|
Questione
47
Pluralità e diversità delle cose in generale
Dopo la produzione delle creature
bisogna considerare la loro
molteplicità e varietà. E questa nostra considerazione avrà tre parti.
Primo, studieremo la molteplicità delle cose in generale; secondo,
la distinzione tra il bene e il male; terzo, la distinzione tra creature
spirituali e corporee.
Intorno al primo argomento si pongono tre quesiti:
1. Sulla molteplicità o distinzione delle cose; 2. Sulla loro disuguaglianza;
3. Sull'unicità dell'universo.
ARTICOLO
1
Se la molteplicità e la distinzione delle cose derivino da Dio
SEMBRA che la molteplicità e la distinzione delle cose non derivino da Dio.
Infatti:
1. L'essere uno è fatto per produrre una cosa unica. Ora Dio è
massimamente uno, come si è dimostrato. Quindi egli non ha prodotto
che un unico effetto.
2. Ciò che è stato modellato somiglia al modello. Ora Dio è causa
esemplare (cioè modello) dei suoi effetti, come sopra abbiamo spiegato.
Perciò, siccome Dio è uno, anche il suo effetto non sarà che unico,
non già molteplice ed eterogeneo.
3. Le cose che tendono a raggiungere un fine sono proporzionate ad esso.
Ora il fine del creato è uno solo, cioè la bontà divina, come abbiamo
già dimostrato. Dunque di Dio non avremo che un solo effetto.
IN CONTRARIO: Nel libro della Genesi è detto che Dio
"distinse la luce
dalle tenebre", e "divise le acque dalle acque". Perciò la distinzione
e la molteplicità delle cose vengono da Dio.
RISPONDO: Nell'assegnare la causa della distinzione delle cose troviamo
una molteplicità di opinioni. Alcuni infatti l'attribuirono alla materia
soltanto, oppure ad essa in cooperazione con una causa agente.
Alla sola materia l'attribuirono Democrito e tutti gli antichi naturalisti,
i quali riconoscevano la sola causa materiale: e secondo loro la distinzione
delle cose proviene dal caso, in base al movimento della materia. - Anassagora
invece attribuì la distinzione e la molteplicità delle cose alla materia e insieme
alla causa efficiente, perché egli ammise un'intelligenza che ha la funzione di
distinguere tra loro le cose, traendo dalla materia quanto vi si trova
in confuso.
Ma tale opinione non può reggere per due motivi. Primo, perché
già sopra abbiamo dimostrato che la stessa materia è stata creata da Dio.
Perciò, anche se esistesse una distinzione dovuta alla materia,
bisognerebbe riportarla a una causa superiore. - Secondo, perché la materia
è per la forma e non viceversa. Quindi la distinzione delle cose
avviene per mezzo di forme differenziali. Perciò non si ha la distinzione
delle cose in forza della materia: ma viceversa esiste difformità nella
materia creata perché destinata a forme diverse.
Altri poi attribuirono la pluralità delle cose alle cause seconde.
Per es. Avicenna, il quale affermò che Dio nell'intendere se stesso
produsse la prima intelligenza: e in questa, per il fatto che non è
la sua stessa esistenza, necessariamente si ha la composizione di
potenza e di atto, come chiariremo in seguito. Allora, la prima intelligenza
nell'intendere la causa prima produsse la seconda intelligenza; e nell'intendere
se stessa come potenziale produsse il corpo del cielo che essa muove;
invece nell'intendere se stessa per quello che ha di attuale,
produsse l'anima del cielo.
Ma tutto questo non può reggere per due motivi.
Primo, perché, come già abbiamo dimostrato, creare appartiene soltanto a Dio.
Perciò quanto vien causato solo per creazione viene prodotto esclusivamente
da Dio: e tali sono quegli esseri che non sono soggetti al processo di
generazione e corruzione. - Secondo, perché stando a questa opinione
la molteplicità delle cose non dipenderebbe da un primo agente,
ma solo dalla combinazione di molte cause efficienti.
