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Questione
114
L'ostilità
dei demoni
Passiamo a trattare dell'ostilità dei demoni.
Intorno ad
essa poniamo cinque problemi: 1. Se l'uomo sia
combattuto dai demoni; 2. Se tentare sia proprio del diavolo; 3. Se tutti
quanti i peccati dell'uomo abbiano origine dagli assalti o tentazioni
dei demoni; 4. Se i demoni possano fare veri miracoli a scopo di
seduzione; 5. Se un demonio sconfitto sia costretto a cessare la lotta
contro l'uomo.
ARTICOLO
1
Se l'uomo sia combattuto dai demoni
SEMBRA che l'uomo non sia combattuto dai demoni. Infatti:
1. Gli angeli sono
incaricati della custodia dell'uomo, perché
inviati da Dio. Ma i demoni non sono inviati da Dio: perché mentre
l'intenzione di Dio è di salvare le anime, quella dei demoni è di
perderle. Quindi i demoni non sono incaricati di combattere l'uomo.
2. Non vi sono giuste condizioni di lotta, se il debole è esposto a
combattere contro il forte, e l'ignaro contro l'astuto. Ora, mentre
gli uomini sono deboli e ignari, i demoni sono potenti e astuti.
Quindi non dovrebbe essere permesso da Dio, autore di ogni giustizia,
che gli uomini siano combattuti dai demoni.
3. Per tenere esercitato l'uomo basta la lotta che gli muovono la
carne e il mondo. Ma Dio permette che i suoi eletti siano combattuti
per tenerli esercitati. Quindi non è necessario che siano combattuti
dai demoni.
IN CONTRARIO: L'Apostolo dice:
"Non è la nostra lotta contro il
sangue e la carne, ma contro i Principati e le Potestà, contro i dominatori
delle tenebre, contro gli spiriti maligni dell'aria".
RISPONDO: Nella lotta che i demoni muovono all'uomo, vanno considerate
due cose: la lotta in se stessa, e l'ordine a cui soggiace. La
lotta in se stessa procede dalla malizia dei demoni i quali, per invidia,
cercano di impedire ogni profitto dell'uomo nel bene; e, per
orgoglio, cercano di usurpare una somiglianza del divino potere, con
l'assegnare a se stessi determinati subalterni nella lotta contro
l'uomo, come fanno gli angeli verso Dio, esercitandosi nei vari uffici
per la salvezza degli uomini. L'ordine invece a cui soggiace la
lotta è stabilito da Dio, che sapientemente sa servirsi del male a
profitto del bene. - Nel caso degli angeli, invece, tanto la custodia
quanto l'ordine di essa si ricollegano a Dio, come a loro primo principio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Gli angeli cattivi
combattono l'uomo
in due maniere. Primo, mediante l'istigazione al peccato. E a tale
funzione essi non sono inviati da Dio, anche se talvolta Dio, nei
suoi giusti giudizi, la permette. Secondo, mediante la punizione. Per
questo compito invece sono mandati da Dio; così fu mandato quello
spirito mendace a punire Acab re d'Israele, come narra la Scrittura.
Tuttavia i demoni inviati a punire, puniscono con altra intenzione,
da quella con cui sono inviati: poiché, mentre essi puniscono
mossi da odio o da invidia, Dio li manda mosso dalla sua giustizia.
2. Affinché Le condizioni della lotta
non siano ingiuste, c'è un
compenso a favore dell'uomo, principalmente mediante l'aiuto della
grazia divina, e secondariamente mediante la custodia degli angeli.
Per questo Eliseo disse al proprio servo: "Non temere; son più
quelli che stanno con noi, che non quelli che stanno con loro".
3. Alla debolezza umana basterebbero certamente per esercizio le
tentazioni della carne e del mondo: non bastano però alla malizia
dei demoni, la quale si serve e dell'una e dell'altro per combattere
l'uomo. Questo tuttavia, per divina disposizione, ridonda a gloria
degli eletti.
ARTICOLO
2
Se tentare sia proprio del diavolo
SEMBRA che
tentare non sia proprio del diavolo. Infatti:
1.
La Scrittura dice che la tentazione viene da Dio:
"Dio tentò Abramo". Tentano inoltre la carne e il mondo. Anche l'uomo può
tentare Dio o un altro uomo. Quindi tentare non è proprio del demonio.
2. Tentare è proprio di chi ignora (e vuol sapere). Ma i demoni
sanno già quello che accade tra gli uomini. Perciò i demoni non
tentano.
3. La tentazione è via al peccato. Ma il peccato ha sede nella volontà.
Ma siccome i demoni non possono influire direttamente sul
volere dell'uomo, come abbiamo visto sopra; non sembra che essi
possano tentare.
