Il Santo Rosario
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Meditazioni
(Dal libro: Il Santo Rosario meditato alla scuola del Beato Padre Pio)
Primo Mistero Gaudioso. L'Annunciazione dell'Angelo a Maria Vergine.

Consideriamo l'importanza vitale della virtu dell'umiltà, senza la quale "è impossibile piacere a Dio", infatti: "Dio resiste ai superbi; agli umili invece dà la sua grazia" (Gc 4,6).
Gesù ci invita anzitutto a imitarlo nella virtu dell'umiltà: "...imparate da me, che sono mite e umile di cuore" (Mt 11,29).
Maria, la madre perfetta di Dio, si riconosce l'umile serva del suo Signore. Il Beato Pio aveva sempre davanti a sé, come modello di perfetta umiltà, Maria ss.ma e diceva: "Quanto più le grazie e i favori di Gesù crescono nell'anima vostra, tanto più dovete umiliarvi, tenendo sempre voi l'umiltà della nostra celeste Madre, la quale nell'istante che diviene Madre di Dio, si dichiara serva ed ancella del medesimo Iddio.
Maria esce dalla mente di Dio pura e brillerà quale stella mattutina sull'umanità che fissa in lei lo sguardo, per esserci guida sicura e drizzare i nostri passi verso il sole divino Gesù" (Epist. III, 50; IV, 857).

Secondo Mistero Gaudioso. La Visita di Maria Vergine a Santa Elisabetta.

L'apostolo ed evangelista s. Giovanni ribadisce nelle sue lettere che "Dio è amore" (1 Gv 4,8) e chi ama Dio deve amare anche il suo fratello (1 Gv 4,20-21).
Gesù stesso non ha mai separato l'amore a Dio dall'amore al prossimo; piu ancora, Gesù-Dio ritiene fatto a sé tutto quello che si fa al piu piccolo; per questo l'amore concretizzato in opere buone o negato al piu piccolo costituirà il motivo dell'approvazione divina o della sua riprovazione (Mt 25,31-46).
San Paolo evidenzia le caratteristiche della carità: "La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1 Cor 13,4-7).

Terzo Mistero Gaudioso. La Nascita di Gesù.

Gesù è il Principe della pace preannunciato dai profeti e, alla sua nascita, gli angeli santi fecero udire la loro voce col canto, dicendo: "Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama" (Lc 2,14).
La pace è il segno inconfondibile della presenza e dell'azione di Dio; la pace è il dono stesso di Dio agli uomini da lui amati: "Vi lascio la pace, vi do la mia pace. Non come la dà il mondo, io la do a voi" (Gv 14,27).
Ricevendo Gesù, nello stesso tempo, riceviamo la pace, la sua pace; gli empi, invece, non possono sperimentare la beatitudine riservata ai figli di Dio: "Non v'è pace per gli empi, dice il mio Dio" (Is 57,21).

Quarto Mistero Gaudioso. La Presentazione di Gesù al Tempio.

Con Gesù ed in Gesù, per mezzo di Maria ss.ma, ogni eletto è stato presentato all'eterno Padre; Gesù ribadisce ai suoi apostoli l'unione vitale esistente tra lui e gli eletti: "Io sono la vite, voi i tralci" (Gv 15,5).
S. Paolo, da parte sua, ricorda questa grande verità rivelata da Gesù: "Tutti voi infatti siete figli di Dio per la fede in Cristo Gesù, poiché quanti siete stati battezzati in Cristo, vi siete rivestiti di Cristo.

Non c'è più Giudeo né Greco; non c'è più schiavo né libero; non c'è più uomo né donna, poiché tutti voi siete uno in Cristo Gesù" (Gal 3,26-28).

Quinto Mistero Gaudioso. Il Ritrovamento di Gesù nel Tempio.

