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Questione 50
Gli angeli. La sostanza degli angeli
Rimane ora da trattare distintamente delle creature spirituali e
corporali. Studieremo quindi: primo, la creatura che è puro spirito,
denominata angelo dalla sacra Scrittura; secondo, la creatura puramente
corporea; terzo, la creatura composta di spirito e di corpo ossia l'uomo.
Riguardo agli angeli dobbiamo trattare le questioni relative:
primo, alla loro natura; secondo, al loro intelletto; terzo, (quelle relative)
alla loro volontà; quarto, (quelle relative) alla loro creazione.
La sostanza degli angeli dev'essere studiata sia in se stessa,
sia nei suoi rapporti con le cose corporee.
Intorno alla sostanza o natura degli angeli considerata in se
stessa si pongono cinque quesiti: 1. Se esista una creatura del tutto
spirituale e incorporea; 2. Supposto che l'angelo sia del tutto incorporeo
e spirituale, si domanda se sia composto di materia e di forma;
3. Se ci siano molti angeli; 4. Come si differenzino tra di loro;
5. Se siano immortali ossia incorruttibili.
ARTICOLO
1
Se l'angelo sia del tutto incorporeo
SEMBRA che l'angelo non sia del tutto incorporeo.
Infatti:
1. Ciò che è incorporeo relativamente a noi, ma non relativamente a Dio,
non è incorporeo assolutamente parlando. Ora, come osserva il Damasceno,
l'angelo "si dice incorporeo relativamente a noi,
ma paragonato a Dio è corporeo e materiale". Dunque l'angelo non è,
assolutamente parlando, incorporeo.
2. Come Aristotele dimostra, nulla si muove all'infuori del corpo.
Ma l'angelo, al dire del Damasceno, è "una sostanza intellettuale
sempre mobile". Dunque l'angelo è una sostanza corporea.
3. Dice S. Ambrogio:
"Ogni creatura è circoscritta dai limiti ben definiti
della sua natura". Ora, l'essere circoscritto è proprio dei corpi.
Dunque ogni creatura è corporea. Ma gli angeli sono creature di Dio,
come è chiaramente affermato dai Salmi: "Lodate il Signore,
o voi tutti angeli suoi", e poco dopo: "Poiché egli parlò
e furono fatte (queste cose); comandò e furono create".
Dunque gli angeli sono corporei.
IN CONTRARIO: Sta scritto nei Salmi:
"Colui che fa suoi messaggeri gli spiriti".
RISPONDO: È necessario ammettere delle creature incorporee.
Infatti, ciò a cui mira principalmente Dio nella creazione è il bene,
che consiste in una rassomiglianza con lui. Ora l'effetto somiglia
perfettamente alla causa quando la imita proprio in quello che serve
ad essa per produrre l'effetto; come quando un corpo caldo rende
caldo un altro corpo. Orbene, Dio produce la creatura per mezzo
dell'intelletto e della volontà, come fu spiegato a suo tempo.
Dunque la perfezione dell'universo richiede che vi siano delle creature
intellettuali. Ma l'intellezione non può essere atto di un corpo né
di alcuna facoltà corporea: ogni corpo infatti è limitato nello spazio e nel tempo.
Ne segue che per avere la perfezione dell'universo
è necessario ammettere l'esistenza di qualche creatura incorporea.
Gli antichi (filosofi), ignorando la portata della cognizione della
potenza intellettiva, e non sapendo distinguere l'intelletto dal senso,
credettero non esservi al mondo nient'altro all'infuori di ciò che
cade sotto il dominio dei sensi e dell'immaginazione. E siccome
sotto l'immaginazione non cade che il corpo, opinarono che non vi
fosse altra realtà che il corpo, come riferisce appunto il Filosofo.
Da questi stessi motivi ebbe origine l'errore dei Sadducei, che "negavano
l'esistenza degli spiriti". - Ma per il fatto stesso che l'intelletto è
superiore al senso, si deve ragionevolmente concludere che
esistono delle sostanze incorporee oggetto esclusivo dell'intelligenza.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le sostanze incorporee occupano
un posto intermedio tra Dio e le creature corporali. Ora, un essere
intermedio se viene paragonato ad un estremo sembra l'estremo opposto:
così un oggetto tiepido paragonato a uno caldo sembra freddo.
