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Questione 25
La potenza di Dio
Dopo lo studio della scienza e della volontà divina, e delle cose
che ad esse si riconnettono, rimane da considerare la potenza divina.
In proposito si fanno sei quesiti: 1. Se in Dio vi sia la potenza;
2. Se la sua potenza sia infinita; 3. Se Dio sia onnipotente; 4. Se Dio
possa fare che le cose passate non siano state; 5. Se possa fare quello
che non fa, o tralasciare quello che fa; 6. Se le cose che fa, possa
farle migliori.
ARTICOLO
1
Se in Dio vi sia la potenza
SEMBRA che in Dio non vi sia la potenza. Infatti:
1. Come la materia prima sta alla potenza, così Dio, primo agente,
sta all'atto. Ora, la materia prima in sé considerata è senza alcun
atto. Dunque il primo agente, che è Dio, è senza potenza.
2. Dice il Filosofo che migliore
di ogni potenza è il suo atto: perché
la forma è migliore della materia, e l'azione è migliore della
potenza attiva; è infatti il fine di essa. Ora, niente è meglio di ciò
che è in Dio; perché tutto ciò che è in Dio, è Dio, come sopra abbiamo
dimostrato. Dunque in Dio non vi è potenza alcuna.
3. La potenza è il principio dell'operazione. Ora, l'operazione divina è
la sua essenza; poiché in Dio non vi è alcun accidente. Ma
l'essenza divina non ha principio alcuno. Dunque l'attributo della
potenza non conviene a Dio.
4. Sopra abbiamo dimostrato che la scienza di Dio e la sua volontà
sono la causa delle cose. Ora, causa e principio sono identici.
Dunque non bisogna ammettere in Dio la potenza, ma solo la scienza
e la volontà.
IN CONTRARIO: Nei Salmi sta scritto:
"Potente tu sei, o Signore,
e la tua fedeltà ti fa corona".
RISPONDO: Vi è una duplice potenza: quella passiva, che in nessun modo è
in Dio; e quella attiva, che si deve attribuire a Dio in
grado sommo. È evidente, infatti, che ogni essere, in quanto è in
atto ed è perfetto, è principio attivo: e invece, ogni essere è passivo
in quanto è difettoso e imperfetto. Ora, sopra si è dimostrato che
Dio è atto puro, assolutamente e universalmente perfetto; né in lui
vi può essere imperfezione alcuna. Quindi a lui compete al massimo
grado di essere principio attivo, ed in nessun modo (si addice a lui
di essere) passivo. Ora, la natura di principio attivo conviene alla
potenza attiva. Infatti la potenza attiva è il principio di azione transitiva,
e la potenza passiva è un principio di passività come dice il
Filosofo. Resta, dunque, che in Dio vi è la potenza attiva al massimo grado.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La potenza attiva non si contrappone
all'atto, ma si fonda in esso: poiché ogni essere agisce in
quanto è in atto. La potenza passiva, invece, si contrappone all'atto;
poiché ogni essere è passivo in quanto è in potenza. Perciò da Dio
si esclude questa potenza, non già quella attiva.
2. Ogni qual volta l'atto è il contrapposto della potenza, è necessario
che esso sia superiore della potenza. Ora, l'azione di Dio non
è qualcosa di distinto dalla sua potenza: ma l'una e l'altra si identificano
con l'essenza divina, poiché neppure l'essere si distingue
in Dio dalla sua essenza. Non c'è dunque da supporre che vi sia
qualche cosa di superiore alla potenza di Dio.
3. Nelle cose create la potenza non è soltanto principio dell'azione,
ma anche degli effetti. Perciò in Dio si salva la nozione di potenza
in quanto causa degli effetti, non però in quanto principio dell'azione,
poiché questa s'identifica con l'essenza di Dio. Purché (non si
voglia dire), secondo il nostro modo di intendere, che la divina essenza,
la quale in sé precontiene indivise tutte le perfezioni esistenti
nelle cose create, si può concepire e come azione e come potenza;
così del resto si concepisce (Dio) e come supposito che ha la sua
natura e come natura.
