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La
Maternità Spirituale e l'Intercessione di Maria
Premessa
Abbiamo già visto verso la fine del capitolo precedente come la
stretta cooperazione di Maria all'opera della Redenzione dia il fondamento
alla sua attuale attività di aiuto nell'applicazione dei frutti
di tale opera. Per esprimere tale attività si dice che Maria è nostra
madre, sul piano spirituale della grazia, che è nostra mediatrice
(secondo un'espressione molto comune «mediatrice di tutte le grazie»),
che intercede per noi.
In questo capitolo vogliamo esaminare la maternità spirituale di
Maria nei nostri riguardi e la sua intercessione per noi, tenendo
distinti i due aspetti ma considerandoli insieme, dato che sono strettamente
collegati. La «mediazione» di Maria risulterà inclusa in questo esame.
Il fondamento biblico della maternità spirituale e dell'intercessione
A) IL
SÌ DELL'ANNUNCIAZIONE
Quando la Beata Vergine Maria diede il suo consenso alla proposta
dell'angelo che le annunciava il mistero dell'Incarnazione, concepì
nel suo seno il Verbo Incarnato, ma insieme con Lui concepì anche le membra del suo Corpo mistico. Infatti S. Tommaso afferma
che la grazia personale di Cristo e quella che lo costituisce Capo
della Chiesa si identificano. Quindi Maria, divenendo la Madre del
Capo, divenne anche spiritualmente la Madre delle membra del
Corpo mistico, cioè di tutti noi.
B) L'INTERCESSIONE ALLE NOZZE DI CANA
Come abbiamo visto a suo tempo esaminando questo episodio, Maria Santissima ci appare mossa da un grande amore
materno verso i due sposi, e capace di una potentissima intercessione
presso il suo Figlio. Infatti la sua preghiera viene pienamente
esaudita, e con grande generosità, da parte del Signore: le sei giare
di pietra furono riempite fino all'orlo, e il vino risultò eccellente
(Gv 2,6.10)! In questo brano evangelico Maria è sempre denominata
da Giovanni: «la Madre». La Madre di Gesù, certamente, ma
anche in un certo senso la Madre dei discepoli; una Madre che si
preoccupa dei suoi figli e intercede per loro.
C) L'AFFIDAMENTO DI GIOVANNI A MARIA SOTTO LA CROCE
È questo l'episodio classico che viene preso come fondamento
per la dottrina della maternità spirituale di Maria nei nostri riguardi
(in quanto si considera Giovanni come rappresentante di tutti noi).
Rimando anche qui alla trattazione che abbiamo già svolto a suo
tempo. Tuttavia, come vedremo fra poco, questa interpretazione
non fu subito presente nel pensiero dei Santi Padri come
lo è oggi nell'insegnamento dei teologi e del Magistero.
Osserviamo poi che in base a quanto visto al punto A) non sembra
corretto dire che Maria è divenuta nostra Madre sul Calvario. È giusto dire invece che Maria Santissima ci ha concepiti a Nazaret e
ci ha dati alla luce sul Calvario (nel dolore, possiamo aggiungere).
Gesù quindi con le parole: «Ecco tuo figlio», «Ecco tua madre»,
non costituisce Maria nostra Madre, poiché ella lo era già, in quanto
ci aveva già concepiti, ma la dichiara tale.
Il fondamento nella Tradizione
La maternità spirituale di Maria verso di noi non fu percepita
chiaramente fin dall'inizio. Quando si cominciò a guardare alla
madre di Gesù si cercò nel Vangelo il suo volto, se ne affermò la
maternità divina, la verginità, la santità, la pienezza di grazia. Si
comprese che Maria stava già in cielo con Gesù, e la preghiera a lei
divenne sempre più fiduciosa. Però il tema della sua maternità verso
i credenti era più vissuto che espresso. Ci si sentiva troppo piccoli
per chiamare Madre nostra la Madre di Dio.
Eppure non si può dire che questa tematica fosse del tutto assente
agli inizi. Già S. Giustino l'aveva intuita con l'idea di Maria nuova Eva.
Per S. Ireneo «Maria è la nuova Eva che rigenera gli uomini a Dio».
S. Epifanio chiama Maria «la Madre dei viventi». Per S. Ambrogio
Maria è «figura della Chiesa», che è nostra madre. Per S. Agostino
Maria «coopera con la carità alla nascita dei fedeli».
