. Perciò, come Dio con la sua essenza, principio di tutte le cose, è causa esemplare di tutti gli esseri, e per mezzo di essa conosce tutte le cose non solo nella loro essenza universale, ma anche nella loro singolarità; così gli angeli, per mezzo delle specie infuse in essi da Dio, conoscono le cose, non solo quanto alla loro natura universale, ma anche nella loro singolarità; in quanto (tali specie) sono immagini molteplici di quella essenza unica e semplice.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Filosofo parla del nostro intelletto, il quale non conosce le cose che per astrazione; e ciò che viene astratto è universale appunto in forza dell'astrazione dalle condizioni della materia. Ora, tale maniera di conoscere non si addice agli angeli, come si è già dimostrato: quindi il paragone non regge.
2. Gli angeli nella loro natura hanno una certa somiglianza con le cose materiali, ma non nel senso di una somiglianza di genere, di specie o di accidenti; bensì nel modo che una realtà di ordine superiore può essere conforme a una di ordine inferiore, come il sole al fuoco. In questo senso si trova in Dio (stesso) una somiglianza con tutte le cose, e quanto alla forma e quanto alla materia, poiché in lui, come nella sua causa, preesiste tutto quello che si trova nelle cose. Per la stessa ragione le specie dell'intelletto angelico, che sono delle somiglianze derivate dall'essenza divina, sono somiglianze delle cose non solo quanto alla forma, ma altresì quanto alla materia.
3. Gli angeli conoscono i singolari per mezzo di forme universali, le quali tuttavia rispecchiano le cose sia quanto ai loro principi universali, sia quanto ai principi individuanti. Come poi sia possibile conoscere molte cose con un'unica specie, si è già visto più sopra.

ARTICOLO 3

Se gli angeli conoscano le cose future

SEMBRA che gli angeli conoscano le cose future. Infatti:
1. Gli angeli hanno una conoscenza più perfetta degli uomini. Ma ci sono degli uomini che conoscono molte cose future. Dunque a più forte ragione gli angeli.
2. Il presente e il futuro sono differenze del tempo. Ma l'intelletto dell'angelo è al di là del tempo: "l'intelligenza", infatti, come si legge nel De Causis, "si commisura all'eternità", cioè all'evo. Quindi rispetto all'intelletto angelico non differiscono il passato e il futuro, e l'angelo conosce indifferentemente sia l'uno che l'altro.
3. L'angelo non conosce per mezzo di specie derivate dalle cose, ma piuttosto mediante specie innate universali. Ora, le specie universali riguardano allo stesso modo tanto il presente che il passato e il futuro. È chiaro quindi che gli angeli conoscono allo stesso modo il passato, il presente e il futuro.
4. Una cosa si dice distante sia per il tempo che per il luogo. Ora, gli angeli conoscono le cose localmente distanti. Dunque conoscono anche le cose che son distanti nel tempo futuro.

IN CONTRARIO: Ciò che costituisce una prerogativa della divinità non può convenire agli angeli. Ora, conoscere le cose future è una caratteristica propria della divinità, secondo il detto di Isaia: "Annunziate le cose che verranno in futuro, e conosceremo che siete dei". Dunque gli angeli non conoscono le cose future.

