Il Santo Rosario
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Terza Decina

Eccellenza del santo Rosario nella meditazione della vita e della passione di Nostro Signore Gesù Cristo

21ª Rosa

I quindici misteri del Rosario.

60) Un mistero è una cosa sacra che difficilmente si può comprendere. Le opere di Gesù Cristo sono tutte sacre e divine, perché egli è uomo e Dio insieme; quelle della Vergine sono santissime, perché ella è la più perfetta fra tutte le pure creature. Ben a ragione le opere di Gesù e della sua santa Madre sono dette misteri, perché sono piene di meraviglie, di perfezioni e di istruzioni profonde e sublimi, che lo Spirito Santo rivela agli umili e ai semplici che li onorano.
Le opere di Gesù e di Maria possono anche essere chiamate fiori stupendi. Il loro profumo e la loro bellezza sono noti soltanto a coloro che si avvicinano ad essi, ne aspirano la fragranza e ne aprono la corolla con una attenta e seria meditazione.

61) San Domenico distribuì la vita di Nostro Signore e della Vergine santa in quindici misteri che ci presentano le loro virtù e le principali azioni. Sono quindici quadri, le cui scene ci devono servire di regola e di guida nel nostro modo di vivere; quindici fiaccole per far luce ai nostri passi in questo mondo. Sono quindici specchi luminosi adatti per conoscere Gesù e Maria, per conoscere noi stessi e per accendere nel nostro cuore il fuoco del loro amore; quindici fornaci per consumarci totalmente nelle loro celesti fiamme.
Fu la Vergine santa ad insegnare a san Domenico questo eccellente modo di pregare quando gli ordinò di predicarlo per risvegliare la pietà dei cristiani e per far rivivere nei cuori l'amore per Gesù Cristo. Lo insegnò anche al beato Alano della Rupe: "La recita di centocinquanta Ave Maria è una preghiera molto utile - gli aveva detto - ed è un omaggio che gradisco immensamente. E questa recita del Saluto angelico mi piace ancor di più se coloro che la praticano vi uniranno la meditazione della vita, della passione e della gloria di Gesù Cristo, poiché tale meditazione è l'anima di questa preghiera". Infatti, senza la meditazione dei sacri misteri della nostra redenzione, il Rosario sarebbe quasi come un corpo senz'anima, una materia eccellente priva di forma, poiché è proprio la meditazione che distingue il Rosario dalle altre devozioni.

62) La prima parte del Rosario contiene cinque misteri: il primo è l'Annunciazione dell'arcangelo Gabriele alla Vergine, il secondo è la Visitazione di Maria a santa Elisabetta, il terzo è la Nascita di Gesù Cristo, il quarto è la Presentazione del bambino Gesù al tempio e la Purificazione della santa Vergine, il quinto è il Ritrovamento di Gesù nel tempio fra i dottori. Questi misteri si chiamano gaudiosi a causa della gioia che recarono all'universo intero. La Vergine santa e gli angeli furono inondati di gioia nel felice istante in cui il Figlio di Dio si incarnò. Santa Elisabetta e san Giovanni Battista furono pieni di gioia per la visita di Gesù e di Maria. Il cielo e la terra si rallegrarono alla nascita del Salvatore. Simeone fu consolato e riempito di gioia quando ricevette Gesù fra le braccia. I dottori erano rapiti di ammirazione nell'ascoltare le risposte di Gesù. E chi saprà esprimere la gioia di Maria e di Giuseppe nel ritrovare Gesù dopo tre giorni di assenza?

63) La seconda parte del Rosario si compone anch'essa di cinque misteri, detti Misteri dolorosi perché ci presentano Gesù oppresso dalla tristezza, coperto di piaghe, carico di obbrobri, di dolori e di tormenti. Il primo di tali misteri è la preghiera di Gesù e la sua Agonia nel giardino degli Ulivi, il secondo la sua Flagellazione, il terzo la sua Coronazione di spine, il quarto la Salita di Gesù al Calvario, carico della Croce; il quinto la sua Crocifissione e morte sul Calvario.

64) La terza parte del Rosario contiene cinque altri misteri detti gloriosi perché in essi contempliamo Gesù e Maria nel trionfo e nella gloria. Il primo è la Risurrezione di Gesù Cristo, il secondo la sua Ascensione al cielo, il terzo la Discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, il quarto l'Assunzione della gloriosa Vergine, il quinto la sua Incoronazione.
Sono questi i quindici fiori profumati del Roseto mistico sui quali le anime pie amano posarsi come api industriose per coglierne il succo mirabile e comporre il miele di una solida devozione.

22ª Rosa

La meditazione dei misteri ci rende conformi a Gesù.

65) Principale premura dell'anima cristiana è di tendere alla perfezione: "Fatevi, dunque, imitatori di Dio quali figli carissimi" (Ef 5,1), ci dice il grande Apostolo. È un obbligo, questo, contenuto nell'eterno decreto della nostra predestinazione come l'unico mezzo ordinato al conseguimento della gloria eterna.
San Gregorio Nisseno dice garbatamente che noi siamo pittori. La nostra anima è la tela preparata su cui passano i pennelli, le virtù sono i colori che servono per dar risalto, l'originale da riprodurre è Gesù Cristo, immagine viva e rappresentazione perfetta dell'eterno Padre. Come, dunque, un pittore per eseguire il ritratto dal vero si pone davanti all'originale e ad ogni pennellata lo osserva, così il cristiano deve sempre tener presenti la vita e le virtù di Gesù Cristo per dire, pensare e fare soltanto ciò che è conforme ad esse.

