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Questione
21
Giustizia e misericordia di Dio
Dopo aver considerato l'amore divino, passiamo a trattare della
giustizia e della misericordia di Dio.
In proposito si fanno quattro quesiti: 1. Se in Dio vi sia la giustizia; 2. Se
la sua giustizia possa chiamarsi verità; 3. Se in Dio ci
sia la misericordia; 4. Se in ogni opera di Dio vi si trovino la giustizia
e la misericordia.
ARTICOLO
1
Se in Dio vi sia la giustizia
SEMBRA che in Dio non vi sia la giustizia. Infatti:
1. La giustizia fa parte (delle virtù cardinali) con la temperanza.
Ora, la temperanza non si trova in Dio. Dunque neppure la giustizia.
2. Chiunque opera ogni cosa secondo l'arbitrio della sua volontà,
non opera secondo giustizia. Ora, al dire dell'Apostolo, Dio "tutto
opera secondo il consiglio della propria volontà". Dunque non si
deve attribuire a Dio la giustizia.
3. L'atto della giustizia consiste nel dare ciò che è dovuto. Ora,
Dio non è debitore di nessuno. Dunque a Dio non si addice la giustizia.
4. Tutto ciò che è in Dio è la sua stessa essenza. Ora, (tale identificazione)
non conviene alla giustizia: Boezio infatti afferma che "mentre il bene dice rapporto all'essenza, il giusto riguarda l'operazione".
Dunque la giustizia non conviene a Dio.
IN CONTRARIO: È detto nei Salmi:
"Giusto è il Signore, e ama la
giustizia".
RISPONDO: Vi sono due specie di giustizia. La prima, consiste nel
mutuo dare e ricevere: quella, p. es., che si ha nella compra e vendita,
e negli altri scambi o commutazioni del genere. E questa dal
Filosofo è chiamata giustizia commutativa, cioè regolatrice degli
scambi o commutazioni. Ed essa non si può attribuire a Dio; perché,
come dice l'Apostolo: "Chi diede a lui per primo, da averne
il contraccambio?".
L'altra (specie di giustizia) consiste nel distribuire (o amministrare);
e si chiama giustizia distributiva, e a norma di essa chi governa
o amministra dà a ciascuno secondo il merito. Ora, come il
buon ordine che regna in una famiglia o in qualsiasi moltitudine
organizzata dimostra che in chi governa c'è tale specie di giustizia;
così l'ordine dell'universo, che appare tanto nella natura, quanto
negli esseri dotati di volontà, dimostra la giustizia di Dio. Perciò
Dionigi dice: "In questo bisogna scorgere la vera giustizia di Dio,
che dà a tutti quel che loro conviene secondo il grado di ciascuno
degli esseri esistenti, e che conserva la natura di ogni essere nel proprio
ordine e nel proprio valore".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Alcune tra le virtù morali hanno
per oggetto le passioni; così la temperanza ha per oggetto la concupiscenza;
la fortezza il timore e l'audacia, la mansuetudine l'ira.
E tali virtù non si possono attribuire a Dio altro che per metafora,
perché in Dio non vi sono né passioni, come si è detto sopra, né
vi è l'appetito sensitivo, nel quale risiedono tali virtù come dice il
Filosofo. Vi sono invece altre virtù morali come la giustizia, la liberalità
e la magnificenza: che hanno per oggetto le operazioni, e cioè
le donazioni, le spese e simili: ed esse non risiedono nella parte
sensitiva, ma nella volontà. Quindi niente impedisce che tali virtù si
attribuiscano a Dio, non certo per delle azioni di carattere sociale,
ma per azioni confacenti a Dio. Sarebbe, infatti, ridicolo, come osserva
il Filosofo, lodare Dio per le sue virtù politiche.
2. Oggetto della volontà è il bene appreso dall'intelletto, perciò
Dio non può volere altro che quello che è conforme alla sua sapienza.
Ora, questa è per lui come una legge di giustizia, in forza della
quale la sua volontà è retta e giusta. Perciò quello che fa secondo
la sua volontà, lo fa con giustizia: come anche noi compiamo opere
di giustizia ogni volta che osserviamo la legge. Con questa differenza però,
che noi operiamo secondo la legge d'un superiore; Dio
invece è legge a se stesso.