RISPONDO: Si può conoscere il futuro in due modi. Primo, nella sua causa. Si possono perciò conoscere con certezza tutte le cose future che derivano necessariamente dalle loro cause; p. es., che domani il sole sorgerà. Le cose invece che provengono dalle loro cause (solo) nella maggior parte dei casi, non sono conosciute con certezza, ma soltanto in modo congetturale; come il medico quando prevede la salute dell'infermo. Tale modo di conoscere le cose future l'hanno anche gli angeli, e tanto più perfettamente di noi, quanto più essi conoscono le cause delle cose in modo più universale e perfetto; come i medici, che conoscono i sintomi con maggiore perspicacia, sanno meglio pronosticare lo stato futuro della malattia. - Rimangono invece del tutto ignote le cose che procedono dalle cause soltanto di rado, come avviene per le cose casuali e fortuite.
Secondo, si possono conoscere le cose future in se stesse. Tale cognizione del futuro compete soltanto a Dio, il quale conosce non solo le cose che accadono necessariamente o nella maggior parte dei casi, ma altresì le cose casuali e fortuite: poiché Dio vede tutte le cose nella sua eternità, la quale è sempre presente, nella sua semplicità, a tutto il tempo e lo contiene. Perciò un solo sguardo di Dio, come si è visto sopra, trattando della scienza divina, si porta su tutte le cose che si svolgono nel tempo come su cose presenti. - L'intelletto angelico invece, come ogni altro intelletto creato, non ha l'eternità divina. Quindi il futuro, direttamente come è in se stesso, non può essere conosciuto da nessun intelletto creato.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli uomini non conoscono le cose future se non nelle loro cause, o per divina rivelazione. In tal senso gli angeli conoscono le cose future in modo assai più perfetto.
2. Sebbene l'intelletto angelico sia al di sopra del tempo che è la misura dei moti corporei, tuttavia nell'intelletto angelico c'è il tempo che è dato dalla successione degli atti del pensiero: in tal senso S. Agostino dice che "Dio muove la creatura spirituale attraverso il tempo". Perciò, essendovi una successione nell'intelletto dell'angelo, non tutto ciò che si svolge nel tempo è a lui presente.
3. Sebbene le specie esistenti nell'intelletto angelico, considerate in se stesse, riguardino ugualmente tanto le cose presenti, che le passate e le future; tuttavia le cose stesse, presenti, passate e future, non si riferiscono nello stesso modo alle specie. Poiché le cose presenti hanno una natura in forza della quale possono somigliare alle specie esistenti nella mente dell'angelo: e quindi possono essere conosciute (nella loro realtà) per mezzo di esse. Le cose future invece non hanno ancora una natura per potere somigliare con essa alle specie: e pertanto non possono essere conosciute per mezzo delle specie.
4. Le cose localmente distanti già esistono nella realtà, e partecipano qualche specie, di cui esiste una somiglianza nell'angelo; il che non si verifica invece per le cose future, come si è spiegato. Perciò il confronto non regge.

ARTICOLO 4

Se gli angeli conoscano i segreti del cuore

SEMBRA che gli angeli conoscano i segreti del cuore. Infatti:
1. S. Gregorio nel commentare le parole di Giobbe: "Non si paragona ad essa (alla sapienza) l'oro e il vetro", scrive: "Non sarà uguale ad essa né l'oro né il cristallo; poiché allora", cioè nella felicità dei risorti, "uno sarà tanto conoscibile per gli altri quanto lo è per se medesimo, e mentre di ciascheduno si considererà l'intelletto, se ne penetrerà al tempo stesso la coscienza". Ma i risorti, secondo il detto evangelico, saranno simili agli angeli. Quindi un angelo può vedere ciò che è contenuto nella coscienza dell'altro.
2. Le figure per i corpi rappresentano quello che sono le specie per l'intelligenza. Ora, quando si vede un corpo se ne vede pure la figura. Quindi se si vede la sostanza intellettuale, si deve vedere anche la specie intelligibile che si trova in essa. Ora, poiché un angelo vede gli altri angeli ed anche le anime, è chiaro che può vedere i pensieri tanto degli uni che delle altre.
3. Tutto ciò che si trova nel nostro intelletto è molto più simile all'angelo di quello che si trova nella fantasia: poiché tutto quello che si trova nell'intelletto è attualmente intelligibile, mentre ciò che si trova nella fantasia è intelligibile solo in potenza. Ma ciò che si trova nella fantasia può essere conosciuto dall'angelo, come le cose corporee: la fantasia infatti è una facoltà del (nostro) corpo. Dunque l'angelo può conoscere i pensieri della mente.

IN CONTRARIO: Quello che è proprio di Dio non può convenire agli angeli. Ora, è proprio di Dio conoscere i segreti del cuore, conforme al detto di Geremia: "Pravo è il cuore dell'uomo e imperscrutabile, chi lo conoscerà? Io, il Signore, che scruto i cuori". Dunque gli angeli non conoscono i segreti del cuore.

