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Questione
23
La predestinazione
Dopo lo
studio della provvidenza divina, bisogna trattare della
predestinazione e del libro della vita.
Intorno alla predestinazione si pongono otto quesiti: 1. Se spetti
a Dio la predestinazione; 2. Che cosa sia la predestinazione e se
ponga qualche cosa nel predestinato; 3. Se a Dio competa la riprovazione
di alcuni uomini; 4. Confronto tra predestinazione ed
elezione; se, cioè, i predestinati siano (anche) eletti; 5. Se i meriti
siano la causa o il motivo della predestinazione, della riprovazione,
o dell'elezione; 6. Certezza della predestinazione; se, cioè, i predestinati
si salvino infallibilmente; 7. Se il numero dei predestinati
sia certo; 8. Se giovino alla predestinazione le preghiere dei santi.
ARTICOLO
1
Se gli uomini siano predestinati da Dio
SEMBRA che gli uomini non siano predestinati da Dio. Infatti:
1. Scrive
il Damasceno: "Bisogna ammettere che Dio conosce in
precedenza tutte le cose, ma non tutte le predestina. Ed infatti conosce
in precedenza tutto quello che è in noi, ma non lo predetermina". Ora,
esistono in noi meriti e demeriti in quanto siamo, per
il libero arbitrio, padroni dei nostri atti. Per conseguenza ciò che
riguarda il merito ed il demerito non è predestinato da Dio. E così
si esclude la predestinazione degli uomini.
2. Tutte le creature, abbiamo detto sopra, sono dirette dalla divina
provvidenza al loro fine. Ora, delle altre creature non si dice
che sono predestinate da Dio. Dunque neppure degli uomini.
3. Gli angeli sono capaci di beatitudine, come gli uomini. Ora,
gli angeli non hanno bisogno di predestinazione non avendo mai
conosciuto miseria; mentre la predestinazione, secondo S. Agostino, è "il proposito
di prestare soccorso". Dunque gli uomini non sono predestinati.
4. I beneflci conferiti da Dio agli uomini son rivelati ai santi
dallo Spirito Santo, secondo quel detto dell'Apostolo: "Noi non lo
spirito del mondo abbiamo ricevuto, ma lo spirito che viene da
Dio, affinché conosciamo le cose da Dio a noi donate". Se dunque
gli uomini fossero predestinati da Dio, la predestinazione, essendo
un beneficio di Dio, sarebbe conosciuta dai predestinati. E questo
è evidentemente falso.
IN CONTRARIO: S. Paolo dice:
"quelli che ha predestinati li
ha anche chiamati".
RISPONDO: A Dio spetta predestinare gli uomini. Tutto, infatti, è
sottoposto alla divina provvidenza come si è dimostrato. Appartiene
poi alla provvidenza, come si è visto, indirizzare le cose al fine.
E il fine, a cui le cose sono ordinate da Dio, è duplice. Uno, che
sorpassa i limiti e la capacità di ogni natura creata, e tale fine è
la vita eterna consistente nella visione di Dio, che trascende la
natura di ogni essere creato, come fu già dimostrato. L'altro fine,
invece, è proporzionato agli esseri creati; e cioè ogni cosa creata
lo può raggiungere con le sue capacità naturali. Ora, quando (si
tratta di un fine) che un essere non può raggiungere con le forze
naturali, è necessario che un altro ve lo porti, come la freccia è
lanciata verso il bersaglio dall'arciere. Per tal motivo la creatura
ragionevole, capace della vita eterna, è, strettamente parlando, condotta
e come trasferita in essa da Dio. E il disegno di questo trasferimento
preesiste in Dio, come in lui preesiste il piano che dispone
tutti gli esseri verso il loro fine, piano che abbiamo detto essere
la provvidenza. D'altra parte, l'idea di una cosa da farsi, esistente
nella mente del suo autore, è una certa preesistenza in lui della
cosa stessa. Perciò il disegno della predetta trasmissione o trasferimento
della creatura ragionevole al fine della vita eterna, si
chiama predestinazione: infatti destinare vuol dire mandare. E così
è chiaro che la predestinazione, quanto al suo oggetto, è una parte
della provvidenza.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il Damasceno chiama predeterminazione
il render necessaria una cosa; alla maniera degli esseri
corporei che son determinati a un solo effetto. Come appare
chiaro da quello che aggiunge: "(Dio) non vuole il male, né costringe
alla virtù". Quindi non viene negata la predestinazione.
2. Le creature irragionevoli non son capaci di quel fine che oltrepassa
le (stesse) capacità della natura umana. Quindi, in linguaggio
proprio, non si possono dire predestinate, ancorché talora
si adoperi abusivamente il termine predestinazione a proposito di
qualsiasi altro fine.
3. Gli angeli abbisognano di predestinazione, come gli uomini,
sebbene non si siano mai trovati in una condizione di miseria. Difatti
il movimento non si specifica dal punto di partenza, ma dal
punto d'arrivo: così poco importa, rispetto all'imbiancatura, che
l'oggetto imbiancato prima fosse nero, o giallo o rosso. Ugualmente,
poco importa, rispetto alla predestinazione, che uno sia
predestinato alla vita eterna dallo stato di miseria o da un altro
stato. - Si potrebbe anche rispondere che il conferimento di un
bene che supera le facoltà di colui al quale viene concesso, è (sempre)
effetto della misericordia, come già vedemmo.
4.
Anche se ad alcuni, per speciale privilegio, viene rivelata la
propria predestinazione, non è tuttavia conveniente che sia rivelata
a tutti, perché altrimenti quelli che non sono predestinati, si darebbero
alla disperazione; e la sicurezza dei predestinati finirebbe
col degenerare in negligenza.