66) Per aiutarci nell'importante opera della nostra predestinazione, la Vergine santa ordinò a san Domenico di esporre ai fedeli che recitano il Rosario i sacri misteri della vita di Gesù Cristo, non soltanto perché adorino e glorifichino Nostro Signore, ma soprattutto perché regolino la loro vita sulle virtù di lui.
I bambini infatti imitano i loro genitori osservandoli e conversando con loro e ne imparano il modo di esprimersi ascoltandoli parlare. Un apprendista impara l'arte guardando lavorare il maestro. Così i fedeli confratelli del Rosario, meditando devotamente le virtù di Gesù Cristo nei quindici misteri della sua vita, diventano somiglianti al divino Maestro con l'aiuto della sua grazia e per l'intercessione della Vergine santa.

67) Se Mosè ordinò al popolo ebreo da parte di Dio stesso di non dimenticare mai i benefici di cui l'aveva colmato, a maggior ragione il Figlio di Dio può comandarci di imprimere nel nostro cuore e di avere costantemente davanti agli occhi i misteri della sua vita, passione e gloria. Questi infatti sono altrettanti benefici dei quali ci favorì e con i quali ci mostrò l'eccesso del suo amore per la nostra salvezza.
"Voi tutti che passate per la via - ci dice - considerate e osservate se ci sono dolori simili ai dolori che io ho sofferto per amor vostro (Lam 1,12). Ricordatevi della mia povertà e del mio annientamento, pensate all'assenzio e al fiele che presi per voi nella mia passione" (Lam 3,19). Queste parole e molte altre che si potrebbero ricordare, convincono abbastanza dell'obbligo che abbiamo di non contentarci di recitare vocalmente il Rosario in onore di Gesù Cristo e della Vergine santa, ma di recitarlo meditandone i sacri misteri.

23ª Rosa

Il Rosario, memoriale della vita e della morte di Gesù.

68) Gesù, il divino sposo della nostra anima, l'amico dolcissimo, desidera che ricordiamo i suoi benefici e li stimiamo sopra ogni cosa. Egli prova una gioia accidentale, come la Vergine e tutti i santi del paradiso, quando noi meditiamo devotamente e con amore i misteri del Rosario, che sono gli effetti più evidenti del suo amore per noi e i doni più ricchi che egli ci possa fare. Proprio per tali doni la Vergine stessa e tutti i santi godono della gloria eterna.
La beata Angela da Foligno un giorno pregò Nostro Signore che le insegnasse con quale esercizio avrebbe potuto onorarlo meglio. E Gesù le apparve appeso alla croce e le disse: "Figlia mia, osserva le mie piaghe". E così ella apprese dall'amabilissimo Salvatore che nulla gli era più gradito della meditazione sulle sue sofferenze. Poi Gesù le mostrò le ferite del capo, le rivelò parecchi particolari dei tormenti patiti, e soggiunse: "Tutto questo ho sofferto per la tua salvezza. Che cosa puoi fare tu che uguagli il mio amore per te?".

69) Il santo sacrificio della Messa onora infinitamente la SS. Trinità perché è ripresentazione della passione di Gesù Cristo ed è offerta da parte nostra dei meriti della sua obbedienza, delle sue sofferenze e del suo sangue. L'intera corte celeste ne riceve anch'essa una gloria accidentale. Parecchi autori, con san Tommaso, ci dicono che per lo stesso motivo, gli angeli gioiscono nel vedere i fedeli accostarsi alla Comunione: sia perché il SS. Sacramento è il memoriale della passione e morte di Gesù Cristo, sia perché con tale mezzo gli uomini partecipano ai frutti della redenzione e assicurano la propria salvezza.
Ora, il Rosario, recitato con la meditazione dei sacri misteri, è un sacrificio di lode a Dio per il beneficio della nostra Redenzione; è un devoto ricordo della sofferenza, della morte e della gloria di Gesù Cristo. È vero perciò, che il Rosario dà gloria e gioia accidentale a Gesù Cristo, alla Vergine santa e a tutti i beati, poiché essi nulla desiderano di più importante, per la nostra felicità eterna, che vederci impegnati in un esercizio tanto glorioso per il nostro Salvatore e tanto salutare per noi.

