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Questione
46
Inizio della durata delle cose create
Logicamente ora dobbiamo studiare l'inizio della durata delle cose create.
E su tale argomento si pongono tre quesiti: 1. Se le creature siano sempre
esistite; 2. Se sia un articolo di fede che le cose hanno avuto principio;
3. In che senso si dica che Dio creò il cielo e la terra in principio.
ARTICOLO
1
Se l'universo sia sempre esistito
SEMBRA che l'universo, che chiamiamo anche mondo, non sia incominciato,
ma sia esistito dall'eternità. Infatti:
1. Tutto quello che ha avuto inizio, prima che fosse era cosa capace
di venire all'esistenza: altrimenti sarebbe poi stato impossibile
che venisse prodotto. Se dunque il mondo ha incominciato ad essere, prima
che incominciasse era cosa capace di essere. Ora ciò che ha la capacità
di essere non è che materia, la quale è in potenza a quell'essere che
si ha mediante la forma, e a quel non essere che si verifica con la privazione.
Se dunque il mondo ha incominciato ad esistere, in antecedenza era materia.
Ma non può esistere materia senza forma: e la materia del mondo con la sua
forma non è che il mondo. Perciò il mondo sarebbe esistito prima che
incominciasse ad esistere: il che è assurdo.
2. Tutto ciò che ha capacità di sempre esistere, non capita che a
un dato tempo esista e che in altro tempo non esista: perché l'estendersi
delle capacità di una cosa è legato all'esistenza della medesima.
Ora, ogni essere incorruttibile ha la capacità di esistere sempre:
infatti non ha la sola capacità di durare per un dato tempo. Perciò nessun
essere incorruttibile esiste per un dato tempo soltanto. Invece tutto ciò
che incomincia, ora esiste ed ora non esiste. Perciò nessuna realtà
incorruttibile ha incominciato ad essere. E nel mondo esistono molte cose
incorruttibili, quali i corpi celesti e le sostanze intellettuali.
Quindi il mondo non ha incominciato ad esistere (ma è sempre esistito).
3. Nessuna cosa improducibile ha incominciato ad esistere.
Ora il Filosofo dimostra che la materia è improducibile; così pure il cielo.
Dunque l'esistenza dell'universo creato non ha avuto inizio.
4. Il vuoto è il luogo dove non vi è un corpo, ma dove un corpo
può trovarsi. Ora, se il mondo ha incominciato ad essere, nel luogo
dove ora si trova il corpo del mondo prima non c'era nessun corpo:
e tuttavia poteva trovarvisi, altrimenti ora non vi si troverebbe.
Dunque prima del mondo c'era il vuoto: il che è assurdo.
5. Niente può incominciare ad esser mosso, se non perché il motore
o il mobile viene a trovarsi adesso in una condizione diversa
da quella di prima. Ma se ammettiamo che la creazione si trova ora
in una condizione diversa da quella di prima, abbiamo già ammesso il moto.
Perciò prima di tutti i moti che hanno un inizio, sarebbe
già esistito un moto. Dunque il moto è sempre esistito. E quindi anche
il soggetto mobile: perché il moto non ha luogo che in un soggetto.
6. Ogni causa motrice è d'ordine fisico o è dotata di volontà.
Ma né l'una né l'altra incomincerà a muovere senza un moto antecedente.
Difatti la natura fisica opera sempre allo stesso modo. Perciò se non vi è
in precedenza una mutazione o nella natura della causa movente
o nel soggetto che viene mosso, non s'inizierà da un agente fisico
un movimento, che prima non esisteva. La volontà invece può, senza mutare
se stessa, tardare a compiere quello che propone: ma anche questo (suo
agire a effetto ritardato) non si ha che in base a un mutamento presente all'immaginazione, almeno per quanto riguarda il tempo. Per es., se uno
vuol costruire la casa domani e non oggi, attende un futuro domani,
che non è l'oggi; o per lo meno aspetta che passi la giornata di oggi
e venga quella di domani; cosa questa che non si ha senza mutazione,
poiché il tempo non è che misura del moto. Rimane perciò che prima di ogni
moto che ha inizio, esisteva già un moto. Perciò si conclude come sopra.