Il tema dell'intercessione, come abbiamo accennato, si sviluppa
dunque prima di quello della maternità: ciò è possibile perché nei
primi secoli non viene ad esso direttamente collegato. Non si vede
ancora chiaramente che l'intercessione di Maria è un'intercessione
materna, l'intercessione di una madre per i suoi figli.
Per vedere riuniti i due temi occorre attendere il X secolo, con
Giovanni il Geometra. Con lui, afferma il Laurentin,
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«i due temi, intercessione e maternità spirituale, sinora
indipendenti, si uniscono».
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Maria intercede per noi in quanto è Madre dei cristiani. Scrive
Giovanni il Geometra:
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«O comune e nuova Madre, nuova non solo perché madre del
nuovo uomo e Dio, né unicamente perché hai generato in un
modo nuovo (verginale), ma ancora perché ti sei mostrata a
nostro riguardo superiore alle madri ordinarie, madre per tutti
noi insieme e per ciascuno molto più della madre nostra, e ci
hai amati più di quanto si potrebbe dire».
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E aggiunge:
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«Tu sei nostra madre, ottienici il perdono».
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S. Anselmo d'Aosta († 1109) sarà il primo in Occidente ad
affermare in modo chiaro ed esplicito che Maria è nostra Madre:
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«La Madre di Dio è madre nostra».
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Ruperto di Deutz († 1130) vede la maternità universale di Maria
come frutto delle sofferenze che ella patì sul Calvario:
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«Infatti sul Calvario, nella passione del suo Figlio unigenito,
soffrì come una vera partoriente, generando così alla salvezza
tutti noi. Perciò è veramente nostra madre».
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Il grande cantore dell'intercessione di Maria sarà infine S. Bernardo
(† 1153), la cui dottrina a tale riguardo può essere riassunta in
questa affermazione.
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«Dio ha voluto che non avessimo niente che non passasse per
le mani di Maria».
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Nell'epoca moderna la dottrina della maternità spirituale di
Maria e della sua intercessione diventa insegnamento comune. Ne
tratta fra gli altri S. Francesco di Sales († 1622) con il suo stile impareggiabile.
Egli collega innanzitutto la maternità spirituale di Maria
con il mistero dell'Incarnazione, scrivendo così:
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«Sebbene, di fatto, abbia portato solo lui nel suo grembo, ha
tuttavia portato anche tutti i cristiani nella persona del Figlio
suo».
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Inoltre Maria è Madre universale poiché si è unita a tutta l'opera
redentrice del suo Figlio, soprattutto durante la Passione:
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«Maria concepì Gesù adombrata dallo Spirito Santo; perciò lo
portava senza disagio e lo partorì senza dolore. Nostro Signore
le riservò i dolori del parto per il giorno della sua crocifissione,
a cui dovette assistere la sua santa Madre».
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La maternità spirituale di Maria è poi vista da S. Francesco di
Sales come l'ultimo dono che il Figlio ci elargisce dall'alto della Croce:
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«Gesù le diede una certa unione di cuore e di amore tenero
per il prossimo, quell'amore degli uni per gli altri che è uno dei
più grandi doni che la sua bontà concede agli uomini. Ma
quale amore? Un amore materno: "Donna, ecco tuo figlio!"
(Gv 19,26). O Dio! Quale scambio! Dal Figlio al servo, da
Dio alla creatura! Eppure lei non rifiuta, sapendo che nella
persona di S. Giovanni accettava per suoi tutti i figli della
Croce, e ne sarebbe stata la Madre diletta!».
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È logico che da queste premesse sgorghi una piena e totale fiducia
nell'intercessione di Maria nei nostri riguardi. Infatti S. Francesco
di Sales ci ha anche lasciato quella sua famosa preghiera che, fra
l'altro, dice così:
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«Tu sei mia Madre e mia Sovrana (...). Ti prego dunque (...),
degnati di consolarmi (...). Ricordati, o dolcissima Vergine, che
sei mia Madre e che io sono tuo figlio (...). Tu sei la Madre
comune di tutti i poveri mortali, e quindi sei anche la Madre
mia (...). Dal momento dunque, o dolcissima Vergine, che sei
la Madre mia e che sei così potente, come potrei scusarti se tu
non mi confortassi e non mi porgessi il tuo aiuto e la tua assistenza?
Vedi, o Madre mia, che sei costretta a concedermi ciò
che ti chiedo».