Ora noi diciamo che una cosa di questo genere deriva dal caso. E in tal
modo l'ultima perfezione dell'universo, che consiste nella varietà delle cose,
verrebbe dal caso: il che è assurdo.
Perciò dobbiamo affermare che la distinzione e la molteplicità delle cose
proviene dal primo agente, che è Dio. Infatti egli ha prodotto le cose
nell'essere per comunicare la sua bontà alle creature, e per rappresentarla
per mezzo di esse. E poiché questa non può essere sufficientemente
rappresentata da una sola creatura, produsse molte e varie creature,
perché quello che manca a una per ben rappresentare la divina bontà
sia supplito dall'altra; la bontà infatti, che in Dio è allo stato di
semplicità e di unità, si trova nelle creature in modo complesso e frammentario.
Perciò più perfettamente partecipa e rappresenta la divina bontà tutto l'universo,
che qualsiasi particolare creatura. E siccome la causa della distinzione delle
cose proviene dalla divina sapienza, perciò Mosè dice che le cose
furono tra loro distinte dal verbo di Dio, che è concezione
della sapienza. E questo è quanto si dice nella Genesi: "Disse Dio: "Sia
la luce!". E divise la luce dalle tenebre".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Una causa naturale agisce in forza della forma
che la costituisce, e che per ciascun essere è unica: perciò essa non produce
che un solo effetto. Ma un agente dotato di volontà
quale è Dio, agisce, come abbiamo già spiegato, in forza di una forma
concepita intellettualmente. Siccome dunque, che Dio possa intendere più cose
non ripugna alla sua unità e semplicità, e lo abbiamo già dimostrato,
rimane che egli, sebbene sia uno, può fare molte cose.
2. Quell'argomento varrebbe se si trattasse di un esemplare il
quale perfettamente rappresentasse il modello: allora l'esemplare
non potrebbe essere moltiplicato altro che materialmente. Perciò
l'immagine increata, che è perfetta, è una soltanto. Ma nessuna
creatura rappresenta perfettamente il divino esemplare, che è l'essenza
divina. Perciò questa può essere rappresentata da molte cose. - D'altra parte
se si considerano le idee stesse come esemplari, troveremo corrispondere
alla pluralità delle cose una pluralità di idee nella mente divina.
3. Nelle scienze speculative il termine medio della dimostrazione,
che perfettamente dimostra la conclusione, è uno soltanto: ma i termini medi
solo probabili sono molti. Così sul terreno pratico: quando il mezzo per
raggiungere il fine, esaurisce, per così dire, il fine stesso, non se ne
richiede che uno solo. Ma la creatura non è in questi rapporti con quel fine
che è Dio. Perciò era necessario che le creature fossero molteplici.
ARTICOLO
2
Se la disuguaglianza delle cose venga da Dio
SEMBRA che la disuguaglianza delle cose non venga da Dio. Infatti:
1. È proprio dell'ottimo produrre cose ottime. Ma tra cose buone
al sommo l'una non è maggiore dell'altra. Perciò appartiene a Dio che è
ottimo, fare tutte le cose uguali.
2. L'uguaglianza è effetto dell'unità, come dice Aristotele.
Ora, Dio è uno. Quindi ha fatto uguali tutte le cose.
3. È proprio della giustizia distribuire cose non uguali a esseri
disuguali. Ora, Dio è giusto nelle sue opere. E siccome nessuna disuguaglianza
è antecedente all'azione con la quale egli comunica l'essere alle cose stesse,
è evidente che egli ha fatto uguali tutte le cose.
IN CONTRARIO: Sta scritto:
"Perché un giorno è superiore ad un altro, pur se
la loro luce viene dal sole? Sono stati distinti dalla
sapienza del Signore".