7. Ciò che si trova sempre all'inizio e al suo termine, non può né cominciare
né finire; poiché quello che incomincia non è al suo termine, e quello che
finisce non si trova al suo inizio. Ora, il tempo si trova sempre all'inizio
e al suo termine: poiché di tutto il tempo non esiste che l'istante, che è
termine del passato e inizio del futuro. Perciò il tempo non può né cominciare
né finire. E per conseguenza neppure il moto, di cui il tempo è misura.
8. Dio o è prima del mondo soltanto per natura, oppure anche per la durata.
Se soltanto per natura, allora siccome Dio esiste da tutta l'eternità,
anche il mondo esiste da tutta l'eternità. Se invece è prima per la durata,
allora, siccome il prima e il dopo di durata costituiscono il tempo,
il tempo sarebbe esistito prima del mondo, il che è assurdo.
9. Posta una causa adeguata è posto anche l'effetto: difatti la causa
dalla quale non segue l'effetto è una causa inefficace, bisognosa di qualche
cos'altro per produrre l'effetto. Ma Dio è causa adeguata del mondo: causa
finale, a motivo della sua bontà; esemplare, per la sua sapienza; ed efficiente,
per la sua potenza; come si dimostrò a suo tempo. Siccome dunque Dio esiste
da tutta l'eternità, anche il mondo è esistito dall'eternità.
10. Se un essere ha l'operazione eterna, anche il suo effetto sarà eterno.
Ora l'operazione di Dio è la sua stessa sostanza, che è eterna.
Perciò anche il mondo è eterno.
IN CONTRARIO: Sta scritto nel Vangelo:
"Glorificami, Padre, presso di te, con quella gloria che
avevo prima che il mondo fosse";
e nei Proverbi: "Il Signore mi ebbe con sé all'inizio delle sue opere,
innanzi che alcuna cosa facesse, da principio".
RISPONDO: Niente all'infuori di Dio è esistito da tutta l'eternità.
E questa affermazione non è davvero insostenibile. Infatti abbiamo
già dimostrato che causa delle cose è la volontà di Dio. Cosicché
tanto è necessario che le cose esistano, quanto è necessario che Dio
le faccia oggetto del suo volere: dal momento che la necessità dell'effetto
dipende dalla necessità della causa, come dice Aristotele. Ora abbiamo già
dimostrato che, assolutamente parlando, non c'è necessità per Dio
di volere qualche cosa all'infuori di se stesso. Non è quindi dimostrato
che Dio debba volere che il mondo sia sempre esistito. Ma è evidente
soltanto che il mondo esiste in quanto Dio vuole che esista:
posto che l'esistenza del mondo dipende dalla volontà di Dio
come da causa propria. Non è perciò necessario che il mondo sia sempre
esistito. E quindi non si può provare con argomenti apodittici.
E neppure gli argomenti portati da Aristotele sono veramente dimostrativi,
ma solo in un certo senso: servono cioè a confutare gli argomenti
degli antichi filosofi, i quali ammettevano che il mondo avesse avuto
inizio in maniera realmente insostenibile. E ciò appare evidente da tre indizi.
Primo, dal fatto che sia nei libri sulla Fisica, come in quelli sul Cielo,
premette alcune opinioni, cioè quelle di Anassagora, di Empedocle e di Platone,
contro i quali porta degli argomenti contrari. - Secondo, dal fatto che in tutti
i passi dove parla di questa materia, riporta le sentenze degli antichi:
e questo non è l'atteggiamento di chi vuol dimostrare, ma di chi vuol
persuadere con argomenti probabili. - Terzo, perché espressamente egli
afferma nella Topica, che esistono dei problemi dialettici, sui quali
non abbiamo veri argomenti, come la questione "se il mondo sia eterno".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Prima che il mondo esistesse era possibile
(ossia era cosa atta ad esistere), ma non in forza di una potenza passiva,
qual è la materia, bensì in forza della potenza attiva di Dio. Oppure era
possibile, come quando usiamo il termine possibile, non in ordine ad una
potenza reale, ma soltanto per l'associabilità dei termini (mondo - esistenza),
i quali reciprocamente non si escludono; cioè nel senso che il termine possibile
assume quando si oppone ad assurdo, come spiega Aristotele.