RISPONDO: Il segreto del cuore si può conoscere in due modi. Primo, nei suoi effetti. In tal modo esso può essere conosciuto non solo dall'angelo, ma anche dall'uomo: e questa cognizione sarà tanto più acuta, quanto tali effetti sono più occulti. Talora infatti si conosce il pensiero non solo da un atto esteriore, ma anche da un semplice cambiamento del volto; i medici poi possono conoscere dal polso certe affezioni dell'animo. E molto più gli angeli, nonché i demoni, avendo essi una percezione più acuta delle occulte perturbazioni dei corpi. Per questo S. Agostino fa osservare che (i demoni) "talora con tutta facilità percepiscono le disposizioni degli uomini, non solo quelle espresse con le parole, ma anche quelle che, essendo concepite solo col pensiero, l'animo esprime nel corpo con qualche segno". Tuttavia nel libro delle Ritrattazioni aggiunge che non si può affermare in che modo ciò avvenga.
Secondo, si possono conoscere i pensieri, in quanto questi si trovano nell'intelletto, e gli affetti come si trovano nella volontà. In questa maniera solo Dio può conoscere i pensieri del cuore e gli affetti della volontà. E questo perché la volontà razionale è soggetta soltanto a Dio, ed egli solo può operare in essa, poiché ne è l'oggetto principale quale ultimo fine, come si vedrà meglio in seguito. Perciò tutto quello che si trova nella volontà, o che dipende esclusivamente da questa, è noto soltanto a Dio. Ora, è evidente che pensare in maniera attuale a una data cosa dipende dalla sola volontà: poiché quando uno ha l'abito della scienza, o possiede delle specie intelligibili, se ne serve quando vuole. Perciò l'Apostolo insegna: "nessuno conosce le cose dell'uomo, fuorché lo spirito dell'uomo che è in lui".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Due cose impediscono ad un uomo di conoscere il pensiero di un altro: la materialità del corpo e la volontà che cela i propri segreti. Il primo ostacolo, che non esiste per gli angeli, sarà tolto con la resurrezione. Il secondo, invece, rimarrà anche dopo la resurrezione, e già attualmente si trova negli angeli. Tuttavia lo splendore del corpo rappresenterà allora la perfezione dell'anima, per quanto concerne la quantità della grazia e della gloria. E in tal senso uno potrà vedere la mente dell'altro.
2. Sebbene un angelo possa scorgere le specie intelligibili di un altro, in quanto le specie intelligibili sono proporzionate per la loro maggiore o minore universalità alla nobiltà delle singole sostanze; non ne segue tuttavia che egli conosca come l'altro si serva delle sue specie nel suo pensiero attuale.
3. L'appetito dell'animale bruto non è padrone del suo atto, ma segue l'impulso di una causa estrinseca corporea o spirituale. Perciò, conoscendo gli angeli le cose corporee e le loro disposizioni, possono conoscere per mezzo di queste ciò che si trova e nell'appetito e nella fantasia dei bruti, oppure nelle analoghe facoltà degli uomini, quando il loro appetito sensitivo compie un atto in seguito a un impulso fisico, come avviene sempre nei bruti. Non ne segue tuttavia che gli angeli conoscano il moto dell'appetito sensitivo e l'attività della fantasia umana, anche quando queste facoltà sono mosse dalla volontà e dalla ragione: poiché anche la parte inferiore dell'anima partecipa in qualche modo della ragione stessa, come, per dirla con Aristotele, colui che ubbidisce partecipa della perfezione di colui che comanda. - Del resto dal fatto che un angelo conosce ciò che si trova nell'appetito sensitivo e nella fantasia dell'uomo, non ne viene che possa anche conoscere ciò che si trova nel pensiero o nella volontà: perché sia l'intelletto che la volontà non sono subordinati all'appetito sensitivo e alla fantasia, ma piuttosto si possono servire in maniere diverse di queste facoltà.

ARTICOLO 5

Se gli angeli conoscano i misteri della grazia

SEMBRA che gli angeli conoscano i misteri della grazia. Infatti:
1. Più alto tra tutti i misteri è il mistero dell'incarnazione di Cristo. Ora, gli angeli conobbero tale mistero fin da principio: poiché, come si esprime S. Agostino, "questo mistero rimase nascosto in Dio per tutti i secoli, in modo però che i principati e le potestà celesti ne ebbero notizia". E l'Apostolo afferma che "apparve agli angeli il grande mistero della pietà". Dunque gli angeli conoscono i misteri della grazia.
2. I disegni di tutti i misteri della grazia sono contenuti nella sapienza divina. Ma gli angeli vedono la stessa sapienza di Dio, che è la di lui essenza. Dunque essi conoscono i misteri della grazia.
3. I profeti, come Dionigi insegna, sono istruiti dagli angeli. Ora, i profeti conobbero i misteri della grazia; si legge infatti nella Scrittura: "Il Signore non opera cosa alcuna senza che ne riveli il segreto ai suoi servi, i profeti". Dunque gli angeli conoscono i misteri della grazia.

