Il Santo Rosario
back

Il Culto della Beata Vergine

Gli inizi del culto mariano

Si può dire che il culto della Beata Vergine Maria ha origini antichissime, dato che se ne trova qualche accenno già nei Vangeli. Infatti si possono considerare come testimonianze indirette di un culto mariano primitivo alcuni testi del Nuovo Testamento nei quali si esprime una certa lode e venerazione nei confronti della Madre del Signore (cf. Lc 1,45; 1,48-49; 11,27).

Maria poi fu presente nel culto liturgico della Chiesa primitiva, come confermano alcune antiche formule del simbolo battesimale e delle preghiere eucaristiche. Il suo inserimento nel mistero della Chiesa quale appare nel racconto degli Atti (cf. 1,14) faceva sì che i cristiani vedessero nella fede della comunità un prolungamento della fede di Maria («Te beata che hai creduto!», Lc 1,45). Perciò ella è presente nei riti del battesimo e dell'eucaristia, dove si perpetua il mistero della Chiesa stessa.

A) IL CULTO IN ORIENTE

Il culto mariano in Oriente, come del resto anche in Occidente, mostra due elementi fondamentali: l'omaggio reso all'eccezionale dignità e santità di Maria, Madre di Dio, e, in secondo luogo, l'appello incessante e fiducioso alla sua potentissima intercessione presso Gesù Cristo, unico mediatore e suo vero figlio secondo la carne. Già la preghiera Sub tuum praesidium, di origine orientale, risalente forse al III secolo e certamente fra le più antiche conosciute, chiama Maria Madre di Dio, Vergine sempre gloriosa e benedetta, e le domanda aiuto per tutti noi nelle necessità di ogni genere e per la liberazione da ogni pericolo. Accanto a questa preghiera privata compare, come abbiamo già accennato, anche quella ufficiale e liturgica. In ogni sacrificio eucaristico la liturgia orientale commemorava Maria nella preghiera centrale (cf. Anafora di S. Ippolito, III secolo), e certamente già prima del Concilio di Efeso (431) la celebrava con una festa che cadeva annualmente nella prossimità del Natale o dell'Epifania.

B) IL CULTO IN OCCIDENTE

Il primo e più vasto centro di culto verso Cristo in Occidente fu indubbiamente quello della Chiesa di Roma, fondata dagli Apostoli Pietro e Paolo. Parallelamente, la Chiesa di Roma fu anche il primo e più vasto centro di culto verso la Madre del Signore. Per i primi tre secoli della Chiesa è più che notevole la testimonianza delle varie immagini di Maria Santissima che si trovano nelle catacombe romane. In quelle rozze immagini (per esempio in quella del cimitero di Priscilla, del II secolo), possiamo scorgere le più antiche tracce del culto di venerazione a Maria. In esse infatti la Vergine non appare quale elemento ornamentale ma, ripetutamente, come figura a sé stante, col Bambino in grembo, e perciò come oggetto di venerazione, caro al cuore dei cristiani, nello stesso modo in cui, più tardi, la sua figura occuperà il posto centrale nelle absidi delle basiliche.

Oltre che come oggetto di venerazione, Maria Santissima appare quale oggetto di imitazione, come risulta per esempio dalla velatio virginis dello stesso cimitero di Priscilla (seconda metà del III secolo). Il vescovo, assistito dal diacono, rivolto a una giovane (la «velata»), stende il braccio destro e con le dita le indica, come modello supremo da imitare, «la Vergine delle vergini». Col diffondersi, fin dal III secolo, dell'ideale della vita ascetica, Maria Santissima venne subito considerata come il suo prototipo.

Tracce eloquenti di culto verso Maria da parte degli antichi cristiani di Roma si trovano anche nei sotterranei della Basilica Vaticana, presso la Memoria di S. Pietro. Da esse appare che verso il 300 Maria era venerata accanto a Cristo e a S. Pietro, primo vicario di Cristo. In una di queste iscrizioni il nome di Maria, scritto per intero, è intrecciato alle sigle unite di Cristo e di Pietro, e i tre nomi vengono collegati nella medesima espressione di vittoria che li sormonta: NIKA (= vince). «Il legame stesso che unisce graficamente i nomi di Cristo, Pietro e Maria presuppone (si può affermarlo con certezza) un culto associato di quelle tre figure celesti (...). Bisogna dunque accettare l'evidenza e ammettere che, almeno a Roma, Maria era venerata, insieme con Cristo e con Pietro, già dall'inizio del IV secolo». «Si tratta di una devozione popolare, nella quale però si riflette senza dubbio il pensiero ufficiale della Chiesa».