2. Ciò che ha la possibilità di esistere sempre, da quando ha ricevuto
tale capacità si trova nella condizione di non esistere ora sì e ora no:
ma prima di ricevere quella capacità non esisteva. Perciò questo argomento,
avanzato da Aristotele, non conclude propriamente che le cose incorruttibili
non hanno incominciato ad esistere: ma che non hanno incominciato ad esistere
per una produzione naturale, nel modo che incominciano ad esistere le cose
soggette alla generazione e alla corruzione.
3. Aristotele nella Fisica dimostra che la materia non è generata,
per il fatto che non ha un sustrato dal quale poter derivare. E altrove
dimostra che il cielo non è generato, perché non si dà un elemento
contrario dal quale possa essere prodotto. Quindi è evidente
che con i due argomenti non si può concludere altro che la materia
e il cielo non hanno avuto inizio per generazione, come alcuni ammettevano,
specialmente per il cielo. Ma noi diciamo che la materia e il cielo sono
venuti all'esistenza per creazione, come è chiaro da quanto si è detto.
4. Per la definizione del vuoto non basta (dire) ciò che niente contiene; ma
bisogna (parlare di) uno spazio capace di contenere un corpo, come spiega
Aristotele. Ora noi diciamo che prima del mondo non esisteva né luogo né spazio.
5. Il primo motore è stato sempre allo stesso modo: invece il primo mobile
non è stato sempre alla stessa maniera, perché ha incominciato ad essere,
mentre prima non esisteva. Questo però non avvenne per una mutazione,
ma per creazione che non è mutazione, come già abbiamo spiegato.
Perciò è chiaro che questo argomento di Aristotele ha valore contro coloro
che ammettono dei soggetti movibili eterni, e negano poi il moto eterno;
come vediamo nelle opinioni di Anassagora e di Empedocle. Noi invece sosteniamo
che il moto è sempre esistito dal momento che enti mobili ebbero inizio.
6. La prima causa efficiente è una causa dotata di volontà. E sebbene
abbia avuto dall'eternità il proposito di produrre un dato effetto,
tuttavia non produsse un effetto eterno. E non è necessario presupporre
una mutazione, neppure per una rappresentazione immaginaria del tempo.
Infatti un conto è parlare di un agente particolare il quale presuppone
qualche cosa mentre ne causa un'altra; e un conto è parlare di un agente
universale che produce ogni cosa. Così l'agente particolare produce la forma
e presuppone la materia: perciò è necessario che imprima la nuova forma ben
proporzionata alla corrispettiva materia. È quindi giusto osservare a suo
riguardo che imprime la forma in tale materia e non in un'altra,
per la differenza tra materia e materia. Ma non è ragionevole fare
questa considerazione riguardo a Dio, il quale produce insieme materia e forma:
si osserva piuttosto con ragione che egli stesso produsse la materia adatta
alla forma e al fine. - Ora, la causa agente particolare presuppone il tempo
come presuppone la materia. Perciò è giusto far notare a suo riguardo che
essa agisce o dopo o prima, nella successione immaginaria del tempo. Ma per
la causa universale che produce le cose e il tempo non ha senso domandarsi
se agisce ora e non prima in base a una rappresentazione immaginaria del tempo,
come se il tempo fosse un presupposto della sua azione:
bisogna piuttosto far notare qui che questa causa ha stabilito il tempo
ai suoi effetti come ha voluto, secondo che era più conveniente
per mostrare la propria potenza. Infatti il mondo porta alla
cognizione della potenza creatrice di Dio in maniera più evidente, se
non è sempre esistito, che se fosse sempre esistito: poiché è evidente
che un essere, il quale non sempre è esistito, ha una causa; la cosa
invece non è così patente per un essere che è sempre esistito.
7. Nel tempo si trova il prima e il dopo alla stessa maniera che si
trova nel moto, come afferma Aristotele. Perciò inizio e termine valgono
per il tempo come per il moto. Supposta dunque l'eternità del moto,
è necessario che ogni determinato momento del moto sia principio
e termine di moto: il che non ne viene necessariamente se il moto ha inizio.
E la stessa ragione vale per l'istante del tempo. E così è dimostrato
che quell'argomento, dell'istante attuale che sarebbe sempre inizio
e termine di tempo, presuppone l'eternità del tempo e del moto.
