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Primo
Mistero Glorioso.
La Risurrezione di Gesù. |
1. Considera,
anima mia, come Nicodemo e il nobile e ricco Giuseppe d'Arimatea, membro
del Consiglio dei Giudei, deposero Gesù, avvolto in una bianca sindone con lenzuola di
lino tra gli aromi, in un sepolcro nuovo che era stato scavato in un masso. Ribaltarono una
gran pietra sulla bocca del sepolcro, e si ritirarono. Ma i Principi dei Sacerdoti e dei
Farisei, ricordando la profezia di Gesù, che sarebbe risorto al terzo giorno, ottennero da
Pilato che il luogo fosse custodito da guardie: "Ed essi andarono e assicurarono il
sepolcro, sigillando la pietra e mettendovi la guardia" (Mt 27,66). Quanto sono corte le
nostre vedute, o mio Dio! O prudenza umana, come sei debole contro il Signore! Tu
servirai alla tua confusione e alla gloria di Lui. Gesù, morto il Venerdì Santo, risuscita il
terzo giorno per virtù della sua divinità. L'anima sua santissima, disgiunta dal suo Corpo,
restò sempre unita alla Divinità, e fu sempre l'anima di un Dio. Quel sacro Corpo, benché
separato dall'anima, stava sempre unito alla Divinità, era sempre il Corpo di un Dio,
degno, anche in stato di morte, dell'adorazione degli uomini e degli Angeli. Gesù discese
nel Limbo come Dio e liberatore.
Immagina, anima mia, come già da lungo tempo lo
aspettavano quelle anime sante, e alcune di loro, come quella di Abele, sin dal principio
del mondo. Considera con quale amore e con quale riconoscenza i Santi dell'antico
Testamento, al vedere il Salvatore, gli porsero le loro adorazioni e ringraziamenti. Tu pure
devi ricopiarli in te nel desiderio di vederti introdotta un giorno in Paradiso per i meriti del
tuo Redentore.
Il
sacratissimo Corpo di Gesù riposò tre giorni nel sepolcro, perché Egli col
patire e morire aveva liberato dalla morte eterna gli uomini delle tre età del mondo, vissuti
pienamente sotto la Legge di Natura, sotto la Legge Mosaica, e che sarebbero per vivere
nella Legge della Grazia.
Spuntava appena l'alba del terzo giorno, e Gesù in un istante
risorge da morte ed esce dalla tomba chiusa, come era uscito dal seno immacolato di sua
Madre, e come fra poco sarebbe entrato nel Cenacolo a porte chiuse. Come Dio
onnipotente, non volle palesare il modo della sua risurrezione, ma operò in segreto. Essa,
come appartenente all'ordine soprannaturale, doveva essere rivelata all'uomo per mezzo
degli Angeli. "Ed ecco che vi fu un gran terremoto; un angelo del Signore, sceso dal cielo
si accostò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa.
Il suo aspetto era come la
folgore, e il suo vestito bianco come la neve" (Mt 28,2-3). Bastò un solo Angelo ad
atterrire tutti i soldati, che erano di guardia al sepolcro, e rovesciarli come morti per terra,
sì che tutti fuggirono.
Venite, Sacerdoti, Scribi e Farisei, vedete in quale stato sono ridotti
coloro che voi avete armati contro un uomo morto, che dicevate seduttore. Il vostro
esempio è stato seguito dai nostri empi, che credono di calmare l'inquietudine che li
divora, ponendo Gesù nel numero di uomini segnalati, come Numa, Mosè, Maometto. Ma
chi dei vostri eroi favolosi poté mai dire, quand'era ancora vivo: Dopo tre giorni risusciterò?
Questa portentosa parola era riservata per il vero Figlio di Dio: né la favola, né l'empietà,
né i demoni, né gli uomini, per quanto sublimi e potenti, hanno potuto immaginare cosa
simile! Nessuno ha toccato i vostri soldati, nessuno ha detto loro una parola; ed ecco
come sono ridotti, solamente per quello che hanno veduto. Se non sono morti, se loro si
permette di alzarsi e fuggirsene, è al solo fine che voi intendiate da loro medesimi la vostra
sconfitta e la vostra vergogna, per esser testimoni irrefragabili della sua Risurrezione,
affinché gli uomini tutti intendessero che, se lo avevano veduto soffrire flagelli, spine e
morte, era stato solo perché Egli lo aveva voluto. Voi non siete degni d'intendere il Mistero
della Risurrezione dalle testimonianze prescelte da Dio.
O vero Figlio di Dio, che
consolazione è questa per me e per noi tutti, che in Te fermamente crediamo! La tua
Risurrezione, o glorioso mio Salvatore, riempiva pure i tuoi nemici di spavento: quanto a
me non mi ispira altro che giubilo e somma consolazione, perché quella tua Risurrezione
mi assicura la mia riconciliazione con Dio, e quindi la mia giustificazione. La tua è modello
della risurrezione delle anime nostre alla grazia, e della risurrezione finale. E come Tu
risorgendo prendesti nuova vita, così noi pure risorti dal peccato alla grazia, viviamo di una
vita nuova. Aiutami, o Signore, a vincere gli ostacoli che mi si frappongono ancora.
Rimuovi i nemici di mia salvezza, spedisci a me i tuoi santi Angeli, e ispira Tu solo le mie
scelte sino al momento in cui mi ti manifesterai nella beata eternità.
2. Osserva, anima mia, come la Maddalena soffre di doversi staccare dal sepolcro dell'amato
Maestro. Il venerdì sera bagna quella tomba delle sue lacrime; e alla tomba la sorprende
il riposo del sabato. Il sabato sera ritorna al sepolcro, né lo lascia, se non per
andare a comprare aromi, e ritornarvi la domenica mattina. Nobile esempio della vera
conversione a Dio! Modello del cuore umano, fragile sì, ma reso forte dell'amore di Dio! La
vera carità non si estingue con la morte della persona amata, perché
"l'amore è più forte
della morte" (Cfr. Ct 8,6).
È ancora notte, e la luna nella sua pienezza continua a spargere
una chiara luce sulla terra, allorché Maddalena sveglia le sue compagne e le sollecita a
mettersi in cammino con lei. Maddalena previene il giorno, poiché per lei le ore scorrono
troppo lentamente. Ohimè, quando io vado a Gesù Cristo per ricevere il vivo suo Corpo,
perché non ho i medesimi desideri, la santa impazienza e la devota premura di Maddalena
per il Corpo di Gesù sepolto? Io ne sono così lontano perché non ho il suo amore! Imitane,
anima mia, il fervore col visitare spesso il tuo Gesù in sacramento: ivi sfoga i teneri
sentimenti di amore e i desideri ardenti di riceverlo, e per Comunione spirituale
abbracciarlo internamente quanto più spesso puoi nella giornata,
nell'interruzione del
sonno durante la notte, e al primo destarti del mattino.
"Maria di Magdala si recò al
sepolcro di buon mattino, quando era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata
dal sepolcro..." (Gv 20,1). Il primo oggetto che le fa impressione è la grossa pietra
(sigillata per ordine dei Pontefici) fuori dal suo posto e rovesciata. Ella si avanza, spinge
gli sguardi sin dentro al sepolcro, e vede che il Corpo del suo divin Maestro non vi è più.
Che colpo al suo cuore! Senza dubbio, ella pensa, qualcuno nella notte l'ha preso; ma
dove ricercarlo? "Corse allora e andò da Simon Pietro e dall'altro discepolo, quello che
Gesù amava, e disse loro: "Hanno portato via il Signore dal sepolcro e non sappiamo dove
l'hanno posto!".
Uscì allora Simon Pietro insieme all'altro discepolo, e si recarono al
sepolcro.
Correvano insieme tutti e due, ma l'altro discepolo corse più veloce di Pietro e
giunse per primo al sepolcro.