ARTICOLO
2
Se la predestinazione risieda nei predestinati
SEMBRA che la predestinazione risieda nei predestinati. Infatti:
1. L'attività (di un agente) implica la passività (di un paziente).
Se, dunque, la predestinazione in Dio è all'attivo, bisogna che si
trovi al passivo nei predestinati.
2. Origene, commentando le parole di S. Paolo:
"Colui che è
stato predestinato, ecc.", dice: "La predestinazione riguarda un soggetto
inesistente e la destinazione un soggetto esistente". Ma (giustamente) osserva
S. Agostino: "Che cos'è la predestinazione se non
la destinazione di qualcuno?". Dunque la predestinazione riguarda
soltanto dei soggetti esistenti. E così presuppone qualche cosa nel
predestinato.
3. La preparazione è qualche cosa nel soggetto che viene preparato.
Ora, la predestinazione, secondo S. Agostino, è "la preparazione
dei benefici di Dio". Dunque la predestinazione è qualche
cosa nei predestinati.
4. Ciò che è temporale non entra nella definizione dell'eterno.
Ora, la grazia, che è qualche cosa di temporale, si pone nella definizione
della predestinazione, giacché si dice che la predestinazione "è una
preparazione della grazia nel presente, e della
gloria nel futuro". Dunque la predestinazione non è qualche cosa
di eterno. E così non può essere in Dio, ma nei predestinati, perché
tutto ciò che è in Dio, è eterno.
IN CONTRARIO: S. Agostino dice che la predestinazione è
"la prescienza
dei benefici di Dio". Ora, la prescienza non è nelle cose
conosciute, ma in colui che conosce. Dunque neppure la predestinazione è
nei predestinati, ma in colui che predestina.
RISPONDO: La predestinazione non si trova nei predestinati, ma
solo in colui che predestina. Si è detto, infatti, che la predestinazione è
una parte della provvidenza. Ora, la provvidenza non risiede
nelle cose ad essa soggette; ma è un piano che si trova nella
mente di colui che provvede, come abbiamo visto. L'esecuzione
della provvidenza, che si chiama governo, presa in senso passivo,
si trova nelle cose governate, e presa in senso attivo, si trova in
colui che governa. È chiaro, dunque che la predestinazione è (soltanto)
il disegno concepito dalla mente divina che mira a indirizzare
alcuni alla salvezza eterna. L'esecuzione poi di questo disegno
si trova al passivo nei predestinati; ma all'attivo si trova in Dio.
E tale esecuzione della predestinazione si ha nella vocazione e
nella glorificazione, secondo le parole dell'Apostolo: "Quelli che ha
predestinati li ha anche chiamati; e quelli che ha
chiamati
li ha anche glorificati".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le azioni materiali e transitive implicano
di suo la passività, come riscaldare e segare; non però le
azioni (immanenti) che restano nell'operante, come l'intendere ed il volere, come già dicemmo. E la predestinazione è una di tali
azioni. Quindi essa non risiede nei predestinati. Ma (soltanto) la
sua esecuzione, che si riversa sulle creature, pone in esse un qualche
effetto.
2. Destinazione, talora significa il trasferimento concreto di un
soggetto verso un termine, e in questo caso la destinazione non riguarda
se non quello che esiste. Altre volte destinazione si prende
per indicare il trasferimento ideato dalla mente, come quando si
dice che noi destiniamo quello che con la mente fermamente proponiamo.
In questo secondo senso si dice nei Maccabei che "Eleazaro
destinò (cioè risolse) di non ammettere mai cose illecite per
amore della vita". Intesa così, destinazione può riguardare ciò che
non esiste. Tuttavia la predestinazione, in ragione dell'anteriorità
che implica, può (sempre) riguardare ciò che non esiste in qualsiasi
senso si prenda la parola destinazione.
3. Vi è una duplice preparazione. L'una del paziente per ricevere
l'azione; e tale preparazione si trova in colui che è preparato. L'altra è
la preparazione dell'agente, perché possa agire: questa è nell'agente.
Ora, la predestinazione è una preparazione di questa seconda specie,
nel senso che un agente di natura intellettuale si dice
che si prepara ad agire in quanto concepisce innanzi l'opera che
deve essere compiuta. In questo senso Dio si è preparato da tutta
l'eternità a predestinare, ideando il disegno di indirizzare alcuni
alla salvezza.
4. La grazia non entra nella definizione della predestinazione
come se ne fosse elemento essenziale: ma perché la predestinazione
importa una relazione alla grazia, come di causa all'effetto e di
atto all'oggetto. Quindi non ne segue che la predestinazione sia
qualche cosa di temporale.
ARTICOLO
3
Se Dio riprovi qualcuno
SEMBRA che Dio non riprovi nessuno. Infatti:
1. Non si può riprovare colui che si ama. Ora, Dio ama tutti gli
uomini, come dice la Sacra Scrittura: "Ami invero gli esseri tutti
e nulla abomini di quanto hai creato". Dunque Dio non riprova nessun uomo.
2. Se Dio riprovasse qualcuno bisognerebbe (concedere) che tra
la riprovazione ed i reprobi ci fosse la stessa relazione che passa
tra la predestinazione ed i predestinati. Ora, la predestinazione è
causa della salvezza dei predestinati. Dunque la riprovazione sarà
la causa della perdizione dei reprobi. Ma questo è falso, poiché,
come dice la Scrittura: "La tua perdizione viene da te, o Israele;
da me viene soltanto il tuo aiuto". Dunque Dio non riprova alcuno.