Perciò Aristotele porta questa ragione contro coloro i quali,
pur ammettendo l'eternità del tempo, negano l'eternità del moto.
8. Dio è prima del mondo quanto alla durata. Ma qui il termine prima
non indica priorità di tempo, bensì di eternità. - Oppure si può
rispondere che designa un'eternità di tempo non reale ma immaginario.
Come quando si dice: sopra il cielo non c'è nulla, quel sopra indica
soltanto uno spazio immaginario, nel senso che è possibile immaginare
come aggiunte alle dimensioni dei corpi celesti altre dimensioni.
9. L'effetto, come segue dalla causa agente di ordine fisico secondo
la di lei forma (o natura), così deriva da un agente dotato di volontà
secondo la forma da questo premeditata e definita, come altrove si è
spiegato. Sebbene dunque Dio sia stato da tutta l'eternità causa efficace
del mondo, tuttavia non è necessario ammettere che il mondo da lui sia stato
prodotto altrimenti che per una determinazione della divina volontà;
cioè in modo che avesse l'esistenza dopo la sua inesistenza,
così da manifestare più chiaramente il suo autore.
10. Che posta la causa ne segua l'effetto, lo esige la forma che è principio
d'operazione, ma in conformità della propria natura. Ora, negli agenti
dotati di volontà figura come principio d'operazione quanto viene
concepito e prestabilito. Perciò dall'operazione eterna di Dio non segue
un effetto eterno: ma piuttosto segue un effetto, quale Dio lo volle,
e cioè tale da ricevere l'esistenza dopo la non esistenza.
ARTICOLO
2
Se sia (soltanto) un articolo di fede che il mondo ha avuto inizio
(Per
la scienza al tempo di S. Tommaso la terra, il sole, la
luna, le stelle potevano esistere da sempre)
SEMBRA che non sia (soltanto) un articolo di fede che il mondo ha
avuto inizio, ma piuttosto una tesi dimostrabile. Infatti:
1. Ogni cosa fatta ha un inizio della sua durata. Ora si può rigorosamente
dimostrare che Dio è causa efficiente del mondo: e questo lo hanno
affermato anche i filosofi più autorevoli. Dunque si può dimostrare
a tutto rigore che il mondo ha avuto inizio.
2. Se è necessario affermare che il mondo è stato fatto da Dio, o (bisognerà
dire che è stato fatto) dal nulla, oppure da qualche altra cosa.
Ma da qualche altra cosa no: perché altrimenti la materia del mondo
avrebbe preceduto il mondo; e contro tale opinione valgono le ragioni
portate da Aristotele, quando sostiene che il cielo è qualche cosa di
non generato. Perciò bisogna affermare che il mondo è stato fatto dal niente.
E così finisce per avere l'esistenza dopo la non esistenza.
E quindi è necessario che abbia incominciato ad essere.
3. Ogni essere che agisce usando l'intelligenza, nell'operare si rifà
da un principio, come è evidente osservando gli artefici tutti.
Ora Dio agisce mediante l'intelligenza. Dunque si rifà da un principio.
Quindi il mondo che ne è l'effetto, non è sempre esistito.
4. È evidente che arti e abitazioni in certe regioni hanno avuto
inizio in tempi determinati. Ma ciò non si sarebbe verificato se il
mondo fosse sempre esistito.
5. È certo che niente può equipararsi a Dio. Ma se il mondo fosse
sempre esistito si potrebbe equiparare a Dio per la durata. Perciò
è cosa certa che il mondo non è sempre esistito.
6. Se il mondo è sempre esistito, infiniti giorni hanno preceduto quest'oggi.
Ma siccome non è possibile trascorrere infinite cose, non si sarebbe mai
dovuti giungere a questo giorno: il che è manifestamente falso.
7. Se il mondo fosse stato eterno, ci sarebbe stata dall'eternità
anche la generazione. Di modo che un uomo sarebbe stato generato
dall'altro e così all'infinito. Ora, il padre è causa efficiente del figlio,
come dice Aristotele. E quindi si ammetterebbe l'infinito nella
concatenazione delle cause efficienti; cosa che Aristotele invece condanna.