4. La potenza non si pone in Dio come qualcosa che differisce dalla
scienza e dalla volontà realmente, ma soltanto concettualmente, in
quanto cioè la potenza implica la nozione di causa che esegue
quello che la volontà comanda e che la scienza dirige; le quali tre
cose convengono a Dio come una stessa realtà. - O anche si può dire
che la scienza o la volontà divina, in quanto sono un principio di
operazione, presentano l'aspetto di potenza. E per questo la (nostra)
considerazione della scienza e della volontà divina precede la considerazione
della potenza (di Dio), come la causa precede l'operazione
e l'effetto.
ARTICOLO
2
Se la potenza di Dio sia
infinita
SEMBRA che la potenza di Dio non sia infinita. Infatti:
1. Ogni infinito, secondo il Filosofo, è imperfetto. Ma la potenza
di Dio non è imperfetta. Dunque non è infinita.
2. Ogni potenza si manifesta attraverso gli effetti: altrimenti sarebbe inutile.
Se dunque la potenza di Dio fosse infinita, potrebbe
produrre un effetto infinito: la qual cosa è impossibile.
3. Il Filosofo prova che se la potenza
di un corpo fosse infinita,
essa muoverebbe istantaneamente. Ora, Dio non muove istantaneamente:
ma "muove la creatura spirituale nel tempo, e la creatura
corporale nel luogo e nel tempo", secondo l'espressione di S. Agostino.
La potenza di lui non è dunque infinita.
IN CONTRARIO: S. Ilario dice che Dio è
"un vivente e un potente di
smisurata virtù". Ora, tutto ciò che è senza misura, è infinito. Dunque
la virtù divina è infinita.
RISPONDO: Come abbiamo già detto, in Dio si trova la potenza attiva,
perché egli è in atto. Ora, il suo essere è infinito, in quanto non
è limitato da un soggetto che lo riceve, come risulta da ciò che abbiamo
detto quando si trattava dell'infinità della divina essenza.
È necessario perciò che la potenza attiva di Dio sia infinita. Infatti,
in tutti gli agenti si riscontra questo, che quanto più perfettamente
un agente possiede la forma in virtù della quale agisce, tanto maggiore è
la sua potenza attiva. P. es., più un corpo è caldo, tanto
maggiore è il suo potere di riscaldamento; e potrebbe avere una
potenza infinita di riscaldamento, se il suo calore fosse infinito.
Quindi, siccome l'essenza divina, con la quale Dio agisce, è infinita,
come si è già dimostrato, ne viene che la sua potenza sia infinita.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Filosofo parla dell'infinito che
appartiene alla materia non determinata da una forma: e questo è
l'infinito che conviene alla quantità. Ora, non così è infinita la divina
essenza, come abbiamo già dimostrato; e quindi neppure la
divina potenza. Non ne segue, perciò, che questa sia imperfetta.
2. Solo la potenza di una causa univoca si manifesta tutta nel suo
effetto: così la potenza generativa dell'uomo non può (fare) niente
di più che generare un uomo. Ma la potenza di una causa non univoca
non si manifesta tutta nella produzione del suo effetto: così,
p. es., la potenza del sole non si manifesta tutta nella produzione di
un animale generato dalla fermentazione. Ora, è chiaro che Dio non
è un agente univoco: perché nessun'altra cosa può avere in comune
con lui la specie o il genere, come sopra fu dimostrato. Resta, perciò,
che il suo effetto è sempre al di sotto della sua potenza. Non è
dunque richiesto che la potenza di Dio si manifesti infinita col produrre
un effetto infinito. - Del resto, anche se non producesse nessun
effetto, la potenza di Dio non sarebbe invano. Invano è ciò che non
raggiunge il fine al quale è stato ordinato: ora, la potenza di Dio
non è ordinata agli effetti come ad un fine, ché anzi essa è il fine
dei suoi effetti.
