Il Santo Rosario
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Questione 106

Mozione degli angeli. L'illuminazione degli angeli

Passiamo a trattare delle mozioni, ovvero causalità delle creature. Divideremo questa trattazione in tre parti, in maniera da considerare: nella prima, come muovano gli angeli che sono creature puramente spirituali; nella seconda, come muovano i corpi; nella terza, come muovano gli uomini composti di una natura insieme spirituale e corporale.
Nella prima parte dobbiamo considerare: primo, come un angelo agisca su un altro angelo; secondo, come agisca sulla creatura corporea; terzo, come agisca sull'uomo.
Sul primo argomento c'è da esaminare l'illuminazione e la locuzione degli angeli, quindi il loro ordinamento reciproco, tanto di quelli buoni, quanto di quelli cattivi.
Sulla illuminazione degli angeli si presentano quattro quesiti: 1. Se un angelo possa muovere l'intelletto di un altro angelo, illuminandolo; 2. Se possa muoverne la volontà; 3. Se un angelo inferiore possa illuminare un angelo superiore; 4. Se l'angelo superiore illumini l'inferiore su tutto quello che conosce.

ARTICOLO 1

Se un angelo illumini l'altro

SEMBRA che un angelo non illumini l'altro. Infatti:
1. Gli angeli attualmente godono quella stessa beatitudine che noi uomini possederemo nel futuro. Ma, allora nessun uomo illuminerà l'altro; poiché sta scritto: "Non staranno più gli uomini ad ammaestrarsi, l'uno il proprio compagno, l'altro il proprio fratello". Quindi neppure gli angeli si illuminano, adesso, tra di loro.
2. Negli angeli v'è un triplice lume: di natura, di grazia e di gloria. Ora, l'angelo è illuminato col lume di natura, da chi lo crea; col lume di grazia, da chi lo giustifica; col lume di gloria, da chi lo beatifica; e tutto questo è opera di Dio. Dunque un angelo non illumina l'altro.
3. L'illuminazione è come una forma impressa nella mente. Ma, al dire di S. Agostino, la mente "è informata da Dio solo, senza mediazione d'alcuna creatura". Quindi un angelo non illumina la mente dell'altro.

IN CONTRARIO: Insegna Dionigi che "gli angeli della gerarchia inferiore sono purificati, illuminati e perfezionati dagli angeli della gerarchia superiore".

RISPONDO: Un angelo ha la capacità di illuminare l'altro. Per chiarire la cosa bisogna tener presente che l'illuminazione, nel senso in cui la parola è applicata all'intelligenza, non è che una manifestazione della verità, secondo l'aforisma paolino: "Tutto ciò che è manifestato, è lume". Quindi illuminare altri significa soltanto manifestare loro una verità, come appunto scrive il medesimo Apostolo di sé: "A me che sono meno che l'infimo di tutti i santi fu data questa grazia: d'illuminare tutti su quella che è la traduzione in atto dell'arcano nascosto da secoli in Dio". Si dice dunque che un angelo illumina l'altro, in quanto manifesta a quest'altro la verità che egli conosce. E "i teologi, al dire di Dionigi, mostrano chiaramente che, tra le sostanze celesti, quelle di grado inferiore sono istruite, in tutto ciò che concerne le opere di Dio, da quelle di grado superiore".
E poiché per conoscere, come abbiamo detto sopra, si richiedono due cose, cioè virtù intellettiva e specie intelligibile dell'oggetto, un angelo può manifestare la verità all'altro in due maniere. Primo, rafforzandone la virtù intellettiva. Infatti, come le energie fisiche di un corpo meno perfetto acquistano vigore dalla vicinanza di un corpo più perfetto, un corpo meno caldo, p. es., aumenta di calore per la vicinanza di un corpo più caldo, così la virtù intellettiva di un angelo inferiore vien corroborata dal volgersi dell'angelo superiore verso di lui. Ché, l'effetto prodotto negli esseri corporei dal loro trovarsi vicini nello spazio, è prodotto negli esseri spirituali dal volgersi dell'uno verso l'altro. - Secondo, un angelo può manifestare la verità a un altro anche rispetto alla specie intelligibile. Infatti l'angelo superiore conosce la verità con dei concetti così universali, che l'intelletto dell'angelo inferiore non sarebbe in grado di comprendere, essendo a lui connaturale la conoscenza della verità mediante concetti più ristretti. Perciò l'angelo superiore suddivide, in certo qual modo, la verità da lui più universalmente concepita, affinché possa essere compresa dagli angeli inferiori; e così suddivisa la propone alla loro conoscenza. Fatto, questo, che si verifica anche tra noi uomini, giacché gli insegnanti suddividono e suddistinguono le verità da loro possedute in maniera sintetica, per andare incontro alla capacità degli altri. E tale è il senso di quanto scrive Dionigi: "Ogni sostanza intellettuale, avendo ricevuto in dono da un'essenza più divina l'intellezione unitiva, la divide e la moltiplica provvidenzialmente per elevare spiritualmente quanto può l'essenza inferiore".