8. Se fossero sempre esistiti il mondo e la generazione, ci avrebbe
già preceduto un numero infinito di uomini. Ora l'anima dell'uomo è immortale.
Quindi esisterebbero in atto un'infinità di anime: il che è assurdo.
Perciò si può scientificamente dimostrare con assoluto rigore che il mondo
ha avuto inizio; e non si ritiene questo soltanto per fede.
IN CONTRARIO: Gli articoli di fede non si possono realmente dimostrare:
perché la fede è "delle cose non evidenti", come dice S. Paolo.
Ora, che Dio sia il Creatore del mondo, in maniera tale che questo
ha incominciato ad esistere, è un articolo di fede; infatti diciamo: "Io
credo in un solo Dio (Creatore del cielo e della terra) ecc." - E anche
S. Gregorio afferma che Mosè profetizzò sul passato nel dire: "In
principio Dio creò il cielo e la terra"; nelle quali parole si afferma
il cominciamento del mondo. Quindi il cominciamento del mondo si ha
soltanto per rivelazione. E non si può provare con una dimostrazione.
RISPONDO: Che il mondo non sia sempre esistito si tiene soltanto
per fede, e non si può provare con argomenti convincenti: come
sopra abbiamo affermato a proposito del mistero della Trinità.
E la ragione si è che il cominciamento del mondo non può essere
dimostrato partendo dal mondo medesimo. Infatti principio della
dimostrazione (deduttiva e apodittica) è l'essenza stessa di una cosa.
Ora, quanto all'essenza sua specifica ogni cosa astrae dalle circostanze
di luogo e di tempo; e per questo si dice che "gli universali sono
dovunque e sempre". Quindi non si può dimostrare che l'uomo,
il cielo o le pietre non siano sempre esistiti. - Parimenti (non si
può dimostrare la cosa) neppure partendo dalla causa efficiente, se
questa opera per libero arbitrio. Infatti non si può investigare
razionalmente quale sia la volontà di Dio, se non a proposito di quelle
cose che è assolutamente necessario che lui voglia: ma tale certamente
non è quanto egli vuole riguardo alle creature, come si è spiegato.
La volontà divina può essere invece manifestata all'uomo per rivelazione,
sulla quale appunto si fonda la fede. Quindi che il mondo ha avuto
inizio è cosa da credersi, ma non oggetto di dimostrazione o di
scienza. - E questa è una cosa che bisogna tener presente, perché qualcuno,
presumendo di dimostrare ciò che è soltanto di fede, non abbia a portare
argomenti che non provano, e offrire così materia di derisione a coloro
che non credono, facendo loro supporre che noi si credano le cose di fede
per degli argomenti di questo genere.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Come dice S. Agostino, tra i filosofi
che sostennero l'eternità del mondo si ebbero due opinioni. Alcuni infatti
sostenevano che la realtà stessa del mondo non venisse da Dio.
E l'errore di questi è insostenibile; perciò si può confutare
con argomenti cogenti. Altri invece ammettevano che il mondo fosse eterno,
tuttavia affermavano che esso è stato fatto da Dio. "Questi non concedono
che il mondo abbia avuto un cominciamento in ordine di tempo,
ma solo di creazione, così da risultare, in una maniera appena
intelligibile, fatto da sempre". - "Han poi trovato", come dice lo stesso
S. Agostino "il modo di rendere intelligibile la cosa.
Se infatti, essi spiegano, da tutta l'eternità fosse esistito un piede
sopra la polvere, sotto di esso ci sarebbe sempre stata un'orma,
che nessuno dubiterebbe dipendente da chi ve la imprime; allo stesso
modo è sempre esistito il mondo, essendo sempre esistito colui
che lo ha fatto". - E per capire questo bisogna osservare che una causa
efficiente la quale entri in azione con un moto (progressivo), per
necessità precede nel tempo il proprio effetto: poiché l'effetto
allora non si ha che al termine dell'azione, e invece è necessario
che ogni agente sia principio dell'operazione. Ma se l'azione è istantanea
e non progressiva, non è necessario che chi fa sia, in ordine di tempo,
prima di ciò che vien fatto; come è evidente nel caso dell'illuminazione.
Per questo motivo, essi dicono, non segue necessariamente dall'essere
Dio causa efficiente del mondo, che sia prima del mondo quanto a durata:
poiché la creazione, con cui produsse il mondo, non è un moto progressivo,
come più sopra abbiamo spiegato.
