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Beato Alano della Rupe
Questo frate domenicano,
morto in fama di santità, ha dedicato le sue migliori doti di instancabile predicatore
alla diffusione del santo rosario. Egli preferiva chiamare
questa pratica di pietà "salterio mariano" e ne affidò la recita
specialmente alle cosiddette "confraternite del rosario",
che furono da lui fondate come pie associazioni di preghiera e che ebbero una enorme diffusione.
Insegnante e predicatore
Alano nacque verso il 1428 nella
regione francese della Bretagna ed entrò nell'ordine di san Domenico quando era ancora giovane,
verso il 1450. Fece la sua prima esperienza di vita religiosa
nel convento di Dinan, da dove fu inviato nel convento di San Giacomo
a Parigi per continuare gli studi. In seguito fu nuovamente richiamato
a Dinan per insegnare; ma nel 1460 lo troviamo nuovamente a Parigi a commentare
i libri delle Sententiae di Pietro Lombardo. Questo secondo soggiorno parigino
durò poco. Nell'autunno del 1461 fu inviato nel convento
di Lille e qui dimorò fino al 1464, svolgendovi l'attività di
lettore e di predicatore. Nell'ottobre dello stesso
anno passò alla congregazione autonoma dei domenicani
olandesi e continuò la sua attività di lettore prima a
Douai (1464-1465), poi a Gand (1468-1470), e infine
nello studio domenicano di Rostock (1470-1474), incorporato
all'università di Mecklenburg. Nel 1470 aveva
fondato a Douai la prima confraternita del rosario.
A Rostock, nel 1473, conseguì il grado di maestro in teologia
e, come tale, assistette al capitolo della congregazione d'Olanda,
tenutosi a Lille nel 1475. Si trovava nel convento di Zwolle
allorché, lo stesso anno, si ammalò e fu colto dalla morte.
La sua devozione mariana
L'importanza di Alano, nell'ambito
della dottrina e della spiritualità mariana, è prevalentemente legata al
contributo notevole da lui dato all'affermarsi nella cristianità della pratica del rosario.
Fu lui ad introdurre la recita delle 150 Ave Maria suddivise in decine, invece
delle 50 che prima di lui si dicevano solitamente.
Quanto alla proposta di meditazione dei misteri della vita di Cristo e della Vergine,
si suole attribuirne l'origine al monaco Domenico Helion di Prussia (m. 1460), un certosino
del monastero di Treviri. Questi, al fine di favorire un simile esercizio di meditazione,
introdusse delle clausole a metà dell'Ave Maria,
dopo la parola "Gesù", le quali si riferivano al mistero meditato.
I biografi ci informano che alla diffusione
del rosario Alano fu spinto dalla sua ardente devozione verso la Madre del Signore,
devozione che non venne meno neppure quando attraversò una grave crisi spirituale, tra il 1457 e
il 1464. Anche allora non smise mai di recitare quotidianamente il salterio mariano, ossia il rosario.
Nel 1464 la Vergine, in un'apparizione,
gli mise al dito un anello come segno di fidanzamento spirituale e gli
chiese di diffondere il salterio e la sua confraternita. Per questo fu successivamente
definito "novello sposo" della beata Vergine Maria.
Gli scritti
Le opere di Alano della Rupe raccolgono
praticamente la predicazione da lui tenuta sulla pia pratica del rosario.
La testimonianza più antica di questa sua predicazione è offerta
da uno scritto del suo contemporaneo Michel François, il quale nel 1479 pubblicò il
suo Quodlibet de veritate Fraternitatis Rosarii, che aveva discusso a Colonia nel 1476.
In appendice aggiunse lo scritto di Alano De Psalterio beatae Mariae Virginis: exempla valde
motiva ad amorem illius.
Tra gli altri scritti più significativi
di Alano, va ricordato quello che porta il titolo: De immensa et ineffabili dignitate
et utilitate psalterii praecelsae ac intemeratae semper virginis Mariae.
Quest'opera è stata pubblicata postuma a Stoccolma, nel 1498.
I suoi scritti, manipolati e diffusi
dopo la sua morte, contribuirono a propagare varie leggende, tra cui anche
quella che attribuisce l'origine del rosario a san Domenico. I rimaneggiamenti rendono ardua la preparazione
di un'edizione critica delle sue opere. Il salterio ebbe un'edizione nel 1610, a Friburgo (Svizzera),
per opera del domenicano A. Coppenstein, il quale tuttavia precisa che i contenuti del trattato sono di Alano,
ma la forma è sua. L'opera consta di cinque parti:
- una risposta al vescovo di Tournai
su questioni da lui poste intorno al rosario;
- storie, rivelazioni e visioni, sempre
a proposito del rosario;
- sermoni di san Domenico rivelati ad Alano;
- sermoni e trattati dello stesso Alano;
- esempi e miracoli che illustrano l'eccellenza
e l'efficacia della devozione del rosario.
Il santo rosario
Nel trattato del Compendium psalterii
beatissimae Trinitatis, Alano ci offre una sintesi chiara e completa del
suo insegnamento sulla recita del rosario. Il titolo del trattato si spiega per il fatto che,
per mezzo di Cristo, della Vergine santa e in comunione con tutti i santi, nella
recita del rosario possiamo lodare la Santissima Trinità.