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Tutti gli angeli, tanto superiori che inferiori vedono immediatamente l'essenza di Dio: perciò sotto questo aspetto, uno non insegna all'altro. E il Profeta parla appunto di tale insegnamento; difatti aggiunge: "L'uomo non ammaestrerà più il proprio fratello dicendo: "Impara a conoscere il Signore"; perché tutti mi conosceranno, dal più piccolo al più grande, dice il Signore". Ma le ragioni delle opere divine, conosciute in Dio come nella loro causa, soltanto Dio è capace di vederle tutte in se stesso, perché comprende se stesso; gli altri, ammessi alla visione di Dio, le conoscono in numero maggiore o minore, secondo il grado della loro visione di Dio. Perciò l'angelo superiore, rispetto alle ragioni delle opere divine, ha più cognizioni dell'angelo inferiore; e su di esse lo illumina. E in questo senso dice Dionigi che gli angeli "sono illuminati sulle ragioni degli esseri".
2. Un angelo non illumina l'altro comunicandogli il lume di natura, di grazia, o di gloria; ma corroborando il suo lume naturale, e manifestandogli la verità su cose pertinenti allo stato di natura, di grazia e di gloria, secondo le spiegazioni date.
3. La mente è informata immediatamente da Dio, o come l'immagine dal suo esemplare, essendo essa fatta soltanto a immagine di Dio; o come il soggetto dall'ultima sua forma perfettiva, dato che la mente creata è reputata sempre informe fino a quando non aderisca alla stessa prima verità. Le altre illuminazioni, invece, che derivano o dall'uomo o dall'angelo, sono come tante disposizioni all'ultima forma.

ARTICOLO 2

Se un angelo possa muovere la volontà dell'altro

SEMBRA che un angelo possa muovere la volontà dell'altro. Infatti:
1. Secondo le parole di Dionigi sopra riportate, come un angelo illumina l'altro, così lo purifica e lo perfeziona. Ma la purificazione e il perfezionamento riguardano indubbiamente la volontà: perché la purificazione deve riguardare le macchie della colpa, che si trovano nella volontà; e il perfezionamento riguarda il conseguimento del fine, che è oggetto della volontà. Quindi un angelo può muovere la volontà dell'altro.
2. "I nomi degli angeli", scrive Dionigi "designano le loro proprietà". Ora, i Serafini sono così chiamati, perché infiammano o riscaldano: e questo avviene per mezzo dell'amore che appartiene alla volontà. Dunque un angelo può muovere la volontà dell'altro.
3. Secondo il Filosofo, l'appetito superiore muove l'appetito inferiore. Ma come è superiore l'intelletto dell'angelo superiore, così lo è il suo appetito. Dunque l'angelo superiore deve poter muovere la volontà dell'altro.

IN CONTRARIO: Muovere la volontà appartiene a colui che può giustificare, non essendo altro la giustizia che la rettitudine della volontà. Ma è Dio solo che può giustificare. Quindi un angelo non può muovere la volontà dell'altro.