Nella risposta di Gesù, a sua Madre, traspare il santo timore di Dio, che orienterà sempre il suo comportamento. L'evangelista Luca evidenzia che: "Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini" (Lc 2,52). Gli agiografi, mossi dallo Spirito Santo, hanno scritto: "Principio e radice della sapienza è temere il Signore" (Sir 1,12.18). Gesù, del resto, è la Sapienza in persona: "...Cristo potenza di Dio e sapienza di Dio" (1 Cor 1,24).
Gesù insegnerà sempre, con la vita e la parola, a vivere nel santo timore di Dio. A chi si presenta per servire il Signore ricorda che non si deve indugiare, ma è necessario essere pronti e zelanti ad eseguire i voleri di Dio, appena si manifestano: "E un altro dei discepoli gli disse: "Signore, permettimi di andar prima a seppellire mio padre". Ma Gesù gli rispose: "Seguimi e lascia i morti seppellire i loro morti"" (Mt 8,21-22).

Primo Mistero Doloroso. L'Agonia di Gesù nell'orto degli ulivi.

"Padre, se vuoi, allontana da me questo calice!" (Lc 22,42). Questa preghiera di Gesù, all'eterno Padre, viene intesa da alcuni come supplica mirante a stornare, se possibile, le sofferenze previste; altri, vedono, in quella supplica, la richiesta di Gesù al Padre di risparmiargli la visione dei dannati, cioè di coloro che, nonostante il suo tremendo sacrificio, liberamente e consapevolmente avrebbero rifiutato la salvezza a loro offerta.
Gesù ribadisce fino alla fine la sua totale e incondizionata adesione all'eterno Padre: "...non sia fatta la mia, ma la tua volontà" (Lc 22,42). Gesù lo aveva insegnato: per essere salvati ed entrare nel regno dei cieli è necessario fare la volontà di Dio: "Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21).

Secondo Mistero Doloroso. La Flagellazione di Gesù alla colonna.

Gesù aveva preparato i suoi discepoli ad affrontare le prove di questo mondo armati di pazienza e di prudenza: "Ecco: io vi mando come pecore in mezzo ai lupi; siate dunque prudenti come i serpenti e semplici come le colombe" (Mt 10,16).
Il seguace di Gesù deve predisporsi, senza meravigliarsi, a subire prove e tribolazioni, a imitazione del suo Maestro.
Esiste, infatti, una incompatibilità tra coloro che amano Dio e coloro che amano il mondo; Gesù aveva detto: "Nessuno può servire a due padroni: o odierà l'uno e amerà l'altro, o preferirà l'uno e disprezzerà l'altro: non potete servire a Dio e a Mammona" (Mt 6,24).
Per questo, prima della sua cattura, Gesù, aveva ricordato la realtà: "Se il mondo vi odia, sappiate che prima di voi ha odiato me. Se foste del mondo, il mondo amerebbe ciò che è suo; poiché invece non siete del mondo, ma io vi ho scelti dal mondo, per questo il mondo vi odia" (Gv 15,18-19).

Terzo Mistero Doloroso. La Coronazione di spine.

Gesù aveva istruito i suoi discepoli sulla necessità di alimentare la virtù della pazienza: "Avete inteso che fu detto: Occhio per occhio e dente per dente; ma io vi dico di non opporvi al malvagio; anzi se uno ti percuote la guancia destra, tu porgigli anche l'altra; e a chi ti vuol chiamare in giudizio per toglierti la tunica, tu lascia anche il mantello" (Mt 5,38-40).
S. Paolo evidenziando che la carità è il pił grande dei carismi, ne ribadisce le caratteristiche: "E se anche distribuissi tutte le mie sostanze e dessi il mio corpo per essere bruciato, ma non avessi la carità, niente mi giova. La carità è paziente, è benigna la carità; non è invidiosa la carità, non si vanta, non si gonfia, non manca di rispetto, non cerca il suo interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell'ingiustizia, ma si compiace della verità. Tutto copre, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta" (1 Cor 13,3-7).
"...noi ci vantiamo anche nelle tribolazioni, ben sapendo che la tribolazione produce pazienza, la pazienza una virtu provata e la virtu provata la speranza" (Rom 5,3-4).

