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Questione
53
Il moto locale degli angeli
Logicamente passeremo ora a trattare del moto locale degli angeli.
Sull'argomento si pongono tre quesiti: 1. Se l'angelo si possa
muovere localmente; 2. Se si muova da luogo a luogo percorrendo lo spazio
intermedio; 3. Se il moto dell'angelo si compia in un istante o nel tempo.
ARTICOLO
1
Se l'angelo possa muoversi localmente
SEMBRA che l'angelo non possa muoversi localmente.
Infatti:
1. Il Filosofo dimostra che
"nessun ente indivisibile può trovarsi
in movimento"; mentre infatti una cosa è al punto di partenza ancora non si muove,
e quando è al punto di arrivo è già stata mossa; ne segue perciò che ogni cosa
che si muove, mentre si muove, in parte deve essere al punto di partenza
e in parte al punto di arrivo. Ma l'angelo è indivisibile.
Dunque l'angelo localmente non si può muovere.
2. Il moto è
"atto di un essere imperfetto", come dice il Filosofo.
Ora, l'angelo beato non è imperfetto. Quindi l'angelo beato non si muove localmente.
3. Il moto non avviene che per un bisogno. Ma gli angeli santi non abbisognano
di nulla. Dunque gli angeli santi non si muovono da un luogo a un altro.
IN CONTRARIO: Il moto dell'angelo beato e quello dell'anima beata
sono della stessa natura. Ma è necessario ammettere che l'anima
beata si muove localmente, essendo articolo di fede che Cristo
discese con l'anima all'inferno. Dunque l'angelo beato può muoversi
rispetto al luogo.
RISPONDO: L'angelo beato può muoversi localmente. Però, come è equivoco parlare
(indifferentemente) di presenza in un luogo per il corpo
e per l'angelo, così pure è equivoco parlare di moto locale.
Il corpo infatti è in un luogo, perché da esso è contenuto e ad esso è
commisurato. Perciò è necessario che anche il moto locale del corpo
sia proporzionato al luogo e si assoggetti alle sue esigenze. È cioè
necessario che alla continuità dell'estensione corrisponda la continuità del moto;
e dal prima e dopo dell'estensione derivi il prima e il dopo del moto locale
dei corpi (cioè il tempo), come spiega Aristotele. - Ora, l'angelo non si trova
nel luogo come contenuto e commisurato ad esso, ma piuttosto come contenente.
Non è quindi necessario che il moto locale dell'angelo si adegui al luogo stesso,
e neppure che ne segua le esigenze, acquistandone la continuità; ma il suo è
un moto discontinuo. Dal momento infatti che l'angelo si trova
in un luogo per il contatto della sua virtù, come sopra si è
spiegato, ne segue necessariamente che il moto locale dell'angelo
non sia altro che il succedersi di tali contatti su luoghi diversi: poiché
l'angelo non può trovarsi simultaneamente in più luoghi, come
sopra si è visto. Ma non è necessario che questi contatti abbiano una continuità.
Può darsi tuttavia in questi contatti anche una certa continuità.
Infatti niente impedisce, nel modo già visto, che, come un corpo si
trova in un luogo divisibile perché vi applica le sue dimensioni, così
l'angelo vi si trovi applicando a tale corpo divisibile la sua virtù.
Perciò, come il corpo non abbandona istantaneamente ma progressivamente
il luogo in cui si trova, determinando la continuità del
suo moto locale, così pure l'angelo può abbandonare progressivamente
il luogo divisibile in cui si trova, e in tal caso il suo moto è continuo.
Ma può anche abbandonare istantaneamente tutto il luogo
per unirsi istantaneamente a tutto un altro luogo: e in questo caso
il suo moto non sarà continuo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La ragione addotta non fa al caso nostro,
per due motivi. Primo, perché la dimostrazione di Aristotele
si riferisce agli indivisibili geometrici, ai quali corrisponde necessariamente
un luogo indivisibile. Ma ciò non si può dire degli angeli.
