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Seconda Parte
In cosa consiste la vera devozione a Maria
I. Parecchie vere devozioni alla santissima Vergine
24. In realtà
vi sono parecchie vere devozioni alla santissima Vergine. Non intendo parlare qui delle false.
25. La prima è
quella di compiere i doveri di cristiano: evitare il peccato mortale, agire più per amore che per timore, pregare ogni tanto
Maria e onorarla come Madre di Dio, senza altra speciale devozione verso di lei.
26. La seconda
è quella di avere sentimenti più perfetti di stima, amore, fiducia e venerazione verso la santa Vergine.
Tale forma di devozione induce a entrare nelle confraternite del santo Rosario, dello Scapolare, a recitare il Rosario,
a onorare le sue immagini e i suoi altari, a divulgare le sue lodi e a iscriversi nelle sue congregazioni. Questa devozione è buona,
santa e lodevole perché esclude il peccato; ma non è tanto perfetta né tanto efficace da distaccare le anime dalle creature
e da se stesse per unirle a Gesù Cristo.
27. La terza
devozione alla santa Vergine, conosciuta e praticata da pochissime persone, è quella che sto per rivelarti.
II. La pratica perfetta di devozione a Maria
1) In cosa consiste.
28. Anima predestinata,
essa consiste nel darsi interamente, in qualità di schiavo, a Maria e a Gesù per mezzo di Maria; e poi nel fare ogni cosa con Maria, in Maria,
per mezzo di Maria e per Maria.
Spiego questi termini.
29. Occorre scegliere
una data importante per darsi, consacrarsi e sacrificare volontariamente e per amore, senza costrizione, interamente, senza limitazioni,
il corpo e l'anima, con i beni esteriori di fortuna — come la casa, la famiglia e le proprie rendite — e con quelli interiori
dello spirito — i meriti, le grazie, le virtù e le soddisfazioni.
Qui occorre
notare che con questa devozione si fa sacrificio a Gesù per mezzo di Maria di tutto ciò che un'anima ha di più prezioso
e che nessun istituto religioso fa sacrificare, cioè del personale diritto di disporre di sé e del valore delle proprie preghiere, elemosine,
mortificazioni e soddisfazioni. Se ne abbandona alla santissima Vergine l'intera disposizione, perché applichi tutto secondo la sua volontà alla
maggior gloria di Dio che lei sola conosce perfettamente.
30. Si mette
a sua disposizione tutto il valore soddisfattorio e impetratorio delle buone opere. Perciò, dopo aver fatto tale offerta, pur senza voto,
non si è più padroni del bene che si compie, e la santissima Vergine lo può applicare sia a un'anima del purgatorio
da consolare o da liberare, sia a un povero peccatore da convertire.
31. Con questa
devozione si mettono nelle mani della santa Vergine i propri meriti, ma soltanto perché li conservi, li aumenti, li abbellisca.
Infatti i meriti in ordine alla grazia santificante e alla gloria non si possono cedere agli altri.
Le
si offrono invece tutte le preghiere e le buone opere in quanto impetratorie e soddisfattorie, affinché le distribuisca e le applichi a chi vorrà.
Se, dopo essersi consacrati in tal modo alla santa Vergine, si desiderasse aiutare un'anima del purgatorio, salvare un peccatore, aiutare un nostro amico con le preghiere,
le elemosine, le mortificazioni, i sacrifici, bisognerà chiederglielo umilmente e stare a quanto ella deciderà pur senza venirne a conoscenza,
convinti che il valore delle azioni non potrà non essere ordinato alla maggior gloria di Dio, poiché è dispensato dalla
stessa mano di cui Egli si serve per dispensare le sue grazie e i suoi doni.
32. Ho detto che questa
devozione consiste nel darci a Maria in qualità di schiavi. Bisogna notare che ci sono tre forme di
schiavitù.
La prima è la schiavitù di natura:
gli uomini, buoni o cattivi, sono schiavi di Dio in questo modo.
La seconda è
la schiavitù di costrizione: i demoni e i dannati sono schiavi di Dio in questo modo.
La terza
è la schiavitù d'amore e di volontà: è quella con la quale dobbiamo consacrarci a Dio per mezzo di Maria,
nel modo più perfetto di cui creatura possa servirsi per darsi al suo Creatore.