Per questo si dice che gli angeli, paragonati a Dio, sono materiali e corporei:
ma ciò non significa che in essi vi sia qualche cosa di corporeo.
2. Il termine moto in quel testo deve prendersi nel senso in cui
si dice moto persino l'intendere e il volere. Si dice dunque che
l'angelo è una sostanza sempre mobile, perché ha sempre l'atto
di intendere: ossia non è come noi, che nell'intellezione ora siamo in atto
ed ora in potenza. È chiaro perciò che la difficoltà gioca sull'equivoco.
3. L'essere circoscritti da limiti spaziali è proprio dei corpi: ma
essere circoscritti da limiti essenziali è cosa comune a tutte le creature,
siano esse corporee o spirituali. Dice perciò S. Ambrogio che
per quanto alcune creature non siano circoscritte entro termini
corporali, sono tuttavia circoscritte dai limiti propri della loro natura.
ARTICOLO
2
Se l'angelo sia composto di materia e di forma
SEMBRA che l'angelo sia composto di materia e di forma.
Infatti:
1. Tutte le cose che rientrano in un dato genere sono composte
di genere e differenza, la quale ultima, aggiungendosi al genere,
costituisce la specie. Ora, come insegna Aristotele, il genere si desume
dalla materia, la differenza invece dalla forma. Dunque
tutto ciò che rientra in un dato genere è composto di materia e di forma.
Ma l'angelo si trova nel genere di sostanza. Dunque è composto
di materia e di forma.
2. Ovunque si trovano le proprietà della materia deve trovarsi
anche la materia. Ora, le proprietà della materia consistono nel ricevere
e nel compiere le funzioni di soggetto: non per nulla Boezio
dice che "una forma semplice non può fare da soggetto". Ma nell'angelo
si trovano queste proprietà. Dunque l'angelo è composto di materia e forma.
3. La forma è un atto. Quindi ciò che è soltanto forma è atto puro.
Ma l'angelo non può essere atto puro: poiché ciò appartiene a Dio solo.
Dunque l'angelo non è soltanto forma, ma ha la forma unita alla materia.
4. La forma non è propriamente delimitata e terminata che dalla materia.
Perciò una forma che non si trovi nella materia sarà infinita.
Ora, la forma dell'angelo non è infinita: perché ogni creatura è finita.
Dunque la forma dell'angelo si trova nella materia.
IN CONTRARIO: Dionigi afferma che le prime creature
"debbono
ritenersi incorporee e immateriali".
RISPONDO: Alcuni ritengono che gli angeli siano composti di materia e di forma.
Avicebron si è sforzato d'impiantare questa opinione nel suo libro Fons vitae.
Egli parte dal presupposto che
siano realmente distinte tutte quelle cose che figurano distinte all'apprensione
del nostro intelletto. Ora nella sostanza incorporea l'intelletto
coglie un aspetto (la differenza specifica) per cui essa
si distingue dalla sostanza corporea, e un altro aspetto (il genere)
che è comune alle due sostanze. Egli allora ne conclude che quanto
serve a differenziare la sostanza incorporea da quella corporea,
costituisce la forma di quella sostanza; quanto invece, come elemento comune,
viene a ricevere questa forma distintiva, costituisce la materia di tale sostanza.
Afferma perciò che identica è la materia universale degli esseri spirituali
e di quelli corporei: egli cioè intende asserire che,
come la forma della quantità è impressa nella materia degli esseri corporei,
così la forma delle sostanze incorporee è impressa nella materia degli esseri
spirituali.
Si vede però di primo acchito l'impossibilità di una identica
materia per le cose spirituali e corporee. Difatti è impossibile che la
forma spirituale e quella materiale siano ricevute nella stessa porzione
di materia: poiché in tal caso una stessa cosa numericamente
identica sarebbe insieme corporea e spirituale. Si dovrà perciò ammettere
che la porzione di materia che riceve la forma corporea è
distinta da quella porzione di materia che riceve la forma spirituale.