2. I sostenitori dell'eternità del mondo potrebbero rispondere che
il mondo è stato fatto da Dio dal nulla, non (nel senso) che sia stato
fatto dopo il nulla, come vuole il concetto di creazione che abbiamo
noi (cristiani); ma nel senso che non è stato fatto con qualche altra cosa.
Per questo alcuni di essi non sdegnano neppure il termine creazione,
come risulta per Avicenna dalla sua Metafisica.
3. L'argomento è di Anassagora, ed è riferito da Aristotele.
Ma conclude in maniera apodittica solo per quella intelligenza che nel
deliberare ha bisogno di rendersi conto del da farsi; azione questa
che somiglia al moto. E tale è l'intelletto umano, ma non quello divino,
come più sopra si è dimostrato.
4. Coloro che sostengono l'eternità del mondo, ritengono pure che una data
regione sia stata infinite volte mutata da inabitabile in abitabile, e viceversa.
Così pure sostengono che le arti, in seguito a ripetute distruzioni e
rivolgimenti, infinite volte furono scoperte e infinite volte dimenticate.
Perciò Aristotele afferma che è ridicolo abbracciare l'opinione del cominciamento
di tutto l'universo per simili mutamenti particolari.
5. Anche se il mondo fosse sempre esistito, non sarebbe tuttavia da equipararsi
a Dio per l'eternità, come dice Boezio: perché l'esistere di Dio è tutto insieme,
senza successione; mentre non è così per l'esistenza del mondo.
6. L'atto del trascorrere si concepisce sempre tra due termini determinati.
Ora, qualunque giorno si determini (nel passato), da quello a oggi vi saranno
dei giorni in numero finito, e questi possono essere trascorsi.
L'obiezione invece argomenta come se posti i due estremi si volessero porre
infiniti termini intermedi.
7. Nella concatenazione essenziale (per se) delle cause efficienti non si può
risalire all'indefinito; come sarebbe nel caso che si moltiplicassero all'infinito
le cause che sono essenzialmente richieste per un dato effetto; se, p. es.,
la pietra fosse mossa dal bastone, e il bastone dalla mano e così via
all'indefinito. Ma non è assurdo che si possa retrocedere all'indefinito
nella concatenazione non essenziale (per accidens) delle cause efficienti;
nel caso cioè che tutte queste cause moltiplicate all'indefinito non abbiano
che un solo rapporto causale, e che la loro molteplicità sia soltanto qualche cosa
di accessorio e di occasionale; come, p. es., che un artigiano compia la sua opera
con molti martelli per la sola combinazione che se ne rompe uno dopo l'altro.
Nel caso indicato capita a questo martello di agire per combinazione
dopo un altro martello. E così a quest'uomo che genera capita pure
di essere generato da un altro: infatti egli genera perché uomo,
e non perché figlio di un altro uomo: poiché tutti gli uomini sono
sullo stesso piano nella scala delle cause efficienti, che è il grado
di individuo atto alla generazione. Perciò non è assurdo che un uomo
sia generato dall'altro all'indefinito. Sarebbe invece assurdo se
la generazione di quest'uomo dipendesse da quest'altro uomo, quindi dalla
materia elementare, poi dal sole e così di seguito all'infinito.
8. Quelli che sostengono l'eternità del mondo sfuggono (la forza di)
tale argomento in molte maniere. Alcuni infatti non ritengono
assurda l'esistenza attuale di infinite anime; come appare dalla
Metafisica di Algazel, il quale afferma che ciò sarebbe un infinito
soltanto relativo (per accidens). Ma questa tesi più sopra l'abbiamo
confutata. Altri invece dicono che l'anima viene distrutta insieme
col corpo. Altri poi sostengono che di tutte le anime non ne rimane
che una sola. E finalmente altri, come c'informa S. Agostino, per
questo motivo ammisero un ritorno periodico delle anime; e cioè che
le anime separate dai corpi, dopo determinati periodi, ritornerebbero
di nuovo nei corpi. Tutte cose queste di cui dovremo trattare in
seguito. - Ma c'è da notare che questo è un argomento troppo circoscritto.