Quarto Mistero Doloroso. Il Viaggio al Calvario di Gesù carico della Croce.

Alle donne che lo compiangevano, Gesù ricorda che bisogna considerare seriamente la realtà; infatti aveva affermato: "Io sono la vera vite (= legno verde) e il Padre mio è il vignaiolo. Ogni tralcio che in me non porta frutto, lo toglie... Chi non rimane in me viene gettato via come il tralcio e si secca (= legno secco), e poi lo raccolgono e lo gettano nel fuoco e lo bruciano" (Gv 15,1-2.6).
Gesù, piu volte, aveva raccomandato la necessità della perseveranza nelle opere buone, realizzando in tutto la volontà di Dio; per questo, anche prima della sua condanna esorta i suoi apostoli a rimanere uniti a lui: "Rimanete in me e io in voi. Come il tralcio non può far frutto da se stesso se non rimane nella vite, così anche voi se non rimanete in me" (Gv 15,4). "Chi persevererà sino alla fine, sarà salvato" (Mt 24,13).

Quinto Mistero Doloroso. La Crocifissione e Morte di Gesù.

San Paolo afferma che Gesù è "anche il capo del corpo, cioè della Chiesa" (Col 1,18), infatti, l'eterno Padre "in lui ci ha scelti prima della creazione del mondo" (Ef 1,4).
Poiché il peccato "produce la morte" (Gc 1,15), Gesù, a causa del peccato di tutte le membra del suo corpo, ha subito la morte "essendo stato lui stesso provato in ogni cosa, come noi, escluso il peccato" (Eb 4,15). La santissima Madre di Dio, Maria, vivendo in perfetta comunione di vita con Gesù, partecipò attivamente e meritoriamente alla redenzione compiuta dal figlio suo.
I santi inorridivano al pensiero del peccato, quale causa, anzitutto, degli atroci dolori di Gesù e di Maria e causa di rovina personale; per questo proponevano di accettare qualsiasi male pur di evitare il peccato: "La morte ma non peccati", proponeva il giovane san Domenico Savio.

Primo Mistero Glorioso. La Risurrezione di Gesù.

Le ultime parole di Gesù, sulla croce, furono di misericordia e di perdono. Le prime parole di Gesù, dopo la sua risurrezione, furono ancora di misericordia e di perdono: "Venne Gesù, si fermò in mezzo a loro e disse: "Pace a voi!". Detto questo, mostrò loro le mani e il costato. E i discepoli gioirono al vedere il Signore. Gesù disse loro di nuovo: "Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anch'io mando voi".
Dopo aver detto questo, alitò su di loro e disse: "Ricevete lo Spirito Santo; a chi rimetterete i peccati saranno rimessi e a chi non li rimetterete, resteranno non rimessi"" (Gv 20,19-23).
Gesù, prima di ascendere in cielo e di sedersi alla destra del Padre, così ordinò ai suoi discepoli: "Mi è stato dato ogni potere in cielo e in terra. Andate dunque e ammaestrate tutte le nazioni, battezzandole nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo, insegnando loro ad osservare tutto ciò che vi ho comandato. Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo" (Mt 28,19-20).

Con il sacramento del Battesimo, la creatura umana viene inserita in Cristo, diventa partecipe della sua vittoria sulla morte, su Satana e sul peccato e, se persevera sino alla fine nella volontà di Dio, diventa coerede con Cristo nel Regno dei cieli.
Nel sacramento della Confessione, ogni cristiano si incontra con Gesù risuscitato, nella persona del sacerdote; lo stesso Gesù-Dio non è venuto per condannare ma per salvare, suscitando in noi la conversione: "E Gesù le disse: "Neanch'io ti condanno; va' e d'ora in poi non peccare piu"" (Gv 8,11).
Gesù ha confidato a una santa suora il suo desiderio d'essere conosciuto per quello che è, non come un padre offeso per le ingratitudini dei suoi figli, ma come un padre buono che cerca in tutti i modi di far felici i suoi figli e che li cerca sempre, instancabilmente, come se non potesse essere felice senza di loro: "Il Padre mio opera sempre e anch'io opero" (Gv 5,17).

