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Questione
113
La
custodia degli angeli buoni
Trattiamo ora della custodia
(dell'uomo da parte) degli angeli
buoni e della ostilità (verso di lui da parte) di quelli cattivi.
Sul primo punto poniamo otto quesiti: 1. Se l'uomo sia custodito
dagli angeli; 2. Se a ogni singolo uomo sia assegnato un particolare
angelo custode; 3. Se tale compito sia soltanto degli angeli
dell'infimo ordine; 4. Se l'angelo custode sia assegnato a tutti gli
uomini; 5. Quando cominci la custodia dell'angelo sull'uomo; 6. Se
l'angelo custodisca sempre l'uomo; 7. Se si dolga della perdizione
dell'uomo a lui affidato; 8. Se la custodia (degli uomini) dia origine
a lotte tra gli angeli.
ARTICOLO
1
Se l'uomo sia custodito dagli angeli
SEMBRA che l'uomo non sia custodito dagli angeli. Infatti:
1. I custodi si assegnano alle persone che, o per ignoranza o per
impotenza, non sono in grado di custodire se stesse, quali sono,
p. es, i bambini e gli invalidi. L'uomo invece è in grado di
custodire se stesso col suo libero arbitrio; e sa anche farlo, per la
conoscenza che ha della legge naturale. Quindi l'uomo non è custodito
dagli angeli.
2. Dove c'è un custode più forte, è supefluo quello più debole.
Ora, l'uomo ha Dio per custode, secondo le parole del Salmo: "Non
s'addormenterà né dormirà colui che custodisce Israele". Quindi
non c'è bisogno che l'uomo sia custodito dagli angeli.
3. La rovina della persona custodita ricade sulla negligenza di chi
la custodisce; difatti sta scritto: "Custodisci quest'uomo: se egli
cadrà, la tua vita risponderà per la vita di lui". Ma molti uomini
giornalmente periscono cadendo in peccato, mentre gli angeli
potrebbero aiutarli, o apparendo loro visibilmente, o facendo
miracoli, o in altri modi consimili. Se quindi gli uomini fossero davvero
affidati alla custodia degli angeli, questi sarebbero negligenti: e ciò
evidentemente è falso. Gli angeli, dunque, non sono custodi degli
uomini.
IN CONTRARIO: Si legge nei Salmi:
"Agli angeli suoi ha dato ordini
per te, che ti custodiscano in tutte le tue vie".
RISPONDO: Nel creato, secondo il piano della divina provvidenza,
si riscontra questa legge, che gli esseri mobili e mutabili sono
mossi e regolati mediante esseri immobili e immutabili; e cioè tutti gli
esseri corporei mediante sostanze spirituali immobili, e i corpi
inferiori, mediante i corpi superiori, che sono immutabili nella loro
essenza. Anche noi, del resto, giudichiamo le conclusioni, intorno
alle quali c'è variabilità di opinioni, guidati da principii che
teniamo con certezza immutabile. - Ora è evidente che la conoscenza
e gli affetti dell'uomo, nell'attività pratica, possono variare e
deviare in più modi dal bene. Era perciò necessario che all'uomo
fossero assegnati degli angeli, quali suoi custodi, affinché lo
guidassero e lo muovessero al bene.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1. L'uomo, col suo libero arbitrio, è
in grado di evitare il male in parte, ma non del tutto; perché egli
è reso debole, nel suo amore del bene, dalle molte passioni
dell'anima. Parimente, anche la conoscenza che egli possiede della legge
naturale, e che è a lui congenita, può in parte dirigerlo al bene, ma
non in maniera adeguata: perché nell'applicare i principii generali
del diritto alle azioni particolari, l'uomo più volte s'inganna. Non
per nulla sta scritto: "Timidi sono i ragionamenti dei mortali e
malsicuri i nostri divisamenti". Era quindi necessaria all'uomo la
custodia degli angeli.
2. Per operare il bene si richiedono due cose. Primo, che l'affetto
sia inclinato al bene: e in noi questo si compie mediante l'abito
delle virtù morali. Secondo, che la ragione trovi la via giusta per
operare l'atto virtuoso: e questo è compito che il Filosofo assegna
alla prudenza. Per quanto, dunque, riguarda la prima cosa, Dio
custodisce l'uomo direttamente, infondendogli la grazia e le virtù.