Ora, non si può ammettere che la materia si divida in più parti
se non si concepisce come informata dalla quantità: senza di questa,
infatti, come insegna Aristotele, avremmo una sostanza indivisibile.
Si dovrebbe quindi ammettere che la materia delle sostanze spirituali è soggetta
alla quantità; il che è impossibile. Ed è quindi impossibile che vi sia un'unica
materia per le creature corporee e per quelle spirituali.
Anzi, è impossibile che le sostanze spirituali abbiano una materia qualsiasi.
Infatti, l'operare di ogni essere è conforme alla di lui natura.
Ora, l'intendere è un'operazione del tutto immateriale.
Lo si vede chiaramente dall'oggetto, da cui dipende la specie e la
natura di ogni atto. Nessuna cosa infatti può essere colta dall'intelletto
se non in quanto viene astratta dalla materia; poiché le
forme che si trovano nella materia sono forme individuali, che, in
quanto tali, non sono conosciute dall'intelletto. Si deve perciò concludere
che ogni sostanza intellettiva è assolutamente immateriale.
Del resto non è necessario che le cose che si presentano come distinte
all'apprensione dell'intelletto siano pure distinte nella realtà;
poiché l'intelletto non conosce le cose uniformandosi al loro modo
di essere, ma uniformandole al suo. Quindi le cose materiali, che
sono inferiori al nostro intelletto, ricevono nella nostra mente un
modo di essere più semplice di quello che hanno in se stesse. Ma le
sostanze angeliche sono superiori al nostro intelletto. Questo perciò
non è capace di apprenderle come sono in se stesse; ma (le apprenderà)
alla sua maniera, cioè come apprende le cose composte. In questo modo,
come si è già visto, conosce anche Dio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La specie è costituita dalla differenza.
E ogni cosa è posta nella sua specie in quanto viene determinata ad un grado
speciale nella scala degli esseri: poiché le specie delle cose sono come i numeri,
i quali, al dire di Aristotele,
differiscono per la semplice addizione o sottrazione di un'unità.
Ora, nelle cose materiali altro è quello che determina un essere a
un dato grado, vale a dire la forma, ed altro è quello che viene
determinato, cioè la materia; cosicché il genere si desume dal secondo
elemento e la differenza dal primo. Ma nelle sostanze immateriali
non si dà un elemento determinante distinto da quello che viene determinato:
ma ognuna di esse, in forza di tutta la sua natura,
occupa già un grado particolare nella scala degli esseri.
Perciò il genere e la differenza delle sostanze spirituali non si desumono
da elementi realmente distinti, bensì da un'identica realtà.
In tal caso il genere e la differenza si distinguono quanto al nostro
modo di intendere: cioè si ha il genere quando il nostro intelletto
considera la sostanza spirituale sotto un aspetto indeterminato; si
ha invece la specie quando la considera nella sua determinatezza.
2. La difficoltà si trova nel Fons Vitae (di Avicebron). L'argomento
varrebbe se non esistesse una maniera intellettiva di ricevere
la specie, ben diversa da quella della materia. Ma è evidente
che non è così. La materia infatti riceve la forma per divenire, per
mezzo di essa, una concreta realtà di una determinata specie, p. es.,
di aria, di fuoco o di qualsiasi altra cosa. L'intelletto invece non
in questo modo riceve la forma: altrimenti sarebbe vera l'opinione
di Empedocle il quale diceva che noi "conosciamo la terra per mezzo della terra,
e il fuoco per mezzo del fuoco". Ma la forma intelligibile
si trova nell'intelletto proprio in quanto forma: poiché
in tal modo è conosciuta dall'intelletto. Ora, questo modo di ricevere
la forma non è il modo proprio della materia, bensì quello che si addice
alle sostanze immateriali.
3. Quantunque nell'angelo non vi sia composizione di materia e di forma,
tuttavia vi sono in lui atto e potenza. E si può averne l'evidenza osservando
che nelle cose materiali si riscontra una doppia composizione.
La prima è la composizione di materia e di forma,
che costituisce una natura determinata. Questa natura,
così composta, non è però il suo proprio essere, ma l'essere ne è l'atto.
Perciò la natura sta al suo essere come la potenza sta all'atto.