33. Nota inoltre
la netta differenza fra servo e schiavo. Il servo esige un salario per il proprio servizio, lo schiavo no. Il servo è libero di lasciare
il padrone quando vuole e lo serve per un periodo determinato; lo schiavo non può secondo giustizia abbandonare il padrone, essendogli dato per sempre.
Il servo non cede al padrone il diritto di vita e di morte sulla propria persona; lo schiavo si dà completamente, di modo che il padrone potrebbe farlo morire
senza incontrare noie con la giustizia.
Ma è facile vedere che lo schiavo di costrizione subisce
la più stretta delle dipendenze, che non può convenire che a un uomo nei confronti del suo Creatore. Ecco perché i cristiani
non hanno tali schiavi, li hanno solo i turchi e gli idolatri.
34. Felice, mille volte
felice l'anima generosa che, dopo aver scosso da sé la tirannica schiavitù del demonio con il battesimo, si consacra in qualità di schiava
d'amore a Gesù per mezzo di Maria!
2) Eccellenza di questa pratica.
35. Mi occorrerebbero molti doni
di luce per descrivere perfettamente l'eccellenza di questa pratica. Ne accennerò solamente di sfuggita:
1) Darsi
a Gesù per le mani di Maria in questo modo è imitare Dio Padre che ci ha dato il Figlio solo per mezzo di Maria, e comunica le sue grazie
solo per mezzo di Maria. È imitare Dio Figlio che è venuto a noi solo per mezzo di Maria e, avendoci dato l'esempio per fare come egli ha fatto, ci ha incoraggiati
ad andare a lui per lo stesso mezzo per il quale egli è venuto a noi, Maria. È imitare lo Spirito Santo che comunica le sue grazie e i suoi doni solo per mezzo di Maria.
Non è forse giusto che la grazia ritorni al proprio autore — dice S. Bernardo — per lo stesso canale per il quale è venuta a noi?
36. 2) Andare a Gesù Cristo
per mezzo di Maria è onorare veramente Gesù Cristo, perché è mettere in risalto la nostra indegnità di avvicinare
la sua santità infinita direttamente, da soli, a causa dei nostri peccati, e il bisogno che abbiamo di Maria, sua santa Madre, quale avvocata e mediatrice
presso di lui, nostro mediatore. È nello stesso tempo avvicinarsi a lui come nostro mediatore e fratello e umiliarsi davanti a lui come nostro Dio
e giudice. Insomma è praticare l'umiltà che rapisce sempre il cuore di Dio.
37. 3) Consacrarsi così
a Gesù per mezzo di Maria, è mettere nelle mani di Maria le nostre buone opere che, anche se sembrano buone, sono molto spesso
macchiate e indegne dello sguardo e dell'accettazione di Dio davanti al quale le stelle non sono pure.
Ah!
Preghiamo questa buona Madre e Signora affinché, dopo aver accolto la nostra povera offerta, la purifichi, santifichi, elevi e abbellisca fino a renderla degna di Dio.
Tutti i guadagni della nostra anima sono meno davanti a Dio, il Padre di famiglia, per guadagnare la sua amicizia e la sua grazia, della mela bacata di un povero contadino
affittuario di sua maestà, davanti al re, per pagare l'affitto. Che farebbe il pover'uomo se fosse avveduto e se fosse ben accolto presso la regina?
Non le darebbe la sua mela? Amica del povero contadino e rispettosa verso il re, ella toglierebbe alla mela il bacato e il guasto, e la metterebbe su di un vassoio
d'oro circondata di fiori. E il re non l'accetterebbe con gioia dalle mani della regina che vuol bene a questo contadino? «Modicum quid offerre desideras?
manibus Mariae tradere cura, si non vis sustinere repulsam». Desideri offrire a Dio qualche piccola cosa? — dice san Bernardo — procura di presentarla
per le mani di Maria, se non vuoi ricevere un rifiuto.