IN CONTRARIO: Commentando le parole dell'Apostolo:
"Per timore
che vi avesse tentato colui che tenta", la GLossa spiega: "cioè il
diavolo, che ha il compito di tentare".
RISPONDO: Tentare propriamente vuol dire sottoporre una cosa a
esperimento. E tale esperimento ha lo scopo di meglio conoscere la
cosa stessa: perciò, scopo immediato di ogni tentazione è la conoscenza.
Talvolta però, dopo l'acquisto della conoscenza, si mira a
un altro scopo ancora, che può essere buono o cattivo: buono, nel
caso che uno intenda scoprire le qualità di una persona, sia nel
campo del sapere che nel campo della virtù, per aiutarla ad avanzare
ulteriormente; cattivo invece, quando uno vuole scoprire tutto
questo per poterla ingannare e rovinare.
Da tali premesse si può comprendere come la tentazione venga
attribuita a soggetti diversi in modo diverso. Prendiamo l'uomo: si
dice che egli tenta, talvolta con l'unico scopo di sapere; ed è così
che l'uomo pecca tentando Dio, perché allora egli, dubitandone,
presume di mettere alla prova la potenza di Dio. Altre volte invece
l'uomo tenta con lo scopo o di giovare o di nuocere. - Al contrario
il diavolo tenta sempre per nuocere, trascinando al peccato. Ed è
appunto tentare in questo modo che è ufficio proprio del diavolo:
poiché, sebbene talvolta tenti così anche l'uomo, allora quest'ultimo
agisce quale ministro del diavolo. - Dio invece tenta per conoscere,
ma nel senso in cui si dice che viene a conoscere, colui che produce
in altri la conoscenza. Così infatti si legge nel Deuteronomio: "Il
Signore Dio vostro vi mette a prova, acciò si faccia manifesto se lo
amate o no". - La carne e il mondo tentano anch'essi, ma strumentalmente
o materialmente: in quanto cioè può ben rivelarsi quale
sia una persona, dal modo col quale asseconda o respinge le voglie
della carne, e dal modo col quale sprezza le cose prospere o avverse
del mondo; e di questo si serve il diavolo stesso per tentare.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Così resta sciolta anche la prima
difficoltà.
2. I demoni conoscono quello che agli uomini accade esteriormente:
ma l'intimo stato dell'uomo, per cui alcuni sono più inclini
a un vizio che a un altro, lo conosce solo Dio, "ponderatore degli spiriti". Per questo motivo il diavolo tenta, cercando di esplorare
l'intimo stato dell'uomo, per poterlo poi spingere a quel vizio verso
cui è più inclinato.
3. Sebbene il demonio non possa esercitare un influsso diretto
sulla volontà, come si vide a suo luogo, può tuttavia esercitarlo
sulle potenze inferiori dell'uomo; e la volontà, pur restando libera,
ne riceve però una inclinazione.
ARTICOLO
3
Se tutti i peccati provengano dalle tentazioni del diavolo
SEMBRA che tutti i peccati provengano dalle tentazioni del diavolo.
Infatti:
1. Dionigi scrive:
"La moltitudine dei demoni è causa di tutti i
mali per sé e per gli altri". E il Damasceno: "Ogni malizia e ogni
immonda passione fu escogitata dal diavolo".
2. A ogni peccatore potrebbero applicarsi le parole rivolte dal Signore
ai Giudei: "Voi avete per padre il diavolo". Il motivo di
ciò era che essi peccavano per suggestione del diavolo. Quindi ogni
peccato proviene dalla suggestione del diavolo.
3. Come gli angeli sono incaricati di custodire l'uomo, così i demoni
di combatterlo. Ma tutto il bene che noi operiamo, proviene
dai suggerimenti degli angeli buoni: poiché le cose divine ci vengono
comunicate per mezzo degli angeli. Quindi anche il male che
operiamo proviene tutto dalla suggestione del diavolo.
IN CONTRARIO: Nel libro De Ecclesiasticis Dogmatibus è detto:
"Non tutti i nostri cattivi pensieri sorgono per opera del diavolo,
ma qualche volta essi affiorano dai moti del nostro libero arbitrio".
RISPONDO: Una cosa può essere causa di un'altra in due modi:
direttamente e indirettamente. Indirettamente: un agente, p. es., il
quale produce una disposizione previa per un dato effetto, è la
causa occasionale e indiretta di quell'effetto; come se si dicesse che
è causa della combustione della legna, chi l'ha fatta seccare. In
questo senso bisogna affermare che il diavolo è causa di tutti i nostri
peccati: perché fu lui a istigare al peccato il primo uomo, dal
cui peccato derivò a tutto il genere umano una certa propensione a
ogni sorta di peccato. E in questo senso vanno intese le parole del
Damasceno e di Dionigi.