70) Il Vangelo ci assicura che un peccatore che si converte e fa penitenza procura gioia a tutti gli angeli. Se per rallegrare gli angeli basta che un peccatore lasci le vie del peccato e ne faccia penitenza, quale gioia, quale giubilo sarà per l'intera corte celeste, quale gloria per Gesù Cristo stesso vederci qui in terra meditare devotamente e con amore le sue umiliazioni, i suoi tormenti, la sua morte crudele e ignominiosa? Vi può essere qualcosa di più efficace per commuoverci e indurci a sincera penitenza?
Il cristiano che non medita sui misteri del Rosario dà prova di molta ingratitudine verso Gesù Cristo e rivela d'avere poca stima per quanto il divin Salvatore ha sofferto per la salvezza del mondo. Il suo contegno sembra dire che egli ignora la vita di Gesù Cristo, che si preoccupa ben poco di sapere ciò che egli fece e soffrì per salvarci. Un tale cristiano deve temere assai che, non avendo conosciuto Gesù Cristo o avendolo dimenticato, Egli lo respinga nel giorno del giudizio con quel rimprovero: "In verità ti dico, non ti conosco" (Mt 25,12).

Meditiamo, dunque, la vita e le sofferenze del Salvatore nel santo Rosario, impariamo a conoscerlo bene, a riconoscere i suoi benefici, affinché Egli ci riconosca per suoi figli e amici nel giorno del giudizio.

24ª Rosa

La meditazione dei misteri del Rosario, grande mezzo di perfezione.

71) I santi facevano oggetto principale di studio la vita di Gesù Cristo e ne meditavano le virtù e i patimenti: è così che giunsero alla perfezione cristiana.
San Bernardo incominciò da tale esercizio e vi perseverò sempre: "Dall'inizio della mia conversione - egli dice - io feci un mazzetto di mirra, composto dei dolori del mio Salvatore e me lo posi sul cuore pensando ai flagelli, alle spine e ai chiodi della passione. M'impegnai con tutto l'animo a meditare ogni giorno su questi misteri".

Questo era anche l'esercizio dei Martiri. Noi ammiriamo il modo con cui seppero trionfare dei più crudeli tormenti. Ma donde poteva venire - osserva san Bernardo - la mirabile costanza dei martiri se non dalle piaghe di Gesù Cristo, sulle quali essi frequentemente meditavano? Dov'era l'anima di questi generosi atleti, quando il loro sangue colava e i loro corpi erano straziati dai supplizi? Nelle piaghe di Gesù Cristo. E quelle piaghe li resero invincibili.

72) La santissima Madre del Salvatore meditò tutta la sua vita sulle virtù e le sofferenze del Figlio. Quando, alla nascita di lui, udì gli angeli cantare l'inno di gioia, quando vide i pastori adorarlo nella stalla, la sua anima, rapita di ammirazione, meditava su tutte quelle meraviglie. Ella confrontava le grandezze del Verbo incarnato con il suo profondo abbassamento, la paglia e la mangiatoia con il trono e il seno del Padre, la potenza e la sapienza di un Dio con la debolezza e la semplicità di un bambino.
La Vergine disse un giorno a santa Brigida: "Quando contemplavo la bellezza, la modestia e la sapienza di mio Figlio, l'anima mia era fuori di sé per la gioia. E quando consideravo che le sue mani e i suoi piedi sarebbero stati trafitti dai chiodi, versavo un torrente di lacrime e il cuore mi si spezzava per la tristezza e il dolore".

73) Dopo l'Ascensione di Gesù Cristo, la Vergine santa trascorse il resto della vita nel visitare i luoghi santificati dal Salvatore con la sua presenza e i suoi tormenti. E là meditava sull'eccesso della sua carità e sui rigori della sua passione. Lo stesso esercizio fece santa Maria Maddalena nei trent'anni che visse solitaria nella grotta. San Girolamo dice che questa era anche la devozione dei primi fedeli. "Da tutti i paesi del mondo - egli scrive - essi venivano in Terra Santa per imprimersi più profondamente nel cuore l'amore e il ricordo del Salvatore degli uomini, alla vista degli oggetti e dei luoghi consacrati dalla nascita, dalle fatiche, dalle sofferenze e dalla morte di lui".

74) Tutti i cristiani hanno una sola fede, adorano un solo Dio, sperano la stessa felicità nel cielo. Tutti conoscono un solo Mediatore, Gesù Cristo. Tutti devono imitare questo divino modello e perciò considerare i misteri della sua vita, delle sue virtù e della sua gloria.
È un errore credere che la meditazione delle verità della fede e dei misteri della vita di Gesù sia solo per i sacerdoti, per i religiosi e per coloro che si sono ritirati dalle preoccupazioni del mondo. Se i religiosi e gli ecclesiastici hanno l'obbligo di meditare sulle grandi verità della nostra santa religione perché rispondano degnamente alla loro vocazione, i secolari vi sono almeno altrettanto obbligati a causa dei pericoli di perdersi, nei quali si trovano ogni giorno. Devono perciò armarsi del ricordo assiduo della vita, delle virtù e delle sofferenze del Salvatore, che i quindici misteri del Rosario presentano.

25ª Rosa

Tesori di santificazione racchiusi nelle preghiere e nelle meditazioni del Rosario.

75) Nessuno mai potrà comprendere i tesori mirabili di santificazione contenuti nelle preghiere e nei misteri del Rosario. La meditazione dei misteri della vita e della morte di Nostro Signore Gesù Cristo è sorgente dei più meravigliosi frutti per chi vi si applica.
Oggi si vogliono cose che colpiscano, che commuovano, che producano nell'animo impressioni profonde. Ma esiste mai al mondo una storia più commovente di quella stupenda del Redentore, dispiegata al nostro sguardo nei quindici quadri che ricordano le grandi scene della vita, morte, gloria del Salvatore del mondo? Quali preghiere sono così eccellenti e sublimi come l'Orazione domenicale e l'Ave dell'angelo? In esse sono racchiusi tutti i nostri desideri, tutti i nostri bisogni.