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Come si vede, qui la dottrina ha ormai raggiunto il suo pieno sviluppo.
Essa incontrerà qualche attacco e qualche resistenza da parte
dei giansenisti, ma otterrà il suo trionfo definitivo con S. Alfonso e il
suo libro Le glorie di Maria (1750). Da allora essa appartiene al
patrimonio acquisito della Chiesa.
L'insegnamento del Magistero
Può sembrare strano, ma la prima allusione all'intercessione attuale
di Maria compare solo alla fine del XIV secolo, con il Papa Bonifacio
IX († 1404). Più tardi tornerà sull'argomento Benedetto XIV
in una Bolla per le Congregazioni mariane (1748).
Pio IX nella bolla Ineffabilis Deus per la definizione del dogma
dell'Immacolata (1854) fa delle affermazioni importanti:
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«Ascoltino le nostre parole tutti i carissimi figli nostri e della
Chiesa Cattolica, e con sempre più ardente fervore di devozione,
di pietà e di amore continuino a venerare, a invocare, a supplicare la Beatissima Vergine Maria Madre di Dio, concepita senza
il peccato originale, e ricorrano con ogni fiducia a questa dolcissima
Madre di misericordia e di grazia, in tutti i pericoli, in
tutte le angustie, in tutte le necessità, in tutti i dubbi e in tutte le
trepidazioni. Non vi può essere infatti luogo a timore o a disperazione
quando ella è la nostra guida e il nostro auspicio, quando
ella ci è propizia e ci protegge: poiché ella ha un cuore
materno per noi, e mentre tratta gli affari che riguardano la salvezza
di ciascuno di noi, è sollecita di tutto il genere umano.
Costituita da Dio Regina del cielo e della terra ed esaltata al di
sopra di tutti i cori degli Angeli e di tutte le schiere dei Santi,
sta alla destra del suo Figlio Unigenito, Nostro Signore Gesù
Cristo, e con le sue potentissime preghiere di Madre supplica;
trova ciò che cerca e non può rimanere inascoltata».
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Da Leone XIII a Pio XII l'insegnamento pontificio sull'intercessione
di Maria e il suo collegamento con la maternità spirituale
diventa sempre più frequente e incisivo. Il fondamento di tale insegnamento
sta nel passaggio dalla maternità verso Cristo Capo alla
maternità anche verso le sue membra (maternità fisica la prima e spirituale
la seconda), e nell'associazione di Maria alla passione del Signore.
Il Concilio Vaticano
II riprende questa tematica, che è presente
in tutto il Capitolo VIII della Lumen Gentium, anche se evita le
espressioni più forti. Nel n. 67 troviamo questa bella formulazione sintetica:
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«Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura
senza soste dal consenso fedelmente prestato nell'Annunciazione
e mantenuto senza esitazioni sotto la croce fino al perpetuo
coronamento di tutti gli eletti».
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Come si vede, qui la maternità spirituale è vista come analoga a
quella fisica, la quale comprende tre momenti: quello della concezione,
quello della generazione e quello della cura per la crescita dei figli.
La prima fase, quella del concepimento, è presente
nell'Annunciazione: «dal momento del consenso fedelmente prestato
nell'Annunciazione». Concependo Cristo nel suo seno, Maria per ciò stesso
ci concepisce in qualche modo alla vita divina.
La seconda fase, quella della nascita, ha avuto luogo sul Calvario:
il fiat dell'Incarnazione si prolunga e trova tutto il suo senso nel fiat
del Calvario, in quel consenso «mantenuto senza esitazioni sotto la
croce». Se non siamo il frutto delle sue viscere, siamo il frutto delle
sue lacrime.
La terza fase, quella della cura e della crescita, Maria la svolge
attualmente dal cielo: «essa perdura senza sosta (...) fino al perpetuo
coronamento di tutti gli eletti». Difatti, scrive il Concilio,
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«assunta in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma
con la sua molteplice intercessione, continua (intercessione ininterrotta) a
ottenere le grazie della salute eterna (intercessione
efficace). Con la sua materna carità (intercessione materna),
si prende cura dei fratelli del Figlio suo ancora peregrinanti e
posti in mezzo a pericoli e affanni, fino a che non siano condotti
nella patria beata (intercessione perseverante)».