3. A nessuno si può imputare ciò che non può evitare. Ma se Dio
riprovasse qualcuno, questi non potrebbe evitare la perdizione;
perché sta scritto: "Considera le opere di Dio: come niuno possa
raddrizzare ciò che egli disprezzò". Non si potrebbe dunque imputare
agli uomini se vanno perduti. E questo è falso. Dunque Dio non riprova alcuno.
IN CONTRARIO: Dice la Sacra Scrittura:
"Io ho amato Giacobbe e
ho odiato Esaù".
RISPONDO: Dio riprova alcuni. Infatti abbiamo già detto che la
predestinazione è una parte della provvidenza. Si è anche dimostrato
che la provvidenza può ragionevolmente permettere qualche
deficienza nelle cose ad essa sottoposte. Dunque, siccome gli uomini
vengono indirizzati alla vita eterna dalla provvidenza divina, appartiene
ad essa il permettere che alcuni manchino di raggiungere
questo fine. E ciò si dice riprovare.
Quindi come la predestinazione è parte della provvidenza relativamente
a coloro che da Dio vengono ordinati alta salvezza eterna;
così la riprovazione è parte della divina provvidenza rispetto
a coloro che non raggiungono tale fine. Quindi la riprovazione non
dice soltanto prescienza: ma vi aggiunge concettualmente qualche
cosa, come abbiamo già visto per la provvidenza. Difatti, come la
predestinazione include la volontà di conferire la grazia e la gloria,
così la riprovazione include la volontà di permettere che qualcuno
cada nella colpa, e (la volontà) di infliggere la pena della dannazione
per il peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Dio ama tutti gli uomini, anzi ama
tutte le creature, in quanto a tutti gli esseri vuole del bene: non a
tutti però vuole ogni bene. Perciò quando ad alcuni non vuole il
bene della vita eterna, si dice che li ha in odio, o che li riprova.
2. Quanto al modo di causare, la riprovazione si comporta altrimenti
dalla predestinazione. La predestinazione, infatti, è causa
tanto di ciò che è atteso dai predestinati nella vita futura, cioè della
gloria, quanto di ciò che da essi è percepito nel presente, cioè della
grazia. La riprovazione invece non è causa di ciò che si verifica
nella vita presente, cioè della colpa; ma solo causa dell'abbandono
da parte di Dio. È però causa di quel che sarà inflitto nel futuro,
cioè della pena eterna. Ma la colpa proviene dal libero arbitrio di
colui che è riprovato ed abbandonato dalla grazia. E così si avvera
il detto del profeta: "La tua perdizione proviene da te, o Israele".
3. La riprovazione di Dio non riduce affatto le capacità dei reprobi.
Quindi, quando si dice che i reprobi non possono ottenere la
grazia, si deve intendere non di una impossibilità assoluta, ma di
una impossibilità ipotetica. In questo stesso senso abbiamo detto
sopra che è necessario che il predestinato si salvi, cioè di necessità
ipotetica, la quale non toglie il libero arbitrio. Perciò, sebbene uno
che è riprovato da Dio non possa ottenere la grazia, tuttavia dipende
dal suo libero arbitrio che cada in questo o in quel peccato.
Giustamente dunque gli viene imputato a colpa.
ARTICOLO 4
Se i predestinati siano eletti da Dio
SEMBRA che i predestinati non siano eletti da Dio. Infatti:
1. Dionigi dice che Dio diffonde la sua bontà, come il sole spande
la sua luce su tutti i corpi, senza scelta. Ora, la bontà di Dio viene
comunicata in modo speciale ad alcuni con la partecipazione della
grazia e della gloria. Dunque Dio senza scelta (o elezione) dà la
grazia e la gloria. E questo è il compito della predestinazione.
2.
L'elezione riguarda cose esistenti. Mentre la predestinazione,
che risale all'eternità, concerne anche esseri che non esistono. Dunque
alcuni sono predestinati senza elezione.
3. L'elezione indica una certa discriminazione, mentre Dio, al
dire di S. Paolo, "vuole che tutti gli uomini siano salvati". Dunque
la predestinazione, la quale preordina gli uomini alla salvezza, avviene
senza elezione.
IN CONTRARIO: S. Paolo afferma:
"Ci ha eletti in lui prima della creazione del mondo".
RISPONDO: La predestinazione concettualmente presuppone l'elezione,
la quale presuppone l'amore. La ragione di ciò è che la predestinazione,
come è stato detto, è parte della provvidenza. La provvidenza, poi,
come anche la prudenza, è il piano esistente nell'intelletto
che dispone la destinazione di alcuni esseri al fine, come sopra
fu detto. Ora, non si comanda la destinazione di un qualche cosa
al fine, se non precede la volizione del fine. Per cui la predestinazione
di alcuni alla salvezza eterna presuppone, logicamente, che
Dio voglia la loro salvezza. Ora, questa volontà comprende l'elezione
e l'amore. L'amore, in quanto Dio vuole ad essi il bene che è la
salvezza eterna, giacché, come abbiamo detto altrove, amare vuol
dire volere un bene a qualcuno; l'elezione, poi, in quanto (Dio)
vuole tale bene ad alcuni a preferenza di altri, giacché alcuni li
riprova, come sopra si è detto.
