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Questione
1
La dottrina sacra: quale essa sia
e a quali cose si estenda
Per assegnare al nostro studio dei limiti precisi, è necessario innanzi
tutto trattare della stessa sacra dottrina, chiedendoci quale
essa sia e a quali cose si estenda.
A tal proposito si prospettano dieci
quesiti: 1. Se questa dottrina sia necessaria; 2. Se sia scienza; 3. Se
sia scienza una o molteplice; 4. Se sia speculativa o pratica; 5. In
che rapporti stia con le altre scienze; 6. Se sia sapienza; 7. Quale
sia il suo soggetto; 8. Se sia argomentativa; 9. Se debba far uso di
locuzioni metaforiche o simboliche; 10. Se la Scrittura sacra, su cui
poggia questa dottrina, si debba esporre secondo pluralità di sensi.
ARTICOLO
1
Se oltre le discipline filosofiche sia necessario ammettere
un'altra scienza
SEMBRA che oltre le discipline filosofiche non sia necessario ammettere
un'altra scienza. Infatti:
1. L'uomo, ci avverte l'Ecclesiastico, non deve spingersi verso ciò
che supera la sua ragione: "Non cercar quel ch'è al di sopra di te". Ora ciò che è d'ordine razionale ci è dato sufficientemente dalle
discipline filosofiche. Conseguentemente non vi è posto per un'altra
scienza.
2. Non vi è scienza che non tratti dell'ente: infatti non si conosce
altro che il vero, il quale coincide con l'ente. Ora, la filosofia tratta
di ogni ente e anche di Dio; tanto che una parte della filosofia si
denomina teologia, ossia scienza divina, come dice Aristotele. Quindi
non è necessario ammettere un'altra scienza all'infuori delle discipline
filosofiche.
IN CONTRARIO: Nell'epistola a Timoteo si dice:
"Tutta la Scrittura
divinamente ispirata è utile a insegnare, a redarguire, a correggere,
a educare alla giustizia". Ora, la Scrittura divinamente ispirata
non rientra nelle discipline filosofiche, che sono un ritrovato della
umana ragione. Di qui l'utilità di un'altra dottrina di ispirazione
divina, oltre le discipline filosofiche.
RISPONDO: Era necessario, per la salvezza dell'uomo che, oltre le discipline
filosofiche d'indagine razionale, ci fosse un'altra dottrina
procedente dalla divina rivelazione. Prima di tutto perché l'uomo è
ordinato a Dio come ad un fine che supera la capacità della ragione,
secondo il detto d'Isaia: "Occhio non vide, eccetto te, o Dio, quello
che tu hai preparato a coloro che ti amano". Ora è necessario che
gli uomini conoscano in precedenza questo loro fine, perché vi indicizzino
le loro intenzioni e le loro azioni. Cosicché per la salvezza
dell'uomo fu necessario che mediante la divina rivelazione gli fossero
fatte conoscere delle cose superiori alla ragione umana.
Anzi, anche riguardo a quello che intorno a Dio si può indagare
con la ragione, fu necessario che l'uomo fosse ammaestrato per divina
rivelazione, perché una conoscenza razionale di Dio non sarebbe
stata possibile che per parte di pochi, dopo lungo tempo e con
mescolanza di molti errori; eppure dalla conoscenza di tali verità
dipende tutta la salvezza dell'uomo, che è riposta in Dio. Per provvedere
alla salvezza degli uomini in modo più conveniente e più certo
fu perciò necessario che rispetto alle cose divine fossero istruiti per
divina rivelazione.
Di qui la necessità, oltre le discipline filosofiche, che si hanno per
investigazione razionale, di una dottrina avuta per divina rivelazione.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È vero che l'uomo non deve scrutare
col semplice lume della ragione cose superiori alla sua intelligenza;
ma ciò che Dio gli rivela lo deve accogliere con fede. Infatti
nel medesimo punto della Scrittura si aggiunge: "Molte cose ti sono
mostrate superiori all'umano sentire". E precisamente in tali cose
consiste la sacra dottrina.
2. La diversità di
principi o di punti di vista causa la diversità
delle scienze. Una stessa conclusione scientifica, può dimostrarla,
sia un astronomo che un fisico, p. es., la rotondità della terra; ma
l'astronomo parte da criteri matematici, cioè fa astrazione dalle qualità
della materia; il fisico invece lo dimostra mediante la concretezza
stessa della materia. Quindi niente impedisce che delle stesse
cose delle quali tratta la filosofia con i suoi lumi di ragione naturale,
tratti anche un'altra scienza che proceda alla luce della rivelazione.
Perciò la teologia che fa parte della sacra dottrina differisce secondo
il genere, dalla teologia che rientra nelle discipline filosofiche.