Per quanto invece riguarda la seconda, Dio custodisce l'uomo quale
supremo maestro, ma il suo insegnamento, come si è visto,
perviene all'uomo per tramite degli angeli.
3. Come l'uomo si discosta dalla naturale inclinazione verso il
bene a causa delle passioni che spingono al peccato; così si discosta
pure dall'ispirazione degli angeli buoni, prodotta da questi
invisibilmente confortando l'uomo a bene operare. Quindi, che gli
uomini periscano, non va imputato alla negligenza degli angeli, ma
alla malizia degli uomini. - Che poi gli angeli in casi straordinari
appaiano talora visibilmente agli uomini, proviene da una
grazia speciale di Dio: come quando compiono miracoli, fuori
dell'ordine della natura.
ARTICOLO
2
Se ciascun uomo sia custodito da un angelo particolare
SEMBRA che ciascun uomo
non sia custodito da un angelo particolare.
Infatti:
1. L'angelo è più potente dell'uomo. Ma un uomo solo basta a
custodirne molti. Quindi molto più un angelo solo può custodire
molti uomini.
2. Come insegna Dionigi, gli esseri inferiori sono ricondotti a Dio
dagli esseri superiori, tramite quelli di mezzo. Ora, fu già
dimostrato che tutti gli angeli sono disuguali, e quindi non
esistono esseri intermedi solo tra l'ultimo angelo e l'uomo. Perciò
è uno solo l'angelo che custodisce immediatamente gli uomini.
3. Gli angeli maggiori sono deputati a uffici maggiori. Ma non è
maggiore ufficio custodire un uomo invece di un altro, poiché gli
uomini sono tutti uguali per natura. Ora, essendo invece gli angeli
uno maggiore dell'altro, come afferma Dionigi, non si vede perché
diversi uomini debbano essere custoditi da diversi angeli.
IN CONTRARIO: S. Girolamo, commentando il passo evangelico
"gli angeli loro in cielo", scrive: "È tanto grande la dignità delle
anime che ciascuna di esse ha, fin dalla nascita, un angelo
deputato alla sua custodia".
RISPONDO: A ciascun uomo è assegnato un particolare angelo
custode. E la ragione sta nel fatto che la custodia degli angeli
rientra nell'esecuzione della provvidenza divina rispetto all'uomo.
Ora, la provvidenza di Dio si comporta in modo diverso riguardo
all'uomo e riguardo alle altre creature corruttibili, perché
diverso è il rapporto di queste creature con l'incorruttibilità. Gli uomini
infatti sono incorruttibili non solo nella loro comune forma specifica,
ma anche nelle loro forme individuali, che sono le anime razionali:
ciò che non può affermarsi degli altri esseri corruttibili. Ora, è
evidente che la provvidenza di Dio ha di mira principalmente gli
esseri che sempre esisteranno: mentre cura gli esseri perituri in
ordine al bene di quelli eterni. Quindi la provvidenza di Dio si
comporta nei riguardi di ogni singolo uomo, come si comporta nei
riguardi di ogni singolo genere o di ogni singola specie degli esseri
corruttibili. Ora, al dire di S. Gregorio, ai diversi generi di cose
vengono deputati diversi ordini di angeli; le Potestà, p. es.,
a tenere a freno i demoni, le Virtù a operare miracoli nel mondo dei
corpi. È probabile, inoltre, che i diversi angeli d'un medesimo
ordine vengano deputati alle diverse specie di un medesimo genere
di esseri. Quindi è cosa ragionevole pensare che per i diversi
uomini vengono incaricati come custodi angeli diversi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. L'uomo può essere affidato alla
custodia di altri in due maniere. Primo, in quanto è un individuo
particolare: e in questo caso a ciascun uomo è dovuto un custode,
e qualche volta anche più di uno. Secondo, in quanto fa parte di
una comunità: e, in questo caso, si assegna un custode a tutta la
comunità, col compito di provvedere a ciascun membro nelle sue
relazioni con la comunità: e cioè in rapporto alle sue azioni esterne,
dalle quali gli altri traggono o edificazione o scandalo. Invece, la
custodia da parte degli angeli sugli uomini riguarda anche la loro
attività intima e occulta, che interessa la salvezza dei singoli presi
individualmente. Perciò a ogni singolo uomo è assegnato un
particolare angelo custode.