3. Nel luogo citato il Filosofo prova che, se un corpo avesse un
potere infinito, muoverebbe al di fuori del tempo; ma, tuttavia, dimostra
che la potenza del motore del cielo è infinita, perché può
muovere per un tempo infinito. Resta, dunque, secondo il suo pensiero,
che la potenza infinita di un corpo, se si desse, muoverebbe al
di fuori del tempo; ma non la potenza di un motore incorporeo. E la
ragione si è che un corpo, il quale muove un altro corpo, è un agente
univoco. Quindi è necessario che tutta la potenza di tale agente si
manifesti nel moto. Infatti, quanto più grande è la potenza di un
corpo motore, tanto più veloce è il movimento che imprime: perciò
se fosse infinita muoverebbe necessariamente con una velocità illimitata,
e ciò equivarrebbe a muovere fuori del tempo. Ma il motore
incorporeo non è un agente univoco. Quindi non c'è bisogno che la
sua potenza si manifesti tutta nel moto, fino a muovere fuori d'ogni
tempo. E specialmente perché muove secondo il beneplacito della
sua volontà.
ARTICOLO
3
Se Dio sia onnipotente
SEMBRA che Dio non sia onnipotente. Infatti:
1. Esser mosso e subire un'azione è una delle tante cose (possibili). Ma Dio
non lo può fare, perché, come abbiamo dimostrato sopra, è
immobile. Dunque non è onnipotente.
2. Peccare è un fare qualche cosa. Ora, Dio non può peccare,
né "rinnegare se stesso", come dice l'Apostolo. Dunque Dio non è
onnipotente.
3. Di Dio si dice che
"manifesta al sommo la sua onnipotenza perdonando
ed usando misericordia". Dunque l'estremo limite della
potenza divina è il perdonare ed aver misericordia. Ora, c'è qualche
cosa di molto più grande del perdonare e dell'usare misericordia;
p. es., creare un altro mondo, o (fare) qualche altra opera di questo
genere. Dunque Dio non è onnipotente.
4. La Glossa, commentando il detto paolino,
"Dio ha fatto vedere
come è stolta la sapienza di questo mondo", dice: "Dio ha fatto vedere
come è stolta la sapienza del mondo, mostrando possibile quello
che essa giudicava impossibile". Quindi sembra che non dobbiamo
giudicare se una cosa è possibile o impossibile secondo le cause inferiori,
come giudica la sapienza mondana, ma secondo la divina
potenza. Se dunque si ammette che Dio è onnipotente, tutte le cose
saranno possibili. Perciò niente sarà impossibile. Ora, tolto l'impossibile, è
levato di mezzo il necessario: perché ciò che è necessario,
è impossibile che non sia. Non vi sarà dunque niente di necessario
nelle cose, se Dio è onnipotente. Ma questo è assurdo. Dunque Dio
non è onnipotente.
IN CONTRARIO: Nel Vangelo sta scritto:
"Non vi è parola alcuna
che sia impossibile a Dio".
RISPONDO: Tutti sono d'accordo nel riconoscere che Dio è onnipotente.
Ma il difficile sta nell'assegnare la ragione dell'onnipotenza,
perché quando si dice che Dio può tutto, resta il dubbio che
cosa si comprenda sotto questo termine collettivo (tutto). Ma se si
esamina bene la cosa, siccome potenza si dice relativamente ai possibili,
quando si dice che Dio può tutto, non si può intendere meglio
di così: che può tutto ciò che è possibile, e che per questo si dice
onnipotente.
Ora, secondo il Filosofo, il termine possibile si prende in due sensi.
Primo, s'intende in relazione ad una potenza particolare: così ciò
che è sottoposto alla potenza umana, si dice che è possibile all'uomo.
Ora, non può dirsi che Dio sia onnipotente, perché può tutto quello
che è possibile a natura creata: poiché la potenza divina si estende
molto più oltre. Se invece uno dicesse che Dio è onnipotente perché
può tutto ciò che è possibile alla sua potenza, farebbe un circolo
vizioso nello spiegare l'onnipotenza: con ciò non si verrebbe a dire
nient'altro che questo, che Dio è onnipotente perché può tutto quello
che può. Resta, dunque, che Dio si dice onnipotente perché può
tutte le cose che sono possibili. E questo è il secondo senso in cui si
prende il termine possibile. Ora, una cosa si dice possibile o impossibile,
assolutamente parlando, secondo il rapporto dei termini: possibile,
quando il predicato non ripugna al soggetto, come, (nell'espressione): "Socrate
siede"; assolutamente impossibile invece, quando il predicato
ripugna al soggetto, come, (nell'espressione): "l'uomo è un asino".