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A questo punto il Concilio enumera quattro titoli con cui la Vergine
viene invocata in Oriente e in Occidente: «Avvocata, Ausiliatrice,
Soccorritrice, Mediatrice». È soprattutto quest'ultimo titolo che ha
suscitato difficoltà nelle discussioni conciliari, ma esso è usato dai
tre grandi Dottori Orientali dell'VIII secolo: Andrea di Creta, Germano
di Costantinopoli e Giovanni Damasceno. Il Concilio, citandolo,
si premura di ricordare che «esso va inteso in modo che nulla detragga o aggiunga alla dignità e all'efficacia di Cristo, unico Mediatore».
La mediazione di Maria è una partecipazione della mediazione
di Cristo, come il sacerdozio ministeriale e battesimale è una
partecipazione del suo sacerdozio, e la bontà della creatura è una
partecipazione della bontà del Creatore.
La mediazione di Maria è una mediazione in Cristo. Maria non
si pone fra noi e il Signore impedendo in un certo modo il nostro contatto
diretto con lui, ma si pone, per così dire, a lato, facilitandolo. Il Concilio espone questo concetto con una formula chiara: «Ogni
salutare influsso della Beata Vergine verso gli uomini (...) non impedisce
minimamente l'immediato contatto dei credenti con Cristo, ma
anzi lo facilita».
Un altro paragrafo approfondisce il tema della «funzione subordinata
di Maria», e si conclude con queste parole:
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«Questa funzione subordinata di Maria la Chiesa non dubita
di riconoscerla apertamente, continuamente la sperimenta e
raccomanda all'amore dei fedeli, perché sostenuti da questo
materno aiuto siano più intimamente congiunti col Mediatore
e Salvatore».
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Paolo VI nell'esortazione apostolica Signum magnum (1967) fa
un'affermazione assolutamente degna di nota. Egli scrive:
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«La maternità universale di Maria è una consolantissima verità,
che per libero beneplacito del sapientissimo Iddio fa parte
integrante del mistero dell'umana salvezza: essa, perciò, deve
essere ritenuta per fede da tutti i cristiani».
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B. De Margerie commenta:
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«L'esortazione
Signum magnum è, per quanto ci risulta, il
primo documento del Magistero della Chiesa che
presenti esplicitamente la Maternità spirituale
come una verità di fede cattolica, una verità
divinamente rivelata e, come tale, creduta e
accettata dalla Chiesa. C'è perfino da
meravigliarsi che una dichiarazione così
importante, così vicina a una definizione
dogmatica, senza peraltro (sembra) costituirla,
non abbia richiamato più abbondantemente
l'attenzione non solo dei teologi in genere, ma
perfino dei mariologi in particolare».
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Nel Credo del Popolo di Dio (29 giugno 1968) Paolo VI così si
esprime:
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«Noi crediamo che la Madre santissima di Dio, nuova Eva,
Madre della Chiesa, continua in cielo il suo ufficio materno
riguardo ai membri di Cristo, cooperando alla nascita e allo
sviluppo della vita divina nelle anime dei redenti».
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Il Papa Giovanni Paolo
II ritorna spessissimo su questa dottrina,
e il Catechismo della Chiesa Cattolica, da lui promulgato, riprende
fedelmente l'insegnamento del Concilio (nn. 967-970).
Maria Madre della Chiesa
Oltre a essere la Madre spirituale di tutti noi Maria Santissima è
anche la Madre spirituale di tutta la Chiesa, come proclamò solennemente
Paolo VI alla fine del terzo periodo conciliare (21 novembre 1964).
Ecco le sue parole:
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«A gloria dunque della Vergine e a nostro conforto, Noi proclamiamo
Maria Santissima Madre della Chiesa, cioè di tutto il
Popolo di Dio, tanto dei fedeli quanto dei Pastori, che la chiamano
Madre amorosissima; e vogliamo che con tale titolo soavissimo
la Vergine d'ora innanzi venga ancor più onorata e
invocata dal popolo cristiano».