Chinatosi, vide le bende per terra, ma non entrò. Giunse
intanto anche Simon Pietro che lo seguiva ed entrò nel sepolcro e vide le bende per terra,
e il sudario, che gli era stato posto sul capo, non per terra con le bende, ma piegato in un
luogo a parte.
Allora entrò anche l'altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e
vide e credette. Non avevano infatti ancora compreso la Scrittura, che Egli cioè doveva
risuscitare dai morti.
I discepoli intanto se ne tornarono di nuovo a
casa" (Gv 20,2-10).
Considera, anima mia, il dolore di Maddalena nel non trovare Gesù; ed apprendi
quale deve essere il dolore di un cuore che vuole veramente convertirsi a Dio. Ella non si
parte da quel luogo, "ma stava all'esterno, vicino al sepolcro e piangeva. Mentre piangeva,
si chinò verso il sepolcro..." (Gv 20,11). È abbandonata
da tutti, né altro più le rimane che il suo dolore
e le sue lacrime. Quante ne versò! Quante volte
chiamò il suo divino Maestro! Quante volte
ripeté il suo adorabile nome! O cuore lacerato,
o anima desolata, perché te ne stai in un luogo
per te così triste? Perché guardi ancora in un
sepolcro dove più non si trova il tuo Maestro?
Ah! se cercassimo Gesù, come Maddalena; se,
dopo aver perduto la sua grazia per il peccato,
o le consolazioni del suo amore per la nostra
tiepidezza, sentissimo, come Maddalena, la
grandezza della nostra perdita; se, come lei,
persistessimo nel cercare Gesù, e lo chiamassimo
con le nostre lacrime; al pari di essa noi lo
ritroveremmo, e con un'abbondanza di gioia
che sorpasserebbe tutte le nostre speranze.
Mio Dio, oggi io ricordo il giorno della tua
gloriosa Risurrezione, ed oggi dev'essere il
giorno della perfetta mia conversione a Te.
Lo comprendo: al sepolcro vanno a trovarsi
i cuori più innamorati di Te, Pietro, Giovanni e
Maddalena con le altre pie Donne; e Tu vuoi
che col morire a me stesso, col seppellire le mie
malsane voglie, con l'esercizio della mortificazione,
io ti ritrovi. Fammi, dunque, la grazia di
morire a me stesso, per poi risorgere con te, e
quindi condurre una vita simile alla tua, cioè,
una vita nuova, divina, immortale: nuova per il
cambiamento della mia condotta, divina per la
purità dei sentimenti, immortale per la perseveranza
nel bene. Opera in me, o mio Dio, questo
fortunato cambiamento. Fammi passare dalla
morte alla vita, dalle tenebre alla luce, da una
vita imperfetta ad una vita perfetta e degna di te.
3. Considera, anima mia, che un'altra qualità
di un cuore convertito a Dio è l'indifferenza
per tutto ciò che non è Gesù. Dio solo, non altri
che Dio: questo è il suo motto, questo l'esercizio
quotidiano, il suo sospiro, il principio di ogni
desiderio. Nessun altro affetto, nessun altro interesse
deve occupare il cuore, e Gesù ben presto
verrà a stabilirvi il suo regno. Specchiati nella
Maddalena.
"E vide due angeli in bianche vesti, seduti l'uno
dalla parte del capo e l'altro dei piedi, dove era stato
posto il corpo di Gesù.
Ed essi le dissero:
"Donna perché
piangi?". Rispose loro: "Hanno
portato via il mio Signore e non so dove l'hanno posto"" (Gv 20,12-13).
Non si dà pace, non si sbigottisce all'improvvisa apparizione dei due angeli, non è
abbagliata dalla loro bellezza, né esaltata dalle loro parole. Li vede, li sente, risponde, e
non parla per altro, che per sapere da loro dov'è Gesù, disposta a lasciare gli angeli per
un giardiniere, se questi le può dare schiarimenti. Crede che tutti sanno la causa del suo
pianto; scambia Gesù stesso per l'ortolano; si offre a prender da sola il corpo morto di lui,
quasi fosse un fiore. "Signore se l'hai portato via tu, dimmi dove l'hai posto, ed io andrò a
prenderlo" (Gv 20,15).
Quanto è ardimentoso il vero amore! Tutto gli sembra facile: gli si
presentino i peggiori strazi, li sostiene con lo stesso coraggio, qual si fece vedere in tanti
milioni di martiri. E che farà ella a sentire la voce del suo Maestro che la chiama per
nome? Ella che non si era mai staccata dalla croce del suo Gesù, né sapeva staccarsi
dalla sua tomba?
Mira, anima mia, quali sono i sublimi effetti della vera conversione del
cuore. Diviene questo allora il trono delle compiacenze e delle delizie della SS. Trinità,
l'oggetto dei suoi favori, l'ammirazione degli angeli. Guardalo in Maddalena. Con quale
compiacenza questo divino Salvatore vede i sentimenti di lei, i suoi desideri, il suo amore,
la sua perseveranza e l'ardore del suo coraggio, onde è disposta ad intraprendere ogni
cosa! Egli ricompensa l'amore delle anime che a lui si convertono, riempiendo il loro cuore
della gioia più pura e più ineffabile. Se Gesù vedesse in me le generose disposizioni della
Maddalena, che cosa non mi farebbe?... Ma, accade tutto il contrario! Per piacere al
mondo e per soddisfare le mie passioni intraprendo cose superiori alle mie forze. Solo per
il servizio di Dio e per acquistare la perfezione, vado allegando la mia impotenza e la mia
debolezza!
O Gesù, io ti riconosco per vero mio Maestro, e Tu degnati di riconoscere me
per tuo discepolo. Manifestati al mio cuore, e accendilo del tuo divino amore. Che é mai
questo che io ascolto dalla tua divina bocca, o mio Signore? "Va' dai miei fratelli"... O
Signore, avevi detto che più non li chiameresti tuoi servi, ma tuoi amici: ed ora li chiami
fratelli?... O carità ardente del mio Salvatore! Chiama fratelli coloro che pochi giorni prima
erano fuggiti da lui per paura, lasciandolo in potere dei suoi nemici! O mio benefattore, Tu
non ti lagni di essi, né mandi loro rimproveri, ma il titolo affettuoso di fratelli? Tu nomini
Pietro con distinzione per rassicurarlo del perdono già datogli, e onorarlo quale capo degli
apostoli. Amore di Gesù, quanto sei sviscerato verso i figli degli uomini, sempre dolce,
sempre amorevole verso i peccatori! E chi è quel peccatore sì stolto e indurito, che non
venga a gettarsi ai piedi del migliore dei padri, sempre benigno e compassionevole verso i
figli traviati?
Pietro ebbe subito il perdono della sua colpa, perché il venerdì era caduto, ma
subito si pentì e corse a prostrarsi ai piedi della Santissima Vergine, dicendole, certo con
grandi lacrime: Perdona, Signora, a questo servo infedele, che per umano timore ha
disconosciuto il suo Dio, tuo Figlio! E Maria lo consolò; ed egli non ebbe più un minimo
dubbio di averlo ricevuto ancora da Gesù, perché Gesù mai non si oppone a ciò che vuole
sua Madre.
Anima mia peccatrice, se per le tante tue ricadute non hai coraggio di far
ricorso a Gesù, benché sì dolce e compassionevole, ricorri alla Madre, che è la fonte delle
divine misericordie: va' ai piedi suoi con fiducia, ed Ella ti otterrà dal Figlio i mezzi per
uscire dal peccato e la grazia di una sincera conversione. Gesù Cristo, avendo preso da
Maria quell'Umanità santissima che ha sacrificato per la nostra Redenzione, a Lei ha
consegnato tutti i tesori dei meriti acquistati nel corso della sua mortale vita.
O Maria, Tu
fosti la prima a ricevere da Gesù la consolazione di vederlo risorto, ché Madre Santissima
di Lui, più di ogni altro avevi partecipato alla sua Passione. Tu per prima lo vedesti in tutto
lo splendore della sua gloria, tra gli angeli e le anime dei santi, come fosti l'ultima a
lasciare la sua croce, quando, morto e sfigurato, lo stringesti tra le braccia.