RISPONDO: Come si è già spiegato, la volontà può esser mossa in due modi: primo, da parte dell'oggetto; secondo, da parte della potenza stessa. Da parte dell'oggetto, muove la volontà, sia il bene che è l'oggetto della volontà, allo stesso modo che l'appetibile muove l'appetito, sia colui che presenta l'oggetto, come chi dimostra, p. es., che una cosa è buona. Ora, secondo quanto s'è detto precedentemente, gli altri beni inclinano in qualche modo la volontà; ma soltanto il bene universale, che è Dio, muove la volontà in maniera irresistibile. E Dio soltanto mostra questo bene nella visione beatitica: infatti alla richiesta di Mosè: "Mostrami la tua gloria", Dio rispose: "Io ti mostrerò ogni bene". Perciò l'angelo non muove irresistibilmente la volontà, né come oggetto, né come presentatore dell'oggetto. Ma può dare un'inclinazione alla volontà, sia quale oggetto amabile, sia presentando alcuni beni creati ordinati alla bontà di Dio. E così egli può inclinare all'amore di una creatura o di Dio, come uno che consiglia.
Invece da parte della potenza stessa, la volontà può esser mossa solo da Dio. L'atto della volontà, infatti, è un'inclinazione del soggetto volente verso l'oggetto voluto. Ora, una tale inclinazione può subire un mutamento solo da parte di chi conferisce alla creatura la potenza volitiva: come l'inclinazione naturale può essere mutata solo dall'agente che conferisce la virtù cui è annessa l'inclinazione naturale. Ma Dio solamente può conferire alla creatura la potenza di volere, essendo egli solo l'autore della natura intellettiva. Non è quindi possibile che un angelo muova la volontà di un altro angelo.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La purificazione e il perfezionamento vanno presi come effetti dell'illuminazione. Dal momento, quindi, che Dio illumina influendo direttamente sull'intelletto e sulla volontà, purifica anche dai difetti dell'intelletto e della volontà e perfeziona in rapporto al fine dell'intelletto e della volontà. L'illuminazione dell'angelo invece si riferisce al solo intelletto come abbiamo visto. Quindi anche il suo purificare va inteso solo dal difetto dell'intelletto, quale è la nescienza; e il suo perfezionare solo in rapporto al fine dell'intelletto che è la verità conosciuta. E questo vuol dire Dionigi, quando scrive: "Nella gerarchia celeste la purificazione si compie nelle essenze subalterne a guisa d'illuminazione su cose ignorate, che le conduce a una scienza più perfetta". Come se dicessimo, per usare un paragone, che la vista corporea è purificata, in quanto sono rimosse le tenebre; è illuminata, in quanto è investita dalla luce; è perfezionata, in quanto è portata alla conoscenza dell'oggetto colorato.
2. Si è già detto che un angelo può indurre l'altro all'amore di Dio, come uno che consiglia.
3. Il Filosofo parla dell'appetito inferiore sensitivo, il quale può subire l'influsso di quello superiore, e cioè dell'intellettivo, sia perché esso appartiene alla medesima natura dell'anima, e sia perché è facoltà di un organo corporeo. Ciò che non si verifica negli angeli.

ARTICOLO 3

Se un angelo inferiore possa illuminarne uno superiore

SEMBRA che un angelo inferiore possa illuminarne uno superiore. Infatti:
1. La gerarchia ecclesiastica deriva dalla celeste e la rappresenta: per questo la Gerusalemme superna è chiamata "nostra madre". Ma nella Chiesa anche i superiori sono illuminati e ammaestrati dagli inferiori, conformemente al detto dell'Apostolo: "Potete tutti ad uno ad uno profetare, affinché tutti imparino e tutti ricevano l'esortazione". Quindi anche nella gerarchia celeste i superiori possono essere illuminati dagli inferiori.
2. L'ordinamento delle sostanze materiali e quello delle sostanze spirituali dipendono ugualmente dalla volontà di Dio. Ora Dio, come si è provato, opera a volte al di fuori dell'ordine stabilito nelle sostanze materiali. Quindi qualche volta opera pure al di fuori dell'ordine stabilito nelle sostanze spirituali, illuminando le inferiori senza il tramite delle superiori. Illuminati così da Dio, gli angeli inferiori possono, a loro volta, illuminare quelli superiori.
3. Si è dimostrato che un angelo illumina l'altro col volgersi verso di lui. Ora, siccome un tale volgersi verso l'altro è volontario, un angelo supremo potrà volgersi verso un angelo di grado infimo, senza volgersi a quelli che stanno di mezzo. Potrà dunque illuminarlo direttamente: e questi potrà così illuminare quelli di grado superiore.

IN CONTRARIO: Afferma Dionigi "questa essere la legge perentoria della Divinità: che gli esseri inferiori siano ricondotti a Dio per mezzo di quelli superiori".

RISPONDO: Gli angeli inferiori non illuminano mai quelli superiori, ma sono sempre illuminati da essi. Ed eccone la ragione. Secondo quanto abbiamo già detto, un ordine è contenuto sotto un altro ordine come una causa è subordinata all'altra. Perciò un ordine è subordinato all'altro come le cause corrispondenti. Per questo non vi è nulla di sconveniente, se qualche volta si producono dei fatti fuori dell'ordine della causa inferiore, in vista di una causa superiore: così, p. es., nelle cose umane si passa sopra a un'ordinazione del capo della città, per obbedire al capo dello stato. E in questo modo si verifica che Dio compie opere miracolose al di fuori dell'ordine delle cause fisiche, per condurre gli uomini alla conoscenza di se stesso. Ma una deroga all'ordine dovuto alle sostanze spirituali non può servire affatto a indirizzare gli uomini verso Dio: poiché le azioni degli angeli non sono a noi manifeste come quelle degli esseri corporei visibili. Perciò, da parte di Dio non si deroga mai all'ordine che è proprio delle sostanze spirituali, e sempre tra esse si verifica che le inferiori sono mosse per mezzo delle superiori, e non viceversa.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La gerarchia ecclesiastica imita in qualche modo quella celeste, ma non giunge a una perfetta rassomiglianza con essa. Infatti, nella gerarchia celeste il principio dell'ordine è dato unicamente dalla vicinanza con Dio. Perciò quegli spiriti che sono più vicini a Dio sono anche più elevati di grado e più luminosi di scienza: ragion per cui quelli superiori non sono mai illuminati dagli inferiori. Ma nella gerarchia ecclesiastica, coloro che sono più vicini a Dio per santità si trovano a volte nel grado più basso, e non emergono per scienza; e, anche nella scienza, alcuni emergono in un dato campo del sapere, e sono invece sprovveduti in un altro. Ecco perché i superiori possono essere ammaestrati dagli inferiori.
2. Come abbiamo spiegato, non esiste un motivo per cui Dio possa agire, fuori dell'ordine spirituale, come agisce fuori dell'ordine materiale. Perciò l'argomento non regge.
3. L'angelo si volge a un altro angelo, per illuminarlo, con atto volontario; ma la volontà dell'angelo è regolata sempre dalla legge divina, che ha stabilito l'ordine tra gli angeli.

