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Sant'Antonino
Fu dotato di una singolare sensibilità ed
apertura mentale verso gli uomini e i problemi del suo tempo. È noto
come tenace fautore della riforma della Chiesa fiorentina, di cui fu zelante pastore, e come convinto promotore
di opere caritative e sociali. Nel suo insegnamento mariano ha particolarmente insistito sulla cooperazione di Maria
al mistero della salvezza e si è molto dedicato alla diffusione
del culto verso la Madre del Signore.
Antonino nacque a Firenze nel 1389
da una buona famiglia borghese di nome Pierozzi. Suo padre esercitava la
professione di notaio. Nel 1405 entrò nel noviziato dei
padri domenicani a Cortona e vi fece la sua professione
religiosa. Dopo aver ricoperto le mansioni di priore in
diversi conventi, nel 1446 ricevette la nomina ad arcivescovo di Firenze.
Ebbe delle intuizioni profetiche particolari sulla necessità di riformare
la Chiesa prima che accadessero fatti gravi, come poi effettivamente avvenne meno di
un secolo più tardi con la riforma protestante, ma dovette
accontentarsi di operare nell'ambito della sua propria diocesi; e la sua riforma
si realizzò soprattutto sul piano pratico della vita, impegnando i suoi fedeli nell'esercizio
della carità e della solidarietà sociale, specialmente con i più bisognosi.
La promozione di questo obiettivo di educazione alla vita cristiana ricevette un forte impulso
dalla testimonianza della sua vita, nella quale Antonino continuò a sentire
e a comportarsi da frate mendicante anche dopo la sua elevazione all'episcopato, vivendo
in esemplare povertà secondo lo spirito del suo ordine.
Per un approccio alla sua dottrina mariana
sono essenziali i suoi 46 sermoni sulla Madre di Dio e il suo commento al primo capitolo del vangelo di Luca.
Inoltre egli tratta il tema mariano, con metodologia propriamente teologica, nella
voluminosa Summa Theologica, pubblicata la prima volta nel 1477, agli albori dell'invenzione della stampa.
Nelle pagine mariane di Antonino è facilmente percepibile l'influsso dello
pseudo-Alberto del Mariale super missus est. Per apprezzare la sua dottrina mariana occorre tenere conto
che il suo interesse si orienta piuttosto verso discipline pratiche quali la morale e la pastorale; per cui anche
la sua mariologia si presenta con un'impronta indubbiamente pragmatica, a servizio della vita cristiana
e della devozione verso la Madre del Signore. Nell'esposizione delle tematiche mariane
segue un ordine alquanto arbitrario.
La santità di Maria
Sul tema della preservazione della Vergine santa
dalla colpa originale, molto dibattuto al suo tempo, Antonino rimase fedele alla tradizione del suo ordine;
e pertanto fu negativo riguardo a questa verità, orientandosi piuttosto verso l'antica soluzione
della santificazione di Maria nel seno della madre poco dopo l'infusione dell'anima:
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...fu santificata nell'utero materno
quando fu totalmente mondata dal peccato originale. Con questa santificazione
venne infusa in lei una grazia più copiosa di quella concessa
a coloro che furono santificati nell'utero materno, come Giovanni Battista e Geremia...
Inoltre si può credere piamente
che sia stata santificata prima degli altri, tuttavia non prima dell'infusione dell'anima,
dal momento che non la carne ma l'anima può essere soggetto della colpa o della grazia.
Però appena l'anima fu infusa, quanto prima e forse nello stesso giorno e nella stessa ora,
anche se non nello stesso istante, fu purificata dal peccato originale che aveva contratto immediatamente con
il suo ingresso nel corpo.
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Egli credeva che Maria non solo fosse stata purificata
dal peccato, ma fosse stata anche ricolmata della pienezza della grazia che le derivò
dalla presenza in lei del Verbo Incarnato:
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Soltanto la Vergine Maria, fra le pure creature,
fu piena di grazia, perché non poté ricevere grazia maggiore. Non si può infatti
concepire grazia superiore all'unione con la divinità; grazia che ella ha ricevuto. In altre parole: siccome
ella non è Dio, non si può pensare ad una grazia maggiore a quella di essere Madre di Dio.
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Questa pienezza di grazia fu nella Vergine la fonte
di ogni sorta di beni, di doni, di privilegi e di virtù, che fecero di lei una creatura dalla perfezione unica sia nel corpo
che ovviamente nell'anima. Una simile condizione personale la pose al vertice della creazione, dal momento
che in lei Dio ha riunito tutti i doni e i beni accordati alle altre creature; non solo,
ma ella è venuta a trovarsi in una posizione di superiorità anche in rapporto alle creature angeliche.
È nel mistero dell'Assunzione al cielo che risplende tutta la superiorità e la gloria della Madre del Signore.
Infatti, precisa Antonino, tra le creature glorificate e la creatura unita per natura alla divinità, ossia Cristo,
Maria è la sola che occupa un posto intermedio, in quanto Madre sua.
A questa mirabile elezione da parte di Dio Maria rispose
con una vita tutta consacrata a lui. L'espressione più evidente di questa consacrazione è il voto di verginità che
ella emise ancora prima di ricevere dall'angelo l'annuncio della scelta che il Signore aveva fatto di lei.
Era un proposito insolito per quel tempo e nell'ambiente in cui viveva; tuttavia ella fu sempre disposta a rinunciare ai
suoi propositi se Dio lo avesse richiesto.