Te Egli
ringraziò di quanto avevi sofferto nel corso di trentatré anni: dei disagi durissimi in
Betlemme, del rifiuto degli uomini, dell'abiezione, della povertà, della fuga tra gli stranieri e
dell'amara partecipazione a tutti i dolori, quale corredentrice del genere umano. Tu fammi
parte di questo gaudio nello spirito, e adempi il desiderio ardente del mio cuore: convertilo
tutto a Dio, trailo tutto a te, ed imprimi su di esso tutti i dolori e la passione del tuo Signore
crocifisso. Amen.
VIRTÙ
- Conversione del cuore a Dio
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Secondo
Mistero Glorioso.
L'Ascensione di Gesù al Cielo. |
1. Considera, anima mia, come Gesù risorto vuole rimanere glorioso sulla terra quaranta
giorni, e mostrarsi visibile ai suoi Discepoli per confermarli nella fede della sua vera e reale
Resurrezione. Ma non volle essere sempre manifesto, per avvezzarli a crederlo anche
senza vederlo, come lo crediamo noi presente quale Dio in ogni luogo, e quale Dio-Uomo
nel Sacramento eucaristico.
Volle Gesù glorioso rimanere sulla terra per quaranta giorni
quasi a compensare le tante lacrime e i sospiri dei giusti nei quaranta secoli che l'avevano
aspettato.
Giunse finalmente il tempo prefisso: dopo aver dato agli Apostoli ogni potere, e
comandato di istruire tutte le genti e battezzarle, ordinò loro di trovarsi adunati sul monte
Oliveto. "Mentre si trovava a tavola con essi, ordinò loro di non allontanarsi da
Gerusalemme, ma di attendere che si adempisse la promessa del Padre, "quella, disse,
che voi avete udito da me: ... sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti
giorni". Così
venutisi a trovare insieme, gli domandarono: "Signore, è questo il tempo in cui ricostruirai il
regno di Israele?". Ma egli rispose: "Non spetta a voi conoscere i tempi e i momenti che il
Padre ha riservato alla sua scelta, ma avrete forza dallo Spirito Santo che scenderà su di
voi e mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli
estremi confini della terra"" (At 1,4-8).
Adora, anima mia, il tuo Salvatore, che è già per
ascendere al Cielo: rallegrati con lui del suo glorioso trionfo e degli onori, che andrà a
ricevere dal suo Padre celeste e da tutti gli Spiriti beati. Domandagli fin d'ora, e con
ardore, lo spirito della fede. Con questo spirito recati a Gerusalemme: osserva come il
Salvatore esce da questa sì ingrata città, e si avvia al monte Oliveto, accompagnato dalla
sua divina Madre, dagli Apostoli, dai primi suoi Discepoli e da molte sante Donne, in
numero di oltre cinquecento. Tanta moltitudine di testimoni prescelti volle il Signore per
confermare gli uomini nella fede della sua Ascensione al Cielo, ove sarebbe nostro
Avvocato presso il Padre, e nostro gran Pontefice, compassionevole alle nostre miserie,
per la prova che ne aveva fatta nel tempo della sua vita mortale. Unisciti a Maria, e,
pregandola che ti partecipi alla sua fede, seguila fino al monte Oliveto.
Ascolta qui con un
profondo rispetto e venerazione gli ultimi accenti di Gesù, coi quali riprende gli Apostoli
della loro poca fede nella sua Risurrezione, nella promessa dello Spirito Santo. Volgi uno
sguardo tenero e rispettoso su Gesù che è per ascendere al cielo: i suoi occhi divini che
tante lacrime avevano versato, e sulla croce erano stati languidi e moribondi, sono ora più
scintillanti del sole. Il venerando suo capo non è più intriso di sangue, né coronato di
spine, ma coronato di gloria immortale. Tutte le piaghe, che deformavano il suo corpo, ora
gli danno uno splendore divino; e, non più motivo di obbrobri e d'infamia, contribuiscono
anzi alla gloria, e allo splendore del suo trionfo. Con Maria e con gli Apostoli, infiammati da
un ardore tutto celeste, sostenuti da una speranza vivificante, mira Gesù, che fattosi
visibile a tutti, alza le mani e li benedice, e dolcemente comincia ad elevarsi nell'aria.
2.
"Gesù alzate le mani, li benedisse. Mentre li benediceva, si staccò da loro e fu portato
verso il cielo" (Lc 24,50).
Che spettacolo! quale meraviglia! I discepoli non avevano mai
veduto cosa più stupenda. Lo avevano veduto prima della sua morte camminare sulle
acque; Egli si era trovato in mezzo a loro nel Cenacolo a porte chiuse. Ma qui Gesù è con
loro: essi gli parlano, Egli parla loro, e si leva in aria. Essi lo mirano, ma più non lo
posseggono: una bianca nuvola lo ha circondato e tolto loro di vista. Non ignorano dov'Egli
vada, poiché l'ha detto tante volte. Sale al cielo, donde era disceso; ritorna al suo Padre
che l'aveva mandato. Va dov'essi non possono ora andare, e dove andranno un giorno; va
ad occupare il posto che gli è dovuto, e preparare le sedi che Egli ha meritate per loro e
per tutti noi. Va a sedere alla destra di suo Padre, e riposarsi nel seno di lui, sino a tanto
che Egli ci chiami a stare con Lui. Perché il mio cuore non rimane commosso a un tale
spettacolo? Apriti, o freddo mio cuore, alla più ferma speranza, distaccati per sempre dalla
terra per renderti sempre fisso nel cielo.
Gli Angeli, gli Arcangeli, tutte le Potestà celesti
vengono innanzi al loro Re. Tutti i giusti morti dal principio del mondo e tutti quelli che
sono risuscitati con Gesù Cristo, si uniscono per accompagnare il glorioso trionfo di lui.
Adamo, Eva, Abele, Matusalemme, Giobbe, Tobia, Abramo, Isacco, Giacobbe, i santi
Profeti con Isaia, Geremia, i santi Re con David; S. Giuseppe, S. Anna, S. Gioacchino, S.
Giovanni Battista, Zaccaria ed Elisabetta, i santi Re Magi, il santo vecchio Simeone e
Anna, il buon Ladro. La carne era stata scacciata dal paradiso terrestre, ma nella persona
del Verbo fatto carne essa si solleva al Cielo. "Sollevate, porte, i vostri frontali, alzatevi,
porte antiche, ed entri il Re della gloria. Chi è questo re della gloria? Il Signore forte e
potente" (Sal 24,78). È l'Agnello di Dio ucciso; è
il Leone vittorioso, il Leone della Tribù di
Giuda, il Signore della virtù, è il Re della gloria. Questo è il titolo col quale Gesù Cristo va
a sedere alla destra del Padre, e vi fa sedere tutti quelli che Egli ha liberati; ivi aspetta tutti
quelli, che crederanno in lui, e profitteranno della sua redenzione. Quanti già vi sono
assisi! E con quale occhio guardano essi la terra e tutto ciò che forma l'occupazione degli
uomini!
Al cielo, dunque, anima mia. Al cielo tieni sempre rivolto il cuore e la mente, come
al termine del tuo mortale viaggio, come al luogo del tuo riposo.
La fede t'insegna:
"Non
abbiamo quaggiù una città stabile, ma cerchiamo quella futura" (Ebr 13,14). Sollevati
quindi per mezzo della fede, considerando che la terra non è la tua patria; ma come
cittadina del cielo, qui non sei se non di passaggio e sempre in attesa del tuo ritorno lassù.
Affaticati, dunque, in questo giorno a ravvivare in te la fede delle cristiane verità che si
oppongono ai falsi beni della terra e alle vane illusioni di questo mondo che corrompono il
cuore.