Ora, bisogna considerare che, siccome ogni agente produce un effetto
simile a sé, a ogni potenza attiva corrisponde un possibile come
oggetto proprio, secondo la natura dell'atto in cui si fonda la potenza
attiva: p. es., la potenza calorifica si riferisce, come al proprio oggetto,
a ciò che è suscettibile d'essere riscaldato. Ora, l'essere
divino, su cui si fonda la ragione della potenza divina, è l'essere infinito,
non limitato ad un qualche genere di enti, ma avente
in sé, in antecedenza, la perfezione di tutto l'essere. Quindi tutto ciò
che può avere ragione di ente è contenuto tra i possibili assoluti, a
riguardo dei quali Dio si dice onnipotente.
Ora, nulla si oppone alla ragione di ente, se non il non ente.
Dunque, alla ragione di possibile assoluto, oggetto dell'onnipotenza
divina, ripugna solo quello che implica in sé l'essere ed il non
essere simultaneamente. Ciò, infatti, è fuori del dominio della divina
onnipotenza, non per difetto della potenza di Dio; ma perché non
ha la natura di cosa fattibile o possibile. Così, tutto ciò che non implica
contraddizione, è contenuto tra quei possibili rispetto ai quali
Dio si dice onnipotente; tutto quello, invece, che implica contraddizione,
non rientra sotto la divina onnipotenza, perché non può avere
la natura di cosa possibile. Quindi è più esatto dire che ciò non può
essere fatto, anziché dire che Dio non lo può fare. - E questa spiegazione
non contrasta con le parole dell'Angelo: "non vi è parola
alcuna che sia impossibile a Dio". Infatti ciò che implica contraddizione
non può essere una parola: perché nessun intelletto può concepirlo.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dio si dice onnipotente secondo la
potenza attiva, non secondo la potenza passiva, come si è spiegato.
Perciò il non essere capace di movimento e di passività non è un
ostacolo alla sua onnipotenza.
2. Peccare è un difetto di perfezione nell'atto: quindi il poter
peccare è un poter venir meno nell'agire; la qual cosa ripugna all'onnipotenza.
Ed è appunto per questo che Dio non può peccare,
perché è onnipotente. È vero, tuttavia, che il Filosofo ha scritto che
"Dio e il giusto possono compiere cose malvagie". Ma questa
espressione deve intendersi o come una proposizione condizionale
la cui protasi è impossibile, come se si dicesse che Dio potrebbe
fare del male se lo volesse; perché niente impedisce che una proposizione
condizionale sia vera, benché la protasi e l'apodosi siano
false; come se si dicesse: "Se l'uomo è un asino, ha quattro zampe".
Oppure si deve interpretare in questo senso, che Dio potrebbe fare
delle cose, che ora sembrano cattive; ma che se le facesse lui, sarebbero
buone. O, (infine), egli parla secondo l'opinione comune dei
pagani, i quali dicevano che certi uomini eran trasformati in dei,
p. es., in Giove o in Mercurio.
3. L'onnipotenza divina si manifesta al sommo nel perdonare e
nell'usare misericordia, perché in tal maniera, col rimettere liberamente
i peccati, Dio mostra di avere la suprema potestà: non potendo
condonare i peccati a suo piacimento chi è sottoposto alla legge
di un superiore. - Si può anche dire che perdonando agli uomini ed
avendone pietà, li conduce alla partecipazione del bene infinito, che
è l'ultimo effetto della divina potenza. - Finalmente, perché, come
sopra si è detto, l'effetto della divina misericordia è il fondamento
di tutte le opere divine: giacché niente è dovuto a chicchessia se non
in base a quello che gli è stato dato da Dio (gratuitamente). E la
divina onnipotenza si manifesta al sommo appunto in questo che
ad essa risale la prima costituzione di tutti i beni.