Secondo, perché la dimostrazione di Aristotele riguarda il
moto continuo. Se infatti il moto non fosse continuo, si potrebbe
rispondere che una cosa si muove quando è ancora al punto di partenza
o è già al punto di arrivo: perché allora il moto non sarebbe
da ritenersi altro che la successione dei luoghi rispetto alla cosa medesima;
perciò si potrebbe affermare che la cosa si muove quando
si trova in uno qualsiasi di quei luoghi. Ma la continuità del moto
elimina queste evasioni: poiché nessun continuo può trovarsi nel
suo termine, come è dimostrato dal fatto che la linea non può trovarsi
nel punto (nel quale termina). È necessario quindi che la cosa
che si muove, mentre si muove, non si trovi totalmente in uno dei
due termini (del moto), ma parte in uno e parte nell'altro.
La dimostrazione di Aristotele perciò non fa al caso nostro, allorché il
moto dell'angelo non è continuo. - Ma se si ha di mira il moto continuo
dell'angelo, si può concedere che, mentre egli si muove, è in parte
al punto di partenza e in parte al punto di arrivo (purché l'espressione
in parte si riferisca al luogo e non alle sostanze angeliche).
Infatti all'inizio dal suo moto continuo l'angelo si trova
in tutto il luogo divisibile da cui incomincia a muoversi; ma quando
è già in movimento si trova in parte nel luogo antecedente che abbandona,
e in parte nel secondo luogo che sta occupando. - L'angelo ha perciò
la capacità di occupare le parti di due luoghi, per il
fatto che egli è in grado di occupare un luogo (esteso e) divisibile
con il contatto della sua virtù, come un corpo (lo occupa) con il contatto
delle sue dimensioni. Perciò dal fatto è lecito concludere, per
il corpo sottoposto al moto locale, che esso è divisibile in parti quantitative,
per l'angelo invece che egli è in grado di applicare la sua virtù
a una realtà divisibile.
2. È atto di un essere imperfetto il moto di una cosa che è in potenza.
Ma il moto dovuto a un contatto virtuale è proprio di una realtà
che è in atto: la virtù infatti compete a una realtà in quanto è attuale (e perfetta).
3. Il moto di una cosa che è in potenza è determinato dalla sua indigenza;
ma il moto di una realtà che è in atto non è determinato
dalla propria bensì dall'altrui necessità. È così che l'angelo si
muove localmente per le nostre necessità, secondo le parole dell'Apostolo:
"Sono
tutti spiriti al servizio (di Dio), inviati a cagione di quelli che
devono ricevere l'eredità della salvezza".
ARTICOLO
2
Se l'angelo percorra lo spazio intermedio
SEMBRA che l'angelo non percorra lo spazio intermedio. Infatti:
1. Ogni cosa che percorre lo spazio intermedio percorre uno spazio
uguale alla propria grandezza prima di percorrerne uno maggiore.
Ora, il luogo proporzionato all'indivisibilità dell'angelo è
quello occupato dal punto. Se quindi l'angelo nel suo moto percorresse
lo spazio intermedio, bisognerebbe che con il suo moto percorresse
infiniti punti: il che è impossibile.
2. L'angelo ha una sostanza più semplice della nostra anima. Ora,
la nostra anima col suo pensiero può passare da un estremo all'altro
senza percorrere lo spazio intermedio: posso pensare, p. es.,
alla Francia e poi alla Siria non pensando all'Italia che sta nel mezzo.
Dunque con più ragione l'angelo può andare da un posto
all'altro senza percorrere lo spazio intermedio.
IN CONTRARIO: Se l'angelo si muove da un luogo a un altro, non è
in moto quando si trova al punto di arrivo, perché allora è già stato mosso.
Ma al suo essersi già mosso deve precedere il muoversi:
quindi si muoveva in qualche luogo dove era prima. Però non si
muoveva certo quando si trovava al punto di partenza. Dunque si
muoveva quando si trovava nello spazio intermedio. Perciò è necessario
che percorra lo spazio intermedio.
RISPONDO: Come già è stato spiegato, il moto locale dell'angelo
può essere continuo e discontinuo. Se dunque si tratta di moto continuo,
l'angelo non può muoversi da un estremo all'altro senza percorrere
lo spazio intermedio: poiché, come dice Aristotele, "è spazio
intermedio quello che viene raggiunto da ciò che si muove di
moto continuo, prima dello spazio in cui si compie l'ultima mutazione".