RISPONDO: Origene volendo combattere l'ipotesi di coloro che affermavano
la distinzione delle cose come derivante dall'opposizione tra i due
principi del bene e del male, sostenne che inizialmente
tutte le cose erano state create uguali da Dio. E così egli dice che
Dio da principio creò soltanto le creature intelligenti e le creò tutte
uguali: e che in esse si verificò per la prima volta la disuguaglianza
a causa del libero arbitrio, essendosi alcune di esse più o meno fortemente
indirizzate a Dio, e altre essendosi da Dio più o meno lontanamente
discostate. Allora, quelle creature intelligenti, che liberamente
si erano rivolte a Dio, furono promosse ai diversi ordini di angeli
secondo la diversità dei loro meriti. Quelle invece che si
erano allontanate da Dio furono incatenate a corpi diversi, secondo
la gravità del loro peccato: e (Origene) afferma che questa è stata
la causa della creazione dei corpi e della loro diversità.
Ora, stando a questa opinione, l'universo delle creature corporee
sarebbe esistito non già per comunicare la bontà di Dio alle creature,
ma per punire il peccato. E ciò è in contrasto con quanto si
dice nella Genesi: "E vide Dio tutte le sue opere ed erano grandemente
buone". D'altra parte, come osserva S. Agostino:
"Che si può dire di più
stolto di questo, cioè che Dio nello stabilire il nostro sole unico
in un unico mondo, non abbia avuto di mira la perfezione della bellezza,
e la prosperità delle cose corporee; ma che piuttosto ciò sia avvenuto
perché un'anima aveva peccato in un determinato modo? Ora, stando a questa
ragione, se cento anime avessero così peccato, questo mondo avrebbe avuto
cento soli".
È necessario quindi affermare che, come la sapienza di Dio
è causa della distinzione delle cose, così lo è della loro disuguaglianza.
E si dimostra nel modo seguente. Nelle cose si trova una doppia distinzione:
formale l'una, tra gli esseri che differiscono specificamente; l'altra materiale,
tra quelli che differiscono soltanto numericamente. Essendo la materia
in funzione della forma, la distinzione materiale è in funzione di quella formale.
Sicché vediamo che tra gli esseri incorruttibili non vi è che un solo
individuo di una data specie, perché la specie è sufficientemente assicurata
con un solo individuo: invece troviamo molti individui di una sola specie
tra gli esseri generabili e corruttibili, per la conservazione della specie.
Dal che si rileva che la distinzione formale ha una priorità su quella materiale.
E la distinzione formale richiede sempre disuguaglianza; perché, come dice
Aristotele, le forme delle cose sono come i numeri, tra i quali si ha cambiamento
di specie per la semplice addizione o sottrazione di un'unità. Perciò si osserva
che nella natura le specie sono ordinate secondo una gradazione: e cioè i corpi
misti sono più perfetti degli elementi, le piante più dei minerali, gli animali
più delle piante, gli uomini più degli altri animali; e in ciascuno di questi
gradi si trova una specie sempre più perfetta delle altre. Allo stesso modo
dunque che la divina sapienza è causa della distinzione delle cose per la perfezione
dell'universo, così è causa della loro disuguaglianza. Infatti l'universo non
sarebbe perfetto se nelle cose si trovasse un solo grado di bontà.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Appartiene all'ottima causa produrre ottimo
l'intero suo effetto: non già fare ottima per se stessa ogni parte,
ma ottima relativamente al tutto; infatti si distruggerebbe la bontà
dell'animale, se ciascuna sua parte avesse la nobiltà dell'occhio.
Così dunque Dio costituì ottimo l'intero universo, come può esserlo una
cosa creata; ma non le singole creature, (che fece) piuttosto una
più perfetta dell'altra. Perciò nella Genesi si ripetono delle singole
creature quelle parole: "Vide Dio che la luce era buona", e così
di ciascuna; di tutte insieme invece si dice: "Vide Dio tutte le opere sue,
ed erano sommamente buone".
2. La prima cosa che deriva dall'unità è l'uguaglianza; e
poi
la disuguaglianza. Perciò dal Padre, al quale, secondo S. Agostino
va appropriata l'unità, procedette il Figlio, al quale si attribuisce
per appropriazione l'uguaglianza; e infine derivarono le creature,
alle quali appartiene la disuguaglianza. Tuttavia anche le creature
partecipano di una certa uguaglianza, cioè di proporzionalità.