Secondo Mistero Glorioso. L'Ascensione di Gesù al Cielo.

Gli apostoli si attendevano una immediata restaurazione dell'ordine universale; Gesù ricorda che è doveroso "cercare prima di tutto il regno di Dio e la sua giustizia" (Cfr Mt 6,33).
Come il peccato e, con questo, ogni male è entrato nel mondo per libera scelta umana, allo stesso modo, liberamente, la creatura umana deve collaborare con Gesù per l'affermazione del suo regno di giustizia, di pace e di amore.
Gesù si è fatto nostro alleato, infinitamente potente contro ogni forza di male, ma impotente verso coloro che lo rifiutano preferendo il suo nemico.
Il Beato Pio dichiarava: "Umiliamoci e confessiamo pure che se Dio non fosse la nostra corazza ed il nostro scudo, noi saremmo immantinente trafitti da ogni specie di peccato. Egli è perciò che dobbiamo sempre tenerci in Dio colla perseveranza nei nostri santi esercizi.
D'altronde bisogna sempre aver coraggio, e se ci sopraggiunge qualche languore di spirito, corriamo ai piedi di Gesù in sacramento e mettiamoci tra i celesti profumi, e saremo indubitatamente rinvigoriti" (Epist. III, 502).
Il Beato Pio - come tutti i santi - considerava normale ciò che noi, invece, consideriamo anormale: "Mi vado alle volte domandando se vi siano delle anime che non si sentono bruciare il petto del fuoco divino, specialmente allorché si trovano dinanzi a lui in sacramento. A me sembra ciò impossibile... Forse quelle anime che dicono di non sentire questo fuoco, non l'avvertono a causa del loro cuore più grande" (Epist. I, 317).
E, ancora, ricorda: "La comunione spirituale, quando la sacramentale addiviene impossibile, supplisce in parte alla reale" (Epist. II, 208).

Terzo Mistero Glorioso. La Discesa dello Spirito Santo.

Prima della sua ascensione al cielo, Gesù ordina ai suoi apostoli di non allontanarsi da Gerusalemme, "ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre "quella, disse, che voi avete udito da me: Giovanni ha battezzato con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo, fra non molti giorni"" (At 1,4-5).
L'ordine impartito da Gesù ai suoi apostoli preannuncia l'esaudimento delle loro preghiere, infatti Gesù aveva detto: "Se dunque voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto piu il Padre vostro celeste darà lo Spirito Santo a coloro che glielo chiedono!" (Lc 11,13).
Gesù-Dio esige la preghiera-richiesta, da parte delle sue creature, come condizione indispensabile per ottenere grazie e benefici da Dio.

Con la preghiera la creatura umana rimane nella realtà-verità nei suoi rapporti con Dio, ed esercita, nello stesso tempo, il diritto che gli è concesso di usare della sua libertà come vuole: "Chiedete e vi sarà dato... Perché chi chiede ottiene" (Cfr Lc 11,5-13).
Negli Atti degli Apostoli si legge che gli stessi apostoli "erano assidui e concordi nella preghiera, insieme con alcune donne e con Maria, la madre di Gesù e con i fratelli di lui" (At 1,14).

Questo atteggiamento di infanzia spirituale richiesto da Gesù, come condizione per essere rigenerati per il regno dei cieli, era costante nella prima comunità cristiana: "In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come bambini, non entrerete nel regno dei cieli" (Mt 18,3). Anche la persona avanzata in età, come lo erano alcuni degli apostoli, che volentieri rinuncia ai propri progetti, per permettere a Dio di plasmarla secondo i suoi voleri divini, si rinnova e raggiunge veramente il fine per il quale è stata creata (Cfr Gal 6,14-18).

Quarto Mistero Glorioso. L'Assunzione di Maria Vergine al Cielo.