Infatti il prima e il dopo del moto continuo dipende dal
prima e dopo dell'estensione, come spiega il medesimo Aristotele.
Ma quando il suo moto non è continuo, l'angelo può passare da
un estremo all'altro senza percorrere lo spazio intermedio.
Ed eccone la spiegazione. Fra due estremi, qualunque essi siano, ci sono
infiniti luoghi intermedi: luoghi divisibili e luoghi indivisibili.
Quanto ai luoghi indivisibili la cosa è chiara: poiché tra due punti
qualsiasi ci sono infiniti punti intermedi, non potendo due punti
susseguirsi l'uno all'altro, senza un punto intermedio, come Aristotele
dimostra. - Quanto poi ai luoghi divisibili si deve affermare la stessa cosa.
E se ne ha la dimostrazione esaminando il
moto continuo dei corpi. Il corpo infatti non si muove da un luogo
all'altro se non in un tempo determinato. Ora, in tutto il tempo
che misura il moto di quel corpo non si possono trovare due istanti,
nei quali il corpo in movimento non sia in due luoghi diversi:
perché se per due istanti si trovasse in uno stesso luogo, ne
seguirebbe che in quel punto sarebbe stato fermo. Star fermo infatti
non significa altro che trovarsi allo stesso punto in un dato momento
e nel momento precedente. Per il fatto quindi che tra il primo
e l'ultimo istante del tempo che misura il moto vi sono infiniti istanti,
è anche necessario che tra il primo luogo, da cui comincia il moto,
e l'ultimo, in cui il moto si arresta, vi siano infiniti
luoghi. - Ciò è manifesto anche dai sensi. Si abbia, p. es., un corpo
di un palmo che debba percorrere lo spazio di due palmi: è chiaro
che il primo luogo da cui si inizia il moto è di un palmo, e il luogo
in cui termina è pure di un palmo. Evidentemente quando comincia
a muoversi abbandona gradualmente il primo palmo e passa nel secondo.
Ecco allora che si moltiplicano i luoghi intermedi man
mano che si divide l'estensione del palmo: poiché ogni punto determinato
nell'estensione del primo palmo è l'inizio di un luogo; e
il punto così determinato nell'estensione dell'altro palmo è il termine
di questo medesimo luogo. Ma essendo l'estensione divisibile
all'infinito ed essendo potenzialmente infiniti i punti di ogni estensione,
ne segue che tra due luoghi qualsiasi vi sono infiniti luoghi intermedi.
Ora, il soggetto mobile può oltrepassare l'infinità dei luoghi
intermedi soltanto con un moto continuo: perché allora all'infinito
potenziale dei luoghi intermedi corrisponde l'infinito potenziale del
moto continuo. Se invece il moto non fosse continuo, tutte le parti del moto
sarebbero attualmente distinte. E quindi se un qualsiasi soggetto mobile
si muove con un moto non continuo, bisogna che
non percorra tutti i luoghi intermedi, oppure che attraversi spazi
intermedi attualmente infiniti: il che è impossibile. Perciò quando il loro
moto non è continuo gli angeli non percorrono tutti gli spazi intermedi.
Ma questa cosa, cioè muoversi da un posto all'altro senza attraversare
lo spazio intermedio, è possibile agli angeli non già ai corpi.
Perché il corpo è commisurato al luogo ed è contenuto da
esso: e quindi nel muoversi è soggetto alle leggi del luogo.
La sostanza dell'angelo invece non è soggetta al luogo come contenuta
da esso, ma è superiore al luogo e lo contiene: è perciò in suo potere
congiungersi al luogo come vuole, percorrendo lo spazio intermedio
o senza percorrerlo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il luogo non viene commisurato all'angelo
per l'estensione, ma per un contatto di virtù: perciò il
luogo dell'angelo non è sempre un punto, ma può anche essere divisibile (ed esteso).