3. A ciascuno è dovuto il suo. Ora, una cosa si dice sua, cioè di
qualcuno, quando è alle dipendenze di lui: così il servo è del padrone,
e non viceversa, perché libero è colui che non ha altra dipendenza
che da se stesso. Nella parola debito vi è, dunque, inclusa una
certa relazione di esigenza o di necessità rispetto a colui da cui
un essere dipende. Pertanto nelle cose va considerata una duplice
relazione. Una è quella che intercorre tra un essere creato e gli altri
esseri creati: p. es., le parti dicono relazione al tutto, gli accidenti
alla sostanza, e ciascuna cosa al proprio fine. L'altra è quella per
cui gli esseri creati sono ordinati a Dio. Così, dunque, (l'idea di) debito può
trovarsi in due maniere anche nell'operazione divina:
o secondo che una qualche cosa è dovuta a Dio, o in quanto è dovuta
alla creatura; e nell'uno e nell'altro modo Dio rende quel che è
dovuto. A Dio è dovuto che nel creato si attui quello che la sua
sapienza e la sua volontà hanno determinato, e ciò che manifesta
la sua bontà. E, sotto questo aspetto, la giustizia di Dio riguarda
il proprio decoro per cui egli rende a se stesso quello che a lui
si deve. È dovuto anche alla creatura che abbia ciò che le è destinato;
all'uomo, p. es., che abbia le mani e che a lui servano gli altri
animali. Ed anche in questo caso Dio compie la giustizia, quando
a ciascun essere dà quello che gli è dovuto secondo le esigenze della
sua natura e della sua condizione. Ma questo debito dipende dal
primo, perché a ciascun essere è dovuto quello che gli è stabilito
dall'ordinamento della divina sapienza. E sebbene Dio in tal maniera dia
ad uno quello che gli è dovuto, non per questo egli è suo
debitore, perché non lui è ordinato agli altri esseri, ma piuttosto gli
altri esseri sono ordinati a lui. E perciò la giustizia in Dio talvolta
si chiama ornamento della sua bontà, e tal'altra retribuzione del merito.
A questi due modi accenna S. Anselmo quando scrive: "Se tu
punisci i malvagi, è giustizia, perché ciò è dovuto al loro merito;
se poi perdoni loro, è giustizia, perché ciò conviene alla tua bontà".
4. Sebbene la giustizia riguardi l'operazione, non per questo, tuttavia,
si esclude che si identifichi con l'essenza di Dio, perché anche
ciò che appartiene all'essenza di una cosa può essere principio di
azione. Ma il bene non riguarda soltanto l'atto, perché una cosa
si dice che è buona non solo in quanto agisce, ma anche in quanto
nella sua essenza è perfetta. E per questo motivo nel luogo citato
si dice che il concetto di bene sta al concetto di giusto, come il genere
alla specie.
ARTICOLO
2
Se la giustizia di Dio sia verità
SEMBRA che la giustizia di Dio non sia verità. Infatti:
1. La giustizia è nella volontà; poiché, come afferma S. Anselmo,
essa è la rettitudine della volontà. La verità, invece, secondo il Filosofo,
risiede nell'intelligenza. Dunque la giustizia non ha a che fare
con la verità.
2. La verità, secondo il Filosofo, è una virtù distinta dalla giustizia.
Dunque la verità non rientra nella nozione di giustizia.
IN CONTRARIO: Nei Salmi si legge:
"La misericordia e la verità si
sono incontrate": e qui verità sta in luogo di giustizia.
RISPONDO: La verità, come già
abbiamo detto, consiste nell'adeguazione
tra l'intelletto e le cose. Ora, quell'intelletto, che è causa delle
cose, è per esse regola e misura: avviene il contrario invece per
l'intelletto che trae la conoscenza dalle cose. Quando, dunque, le
cose sono misura e regola dell'intelletto, la verità consiste nel fatto,
che l'intelletto si adegua alle cose, come accade in noi: perché a
seconda che la cosa è o non è, le nostre opinioni e le nostre parole
sono vere o false. Ma quando l'intelletto è regola e misura delle
cose, allora la verità consiste nel fatto, che le cose si adeguano all'intelletto;
come di un artista si dice che fa un'opera vera, quando
essa concorda con l'arte. Ora, come le opere artistiche stanno all'arte,
così le opere giuste stanno alla legge alla quale si uniformano.
Dunque la giustizia di Dio, la quale costituisce nelle cose un
ordine conforme al piano della sua sapienza, che è la sua legge, a
ragione si chiama verità. Così, anche per gli uomini si usa parlare
di verità della giustizia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La giustizia è nella ragione o nell'intelletto,
se si guarda alla legge che la regola; mentre, se si
guarda alla risoluzione che regola le opere in conformità alla legge,
è nella volontà.