Però l'elezione e l'amore in Dio hanno una disposizione diversa
che in noi; perché in noi la volontà amando non crea il bene; ma
dal bene che già esiste siamo incitati ad amare. E perciò scegliamo
uno per amarlo, e quindi in noi l'elezione precede l'amore. In Dio
è tutto il contrario. Infatti la sua volontà, con la quale amando
vuole a qualcuno un bene, è causa che questo bene sia posseduto
da costui a preferenza di altri. E così è evidente che l'amore è logicamente
presupposto all'elezione, e l'elezione alla predestinazione.
Per conseguenza tutti i predestinati sono amati ed eletti.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Se si considera genericamente l'effusione
della bontà divina, Dio comunica la sua bontà senza elezione,
perché non vi è un essere che non partecipi un qualche cosa
della sua bontà, come si è già detto. Ma se si considera il dono di
questo o di quel bene in particolare, allora Dio non distribuisce
senza elezione, perché dà a certuni dei beni che non dà ad altri.
E così nel conferimento della grazia e della gloria interviene l'elezione.
2. Quando la volontà di colui che sceglie è portata a eleggere dal
bene preesistente nell'oggetto, allora l'elezione verte necessariamente
su cose già esistenti; così avviene nella nostra scelta. Ma
in Dio è ben altrimenti, come si è detto. E perciò, osserva S. Agostino,
"Dio
elegge cose non ancora esistenti, eppure chi sceglie non
c'è pericolo che sbagli".
3. Come già abbiamo spiegato, Dio vuole che tutti gli uomini si
salvino con volontà antecedente, che non è volontà assoluta, ma
condizionata; non già con volontà conseguente, che è un volere in
modo assoluto.
ARTICOLO
5
Se la previsione dei meriti sia la causa
della predestinazione
SEMBRA che la previsione dei meriti sia la causa della predestinazione. Infatti:
1. Dice
l'Apostolo: "Quelli che egli ha preconosciuto li ha anche predestinati". E la Glossa di S. Ambrogio commentando le parole:
"Avrò misericordia di chi avrò misericordia", dice:
"Concederò
la mia misericordia a colui che io prevedo che tornerà a me con
tutto il cuore". Dunque la previsione dei meriti è la causa della
predestinazione.
2. La predestinazione divina essendo, come dice S. Agostino,
"un
proposito di misericordia", include il divino volere, che non può essere
irragionevole. Ora, non vi può essere altra ragione della predestinazione
all'infuori della previsione dei meriti. Dunque essa è
la causa della predestinazione.
3.
"In Dio", ci assicura l'Apostolo, "non c'è
ingiustizia". Ora
sembra cosa ingiusta dare a esseri uguali cose disuguali. E gli uomini
sono precisamente tutti uguali, sia quanto alla natura, sia
quanto al peccato originale: la loro disuguaglianza è soltanto rispetto
al merito o demerito delle proprie azioni. Perciò Dio non
prepara agli uomini un trattamento disuguale, predestinando e riprovando,
se non a causa della previsione dei differenti meriti.
IN CONTRARIO: Dice l'Apostolo:
"Egli ci salvò non per opere di
giustizia fatte da noi, ma secondo la sua misericordia". Ora, come
ci ha salvati, così aveva predestinato di salvarci. Non è dunque la
previsione dei meriti la causa della predestinazione.
RISPONDO: La predestinazione include la volontà, come abbiamo
visto; perciò bisogna ricercare la ragione della predestinazione
come si ricerca quella della volontà divina. Ma abbiamo detto che
non si può assegnare una causa alla divina volontà in quanto atto
volitivo; ma le si può assegnare (se si considerano) gli oggetti della
volizione, perché Dio può volere una cosa a causa di un'altra. Non
c'è stato, dunque, nessuno così pazzo da dire che i meriti sono la
causa della divina predestinazione cioè dell'atto del predestinante.
La questione è un'altra, vale a dire, se la predestinazione, nei suoi
effetti, abbia una causa. E questo è come domandarsi se Dio abbia
preordinato di dare gli effetti della predestinazione ad uno in vista
dei suoi meriti.
Ci furono, dunque, dei teologi i quali sostenevano che gli effetti
della predestinazione per alcuni furono prestabiliti a causa di meriti
acquistati in un'altra vita anteriore. Tale fu l'opinione di Origene,
il quale riteneva che le anime umane fossero state create tutte
(insieme) dapprincipio, e che secondo la diversità delle loro opere
avrebbero sortito uno stato diverso in questo mondo, unite che fossero
a dei corpi. Senonché, tale opinione è esclusa dall'Apostolo
che (parlando di Esaù e di Giacobbe) dice: "non essendo ancora
nati, e non avendo fatto nulla né di bene né di male non dalle
opere, ma dal volere di chi chiama fu detto che il maggiore sarà
servo del minore".
Ma ci furono altri i quali opinarono che motivo e causa degli effetti
della predestinazione sono i meriti acquistati in questa vita.
I Pelagiani, infatti, sostennero che l'inizio dell'agire meritorio proviene
da noi, il compimento da Dio. E così accade che gli effetti
della predestinazione siano concessi a uno piuttosto che ad un altro, perché
il primo vi ha dato inizio preparandosi, e l'altro, no. - Ma contro
questa opinione stanno le parole dell'Apostolo: "non
siamo in grado di pensare alcunché da noi, come fosse da noi".
Ora, non è possibile trovare un principio (operativo) anteriore al
pensiero. Quindi non si può affermare che in noi esista quell'inizio
che sia causa degli effetti della predestinazione.