Le attestazioni di culto verso la Beata Vergine andranno sempre più aumentando fino a che, col Concilio di Efeso (431), si arriverà a una diffusione grandiosa, con la costruzione di basiliche dedicate a Maria, con le sue immagini sempre più frequenti, con il canto liturgico e con le manifestazioni della pietà personale.

Natura del culto mariano

Per comprendere la natura del culto riservato alla Vergine Maria è utile collocarlo nel quadro più ampio del culto in genere. La parola culto deriva dal verbo latino colere (coltivare, onorare), e nel suo significato più vasto indica l'espressione del sentimento interiore con cui l'uomo riconosce l'eccellenza di un altro essere: può quindi dirsi un atto di stima. A questo aspetto però il culto aggiunge anche il senso dell'inferiorità e della soggezione dell'uomo riguardo a colui al quale il culto si rivolge.

Il culto può essere, di per sé, religioso e profano. Limitando il nostro esame al culto religioso, diciamo che esso riguarda Dio, oppure quelle cose che si riferiscono direttamente a Dio. Teologicamente parlando il culto è dunque un'espressione della virtù morale della religione.

Tradizionalmente la differenziazione del culto religioso secondo le esigenze della gerarchia dei valori che esso concerne è stata espressa con la triplice distinzione di:

a) latria, o vera adorazione, dovuta a Dio solo e all'umanità di Cristo in quanto appartenente al Verbo che l'ha assunta nell'unità della persona;

b) dulia, o semplice venerazione, dovuta ai Santi in quanto amici, immagini e manifestazioni di Dio, che vengono riveriti, amati e invocati in riferimento a Dio;

c) iperdulia, o venerazione speciale, dovuta a Maria per la sua singolarità di Madre del Verbo incarnato e di sua cooperatrice specialissima nella redenzione, per cui la si onora con un particolare sentimento di riverenza, di fiducia e di amore, a lei si ricorre, in lei si confida, in quanto Madre di Gesù e Madre nostra. Il culto dovuto a Maria supera dunque quello dovuto a qualsiasi altra creatura, fino al più sublime dei Serafini. Ella è infatti Regina anche degli angeli.

Il Concilio afferma chiaramente questa verità. Ecco le sue parole:

«Maria, poiché Madre santissima di Dio, che prese parte ai misteri di Cristo, per grazia di Dio esaltata, dopo il Figlio, sopra tutti gli angeli e gli uomini, viene dalla Chiesa giustamente onorata con un culto speciale (...). Questo culto, quale sempre fu nella Chiesa, sebbene del tutto singolare, differisce essenzialmente dal culto di adorazione prestato al Verbo incarnato così come al Padre e allo Spirito Santo (...)».

Il Concilio sottolinea anche la confluenza del culto a Maria nel culto a Cristo e a Dio, e la sua funzione, che si direbbe pedagogica, di promozione nelle anime del riconoscimento e della glorificazione di Cristo, centro dell'universo. Infatti il culto a Maria, essenzialmente differente dal culto di adorazione a Dio,

«singolarmente lo promuove. Poiché le varie forme di devozione verso la Madre di Dio, che la Chiesa ha approvato entro i limiti della sana e ortodossa dottrina e secondo le circostanze di tempo e di luogo, e l'indole e il carattere proprio dei fedeli, fanno sì che mentre è onorata la Madre, il Figlio, al quale sono volte tutte le cose (cf. Col 1,15-16) e nel quale "piacque all'eterno Padre di far risiedere tutta la pienezza" (Col 1,19), sia debitamente conosciuto, amato, glorificato, e siano osservati i suoi comandamenti».