2. Si è detto avanti che tutti gli angeli della prima gerarchia sono
illuminati immediatamente da Dio su alcune verità; ma che vi sono
altre verità intorno alle quali da Dio sono illuminati immediatamente
solo gli angeli superiori, che le rivelano poi agli inferiori.
Ora, la stessa considerazione va fatta riguardo agli ordini
inferiori: infatti, un angelo di grado infimo su alcune verità è
illuminato da un angelo supremo, e su altre dall'angelo che sta
immediatamente sopra di lui. Cosicché può darsi un angelo che illumini
immediatamente l'uomo, e abbia, nondimeno, sotto di sé altri
angeli da lui illuminati.
3. Sebbene gli uomini siano uguali per natura, tuttavia in essi
si verifica la disuguaglianza, perché dalla divina provvidenza
alcuni sono ordinati a cose maggiori, altri a cose minori, secondo
l'insegnamento della Scrittura: "Il Signore li distinse nella
pienezza della sapienza e variò le loro vie: alcuni di essi benedisse
ed esaltò, altri ne maledisse e umiliò". Quindi può essere maggiore
ufficio custodire un uomo piuttosto che un altro.
ARTICOLO
3
Se la custodia degli uomini sia affidata soltanto agli angeli
dell'ordine più basso
SEMBRA che la custodia degli uomini non sia affidata solo agli
angeli dell'ordine più basso. Infatti:
1. Il Crisostomo ritiene che quanto è detto nel Vangelo con le
parole "gli angeli loro in cielo, ecc.", "non va inteso di qualsiasi
angelo, ma dei sovraeminenti". Quindi, gli angeli sovraeminenti
sono i custodi degli uomini.
2. L'Apostolo afferma che gli angeli
"sono al servizio di Dio,
inviati a cagione di quelli che devono ricevere l'eredità della salvezza": sembra quindi che la missione degli angeli sia ordinata
alla custodia degli uomini. Ma, come si è visto, cinque sono gli
ordini che vengono inviati per ministeri esterni. Quindi tutti gli
angeli di tali ordini sono incaricati della custodia degli uomini.
3. Per custodire gli uomini si richiede soprattutto di tenere a
freno i demoni, che è compito, come pensa S. Gregorio, delle
Potestà; e fare i miracoli, che è compito delle Virtù. Quindi, non
soltanto all'ordine più basso, ma anche a questi ultimi è affidata la
custodia degli uomini.
IN CONTRARIO: Nei Salmi la custodia dell'uomo è attribuita agli
Angeli, il cui ordine, secondo Dionigi, è l'infimo fra tutti.
RISPONDO: Come abbiamo già spiegato, la custodia dell'uomo si
attua in due forme. Primo, in forma individuale: per questo a ogni
singolo uomo è assegnato un particolare angelo custode. E la
custodia in codesta forma spetta agli angeli dell'infimo ordine,
incaricati, come insegna S. Gregorio, di "annunziare le cose di minore
importanza"; e tra tutti gli uffici angelici il minimo sembra per
l'appunto quello di prendersi cura di quanto interessa la salvezza
di un solo individuo. - Secondo, in forma universale. E questa varia
secondo i diversi ordini, giacché di quanto una causa è più
universale, di tanto è più alta. Per conseguenza, la custodia delle
collettività umane spetta all'ordine dei Principati, o forse agli Arcangeli,
il cui nome significa Angeli Principi: tanto è vero che Michele, il
quale è un Arcangelo, vien detto in Daniele "uno dei principi".
Salendo, vengono le Virtù che esercitano la custodia su tutte le nature
corporee. Salendo ancora, vengono le Potestà che stanno a guardia
dei demoni. Da ultimo, vengono i Principati che, secondo
S. Gregorio, fanno da custodi agli spiriti buoni.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le parole del Crisostomo possono
attribuirsi agli angeli supremi dell'infimo ordine, poiché, come
insegna Dionigi, in ciascun ordine vi sono "i supremi, gli intermedi
e gl'infimi". È probabile però che alla custodia di coloro che sono
eletti da Dio a un maggior grado di gloria, vengano deputati angeli
superiori.
2. Non tutti gli angeli che vengono inviati fanno da custodi a
individui singoli; poiché vi sono degli ordini che, come si è visto,
esercitano una forma di custodia universale, più o meno ampia.
3. Anche gli angeli inferiori esercitano gli uffici degli angeli
superiori, nella misura in cui partecipano dei loro doni, e in quanto,
di fronte ad essi, sono come esecutori del loro potere. Quindi,
intesa la cosa in questo modo, anche gli angeli dell'infimo ordine sono in
grado di tenere a freno i demoni e di operare miracoli.