4. Il possibile si dice assoluto non rispetto alle cause superiori,
né riguardo alle cause inferiori; ma in se stesso. Il possibile che si
dice tale in rapporto ad una potenza qualsiasi, si denomina possibile
in relazione alla sua causa prossima. Quindi, le cose che possono
essere fatte direttamente solo da Dio, come creare, giustificare,
e simili, si dicono possibili in rapporto alla causa suprema; le cose,
invece, che possono esser fatte dalle cause inferiori, si dicono possibili
relativamente alle cause inferiori. Ed infatti, l'effetto trae la sua
contingenza o la sua necessità dalla condizione della causa prossima,
come fu spiegato sopra. Ora, la sapienza del mondo è reputata
stolta proprio perché giudica impossibile anche per Dio quello
che è impossibile alla natura. E così è evidente che l'onnipotenza
di Dio non esclude dalle cose l'impossibilità e la necessità.
ARTICOLO 4
Se Dio possa fare che le cose passate non siano state
SEMBRA che Dio possa fare che le cose passate non siano state. Infatti:
1. Ciò
che di suo è impossibile, è più impossibile di ciò che è impossibile
per una semplice combinazione. Ora, Dio può fare ciò che
è impossibile di suo come dar la vista a un cieco o risuscitare un
morto. Dunque molto più Dio può fare quello che è impossibile per
una combinazione qualsiasi. Ora, che le cose passate non siano
state, è impossibile per una semplice combinazione: è, infatti, una
combinazione che sia impossibile il non correre di Socrate per il
fatto che (ormai) è passato. Dunque Dio può far sì che le cose passate
non siano state.
2. Quello che Dio ha potuto, lo può ancora: perché la sua potenza
non è diminuita. Ma Dio poteva fare, prima che Socrate corresse,
che non corresse. Dunque, dopo che ha corso, Dio può fare che non
abbia corso.
3. La carità è una virtù più grande della verginità. Ora, Dio può
ripristinare la carità perduta. Dunque anche la verginità. Dunque
può far sì che una donna che fu violata, non sia stata violata.
IN CONTRARIO: Dice S. Girolamo:
"Dio, pur potendo tutto, non può
d'una donna violata farne una incorrotta". Per la stessa ragione non può fare che qualsiasi altro evento passato non sia avvenuto.
RISPONDO: Abbiamo detto sopra che nell'onnipotenza di Dio non
rientra ciò che implica contraddizione. Ora, che le cose passate non
siano avvenute, implica contraddizione. Ed invero: come è contraddittorio
il dire che Socrate siede e che non siede, così è contraddittorio
dire che stette seduto e che non stette seduto. Ora, dire che
stette seduto, è dire che la cosa è passata; dire invece che non
stette seduto, è affermare che la cosa non avvenne. Dunque che le
cose passate non siano state, sfugge alla divina potenza. È quanto
S. Agostino afferma: "Chiunque dice così: "Se Dio è onnipotente,
faccia sì che le cose avvenute non siano avvenute", non si accorge
che dice questo: "Se Dio è onnipotente, faccia sì che ciò che è vero,
per il fatto stesso che è vero, sia falso"". Ed anche il Filosofo dice
che "di una sola capacità è privo Dio: far sì che non sia avvenuto
quello che è avvenuto".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene sia vero che a considerare
la cosa (passata) in se stessa, p. es., il correre di Socrate, il suo non
essere avvenuta risulti impossibile per una semplice combinazione;
tuttavia se si considera la cosa passata proprio in quanto passata,
allora il suo non essere avvenuta non solo risulta impossibile di per
se stesso, ma (impossibile) assolutamente, perché implica contraddizione.
E, per conseguenza, è più impossibile della resurrezione di
un morto, la quale non implica contraddizione, ma si dice impossibile
relativamente ad una certa potenza, cioè a quella naturale. Queste
impossibilità, infatti, rientrano nella potenza di Dio.