Viene così fissato dal Concilio il senso teologico del culto mariano, come risultante di tutta la dottrina mariologica precedentemente esposta: culto di «iperdulia» (anche se il Concilio non fa uso di questo termine) verso la creatura più vicina a Dio, eletta fra tutte a essere la Madre e la cooperatrice singolare del Verbo incarnato; ma viene anche aperta la via a una considerazione più ampia, cosa che farà Paolo VI nell'Esortazione Apostolica Marialis Cultus.

La Marialis Cultus di Paolo VI

Circa dieci anni dopo la promulgazione della Lumen Gentium Paolo VI ha pubblicato un documento che è senza dubbio una pietra miliare nella storia del culto mariano. Si tratta dell'Esortazione Apostolica Marialis Cultus (Il culto della Vergine Maria), del 2 febbraio 1974.

Il documento consta di tre parti.

A) PRIMA PARTE: IL CULTO DELLA VERGINE MARIA NELLA LITURGIA

La trattazione dell'argomento è divisa in due sezioni: la prima (nn. 1-15) tratta della Vergine Maria nella liturgia rinnovata, e sottolinea la collocazione di Maria entro il ciclo annuale dei misteri di Cristo.

Nella liturgia dell'Avvento, dice il Papa, si celebra la solennità dell'Immacolata, celebrazione congiunta della Concezione Immacolata di Maria, della preparazione radicale alla venuta del Salvatore (cf. Is 11,1.10) e del felice esordio della Chiesa senza macchia e senza ruga. La Beata Vergine è poi ricordata in modo particolare nelle ferie dal 17 al 24 dicembre, e soprattutto nella domenica che precede il Natale. Paolo VI poi suggerisce che il periodo di Avvento sia considerato come «un tempo particolarmente adatto per il culto alla Madre del Signore» (n. 4).

Il tempo di Natale è una prolungata memoria della maternità divina verginale:

«Infatti nella solennità del Natale del Signore la Chiesa, mentre adora il Salvatore, ne venera la Madre gloriosa; nell'Epifania del Signore, mentre celebra la vocazione universale alla salvezza, contempla la Vergine come vera sede della Sapienza e vera Madre del Re, la quale presenta all'adorazione dei Magi il Redentore di tutte le genti (cf. Mt 2,11); e nella festa della Santa Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe (domenica fra l'ottava di Natale) riguarda con profonda riverenza la santa vita che conducono nella casa di Nazareth Gesù, Figlio di Dio e Figlio dell'uomo, Maria, sua Madre, e Giuseppe, uomo giusto (cf. Mt 1,19)» (n. 5).

Il Papa poi ricorda l'importanza della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, fissata per il 1º gennaio, che viene anche a coincidere con la giornata mondiale della Pace; siamo quindi invitati a rivolgerci al Principe della Pace e alla Regina della Pace per implorare questo grande e prezioso dono.

Alle due solennità mariane appena ricordate vanno poi aggiunte «le antiche e venerande celebrazioni del 25 marzo e del 15 agosto» (Annunciazione del Signore e Assunzione di Maria) (n. 6). Quest'ultima solennità ha un prolungamento nella festa di Maria Regina (22 agosto). Le quattro solennità ricordate «puntualizzano con il massimo grado liturgico le principali verità dogmatiche concernenti l'umile Ancella del Signore» (n. 6).

Durante l'anno liturgico si celebrano poi altri eventi salvifici riguardanti direttamente Maria, come la sua Natività (8 settembre), la Visitazione (31 maggio), l'Addolorata (15 settembre), o ai quali ella fu strettamente collegata, come la Presentazione del Signore (2 febbraio) (n. 7).

Il Papa ricorda ancora altre memorie mariane come la Beata Vergine di Lourdes (11 febbraio), la Dedicazione della basilica di S. Maria Maggiore (5 agosto), la Beata Vergine del Carmelo (16 luglio), la Beata Vergine del Rosario (7 ottobre), la Presentazione di Maria (21 novembre), il Cuore Immacolato di Maria (sabato dopo la Solennità del Sacro Cuore) (n. 8).