Se quindi togliamo la materia, e supponiamo che una forma sussista senza di essa,
tra la forma e l'essere rimane ancora il rapporto
che esiste tra la potenza e l'atto. In questo senso dobbiamo
intendere la composizione propria degli angeli. Per questo alcuni
dicono che l'angelo è composto di quo est (ciò per cui egli è) e di
quod est (ciò che è), oppure come dice Boezio, di essere e di ciò che è.
Infatti il quod est, è la stessa forma sussistente; mentre l'essere è ciò
per cui la sostanza è; come il correre è ciò per cui il corridore corre.
Ma in Dio, come si è dimostrato sopra, non c'è distinzione tra l'essere
ed il soggetto che è. Soltanto Dio quindi è atto puro.
4. Ogni creatura è, assolutamente parlando, finita, in quanto il
suo essere non è senz'altro sussistente in se medesimo, ma è limitato
a quella natura che lo riceve. Nulla però impedisce che una
creatura possa essere infinita sotto un certo rispetto. Le creature
materiali presentano una certa infinità per la loro materia, ma
sono finite per le loro forme che sono limitate dalla materia in cui
vengono ricevute. Le sostanze immateriali create sono invece finite
quanto al loro essere, e infinite quanto alle loro forme, che non sono
ricevute in un soggetto. Sarebbe come dire che se la bianchezza
esistesse separata dai corpi, dovrebbe essere infinita quanto alla ragione
di bianchezza, poiché non verrebbe limitata da alcun soggetto;
ma il suo essere sarebbe finito, perché limitato ad una natura particolare.
Per questo è detto nel libro De Causis, che la sostanza intellettiva è "finita
in rapporto a ciò che sta al di sopra di essa",
in quanto cioè riceve l'essere da chi le è superiore; ma è "infinita
rispetto a ciò che le è al di sotto", in quanto non è ricevuta nella materia.
ARTICOLO
3
Se vi sia un gran numero di angeli
SEMBRA che non vi sia un gran numero di angeli.
Infatti:
1. Il numero è una specie di quantità e risulta dalla divisione di
ciò che ha estensione. Ora, l'estensione non può avere luogo negli
angeli, poiché come si è dimostrato sopra, essi sono incorporei.
Dunque non vi può essere un gran numero di angeli.
2. Quanto più una realtà è vicina all'unità, tanto meno viene moltiplicata,
come appare manifestamente nella serie dei numeri. Ora,
fra tutte le altre nature create, la natura angelica è la più vicina a Dio.
Essendo quindi Dio sommamente uno, sembra che
nella natura angelica la pluralità debba essere ridotta al minimo.
3. Sembra che l'effetto proprio delle sostanze angeliche sia il moto
dei corpi celesti. Ma i movimenti dei corpi celesti si riducono ad
un piccolo numero ben determinato, che noi possiamo conoscere.
Dunque il numero degli angeli non è superiore a quello dei moti dei corpi celesti.
4. Dice Dionigi che
"tutte le sostanze intelligibili e intellettuali
devono la sussistenza ai raggi della bontà divina". Ma il raggio si
moltiplica in ragione della diversità dei soggetti che lo ricevono.
D'altra parte non si può dire che la materia sia un soggetto recettivo
del raggio intelligibile, poiché si è dimostrato che le sostanze
intellettuali sono immateriali. Sembra quindi che la moltiplicazione
delle sostanze intellettuali dipenda unicamente dalle esigenze dei
primi corpi, cioè di quelli celesti, di modo che ad essi termina,
indirettamente, l'emanazione dei suddetti raggi. Perciò abbiamo la
conclusione precedente.
IN CONTRARIO: Si legge
nella Scrittura:
"Mille migliaia lo
servivano e miriadi di miriadi stavano davanti a lui".
RISPONDO: Nello stabilire il numero delle sostanze separate i vari
autori procedettero per vie diverse. Secondo Platone le sostanze
separate sono le specie delle cose sensibili: come se dicessimo che
la natura umana esiste allo stato separato. Stando a questa sentenza
bisognerebbe concludere che il numero delle sostanze separate
corrisponde al numero delle specie delle cose sensibili. - Aristotele
rigetta tale sentenza, per la ragione che la materia è parte essenziale
delle specie sensibili. Le sostanze separate non possono quindi
essere le specie prototipe delle cose materiali, essendo dotate di
natura superiore a quella delle realtà sensibili.