2. Come Dio, data la perfezione della sua potenza, può tutto, meno
alcune cose non sottoposte ad essa, perché fuori della categoria dei
possibili; così, data l'invariabilità della sua potenza, può fare ancora
tutto quello che poté; ma certe cose, che una volta, quando
erano da farsi, ebbero la natura di possibili, ora, che sono fatte, la
perdono. E di tali cose si dice che Dio non le può fare, perché non
possono essere fatte.
3. Dio può togliere ogni corruzione di mente e di corpo da una
donna violata; ma non può distruggere il fatto che sia stata violata.
Come neanche può fare che qualsiasi peccatore non abbia peccato
e non abbia perso la carità.
ARTICOLO
5
Se Dio possa fare quello che non fa
SEMBRA che Dio non possa fare se non quello che fa. Infatti:
1. Dio
non può fare quelle cose che non ha previsto e non ha
prestabilito di fare. Ora, non ha previsto e preordinato di fare se non
le cose che fa. Dunque non può fare se non quello che fa.
2. Dio non può fare se non quello che deve (fare) e quello che è
giusto che sia fatto. Ma Dio non deve fare quello che non fa: e non
è giusto che faccia quello che non fa. Dunque Dio non può fare se
non quello che fa.
3. Dio non può fare se non ciò che è buono e conveniente per le
cose create. Ora, per le cose fatte da Dio, non è bene né conveniente
che siano diversamente da come sono. Dunque Dio non può fare se
non le cose che fa.
IN CONTRARIO: Sta scritto nel Vangelo:
"Non posso io chiamare in
aiuto il Padre mio, il quale mi manderebbe subito più di dodici
legioni di angeli?". Ora, Gesù non lo chiamò in aiuto, e neppure
il Padre inviò degli angeli per respingere i Giudei. Dunque Dio poteva
fare quello che non ha fatto.
RISPONDO: Questo problema ha dato luogo a due errori. Alcuni
hanno preteso che Dio agisca per necessità di natura; vale a dire,
come dall'operazione delle cose naturali non possono provenire se
non quelle cose che ne derivano, p. es., dal seme dell'uomo, l'uomo;
dal seme dell'olivo, l'olivo; così dall'operazione divina non possono
scaturire altre cose o altro ordine di cose che quello attuale. - Ora,
invece, abbiamo già dimostrato che Dio non opera come per necessità
di natura, ma che la sua volontà è la causa di tutte le cose; e
che tale volontà non è determinata naturalmente e necessariamente
alle cose presenti. Perciò in nessuna maniera l'ordine attuale delle
cose proviene da Dio così necessariamente, che non ne possano provenire
altre.
Altri, invece, hanno sostenuto che la potenza divina è determinata
al corso attuale delle cose, a motivo dell'ordine della sapienza e della
giustizia divina, senza le quali Dio non opera. - Siccome la potenza
di Dio, la quale è la sua stessa essenza, non è distinta dalla
sapienza di Dio, si può a buon diritto affermare che nulla rientra
nella potenza di Dio, che non rientri anche nell'ordine della divina
sapienza: infatti la sapienza divina abbraccia tutto ciò che può la
potenza. Pur tuttavia l'ordine che la divina sapienza ha impresso
nelle cose, e che, come abbiamo già dimostrato, costituisce l'essenza
della giustizia, non adegua la sapienza divina, in modo che la sapienza
divina sia limitata all'ordine attuale. È evidente, infatti, che
tutta la concezione dell'ordine, imposto dal sapiente alle sue opere,
si desume dal fine. Quando, dunque, il fine è proporzionato alle
cose fatte per questo fine, la sapienza dell'agente è limitata ad un
determinato ordine. Ma, la bontà divina è un fine che eccede oltre
ogni proporzione le cose create. Quindi la sapienza divina non è
determinata ad un ordine fisso di cose, in modo tale che da essa non
possa derivarne un altro. Bisogna dunque affermare in modo assoluto
che Dio può fare altre cose oltre quelle che fa.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. In noi la potenza e l'essenza sono
