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Il Matrimonio
(San Tommaso d'Aquino, Somma contro i Gentili)
Capitolo 78
Il sacramento del Matrimonio
Sebbene gli uomini mediante i sacramenti siano reintegrati nella grazia,
non lo sono però nell'immortalità: e sopra ne abbiamo indicati i motivi.
Ora, gli esseri corruttibili non possono perpetuarsi che mediante la generazione.
Perciò, siccome il popolo dei credenti doveva perpetuarsi fino alla fine del mondo,
era necessario che ciò avvenisse con la generazione, mediante la quale viene
perpetuata la specie umana.
Si deve però notare che quando qualcosa è ordinato a
diversi fini, richiede anche principi diversi che lo dirigano al fine: poiché il
fine è proporzionato alla causa agente. Ebbene, la generazione umana è
ordinata a più scopi, e cioè: a perpetuare la specie; a perpetuare un
bene politico, ossia a perpetuare la popolazione di uno stato; ed è
ordinata a perpetuare la Chiesa, la quale consiste nell'unione dei fedeli.
Perciò è necessario che codesta generazione sia guidata da vari principi. - Cosicché in quanto essa è ordinata al bene della natura,
che è la perpetuità della specie, è guidata al fine dalla natura, che
inclina a codesto fine: e in tal senso (il matrimonio) è denominato
un compito naturale. - In quanto invece esso è ordinato al bene politico,
sottostà alle leggi civili. - E in quanto è ordinato al bene della
Chiesa, deve sottostare alla gerarchia ecclesiastica. Ma le cose che
vengono dispensate al popolo dai ministri della Chiesa si dicono
sacramenti. Perciò, il matrimonio, in quanto consiste nell'unione
di un uomo e di una donna i quali intendono generare ed educare
la prole al culto di Dio, è un sacramento della Chiesa. Ecco perché
i ministri della Chiesa impartiscono una benedizione agli sposi.
E come negli altri sacramenti col rito esterno viene indicato
qualcosa di spirituale, così in questo sacramento mediante l'unione
dell'uomo e della donna viene rappresentata l'unione di Cristo e della
Chiesa, come accennano le parole dell'Apostolo in Ef 5,32: «Questo
sacramento è grande: dico per riguardo a Cristo e alla Chiesa».
E poiché i sacramenti producono ciò che significano, si deve credere
che con questo sacramento agli sposi viene conferita la grazia,
mediante la quale appartengono all'unione di Cristo e della Chiesa:
grazia che è loro sommamente necessaria, per attendere alle cose
carnali e terrestri in modo da non separarsi da Cristo e dalla Chiesa.
Siccome però l'unione dell'uomo e della donna, esprime l'unione
di Cristo con la Chiesa, è necessario che la figura corrisponda alla
cosa significata. Ora, l'unione di Cristo con la Chiesa è l'unione
indissolubile di uno solo con una sola; poiché unica è la Chiesa,
secondo l'espressione biblica: «Unica è la mia colomba, la mia diletta» (Ct 6,8);
né Cristo si separerà mai dalla sua Chiesa avendo detto egli stesso: «Ecco,
io sono con voi fino alla fine del mondo» (Mt 28,20); e altrove si legge: «Saremo
sempre col Signore» (1 Ts 4,17). Dunque è necessario che il matrimonio,
in quanto sacramento della Chiesa, sia monogamico e indissolubile.
E ciò rientra nella fedeltà con la quale l'uomo e la donna si obbligano
reciprocamente.
Tre sono quindi i beni del matrimonio quale sacramento della
Chiesa: la prole, da accogliere ed educare nel culto di Dio; la
fedeltà,
per cui un solo uomo è vincolato a una sola donna; e il sacramento, in quanto la sua indissolubilità è il simbolo dell'unione
di Cristo e della Chiesa.
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