Ritiene tuttavia Aristotele che quelle nature più perfette sono ordinate
alle cose visibili, come loro cause motrici e finali. Cerca
quindi di stabilire il numero delle sostanze separate dal numero dei primi moti.
Ma poiché tale sentenza è in contrasto con la sacra Scrittura,
l'ebreo Rabbi Mosè, volendo trovare un accordo tra loro, affermò
che il numero degli angeli, se si intendono con questo nome le sostanze immateriali,
corrisponde al numero dei corpi celesti, come insegna Aristotele.
Ma d'altra parte, per salvare la sacra Scrittura, sostenne che nei libri sacri
sono chiamati angeli tanto gli uomini che annunziano divini messaggi,
quanto le forze della natura che manifestano l'onnipotenza di Dio. - Ma in realtà
la Scrittura non suole affatto dare il nome di angeli alle forze cieche
della natura.
Si deve quindi affermare che anche gli angeli propriamente detti
ossia le sostanze immateriali superano per il loro numero ingentissimo
qualunque moltitudine materiale. È questa la sentenza di Dionigi,
il quale afferma: "Gli eserciti beati delle menti celesti sono numerosi
e trascendono la debole e ristretta misura dei nostri numeri materiali".
La ragione di questo fatto sta in ciò, che Dio
nella creazione delle cose ha di mira principalmente la perfezione
dell'universo, di modo che quanto più gli esseri sono perfetti, tanto
più grande è il numero in cui furono creati da Dio. Ora, come nei corpi si misura
la preminenza degli uni rispetto agli altri in ragione della grandezza,
così nelle cose incorporee si può valutare la
superiorità reciproca in rapporto al numero. Noi vediamo infatti
che i corpi incorruttibili, che sono tra tutti i corpi i più perfetti,
sorpassano quasi incomparabilmente per la loro grandezza i corpi
corruttibili, poiché la sfera dei corpi corruttibili è ben poca cosa a
confronto dei corpi celesti. È dunque ragionevole che le sostanze
immateriali superino quasi incomparabilmente, per il loro numero,
le sostanze materiali.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Negli angeli non esiste quella specie
del numero che è causata dalla divisione del continuo, ossia la
quantità aritmetica; vi è al contrario il numero causato dalla distinzione
delle forme da cui risulta la molteplicità propria dei trascendentali,
come si è detto sopra.
2. La natura angelica, a motivo della sua vicinanza con Dio, deve
avere il minimo di complessità nella sua costituzione, ma non richiede
affatto di trovarsi in pochi individui.
3. L'argomento è di Aristotele. La conclusione a cui esso giunge
sarebbe necessaria, se le sostanze separate esistessero solo in funzione
delle sostanze corporee. In tal caso sarebbero inutili quelle
sostanze immateriali, da cui non fosse causato alcun movimento
nelle cose corporee. Ora, non è affatto vero che le sostanze immateriali
esistono in funzione di quelle corporee. Il fine è infatti sempre più nobile
di ciò che ad esso è ordinato come mezzo. Appunto
per questo Aristotele osserva che l'argomento non è apodittico, ma
soltanto probabile. D'altra parte egli dovette forzatamente servirsi
di tale argomento, non potendo noi giungere a conoscere le cose
intelligibili se non attraverso quelle sensibili.
4. L'argomento si fonda sulla sentenza di coloro che assegnavano
la materia come unica causa della distinzione delle cose. Tale sentenza
l'abbiamo già confutata. Ma la moltitudine degli angeli non
è fondata né sulla materia né sui corpi, ma è originata dalla sapienza divina,
che ha ideato più ordini di sostanze immateriali.