La fede è l'occhio e la ragione del cristiano, è il fondamento di tutto l'edificio della
nostra eterna salvezza. "il fondamento delle cose che si sperano" (Ebr 11,1). Alla fede è
promesso per premio il paradiso. "Chi crederà sarà salvo, ma chi non crederà sarà
condannato" (Mc 11,16). Per la fede Gesù Cristo dimora in noi, e noi in lui; per essa Gesù
opera in noi, e per essa ci sono comunicati i suoi Misteri e la sua Vita.
3. Anima mia, se tu miri alla ricompensa promessa, reputerai leggera ogni fatica,
sopportabile ogni infermità, soffrirai la povertà e la privazione dei comodi della vita, sosterrai in
pace le ingiurie e i torti, chiuderai gli occhi al falso splendore del mondo perché non ti
abbagli; avendo sempre presente che tutto il fasto e la gloria mondana va a finire nella
cenere del sepolcro. L'anima separata dal corpo non porterà con sé altro che le sole
opere: a sua gloria, se buone; a sua confusione, se malvage. Per non perdere il pensiero
dell'eternità, S. Macario, S. Antonio, e lo Stilita abbandonarono le città e popolarono i
deserti; S. Benedetto, S. Bernardo, S. Domenico e S. Francesco si rinchiusero nei chiostri,
e, santificando se stessi, santificarono il prossimo!...
Considera ora, anima mia, quale
deve essere l'affetto di un'anima toccata dal desiderio dell'eterna vita, che diriga cioè
ogni pensiero e ogni azione a Gesù Cristo, come facevano gli Apostoli.
"Poiché essi
stavano fissando il cielo mentre egli se ne andava, ecco due uomini in bianche vesti si
presentarono a loro e dissero: "Uomini di Galilea, perché state a guardare il cielo? Questo
Gesù che è stato di tra voi assunto fino al cielo, tornerà un giorno allo stesso modo in cui
l'avete visto andare in cielo"" (At 1,10-11).
Gli Apostoli, dunque, in quel momento erano
immobili, insensibili a tutto ciò che accadeva sulla terra, incapaci della minima distrazione,
infiammati da un ardore celeste, sostenuti da una lieta speranza. Benché non vedessero
più Gesù, non lasciavano però di guardare verso il cielo.
"Allora, dopo averlo adorato,
ritornarono con grande gioia a Gerusalemme dal monte detto degli Ulivi, che è vicino a
Gerusalemme quanto il cammino permesso in un sabato" (Lc 24,52; At 1,12).
Il giubilo
spirituale dunque è il fatto dell'obbedienza, che fa seguire la preghiera all'azione e l'azione
alla preghiera. Gli Apostoli obbedirono all'avviso dell'Angelo... E tu obbedisci ai tuoi
superiori che fanno le veci degli Angeli presso di te. Obbedisci ai tuoi doveri che sono la
volontà di Dio sopra di te; e non temere di lasciare il Monte Santo, cioè la contemplazione,
per ritornare alla Città, cioè alle occupazioni ordinarie che Dio esige da te.
Ricordati che il
tuo Gesù entrò nel cielo dalla sommità di quel monte Oliveto, alle cui falde aveva dato
principio alla sua Passione. Ai piedi di questo monte divino il Maestro fu veduto
prostrato,
agonizzante, quindi preso, legato e condotto come un malfattore... Dalle umiliazioni
dunque e dai pentimenti, che ti abbassano al cospetto degli uomini, ascenderai al monte
della gloria che è in cielo.
O mio Gesù, pieno di riconoscenza e di amore, mi rallegro con
te della tua gloria e del tuo trionfo. Ma ricordati, o mio divin Salvatore, che Tu per
ricomprarmi spargesti tutto il tuo Sangue adorabile, e nel cielo sei asceso per prepararmi
un posto, come Tu stesso dicesti. Rendimi degno di occuparlo un giorno: sostienimi con la
tua grazia; affinché io possa pervenire a questo celeste e desiderato regno. Armami della
tua fortezza, affinché io superi tutti i nemici che lo vorranno impedire.
Maria, Madre della
bella speranza, Tu mi rendi agevole col tuo amore e con la tua grazia la via che deve
condurmi al cielo. Amen.
VIRTÙ
- Desiderio di cielo
 |
Terzo
Mistero Glorioso.
La Discesa dello Spirito Santo. |
1. Gesù, prima della sua Ascensione, aveva detto agli Apostoli:
"Giovanni ha battezzato
con acqua, voi invece sarete battezzati in Spirito Santo fra non molti giorni" (At 1,5)...
"Entrati in città, salirono al piano superiore dove abitavano. C'erano Pietro e Giovanni,
Giacomo e Andrea, Filippo e Tommaso, Bartolomeo e Matteo, Giacomo di Alfeo e Simone
lo Zelota e Giuda di Giacomo. Tutti questi erano assidui e concordi nella preghiera,
insieme con alcune donne e con Maria, la Madre di Gesù, e con i fratelli di lui" (At 1,13-14).
"E stavano sempre nel tempio lodando
Dio" (Lc 24,53).
Penetra, anima mia, nel
Cenacolo. Maria, Madre di Gesù, prega con gli Apostoli e coi Discepoli, ed essi si
uniscono con confidenza alle preghiere di questa Santa Vergine per sollecitare la discesa
dello Spirito Santo. Che cosa non dobbiamo sperare anche noi nelle nostre suppliche,
quando vogliamo invocare una sì potente Avvocata? Ella è la Madre di Gesù; questo solo
titolo è un impegno della sua bontà e del suo potere.
Contempliamoli tutti insieme, mentre
il loro spirito e il loro cuore pregano intimamente e si esprimono con tanta maggior forza,
quanto i loro desideri e il loro amore formano tutto il loro linguaggio. Che fede, che
rispetto, che raccoglimento!
Ecco quali sono
le disposizioni efficaci e necessarie per
ricevere i doni e i frutti dello Spirito Santo: il contatto con la Santissima Vergine, Sposa
dilettissima di Lui, e la fervida e perseverante preghiera, soprattutto se fatta in comune,
perché manifesta l'unione di fede e di carità con la Chiesa Cattolica, in cui tutti i fedeli sono
membri di un sol corpo, e il Sommo Pontefice n'è il Capo visibile.
O Maria, che fosti
sempre Maestra della Chiesa, e piena di tutti i doni dello Spirito Santo, insegnami Tu a
ben pregare: prega Tu stessa per me, e traimi dal più profondo dei cuore quei gemiti e
quei sospiri che valgono ad attirare in me lo Spirito Santo. Ispira all'anima mia, e poni sulle
mie labbra le preghiere più conformi al tuo Cuore, che più giungano gradite a Te, e
pienamente siano esaudite da questo Dio di bontà.
Spirito di Bontà e di Amore, penetra
anche il mio cuore, e feriscilo col dardo del tuo divin fuoco, affinché non cessi mai dal
pregare, secondo il consiglio del Salvatore, con fede viva, con attenzione esatta, con
umiltà profonda, con fiducia inalterabile, con generosa perseveranza, e sopra tutto, con
amore sì fervente, che niente possa mai rallentarlo. Gesù ce lo ha promesso:
"Chi chiede
ottiene, chi cerca trova, e a chi bussa sarà aperto" (Lc 11,10).
2. Considera, anima mia, che come i Patriarchi e i Profeti contribuirono coi loro sospiri ad
attirar sulla terra il Divin Verbo, così lo Spirito Santo vuol essere invocato coi desideri.
Apriamogli dunque non solamente la nostra bocca, ma tutto il nostro cuore, e l'anima
nostra, per poter dire col salmista: "Apro anelante la bocca perché desidero i tuoi
comandamenti" (Sal 119,131).
Ma questo Dio di bontà previene sempre le sue creature:
"Io ti ho amato, con amore eterno, e perciò, tocco delle miserie tue, ti ho tratto a me" (Cfr.
Ger 31,3). E Gesù diceva ai suoi apostoli: "Io quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a
me" (Gv 12,32).