Vi furono quindi altri i quali insegnarono, che la causa della predestinazione
sono i meriti che seguono l'effetto della predestinazione,
intendendo dire che Dio dà la grazia ad alcuno, ed ha preordinato
di dargliela, appunto perché ha previsto che se ne servirà
bene. È come se un re donasse ad un soldato un cavallo, sapendo
che ne userà a dovere. - Ma costoro evidentemente hanno distinto
ciò che viene dalla grazia da ciò che proviene dal libero arbitrio,
come se un medesimo effetto non potesse derivare da entrambi. È chiaro
infatti che quanto viene dalla grazia è un effetto della predestinazione: e quindi
non può considerarsi come causa della predestinazione,
essendo incluso nella predestinazione. Se dunque qualche
altra cosa, da parte nostra, fosse la ragione della predestinazione,
questo qualche cosa sarebbe estraneo all'effetto della predestinazione.
Ora, non si può distinguere ciò che proviene dal libero arbitrio
da ciò che proviene dalla predestinazione, come non si può
mai distinguere quello che deriva dalla causa seconda da ciò che
deriva dalla causa prima: poiché la provvidenza, come è stato già
detto, produce i suoi effetti mediante le operazioni delle cause seconde.
Perciò anche le azioni compiute dal libero arbitrio derivano
dalla predestinazione.
E allora dobbiamo dire, concludendo, che possiamo considerare
l'effetto della predestinazione in due maniere. Primo, in particolare.
E sotto questo aspetto, niente impedisce che un effetto non
sia causa e ragione di un altro: cioè l'ultimo può essere causa del
primo come causa finale; il primo può essere causa del secondo
come causa meritoria, la quale corrisponde a (quel genere di causalità chiamato)
disposizione della materia. Come quando diciamo, p. es., che Dio ha
stabilito di dare ad alcuno la gloria a motivo dei suoi meriti; e che
ha decretato di dargli la grazia perché
si meritasse la gloria. - In un secondo modo si può considerare l'effetto
della predestinazione, cioè in generale. E allora è impossibile
che tutti gli effetti della predestinazione, considerati in blocco, abbiano
una qualche causa da parte nostra; perché qualsiasi cosa è
nell'uomo che lo porti verso la salvezza, è compresa totalmente sotto
l'effetto della predestinazione, persino la preparazione alla grazia;
e difatti ciò non avviene se non mediante l'aiuto divino, secondo le
parole della Scrittura: "Convertici, a te, Signore, e ci convertiremo".
Invece, considerata così nei suoi effetti, la predestinazione
ha come causa la divina bontà, alla quale l'effetto totale della predestinazione è
ordinato come al suo fine, e dalla quale procede come
dal suo primo principio motore.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uso previsto della grazia non è
la causa della concessione di essa, altro che nell'ordine della causa
finale, come abbiamo spiegato.
2. La predestinazione, considerata in generale, nei suoi effetti, ha
per causa la stessa divina bontà. Se poi si considera in particolare,
un effetto è causa dell'altro, come si è spiegato.
3. Dalla stessa bontà divina si può derivare la ragione della predestinazione
di alcuni e della riprovazione di altri. Si dice, infatti,
che Dio ha creato tutte le cose a motivo della sua bontà, affinché la
sua bontà fosse rappresentata in tutti gli esseri. È poi necessario
che la divina bontà, la quale in sé è una e semplice, sia rappresentata
nelle cose sotto varie forme; perché le cose create non possono
raggiungere la divina semplicità. E quindi per la perfezione
dell'universo si richiedono vari gradi nelle cose: alcune dovranno
occupare un posto elevato nell'universo, ed altre un luogo infimo.
E perché si conservi questa multiforme varietà di gradi, Dio permette
che avvengano alcuni mali, in modo che non siano impediti
molti beni, come sopra abbiamo visto.
Perciò, consideriamo ora tutto il genere umano alla stregua dell'universo.
Dio volle che tra gli uomini alcuni, da lui predestinati,
rappresentassero la sua bontà sotto l'aspetto della misericordia, e
usò ad essi misericordia, e che altri, da lui riprovati, (rappresentassero
la sua bontà) sotto l'aspetto della giustizia, e li sottopose
alla punizione. Questo è il motivo per cui Dio elegge alcuni, ed altri
riprova. L'Apostolo stesso assegnò una tale causa con le seguenti
parole: "Dio volendo mostrare l'ira sua", cioè la giustizia vendicativa,
"e far
riconoscere che egli può, tollerò", cioè permise, "con
molta longanimità dei vasi d'ira pronti per la perdizione, anche al
fine di manifestare la ricchezza della sua gloria verso i vasi della
misericordia, già preparati per la gloria". E in un altro luogo
egli afferma: "In una grande casa non vi sono soltanto vasi d'oro
e d'argento, ma anche di legno e d'argilla; gli uni a uso d'onore,
gli altri a uso vile".
Ma il fatto che elegge questi alla gloria e riprova quelli, non ha
altra causa che la divina volontà. Perciò S. Agostino dice: "Se non
vuoi errare, non voler giudicare perché attiri a sé l'uno e non attiri
l'altro". Così pure, nella natura si può trovare la ragione perché
Dio, pur nell'uniformità della materia prima, ha creato una parte di
essa sotto la forma di fuoco, un'altra sotto la forma di terra; perché
cioè vi fosse varietà di specie nella natura. Ma che questa parte di
materia prima sia sotto la forma di fuoco e l'altra sotto la forma di
terra, dipende esclusivamente dalla divina volontà. Come dipende
esclusivamente dalla volontà del muratore che una data pietra sia
in questa parte della parete e una seconda da un'altra parte: sebbene
la regola dell'arte richieda che alcune pietre siano collocate
qua ed altre là.