76) La meditazione dei misteri e delle preghiere del Rosario è la più facile di tutte. Infatti la varietà delle virtù e degli stati di Gesù su cui a mano a mano si riflette, ricrea e fortifica in modo meraviglioso lo spirito e impedisce le distrazioni. I sapienti trovano in queste formule la dottrina più profonda, i semplici le istruzioni più familiari.
Prima di elevarsi al grado massimo della contemplazione bisogna passare per questa facile meditazione. Tale è il pensiero di san Tommaso d'Aquino; è il consiglio che egli suggerisce quando dice che bisogna prima allenarsi come in un campo di battaglia con l'acquisto di tutte le virtù, di cui abbiamo il modello perfetto nei misteri del santo Rosario. È infatti proprio in quella meditazione - dice il dotto Cajetano - che otterremo l'intima unione con Dio, senza la quale la contemplazione è soltanto un'illusione capace di sedurre le anime.

77) Se i falsi illuminati dei nostri giorni, i quietisti, avessero seguito questo consiglio, non avrebbero subito tante terribili cadute né causato tanti scandali nella pietà. È singolare illusione del demonio credere che esistano preghiere più sublimi del Padre nostro e dell'Ave Maria, e abbandonare queste preghiere divine che sono sostegno, forza e custodia dell'anima.
Convengo che non sempre è necessario recitarle vocalmente e che la preghiera interiore è, in certo senso, più perfetta della vocale, ma vi assicuro che è molto pericoloso, per non dire dannoso, abbandonare di propria iniziativa la recita del Rosario con il pretesto di una più perfetta unione con Dio. L'anima sottilmente orgogliosa, ingannata dal demonio meridiano, si sforza quanto le è possibile interiormente per elevarsi al grado sublime dell'orazione dei santi. Essa disprezza e trascura, perciò, i tradizionali metodi di preghiera che giudica buoni solo per le anime ordinarie; chiude da sé medesima l'orecchio al saluto di un angelo e perfino alla preghiera composta da Dio e da lui praticata e comandata: "Voi pregherete così: Padre nostro..." (Mt 6,9). E in tal modo cade da illusione in illusione, da precipizio in precipizio.

78) Credimi, caro confratello del Rosario, vuoi tu arrivare ad un alto grado di orazione, senza affettazioni e senza pericoli di cadere nelle illusioni del demonio, tanto comuni alle persone pie? Recita tutti i giorni, se puoi, il Rosario intero o almeno una parte. Può darsi che, per grazia di Dio, ci sei già arrivato: allora, se vuoi restarci e progredire nell'umiltà, conserva la pratica del santo Rosario. Un'anima fedele alla recita quotidiana del Rosario infatti, non sarà mai formalmente eretica né potrà essere ingannata dal demonio. È questa un'affermazione che sottoscriverei con il mio sangue.
Se poi Dio, per sua misericordia, ti attira a sé mentre dici il Rosario, tanto potentemente come fece con alcuni santi, lasciati pure attirare, abbandonati a lui, lascia che egli operi e preghi in te, e a modo suo reciti in te il Rosario; e questo ti sarà sufficiente per la giornata. Se invece sei solamente nella contemplazione attiva o orazione ordinaria di quiete, di presenza di Dio e di affetto, allora hai ancor meno motivo di tralasciare il Rosario. Ben lontano infatti dal farti retrocedere nell'orazione e nella virtù, esso ti sarà di meraviglioso aiuto, vera scala di Giacobbe dai quindici gradini per i quali salirai di virtù in virtù, di chiarezza in chiarezza e giungerai facilmente, senza illusioni, fino alla pienezza dell'età di Gesù Cristo.