ARTICOLO
2
Se la sacra dottrina sia scienza
SEMBRA che la sacra dottrina non sia scienza. Infatti:
1. Ogni scienza procede da
principi di per sé evidenti. La sacra
dottrina invece procede da articoli di fede, i quali non sono di per
sé evidenti, tanto è vero che non tutti li accettano: "non di tutti,
infatti, è la fede", come dice l'Apostolo. Dunque la sacra dottrina non è scienza.
2. La scienza non si occupa dei singolari (ma degli universali).
Ora la sacra dottrina si occupa di particolarità, come delle gesta di
Abramo, d'Isacco e di Giacobbe. Conseguentemente non è scienza.
IN CONTRARIO: Dice S. Agostino:
"A questa scienza spetta soltanto
ciò per cui la fede che salva viene generata, nutrita, difesa, rafforzata".
Siccome questo è proprio unicamente della sacra dottrina,
ne deriva che la sacra dottrina è scienza.
RISPONDO: La sacra dottrina è una scienza. E si prova così: Vi è
un doppio genere di scienze. Alcune di esse procedono da principi
noti per naturale lume d'intelletto, come l'aritmetica e la geometria;
altre che procedono da principi conosciuti alla luce di una
scienza superiore: p. es., la prospettiva si basa su principi di geometria
e la musica su principi di aritmetica. E in tal maniera la
sacra dottrina è una scienza; in quanto che poggia su principi conosciuti
per lume di scienza superiore, cioè della scienza di Dio e dei
Beati. Quindi, come la musica ammette i principi che le fornisce la
matematica, così la sacra dottrina accetta i principi rivelati da Dio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. I principi di ogni scienza o sono
evidenti di per sé o alla luce di una qualche scienza superiore. E tali
sono anche i principi della scienza sacra, come ora abbiamo spiegato.
2. I fatti particolari nella sacra dottrina non hanno una parte principale: vi sono
introdotti o quali esempi di vita, come avviene nelle
scienze morali, o anche per dichiarare l'autorità di quegli uomini
attraverso i quali è derivata la rivelazione, sulla quale si fonda la
Scrittura o dottrina sacra.
ARTICOLO
3
Se la sacra dottrina sia una scienza unica
SEMBRA che la sacra dottrina non sia una scienza unica. Infatti:
1. Secondo il Filosofo
"una è la scienza che tratta un soggetto di
un sol genere". Ora, Creatore e creatura, di cui tratta la sacra dottrina,
non sono soggetti di un medesimo genere. Perciò la sacra dottrina
non è scienza unica.
2. Nella sacra dottrina si tratta di angeli, di creature corporee e
di umani costumi. Tali soggetti appartengono a differenti scienze
filosofiche. Conseguentemente la sacra dottrina non è scienza unica.
IN CONTRARIO: La sacra Scrittura parla di essa come di scienza
unica: "Gli dette la scienza dei santi".
RISPONDO: La sacra dottrina è un'unica scienza. E infatti l'unità
della potenza e dell'abito si deve desumere in relazione all'oggetto,
non preso nella sua materialità, ma sotto l'aspetto formale di oggetto: così, p. es.,
uomo, asino e pietra convengono nella medesima
ragione formale di colorato, oggetto (formale unico) della vista. Siccome,
dunque, la Scrittura o dottrina sacra considera alcune cose
precisamente in quanto sono divinamente rivelate, come abbiamo
detto, tutte le cose che possono essere rivelate da Dio si rassomigliano
dal punto di vista proprio di questa scienza. Perciò rientrano
sotto la dottrina sacra come sotto una scienza unica.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La sacra dottrina non si occupa di
Dio e delle creature nella stessa misura; ma di Dio principalmente,
delle creature invece in quanto si riferiscono a Dio, come a principio
o fine loro. È salva quindi l'unità della scienza.
2. Nulla può impedire che facoltà o abiti scientifici di ordine inferiore
si diversifichino riguardo a oggetti che non sono distinti in
una facoltà o abito d'ordine superiore, perché tale abito o facoltà
considera l'oggetto da un punto di vista più universale. Così l'oggetto
del senso comune è il sensibile, che comprende sotto di sé il
visibile e l'udibile: quindi il senso comune, essendo un'unica facoltà,
si estende a tutti gli oggetti dei cinque sensi. Allo stesso modo la dottrina
sacra, pur essendo unica, può considerare i vari oggetti delle
molteplici scienze filosofiche sotto un unico aspetto, cioè in quanto
sono divinamente rivelabili. In tal modo la sacra dottrina ci si presenta
come una partecipazione della scienza divina, che pur essendo
una e semplice abbraccia tutte le cose.