Né per questo, tuttavia, Dio è ingiusto dal momento che riserva
cose disuguali ad esseri non disuguali. Sarebbe contro le norme della
giustizia, se l'effetto della predestinazione fosse dato per debito
e non per grazia. Ma quando si tratta di cose che si danno per grazia,
ciascuno può dare a suo piacimento a chi vuole, più o meno, senza
pregiudizio della giustizia, purché a nessuno sottragga quello che
gli è dovuto. È ciò che dice il padre di famiglia (della parabola
evangelica): "Prendi il tuo, e vattene. Non mi è permesso di fare
quel che voglio?".
ARTICOLO
6
Se la predestinazione sia infallibile
SEMBRA che la predestinazione non sia infallibile. Infatti:
1. S. Agostino nel commentare le parole dell'Apocalisse,
"tieni saldo quello che hai, affinché nessuno prenda la tua corona", dice: "Un
altro non la prenderà, se costui non l'avrà perduta". Si può, dunque,
acquistare e perdere la corona, che è effetto della predestinazione.
La predestinazione dunque non è infallibile.
2. Fatta l'ipotesi di una cosa
possibile, non segue alcun impossibile.
Ora, è possibile che un predestinato, Pietro, pecchi, e subito
venga ucciso. In questa ipotesi l'effetto della predestinazione sarebbe
frustrato. E la cosa non è impossibile. Perciò la predestinazione
non è infallibile.
3. Ciò che Dio poteva, lo pùò ancora. Ma Dio poteva non predestinare
chi ha predestinato. Dunque ora può non predestinarlo.
Dunque la predestinazione non è sicura.
IN CONTRARIO: Su quel testo paolino,
"quelli che egli ha preconosciuto li ha anche predestinati", la Glossa dice: "La predestinazione
è la previsione e la preparazione dei benefici di Dio, per cui son
certissimamente salvati coloro che si salvano".
RISPONDO: La predestinazione certissimamente ed infallibilmente
ottiene il suo effetto, né tuttavia, importa necessità, in modo cioè
che il suo effetto provenga necessariamente. Infatti sopra abbiamo
dimostrato che la predestinazione è una parte della provvidenza.
Ora, non tutto ciò che è soggetto alla provvidenza è reso necessario;
ma alcune cose accadono in modo contingente, secondo la natura
delle cause prossime, che la divina provvidenza ha posto per produrre
tali effetti. Tuttavia l'ordine della provvidenza è infallibile,
come sopra si è dimostrato. Così, è ugualmente sicuro l'ordine della
predestinazione; e nondimeno non è abolito il libero arbitrio da cui
deriva che l'effetto della predestinazione si produca in modo contingente.
In proposito bisogna richiamare anche quel che si è detto sopra
a riguardo della scienza e della volontà divina, che non tolgono alle
cose la loro contingenza, pur essendo esse certissime ed infallibili.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. In due maniere si può dire che la
corona appartenga ad alcuno. Primo, in virtù della divina predestinazione: e in tal
senso, nessuno perde la sua corona. Secondo, gli può appartenere
per i meriti (acquistati in stato) di grazia: giacché
una cosa che abbiamo meritato è in qualche modo nostra. E in questo
senso uno può perdere la sua corona per un peccato mortale successivo.
Si dice poi che un altro riceve la corona perduta, in quanto
prende il posto del primo. Dio, infatti, non permette che alcuni cadano,
senza che ne risollevi altri, secondo quel detto di Giobbe: "Egli infrange
molti e innumerevoli, e pone degli altri in luogo loro". Così, infatti, in luogo degli angeli decaduti furono sostituiti
gli uomini; e in luogo dei Giudei, i Gentili. Colui che sarà stato
sostituito ad un altro nello stato di grazia, riceverà la corona di chi
è caduto, anche per questo, perché nella vita eterna, nella quale ciascuno
godrà tanto del bene da lui stesso compiuto quanto del bene
compiuto da altri, godrà del bene che l'altro aveva fatto.
2. Considerata la cosa in se stessa, è possibile che
un predestinato muoia in peccato mortale; ma posto (come di fatto è)
che sia predestinato,
allora è impossibile. Non ne segue perciò che la predestinazione possa fallire.
3. La predestinazione implica la volontà divina. Quindi, come
quando Dio vuole qualche cosa creata, questa cosa è necessaria per
supposizione, in ragione dell'immutabilità della volontà divina e
non in senso assoluto, come abbiamo spiegato; così bisogna dire
qui riguardo alla predestinazione. Perciò non si potrà dire che Dio
può non predestinare chi ha predestinato, se si prende la proposizione
in senso composto; sebbene, parlando assolutamente, Dio
possa predestinare o non predestinare. Ma con ciò non si intacca
la certezza della predestinazione.
ARTICOLO
7
Se il numero dei predestinati sia determinato
SEMBRA che il numero dei predestinati non sia determinato. Infatti:
1. Un numero
a cui si può fare un'aggiunta non è determinato.
Ora, al numero dei predestinati, come pare, si può fare delle aggiunte: poiché
sta scritto: "Il Signore Dio nostro aggiunga ancora
a questo numero molte migliaia"; "cioè", dice la Glossa, "il numero
stabilito da Dio, il quale sa chi sono i suoi". Dunque il numero
dei predestinati non è fisso.
2. Non si può assegnare un motivo per cui Dio preordini gli uomini
alla salvezza in un determinato numero piuttosto che in un
altro. Ma Dio non fa niente senza un motivo. Dunque il numero di
coloro che debbono essere salvi non è già stato fissato da Dio.