2. La verità, della quale parla il Filosofo, è quella virtù particolare
per cui un uomo si mostra nelle parole e nei fatti tale quale è effettivamente.
Si tratta quindi di concordanza tra la manifestazione e
la cosa manifestata, non d'una conformità tra l'effetto e la causa
o regola, come si è detto della verità della giustizia.
ARTICOLO
3
Se la misericordia si addica a Dio
SEMBRA che la misericordia non si addica a Dio. Infatti:
1. La misericordia è una specie di tristezza, come dice il Damasceno.
Ma la tristezza non c'è in Dio. Dunque la misericordia non
si addice a Dio.
2. La misericordia è un rilassamento della giustizia. Ora, Dio non
può tralasciare ciò che appartiene alla sua giustizia. Scrive, infatti,
l'Apostolo: "Se noi non siamo fedeli, egli però rimane fedele, perché
non può rinnegare se stesso": ma rinnegherebbe se stesso, come
osserva la Glossa, se smentisse le sue parole. Dunque la misericordia non
si addice a Dio.
IN CONTRARIO: Nei Salmi sta scritto:
"Clemente e misericordioso
è il Signore".
RISPONDO: La misericordia va attribuita a Dio in modo principalissimo;
non per quanto ha di sentimento o passione, ma per gli
effetti (che produce). A chiarimento di questo si osservi che misericordioso
si dice chi ha un cuore pieno di commiserazione, perché
alla vista delle altrui miserie è preso da tristezza, come se si trattasse
della sua propria miseria. E da ciò proviene che egli si adoperi
a rimuovere l'altrui miseria come la sua propria miseria. E questo
è l'effetto della misericordia. Rattristarsi, dunque, della miseria
altrui non si addice a Dio, ma ben gli conviene, in grado sommo, di
liberare dalla miseria, intendendo per miseria qualsiasi difetto. Ora,
i difetti non si tolgono se non con qualche perfezione o qualche
bene: ma la prima fonte di ogni bontà è Dio, come sopra fu dimostrato.
Però bisogna considerare che comunicare le perfezioni alle cose
appartiene e alla bontà, e alla giustizia, e alla liberalità, e alla misericordia
di Dio; ma per ragioni diverse. Il fatto di comunicare
le perfezioni, considerato in modo assoluto, appartiene alla bontà,
come sopra si è dimostrato. Ma se si vuole notare che Dio comunica
alle cose delle perfezioni ad esse proporzionate, allora appartiene
alla giustizia, come si è dimostrato. E se si vuole mettere in evidenza
che egli concede delle perfezioni alle cose non per proprio
vantaggio, ma unicamente spinto dalla sua bontà, abbiamo la liberalità.
Se poi consideriamo che le perfezioni concesse da Dio eliminano
delle deficienze, abbiamo la misericordia.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'obiezione considera la misericordia (soltanto)
come sentimento o passione.
2. Quando Dio opera con misericordia, non agisce contro la sua
giustizia, ma compie qualche cosa oltre i limiti della giustizia: precisamente
come se uno ad un tale a cui sono dovuti cento denari, dà
del suo duecento denari; costui non agisce contro giustizia, ma
opera con liberalità, o con misericordia. Così pure se uno perdona
l'offesa commessa contro di lui. Perché chi perdona, in qualche maniera
dà: tant'è vero che l'Apostolo chiama il perdono una donazione: "Donatevi
vicendevolmente, come Dio ha donato a voi in Cristo". Da ciò appare chiaro che la misericordia non toglie via la
giustizia; ma è in qualche modo coronamento della giustizia. Per
questo dice S. Giacomo che "la misericordia trionfa sul giudizio".
ARTICOLO 4
Se in tutte le opere di Dio ci sia misericordia e giustizia
SEMBRA che non in tutte le opere di Dio ci sia misericordia e giustizia.
Infatti:
1. Alcune opere di Dio sono attribuite alla misericordia, come la
giustificazione del peccatore; ed altre sono attribuite alla giustizia,
come la dannazione degli empi. Per cui dice S. Giacomo: "Il giudizio
sarà senza misericordia per chi non avrà usato misericordia".
Dunque non in ogni opera di Dio si manifesta la giustizia e la misericordia.
2. L'Apostolo attribuisce la conversione dei Giudei alla giustizia
ed alla verità, quella, invece, dei Gentili alla misericordia. Dunque
non in tutte le opere di Dio si trova la misericordia e la giustizia.
3. Molti giusti in questo mondo sono tribolati; ora, questa è una
cosa ingiusta. Non è dunque vero che in tutte le opere di Dio c'è giustizia
e misericordia.