26ª Rosa

79) Guardati bene dall'imitare l'ostinazione di quella devota di Roma di cui parlano Le Meraviglie del Rosario. Era costei tanto devota e fervorosa da confondere con la sua santa vita i religiosi più austeri della Chiesa di Dio. Un giorno volle consultare san Domenico ed essendosi perciò confessata da lui, questi le impose come penitenza la recita di un solo Rosario e la consigliò anche di recitarlo ogni giorno. Immediatamente lei prese a scusarsi: aveva i suoi esercizi, tutti ben regolati, acquistava ogni giorno l'indulgenza delle Stazioni di Roma, portava sempre il cilicio, si dava la disciplina più volte alla settimana, faceva tanti digiuni ed altre penitenze. San Domenico la esortò con insistenza a seguire il suo consiglio, ma lei non ne volle sapere. Uscì dal confessionale quasi scandalizzata dal modo di procedere di quel nuovo direttore che la voleva persuadere ad accettare una devozione contraria al suo gusto.
Qualche tempo dopo, stando in preghiera e rapita in estasi, ella vede la sua anima obbligata a comparire davanti al Giudice supremo. San Michele mette su un piatto della bilancia tutte le sue penitenze e preghiere e sull'altro i suoi peccati e le sue imperfezioni. Poi alza la bilancia ed ecco: il piatto delle buone opere sale, sale, e non può fare da contrappeso al piatto dei peccati e delle imperfezioni. Angosciata, ella implora misericordia e si rivolge alla Vergine santa, sua avvocata, la quale lascia cadere sul piatto delle buone opere l'unico Rosario che aveva recitato per penitenza. Questo è tanto pesante da stabilire l'equilibrio tra i peccati e le buone opere. In pari tempo la Vergine la rimprovera per essersi rifiutata di seguire il consiglio del suo servo Domenico di recitare ogni giorno il santo Rosario. Ritornata in sé la pia donna andò a gettarsi ai piedi di san Domenico e, raccontato quanto le era accaduto, gli chiese perdono per l'incredulità e promise di recitare il Rosario tutti i giorni. Giunse così alla perfezione cristiana ed alla gloria eterna.
O anime contemplative, imparate da questo fatto quanto sia efficace, preziosa e importante la pratica del santo Rosario con la meditazione dei misteri.

80) Chi più elevato nell'orazione di santa Maddalena, che sette volte al giorno era portata dagli angeli sul santo monte Pillon e che era stata alla scuola di Gesù e della sua santa Madre? Eppure un giorno ella chiese a Dio un mezzo efficace per avanzare nell'amore per lui e giungere alla più alta perfezione. L'arcangelo san Michele le disse da parte di Dio di non conoscerne altro che quello di considerare i misteri dolorosi ch'ella aveva visto svolgersi sotto i propri occhi, ai piedi di una croce ch'egli piantò davanti alla grotta dove lei era rifugiata.
L'esempio di san Francesco di Sales, il grande direttore di anime spirituali del suo tempo, vi spinge a far parte della confraternita così santa del Rosario! Santo come era, egli si obbligò con voto a recitarlo per intero ogni giorno della sua vita. Anche san Carlo Borromeo lo recitava tutti i giorni e lo raccomandava con insistenza ai suoi sacerdoti, ai chierici del seminario e a tutto il popolo.
Il beato Pio V, uno dei più grandi Pontefici che governarono la Chiesa, recitava ogni giorno il Rosario. San Tommaso da Villanova arcivescovo di Valenza, sant'Ignazio, san Francesco Saverio, san Francesco Borgia, santa Teresa, san Filippo Neri e molti altri illustri personaggi che non nomino, si distinsero in questa devozione. Seguite il loro esempio, i vostri direttori spirituali ne saranno ben contenti, e se sono informati dei frutti che ne potete trarre, saranno i primi ad esortarvi.

27ª Rosa

81) Per invogliarti ancor più ad abbracciare questa devozione delle anime grandi, aggiungo che il Rosario recitato con la meditazione dei misteri: 1) ci eleva gradualmente alla perfetta conoscenza di Gesù Cristo; 2) purifica le nostre anime dal peccato; 3) ci rende vittoriosi su tutti i nostri nemici; 4) ci facilita la pratica delle virtù; 5) ci infiamma d'amore per Gesù Cristo; 6) ci arricchisce di grazie e di meriti; 7) ci fornisce di che pagare tutti i nostri debiti con Dio e con gli uomini, e infine, ci ottiene da Dio ogni sorta di grazie.

82) La conoscenza di Gesù Cristo è la scienza dei cristiani, la scienza della salvezza. Essa supera in eccellenza e in pregio - dice san Paolo - tutte le scienze umane (Fil 3,8): 1) per la dignità dell'oggetto, un Dio-uomo, al cui cospetto l'universo intero non è che una stilla di rugiada o un granello di sabbia; 2) per l'utilità, poiché le scienze umane ci riempiono solo del vento e del fumo dell'orgoglio; 3) per la sua necessità, poiché non è possibile salvarsi senza la conoscenza di Gesù Cristo, mentre chi ignora tutte le altre scienze ma è istruito nella scienza di Gesù Cristo, sarà salvo.
O Rosario benedetto, che ci dai questa scienza e conoscenza di Gesù Cristo facendocene meditare la vita, la morte, la passione e la gloria! La regina di Saba, ammirata per la saggezza di Salomone, esclamò: "Beati i tuoi uomini, beati questi tuoi ministri che stanno sempre davanti a te e ascoltano la tua saggezza!" (1 Re 10,8). Ma più felici sono i fedeli che meditano attentamente la vita, le virtù, le sofferenze e la gloria del Salvatore, perché acquistano con tale mezzo la perfetta conoscenza di lui nella quale consiste la vita eterna (Gv 17,3).