ARTICOLO 4
Se l'angelo custode sia assegnato a tutti quanti gli uomini
SEMBRA che l'angelo custode non sia assegnato a tutti quanti gli
uomini. Infatti:
1. Di Cristo è detto che,
"fattosi uomo, fu riconosciuto quale
uomo nell'atteggiamento esteriore". Ora, se fosse vero che l'angelo
custode è assegnato a tutti gli uomini, avrebbe avuto l'angelo
custode anche Cristo. Ma ciò non si può ammettere, perché Cristo è
superiore a tutti gli angeli. Quindi l'angelo custode non è
assegnato a tutti quanti gli uomini.
2. Primo di tutti gli uomini fu Adamo. Ma a lui non era
necessario l'angelo custode, per lo meno nello stato d'innocenza, perché
allora egli non era minacciato da nessun pericolo. Quindi non a
tutti gli uomini viene dato un angelo preposto alla loro custodia.
3. Gli uomini vengono affidati alla custodia degli angeli, per essere
condotti alla vita eterna, per essere stimolati al bene, e per essere
premuniti contro gli assalti dei demoni. Ma i presciti alla
dannazione non giungeranno mai alla vita eterna. Gli infedeli poi, sebbene
talvolta, compiano opere buone, tuttavia non le compiono mai bene,
perché non le compiono con retta intenzione: infatti, stando all'insegnamento
di S. Agostino, è "la fede che fa retta l'intenzione".
E S. Paolo scrive che la venuta dell'Anticristo "si compirà per
opera di Satana". Quindi non tutti gli uomini beneficeranno della
custodia degli angeli.
IN CONTRARIO: Sta il testo già citato di S.
Girolamo, il quale afferma
che "ciascun'anima ha un angelo deputato alla sua custodia".
RISPONDO: Finché vive in questo mondo, l'uomo si trova come su
una strada che deve condurlo alla patria. Lungo la strada, molti
pericoli incombono su di lui, sia dall'interno che dall'esterno, come
dice il Salmista: "Sulla strada per cui cammino, hanno nascosto
dei lacci a mio danno". Quindi, come si dà una scorta alle
persone che devono transitare per strade malsicure, così si dà un
angelo custode all'uomo, finché dura il suo stato di viatore. Quando
invece sarà giunto al termine della strada, allora l'uomo non avrà
più un angelo custode; ma avrà in cielo un angelo conregnante, o
nell'inferno un demonio tormentatore.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Cristo, in quanto uomo, era governato
immediatamente dal Verbo di Dio; perciò non abbisognava
della custodia degli angeli. Inoltre, pur essendo ancora viatore a
causa della passibilità del corpo, con l'anima era già comprensore.
Quindi, anche per questo motivo, a lui non conveniva la
sorveglianza di un angelo custode quasi fosse a lui superiore; ma
piuttosto il ministero degli angeli, a lui inferiori. Difatti leggiamo in
S. Matteo che "gli angeli si accostarono a lui e lo servivano".
2. Nello stato di innocenza l'uomo non correva nessun pericolo
dall'interno, perché all'interno tutto era ordinato in lui, come si
è visto. Però gli sovrastavano pericoli dall'esterno, per le insidie
dei demoni, come provarono gli eventi. Perciò aveva bisogno della
custodia degli angeli.
3. I presciti, gli infedeli e l'Anticristo, come non sono privati
dell'aiuto interno della ragione naturale, così non sono neppure
privati dell'aiuto esterno concesso da Dio a tutto il genere umano, e
cioè della custodia da parte degli angeli. E sebbene non ne
ricevano un aiuto al punto di meritare la vita eterna con le buone opere,
tuttavia sono così portati a evitare dei mali con i quali potrebbero
danneggiare se stessi e gli altri. Infatti, perfino gli stessi demoni
sono tenuti a freno dagli angeli buoni, affinché non arrechino tutto
il nocumento che vorrebbero. E così pure l'Anticristo non potrà
nuocere quanto vorrebbe.
ARTICOLO 5
Se l'angelo custode sia assegnato all'uomo fin dalla nascita
SEMBRA che l'angelo custode non sia assegnato all'uomo fin dalla
nascita. Infatti:
1. Gli angeli sono
"al servizio di Dio, inviati a cagione di quelli
che devono ricevere l'eredità della salvezza", come dice S. Paolo.