ARTICOLO
4
Se la sacra dottrina sia una scienza pratica
SEMBRA che la sacra dottrina sia una scienza pratica. E infatti:
1. Secondo Aristotele
"fine della scienza pratica è l'operazione".
Ora, la sacra dottrina è ordinata precisamcnte all'operazione, secondo
il detto di S. Giacomo: "Siate esecutori e non soltanto uditori
della parola". Dunque la sacra dottrina è una scienza pratica.
2. La sacra dottrina si suol dividere in legge antica e nuova. Ma
la legge appartiene alla scienza morale, la quale è scienza pratica.
Dunque la sacra dottrina è scienza pratica.
IN CONTRARIO: Ogni scienza pratica tratta di cose operabili dall'uomo,
come la morale degli atti umani e l'edilizia degli edifici. Ora,
la sacra dottrina tratta principalmente di Dio, del quale l'uomo è
piuttosto fattura (che fattore): essa non è dunque scienza pratica
ma piuttosto speculativa.
RISPONDO: Abbiamo già detto che la sacra dottrina, pur essendo
una, si estende agli oggetti delle varie scienze filosofiche a motivo
della ragione formale, o aspetto speciale sotto cui li riguarda, cioè
in quanto conoscibili mediante il lume divino. Per questo, sebbene
tra le scienze filosofiche alcune siano speculative ed altre pratiche,
pure la sacra dottrina comprende sotto di sé i due aspetti; come
anche Dio con la medesima scienza conosce se stesso e le sue opere.
Tuttavia è più speculativa che pratica, perché si occupa più delle
cose divine che degli atti umani, dei quali tratta solo in quanto per
essi l'uomo è ordinato alla perfetta conoscenza di Dio, nella quale
consiste la beatitudine eterna.
Con ciò restano sciolte le difficoltà.
ARTICOLO
5
Se la sacra dottrina sia superiore alle altre scienze
SEMBRA che la sacra dottrina non sia superiore alle altre scienze. Infatti:
1. La certezza di una scienza fa parte della sua
dignità. Ora, le
altre scienze, poggiando su principi indubitabili, si presentano come
più certe della sacra dottrina, i cui principi, gli articoli di fede, sono
suscettibili di dubbio. Quindi le altre scienze sono ad essa superiori.
2. È proprio di una scienza inferiore mutuare da un'altra, come
la musica dall'aritmetica. Ora, la sacra dottrina prende qualche cosa
dalle discipline filosofiche, come nota S. Girolamo in una lettera a
Magno: "Gli antichi dottori hanno cosparso i loro libri di tanta dottrina
e di tante massime dei filosofi, che non sai che cosa più ammirare
in essi, se l'erudizione profana o la scienza scritturale". Dunque
la sacra dottrina è inferiore alle altre scienze.
IN CONTRARIO: Le altre scienze sono chiamate ancelle della teologia,
secondo il detto dei Proverbi: "(la sapienza) ad invitare mandò le
sue ancelle alla cittadella".
RISPONDO: Questa scienza, essendo del pari speculativa e pratica,
sorpassa tutte le altre sia speculative che pratiche. E infatti tra le
speculative una è più degna dell'altra sia per la certezza, sia per
l'eccellenza della materia. Ora, questa scienza per tutti e due i motivi
eccelle tra le speculative. Quanto alla certezza, perché mentre le
altre scienze la derivano dal lume naturale della ragione umana
che può errare, essa la trae dal lume della scienza di Dio, che non
può ingannarsi. Parimenti le supera per la dignità della materia,
perché essa si occupa prevalentemente di cose che per la loro sublimità
trascendono la ragione; le altre viceversa trattano di cose
accessibili alla ragione.
Tra le discipline pratiche poi è superiore quella che è ordinata a
un fine più remoto, così la politica è superiore alla scienza o arte
militare perché il bene dell'esercito è destinato a procurare il bene
dello stato. Ora, il fine di questa scienza, in quanto è scienza pratica,
è l'eterna beatitudine, alla quale sono diretti i fini di tutte le scienze
pratiche. Sicché, sotto tutti gli aspetti si fa palese la sua superiorita.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Niente impedisce che quanto di sua
natura è più certo, sia meno certo relativamente a noi: ciò dipende
dalla debolezza della nostra mente, la quale, al dire di Aristotele, "dinanzi alle cose più evidenti della natura è come l'occhio della civetta
davanti al sole". Perciò il dubitare di alcuni circa gli articoli
di fede non deriva dall'incertezza della cosa in se stessa, ma dalla
debolezza del nostro intelletto. Nonostante ciò, un minimo che si
possa avere di conoscimento delle cose più alte è molto più desiderabile
della conoscenza più sicura di quelle inferiori, come afferma il Filosofo.