83) La Vergine santa rivelò al beato Alano che non appena san Domenico prese a predicare il Rosario, i peccatori più induriti si commossero e piansero amaramente le loro colpe. Perfino i giovanetti fecero delle incredibili penitenze. Ovunque predicava il Rosario, il fervore era tanto grande che i peccatori cambiarono condotta, edificando tutti con le penitenze e l'emendamento della loro vita.
Se quindi ti senti la coscienza gravata di colpe, prendi la corona e recita una parte del Rosario in onore di qualche mistero della vita, della passione o della gloria di Gesù Cristo. E sii convinto che mentre mediterai e onorerai quei misteri egli mostrerà al Padre celeste le sue sacre piaghe, sosterrà la tua causa e ti otterrà la contrizione ed il perdono dei peccati.
Disse un giorno Nostro Signore al beato Alano: "Se questi poveri peccatori recitassero spesso il mio Rosario parteciperebbero ai meriti della mia passione, ed io come loro Avvocato, placherei la divina giustizia".

84) La vita dell'uomo è una guerra ed una tentazione continua. Noi dobbiamo lottare non con nemici di carne e di sangue, ma contro le potenze stesse dell'inferno (Ef 6,12). Quali armi migliori impegneremo noi allora, se non la preghiera insegnataci dal nostro grande Capitano e il Saluto angelico che scacciò i demoni, distrusse il peccato e rinnovò il mondo? Se non la meditazione della vita, della passione di Gesù Cristo, del cui pensiero ci dobbiamo armare - come ordina san Pietro - per difenderci dagli stessi nemici che egli vinse e che ci assalgono ogni giorno?
"Da quando il demonio fu vinto dall'umiltà e dalla passione di Gesù Cristo - scrive il card. Hugues - non può quasi attaccare un'anima che sia armata della meditazione di questi misteri. E se l'attacca, ne è ignominiosamente vinto". "Rivestitevi dell'armatura di Dio" (Ef 6,11).

85) Impugnate quest'arma di Dio, il santo Rosario, e schiaccerete il capo al demonio, resisterete a tutte le tentazioni. Certamente è per questo motivo che anche la semplice corona materiale fa tanta paura al diavolo e i santi se ne sono spesso serviti per incatenarlo e scacciarlo dal corpo degli ossessi, come attestano molti fatti.

86) Un tale - narra il beato Alano - avendo tentato inutilmente ogni pratica devota per essere liberato dallo spirito maligno che lo possedeva, pensò di mettersi al collo la corona del Rosario. Ne ebbe sollievo. Constatando poi, che quando se la toglieva il demonio riprendeva a tormentarlo crudelmente, decise di portarla al collo giorno e notte. In tal modo scacciò per sempre il diavolo che non poteva sopportare quella terribile catena. Il beato Alano assicura inoltre di aver egli stesso liberato molti ossessi ponendo loro al collo la corona.

87) Il Padre Giovanni Amât, domenicano, predicava il quaresimale in una contrada del regno d'Aragona. Un giorno gli fu presentata una giovinetta posseduta dal demonio. Egli tentò più volte di esorcizzarla, ma non ottenendo alcun risultato le pose al collo la propria corona del Rosario. Immediatamente la fanciulla dette in smanie e in urla spaventose: "Via, via questi grani - gridava - che mi tormentano; toglietemeli". Per compassione verso la povera figliola il Padre gliela tolse. La notte seguente mentre questi riposava, gli stessi demoni che possedevano la giovane s'avventarono rabbiosamente su di lui per impadronirsi della sua persona. Egli, però, con la corona che teneva stretta in mano, nonostante gli sforzi che quelli facevano per strappargliela, li flagellò con energia e li mise in fuga con la ripetuta invocazione: "Santa Maria, Nostra Signora del Rosario, aiutami".
L'indomani, mentre si recava in chiesa, s'imbatté con l'infelice giovinetta tuttora posseduta dai demoni. Uno di questi gli disse burlandosi di lui: "Frate, se tu non avessi avuto la corona ti avremmo conciato per le feste". Il Padre allora gettò di nuovo la corona al collo della giovinetta dicendo: "Per i sacratissimi nomi di Gesù e di Maria sua Madre e per la virtù del santo Rosario, io vi comando, o maligni spiriti, di uscire subito da questo corpo". I diavoli furono costretti ad obbedire all'istante e la ragazza fu liberata.
Questi fatti dimostrano quanta sia la forza del santo Rosario per vincere ogni tentazione del demonio ed ogni pericolo di peccato, perché i grani benedetti della corona lo mettono in fuga.

28ª Rosa

88) Sant'Agostino assicura che non vi è esercizio tanto fruttuoso e utile per la salvezza quanto il pensare di frequente alle sofferenze di Nostro Signore. Il beato Alberto Magno, maestro di san Tommaso, seppe per rivelazione che il semplice ricordo, ossia la meditazione della passione di Gesù è più meritoria per il cristiano che digiunare a pane ed acqua ogni venerdì per un intero anno o disciplinarsi a sangue ogni settimana o recitare ogni giorno il Salterio. Quale sarà dunque il merito del Rosario che ci ricorda tutta la vita e la passione di Nostro Signore?
La Madonna rivelò un giorno al beato Alano della Rupe che dopo il santo sacrificio della Messa, la prima e più viva memoria della passione di Nostro Signore, non vi è devozione più eccellente e più meritoria del Rosario, il quale è come un secondo memoriale e una rappresentazione della vita e della passione di Gesù.