Ma gli uomini incominciano a ricevere l'eredità della salvezza,
quando sono battezzati. Quindi l'angelo custode è assegnato
all'uomo dal momento del battesimo, e non dal momento della
nascita.
2. Gli uomini sono custoditi
dagli angeli, in quanto sono da essi
illuminati per via d'insegnamento. Ma i bambini appena nati non
sono capaci di ricevere l'insegnamento, perché non hanno ancora
l'uso di ragione. Quindi l'angelo custode non è assegnato ai
bambini appena nati.
3. I bambini esistenti nel seno materno, per qualche tempo
almeno hanno l'anima razionale, come l'hanno dopo la nascita. Ora,
mentre sono nel seno materno non sembra che siano affidati alla
custodia di un angelo: tanto è vero che i ministri della Chiesa non
amministrano loro i sacramenti. Quindi gli angeli custodi non
vengono assegnati agli uomini subito appena nati.
IN CONTRARIO: S. Girolamo sostiene che
"ciascun'anima, fin dalla
nascita, ha un angelo deputato alla sua custodia".
RISPONDO: Come Origene riferisce, ci sono in proposito due
opinioni. Alcuni dicevano che l'angelo custode è assegnato all'uomo
dal momento del battesimo; altri dal momento della nascita.
S. Girolamo difende la seconda opinione; e a ragione. Infatti, i benefici
largiti da Dio all'uomo in quanto cristiano, hanno inizio dal
momento del battesimo, p. es., la Comunione Eucaristica e altre cose
del genere. Invece, ciò che Dio nella sua provvidenza concede
all'uomo in quanto ha un'anima razionale, glielo concede fin dal
momento in cui, con la nascita, entra in possesso di tale natura. Ora,
la custodia degli angeli è un beneficio di questo genere, come risulta
chiaro dalle cose dette avanti. Quindi l'uomo ha un angelo
deputato alla sua custodia dal momento della nascita.
SOLUZIONE
DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Se si considera l'effetto finale della
custodia degli angeli, che è il raggiungimento della salvezza, è vero
che gli angeli sono inviati efficacemente per ministero solo a cagione
di quelli che ricevono l'eredità della salvezza. Tuttavia tale
ministero angelico non è negato agli altri, sebbene riguardo a loro non
abbia l'efficacia di condurli alla salvezza. Conserva però una certa
efficacia anche riguardo a loro, in quanto li preserva da molti mali.
2. La custodia è ordinata, come a suo ultimo e precipuo effetto,
a illuminare l'uomo per via d'insegnamento. Nondimeno, essa
opera molti altri effetti, necessari ai bambini: quali, p. es., tenere
a freno i demoni e impedire altri danni, sia corporali che
spirituali.
3. Finché è nel seno materno, il bambino non è del tutto
separato dalla madre, ma, per il legame che a lei l'unisce, è ancora
qualche cosa della madre: come il frutto che pende dall'albero, è
qualche cosa dell'albero. Si può quindi ritenere come opinione
probabile che l'angelo che custodisce la madre, custodisca pure il
bambino chiuso nel suo seno. Alla nascita invece, quando esso si separa
dalla madre, gli viene assegnato un angelo custode particolare,
come insegna S. Girolamo.
ARTICOLO
6
Se l'angelo custode talora abbandoni l'uomo
SEMBRA che l'angelo custode talora abbandoni l'uomo che tiene
in
sua custodia. Infatti:
1. In Geremia si legge come detto dagli angeli:
"Abbiamo curato
Babilonia e non è guarita, abbandoniamola dunque". E in Isaia: "Toglierò alla vigna la sua siepe e sarà
calpestata": toglierò "cioè
la custodia degli angeli", come spiega la Glossa.
2. Custodisce l'uomo più Dio che l'angelo. Ma Dio qualche volta
abbandona l'uomo, secondo quelle parole: "Dio, Dio mio, guarda
a me: perché m'hai abbandonato?". Quindi molto più l'angelo
potrà abbandonare l'uomo.
3. Il Damasceno dice che,
"quando gli angeli stanno qui con noi,
non stanno in cielo". Ma qualche volta essi stanno in cielo. Quindi
qualche volta ci abbandonano.