2. La scienza sacra può sì ricevere qualche cosa dalle discipline
filosofiche, non già perché ne abbia necessità; ma per meglio chiarire
i suoi insegnamenti. I suoi principi, infatti, non li prende da
esse, ma immediatamente da Dio per rivelazione. E perciò non mutua
dalle altre scienze come se fossero superiori, ma si serve di esse
come di inferiori e di ancelle; proprio come avviene delle scienze
dette architettoniche le quali utilizzano le scienze inferiori, come fa
la politica rispetto all'arte militare. E l'uso che la scienza sacra ne
fa non è a motivo della sua debolezza od insufficienza, ma unicamente
a cagione della debolezza del nostro intelletto; il quale, dalle
cose conosciute per il naturale lume della ragione (da cui derivano
le altre scienze), viene condotto più facilmente, come per mano, alla
cognizione delle cose soprannaturali insegnate da questa scienza.
ARTICOLO
6
Se questa dottrina sia sapienza
SEMBRA che questa dottrina non sia sapienza. Infatti:
1. Nessuna dottrina che derivi dal di fuori i suoi principi è degna
dell'appellativo di sapienza, perché, dice Aristotele, "proprio del
sapiente è di stabilire l'ordine, non di subirlo". Ora, questa dottrina
trae dal di fuori i suoi principi, come è chiaro da quel che si è visto.
Dunque essa non è sapienza.
2. Alla sapienza tocca stabilire i
principi delle altre scienze; ond'è
considerata da Aristotele "quale capo" delle scienze. Ma questa dottrina
non stabilisce i principi delle altre scienze. Quindi non è sapienza.
3. Questa dottrina si acquista con lo studio, mentre la sapienza
si ha per infusione, tanto che da Isaia è annoverata tra i sette doni
dello Spirito Santo. Essa non è dunque sapienza.
IN CONTRARIO: Nel Deuteronomio è detto della legge:
"Sarà questa
la nostra sapienza ed intelligenza nel giudizio dei popoli".
RISPONDO: Questa dottrina, fra tutte le sapienze umane, è sapienza
in sommo grado, e non già in un sol genere di oggetti, ma assolutamente.
Ed infatti siccome spetta al sapiente ordinare e giudicare,
e siccome d'altra parte, si giudicano le cose ricorrendo alle loro
cause superiori, sarà in un dato genere sapiente colui che considera
le cause supreme di questo genere. P. es., in fatto di edifici,
colui che dà il disegno della casa è il sapiente e prende il nome di
architetto in confronto agli artieri sottoposti, i quali piallano il legname
e preparano pietre, ecc. Anche S. Paolo dice: "Come saggio
architetto ho posto il fondamento". Parimenti rispetto al complesso
della vita umana, sapiente è l'uomo prudente che indirizza tutti gli
atti umani al debito fine. Di qui il detto dei Proverbi: "La sapienza
serve all'uomo di discernimento". Colui, dunque, che considera la
causa suprema dell'universo, che è Dio, è il sapiente per eccellenza:
cosicché, al dire di S. Agostino, la sapienza è conoscenza delle cose
divine. La sacra dottrina poi in modo più proprio si occupa di Dio
in quanto causa suprema, perché non si limita a quel che se ne può
conoscere attraverso le creature (ciò che hanno fatto anche i filosofi,
come dice l'Apostolo: "quel che si sa di Dio è stato loro palesato"),
ma si estende anche a quello che di se stesso egli solo conosce
e ad altri viene comunicato per rivelazione. Quindi la sacra
dottrina è detta sapienza, in sommo grado.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La sacra dottrina non mutua i suoi
principi da nessuna scienza umana, ma dalla scienza divina, dalla
quale, come da somma sapienza, è regolata ogni nostra cognizione.
2. I principi delle altre scienze o sono evidenti e indimostrabili, o
sono provati razionalmente da una scienza superiore. Ora, la cognizione
propria di questa scienza si ha per rivelazione, non già per
naturale ragionamento; e quindi non spetta ad essa dimostrare i
principi delle altre scienze, ma solo giudicarli: ed invero, tutto ciò
che in queste scienze si ritrova in contrasto con la verità di questa
scienza, è condannato come falso, secondo il detto di S. Paolo: "Noi
distruggeremo i (falsi) ragionamenti e ogni rocca elevata contro la
conoscenza di Dio".