ARTICOLO
4
Se gli angeli siano tra loro specificamente differenti
SEMBRA che gli angeli non siano tra loro specificamente differenti. Infatti:
1. La differenza è più nobile del genere, perciò tutte le cose che
hanno in comune ciò che in esse vi è di più nobile, devono avere
in comune l'ultima differenza costitutiva, e quindi convengono tutte
nella medesima specie. Ora, tutti gli angeli convengono in quello
che vi è di più nobile nella loro natura, cioè nell'intellettualità.
Quindi tutti gli angeli appartengono ad un'unica specie.
2. Il più e il meno non mutano la specie. Ma gli angeli non sembra
che differiscano tra loro se non in ragione del più e del meno;
nel senso cioè che l'uno è più semplice dell'altro, ed è dotato di un intelletto
più perspicace. Dunque gli angeli non sono tra loro specificamente diversi.
3. L'angelo e l'anima sono insieme gli estremi opposti di una stessa
divisione. Ma tutte le anime appartengono ad un'unica specie.
Dunque lo stesso deve dirsi per gli angeli.
4. Quanto più delle creature sono perfette, tanto più devono essere numerose.
Ora, ciò non avverrebbe se ci fosse un solo individuo per ogni specie (di angeli).
Dunque ci sono molti angeli di un'unica specie.
IN CONTRARIO: Come insegna Aristotele, nelle cose che appartengono
alla stessa specie non esiste un ordine di priorità e posteriorità.
Invece negli angeli, anche di uno stesso ordine, ci sono i primi,
gli intermedi e gli ultimi, come dice Dionigi. Quindi gli angeli non
appartengono ad un'unica specie.
RISPONDO: Secondo alcuni, tutte le sostanze spirituali, comprese le anime,
appartengono ad un'unica specie. Secondo altri sarebbero di un'unica specie
tutti gli angeli, mentre diversa sarebbe la specie delle anime.
E finalmente, secondo altri, apparterrebbero a un'unica specie tutti gli angeli
di una stessa gerarchia o di uno stesso ordine.
Ora, queste tesi sono insostenibili. Quelle cose, infatti, che convengono
quanto alla specie e differiscono quanto al numero, hanno una stessa forma,
e si distinguono per la materia. Se gli angeli perciò non sono composti
di materia e di forma, come abbiamo già spiegato, è logicamente
impossibile che vi siano due angeli di un'unica specie.
Ciò è assurdo come affermare che possono esistere diverse bianchezze separate,
o più umanità: non si danno, infatti, diverse bianchezze se non in quanto
si trovano in più sostanze.
Ma anche nel caso che gli angeli avessero una materia, non potrebbero
esserci più angeli di una medesima specie. Poiché in tal caso
il principio che servirebbe a distinguere un angelo dall'altro sarebbe la materia,
ma non già in forza della divisione cui può venir sottoposta la quantità,
essendo gli angeli incorporei, bensì in
forza di una diversità nella ragione stessa di potenza. Ora, tale
diversità della materia causerebbe una differenza non solo di specie,
ma altresì di genere.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La differenza è più nobile del genere,
non già nel senso che siano cose diverse tra loro per natura,
ma come il determinato è più nobile dell'indeterminato, e il proprio
è più nobile di ciò che è comune. Altrimenti tutti gli animali irragionevoli
dovrebbero essere di una stessa specie, oppure dovrebbe
esserci in essi qualche altra forma più perfetta dell'anima sensitiva.
Perciò gli animali irragionevoli differiscono nella specie secondo
i diversi gradi della natura sensitiva. Parimenti tutti gli angeli
differiscono tra di loro secondo i vari gradi della natura intellettiva.
2. Se il più e il meno sono causati
dall'intensità o dalla debilità
di una forma unica, non si ha diversità di specie. Ma se provengono
da una diversa gradazione di forme, così come il fuoco si dice più perfetto
dell'aria, allora si ha una diversità di specie. E in questo modo gli angeli
differiscono secondo il più e il meno.
3. Il bene della specie è superiore a quello dell'individuo.
È quindi assai meglio che negli angeli siano numerose le specie
anziché gli individui di un'unica specie.
4. La causa agente non ha di mira la molteplicità numerica, potendosi
questa estendere all'indefinito; ha di mira invece la molteplicità della specie,
come più sopra si disse. La perfezione della natura angelica richiede quindi
la molteplicità delle specie, non già quella degli individui.