Ripeti dunque sovente, anima mia, con la
Sposa dei Sacri Cantici: "Attirami o Signore, dietro a te, così correremo all'odore dei profumi tuoi"
(Cfr. Ct 1,34).
Contempla, anima mia, quel che avvenne il dì della Pentecoste.
"Si trovavano tutti insieme
nello stesso luogo. Venne all'improvviso dal cielo un rombo, come di vento che si abbatte
gagliardo, e riempì tutta la casa dove si trovavano" (At 2,1-2). Comprendi che, come il
vento dissipa le nubi, purifica l'aria, così entrando in un'anima, lo Spirito Santo purga
anzitutto la mente dai pensieri cattivi, il cuore dagli affetti terreni, dirada le
tenebre
dell'intelletto, e poi fa rivivere l'anima d'una vita tutta divina. Col suo soffio Egli diede la vita
all'umanità e alla Chiesa di Dio: e con esso la conserverà per tutti i secoli.
"Apparvero loro
lingue come di fuoco che si dividevano e si posarono su ciascuno di loro; ed essi furono
tutti pieni di Spirito Santo" (At 2,3-4).
Vedi quelle lingue di fuoco elevate, splendenti,
bipartite, che riposano su ciascuno di questi Santi…
Ecco le espressioni della divina Bontà.
Discende questo Spirito, sotto il simbolo delle lingue. La superbia degli uomini fu causa
della confusione delle lingue nella Torre di Babele, che li separò l'un dall'altro; la venuta
dello Spirito Santo portò agli Apostoli il dono delle lingue, per il quale i popoli d'ogni
nazione furono uniti nell'unità della Fede e del Battesimo, nella Chiesa Cattolica. E lingua
di fuoco è lo Spirito Santo, perché viva fonte di carità. Come il fuoco purifica i metalli
distruggendo ciò che hanno d'impuro; così lo Spirito Santo è fuoco ardente, che purifica
l'anima da tutte le sozzure. Consuma tutto ciò che gli fa ostacolo, come affetti ai beni
caduchi, rispetti umani, vanità e comodi della vita; e poi gli affetti del cuore e i pensieri
della mente eleva al cielo, e fa sciogliere la lingua alle divine lodi.
È un fuoco luminoso,
che illumina lo spirito facendogli chiara la malizia delle colpe commesse e l'ingratitudine
usata contro Dio Benefattore. È un fuoco dolce, che s'insinua nel cuore, lo penetra e io
infiamma. Infine è fuoco che si leva al cielo con le fiamme, fuoco di amore: questo è
essenziale di sua natura, perché procede dal Padre e dal Figlio per via d'amore; quindi
ama di comunicare ciò che ha, ossia ch'Egii è, ed infonde nell'anima la carità e lo zelo.
Oh,
altezza e grandezza della bontà di Dio! Propaga la sua verità, la sua Chiesa per mezzo dei
dodici pescatori della Giudea, che erano stimati rozzi e stolti dal mondo dinanzi alla
sapienza dei Greci e dei Romani! Quegli uomini grossolani ignoranti e così timidi, che
abbandonarono vilmente il loro Maestro nel tempo della sua Passione, accesi di questo
fuoco divino che loro comunica lo Spirito Santo, confessarono in ogni sorta di lingue le
glorie del suo nome.
"E cominciarono a parlare in altre lingue come lo Spirito Santo dava
loro il potere di esprimersi" (At 2,4).
Predicano a Gerusalemme Gesù Crocifisso e il
Vangelo a tutte le nazioni della terra. "Si trovavano allora in Gerusalemme Giudei
osservanti di ogni nazione che è sotto il cielo. Venuto quel fragore, la folla si radunò e
rimase sbigottita perché ciascuno li sentiva parlare la propria lingua" (At 2,5-6).
Annunziano nel mondo la grandezza e le meraviglie del Nazareno, combattono da eroi, e
sospinti dallo zelo ardente, incontrano i supplizi, si espongono alla morte; e, soffrendola,
trionfano di tutta la sapienza, di tutta la potenza degli uomini, sì da far tremare gli stessi
tiranni.
Noi sappiamo bene imitare gli Apostoli nelle infedeltà, nelle pusillanimità, nelle
fughe, ma non vogliamo imitarli nel raccoglimento e nelle preghiere incessanti. Prega
dunque, anima mia, con tutto il fervore lo Spirito divino, che venga pure su di
te in questo
giorno, domandagli lo spirito del fervore e il frutto dello zelo.
3. Il fervore, dicono i Santi Padri, è un movimento soprannaturale dell'anima, che tende
incessantemente a unirsi a Dio per via di amore e che supera ogni ostacolo che renda
meno perfetta questa unione. È un fuoco divino, una fiamma tutta celeste, uscita dallo
Spirito Santo, che genera lo zelo, cioè rende l'anima pronta e coraggiosa ad intraprendere
e compiere tutto ciò che Dio le ordina, nonostante tutte le difficoltà. Col moltiplicare atti di
amore il cuore si unisce talmente a Dio, che, simile all'Apostolo, sfida le creature tutte, se
abbiano mai la forza di separarnela. "Chi mi separerà dalla carità di
Cristo?" (Cfr. Rom
8,35). Non la spada, non la fame, non la tirannia degli uomini o delle passioni.
Sempre
vigile su se stessa, corregge in sé ogni compiacenza mondana: una parola indiscreta le è
tacito rimprovero: non si perdona neppure uno sguardo curioso sulle creature, se non è
diretto al Dio che ama.
Ella geme con S. Paolo d'essere ancora sulla terra, il suo esilio le è
pur di peso; ma i fervidi suoi desideri la innalzano incessantemente verso il cielo. Sia che
cammini, dice S. Bernardo, o che tenga il silenzio, operi o riposi, mai non si allontana
dall'amorosa presenza del suo Diletto.
Dell'amore di lui vorrebbe che tutti ardessero. Ma
sempre benigna, sempre misericordiosa, per altri prega, per altri soffre.
Questo spirito di
santità e di purità non ci santificherà, se non gli facciamo altrettanti sacrifici, quanti sono gli
affetti peccaminosi segreti nel nostro cuore. Questo cuore non può restare vuoto: come si
spoglia di se medesimo e delle creature, Dio lo riempie del suo spirito. Ma,
ohimè, io sono
così sensibile alla minima parola che mi dispiaccia, che mi sconvolgo e mi turbo; così
pusillanime, che non oso frenare le altrui bestemmie, o riprendere le beffe che si fanno di
Dio, della Vergine, del Papa.
O divino Spirito, accendi il mio cuore del tuo irresistibile
amore. Ma quante volte, la tua voce si è fatta sentire all'anima mia, senza che io l'abbia
ascoltata! Se ti fossi stato fedele, quanti vizi avrei estirpati, quante virtù acquistate, e quali
rapidi progressi avrei fatto nella perfezione del mio stato! Sarei tutto di te ripieno, o mio Dio,
ed io invece mi trovo sì ripieno di me stesso e di tutte le cose di questa misera terra! Sarei
tutto fervido del tuo divino amore, e sono ora sì languido, che neanche oso dire che ti
amo! Perdona, o divino Spirito, tutte le mie infedeltà passate, che amaramente deploro.
Spezza le mie catene, traimi a te, giacché sono risoluto di esserti fedele. Inclina i cieli e
discendi fino al mio nulla: lasciati possedere da sì meschina creatura. Io ti accoglierò con
gioia, e ti custodirò fedelmente. Fuoco celeste, purifica il mio cuore.
O santi Apostoli,
pregate per me, comunicatemi i vostri ardori, la vostra fede viva, il vostro zelo ardente,
fatemi parte dei doni che voi aveste da questo Sommo Spirito di bontà e di amore, affinché
anch'io con voi creda fermamente e operi fortemente per Gesù, e con voi venga per
sempre a goderlo in cielo. Amen.
VIRTÙ
- Zelo
 |
Quarto
Mistero Glorioso.