Tuttavia i luoghi intermedi, anche se divisibili (ed estesi),
sono infiniti, come si è detto: ma sono superati, si è visto,
in forza della continuità del moto.
2. Quando l'angelo localmente si muove, la sua essenza viene a
contatto con i diversi luoghi; invece l'essenza dell'anima non viene
a contatto con le cose che pensa, ma piuttosto le cose pensate vengono
a trovarsi in essa. Perciò il paragone non regge.
3. Nel moto continuo l'essere stato mosso non è una parte del
moto, ma ne è il termine: è necessario quindi che il muoversi
preceda l'essersi già mosso. Per questo è necessario che un tale moto
avvenga attraverso lo spazio intermedio. Ma nel moto non continuo l'essersi
di già mosso è parte (del moto), come l'unità fa parte del numero:
e allora il succedersi dei diversi luoghi, anche se lo spazio intermedio
non viene percorso, costituisce tale moto.
ARTICOLO
3
Se il moto degli angeli sia istantaneo
SEMBRA che il moto degli angeli sia istantaneo. Infatti:
1. Quanto più è grande la virtù del motore, e quanto minore resistenza
presenta il mobile ad esso, tanto più veloce è il moto. Ora,
la virtù, per mezzo della quale l'angelo muove se stesso, supera
senza proporzione la virtù che muove un corpo; d'altra parte le velocità
sono proporzionali alla diminuzione del tempo. Invece ogni
durata di tempo conserva una qualche proporzione con qualsiasi
altra durata di tempo. Se quindi un corpo si muove nel tempo,
l'angelo si muove istantaneamente.
2. Il moto dell'angelo è più semplice di qualsiasi mutazione fisica. Ma ci sono
delle mutazioni fisiche che avvengono in maniera istantanea, p. es.,
l'illuminazione: sia perché nessuna cosa viene illuminata
progressivamente, come invece viene riscaldata; sia perché
il raggio non giunge alle cose vicine prima di giungere a quelle lontane.
Quindi a più forte ragione il moto dell'angelo si compie in un istante.
3. Se l'angelo si muove da un luogo all'altro in un tempo determinato,
è chiaro che nell'ultimo istante di quel tempo si trova al
punto di arrivo. In tutto il tempo precedente, poi, o si trova nel
luogo immediatamente precedente, considerato come punto di partenza,
oppure è con una parte in esso e con l'altra al punto di arrivo.
Ma se si trova parte di qua e parte di là, ne segue che è
divisibile: il che è falso. Dunque in tutto il tempo precedente si
trova al punto di partenza. Ed ivi deve trovarsi fermo: essere fermo
infatti significa trovarsi nello stesso luogo in un dato istante e in
quello precedente, come già si è detto. Ne segue perciò che si muove
solo nell'ultimo istante di quel tempo.
IN CONTRARIO: In ogni mutazione c'è il prima e il dopo.
Ma il prima e il dopo del moto sono distinti secondo il tempo. Perciò ogni
moto avviene nel tempo, e quindi anche il moto dell'angelo, poiché
in esso si dà il prima e il dopo.
RISPONDO: Alcuni affermarono che il moto locale degli angeli è istantaneo.
Dicevano infatti che l'angelo, quando si muove da un luogo all'altro,
in tutto il tempo precedente si trova al punto di partenza,
e nell'ultimo istante di quel tempo si trova al punto di arrivo.
Né occorre che tra i due punti ve ne sia uno intermedio; come
non vi è niente di intermedio tra il tempo e il suo termine.
E siccome tra due istanti del tempo vi è un tempo intermedio, dicono
che non si dà un ultimo istante in cui l'angelo si trovava ancora
al punto di partenza. Allo stesso modo, nell'illuminazione e nella
generazione del fuoco non si può trovare un ultimo istante in cui
l'aria era oscura, o in cui la materia era priva della forma del
fuoco: ma si dà un tempo ultimo, di modo che al termine di quel
tempo c'è la luce nell'aria o la forma del fuoco nella materia. Per questo
l'illuminazione e la generazione sostanziale sono considerati moti istantanei.
Ma queste riflessioni non fanno al caso nostro. Ed eccone la ragione.