3. Siccome il giudicare spetta al sapiente, un duplice modo di giudicare
dà luogo ad una duplice sapienza. Accade infatti che uno giudichi
per inclinazione, come fa l'uomo virtuoso, il quale, essendo disposto
ad agir bene, giudica rettamente di ciò che la virtù richiede:
per questo anche Aristotele dice che il virtuoso è misura e regola
degli atti umani. Altro modo di giudicare è quello che si fa per via
di scienza: così, uno bene attrezzato nella scienza morale, potrebbe
giudicare degli atti di virtù anche senza avere la virtù. La prima
maniera dunque di giudicare delle cose divine appartiene alla sapienza
dono dello Spirito Santo, secondo il detto di S. Paolo: "L'uomo
spirituale giudica tutte le cose"; e di Dionigi: "Ieroteo è
sapiente non solo perché studia il divino, ma anche perché lo sperimenta
in sé". La seconda maniera poi di giudicare appartiene alla
dottrina sacra in quanto frutto di studio, sebbene i suoi principi li
abbia dalla rivelazione.
ARTICOLO
7
Se Dio sia il soggetto (di studio) di questa scienza
SEMBRA che Dio non sia il soggetto di questa scienza. Infatti:
1. In ogni scienza si descrive la natura di ciò che forma il soggetto
di essa, come si ha da Aristotele. Ora, questa scienza non conosce la
natura di Dio, come osserva il Damasceno: "A noi è impossibile
dire di Dio quello che è". Dunque Dio non è il soggetto di questa
scienza.
2. Tutto ciò che è trattato in una data scienza rientra nel soggetto
di essa. Ora, nella sacra Scritulra ci si occupa di molte altre cose
distinte da Dio, p. es., delle creature e dei costumi degli uomini.
Quindi Dio non è il soggetto di questa scienza.
IN CONTRARIO: Soggetto di una data scienza è quello intorno a cui
tale scienza ragiona. Ora, in questa scienza si parla di Dio, tanto
che si chiama teologia, quasi discorso intorno a Dio. Dunque Dio è
il soggetto di questa scienza.
RISPONDO: Dio è il soggetto di questa scienza. Infatti esiste tra soggetto
e scienza il medesimo rapporto che passa tra oggetto e facoltà
o abito. Ora, oggetto proprio di una facoltà o abito è ciò che fa rientrare
ogni altro oggetto sotto quella facoltà o abito: così l'uomo
e la pietra dicono relazione alla vista in quanto colorati, motivo per
cui il colorato è l'oggetto proprio della vista. Ora, nella sacra dottrina
tutto vien trattato sotto il punto di vista di Dio; o perché è
Dio stesso, o perché dice ordine a lui come a principio e fine. È chiaro
dunque che Dio è il soggetto della sacra dottrina. - E ciò appare evidente
anche dai principi di questa scienza, che sono gli articoli della
fede, la quale riguarda Dio: identico infatti è il soggetto dei principi
e dell'intera scienza, giacché tutta la scienza virtualmente è contenuta nei principi.
Altri, tuttavia, guardando più alle cose trattate in questa scienza
che al punto di vista sotto il quale vengono considerate, ne hanno
assegnato diversamente il soggetto: chi le cose e i segni, chi le opere
della redenzione, chi tutto il Cristo, cioè il Capo e le membra. Di
tutte queste cose, è vero, tratta la sacra dottrina, ma secondo che
dicono ordine a Dio.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. È vero che di Dio noi non possiamo
conoscere l'essenza; nondimeno in questa dottrina, per far ricerca
delle cose riguardanti Dio, ci serviamo di alcuni effetti, di natura o
di grazia, prodotti da Dio medesimo, in luogo di una definizione (impossibile).
Proprio come si fa in alcune discipline filosofiche,
quando si dimostra un enunciato circa una causa mediante un suo
effetto, prendendo l'effetto in luogo della definizione della causa.
2. È bensì vero che tutte le cose di cui tratta la sacra dottrina sono
comprese nel termine Dio, non però come parti o specie o accidenti,
ma in quanto a lui in qualche modo sono ordinate.
ARTICOLO
8
Se questa dottrina proceda con metodo dialettico
SEMBRA che questa dottrina non proceda con metodo dialettico. Infatti:
1. Dice S. Ambrogio:
"Togliete via gli argomenti, ove si richiede la fede".
Ora, in questa dottrina si richiede soprattutto la fede, dicendoci
S. Giovanni: "Queste cose sono state scritte perché voi crediate".
Dunque la sacra dottrina non si serve della dialettica.
2. Se fosse dialettica,
dovrebbe argomentare o per autorità o per
ragione. Ma argomentare per autorità non conviene alla sua dignità,
perché l'argomento di autorità, secondo Boezio, è il più debole di
tutti. Argomentare per ragione è disdicevole al suo fine, perché, al
dire di S. Gregorio, "la fede cessa di essere meritoria ove la ragione
umana porta l'evidenza". Dunque la sacra dottrina non si serve della dialettica.