L'Assunzione di Maria Vergine al Cielo. |
1. Considera, anima mia, come anche per Maria è giunta l'ora della sua partenza da
questa valle di tenebre. Finalmente dopo tanti travagli poté anche Lei ripetere le parole del
suo Diletto: Tutto è compiuto: le profezie, la diffusione della Chiesa di Gesù Cristo,
l'eroismo di tutte le virtù.
Dopo l'Ascensione del suo divin Figlio, Ella dimorò in
Gerusalemme con San Giovanni Evangelista, col quale si ritirò poi in Efeso. Se ne ritornò
in Gerusalemme, ove stette sino alla morte.
La sua vita fu qui, come sempre in ogni luogo,
una vita d'amor di Dio, un'orazione non interrotta, o meglio un'estasi continua, e un
esercizio perfetto di ogni virtù, specialmente di una ardentissima carità verso il prossimo.
Visitava sovente i luoghi santificati dai Misteri e dalla presenza del suo divin Figlio, ed era
la consolazione, la Maestra, la Madre della sua Chiesa.
Venne, dunque, il momento, da
Lei tanto desiderato, di riunirsi per sempre col Sommo Bene. Esultò il suo spirito
nell'amore e nel desiderio del suo Signore, offrendosi con pienezza di cuore per ritornare
felicemente al suo principio.
E tu, anima mia, legata alla miseria di questa terra, perché
non aspiri alla tua beata patria? Come temi tanto di uscire da questa vita? Che ti dà
questo mondo? Che cosa t'incanta in questa valle di pianto? Prega Maria, che ti ottenga il
distacco dalla terra e il desiderio dei beni eterni, e ti disponga con l'ardore dei suoi santi
esempi al tuo passaggio!
Come Giovanni seppe dalla Beata Vergine che Ella stava per
lasciare questa vita, leggiamo che vi accorsero in gran numero i parenti, i Discepoli e i
conoscenti, i quali convennero sul monte Sion, dove stava allora la Madre di Dio, per
contemplarla ancora una volta, significarle i loro affetti, ascoltare i suoi ultimi ricordi,
raccomandarsi alle sue preghiere. Anzi, per divina disposizione,
come riferisce San Dionigi
Areopagita, si trovarono anche ivi in breve i santi Apostoli, che erano in quel tempo
dispersi nel mondo a predicar la fede di Gesù Cristo. Tutti piangevano la perdita di sì benigna
Madre, e sì potente Avvocata e Maestra, come scrive il Damasceno, e tutti la Beata
Vergine consolava con amore dolcissimo, promettendo a tutti il suo aiuto e la sua
intercessione.
Accostati anche tu a questa benignissima Signora, esponile i tuoi bisogni,
pregala di soccorrerti, e per i meriti di quei santi Discepoli domandale che ti ottenga tutte
le grazie che desideri. Confida, non dubitare, ché, la cara Madre ti esaudisce. Ma ti
raccomando l'amore del prossimo, la salute delle anime, per quanto puoi, aiutandole col
buon esempio, con gli avvertimenti opportuni, con la pazienza, con la carità, e pregando
Dio per tutto il mondo. Se darai questo ossequio a Maria, abbi per certo, che Lei ti sarà
sempre propizia.
O mia tenera Madre, avessi avuto anch'io la sorte di trovarmi al tuo felice
passaggio! Avessi potuto baciare i tuoi sacri piedi, e raccomandarmi alla tua protezione!
Ma giacché non ebbi questa ventura di supplicarti allora, prostrato al trono della tua
Maestà, mi raccomando oggi a te gloriosa ed immortale.
Degnati, per pietà, di trovarti alla
mia amara morte, ed assistermi in quell'ora tremenda, da cui dipende la mia eternità, per
amore di quest'ora adorata del tuo transito e del tuo trionfo.
2. Considera, come giunta l'ora del transito di Maria, discese dal cielo il suo Divin Figlio
corteggiato da immense schiere di Serafini. Pensa come avrà sussurrato le parole della
Cantica "Alzati, amica mia, mia bella, e vieni perché, ecco l'inverno è passato..." (Ct
2,10). Lascia questa valle di pianto, dove tanto hai sofferto per amor mio. La voce della
tortorella, cioè del tuo cuore anelante, si è udita nella nostra terra
(Cfr. Ct 2,12). Tutta
esultò di giubilo Maria a quell'amabile comparsa, e il suo spirito si rallegrò in Gesù Figlio
divino. E ricevuta la Santissima Eucaristia dalle mani di Gesù medesimo, come riferisce
San Giovanni Damasceno, tutta piena di gaudio disse: "Ecco l'ancella del Signore; si
compia di nuovo in me la tua divina parola. Nelle tue mani, o Figlio, consegno il mio spirito"
(Cfr. Lc 1,38; Lc 23,46). Accogli con Te quest'anima, che creasti a tua immagine e
preservasti dal peccato.
Guarda, anima mia, Maria già parte per il cielo; rivolta agli astanti, dà
loro la sua cara materna benedizione; accostati anche tu ai suoi piedi, domandale la
benedizione.
O Madre mia, mi rallegro con Te di tanta
tua sorte e felicità, di tanta tua gloria e
grandezza. Ben meritavi, O Maria, di essere così altamente amata e glorificata da Dio,
giacché non pensasti ad altro in vita che ad amare e glorificare Dio.
Ma io non mi parto da
questo luogo, se Tu non mi benedici. È questo l'ultimo ricordo della Madre, che è per
lasciare i figli orfani e sconsolati. Raccomandami a Gesù Cristo, ed abbi pietà delle mie
miserie. Una tua occhiata amorosa, una raccomandazione benigna, una parola, una voce
basta per ottenermi ogni bene. Abbi pietà della mia vita mortale; e nell'ora della mia morte
non ti scordar di me, corri in mio aiuto e soccorrimi nelle mie amare agonie.
Anima mia, se
vuoi in morte sperimentare Maria Madre di amore, sii in vita figlia fedele dell'amore di
Maria. E se desideri che la tua morte sia accompagnata dall'assistenza di Gesù, non
separare da Gesù il cuore tuo. O me felice, se amerò in vita Gesù e Maria! O me beato, se
morrò tra le braccia di Gesù e di Maria!
Ti prometto, o mio Dio, di non amare altro che Te,
di non pensare ad altri che a Te. Ti raccomando, o Maria, il tremendo passaggio
dell'anima mia.
Una dolce armonia suonò per l'aria con un canto angelico che diceva:
"È
assunta Maria in cielo tra il gaudio degli Angeli, che benedicono il Signore per aver
glorificato la loro Regina. Apritevi, o porte eterne: entra il Re della gloria e conduce con sé
la sua Diletta e nostra Regina". Gli altri dicevano "Chi è costei che viene dal Libano
appoggiata al suo Diletto, come un'Aurora che sorge, bella come la Luna, eletta come il
Sole? Ella è come un aroma che manda odore di ogni virtù: Ella è
come un olivo maestoso,
splendente di grazia e di bellezza".
Intendi dunque, anima mia, che la SS. Vergine, perché
esente dal peccato originale ed anche da qualunque ombra di colpa attuale non perdé la
sua bellezza, ed il Signore volle salisse al cielo, non per virtù propria, come Gesù, ma per
virtù di Dio.
La glorificazione anticipata del corpo fu il suggello ai privilegi della Madre di
Dio e della sua Immacolata Concezione. Ella era stata concepita nel sangue di Adamo,
ma, per grazia specialissima, senza ombra del peccato di lui, tutta pura, tutta bella e
immacolata; divenne madre, rimanendo illibatissima Vergine, privilegio unico non
concesso ad altra creatura. Ben fu dunque ancora giusto che venisse anticipata la
glorificazione di quel corpo immacolato, tempio vivo dello Spirito Santo, con tutte le doti
dei corpi gloriosi, l'agilità, la sottigliezza, l'impassibilità e la chiarezza.