IN CONTRARIO: Nessuno impara quello che già conosce. Ma gli angeli, anche i supremi, scrutano e apprendono i misteri della grazia: infatti Dionigi afferma che la Scrittura "parla di alcune nature celesti le quali pongono una questione a Gesù, ed apprendono la scienza delle sue operazioni su di noi, e Gesù insegna loro senza alcun intermediario". E lo dimostra mediante quel passo di Isaia, dove agli angeli che chiedono: "Chi è questi che viene da Edom?", Gesù risponde: "Sono io che parlo giustizia". Dunque gli angeli non conoscono i misteri della grazia.

RISPONDO: Negli angeli c'è una doppia cognizione. Una cognizione naturale che permette loro di conoscere le cose sia per mezzo della propria essenza, sia per mezzo di specie innate. Con tale cognizione gli angeli non sono in grado di conoscere i misteri della grazia. Questi misteri infatti dipendono dalla sola volontà di Dio: ora, se un angelo non può conoscere i pensieri di un altro angelo, perché dipendono dalla volontà di quest'ultimo, molto meno potrà conoscere quanto dipende dalla sola volontà di Dio. - In tal senso ragiona l'Apostolo: "Nessuno conosce le cose dell'uomo, fuorché lo spirito dell'uomo che è in lui. Così pure nessuno conosce le cose di Dio, fuorché lo Spirito di Dio".
C'è però un'altra cognizione negli angeli: quella che li rende beati, e per mezzo della quale contemplano il Verbo e le cose nel Verbo. In questa visione essi conoscono i misteri della grazia; non tutti però, e non tutti ugualmente, ma nella misura in cui Dio vuole rivelarli ad essi, conforme al detto dell'Apostolo: "A noi Dio ha rivelato (i misteri) per mezzo del suo Spirito". Questo tuttavia avviene in modo che gli angeli superiori, penetrando maggiormente la divina sapienza, nella visione di Dio conoscono un maggior numero di misteri e quelli più alti, che poi (a loro volta) manifestano agli angeli inferiori illuminandoli. E anche tra questi misteri alcuni li hanno conosciuti fin dal principio della loro creazione: su altri invece furono iniziati in seguito secondo le esigenze della loro missione.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il mistero dell'incarnazione di Cristo si può considerare in due maniere. Primo, in generale: e in tal senso fu rivelato a tutti gli angeli al cominciare della loro beatitudine. La ragione si è che questo mistero è l'oggetto fondamentale a cui sono ordinati tutti gli uffici degli angeli; dice infatti l'Apostolo: "sono tutti spiriti addetti a ministrare, inviati a vantaggio di quelli che acquistano l'eredità della salvezza". E ciò avviene per mezzo dell'incarnazione. Era quindi necessario che gli angeli fin da principio avessero una cognizione generica di questo mistero. - Possiamo poi considerare in una seconda maniera il mistero dell'incarnazione, cioè quanto alle sue precise circostanze. E in tal modo non tutti gli angeli furono ammaestrati su ogni particolare fin da principio: anzi, persino alcuni tra gli angeli superiori ne vennero a conoscenza soltanto in seguito, come appare evidente dal testo riportato di Dionigi.
2. Sebbene gli angeli beati contemplino la divina sapienza, tuttavia non la comprendono. Non ne segue perciò che essi debbano conoscere tutto ciò che in essa è racchiuso.
3. Tutto ciò che conobbero i profeti intorno ai misteri della grazia per mezzo di rivelazioni, fu pure rivelato, e in modo più perfetto, agli angeli. E sebbene Dio abbia rivelato ai profeti in modo generico quello che avrebbe fatto per la salute del genere umano; pur tuttavia gli Apostoli conobbero certi aspetti del mistero che rimasero ignoti ai profeti; conforme a ciò che dice S. Paolo: "Potete, leggendo, capire l'intelligenza che io ho nel mistero di Cristo; il quale nelle altre età non fu conosciuto, così come ora è stato rivelato ai santi Apostoli di lui". E tra gli stessi profeti quelli posteriori conobbero ciò che era ignoto ai loro predecessori; secondo l'espressione dei Salmi: "Ho compreso io più dei vecchi". Anche S. Gregorio afferma che "nel succedersi dei tempi si accrebbe il progresso della cognizione divina".