Alano divide la sua esposizione
in 15 brevi capitoli. Nel prologo che li precede, ricorda che la pia pratica consta di
150 Ave Maria, suddivise in decine, le quali sono precedute
dalla recita del Pater noster. Contro coloro che ritenevano
artificioso e banale il ricorso ai numeri, Alano si
richiama ai Padri della Chiesa, facendo espressamente i
nomi prestigiosi di Agostino, Ambrogio e Girolamo, i
quali pensavano che i numeri siano i criteri secondo cui
la sapienza divina ha ordinato tutte le cose «acciocché la
stultizia e la confusione e la impudenzia non signoreggiasse nelle cose divine».
Il numero 150
delle Ave Maria si comprende per analogia con il salterio davidico, in cui
si legge: «Lodate Dio nel salterio» (Sal 150,3). Addizionando i 15 Pater noster,
si ha una somma di 165, che corrisponderebbe, secondo una rivelazione ricevuta da san Bernardo,
alle 165 ferite inflitte a Gesù nella sua passione.
Alano esorta poi a predicare il rosario
a tutti i popoli, perché si tratta di una pratica che ha il vantaggio di essere
breve (ovviamente rispetto al salterio) e alla portata di tutti, anche delle persone semplici.
Con un evidente senso di esagerazione,
egli pretende di far risalire la devozione del rosario ai tempi apostolici,
donde sarebbe giunta fino a noi attraverso la tradizione
cristiana. Straordinario diffusore ne sarebbe stato san Domenico,
al quale Maria avrebbe rivelato che le prime 50 Ave Maria dovevano
onorare i misteri relativi all'incarnazione del Figlio di Dio; altre 50 sono per venerare i misteri
della sua passione e morte; le ultime 50 vengono recitate
in onore della sua risurrezione e gloria. Queste tre
parti del rosario si possono recitare unitamente o separate,
al mattino, a mezzogiorno e alla sera, oppure in qualsiasi
momento, secondo la devozione di ciascuno.
Come avviene nel salterio davidico, il rosario invita a penetrare
i quattro sensi dei misteri: il senso letterale, quello allegorico,
quello morale e quello anagogico. Consegnando ai fedeli questa pratica,
Alano rivolge loro una calda esortazione:
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Voi tutti, che siete amanti
di Cristo e della gloriosa vergine Maria, accogliete questo salterio che, secondo sant'Anselmo,
contiene in sé due regine di orazioni, cioè il Paternostro e l'Avemaria,
le quali sono due evangelii comunissimi e dignissimi, che sono da essere predicati a ogni creatura.
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La confraternita del rosario
Quanto alla confraternita del rosario,
Alano ribadisce che sarebbe stata fondata dietro suggerimento della Vergine a san Domenico.
Al fine di evitare la simonia, l'ingresso dei fedeli in essa doveva avvenire in forma assolutamente gratuita.
Inoltre i suoi membri mettevano in comune i loro meriti e i frutti della loro vita spirituale, e si
impegnavano alla recita quotidiana del rosario, non tuttavia sotto pena di peccato.
Venivano iscritti in un apposito registro affinché tutti si conoscessero e incrementassero tra loro
uno spirito di pace, di carità, di benevolenza, di misericordia e di comunione.
Infine erano invitati alla pratica della confessione sacramentale frequente e a
partecipare ad una celebrazione eucaristica speciale nel giorno della festa di san Domenico.
Anche ai fanciulli era dato di entrare
in queste confraternite. Essi potevano sostituire la recita del rosario con
altre preghiere più adatte alla loro età.
A tutti si raccomandava di portare sopra
di sé la corona del rosario come segno di appartenenza a Cristo.
Però la tesi di Alano proponeva
il rosario come preghiera universale, che si addice ad ogni categoria di persone:
ai prelati, ai teologi, ai predicatori e alle persone devote in genere.
La sua eccellenza e utilità sono confermate dai miracoli ottenuti tramite esso.
Alano espone i 15 tipi di miracoli, soprattutto di carattere spirituale, che corrispondono ai 15 misteri.
Il trattato termina con un invito:
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Lodate tutti quanti il nostro
glorioso Gesù Cristo in questo psalterio affinché finalmente, colli santi angeli, possiate
in sempiterno laudare lo sposo e la sposa in gaudio infinito.
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Il grande merito di Alano della
Rupe è stato quello di aver dato alla recita del rosario una struttura stabile e facilmente
utilizzabile anche dai cristiani più sprovveduti. Nella meditazione dei misteri,
egli unisce agli eventi della vita del Signore anche quelli della vita di Maria.
Malgrado una certa esagerazione nel valorizzare tradizioni di carattere leggendario riguardanti
le origini di questa forma di devozione, la predicazione dello zelante domenicano
e la sua instancabile azione nel fondare le confraternite del rosario hanno avuto effetti positivi
per la diffusione di questa pia pratica destinata a svolgere un ruolo così determinante
nella pietà mariana dei secoli successivi, fino ai giorni nostri.
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