Nella vita della Madre di Dio, Maria sempre vergine, possiamo contemplare quale sarebbe stata l'esistenza umana su questa terra, se non ci fosse stato il peccato. Certamente la Madre di Dio ha sofferto con Gesù, piu di qualsiasi altra creatura, a causa dei peccati dell'umanità, ma non ha sofferto la condanna di Eva nel portare e nel dare alla luce il Figlio di Dio; né ha conosciuto il rimorso che segue alla colpa e che rende diffidenti nei confronti del Creatore, di se stessi, degli altri e delle cose; né ha conosciuto l'angoscia di dover affrontare la morte e l'incontro con il Giudice divino.
Al contrario ha sperimentato una continua familiarità con Dio Trinità, una unione unica e irrepetibile, al punto che non può immaginarsi neppure una momentanea separazione della Madre dal Figlio.
La Sacra Scrittura stessa ci presenta la Madre di Dio unita strettamente al Figlio divino e sempre partecipe della sua sorte.
Gesù, come perfettissimo uomo e figlio osservante della legge divina, oltre all'eterno Padre, non poteva non onorare in modo sublime ed ineffabile anche la Madre, preservandola dall'umiliazione della corruzione nel sepolcro. Inoltre, all'inizio del XX secolo, a Fatima, Gesù-Dio ha voluto esaltare Maria come Madre della Chiesa e dell'umanità; è volontà di Dio che si diffonda nel mondo la devozione al suo Cuore Immacolato, come ha dichiarato la Madonna ai tre pastorelli: Lucia, ancora vivente, e Giacinta e Francesco, beatificati il 13 maggio 2000.
Chi accoglierà l'invito divino a consacrarsi al Cuore Immacolato di Maria, riconoscendola come Madre di Dio e della Chiesa, sarà preservato dall'errore nel tempo e conseguirà la vita eterna. Facciamo tesoro dei mezzi donatici dalla misericordia divina: pratica dei primi cinque sabati del mese, in onore della Madre di Dio; pratica dei primi nove venerdì del mese, in onore del sacratissimo Cuore di Gesù; con questi semplici mezzi ci viene promessa la perseveranza finale nella grazia di Dio e ci viene assicurata l'assistenza, con tutte le grazie necessarie alla salvezza, in punto di morte.
Giustamente il Beato Pio affermava che, chi pratica la devozione al sacratissimo Cuore di Gesù e al Cuore Immacolato di Maria ss.ma, si assicura il paradiso (Epist. III, 50; IV, 857).

Quinto Mistero Glorioso. L'Incoronazione di Maria Vergine.

Gesù, all'inizio della sua predicazione, aveva affermato che per entrare nel regno dei cieli ci vuole una grande determinazione: "Dai giorni di Giovanni il Battista fino ad ora, il regno dei cieli soffre violenza e i violenti se ne impadroniscono" (Mt 11,12).
Naturalmente la violenza che bisogna esercitare è rivolta contro i tre nemici classici dell'uomo: satana, il mondo e la carne. Sono i nemici del Dio vivo e dell'uomo vivente in Dio; essi producono la morte: "La morte è entrata nel mondo per invidia del diavolo" (Sap 2,24).
Il mondo va inteso come l'insieme delle persone che si oppongono a Dio e alle leggi del suo Regno. I nemici interni all'uomo: amor proprio; triplice concupiscenza: della carne, degli occhi e superbia della vita (Cfr 1 Gv 2,15-17).
Per questo Gesù, a chi desiderava seguirlo, richiedeva necessariamente il rinnegamento di se stessi: "Se qualcuno vuol venire dietro a me rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua. Perché chi vorrà salvare la propria vita (= in contrasto con le leggi di vita di Dio), la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia, la troverà" (Mt 16,24-25).

Per questo, come si afferma nel libro degli Atti degli Apostoli: "... è necessario attraversare molte tribolazioni per entrare nel regno di Dio" (At 14,22) e, in paradiso, come viene descritto dall'Apocalisse, i biancovestiti vengono additati come coloro "che sono passati attraverso la grande tribolazione e hanno lavato le loro vesti rendendole candide col sangue dell'Agnello" (Ap 7,14).

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