3. Le opere di Dio sono più perfette di quelle della natura. Ora,
nelle opere della natura il bene si trova nel maggior numero dei
casi, i difetti invece ed il male in un minor numero. Se dunque il
numero degli eletti fosse stabilito da Dio, i salvati dovrebbero essere
più di quelli che finiranno dannati. Ora, dal Vangelo sembra il
contrario, infatti si legge: "larga è la porta e spaziosa la via che conduce
alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa;
stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano". Dunque il numero di quelli che devono
essere salvati non è stato fissato da Dio.
IN CONTRARIO: Dice S. Agostino:
"Il numero dei predestinati è
fissato e non può essere accresciuto né diminuito".
RISPONDO: Il numero dei predestinati è determinato. Alcuni, però,
hanno detto che è determinato formalmente ma non materialmente:
come se dicessimo che è stabilito che se ne salverà cento, o mille,
non però (che saranno salvi) questi o quelli. Ma ciò distrugge l'infallibilità
della predestinazione, della quale abbiamo parlato sopra.
E perciò è necessario affermare che il numero dei predestinati
è fisso per Dio non solo formalmente, ma anche materialmente.
Ma bisogna osservare che il numero dei predestinati si dice fisso
per Dio non solo a motivo della conoscenza, perché cioè egli sa
quanti si salveranno (poiché in questo senso per Dio è certo anche
il numero delle gocce d'acqua e dei granellini di arena che sono nel
mare); ma a motivo di un'elezione e di una determinazione.
Per capir bene ciò, bisogna ricordarsi che ogni agente tende a fare
qualche cosa di definito, come si disse quando si parlò dell'infinito.
Ora, chiunque intende dare al suo lavoro una misura determinata,
fissa un numero nelle parti essenziali di essa, direttamente richieste
alla perfezione del tutto. E non stabilisce di proposito un numero
determinato per quegli elementi che non si richiedono come principali,
ma solo in vista di altri: ne prenderà invece quei tanti che
saranno necessari. P. es., un architetto nella sua mente determina
le dimensioni di una casa; ne determina il numero degli ambienti
che vi vuol fare, come anche le dimensioni delle mura e del tetto:
invece non fissa il numero esatto delle pietre, ma ne prende tante
quante ne abbisognano per dare alle mura le dimensioni volute.
Ebbene, così bisogna considerare l'azione di Dio rispetto all'universo,
che è la sua opera. Dio ha prestabilito quali proporzioni dovesse
avere l'universo, e quale fosse il numero conveniente alle parti
essenziali del creato, quelle cioè che in qualche modo sono ordinate
alla perpetuità; cioè quante sfere, quante stelle, quanti elementi,
quante specie di cose. Invece gli individui corruttibili non sono ordinati
al bene dell'universo come parti principali, ma vi concorrono
come parti secondarie, in quanto per mezzo di essi si conserva la
specie. Perciò, sebbene Dio conosca il numero di tutti gli individui,
non è prestabilito da Dio proprio di proposito il numero dei buoi,
delle zanzare e simili; ma la divina provvidenza ne ha prodotti tanti,
quanti ne bastano per la conservazione delle specie.
Ora, fra tutte le creature, in modo principale conferiscono al bene
dell'universo le creature ragionevoli, che, in quanto tali, sono incorruttibili;
ed in modo anche più speciale quelle (tra esse) che conseguono
la beatitudine, perché esse più immediatamente raggiungono
l'ultimo fine. Quindi il numero dei predestinati è rigorosamente
definito per Dio, non solo perché conosciuto, ma anche perché voluto
come una delle cose più importanti da lui prestabilite. - Ma
non può parlarsi proprio allo stesso modo del numero dei reprobi,
che sono da Dio preordinati per il bene degli eletti, per i quali tutto
coopera al bene.
Quanto poi al numero di tutti i predestinati, quale sia, alcuni
hanno detto che si salveranno tanti uomini quanti angeli decaddero.
Altri, invece, dicono che se ne salveranno tanti, quanti sono gli angeli
che perseverarono. Altri, infine, che si salveranno tanti, quanti
furono gli angeli decaduti, e in più tanti altri, quanti furono gli
angeli creati. Ma è meglio dire che "soltanto a Dio è noto il numero
degli eletti da collocarsi nella felicità supema".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Questo testo della Scrittura va inteso
di coloro che Dio ha prestabilito per il conferimento della grazia
nel tempo presente. Il numero di costoro, infatti, può crescere o
diminuire, ma non il numero dei predestinati.
2. La quantità di una parte trova la sua ragione nella proporzione
che essa ha col tutto. E così c'è un motivo per cui Dio creò
tante stelle, tante specie di cose, e predestinò tanti uomini, ed è (precisamente)
la proporzione di queste parti principali con la perfezione dell'universo.
3. Un bene proporzionato alla comune condizione della natura si
trova nel maggior numero dei casi; e la deficienza di un tale bene
è un'eccezione. Ma il bene che è al di sopra della comune condizione
della natura si trova in un numero ristretto; mentre la deficienza
di esso si riscontra in un grande numero di casi. Così è chiaro che
son di più gli uomini i quali hanno una cognizione sufficiente per
regolare le funzioni ordinarie della vita, e in numero assai ridotto
quelli che ne sono privi, e che chiamiamo idioti o scemi: ma sono
pochissimi, in confronto agli altri, quelli che arrivano ad avere una
cognizione profonda dei problemi del pensiero. Siccome, dunque, la
beatitudine eterna, consistente nella visione di Dio, supera la comune
condizione della natura, specialmente privata com'è della
grazia per la corruzione (prodotta) dal peccato originale, sono pochi
quelli che si salvano. E proprio in questo si mostra in modo specialissimo
la misericordia di Dio, che innalza alcuni a quella salvezza,
che la maggioranza (degli uomini) non raggiunge, seguendo
il corso ordinario e l'inclinazione della natura.