89) Il padre Dorland riferisce che la Vergine santa disse un giorno al venerabile Domenico, certosino, devotissimo del Rosario, residente a Treviri nel 1431: "Ogni volta che un fedele recita in stato di grazia il Rosario meditando i misteri della vita e della passione di Gesù, ottiene piena e totale remissione dei suoi peccati". Anche al beato Alano ella disse: "Sappi che sebbene siano già numerose le indulgenze concesse al mio Rosario, io ne aggiungerò molte altre per ogni cinquanta Ave Maria in favore di quanti le reciteranno in stato di grazia e devotamente in ginocchio. A chi avrà perservato nella recita del Rosario in quelle condizioni e meditandone i quindici misteri, otterrò al termine della sua vita, come ricompensa del buon servizio, che gli siano pienamente rimesse e la colpa e la pena di tutte le sue mancanze. Tutto ciò non ti sembri incredibile; mi è facile, poiché sono la Madre del Re dei cieli, che mi chiama piena di grazia, e se ne sono piena, ne distribuirò ampiamente ai miei cari figli".

90) San Domenico era tanto convinto dell'efficacia e del merito del Rosario che non imponeva quasi mai altra penitenza a chi si confessava da lui se non quella di recitarlo, come abbiamo visto sopra quando riferimmo di quella donna romana alla quale diede per penitenza un solo Rosario.
I confessori, anch'essi, se vogliono seguire l'esempio del grande santo, dovrebbero imporre ai loro penitenti il Rosario con la meditazione dei misteri, invece di altre penitenze che non sono così meritorie né così gradite a Dio e neppure tanto profittevoli alle anime per farle avanzare in virtù o tanto efficaci per impedire loro di ricadere nel peccato. Senza dire, poi, che recitando il Rosario si lucrano numerose indulgenze non annesse a molte altre devozioni.

91) Dice l'abate Blosio: "Sicuramente il Rosario con la meditazione della vita e della passione di Nostro Signore è graditissimo a Gesù e alla Vergine ed è molto efficace per ottenere ogni grazia. Perciò lo possiamo recitare per noi stessi o per coloro che a noi si raccomandano o anche per tutta la Chiesa. Ricorriamo dunque alla devozione del Rosario in ogni nostra necessità ed otterremo senza dubbio quanto avremo chiesto a Dio in ordine alla nostra salvezza".

29ª Rosa

92) Secondo san Dionigi, nulla di più divino, di più nobile, di più gradito a Dio quanto il cooperare alla salvezza delle anime e rovesciare i perfidi piani del demonio che tutto mette in opera per perderle. Questo fu il motivo per cui il Figlio di Dio scese sulla terra; egli, fondando la Chiesa, aveva distrutto il dominio di Satana. Purtroppo questo tiranno aveva ripreso forza esercitando crudele violenza sulle anime, nel secolo XI quando sorse l'eresia degli Albigesi, con tutti gli odi, le contese, i vizi più abominevoli che gli riuscì di far regnare nel mondo.
Quale il rimedio a questi grandi disordini? Come abbattere la forza di Satana? La Madonna, protettrice della Chiesa, per calmare la collera del Figlio, per estirpare l'eresia e riformare i costumi dei cristiani, offre come il mezzo più efficace la Confraternita del Rosario. E i fatti lo provarono: la carità si ravvivò, la frequenza ai sacramenti ritornò come nei primi secoli d'oro della Chiesa ed i costumi dei cristiani si riformarono.

93) Papa Leone X in una sua Bolla, dice che questa confraternita fu fondata ad onore di Dio e di Maria come un baluardo per stornare le sciagure che stavano per abbattersi sulla Chiesa. Gregorio XIII afferma che il Rosario fu dato dal cielo come un mezzo per calmare la collera divina ed implorare l'intercessione della Vergine santa. Giulio III aggiunge che il Rosario fu ispirato per aprirci più facilmente il cielo, grazie all'intercessione di lei. Paolo III e il beato Pio V dichiarano che il Rosario fu stabilito e dato ai fedeli perché potessero procurarsi più efficacemente il riposo e la consolazione spirituale. Chi dunque potrà trascurare di iscriversi ad una confraternita istituita per così nobili intenti?

94) Un giorno Padre Domenico, certosino, molto devoto del Rosario, vide il cielo aperto e tutta la corte celeste disposta in mirabile ordine. E udì cantare con dolcissima melodia il Rosario mentre si onorava ad ogni decina un mistero della vita, passione e gloria di Gesù Cristo e della Vergine santa. Egli notò che al santo nome di Maria tutti i beati inchinavano il capo e a quello di Gesù genuflettevano e ringraziavano Dio per i grandi benefici elargiti in cielo e in terra in virtù del Rosario. Vide pure la Vergine e i santi presentare a Dio i Rosari che i confratelli recitano sulla terra e pregano per tutti quelli che praticano questa devozione. Vide ancora innumerevoli corone di splendidi e profumati fiori preparate per chi recita con devozione il Rosario, le corone che essi medesimi stanno intessendo per esserne adorni in cielo.
La visione del pio certosino ricorda la visione del Discepolo prediletto che vide una moltitudine stragrande di angeli e di santi intenti a lodare e benedire Nostro Signore per quanto ha fatto e sofferto per la nostra salvezza. Ebbene, non è questo che fanno anche i devoti confratelli del Rosario?