Cooperatrice nella Redenzione
Ancorandosi al principio dell'associazione di Maria a Cristo,
per cui ella è diventata un aiuto e uno strumento simile a lui, il vescovo di Firenze riconosceva alla Vergine
santa la qualifica di vera e propria collaboratrice del Redentore nell'opera dell'umana salvezza, perché ella ha
messo a disposizione di lui tutta se stessa: il suo stesso essere, il suo comportamento, i suoi impegni e soprattutto
la sua sofferenza di genitrice di un Figlio che ha avuto un'esistenza segnata da un tragico destino. È in lui Redentore
che ella è diventata la madre di tutti gli uomini:
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Al massimo grado ella è la madre di tutti
gli uomini sia dal punto di vista della generazione che da quello della cura (nei loro riguardi),
perché ha generato quell'unico Uomo per mezzo del quale ella ha pure creato di nuovo, ossia rigenerato,
tutti gli altri. E in quel Figlio suo ci ha procurato tutto ciò che ci è necessario per la vita presente
e per quella futura.
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Antonino giunge quasi al punto di attribuire alla Vergine
una specie di condizione sacerdotale; e infatti la chiama sacerdotissa iustitiae perché, stando sotto la croce,
non ha risparmiato il proprio Figlio bensì, con alto senso del suo dovere, lo ha offerto secondo la volontà
dell'eterno Padre per la salvezza del genere umano:
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Fu anche sacerdotessa di giustizia,
perché «non ha risparmiato il suo proprio Figlio» (Rm 8,32), ma «stava presso la
croce di Gesù» (Gv 19,25) non, come dice Ambrogio, per contemplare la morte del Figlio né per
considerare il suo dolore, ma per aspettare la salvezza del genere umano, essendo ella stessa
disposta ad offrire a Dio il Figlio per la salvezza del mondo.
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Maternità spirituale di Maria
Questo ruolo che Maria esercita nei nostri riguardi
all'interno della Chiesa, non è altro che la conseguenza della sua cooperazione con Gesù per la salvezza
dell'umanità, per cui ella è diventata madre della nostra rinascita spirituale.
Antonino usa proprio l'espressione mater spiritualis:
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Chiesa, voglio che colei che è la madre mia,
sia anche la madre tua. Per me è madre naturale, per te è madre spirituale.
Ecco, la Madre del Dio salvatore è nella Chiesa la madre del peccatore.
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Il vescovo di Firenze pone a fondamento di questa
realtà le parole di Cristo alla Madre e a Giovanni sul monte Calvario (cfr. Gv 19,25-27), e scrive:
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Come uno viene detto padre per via della generazione,
della cura, dell'età, dell'onore e dell'affetto, così per tutte queste ragioni la beata
Vergine è nostra madre. Quanto alla prima ragione, come Cristo ci ha generati attraverso la parola
della verità, soffrendo sulla croce, alla vita spirituale della grazia, che è ben superiore alla vita naturale,
così anche la beata Vergine Maria ci ha concepiti e partoriti soffrendo per noi quelle pene immense
con le quali ha partecipato alla passione suprema del Figlio.
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Dopo di che l'autore continua a spiegare lungamente le
altre motivazioni per cui la Vergine è nostra madre spirituale: la preoccupazione e la tenerezza con cui si prende veramente
cura di noi; la sua età che supera tutti i tempi, nel senso che Dio l'ha predestinata da tutta l'eternità;
la dignità e l'onore di cui è stata insignita quale Madre di Dio, regina del cielo e della terra;
infine il grande affetto che nutre verso il suo popolo, di cui ricerca sempre il bene.
Successivamente elenca i diversi modi in cui la Vergine
esercita la sua maternità verso di noi nella Chiesa: assiste coloro che sono deputati al governo della
comunità cristiana; procura la riconciliazione con Dio a coloro che intraprendono il cammino della conversione
alla vita cristiana; aiuta e stimola con i suoi esempi coloro che stanno progredendo nella via della santità;
infonde speranza ai perfetti assicurandoli del conseguimento della beatitudine eterna.
Antonino è prodigo nell'uso di metafore e immagini
che possano illustrare la sua dottrina mariana; tuttavia egli cerca sempre di interpretarle entro i limiti imposti
dalla Scrittura, conferendo così alla sua esposizione un taglio tipicamente teologico e biblico.
Mediatrice
La funzione materna della Vergine santa non si è limitata
alla nostra nascita spirituale sul Calvario, ma continua attraverso i servizi e le premure che ci rende con la
sua mediazione materna. Per Antonino il termine «mediatrice» significa che Maria
sta in mezzo (media) tra Dio e l'essere umano:
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...è stata costituita quale termine medio
ovvero mediatrice tra Dio e gli uomini, per cui la Chiesa canta: «Mediatrice degli uomini, colei che lava i crimini,
perdono dei peccatori», perché procura queste cose. Perciò i peccatori, divenuti rivali
e nemici di Dio a causa dell'offesa, per riconciliarsi con lui devono ricorrere a questa mediatrice. Infatti se grazie
alla sua mediazione fu sedata la lite che c'era tra Dio e gli uomini, così pure tramite lei si pone fine
a tutte le questioni che esistono tra gli uomini e il diavolo.
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Il nostro autore attribuisce a Maria un potere
straordinario: tramite il Figlio, ella ci assolve da tutte le nostre colpe e dai conseguenti castighi. Ma ella esercita questa
sua funzione con particolare preferenza verso i peccatori, di cui si può dire sia la grande mediatrice e avvocata.
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