3. Questo è l'argomento che impressionò Origene: ma non si applica che alla
sanzione morale, le cui disuguaglianze si devono a meriti disuguali. Ma nella
costituzione delle cose la disuguaglianza delle parti non dipende da una
qualsiasi disuguaglianza precedente di merito o di disposizione della materia;
ma dalla perfezione del tutto. Ciò è evidente anche nelle opere dell'uomo.
Difatti non differisce il tetto dalle fondamenta perché di materia diversa;
ma è l'artefice che cerca, perché la casa sia perfetta nelle sue varie parti,
una materia diversa e se potesse la creerebbe.
ARTICOLO
3
Se esista un mondo soltanto
(Si
intende l'universo).
SEMBRA che non esista un mondo soltanto, ma più mondi. Infatti:
1. S. Agostino osserva che è irragionevole dire che Dio ha creato
senza motivo. Ora, per lo stesso motivo per cui ha creato un mondo
ne poté anche creare molti: dal momento che la sua potenza non
è limitata alla creazione di un mondo soltanto, ma è infinita, come
si disse. Dunque Dio ha prodotto diversi mondi.
2. La natura (stessa) tende a produrre l'effetto migliore, quindi
molto di più Dio. Ora è meglio che esistano più mondi che uno solo:
infatti parecchi beni sono meglio che pochi beni. Perciò da
Dio sono stati creati più mondi.
3. Tutto ciò che si concretizza nella materia può essere moltiplicato
numericamente pur nell'ambito della medesima specie: poiché la molteplicità
numerica dipende (solo) dalla materia. Ora, il mondo
attua la sua specie nella materia: come infatti quando dico uomo
indico la specie, e quando dico quest'uomo indico quella specie nella
materia; così quando si dice mondo si indica la specie, quando invece
si dice questo mondo si indica la specie concreata nella materia.
Quindi niente impedisce che ci siano più mondi.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo si legge:
"Il mondo fu fatto per mezzo di lui", dove
mondo è nominato al singolare, come per dire che esiste un mondo soltanto.
RISPONDO: L'ordine stesso esistente nelle cose create da Dio manifesta
l'unità del mondo. Infatti si afferma che questo mondo è unico
per l'unità di ordine, data la coordinazione esistente tra gli uni e
gli altri esseri. E realmente tutte le cose che derivano da Dio dicono
ordine le une alle altre, e a Dio stesso, come più sopra abbiamo spiegato.
Perciò è necessario che tutte le cose appartengano a un unico mondo. - E per
questo motivo soltanto coloro che non ammisero come causa del mondo una
sapienza ordinatrice, ma il caso, hanno potuto ammettere una pluralità di
mondi; come Democrito, il quale affermò che dalla combinazione degli atomi
erano stati prodotti questo e altri infiniti mondi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il mondo è uno, perché tutte le cose
devono tendere a un unico fine con un ordine unico. Cosicché Aristotele
ha potuto dimostrare l'unicità del Dio che governa dall'unità dell'ordine
che regna nelle cose. E Platone dall'unicità dell'esemplare ha dedotto
l'unicità del mondo che lo rispecchia.
2. Nessuna causa agente ha di mira come fine la pluralità materiale:
perché la pluralità materiale (o numerica) non ha un limite fisso,
ma di suo tende all'indefinito; e l'indefinito è incompatibile
con la nozione di fine. Dunque quando si dice che più mondi sono
meglio che uno solo, l'affermazione è a favore di una molteplicità materiale.
Ma un meglio di questo genere non può essere nell'intenzione di Dio
nell'atto di causare: perché per lo stesso motivo, se ne avesse fatti
due si sarebbe potuto dire che era meglio che ne avesse creati tre;
e così via all'infinito.
3. Il mondo attuale è costituito dalla totalità della (sua) materia.
Infatti non è possibile che esista una terra diversa da questa nostra:
perché tutto questo elemento sarebbe naturalmente portato al nostro centro,
dovunque si trovasse. E lo stesso motivo vale per gli altri corpi che
formano le varie parti del mondo. (Risposta legata alla fisica medievale).
|