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Il testo conciliare, anche se non contiene esplicitamente la formula
«Madre della Chiesa», contiene però chiaramente ciò che da tale
formula viene espresso, come risulta ad esempio dai seguenti passi
della Lumen Gentium, cap. VIII:
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«(Maria è) pienamente madre delle membra di Cristo» (n. 53);
«la Chiesa Cattolica, ammaestrata dallo Spirito Santo, la onora
con affetto di pietà filiale come madre amantissima» (n. 53);
«madre di Cristo e madre degli uomini, massimamente dei
fedeli» (n. 54);
«concependo Cristo, generandolo, nutrendolo, presentandolo
al Padre nel tempio, patendo insieme con il Figlio suo morente
in Croce cooperò in modo davvero singolare all'opera del
Salvatore, con l'obbedienza, la fede, la speranza, l'ardente
carità, per rinnovare la vita soprannaturale delle anime. Per
questo motivo divenne per noi madre nell'ordine della grazia»
(n. 61).
«Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura
incessantemente, dal consenso che fedelmente prestò nell'Annunciazione,
e che sotto la Croce confermò senza interruzione,
fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Infatti assunta
in cielo non abdicò a questo ufficio salvifico, ma con la sua
molteplice intercessione continua a ottenerci i doni dell'eterna
salvezza. Con la sua materna carità si prende cura dei fratelli
del Figlio suo ancora peregrinanti (sulla terra) ed esposti a
tanti pericoli e affanni, fino a che non siano condotti nella
patria beata» (n. 62).
«diede alla luce il Figlio, che Dio pose come primogenito tra
molti fratelli (Rm 8,29), ossia tra i fedeli, alla generazione ed
educazione dei quali ella coopera con amore di madre» (n. 63).
«Questa Vergine durante la sua vita fu esempio di quel materno
affetto da cui tutti dobbiamo essere animati cooperando
alla missione apostolica della Chiesa per rigenerare gli uomini» (n. 65).
«Ricordino pertanto i fedeli che la vera devozione procede (...)
dalla vera fede, con cui siamo condotti a riconoscere l'eccellenza
della Madre di Dio e siamo eccitati a un filiale amore verso
la Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù» (n. 67).
«Tutti i fedeli rivolgano insistenti suppliche alla Madre di Dio
e Madre degli uomini, affinché essa, che con le sue preghiere
fu presente agli esordi della Chiesa, ora pure in cielo, esaltata
sopra tutti i beati e gli angeli, interceda presso il Figlio suo
nella comunione di tutti i santi, fino a che tutte le famiglie dei popoli, sia quelle che sono insignite del nome cristiano, sia
quelle che ancora ignorano il loro Salvatore, con pace e concordia
siano felicemente riunite nell'unico Popolo di Dio,
a gloria della Santissima e indivisibile Trinità» (n. 69).
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Quali sono i fondamenti del titolo di «Madre della Chiesa»?
Innanzitutto quello indicato dallo stesso Paolo VI nel discorso citato, cioè la maternità di Maria verso Cristo, Capo del Corpo mistico:
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«Come infatti la divina maternità è il fondamento della speciale
relazione di Maria con Cristo e della sua presenza nell'economia
della salvezza operata da Gesù Cristo, così pure essa
costituisce il fondamento principale dei rapporti di Maria con
la Chiesa, essendo ella Madre di Colui che fin dal primo istante
dell'Incarnazione nel suo seno verginale ha unito a sé come
Capo il suo Corpo mistico che è la Chiesa. Maria dunque,
come Madre di Cristo, è anche Madre dei fedeli e dei Pastori
tutti, cioè della Chiesa».
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Un secondo fondamento si trova nella partecipazione di Maria al
sacrificio della Croce: «Dallo stesso Gesù morente in croce fu data
quale madre al discepolo con queste parole: Donna, ecco tuo figlio
(cf. Gv 19,26-27)» (Lumen Gentium 58). «Per questo fu per noi
Madre nell'ordine della grazia» (ibid., 61).
Scrive molto bene il P. Ignace de la Potterie: «Sul Calvario la
Chiesa è doppiamente rappresentata: come madre dei fedeli è personificata
nella madre di Gesù; come popolo escatologico dei credenti
è presente nella persona del discepolo. Siccome la madre di Gesù è
la madre dei credenti e questi sono la Chiesa, lei è dunque, per la
sua funzione materna, la Madre della Chiesa».
Infine non si può dimenticare la presenza di Maria nel Cenacolo
il giorno di Pentecoste, quando la Chiesa venne alla luce: «C'è un
parallelismo fra la storia di Gesù e la storia della Chiesa: Maria ha
avuto un compito unico nella venuta di Cristo in questo mondo.