38. Tutto quello
che facciamo è piccola cosa! Mettiamolo allora nelle mani di Maria con questa devozione. Quando ci saremo dati realmente a lei,
tanto quanto ci si può donare, spogliandoci di tutto in suo onore, ella sarà infinitamente più generosa verso di noi,
ci darà per un uovo un bue (pour un œuf un bœuf). Si comunicherà a noi interamente, con i suoi meriti
e le sue virtù; metterà la nostra offerta sul vassoio d'oro della sua carità e come Rebecca fece con Giacobbe
ci rivestirà degli splendidi abiti del suo Figlio primogenito e unigenito, Gesù Cristo, cioè dei suoi meriti che ha
a disposizione. Così, quali suoi domestici e schiavi, dopo esserci spogliati di tutto per onorarla, avremo vestiti doppi: «Omnes domestici
eius vestiti sunt duplicibus»: vestiti, ornamenti, profumi, meriti e virtù di Gesù e di Maria nell'anima di uno schiavo di Gesù
e di Maria spogliato di se stesso e fedele nella sua spoliazione.
39. 4) Darsi in questo
modo alla santa Vergine è esercitare la carità verso il prossimo nel più alto grado possibile, poiché farsi volontariamente
suo schiavo è darle quello che si ha di più caro affinché ne possa disporre liberamente in favore dei vivi e dei morti.
40. 5) Con questa
devozione si mettono al sicuro le proprie grazie, i meriti e le virtù, perché si costituisce Maria depositaria di tutto, dicendole: «Mia
cara Signora, prendi, eccoti quanto ho fatto di bene con la grazia di tuo Figlio. Io non sono capace di custodirlo perché sono debole e incostante,
perché grande è il numero e la perfidia dei miei nemici che mi assalgono giorno e notte. Ahimè! ogni giorno si vedono cadere nel fango
i cedri del Libano, e mutarsi in uccelli notturni le aquile che si elevavano fino al sole, e cadere mille giusti alla sinistra e diecimila alla destra.
Perciò, o potente, potentissima regina, custodisci ogni mio bene perché non me lo rubino, sostienimi perché non cada! Ti affido
in deposito quanto possiedo: "Depositum custodi. — Scio cui credidi". So bene chi sei, per questo mi affido completamente a te. Sei fedele a Dio
e agli uomini, e non permetterai che si perda niente di quanto ti affido. Tu sei potente, e nulla ti può nuocere, né rapire quanto tieni
nelle tue mani!». «Ipsam sequens non devias; ipsam rogans non desperas; ipsam cogitans non erras; ipsa tenente, non corruis; ipsa protegente,
non metuis; ipsa duce, non fatigaris; ipsa propitia, pervenis» (San Bernardo, Inter flores, cap. 135). E altrove: «Detinet Filium ne percutiat;
detinet diabolum ne noceat; detinet virtutes ne fugiant; detinet merita ne pereant; detinet gratiam ne effluat». Sono parole di S. Bernardo, ed esprimono
in sostanza quanto ho appena detto. Se ci fosse solo questo motivo per indurmi a questa devozione, cioè il mezzo di conservarmi e crescere nella grazia di Dio,
dovrei far fuoco e fiamme per essa!
41. 6) Questa devozione
rende l'anima veramente libera della libertà dei figli di Dio. Siccome è per amore di Maria che ci si riduce in volontaria schiavitù,
questa cara Signora, in segno di riconoscenza, allarga e dilata il nostro cuore e ci fa camminare a passi da gigante sulla via dei comandamenti di Dio.
Scaccia la noia, la tristezza e lo scrupolo. Fu questa la devozione insegnata da nostro Signore a suor Agnese di Langeac, morta in fama di santità,
come un sicuro mezzo per liberarsi dalle grandi pene e perplessità in cui si trovava. Le disse infatti: «Renditi schiava di mia Madre,
e mettiti la catenina!». Fatto ciò, tutte le sue pene scomparvero all'istante.
42. Per legittimare
questa devozione bisognerebbe riportare qui tutte le bolle e indulgenze dei papi, le circolari dei vescovi, in suo favore, le confraternite erette
in suo onore, l'esempio di molti santi e di grandi personaggi che l'hanno praticata; ma tacerò tutto questo.
3) Sua formula
interiore e suo spirito.
43. Ho detto poi che
questa devozione consiste nel fare tutte le cose con Maria, in Maria, per mezzo di Maria e per Maria.
44. Non basta donarsi
una volta a Maria in qualità di schiavo; non basta nemmeno farlo ogni mese e ogni settimana; sarebbe una devozione troppo fugace e non eleverebbe
l'anima alla perfezione cui è capace di portare. Non ci sono molte difficoltà a iscriversi a una confraternita, ad abbracciare questa devozione
e a dire qualche preghiera vocale tutti i giorni, come essa prescrive. La grande difficoltà è entrare nello spirito di questa devozione,
che è quello di rendere l'anima interiormente dipendente e schiava della santissima Vergine e di Gesù per
mezzo di lei.