3.
La luce non poteva essere divisa dal sole. Luce era l'anima di Maria, ricca di grazia dal
primo istante di sua creazione; e sole era il corpo immacolato, donde lo Spirito Santo
aveva formato l'umanità assunta dal Verbo. La Chiesa chiama la Vergine
"eletta come il Sole", perché privilegiata sopra tutte le creature. E come il sole al tramonto lascia nell'aria
una gran luce d'oro, così Maria nel tramonto del suo mortale viaggio ci ha lasciato la luce
dei suoi esempi in tutte le virtù teologali e cardinali e singolarmente nella quadruplice sua
purità: 1º Purità nel corpo, onde divenne Madre di Dio; 2º Purità nel cuore onde era la
delizia dello Spirito Santo in tutti gli affetti castissimi dell'animo suo; 3º Purità nella fede,
che conservò intatta e viva, nel suo Dio, e fu maestra degli Apostoli, conforto dei novelli
cristiani, e sede di sapienza; 4º Purità nell'intenzione, onde tutto dirigeva a Dio, e tutto
dalle sue mani riceveva, quale ancella fedele: i gaudi e i dolori, le umiliazioni e i trionfi; per
la qual cosa Ella è paragonata al cedro del Libano e al cipresso del monte Sion, che leva
diritto al cielo il suo fusto, e alla palma in Cades.
La purità non riguarda solo il corpo, che
dicesi castità, ma è il complesso di tutte le virtù, che esclude qualsiasi vizio: onde è più
dell'anima, come dice il Salmista: "Signore chi abiterà nella tua tenda? Chi dimorerà sul
tuo santo monte? Colui che cammina senza colpa, agisce con giustizia e parla
lealmente"
(Sal 15,1-2).
Anzi la benedizione di Dio è promessa a chi serba pura la coscienza:
"Chi
salirà il monte del Signore, chi starà nel suo luogo santo? Chi ha mani innocenti e cuore
puro, chi non pronunzia menzogna, chi non giura a danno del suo prossimo. Otterrà
benedizione dal Signore, giustizia da Dio sua salvezza" (Sal 24,3-5).
Tutta la gloria di
Maria, dunque, procedé dall'essere Immacolata e dall'essere fin dal primo istante
superiore agli stessi Angeli. E fin da quel momento Dio guardava all'epoca nostra, quando
dopo diciannove secoli si sarebbero definiti i dogmi dell'Immacolata Concezione, e della
sua Assunzione al Cielo.
O santa immacolata Verginità di Maria, esclamerò io, dunque,
con la Chiesa, io non so con quali parole lodarti!
O Signora mia dolcissima, Tu hai già
lasciato la terra, e sei giunta al tuo regno dove siedi Regina sopra tutti i cori degli Angeli.
Mi congratulo con te di sì alto privilegio della tua Assunzione al Cielo. Ma ricordati che fu
per noi peccatori che Tu fosti elevata a tanta dignità e gloria; perciò non hai perduto, anzi
in Te è cresciuta la compassione verso di noi poveri figli di Adamo. Dal gran trono,
dunque, dove regni, rivolgi, o Maria, anche sopra di me gli occhi tuoi pietosi, ed abbi pietà
di me. Guardami e soccorrimi. Mira quali tempeste e quali pericoli dovrò incontrare fintanto
che non giungerà la fine della mia vita. Per i meriti dunque della tua beata morte,
impetrami l'amore alla perfezione con la purità della fede, la purità della coscienza, la
purità del cuore e la purità delle intenzioni, per uscire da questa vita in grazia di Dio: e nel
giorno del Signore possa anche il mio corpo risorgere glorioso, e così venire a baciarti i
piedi in paradiso, unendomi con quei beati Spiriti a lodarti e a cantare le tue glorie, come
Tu meriti. Amen.
VIRTÙ
- Purità
 |
Quinto
Mistero Glorioso. L'Incoronazione di Maria Vergine. |
1. Non è dato né a lingua umana né ad angelica, dice S. Epifanio, esporre l'onore e il
trionfo con cui venne Maria accolta in cielo nella sua gloriosa Assunzione. Questo solo
può dirsi: che non vi fu e non ve ne sarà mai maggiore dopo la gloria e il trionfo del Figlio
suo. Non vi è mente creata, dice pure S. Bernardo, che sappia intendere con quanta gloria
sia entrata in cielo la Vergine santa, con quanta devozione sia stata ossequiata da tutti i
cori degli Angeli, con quanta piacevolezza e compiacenza sia stata accolta e abbracciata
dal suo divin Figlio.
Considera dunque, anima mia, come
anelavano gli Angeli, avvenuta
la Redenzione, di avere in cielo in anima e corpo il Dio-Uomo e la sua Madre. E il desiderio
dei celesti cittadini finalmente è compiuto.
Ma se il Signore volle che l'Arca del Testamento
fosse con grande gloria introdotta nella città di David, con più nobile e glorioso trionfo
ordinò che la sua Madre entrasse in cielo. Lo stesso Re del cielo, dice S. Bernardino,
venne ad incontrarla con tutta la sua corte celeste. E con questo superò la gloria della
stessa sua Ascensione.
Considera come sfolgorante di gioia e di splendore la invitasse
dicendole: "Vieni con me dal Libano, o sposa, con me dal Libano, vieni!" (Ct 4,8). E Maria
più vaga di tutte le creature unite insieme, già si leva da terra, già passa le sfere, e giunge
al trono della SS. Trinità. E gli Angeli, nel vederla bella e gloriosa, domandano: - Chi è mai
questa creatura che viene dal deserto della terra, luogo di spine e di triboli, sì pura e sì
ricca di virtù, appoggiata al suo diletto Signore? - Chi è? - Rispondono gli Angeli che
l'accompagnano: - Questa è la Madre del nostro Re, è la nostra Regina, e la benedetta fra
le donne, la piena di grazia, la santa dei santi, la diletta di Dio, l'Immacolata, la colomba, la
più bella di tutte le creature. Ascolta quindi il cantico di tutti i beati Spiriti che la lodano:
"Tu
sei la gloria di Gerusalemme, tu magnifico vanto d'Israele, tu splendido onore della nostra
gente" (Gd 15,9).
Contempla S. Bernardo che come in terra non vi fu luogo e tempio più
degno di Dio, del seno verginale di Maria, così in cielo non vi è trono più eccelso del trono
regale su cui venne Ella collocata dal Figlio suo. La collocò alla sua destra, e sopra tutti i
cori degli Angeli, a fare come un coro a parte con la sua umanità associandola a sé qual
sua Madre, quale sposa, quale Corredentrice, sua Cooperatrice alla Redenzione del
mondo, e quale Regina dell'universo.
O
Vergine gloriosa e benedetta, mi rallegro e mi
compiaccio con te per la gloria grande che godi in paradiso, assisa alla destra del tuo
Figlio e costituita Regina del Cielo e della terra. O cara Vergine, tutto l'universo, credendo
nel tuo divin Figliuolo e alla vera Chiesa, ti riconosca qual propria Madre e Regina; si
rallegri ed esulti per avere in Te presso Dio una Madre sì amorosa, e una Regina sì
grande, sì amabile e sì potente.
2. Considera ora, anima mia, come la SS. Trinità incorona Maria con preziosissime
corone. L'Eterno Padre Le pone sul capo la corona di potestà, concedendole, dopo Gesù
Cristo, il dominio sopra tutte le creature del cielo e della terra e dell'inferno, sì che gli Spiriti
delle tenebre tremano al suo nome. A lei, quindi possono applicarsi le parole del Salmista:
"Voi la coronaste, o Signore, e di onore e di gloria; la innalzaste sopra le opere delle vostre
mani" (Cfr. Sal 8,6-7). Il Figlio le cinge le tempia con corona di sapienza, quale Regina del
cielo, degli Angeli e degli uomini, riscattati dal suo sangue, il cui frutto mette tutto nelle
mani di Lei: e come a Regina di clemenza, le consegna le chiavi della divina Misericordia.