«Resta da accennare alla possibilità di una frequente commemorazione liturgica della Vergine con il ricorso alla Memoria di santa Maria in sabato: memoria antica e discreta, che la flessibilità dell'attuale Calendario e la molteplicità dei formulari del Messale rendono sommamente agevole e varia» (n. 9).

Il Papa poi percorre il Messale restaurato, il Lezionario e la Liturgia delle Ore, libri nei quali si trovano temi antichi e nuovi riguardanti Maria. Alla fine conclude:

«L'esame compiuto sui libri liturgici restaurati porta dunque a una confortante constatazione: la riforma post-conciliare, come già era nei voti del movimento liturgico, ha considerato con adeguata prospettiva la Vergine nel mistero di Cristo e, in armonia con la tradizione, le ha riconosciuto il posto singolare che le compete nel culto cristiano, quale santa Madre di Dio e alma cooperatrice del Redentore. Né poteva essere altrimenti. Ripercorrendo infatti la storia del culto cristiano si nota che sia in Oriente, sia in Occidente, le espressioni più alte e più limpide della pietà sono fiorite nell'ambito della Liturgia o in essa sono state incorporate» (n. 15).

La seconda sezione (nn. 16-23) tratta della Beata Vergine Maria come modello della Chiesa nell'esercizio del culto. In queste bellissime pagine Maria viene presentata come la Vergine in ascolto, la Vergine in preghiera, la Vergine Madre, la Vergine offerente. Ella è modello non solo per la Chiesa, ma anche per i singoli cristiani. Siamo tutti invitati ad avere, verso Maria, come tutta la Chiesa nel suo insieme, atteggiamenti di venerazione profonda, amore ardente, fiduciosa invocazione, servizio di amore, operosa imitazione, commosso stupore, attento studio (cf. n. 22).

B) SECONDA PARTE: ORIENTAMENTI PER IL RINNOVAMENTO DELLA PIETÀ MARlANA

In questa seconda parte Paolo VI indica i principi programmatici per adeguare la venerazione alla Madre di Dio alle circostanze attuali, secondo i luoghi e i tempi e secondo la sensibilità dei vari popoli e delle varie tradizioni culturali.

Innanzitutto il Papa (nn. 25-28) mostra le note caratteristiche di una valida devozione mariana; essa deve essere:

a) Trinitaria, poiché il culto mariano fa parte del culto cristiano, che si eleva al Padre per mezzo del Figlio nello Spirito;

b) Cristologica, poiché la Vergine Maria è tutta relativa a Cristo;

c) Pneumatologica, poiché il nostro culto deve essere «spirituale», cioè deve essere animato dallo Spirito Santo;

d) Ecclesiale, poiché Maria occupa un posto tutto speciale nella Chiesa.

In secondo luogo (nn. 29-39) Paolo VI dà quattro orientamenti perché il rinnovamento del culto mariano sia in sintonia con lo spirito del Concilio.

a) Orientamento biblico. La devozione mariana deve basarsi sul dato biblico per acquistare nuovo vigore. Così le formule della preghiera mariana si devono ispirare alla Sacra Scrittura, in modo che mentre i fedeli venerano Maria, Sede della Sapienza, siano rischiarati dalla luce della parola divina.

b) Orientamento liturgico. Le devozioni mariane devono essere in armonia con la liturgia e condurre ad essa. Bisogna evitare l'atteggiamento di quanti disprezzano a priori i pii esercizi, e quello di quanti li sovrappongono alla liturgia, snaturando quest'ultima.

c) Orientamento ecumenico. La maternità spirituale di Maria ha, fra gli altri, il compito di promuovere l'unione dei cristiani. Questo orientamento ecumenico che è proprio di Maria deve permeare anche la preghiera a lei rivolta.

d) Orientamento antropologico. Infine la devozione mariana deve tenere conto della nuova situazione culturale. Il Papa mostra a tale riguardo come Maria possa e debba essere considerata anche oggi un modello di vita perfettissimo e imitabile da parte di tutti gli uomini, e in particolare di tutte le donne.

C) TERZA PARTE: INDICAZIONI SUI PII ESERCIZI DELL'ANGELUS DOMINI E DEL SANTO ROSARIO

Per quanto riguarda l'Angelus, il Santo Padre dice che tale esercizio non ha bisogno di essere modificato, ma solo di essere effettivamente e devotamente praticato, in modo che vengano santificati i tre momenti della giornata, mattino, mezzogiorno e sera, con il ricordo del mistero dell'Incarnazione.