distinte dall'intelligenza e dalla volontà, e, a sua volta, l'intelletto
è distinto dalla sapienza e la volontà dalla giustizia; perciò può
esserci in noi qualche cosa che rientra nella (nostra) potenza, e non
può rientrare nella volontà giusta o nell'intelletto saggio. Ma in
Dio sono tutt'uno potenza ed essenza, volontà e intelligenza, sapienza
e giustizia. Quindi nella potenza divina non può rientrare
cosa alcuna, che non debba rientrare nella sua volontà giusta e nel
suo intelletto sapiente. Tuttavia, siccome la sua volontà non è determinata
necessariamente a questa o a quella cosa, se non forse
ipoteticamente, come già vedemmo; e siccome neanche la sapienza
e la giustizia di Dio, come abbiamo detto sopra, son determinate a
tale ordine di cose; niente impedisce che nella potenza di Dio rientri
qualche cosa ch'egli non vuole, e che non è contenuta entro l'ordine
che ha fissato alle cose. E poiché la potenza si concepisce come esecutrice,
la volontà invece come ordinatrice, e l'intelletto e la sapienza
come principio direttivo (di ciò che la potenza esegue),
quello che si attribuisce alla potenza in sé considerata, si dice che
Dio lo può secondo la potenza assoluta. Tali sono tutte le cose in cui
si può trovare la ragione di ente, come abbiamo detto sopra. Quello
poi che si attribuisce alla potenza divina in quanto esegue gli ordini
della volontà giusta, si dice che Dio lo può fare di potenza ordinata.
In tal senso dunque, dobbiamo dire che Dio, di potenza assoluta,
può fare cose diverse da quelle che ha previsto e stabilito di
fare: peraltro non può darsi che faccia cose all'infuori di quelle che
ha preconosciuto e che ha preordinato di fare. Poiché lo stesso suo
fare è soggetto alla prescienza ed al preordinamento: non vi è soggetta
però la sua potenza, perché questa rientra nella sua natura. Infatti, (quando) Dio
fa qualche cosa, la fa perché vuole: invece non
ha la potenza di farla perché vuole, ma perché tale è la sua natura.
2. Dio non deve niente a nessuno, tranne che a se stesso. Perciò,
quando si dice che Dio non può fare se non quello che deve, non si
vuol dire altro che Dio non può fare se non quello che è giusto e
conveniente per lui. Ora, questa affermazione "(Dio non può fare
se non quello che è) conveniente e giusto" possiamo intenderla in
due maniere. Secondo una prima interpretazione (i termini) conveniente
e giusto dovrebbero essere considerati in strettissimo rapporto
con la parola è, in modo da restringere la frase a significare
soltanto le cose attuali; e così (con tale restrizione) andrebbero riferiti
alla (divina) potenza. E in tal modo l'affermazione è falsa:
perché ne viene fuori questo senso: "Dio non può fare se non quello
che nel momento attuale è conveniente e giusto". Se invece (i due
termini) vengono considerati principalmente in rapporto con la parola può,
che ha un valore (non restrittivo, ma) di amplificazione, e
soltanto secondariamente sono messi in rapporto con la parola è, allora
si verrà a significare un presente indeterminato, e ne risulterà
un'affermazione vera, con questo significato: "Dio non può fare se
non quello che, se egli lo facesse, sarebbe conveniente e giusto".
3. Sebbene l'ordine attuale delle cose sia limitato a quelle ora
esistenti; tuttavia la sapienza e la potenza di Dio non si limitano
a tale ordine. Quindi, quantunque per queste cose che ora sono
nessun altro ordine sarebbe buono e conveniente, Dio, tuttavia, potrebbe
fare altre cose e fissare ad esse un altro ordinamento.
ARTICOLO
6
Se Dio possa fare migliori le cose che fa
SEMBRA che Dio non possa fare migliori le cose che fa. Infatti:
1. Tutto quello che Dio fa, lo fa con somma potenza e sapienza.
Ora, una cosa è fatta tanto meglio, con quanta maggiore potenza
e sapienza viene fatta. Dunque Dio non può fare una cosa migliore
di come la fa.