ARTICOLO 4

Se l'angelo superiore illumini l'inferiore su tutto quello che conosce

SEMBRA che l'angelo superiore non illumini l'inferiore su tutto quello che egli conosce. Infatti:
1. Secondo Dionigi, gli angeli superiori possiedono una scienza più universale, mentre quelli inferiori la possiedono più particolare e subalternata. Ora una scienza universale abbraccia più nozioni di quella particolare. Quindi non tutte le cognizioni che hanno gli angeli superiori passano negli inferiori mediante l'illuminazione.
2. Gli angeli superiori, dice il Maestro delle Sentenze, ebbero conoscenza fin da principio del mistero dell'Incarnazione, che rimase invece ignoto agli angeli inferiori sino al suo compimento. Ciò sembra verosimile dalla interpretazione, fatta da Dionigi, di quel passo secondo il quale, domandando alcuni angeli, quasi mossi da ignoranza: "Chi è questo re della gloria?", altri, come coloro che sanno, rispondono: "Il Signore degli eserciti è il re della gloria". Ma la cosa non sarebbe vera, se gli angeli superiori illuminassero gli inferiori su tutto quello che conoscono. Dunque non li illuminano su tutto quello che conoscono.
3. Se gli angeli superiori manifestassero a quelli inferiori tutte le loro cognizioni, questi non ignorerebbero nulla di quanto è conosciuto dai primi, e così i primi non potrebbero più illuminare i secondi. Ma questo è impossibile. Dunque l'illuminazione fatta agli angeli inferiori non si estende a tutte le cognizioni degli angeli superiori.

IN CONTRARIO: "Nella patria celeste", dice S. Gregorio "sebbene alcuni doni siano dati in grado eccellente, niente tuttavia è posseduto in modo esclusivo". E Dionigi afferma che "ognuna delle essenze celesti comunica alle inferiori la conoscenza ricevuta da un'altra essenza superiore"; come è chiaro dal testo sopra citato.

RISPONDO: Tutte le creature partecipano dalla bontà divina la proprietà di diffondere negli altri il bene che possiedono: poiché è essenziale al bene la tendenza a comunicarsi agli altri. Ciò è tanto vero che perfino gli agenti corporei cercano di trasmettere negli altri una loro somiglianza. Quanto più dunque gli agenti godono di una maggiore partecipazione della bontà divina, tanto più si sforzano, secondo le loro possibilità, di trasfondere negli altri le proprie perfezioni. Per questo S. Pietro, a coloro che partecipano la bontà divina mediante la grazia, dà il seguente ammonimento: "Da buoni amministratori della multiforme grazia di Dio, ognuno di voi ponga al servizio degli altri il dono ricevuto". A più forte ragione, quindi, gli angeli santi, ammessi alla più completa partecipazione della bontà divina, distribuiscono agli inferiori tutto quello che ricevono da Dio. - Tuttavia quanto è ricevuto dagli angeli inferiori, non viene mai a trovarsi in essi in quella maniera eminente in cui si trova negli angeli superiori. Perciò questi restano sempre in un grado più elevato, e possiedono sempre una scienza più perfetta. Così una medesima nozione la possiede sempre meglio il maestro, che non il discepolo il quale l'apprende da lui.

SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La scienza degli angeli superiori si dice più universale per il loro modo più eminente di conoscere.
2. L'affermazione del Maestro delle Sentenze non va intesa nel senso che gli angeli inferiori abbiano ignorato del tutto il mistero dell'Incarnazione; ma che non lo abbiano conosciuto pienamente oome gli angeli superiori, e che progredirono poi nella conoscenza di esso, quando quel mistero veniva compiendosi.
3. Fino al giorno del giudizio gli angeli superiori ricevono sempre nuove rivelazioni da parte di Dio, su quanto concerne la disposizione del mondo, e specialmente la salvezza degli eletti. Quindi gli angeli superiori hanno sempre qualche cosa su cui illuminare gli inferiori.