Una cosa è invece causa diretta di un'altra, quando concorre direttamente
a produrla. E in questo senso il diavolo non è causa di
ogni peccato: per la ragione che non tutti i peccati sono commessi
dietro istigazione del diavolo, ma alcuni hanno origine dalla libertà
dell'arbitrio e dalla corruzione della carne. Infatti, osserva Origene,
anche se non esistesse il diavolo, gli uomini avrebbero ugualmente
l'appetito dei cibi, dei piaceri venerei e di altre simili cose, sulle
quali accadono, senza il freno della ragione, molti disordini, specialmente
in seguito alla corruzione della natura. Ma tenere a freno e
in ordine tale appetito è in potere del libero arbitrio. Quindi non è
affatto necessario che tutti i peccati provengano dalla suggestione
del diavolo. Quelli però che da essa provengono, gli uomini sono
portati a compierli "per il medesimo inganno che sedusse i nostri
progenitori", come si esprime S. Isidoro.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. E con ciò è chiara la risposta alla
prima difficoltà.
2. Anche i peccati commessi senza istigazione del diavolo rendono
ugualmente gli uomini figli del diavolo, perché peccando imitano
lui, che fu il primo peccatore.
3. L'uomo può cadere nel peccato per opera propria; ma non può
assurgere al merito, senza l'aiuto divino che gli viene somministrato
per mezzo degli angeli. Quindi, è vero che gli angeli cooperano a
tutte le nostre opere buone; mentre non è vero che tutti i nostri
peccati provengono dalle istigazioni dei demoni. Per quanto non
esista alcun genere di peccato, che non provenga talvolta dalle suggestioni
diaboliche.
ARTICOLO 4
Se il demonio possa sedurre l'uomo con veri miracoli
SEMBRA che il demonio non possa sedurre l'uomo con veri miracoli. Infatti:
1. La potenza dei demoni si rivelerà
massimamente nelle opere
dell'Anticristo. Ma l'Apostolo dice che "la venuta di costui si compirà
per opera di Satana, con ogni potenza e segni e prodigi bugiardi". Quindi
a più forte ragione saranno bugiardi i prodigi che i demoni
operano negli altri tempi.
2. I veri miracoli si compiono mediante la trasfonnazione dei
corpi. Ma i demoni non hanno il potere di trasformare un corpo
in un'altra natura; infatti S. Agostino dichiara: "Per nessuna ragione
al mondo crederei che il corpo umano possa, con le arti o col
potere dei demoni, cangiarsi in un corpo di bestia". Dunque i demoni
non possono operare veri miracoli.
3. È privo d'efficacia l'argomento che si presta a provare due
tesi opposte. Ora, se si ammette che dei veri miracoli possano essere
operati dai demoni a conferma della falsità, è chiaro che il
vero miracolo non ha più l'efficacia di provare la verità della fede.
E ciò è da escludersi, perché nel Vangelo si legge: "Aiutandoli il
Signore, il quale confermava la loro parola con i miracoli che l'accompagnavano".
IN CONTRARIO: S. Agostino dice che
"con le arti magiche spesso si
fanno miracoli, simili a quelli fatti dai servi di Dio".
RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, se il miracolo si prende in
senso stretto, allora né i demoni possono fare miracoli, né alcun'altra
creatura, ma Dio solo: perché il miracolo in senso stretto trascende
l'ordine di tutta la natura creata, il quale abbraccia la virtù
di tutte le creature. Tuttavia talora vengono denominati miracoli,
in senso lato, anche quei fenomeni che trascendono soltanto le forze
e le conosoenze dell'uomo. E in questo senso i demoni possono compiere
miracoli, cioè opere tali da fare stupire gli uomini, perché
superiori alle loro forze e alle loro conoscenze. Del resto anche chi
compie un'impresa superiore alle capacità di un altro, induce costui
ad ammirarla, dando l'impressione di compiere un miracolo.
Ora, riguardo alle opere demoniache che a noi sembrano miracoli,
è da notare che, sebbene non posseggano la natura del vero
miracolo, sono nondimeno fatti reali. Così, per virtù dei demoni, i
maghi del Faraone produssero veri serpenti e vere rane. E "quando",
come dice S. Agostino "cadde fuoco dal cielo e distrusse i
servi di Giobbe insieme con i greggi e gli armenti; e un turbine, abbattendo
la casa, uccise i suoi figliuoli: queste opere compiute da
Satana furono fatti reali, e non mere apparenze".
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. Come nota S. Agostino, le opere
dell'Anticristo si possono dire prodigi bugiardi, "o perché egli ingannerà
i sensi dei mortali con allucinazioni, in modo che sembri
fare quello che realmente non farà; o perché i suoi prodigi, se veri,
serviranno a condurre alla menzogna quanti crederanno in lui".