95) Non è da credere che il Rosario sia buono soltanto per le donne, per i piccoli e gli ignoranti; esso è buono altresì per gli uomini e tra essi per i più ragguardevoli. Non appena san Domenico ebbe riferito a Papa Innocenzo III l'ordine ricevuto dal cielo di istituire questa confraternita, il Pontefice approvò ed esortò il santo a predicarla. Anzi volle farne parte egli stesso, e con lui diedero il proprio nome entusiasticamente gli stessi cardinali, tanto che Lopez non esita a dire: "Nessun sesso, nessuna età, nessuna condizione sociale, si è potuta sottrarre alla devozione del Rosario".
Sono, infatti, iscritti in questa confraternita persone di ogni categoria: duchi, principi, re, prelati, cardinali, sommi Pontefici. Troppo lungo sarebbe enumerarli. Perciò, caro lettore, se entrerai in questa confraternita parteciperai alla loro devozione, alle loro grazie sulla terra e alla loro gloria in cielo. Associato con loro nella devozione, avrai in comune anche la dignità.

30ª Rosa

96) Se i privilegi, le grazie e le indulgenze rendono raccomandabile una confraternita, si può dire che quella del Rosario è la più raccomandabile della Chiesa, poiché è la più favorita e arricchita di indulgenze. Dalla sua istituzione in poi quasi tutti i Papi hanno attinto dal tesoro della Chiesa per arricchirla. E poiché l'esempio persuade più delle parole e degli stessi benefici, essi testimoniarono la stima in cui tenevano questa santa confraternita, associandosi ad essa.
Ecco un breve compendio delle indulgenze accordate dai Sommi Pontefici alla confraternita, indulgenze confermate nuovamente dal Santo Padre Innocenzo XI il 31 luglio 1679 e comunicate, con permesso di pubblicarle, dall'arcivescovo di Parigi il 25 settembre dello stesso anno: 1) indulgenza plenaria nel giorno dell'iscrizione; 2) indulgenza plenaria in punto di morte; 3) indulgenza parziale di 10 anni e 10 quarantene per ciascuna delle tre corone; 4) indulgenza parziale di 7 giorni ogni volta che gli associati pronunceranno devotamente il nome di Gesù e di Maria; 5) indulgenza parziale di 7 anni e 7 quarantene a coloro che assisteranno con pietà alla processione del Rosario; 6) indulgenza plenaria nella prima domenica del mese e nelle feste di Nostro Signore e della Madonna a quanti veramente pentiti e confessati visiteranno la cappella del Rosario nella chiesa sede della confraternita; 7) indulgenza parziale di 100 giorni ai presenti al canto della Salve Regina; 8) indulgenza parziale di 100 giorni a coloro che con devozione e allo scopo di darne l'esempio, portano visibilmente la corona; 9) indulgenza plenaria nei giorni indicati per lucrarla ai confratelli ammalati o impediti di recarsi in chiesa, che, confessati e comunicati, reciteranno in giornata il Rosario o almeno una parte; 10) per un insigne e speciale favore verso i confratelli del Rosario, i Sommi Pontefici danno loro facoltà di lucrare le indulgenze delle chiese stazionali di Roma, con la semplice visita a cinque altari recitando davanti a ciascuno di essi cinque Pater e cinque Ave per il bene della Chiesa. Qualora nella chiesa sede della confraternita vi fossero solo uno o due altari, potranno recitare i 25 Pater e Ave davanti a quelli.

97) Gran favore per i confratelli del Rosario, poiché nelle chiese delle stazioni di Roma vi sono indulgenze plenarie, liberazioni di anime del purgatorio e molte altre grandi remissioni che essi possono acquistare senza fatica, senza spese, senza uscire dal proprio paese. Che se la confraternita non esistesse là dove essi dimorano, potrebbero egualmente acquistare le predette indulgenze, stando alla concessione di Leone X, con la visita a cinque altari in qualsiasi chiesa.
I giorni stabiliti e determinati per coloro che risiedono fuori Roma nei quali i confratelli possono lucrare queste indulgenze - secondo il decreto della Sacra Congregazione per le indulgenze, approvato dal Santo Padre il 7 marzo 1678, purché le condizioni siano esattamente osservate - sono: tutte le domeniche di Avvento; i tre giorni delle Quattro Tempora; la vigilia di Natale, la Messa di mezzanotte, dell'aurora e del giorno; le festività di santo Stefano, di san Giovanni evangelista, dei santi Innocenti, della Circoncisione e dell'Epifania; le tre domeniche prima della Quaresima, dal giorno delle Ceneri alla domenica in Albis inclusa; i tre giorni delle Rogazioni; il giorno dell'Ascensione; la vigilia di Pentecoste e tutti i giorni dell'ottava; i tre giorni delle Quattro Tempora di settembre.
Caro confratello del Rosario, vi sono altre innumerevoli indulgenze. Se le vuoi conoscere, leggi il sommario delle indulgenze accordate ai confratelli del Rosario, dove troverai pure i nomi dei Papi che le elargirono, l'anno della concessione e diversi particolari che qui non è possibile riferire.