Ho incontrato molte persone che con ammirevole ardore si sono poste
sotto la loro santa schiavitù, solo esteriormente. Ma molto raramente ho incontrato qualcuno che ne avesse lo spirito e ancora meno
che vi abbiano perseverato.
Agire
con Maria.
45. 1) La pratica essenziale di questa devozione consiste nel fare tutte
le azioni con Maria, cioè nel prendere la santa Vergine come modello perfetto delle nostre azioni.
46. Perciò,
prima di iniziare a fare qualcosa, bisogna rinunciare a se stessi e ai propri punti di vista anche migliori. Bisogna annientarsi davanti a Dio come
degli incapaci di ogni bene soprannaturale e di ogni azione utile alla salvezza se lasciati a se medesimi. Bisogna ricorrere alla santissima Vergine,
e unirsi a lei e alle sue intenzioni anche se non conosciute. Bisogna unirsi per mezzo di Maria alle intenzioni di Gesù Cristo,
cioè mettersi nelle mani della santissima Vergine come uno strumento perché sia lei a fare in noi, di noi e per noi come meglio crede,
alla maggior gloria di Gesù suo Figlio e per mezzo di lui alla gloria del Padre; in modo che non si intraprenda nulla nella vita interiore
se non in dipendenza da lei.
Agire
in Maria.
47. 2) Bisogna fare ogni cosa in Maria.
Bisogna cioè abituarsi a poco a poco a raccogliersi dentro di sé per formarsi una piccola idea o immagine spirituale di Maria.
Ella sarà per l'anima l'oratorio in cui formulare tutte le preghiere a Dio senza timore di essere respinti, la torre di Davide per mettersi
al sicuro contro tutti i nemici, la lampada accesa per illuminare tutto l'interno e per ardere del divino amore, l'ostensorio sacro
per vedere Dio con lei, infine il suo unico tutto presso Dio e il suo ricorso universale. Quando l'anima prega, prega in Maria.
Quando riceve Gesù nella comunione, lo depone in Maria perché vi trovi le sue compiacenze. Quando agisce, lo fa in Maria.
Dappertutto e in tutto farà atti di rinuncia a se stessa.
Agire
per mezzo di Maria.
48. 3) Non bisogna mai andare a Gesù, nostro Signore,
se non per mezzo dell'intercessione di Maria e del suo credito presso di lui, non pregandolo mai senza di lei.
Agire
per Maria.
49. 4) Bisogna fare tutte le azioni per Maria.
Essendo schiava di questa augusta regina, bisogna che l'anima non lavori più che per lei, a suo vantaggio, per la sua gloria
come fine prossimo e per la gloria di Dio come fine ultimo. Ella deve dunque in tutto quello che fa rinunciare al suo amor proprio,
che si prende quasi sempre per fine in maniera quasi impercettibile, e ripetere spesso dal profondo del cuore: «Mia cara
Signora, è per te che vado qui o là, che faccio questo o quello, che soffro questa pena o questa ingiuria».
50. Guardati bene,
anima predestinata, dal credere che sia più perfetto andare direttamente a Gesù, direttamente a Dio, nel tuo agire e nella tua intenzione.
Se vuoi andarci senza Maria, il tuo agire, la tua intenzione sarà di poco valore; ma andandoci per mezzo di Maria, è l'agire di Maria
in te, e di conseguenza sarà di altissimo valore e molto degno di Dio.
51. Inoltre,
guardati bene dallo sforzarti di sentire e gustare quello che dici e fai. Parla e agisci sempre con la pura fede che Maria ha avuto sulla terra
e che con l'andar del tempo ti comunicherà. Lascia alla tua regina, povera piccola schiava, la visione chiara di Dio, gli slanci, le gioie,
le delizie, le ricchezze, e accontentati della pura fede, piena di apatie, distrazioni, noie e aridità. Di': «Amen, così sia,
a quello che fa Maria, mia Signora, in cielo. È quello che di meglio in questo momento posso fare».