2. La materia corporea, come si disse, non obbedisce ai cenni degli
angeli buoni o cattivi, così da permettere ai demoni di trasmutarla
da una forma a un'altra: essi però possono servirsi dei semi
nascosti negli elementi, per produrre effetti del genere, come insegna
S. Agostino. Bisogna perciò ritenere che tutte le trasformazioni
delle cose corporee, operabili mediante una virtù naturale, cui appartengono
i semi predetti, possono anche essere compiute dal demonio
servendosi di quei semi: egli quindi può trasformare in serpenti
o in rane, animali generabili dalla semplice putrefazione, certe
sostanze. Ma le trasformazioni dei corpi che non possono effettuarsi
per virtù della natura, non possono in nessun modo effettuarsi realmente
neppure per opera dei demoni, p. es., la trasformazione di un
corpo umano in corpo animalesco, o la risurrrezione di un morto.
E se talora sembrasse che per virtù dei demoni si compie alcunché
di simile, non si tratta di fatti reali, ma di mere apparenze.
E questo può avvenire in due maniere. Primo, dall'interno, in
quanto il demonio, per l'influsso che può esercitare sulla fantasia
e sui sensi dell'uomo, gli può far vedere una cosa per un'altra,
come altrove abbiamo spiegato. E anche tale effetto in certi casi
può essere prodotto dall'azione di sostanze materiali. - Secondo,
dall'esterno. Infatti, poiché il demonio può formare con l'aria corpi
di ogni forma e figura, per apparire visibilmente in essi dopo averli
assunti: per lo stesso motivo può rivestire e presentare un qualunque
oggetto materiale sotto qualsiasi forma corporea. A ciò allude
S. Agostino, quando scrive: "L'elemento fantastico che l'uomo ha
in sé e che, nel fantasticare da svegli o durante il sogno, cangia continuamente
attraverso generi di cose innumerevoli, preso quasi corpo
nella figura di qualche animale, appare così ai sensi degli altri".
Non si creda però di spiegare la cosa nel senso che l'immaginativa
di un uomo, o una sua immagine, restando numericamente identica,
possa mostrarsi, come forma corporea a sé, ai sensi d'un altro: ma
nel senso che il diavolo, dopo aver prodotto un'immagine nella fantasia
di un uomo, può presentarne una simile ai sensi d'un altro.
3. Come osserva S. Agostino,
"quando i maghi operano quello che
operano i santi, lo fanno con altro scopo e con altro diritto. Quelli
infatti agiscono, cercando la propria gloria; questi, cercando la
gloria di Dio. Quelli agiscono in forza di patti privati; questi invece
per pubblica amministrazione e per comando di Dio, al quale ogni
creatura è sottomessa".
ARTICOLO 5
Se il demonio sia costretto a desistere dal tentare colui
che lo ha sconfitto
SEMBRA che il demonio non sia costretto a desistere dal tentare
colui che lo ha sconfitto. Infatti:
1. Cristo vinse il suo tentatore nella maniera più completa. Eppure
costui continuò a combatterlo ancora, incitando i Giudei alla
sua uccisione. Quindi non è vero che il diavolo, una volta vinto,
cessi la sua guerra.
2. Chi infligge una punizione a colui che resta soccombente nella
lotta, lo eccita a combattere più ferocemente. Ma ciò disdice alla
misericordia di Dio. Quindi i demoni rimasti sconfitti, non vengono
soffocati.
IN CONTRARIO: Il Vangelo riferisce:
"Allora il diavolo lo lasciò",
cioè lasciò Cristo che lo aveva vinto.
RISPONDO: Alcuni pensano che il demonio, una volta vinto, non
possa ulteriormente tentare nessun altro uomo, né sul medesimo né
su altri peccati. - Altri invece pensano che può tentare ancora,
ma non la stessa persona. E questo ci sembra più probabile, aggiungendo
però, per un certo tempo: difatti nel Vangelo si legge che "il diavolo, finito
così di tentarlo, si allontanò da Cristo fino ad
altro tempo". E il fatto può avere una doppia ragione. La prima
si fonda sulla misericordia di Dio: perché, come dice il Crisostomo, "il diavolo non può tentare gli uomini tutto il tempo che vuole, ma
finché Dio glielo permette; e Dio, sebbene glielo permetta per un
certo tempo, tuttavia alla fine lo allontana, per dar tregua alla fragile natura". L'altra ragione si ricava dall'astuzia del demonio:
infatti, come osserva S. Ambrogio, "il diavolo ha paura d'insistere,
perché rifugge di vedersi spesso superato". - Che poi il diavolo
torni ad assalire la persona che aveva dovuto lasciare, risulta chiaro
da quelle parole del Vangelo: "Tornerò nella mia casa, donde sono uscito".
Con queste spiegazioni sono risolte tutte le difficoltà.
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