Perciò uno potrebbe rispondere che è eterno il mondo, o almeno qualche creatura,
come l'angelo; anche se non l'uomo. Ma qui facciamo la questione generale,
se una creatura possa essere esistita da tutta l'eternità.
ARTICOLO
3
Se la creazione delle cose sia avvenuta all'inizio del tempo
SEMBRA che la creazione delle cose non sia avvenuta all'inizio del tempo.
Infatti:
1. Ciò che non si trova nel tempo non è neppure in un qualche
elemento o determinazione di esso. Ora, la creazione delle cose non poté
essere nel tempo: poiché con la creazione fu portata all'esistenza la
sostanza (o la natura stessa) delle cose; e il tempo non misura
la sostanza delle cose, specialmente poi di quelle incorporee. Quindi
la creazione non avvenne all'inizio del tempo.
2. Aristotele dimostra che già prima veniva prodotto, ciò che ora
viene ad essere prodotto: e quindi ogni produzione o divenire ha
un prima e un dopo. L'inizio del tempo invece non ha un prima e
un dopo, perché è un istante indivisibile. Perciò, siccome il venir
creato è un certo modo di essere prodotto, è chiaro che le cose non
sono state create all'inizio del tempo.
3. Anche il tempo è stato creato. Ma non poteva essere creato all'inizio
del tempo, dal momento che il tempo è divisibile, e il principio del tempo
è indivisibile. Per conseguenza la creazione delle cose non avvenne
all'inizio del tempo.
IN CONTRARIO: La Scrittura dice:
"In principio Dio creò il cielo e la terra".
RISPONDO: L'espressione della Genesi,
"In principio Dio creò il cielo e la terra",
si può interpretare in tre modi diversi, così da escludere tre errori.
Infatti, alcuni sostennero che il mondo sia sempre esistito, e che il tempo
non abbia avuto principio. Per eliminare quest'errore "in principio" va inteso
nel senso di all'inizio del tempo. - Altri invece ritennero che i principi
della creazione fossero due, uno per il bene l'altro per il male. E volendo
ciò escludere "in principio" va spiegato come dicesse nel Figlio. Infatti,
come a motivo della sua potenza si attribuisce al Padre, per appropriazione,
il principio (o causalità) efficiente, così si attribuisce per appropriazione
al Figlio il principio (o causalità) esemplare, a motivo della sapienza;
e in questa maniera quando si dice che Dio ha fatto tutto "in principio" è
come se si dicesse: "tutto hai fatto in sapienza", cioè nel Figlio;
conforme al detto dell'Apostolo: "In lui", cioè nel Figlio, "furono create
tutte le cose". - Altri finalmente dissero che le creature corporali
furono create da Dio per mezzo di quelle spirituali. E per escludere questo
si ha l'altra interpretazione: "Dio creò il cielo e la terra in principio",
cioè prima di tutte le cose. Infatti si danno come create simultaneamente
quattro cose, e cioè: il cielo empireo, la materia corporea (espressa nel
termine terra), il tempo e le nature angeliche.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Si dice che le cose furono create all'inizio
del tempo, non perché l'inizio del tempo sia misura dell'atto creativo medesimo:
ma perché il cielo e la terra sono stati creati insieme col tempo.
2. Quella sentenza del Filosofo va riferita alla produzione che si
ha mediante il moto o che è termine di un moto. Poiché nel corso
di ogni vera mutazione possiamo trovare sempre un prima e un dopo,
in rapporto a una qualsiasi sezione di quel determinato moto.
Cioè, mentre una cosa è in moto o in divenire si può indicare un
prima e un dopo in quel suo divenire; ma quanto si trova all'inizio
del moto, oppure già al suo termine, non è soggetto alla mutazione.
Ora, la creazione non è un moto e neppure termine di un moto, come già
abbiamo spiegato. Perciò la creazione di una cosa si verifica in maniera
che in antecedenza questa non poteva essere oggetto dell'atto creativo.
3. La produzione di una cosa rispecchia il modo di essere della medesima.
Ora, di tutto il tempo non esiste che l'istante presente (il nunc).
Perciò il tempo non può essere stato prodotto che secondo un istante:
non già che nel primo istante si sia avuto il tempo, ma che da esso
il tempo ha cominciato.
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