ARTICOLO
8
Se la predestinazione possa essere aiutata
dalle preghiere dei santi
SEMBRA che la predestinazione non possa essere aiutata dalle preghiere
dei santi. Infatti:
1. Niente di eterno è preceduto
da qualche cosa di temporaneo;
e per conseguenza ciò che è temporaneo non può essere di aiuto a
quello che è eterno. Ora, la predestinazione è eterna. Quindi, siccome
le preghiere dei santi si svolgono nel tempo, non possono essere
di giovamento alla predestinazione di qualcuno. Dunque la
predestinazione non può essere facilitata dalle preghiere dei santi.
2. Come nessuno ha bisogno di consiglio, se non per deficienza di
cognizione, così nessuno ha bisogno di aiuto se non per mancanza
di forza. Ora, né l'una né l'altra cosa si può attribuire a Dio nell'atto
di predestinare; infatti S. Paolo dice: "Chi aiutò lo Spirito del Signore?
O chi fu suo consigliere?". Dunque la predestinazione non
è aiutata dalle preghiere dei santi.
3. Essere aiutato ed essere impedito sono sullo stesso piano. Ora,
la predestinazione non può essere impedita da alcuno. Dunque non
può essere nemmeno aiutata.
IN CONTRARIO: Dice la Scrittura:
"Isacco pregò Dio per Rebecca sua moglie e (il Signore) dette a Rebecca di concepire". Ora, da
quel concepimento nacque Giacobbe, il quale fu predestinato. D'altra
parte, tale predestinazione non si sarebbe avverata se Giacobbe non
fosse nato. Dunque la predestinazione si giova delle preghiere dei
santi.
RISPONDO: Su questo problema vi furono diversi errori. Alcuni
considerando l'infallibilità della predestinazione divina, hanno affermato
che le preghiere sono superflue, e così pure qualunque altra
cosa fatta per conseguire la salvezza eterna, perché sia che si facciano
o che si tralascino, i predestinati la conseguono ed i reprobi
non la conseguono. - Ma contro questa opinione stanno tutti gli
ammonimenti della Sacra Scrittura, gli incitamenti alla preghiera
ed alle opere buone.
Altri hanno sostenuto che con la preghiera si può mutare la divina
predestinazione. E questa si dice che fosse l'opinione degli Egiziani,
i quali ritenevano che con sacrifici e preghiere si potessero
impedire le disposizioni divine, che essi chiamavano fato. - Ma
anche questa opinione è in contrasto con la Sacra Scrittura. Infatti
si legge: "Il trionfatore di Israele non perdonerà e non si pentirà".
E S. Paolo afferma: "I doni e la vocazione di Dio non sono cose che
soggiacciono a pentimento".
E quindi dobbiamo ragionare diversamente, perché nella predestinazione
ci sono da considerare due elementi: il disegno divino, ed
il suo effetto. Quanto, dunque, al primo elemento, in nessuna maniera
la predestinazione può ricevere aiuto dalle preghiere dei
santi: perché non potrà mai avvenire che uno sia predestinato per
le preghiere dei santi. Quanto, poi, al secondo elemento, si può dire
che la predestinazione è aiutata dalle preghiere dei santi e dalle
altre opere buone; perché la provvidenza, di cui la predestinazione è una
parte, non elimina le cause seconde, ma dispone gli effetti in
maniera che anche l'ordine delle cause seconde sia compreso sotto
di essa. Quindi come è stato provveduto agli effetti naturali preordinando
ad essi anche le rispettive cause naturali, senza le quali
tali effetti non sarebbero prodotti; così è stata predestinata da Dio
la salvezza di uno, in maniera che entro l'ordine della predestinazione
viene compreso anche tutto ciò che porta l'uomo alla salvezza,
sia le sue proprie preghiere come quelle degli altri, sia le opere
buone, sia qualunque altra cosa del genere, senza le quali nessuno
può conseguire la salvezza. Quindi i predestinati devono sforzarsi
di agire e di pregar bene, perché con questi mezzi l'effetto della predestinazione
si compie con certezza. Per questo sta scritto: "Studiatevi
sempre più di rendere certa la vostra vocazione ed elezione
per mezzo delle buone opere".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Questa ragione vale a dimostrare
che la predestinazione non si giova delle preghiere dei santi relativamente
al disegno divino (della predestinazione).
2. In due sensi si dice che uno è aiutato da un altro. Primo, in
quanto riceve da esso la forza: essere aiutato così è proprio di chi
è debole, e quindi non si può prestare a Dio (un tale aiuto). In questo
senso vanno intese le parole: "Chi aiutò lo Spirito del Signore?".
Secondo, si dice che uno è aiutato da un altro, quando si serve di
lui per compiere l'opera propria, come un padrone usa del suo servitore.
Ora, Dio è aiutato da noi in questo modo, in quanto noi eseguiamo
i suoi ordini, secondo le parole di S. Paolo: "Noi siamo
cooperatori di Dio". E ciò non è per difetto della potenza divina, ma
perché Dio usa delle cause intermedie per conservare nelle cose la
bellezza dell'ordine e anche per comunicare alle creature la dignità
di cause.
3. Le cause seconde non possono sottrarsi all'ordinamento della
causa prima universale, come si è detto sopra: esse l'eseguono.
E perciò la predestinazione può essere aiutata, ma non impedita
dalle creature.
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