52. Infine,
guardati bene dal tormentarti se non godrai subito la dolce presenza della santa Vergine nel tuo intimo. Questa grazia non è data a tutti.
E quando Dio per grande misericordia ne favorisce un'anima, è facile perderla se l'anima non è fedele a raccogliersi spesso.
Se tale disgrazia ti capitasse, ritorna dolcemente alla tua sovrana e rendile onorevole riparazione.
4) Effetti
che produce nell'anima fedele.
53. L'esperienza
ti insegnerà infinitamente più di quanto ti dico. E se sarai stata fedele nel poco che ti ho detto, troverai tanta ricchezza e tanta grazia
in questa pratica, che ne resterai sorpresa e la tua anima si riempirà di gioia.
54. Lavoriamo
dunque, cara anima, e facciamo in modo che, per mezzo di questa devozione fedelmente praticata, l'anima di Maria sia in noi per glorificare
il Signore, lo spirito di Maria sia in noi per gioire in Dio suo Salvatore. Come dice Sant'Ambrogio: «Sit in singulis anima Mariae
ut magnificet Dominum, sit in singulis spiritus Mariae ut exultet in Deo». E non credere che ci sia più gloria e
più felicità a dimorare nel seno di Abramo, che è il paradiso, che nel seno di Maria, poiché Dio
vi ha posto il suo trono. Come dice l'abate Guerrico: «Ne credideris maioris esse felicitatis habitare in sinu Abrahae, qui vocatur Paradisum,
quam in sinu Mariae in quo Dominus thronum suum posuit».
55. Questa
devozione, fedelmente praticata, produce una infinità di effetti nell'anima. Ma il principale dono che le anime posseggono è stabilire
quaggiù la vita di Maria nell'anima, in modo che non è più l'anima che vive, ma Maria in lei, o l'anima di Maria diventa
la sua anima, per così dire. Ora, quando per grazia ineffabile, ma vera, la divina Maria è regina in un'anima, che meraviglie
vi opera! Siccome ella è l'artefice delle grandi meraviglie, particolarmente interiori, vi lavora in segreto, all'insaputa dell'anima
stessa, che se ne venisse a conoscenza distruggerebbe la bellezza delle sue opere.
56. Poiché
Maria è dappertutto Vergine feconda, ella porta nell'intimo dove si trova la purezza del cuore e del corpo, la purezza delle intenzioni
e dei propositi, la fecondità delle buone opere. Anima cara, non credere che Maria, la più feconda di tutte le creature, capace perfino
di produrre un Dio, resti oziosa in un'anima fedele. La farà vivere incessantemente in Gesù Cristo e Gesù Cristo in lei.
«Filioli mei, quos iterum parturio donec formetur Christus in vobis» (Gal 4,19), e se Gesù Cristo è il frutto di Maria
in ogni anima, è particolarmente nell'anima dove lei si trova che Gesù Cristo è suo frutto e suo capolavoro.
57. Infine,
Maria diviene tutto per l'anima accanto a Gesù Cristo; illumina il suo spirito con la sua pura fede, rende più profondo il suo cuore
con la sua umiltà, lo dilata e lo infiamma con la sua carità, lo purifica con la sua purezza, lo nobilita e lo rende grande
con la sua maternità. Ma su che cosa mi fermo? Soltanto l'esperienza insegna queste meraviglie di Maria, incredibili per la gente sapiente
e orgogliosa, e perfino per i comuni devoti e devote.
58. Siccome è
per mezzo di Maria che Dio è venuto al mondo la prima volta, nell'umiliazione e nell'annientamento, non si potrà dire che ancora per mezzo
di Maria verrà una seconda volta, come lo attende tutta la Chiesa, per regnare dappertutto e giudicare i vivi e i morti? Chi può sapere
come ciò avverrà e quando avverrà? Ma io so bene che Dio, i cui pensieri sono più distanti dai nostri che il cielo dalla terra,
verrà nel tempo e nel modo meno atteso dagli uomini, anche dai più sapienti e intelligenti nella Sacra Scrittura, che è oscurissima in proposito.
59. Si deve credere,
inoltre, che sul finire dei tempi, forse più presto di quanto non si pensi, Dio susciterà grandi uomini pieni di Spirito Santo e dello
spirito di Maria, attraverso i quali la celeste Regina compirà grandi meraviglie nel mondo, per distruggere il peccato e stabilire il regno
di Gesù Cristo, suo Figlio, su quello del mondo corrotto. Ed è per mezzo di questa devozione alla santissima Vergine, che io non faccio
che tracciare e ridurre per mia incapacità, che questi santi uomini verranno a capo di tutto.