IN CONTRARIO: I demoni ci fanno guerra continuamente, come dice
S. Pietro: "Il vostro avversario, il diavolo, vi gira attorno come
un leone ruggente, cercando chi divorare". Dunque con maggiore
continuità ci custodiscono gli angeli buoni.
RISPONDO: Da quanto si è detto, è evidente che la custodia degli
angeli rientra nel piano esecutivo della provvidenza divina nei
riguardi dell'uomo. È chiaro poi che né l'uomo, né alcun'altra
creatura può essere sottratta del tutto alla provvidenza divina: poiché,
nella misura in cui una cosa partecipa dell'essere, dipende
dall'universale provvidenza delle cose. Ora, si dice che Dio abbandona
l'uomo, nel senso che Dio, secondo il piano della sua provvidenza,
permette la caduta dell'uomo in una colpa, o in una pena. - Lo
stesso va detto dell'angelo custode, il quale non abbandona mai del
tutto l'uomo, ma talora lo abbandona, in quanto non impedisce,
secondo il piano divino, una sua tribolazione, o un suo peccato. E in
questo senso la Scrittura dice che Babilonia e la casa d'Israele
furono abbandonate dagli angeli, in quanto i loro angeli custodi non
impedirono che cadessero nelle tribolazioni.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ:
1, 2. E con ciò sono risolte pure la
prima e la seconda difficoltà.
3. Benché l'angelo qualche volta abbandoni l'uomo localmente,
mai però lo abbandona quanto all'effetto della sua custodia: perché,
anche stando in cielo, egli è a conoscenza di quanto accade all'uomo;
e non ha bisogno d'alcun lasso di tempo per muoversi, e
può essergli vicino all'istante.
ARTICOLO
7
Se gli angeli provino dolore dei mali dei loro protetti
SEMBRA che gli angeli provino dolore dei mali di coloro che hanno
in custodia. Infatti:
1. In Isaia si legge che
"gli angeli della pace piangeranno amaramente". Ma il pianto è il segno del dolore e della tristezza. Quindi
gli angeli si rattristano dei mali degli uomini che hanno in custodia.
2. La tristezza, al dire di S. Agostino, trae origine da
"ciò che
accade contro volontà". Ma la perdizione della persona custodita
è contro La volontà dell'angelo custode. Dunque gli angeli si
rattristano della perdizione degli uomini.
3. Come la tristezza è contraria alla gioia, così la penitenza è
contraria al peccato. Ma gli angeli gioiscono del peccatore che fa
penitenza, come si legge in S. Luca. Quindi si rattristano pure del
giusto che cade in peccato.
4. Sopra quel passo dei Numeri:
"Tutto ciò che viene offerto come
primizia ecc.", la Glossa di Origene dice: "Gli angeli son tratti in
giudizio, affinché sia palese, se gli uomini perirono per negligenza
propria o per negligenza degli angeli". Ma è ragionevole che uno
si dolga dei mali a causa dei quali è tratto in giudizio. Quindi gli
angeli si dolgono dei peccati degli uomini.
IN CONTRARIO: Dove sono tristezza e dolore, non v'è felicità
perfetta; per questo è detto nell'Apocalisse: "Non ci sarà più né morte
né lutto né grida né travaglio di sorta". Ma gli angeli sono
perfettamente beati. Quindi non si dolgono di nulla.
RISPONDO: Gli angeli non provano dolore né dei peccati né delle
pene degli uomini. Infatti la tristezza e il dolore, come dice
S. Agostino, traggono origine solo da ciò che contraria la volontà. Ora,
nel mondo non accade nulla che sia contrario alla volontà degli
angeli e degli altri beati: perché la loro volontà aderisce totalmente
all'ordine della divina giustizia; e nel mondo avviene soltanto ciò
che è conforme alla divina giustizia, o che da lei è tollerato. Quindi
parlando in senso assoluto, nulla si compie nel mondo che sia
contrario alla volontà dei beati. Come infatti insegna il Filosofo, si
dice volontario in senso assoluto quello che uno vuole in concreto,
attese cioè tutte le circostanze particolari, anche se la cosa,
considerata per se stessa astrattamente, non fosse volontaria: il navigante,
p. es., non vuole il gettito in mare della mercanzia, se si considera
la cosa in sé e astrattamente, ma lo vuole nell'imminenza di un
grave pericolo di morte. Quindi, come osserva sempre Aristotele, un
tale atto è più volontario che involontario. Ora, in modo analogo,
anche gli angeli, parlando in senso astratto e assoluto, non vogliono
i peccati e le pene degli uomini: vogliono però che in proposito sia
salvo l'ordine della giustizia divina, il quale esige che alcuni siano
sottoposti alla pena, e che sia permesso il peccato.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Le parole di Isaia possono riferirsi
agli angeli, o messaggeri, di Ezechia che piansero a causa dei
discorsi di Rabsace, di cui si parla nel c. 37 di Isaia. E questo,
secondo il senso letterale. - In senso allegorico, gli angeli della pace
sono gli apostoli e gli altri predicatori che piangono sui peccati del
popolo. - In senso anagogico quelle parole si possono applicare agli
angeli beati, ma allora hanno evidentemente un significato metaforico,
per indicare il desiderio generico che hanno gli angeli di veder
salvi tutti gli uomini. Infatti solo in tal senso possono essere
attribuite a Dio e agli angeli simili passioni.