4. Proprio della giustizia è rendere quello che è dovuto, e proprio
della misericordia sollevare (l'altrui) miseria; e così tanto la giustizia,
quanto la misericordia nella loro opera presuppongono un
qualche cosa. Ora, la creazione non presuppone niente. Dunque
nell'opera della creazione non c'è né misericordia, né giustizia.
IN CONTRARIO: Nei Salmi sta scritto:
"Le vie tutte del Signore sono
misericordia e verità".
RISPONDO: È necessario affermare che in ogni opera di Dio si trovano
la misericordia e la verità; purché si intenda la misericordia
come eliminazione di una deficienza qualsiasi, per quanto non ogni
deficienza propriamente possa dirsi miseria, ma soltanto le deficienze
della creatura ragionevole, alla quale spetta essere felice: infatti,
la miseria è il contrario della felicità.
La ragione poi di tale necessità sta in questo, che il debito soddisfatto
dalla divina giustizia, o è cosa dovuta a Dio (stesso), oppure
alla creatura: e nessuna delle due cose può mancare in qualsiasi
opera di Dio. Infatti Dio non può fare cosa alcuna che non sia conforme
alla sua sapienza e bontà; e in tal senso, come abbiamo detto,
le cose sono a Dio dovute. Così pure, qualunque cosa Dio faccia
nel creato, la fa secondo l'ordine e la proporzione convenienti, e
in ciò consiste appunto la nozione di giustizia. E così è necessario
che in ogni opera di Dio ci sia la giustizia.
Ogni opera della divina giustizia, poi, presuppone sempre l'opera
della misericordia, ed in essa si fonda. Infatti niente è dovuto a
una creatura se non in ragione di qualche perfezione che in essa
preesiste o che si considera come anteriore; e se a sua volta tale
perfezione è dovuta alla creatura, ciò è in forza di un'altra cosa
antecedente. E siccome non si può procedere all'infinito, bisogna
arrivare ad un qualche cosa che dipenda unicamente dalla bontà
divina che è l'ultimo fine (di tutte le cose). Come se dicessimo che
avere le mani è dovuto all'uomo a motivo dell'anima ragionevole; e che
gli è dovuta un'anima ragionevole perché uomo, e che è
uomo a causa della divina bontà. E così in ogni opera di Dio appare
la misericordia, come sua prima radice. E l'influsso di essa
permane in tutte le cose che vengono dopo, e vi opera con tanta maggiore
efficacia perché le cause primarie hanno influssi più notevoli
delle cause seconde. E per questo stesso motivo, anche quello che è
dovuto ad una creatura, Dio, per l'abbondanza della sua bontà, lo
dispensa con maggiore larghezza che non lo richieda la proporzione
della cosa. Ed invero, quel che basterebbe per conservare l'ordine
della giustizia è sempre meno di quello che conferisce la divina
bontà, la quale supera ogni esigenza della creatura.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Alcune opere si attribuiscono alla
giustizia e altre alla misericordia, perché in alcune appare più
evidente la giustizia e in altre la misericordia. Perfino nella dannazione
dei reprobi appare la misericordia, non già sotto forma
di indulgenza, ma per una certa clemenza, perché punisce meno di
quanto sarebbe dovuto. E così nella giustificazione del peccatore si
manifesta la giustizia, perchè Dio perdona le colpe in vista dell'amore,
che pure egli stesso infonde misericordiosamente, come si
legge della Maddalena: "Le sono rimessi i suoi molti peccati, perché
molto ha amato".
2. La giustizia e la misericordia appaiono nella conversione
dei Giudei e in quella dei Gentili; solo che nella conversione dei Giudei
figura un aspetto di giustizia che non figura nella conversione
dei Gentili, come, p. es., l'essere stati salvati a motivo delle
promesse fatte ai loro Padri.
3. Anche nel fatto che i giusti sono puniti in questo mondo appare
la giustizia e la misericordia, in quanto che per mezzo di tali afflizioni
si purificano di certi difetti, e distaccandosi dall'affetto delle
cose terrene si innalzano di più a Dio, secondo il detto di S. Gregorio: "I mali
che ci opprimono in questo mondo, ci spingono ad andare a Dio".
4. Sebbene la creazione non presupponga niente da parte del
creato, presuppone però qualche cosa nel pensiero di Dio. E nel fatto
che le cose vengono all'esistenza conformi alla sapienza e alla bontà
divina troviamo anche in esse la ragione di giustizia. E in senso
meno rigoroso vi troviamo la ragione di misericordia in quanto le
cose passano dal non essere all'essere.
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