Lo Spirito Santo l'adorna con corona di carità, infondendole, come Madre del
bell'Amore,
non solo l'amore di Dio, ma l'amore infocatissimo del prossimo con un ardente zelo del
bene e della loro salvezza. Eccola, dunque, divenuta lo stupore e l'ammirazione delle
angeliche Gerarchie.
Inoltre la Vergine fu incoronata con le aureole di verginità, di martirio
e di dottorato, perché ella fu Vergine delle vergini, fu martire nella passione del suo divin
Figliuolo, e fu maestra di nostra religione insegnando i misteri della fede agli stessi
maestri.
Finalmente questa Signora fu incoronata con la corona di dodici stelle, come è
detto nell'Apocalisse: "Una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi, e sul suo
capo una corona di dodici stelle" (Ap 12,1). Poiché, come in Lei si adunarono le grandezze
e le virtù di tutti gli ordini dei Santi che sono in cielo, così fu coronata di tutti i loro meriti
raffigurati nelle dodici stelle. Risplendette in Lei sommamente la fede e la speranza dei
Patriarchi, la luce e la contemplazione dei Profeti, la carità e lo zelo degli Apostoli, la
fortezza e la magnanimità dei Martiri, la pazienza e la penitenza dei confessori, la
sapienza e la prudenza dei dottori, la santità e la purità dei sacerdoti, la solitudine e
l'orazione degli eremiti, la povertà e l'obbedienza dei monaci, la carità e la purità delle vergini,
l'umiltà e la pazienza delle vedove, con la fedeltà e concordia dei Santi coniugati. E venne
da essi riconosciuta qual loro Regina.
Anima mia, chi può mai immaginare gli angelici
concenti e le melodie e i cantici dei beati Comprensori in lode di Dio e della Regina di
misericordia? Si asside la gran Vergine alla destra del Figlio, e par che dica a tutte le
generazioni: - Il Signore ha guardato l'umiltà della sua ancella, e si è compiaciuto far
risplendere in me le ricchezze della sua grazia. Venite, dunque, a me voi tutti, che nella
valle delle lacrime e del dolore siete oppressi ed angustiati, io vi solleverò, perché Dio
m'ha fatto causa della vostra letizia.
Sì, Madre adorata, ecco io vengo al tuo invito: io sono
oppresso dal peso delle mie colpe, io giaccio avvinto dalle catene del peccato. Ma è
grande la mia speranza, o Regina, che Tu mi libererai! O Madre mia assunta in cielo,
regnante in anima e corpo nella beata gloria, io come tale ti credo, ti riverisco e ti amo. O
Maria, manda la tua luce a illuminare le tenebre del mio spirito che giace come sepolto nel
buio di un'amara notte. Fa' penetrare i raggi infuocati del tuo santo amore, ad accendere
di virtù, di zelo e di fervore questo mio tiepido cuore. Non permettere,
o Madre divina, che quest'anima mia, muoia nelle tenebre. Ben meriterei per i miei peccati ogni disgrazia e
castigo: la tua bontà, interponendo i propri meriti presso Gesù, allontani da me i meritati
flagelli, e mi procuri i demeritati favori.
3. Guarda, anima mia, come vengono a salutarla qual Regina tutti i santi del paradiso,
da Adamo ed Eva ai Patriarchi Noè, Abramo, Giacobbe, ai Profeti e alle sante Vergini.
"L'hanno vista le giovani e l'hanno detta beata le regine e le altre spose ne hanno
intessuto le lodi" (Ct 6,9).
Vennero quindi i martiri e i confessori, i suoi parenti, Elisabetta,
Zaccaria e il Battista, i suoi amati genitori, Gioacchino ed Anna, il suo castissimo sposo
Giuseppe. E chi potrà esplicare il contento di tutti questi, e le parole di giubilo o di
consolazione? Unisciti anche tu, anima mia, coi beati cori, e unisci la tua alla loro voce,
esclamando con essi:
Ave,
Regina dei cieli,
ave, Signora degli Angeli;
porta e radice di salvezza,
rechi nel mondo la luce.
Godi, Vergine gloriosa,
bella fra tutte le donne;
salve, o tutta santa,
prega per noi Cristo Signore.
Ora, se mente umana non può arrivare a capire
la gloria immensa che Dio ha preparato in cielo a coloro che l'hanno amato, chi mai
giungerà a comprendere, nota S. Bernardo, qual gloria abbia Egli
apparecchiato alla sua
diletta Madre, che in terra lo ha amato più di tutti gli uomini e di tutti gli Angeli uniti
insieme?
In ultimo, piace a Maria che contempliamo
in quest'ultimo mistero, non soltanto la gloria sua, ma anche quella di tutti gli Angeli e di tutti i Santi, quale gloria dei suoi sudditi, che
ridonda anche in onore di Lei, e la cui contemplazione ci anima a fare quello che fecero i
Santi per acquistarla.
Considera dunque, anima mia, come Maria t'invita dal cielo a
contemplare in questo mistero insieme con la sua, anche la gloria dei Santi, quella gloria
che pure per te è preparata, affinché ti conforti ad intraprendere e continuare con
perseveranza la via della virtù; così la gran Madre ti avrà sempre con sé in quel regno
beato. Volgi dunque un'occhiata al paradiso, e la vista di tanti Santi, i quali, deboli come
te, tentati come te, con la grazia del Signore e per l'intercessione di Maria, arrivarono a
quella beatitudine sempiterna, ti sia sprono e conforto. Risolviti dunque a tutto fare, a nulla
omettere di quanto possa condurti al conseguimento di quel bene infinito, a vivere e
regnare con Gesù e Maria per tutta l'eternità.
Se ti mancano le virtù, chiedile a Maria in
questo giorno del suo glorioso trionfo: soprattutto domandale la perseveranza nel suo
amore, che è la caparra sicura della predestinazione alla gloria.
Ricordati di quel che
ripete Sant'Alfonso: "Chi è perseverante nella devozione a Maria, specie nel suo Rosario,
conseguirà la perseveranza finale". Poiché, come insegna S. Agostino, la
perseveranza
finale non è virtù che si acquista, ma è dono che si infonde per premio delle assidue
preghiere. E qual maggiore efficacia delle preghiere che Maria per noi rivolge al suo
Figlio?
O grande e gloriosissima Signora, prostrata ai piedi del tuo trono, l'anima mia ti
venera da questa valle di lacrime. Ora che siedi già Regina del cielo e della terra, non ti
dimenticare di me tuo povero servo. Quanto più sei vicina alla sorgente delle grazie, tanto
più ce ne puoi provvedere. Dal cielo Tu meglio scorgi le mie miserie, e perciò mi puoi
compatire. Fa' che in terra io sia tuo servo fedele, affinché possa venire a benedirti in
paradiso. In questo giorno in cui ti contemplo Regina dell'universo, io mi consacro al tuo
servizio. In tanta allegrezza, consola anche me accettandomi per tuo figlio. Tu dunque sei
la Madre mia, e come tale mi devi salvare. In quest'ultimo dei Sabati a Te consacrati,
dammi l'amor tuo e la devozione perenne al tuo santo Rosario; e ottienimi la perseveranza
finale.
Con voi ugualmente ora mi rallegro, spiriti beati e santi tutti del paradiso, per la
gloria e beatitudine ineffabili che godete in Dio e con Dio. Anch'io son destinato alla stessa
gloria beata, ma non vi potrò mai arrivare che con le vostre virtù. Voi, dunque, angeli,
patriarchi, profeti, apostoli, martiri, confessori, vergini, anacoreti e santi tutti, pregate per
me la vostra Regina, affinché con la sua mediazione io mi renda degno di essere
ammesso un giorno con voi a contemplare il mio Dio e glorificarlo e benedirlo con Lei per
tutti i secoli. Amen.
VIRTÙ
- Perseveranza nella devozione a Maria
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