2. La risposta è chiara da quanto si è detto.
3. Sia che gli uomini facciano penitenza, sia che cadano in peccato,
unico rimane il motivo del gaudio degli angeli, e cioè l'adempimento
dell'ordine della divina provvidenza.
4. Gli angeli sono tratti in giudizio a motivo dei peccati degli
uomini, non come rei, ma come testimoni, per convincere gli uomini
della loro negligenza.
ARTICOLO
8
Se tra gli angeli possa esserci lotta o discordia
SEMBRA che tra gli angeli non possa esserci lotta o discordia.
Infatti:
1. In Giobbe si parla di "Colui che mette concordia nelle altezze".
Ma la lotta si oppone alla concordia. Quindi nelle altezze
angeliche non può esserci lotta.
2. Non può esserci lotta, dove è perfetta carità e giusto regime.
Ma negli angeli v'è tutto questo. Quindi tra gli angeli non può
esserci lotta.
3. Ammesso che gli angeli custodi lottino tra loro a favore dei
loro protetti, è necessario ammettere che, mentre un angelo
favorisce una parte, l'altro favorisce l'altra. Ma se una parte sta nella
giustizia, l'altra sta certamente nell'ingiustizia. Quindi seguirebbe
che un angelo buono sarebbe fautore dell'ingiustizia: il che è
assurdo. Perciò tra gli angeli buoni non vi è lotta.
IN CONTRARIO: La Scrittura pone queste parole sulla bocca di
Gabriele: "Il principe del regno dei Persiani mi ha fatto resistenza
per ventun giorni". Ma questo principe dei Persiani era l'angelo
incaricato della custodia del regno dei Persiani. Dunque un angelo
può resistere all'altro; e quindi c'è lotta tra loro.
RISPONDO: Questa questione fu occasionata dalle parole ora citate.
Nell'interpretarle S. Girolamo afferma che il principe del regno dei
Persiani era un angelo, che si opponeva alla liberazione del popolo
ebreo per il quale pregava Daniele, mentre Gabriele presentava a
Dio le di lui preghiere. Ma questa resistenza si sarebbe verificata
perché, avendo un principe dei demoni indotto al peccato i Giudei
deportati in Persia, tale peccato impediva l'esaudimento delle
preghiere di Daniele per il suo popolo.
Secondo S. Gregorio invece, il principe del regno dei Persiani era
l'angelo buono incaricato della custodia di quel regno. Per farci
dunque un'idea di come si possa verificare che un angelo buono
resista all'altro, è necessario considerare che i divini giudizi
riguardanti i regni e gli uomini vengono attuati per mezzo degli
angeli. Ora, gli angeli, nel loro operare, si regolano sui voleri di Dio.
Ma può talvolta accadere che nei diversi regni e nei diversi uomini
si trovino contrari meriti o contrari demeriti, nel far prevalere l'uno
sull'altro. E gli angeli non possono conoscere quello che in
proposito richieda l'ordine della sapienza divina, se non da una
rivelazione di Dio: e quindi gli angeli si trovano nella necessità di
consultare la sapienza di Dio in proposito. Ora, in quanto gli angeli
consultano la volontà di Dio sui meriti contrari e contrastanti si
dice che si fanno mutua resistenza: ma non che le loro volontà
siano in contrasto, d'accordo come sono tutti gli angeli nel volere
attuato il volere divino; ma perché sono in urto tra loro le cose
intorno alle quali si consultano.
E da ciò appare chiara la risposta alle difficoltà.
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