È proprietà essenziale dello stato di quiete che il soggetto
quiescente non abbia a un dato momento una posizione diversa
dalla precedente. Perciò in ogni istante del tempo che misura lo
stato di quiete il soggetto quiescente è nella stessa posizione tanto
al primo istante che nell'istante intermedio e nell'ultimo. Invece
è proprio della essenza del moto, che quanto si muove abbia una disposizione
sempre diversa da quella di prima: perciò in ogni istante
del tempo, che misura il moto, il mobile muta disposizione.
Ne segue perciò che nell'ultimo istante esso ha una forma che prima non
aveva. È chiaro allora che rimanere immutato in qualche cosa, p. es.,
nella bianchezza, per tutto un tempo determinato, significa rimanere
immutato in qualche cosa in ogni istante di quel tempo; non è dunque
possibile che una cosa in tutto il tempo precedente
permanga in una data disposizione, e che poi (solo) nell'ultimo
istante di quel tempo si trovi ad avere un'altra disposizione. Ma ciò
è possibile presupponendo il moto: perché il moto che si svolge per
tutto un certo periodo di tempo esclude il permanere in una stessa
disposizione in ogni istante di quel tempo. Per conseguenza tutte
le mutazioni istantanee terminano dei moti continui: così la generazione è
il termine dell'alterazione della materia, e l'illuminazione
è il termine del moto locale del corpo illuminante. - Ma il moto
locale degli angeli non è il termine di nessun altro moto continuo;
ma sta a sé, non dipendendo da alcun altro moto. Quindi non si
può dire che l'angelo si trovi per tutto un periodo di tempo in un
dato luogo, e che nell'ultimo istante (di esso) si trovi in un altro
luogo; ma va determinato l'ultimo istante in cui si trovava ancora
nel luogo precedente. Ora, dove ci sono più istanti che si succedono,
ivi necessariamente c'è il tempo: il tempo infatti non è altro che la
misura del moto secondo il prima e il dopo. Ne segue che il moto
dell'angelo si svolge nel tempo: nel tempo continuo, se il suo moto è continuo;
nel tempo non continuo se il suo moto non è continuo (infatti il moto
degli angeli può avvenire in due maniere, come abbiamo spiegato).
La ragione si è che la continuità del tempo deriva dalla continuità del moto,
come insegna Aristotele.
Ma questo tempo, sia esso continuo o discontinuo,
non è il tempo che misura il moto dei cieli e da cui sono misurate le cose materiali,
le quali debbono la loro mutabilità al moto del cielo. Infatti il moto
degli angeli non dipende da quello del cielo.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Quando il tempo del moto angelico
non è continuo, ma è una successione di istanti, non può avere una
proporzione col tempo continuo che misura il moto delle cose materiali,
perché non è della stessa natura. Quando invece è continuo,
la proporzione esiste, non già perché sono proporzionati il motore e il mobile,
ma perché sono proporzionate tra loro le estensioni in cui avviene il moto. - Inoltre
(si noti che) la velocità del moto degli angeli non dipende dalla quantità
della loro virtù, ma dalla determinazione della loro volontà.
2. L'illuminazione è il termine del moto; ed è un'alterazione, non un moto locale,
quasi che la luce raggiunga gli oggetti che sono vicini prima di raggiungere
quelli che son lontani. Il moto dell'angelo invece è un moto locale
e non il termine di un moto. Quindi il paragone non regge.
3. L'obiezione si fonda sul tempo continuo. Ora, il tempo del
moto angelico può anche non essere continuo. E in tal caso l'angelo può
a un dato istante essere in un luogo, e nell'istante successivo
in un altro luogo, senza tempo intermedio. - Quando poi il tempo del moto
angelico è continuo, allora l'angelo in tutto il tempo
che precede l'ultimo istante passa per infiniti luoghi, come si è spiegato di già.
E tuttavia si trova parte in uno dei luoghi continui e parte in un altro;
non già che la sua sostanza sia divisibile, ma
perché la sua virtù prende contatto con una parte del primo luogo
e con una parte del secondo, come abbiamo già visto.
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