IN CONTRARIO: S. Paolo parlando del vescovo dice:
"attaccato
alla parola di fede conforme all'insegnamento avuto; affinché sia
in grado anche di esortare nella sana dottrina e di confutare quelli
che la contraddicono".
RISPONDO: Come le scienze profane non devono dimostrare i propri
principi, ma dai loro principi argomentano per dimostrare altre
tesi, così la sacra dottrina non dimostrerà i propri principi, che
sono gli articoli di fede; ma da essi procede alla dimostrazione di
qualche altra cosa, come fa l'Apostolo, il quale dalla risurrezione di
Cristo prova la risurrezione di tutti.
Tuttavia è da considerarsi che nelle scienze filosofiche le inferiori
non solo non provano i loro principi, ma neanche discutono contro
chi li nega, rilasciando ciò ad una scienza superiore, cioè alla metafisica.
Essa, che tiene il primato su tutte le scienze, discute con chi
nega i suoi principi solo nel caso che l'avversario ammetta qualche
cosa; se niente concede ogni discussione è impossibile: essa allora si
limita a ribatterne i sofismi. Ma la sacra dottrina non ha un'altra
scienza al di sopra di sé, e quindi essa disputa contro chi nega i suoi
principi argomentando rigorosamente, se l'avversario ammette qualche
verità della rivelazione, come quando ricorrendo all'autorità della
sacra dottrina disputiamo con gli eretici, o quando per mezzo
di un articolo ammesso combattiamo contro chi ne nega qualche
altro. Se poi l'avversario non crede niente di ciò che è rivelato da
Dio, allora la scienza sacra non ha più modo di portare argomenti
a favore degli articoli di fede: non le resta che di controbattere le
ragioni che le si possano opporre. È chiaro, infatti, che poggiando la
fede sulla verità infallibile ed essendo impossibile dimostrare il
falso da una cosa vera, le prove che si portano contro la fede, non
sono delle vere dimostrazioni, ma degli argomenti solubili.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Sebbene gli argomenti della ragione
umana non valgano per provare le cose di fede; tuttavia, movendo
dagli articoli di fede, la sacra dottrina può provare altre cose, come
abbiamo già detto.
2. Argomentare per autorità è particolarmente proprio di questa
dottrina per il fatto che essa deriva i suoi principi dalla rivelazione:
per questo è necessario che si creda all'autorità di coloro ai quali
fu fatta la rivelazione. Né ciò deroga alla dignità della sacra dottrina,
perché, sebbene l'argomento di autorità umana sia il più debole
di tutti, l'argomento di autorità fondata sulla rivelazione divina è il più forte.
Tuttavia la sacra dottrina usa anche del ragionamento, non già
per dimostrare i dogmi, ché altrimenti si perderebbe il merito della
fede; ma per chiarire alcuni punti del suo insegnamento. Siccome
infatti la grazia non distrugge la natura, ma anzi la perfeziona,
la ragione deve servire alla fede, nel modo stesso che l'inclinazione
naturale della volontà asseconda la carità. Ond'è che S. Paolo dice: "facendo
schiava ogni intelligenza all'obbedienza di Cristo". È così
che la sacra dottrina utilizza anche l'autorità dei filosofi dove essi
con la ragione naturale valsero a conoscere la verità; come fece
S. Paolo che citò il detto di Arato: "come anche alcuni dei vostri
poeti hanno detto: Noi siamo progenie di Dio".
Però di queste autorità la sacra dottrina fa uso come di argomenti
estranei e probabili; mentre delle autorità della Scrittura canonica
si serve come di argomenti propri e rigorosi. Delle sentenze poi dei
Dottori della Chiesa essa si serve quasi come di argomenti propri,
ma di un valore solo probabile; perché la nostra fede poggia sulla
rivelazione fatta agli Apostoli ed ai Profeti, i quali hanno scritto i
libri canonici, non già su qualche altra rivelazione, dato che esista,
fatta a qualche dottore privato. In proposito S. Agostino scrive: "Soltanto
a quei libri delle sacre Scritture che si denominano canonici
io riconosco quest'onore: di credere fermamente che nessuno
dei loro autori abbia errato in qualche cosa nello scriverli. Gli altri
autori poi li leggo, ma non in tal modo da reputar vero quel che dicono - per quanto
sia grande la loro santità e dottrina - semplicemente
perché essi hanno sentito e scritto così".
ARTICOLO
9
Se la sacra Scrittura debba usare metafore
SEMBRA che la sacra Scrittura non debba usare metafore. Infatti:
1. Non è conveniente a questa scienza,
che tra tutte tiene il primato,
il procedimento proprio dell'infima scienza. Ora, procedere
per via di similitudini e di figure è proprio dell'arte poetica, che è l'ultima
delle discipline. Dunque l'uso delle metafore non conviene a questa scienza.