2. S. Agostino così argomenta:
"Se Dio avesse potuto e non avesse
voluto generare un figlio uguale a sé, sarebbe stato invidioso". Per
la stessa ragione, se Dio poteva fare le cose migliori di come le ha fatte e non ha voluto farle, è stato invidioso. Ma l'invidia
è del tutto estranea a Dio. Dunque Dio ha fatto tutto nel migliore
dei modi. Quindi non può far niente meglio di come lo fa.
3. Ciò che è buono al massimo grado, non può essere fatto migliore: perché
nulla è più grande del massimo. Ora, come dice
S. Agostino, "le cose che Dio ha fatto, singolarmente considerate,
sono buone, ma prese tutte insieme sono buonissime; perché dal loro
insieme risulta l'ammirabile bellezza dell'universo". Dunque la bellezza
dell'universo non può essere fatta migliore da Dio.
4. Cristo, in quanto uomo, è pieno di grazia e di verità, ed ha lo
Spirito Santo senza misura; e quindi non può essere migliore. Parimente,
la beatitudine creata si dice che è il sommo bene; e quindi
non può essere migliore. Infine, la Beata Vergine Maria è stata esaltata
su tutti i cori degli angeli; perciò non può essere migliore. Dunque
Dio non può fare migliori tutte le cose che fa.
IN CONTRARIO: S. Paolo afferma che
"Dio può fare tutto, ben al di
là di quel che noi domandiamo o pensiamo".
RISPONDO: C'è una doppia bontà nelle cose. Una appartiene alla
loro essenza, come essere ragionevole rientra nell'essenza dell'uomo.
E, quanto a questa bontà, Dio non può fare una cosa migliore di
come essa è, sebbene possa farne un'altra migliore. Come pure non
può fare maggiore il numero quattro, perché se fosse maggiore, non
sarebbe più il numero quattro, ma un altro numero. Difatti l'aggiunta
di una differenza sostanziale nelle definizioni equivale all'aggiunta
di una unità nei numeri, come osserva Aristotele. L'altra bontà è estranea
all'essenza delle cose; come per l'uomo è un
bene non essenziale essere virtuoso o essere sapiente. E secondo
questa specie di bontà, Dio può rendere migliori le cose che egli
ha fatto. Ma, assolutamente parlando, di qualsiasi cosa da lui
fatta, Dio ne può fare un'altra migliore.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Quando si dice che Dio può fare
una cosa meglio di come l'ha fatta, se la parola meglio si prende
come nome, l'espressione è vera, perché (Dio) di qualsiasi cosa può
farne un'altra migliore. La medesima cosa poi in qualche modo
la può fare migliore, e in qualche modo no, come abbiamo spiegato.
Se poi il termine meglio si prenda come avverbio, e designi
il modo di agire da parte di chi opera, in tal caso Dio non può far
meglio di come fa: perché non può agire con maggiore sapienza e
bontà. Se invece designi il modo di essere della cosa fatta, allora
Dio può farla meglio; perché può dare alle cose che ha fatto un
miglior modo di essere per quel che riguarda gli elementi accidentali,
sebbene non lo possa quanto agli elementi essenziali.
2. È nella natura del figlio di essere uguale al padre, giunto che
sia all'età perfetta; ma non rientra nell'essenza di alcuna creatura
di essere migliore di come Dio l'ha fatta. Quindi il confronto non torna.
3. L'universo, supposte le cose che attualmente lo compongono,
non può essere migliore, dato l'ordine convenientissimo impresso
da Dio alle cose; nel quale ordine consiste il bene dell'universo.
Che se una sola di tali cose fosse migliorata, l'ordine sarebbe turbato;
come sarebbe alterata la melodia della cetra se una corda
fosse tesa più del dovuto. Potrebbe, però, Dio fare altre cose o
aggiungerne delle altre a quelle già fatte; ed in tal modo quello
sarebbe un universo migliore.
4. L'umanità del Cristo perché unita alla Divinità, e la beatitudine
creata perché godimento di Dio, e la Beata Vergine Maria perché Madre
di Dio, hanno una certa dignità infinita, loro derivante dal bene infinito,
che è Dio. E sotto questo aspetto niente può essere creato migliore
di essi, come niente vi può essere migliore di Dio.
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