ARTICOLO
5
Se gli angeli siano incorruttibili
SEMBRA che gli angeli non siano incorruttibili.
Infatti:
1. Dice il Damasceno che l'angelo è "una sostanza intellettuale
immortale per grazia e non per natura".
2. Platone così scrive nel Timeo:
"O dei, figli di dei, io sono ad un tempo
vostro artefice e padre. Voi siete opera mia, naturalmente dissolubili,
ma indissolubili per mia volontà". Ma qui il termine dei non può
designare che gli angeli. Dunque gli angeli sono per natura corruttibili.
3. Secondo S. Gregorio
"tutte le cose cadrebbero nel nulla, se la
mano dell'Onnipotente non le conservasse". Ma tutto quello che
può cadere nel nulla è corruttibile. Dunque gli angeli, che sono
opera di Dio, hanno una natura corruttibile.
IN CONTRARIO: Dionigi insegna che le sostanze intellettuali
"hanno
una vita indefettibile, essendo immuni dalla corruzione universale,
dalla morte, dalla materia e dalla generazione".
RISPONDO: Si deve necessariamente affermare che gli angeli sono
per natura incorruttibili. La ragione è questa: una cosa si può
corrompere solo per il fatto che la sua forma viene separata dalla materia;
essendo quindi l'angelo la stessa forma sussistente, come
abbiamo già dimostrato, è impossibile che la sua sostanza sia corruttibile.
Quello infatti che conviene per essenza ad una cosa non
può mai esserne separato; mentre se le conviene in forza di altri
motivi può esserne separato togliendo la causa per cui era richiesto.
La rotondità, p. es., non si potrà mai separare dal circolo,
perché gli appartiene per essenza; ma un cerchio di bronzo può perdere
la rotondità togliendo al bronzo la forma circolare. Ora, l'essere
appartiene alla forma proprio per essenza: ogni essere, infatti,
esiste attualmente in quanto ha una forma. La materia invece non
esiste attualmente se non in forza della forma. Quindi ciò che è
composto di materia e di forma cessa di esistere attualmente quando
si separa la forma dalla materia. Se invece la forma sussiste nel
proprio essere, come avviene per gli angeli nel modo che si è già
detto, essa non può perdere l'essere. Perciò la stessa immaterialità
dell'angelo è la ragione per cui il medesimo è naturalmente incorruttibile.
Possiamo trovare un segno di questa incorruttibilità nell'operazione
intellettiva dell'angelo. Ogni cosa infatti agisce nella misura
della propria attualità: quindi l'operazione manifesta il modo di
essere dell'agente. Ora, la specie e la natura di un'operazione si
desumono dal suo oggetto. Ma l'oggetto proprio dell'operazione intellettiva è
sempiterno, perché al di sopra del tempo. Quindi ogni
sostanza intellettuale è per natura incorruttibile.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Damasceno parla dell'immortalità perfetta,
la quale include l'immutabilità nel senso più assoluto; infatti,
al dire di S. Agostino, "ogni mutamento è una specie di morte".
Ora, gli angeli, come vedremo in seguito, possono raggiungere
tale immutabilità solo per mezzo della grazia.
2. Platone chiama dei i corpi celesti, che egli riteneva fossero
composti di elementi: perciò sarebbero stati essenzialmente corruttibili,
sebbene fossero conservati sempre nell'essere dalla volontà divina.
3. Come si è visto in precedenza, vi sono delle cose necessarie la
cui necessità ha una causa. Non ripugna quindi né alle cose necessarie
né a quelle incorruttibili che il loro essere dipenda dalla causalità di un altro.
Perciò dall'affermazione che tutte le cose e gli
stessi angeli cadrebbero nel nulla se non fossero conservati da Dio,
non segue che negli angeli ci debba essere un principio di corruzione:
ma soltanto che l'essere degli angeli dipende dalla causalità di Dio.
Ora, una cosa si dice corruttibile non già perché Dio potrebbe annientarla
sottraendole la sua conservazione; ma perché ha in se stessa
un principio di corruzione, come sarebbe la contrarietà degli elementi,
o anche solo la potenzialità della materia.
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