2. Questa dottrina è destinata alla manifestazione della verità;
tanto che ai suoi cultori è promesso un premio: "Quelli che mi mettono
in luce, avranno la vita eterna". Ora, le similitudini occultano
la verità. Non conviene, quindi, a questa dottrina insegnare le cose
divine sotto la figura di cose corporali.
3. Quanto più una creatura è sublime tanto più si accosta alla divina
somiglianza. Quindi, se proprio si vuole che alcune creature
simboleggino la Divinità, è necessario che si scelgano quelle più eccelse,
anziché quelle più basse, come spesso invece si trova nella Scrittura.
IN CONTRARIO: È detto in Osea:
"Sono io che ho moltiplicato la
visione e per mezzo dei Profeti parlai in similitudine". Ora, presentare
la verità per similitudini, è usare metafore. Perciò tale uso si
addice alla sacra dottrina.
RISPONDO: È conveniente che la sacra Scrittura ci presenti le cose
divine e spirituali sotto la figura di cose corporali. E difatti Dio
provvede a tutti gli esseri in modo conforme alla loro natura. Ora,
è naturale all'uomo elevarsi alla realtà intelligibile attraverso le cose
sensibili, perché ogni nostra conoscenza ha inizio dai sensi. Perciò
è conveniente che nella sacra Scrittura le cose spirituali ci vengano
presentate sotto immagini corporee. È ciò che dice Dionigi: "Il raggio
divino non può risplendere su di noi se non attraverso la varietà dei santi
veli".
Inoltre, siccome la Scrittura è un tesoro comune a tutti (secondo
il detto dell'Apostolo: "Io sono debitore ai sapienti e ai non sapienti") è
conveniente che essa ci presenti le cose spirituali sotto le
parvenze corporali, affinché almeno in tal modo le persone semplici
la possano apprendere, non essendo idonee a capire le cose intelligibili
così come sono in se stesse.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. Il poeta usa metafore per il gusto
di costruire delle immagini, infatti il raffigurare è all'uomo naturalmente
piacevole. Mentre la Scrittura fa uso delle metafore per necessità
e per utilità come si è detto.
2. Il raggio della divina rivelazione non si distrugge, come nota
lo stesso Dionigi, sotto il velame delle figure sensibili, ma resta intatto
nella sua verità; e così non permette che le menti, alle quali
è stata fatta la rivelazione, si arrestino all'immagine, ma le eleva
alla conoscenza delle cose intelligibili: e fa che per mezzo di coloro
che direttamente hanno avuto la rivelazione anche gli altri si istruiscano
su tali cose. Così avviene che quanto in un luogo della Scrittura
è insegnato sotto metafora, è esplicitamente espresso in altri
luoghi. Del resto, la stessa oscurità propria delle figurazioni è utile
per l'esercizio degli studiosi e contro le irrisioni degli infedeli, a
proposito dei quali è detto nel Vangelo: "Non vogliate dare le cose
sante ai cani".
3. Con Dionigi bisogna riconoscere che è più conveniente che le
cose spirituali ci vengano presentate nella sacra Scrittura sotto figure
di corpi vili, anziché di corpi nobili. E ciò per tre ragioni. In
primo luogo perché così più facilmente l'animo umano è premunito
dall'errore. Appare chiaro infatti che tali simboli non si applicano
alle cose divine in senso proprio; ciò che invece potrebbe pensarsi
ove le cose di Dio si presentassero sotto figure di corpi superiori, specialmente
per parte di chi non riesce a immaginare qualche cosa
di più nobile dei corpi. - In secondo luogo, perché un tal modo di procedere è
più conforme alla conoscenza che noi abbiamo di Dio in
questa vita. Infatti, noi di Dio sappiamo piuttosto quello che non è
che quello che è; e quindi le figure delle cose che sono più distanti
da Dio ci fanno intendere meglio che Dio è al di sopra di quanto noi
possiamo dire o pensare di lui. - In terzo luogo perché in tal modo le
cose divine sono meglio occultate agli indegni.
ARTICOLO
10
Se un medesimo testo della sacra Scrittura abbia più sensi
SEMBRA che un medesimo testo della sacra Scrittura non racchiuda più sensi,
cioè lo storico o letterale, l'allegorico, il tropologico
o morale, e l'anagogico. E infatti:
1. La molteplicità dei sensi in un medesimo testo genera confusione
ed inganno e toglie ogni forza all'argomentazione: e anzi la
molteplicità delle proposizioni non permette un retto argomentare,
ma dà luogo ad alcune fallacie (come si espone nella Logica). Ora,
la Scrittura deve essere efficace nel mostrarci la verità senza nessuna
fallacia. Dunque in essa non devon darsi più sensi in un unico testo.