Sul Rosario il Papa si sofferma più a lungo, dandoci una mirabile presentazione di questa preghiera evangelica, cristologica, contemplativa, che quasi germoglia dalla Liturgia e ad essa riconduce. Viene descritta la sua struttura e vengono dati suggerimenti perché la sua recita sia veramente fruttuosa. (Il Papa Giovanni Paolo II tornerà sul tema del Rosario con la sua appassionata e splendida Lettera Apostolica Rosarium Virginis Mariae (16 ottobre 2002), una lettera scritta veramente col cuore. In essa il Santo Padre attinge continuamente all'insegnamento di Paolo VI, lo spiega, lo integra e lo completa, e aggiunge ai quindici tradizionali misteri (della gioia, del dolore, della gloria), cinque misteri riguardanti la vita pubblica di Gesù, i «misteri della luce» (Battesimo di Gesù, Nozze di Cana, Predicazione del Regno, Trasfigurazione, Istituzione dell'Eucaristia)).

Le Messe della Beata Vergine Maria

Giovanni Paolo II ha fatto pubblicare da parte della Congregazione per il Culto Divino un nuovo libro liturgico, comprendente quarantasei Messe in onore della Beata Vergine Maria, con le relative letture (15 agosto 1986).

Nel Decreto di promulgazione leggiamo queste parole:

«Nella celebrazione del mistero di Cristo la Chiesa spesso commemora la beata Vergine Maria, intimamente associata al suo Figlio: venera in lei la donna nuova che, in vista dei meriti della morte di Cristo, fu redenta, nella sua stessa concezione, in modo sublime; la madre che, per opera dello Spirito Santo, concepì il Figlio e lo generò con parto verginale; la discepola che custodì amorosamente nel cuore le parole del Maestro; la socia del Redentore che, secondo il piano divino, si consacrò totalmente, con generosità, all'opera del Figlio».

«Nella Beata Vergine, inoltre, la Chiesa riconosce un suo membro sovraeminente e singolare, adorno di ogni virtù; e poiché fu affidata a lei come a madre da Cristo, sull'altare della croce, la onora con amorosa pietà e invoca incessantemente il suo patrocinio; la sente compagna e sorella nel cammino della fede e nelle angosce della vita; contempla con gioia in lei, assunta in cielo, presso il Figlio, l'immagine della sua gloria futura».

Nel n. 19 dell'Introduzione leggiamo:

«La raccolta di messe della beata Vergine Maria, approvata dal Sommo Pontefice Giovanni Paolo II (...), si propone soprattutto di favorire, nell'ambito del culto della beata Vergine Maria, celebrazioni che siano ricche di dottrina, varie quanto all'oggetto specifico, e che commemorino correttamente i fatti di salvezza compiuti da Dio Padre nella beata Vergine, in vista del mistero di Cristo e della Chiesa».

Il Messale della beata Vergine contiene delle messe specifiche per ogni tempo liturgico: tre per l'Avvento, sei per il tempo della Natività, cinque per la Quaresima e quattro per il tempo pasquale.

Le messe del Tempo Ordinario (ventotto in tutto) sono suddivise in tre sezioni:

- la prima comprende undici formulari per celebrare la memoria della Madre di Dio sotto una serie di titoli tratti prevalentemente dalla Sacra Scrittura ed esprimenti il nesso Maria-Chiesa;

- la seconda presenta nove formulari per venerare la memoria della Madre del Signore sotto dei titoli che esprimono la sua cooperazione nel promuovere la vita spirituale dei fedeli;

- la terza propone otto formulari per la celebrazione della santa Vergine Maria sotto dei titoli che manifestano la sua misericordiosa intercessione in favore dei fedeli.

Questo ordinamento fa sì che i momenti e i modi della cooperazione della beata Vergine all'opera della salvezza siano celebrati nel tempo liturgico più adatto, e che sia posta in luce l'intima associazione della Madre del Signore alla missione della Chiesa.