5) Pratiche esteriori.
60. Oltre la pratica
interiore di questa devozione, di cui abbiamo parlato, ce ne sono di esteriori che non bisogna omettere né trascurare.
Consacrazione
e sua rinnovazione.
61. La prima è quella di darsi a Gesù Cristo,
in un giorno solenne, per le mani di Maria, della quale ci si fa schiavi, ricevendo la comunione e passando il giorno in preghiera.
Tale consacrazione dovrà essere rinnovata almeno una volta all'anno, alla stessa data.
Offerta
di un tributo alla santa Vergine.
62. La seconda è quella di offrire
ogni anno, in quel giorno, un piccolo tributo alla santa Vergine per dimostrarle la propria schiavitù e la propria dipendenza; è stato
sempre l'omaggio degli schiavi verso i loro padroni. Questa offerta può consistere in una mortificazione, un'elemosina, un pellegrinaggio, una preghiera.
Il beato Marino, stando a quanto racconta suo fratello san Pier Damiani, si dava la disciplina pubblicamente ogni anno, nello stesso giorno, davanti
a un altare della santa Vergine. Non si chiede né consiglia un simile fervore; ma se non si dà molto a Maria, si deve almeno offrire
quello che si presenta con cuore umile e molto riconoscente.
Celebrazione
speciale della festa dell'Annunciazione.
63. La terza è quella di
celebrare tutti gli anni con particolare devozione la festa dell'Annunciazione, che è la festa principale di questa devozione. È stata
istituita per onorare e imitare la dipendenza in cui si mise il Verbo eterno in quel giorno per nostro amore.
Recitazione
della Coroncina della santissima Vergine e del Magnificat.
64. La quarta
consiste nel recitare quotidianamente, ma non sotto pena di alcun peccato in caso di omissione, la
Coroncina della santissima Vergine, composta di tre Padre Nostro e di dodici Ave Maria. E nel recitare spesso il Magnificat, che è l'unico cantico
che abbiamo di Maria, per ringraziare Dio dei suoi benefici e per attirarne di nuovi; soprattutto non bisogna mancare di recitarlo dopo la santa comunione
come ringraziamento, come il sapiente Gerson ritiene che facesse la santa Vergine stessa dopo la comunione.
Portare
la catenina.
65. La quinta è quella di portare al collo o al braccio,
al piede o alla vita una catenina benedetta. Tale pratica può omettersi senza intaccare la sostanza di questa devozione, però sarebbe
dannoso disprezzarla e condannarla, e pericoloso trascurarla.
Ecco i motivi
che inducono a portare questo segno esteriore: 1) per garantirsi contro le funeste catene del peccato originale e attuale con cui siamo stati legati;
2) per onorare le corde e i legami amorosi con cui nostro Signore volle essere legato per renderci veramente liberi; 3) siccome si tratta di
legami di carità, «traham eos in vinculis caritatis», per ricordare che dobbiamo agire sempre mossi da questa virtù;
4) infine, per ricordare la nostra dipendenza da Gesù e da Maria in qualità di schiavi.
Parecchie
persone illustri che s'erano fatte schiave di Gesù e di Maria stimavano tanto queste catenine che si lamentavano che non era loro consentito
trascinarle pubblicamente al piede come gli schiavi dei turchi.
O catene più preziose
e gloriose delle collane d'oro e pietre preziose di tutti gli imperatori, perché esse ci legano a Gesù Cristo e alla sua santa Madre e ne sono
i nobili distintivi e divise!
Occorre ricordare l'opportunità che le catene,
se non d'argento, siano almeno di ferro, a causa della comodità nel portarle.
Non bisogna
mai lasciarle durante la vita, affinché ci possano accompagnare fino al giorno del giudizio. Quale gioia, quale gloria, quale trionfo per un fedele
schiavo in quel giorno che le sue ossa, al suono della tromba, sorgano dalla terra ancora legate dalla catena della schiavitù! Questo solo pensiero
deve fortemente animare un devoto schiavo a non lasciarle mai, per quanto possano essere scomode alla natura.
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