2. Dice S. Agostino:
"la Scrittura, che si chiama Antico Testamento,
si presenta sotto quattro aspetti: cioè, secondo la storia, l'etiologia,
l'analogia e l'allegoria". Ora, questa divisione sembra del
tutto diversa da quella precedente. Non è quindi conveniente che
un medesimo testo della sacra Scrittura sia esposto secondo i quattro sensi predetti.
3. Si aggiunga che oltre i quattro sensi assegnati c'è quello parabolico,
che non è computato in quei quattro.
IN CONTRARIO: Dice S. Gregorio:
"La sacra Scrittura per il modo
stesso di esprimersi sorpassa tutte le altre scienze: poiché in uno
stesso e identico discorso mentre racconta un fatto enuncia un mistero".
RISPONDO: L'autore della sacra Scrittura è Dio. Ora, Dio può non
solo adattare parole per esprimere una verità, ciò che può anche l'uomo;
ma anche le cose stesse. Quindi, se nelle altre scienze le parole
hanno un significato, la sacra Scrittura ha questo in proprio:
che le cose stesse indicate dalla parola, alla loro volta ne significano
un'altra. L'accezione ovvia dei termini, secondo cui le parole indicano la realtà,
corrisponde al primo senso che è il senso storico o letterale.
Usare invece le cose stesse espresse dalle parole per significare
altre cose si chiama senso spirituale, il quale è fondato sopra
quello letterale e lo presuppone.
Il senso spirituale poi ha una triplice suddivisione. Dice infatti l'Apostolo
che la Legge Antica è figura della Nuova; e la Legge Nuova,
come dice Dionigi, è figura della gloria futura; così pure
nella Legge Nuova le cose compiutesi nel Capo stanno a significare
quelle che dobbiamo fare noi. Secondoché dunque le cose dell'Antico
Testamento significano quelle del Nuovo, si ha il senso allegorico: secondoché
poi le cose compiutesi in Cristo o significanti Cristo, sono
segno di quello che dobbiamo fare noi, si ha il senso morale; finalmente
in quanto significano le cose attinenti alla gloria eterna, si
ha il senso anagogico.
Ma siccome il senso letterale è quello che intende l'autore, e d'altra parte
l'autore della sacra Scrittura è Dio, il quale comprende
simultaneamente col suo intelletto tutte le cose, non c'è difficoltà ad
ammettere, con S. Agostino, che anche secondo il senso letterale
in un medesimo testo scritturale vi siano più sensi.
SOLUZIONE DELLE DIFFICOLTÀ: 1. La molteplicità di tali sensi non
porta all'equivoco o ad altre anfibologie, poiché, come abbiamo detto,
questi sensi non si moltiplicano per il fatto che una medesima parola
significa più cose; ma semplicemente perché le cose significate
dalle parole possono essere un segno di altre cose. E così non c'è
da temere delle confusioni nella sacra Scrittura, perché tutti gli altri
sensi si fondano su un solo senso, quello letterale, dal quale solo è
lecito argomentare, e non già dal senso allegorico, come nota S. Agostino.
Né per questo viene a mancare qualche cosa alla sacra Scrittura,
perché niente di necessario alla fede è contenuto nel senso spirituale,
che la sacra Scrittura non esprima chiaramente in senso letterale
in qualche altro testo.
2. Quei tre modi di esporre la Scrittura storia, etiologia, analogia
appartengono all'unico senso letterale. Storia, come spiega lo stesso
S. Agostino, si ha quando si espone semplicemente una cosa; etiologia,
quando si assegna la causa di quanto vien detto, come quando
il Signore dichiarò il motivo per cui Mosè permise agli Ebrei di ripudiare
la moglie, cioè per la durezza del loro cuore; analogia,
quando si fa vedere che la verità di un passo della Scrittura non è
in contrasto con la verità di un altro passo. Nella suddivisione a
quattro membri (fatta da S. Agostino) l'allegoria da sola corrisponde
ai tre sensi spirituali. Così Ugo da S. Vittore pone sotto il nome di
allegoria anche il senso anagogico, noverando nel terzo libro delle
sue Sentenze soltanto tre sensi, storico, allegorico, e tropologico.
3. Il senso parabolico è incluso nel letterale; infatti con la parola
si esprime qualche cosa in senso proprio, e qualche cosa in senso
figurato; ma il senso letterale non è già la figura, ma il figurato.
Quando, p. es., la Scrittura parla del braccio di Dio, il senso letterale
non è che in Dio vi sia questo membro corporale; ma ciò che tale
membro simboleggia, cioè la potenza operativa. Di qui appare
chiaro che nel senso letterale della Scrittura mai può esservi errore.
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