Segnalando ora la presenza di Maria nel Cenacolo, Luca sembra
insinuare un prolungamento della maternità di Maria nella formazione
della Chiesa». «Indicando la presenza di Maria tra la giovane
assemblea, Luca ha indubbiamente voluto significare che Colei che
aveva messo al mondo Gesù partecipava in qualche modo alla nascita
della Chiesa universale».
Concludiamo questo paragrafo con una citazione di Jean Galot:
«Il titolo "Madre della Chiesa" è un complemento indispensabile ai
due titoli essenziali che il culto e la devozione hanno riconosciuto a
Maria: madre di Dio e madre degli uomini. Maria è madre di Dio
non per suo vantaggio personale, ma in vista di una cooperazione
materna all'opera salvifica, e quindi di una maternità che deve estendersi
alla Chiesa. Maria è madre degli uomini, non semplicemente di
ogni cristiano singolo, ma di tutti i cristiani riuniti in comunità. Se la
maternità spirituale di Maria è una verità acquisita nella pietà e nella
teologia, non si vede perché si debba restringere la sua estensione a
una serie di individualità: questa maternità non può esistere nei
riguardi dei singoli se non perché esiste nei riguardi della Chiesa».
«Se la devozione si è soprattutto concentrata sull'aspetto individuale
della maternità spirituale, non è forse auspicabile che si completi
questa prospettiva e che si attiri l'attenzione dei fedeli sul suo
aspetto comunitario? Per il cristiano non deve essere una cosa indifferente
che la Chiesa stessa, nella sua missione ed espansione, venga
a beneficiare dell'amore materno di Maria. Questo amore verte a un
tempo su ogni individuo in particolare e sulla comunità nel suo
insieme. Già il titolo di Regina dell'universo, con cui l'Enciclica di
Pio XII Fulgens Corona invitava i fedeli a onorare Maria, ci orientava nella direzione comunitaria. Si deve sottolineare che la maternità
di Maria nei riguardi della Chiesa forma il quadro autentico e necessario
della maternità spirituale, il fondamento dell'amore materno di
Maria nei riguardi di ogni singolo cristiano».
Maria e lo Spirito Santo
Abbiamo dunque visto che Maria è Madre della Chiesa. Ora, lo
Spirito Santo è l'anima della Chiesa (cf. Lumen Gentium 7). Mi sembra
quindi che possiamo accennare, a questo punto, a un tema che è
oggetto di studio approfondito da parte dei teologi contemporanei,
cioè al tema del rapporto fra Maria Santissima e lo Spirito Santo.
La prima cosa che balza agli occhi è che l'Incarnazione del Verbo
è attribuita dal Vangelo all'opera dello Spirito Santo, e che tutte le
domeniche nel Credo noi professiamo che Gesù Cristo «per opera
dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è
fatto uomo».
In realtà la teologia insegna che tutta la Trinità ha operato
l'Incarnazione del Verbo, cioè (nel medesimo istante) ha disposto la
materia tratta dalla Vergine Maria, ha creato l'anima di Gesù, l'ha
unita alla materia così disposta e ha unito ipostaticamente al Verbo
la natura umana così formata. Tuttavia quest'opera viene attribuita
allo Spirito Santo nel senso che gli viene «appropriata».
Perché questa appropriazione allo Spirito Santo a preferenza
delle altre due Persone della Santissima Trinità? Sentiamo S. Tommaso:
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«Si deve dire che tutte e tre le persone della Santissima Trinità
hanno cooperato alla concezione del corpo di Cristo. Tuttavia
essa è attribuita allo Spirito Santo per i tre seguenti motivi:
primo, poiché ciò conviene alla causa dell'Incarnazione dalla
parte di Dio. Lo Spirito Santo, infatti, è l'Amore del Padre e del
Figlio. Ora, è evidente che è l'amore sommo di Dio per l'umanità
che ha spinto il Figlio suo ad assumere la carne umana nel
seno della vergine Maria, come afferma S. Giovanni: "Dio ha
tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito" (3,16)».
«Secondo, poiché ciò conviene alla causa dell'Incarnazione
dalla parte della natura assunta. Infatti la presenza dello
Spirito Santo nel mistero del Dio fatto uomo sta a indicare che
la nostra natura è stata assunta dal Figlio di Dio nell'unità della
persona non in ricompensa di precedenti meriti, ma per pura
grazia e liberalità: ora, la grazia è un dono celeste che si suole
attribuire, come ad Autore, allo Spirito Santo».
«Terzo, poiché ciò conviene al termine dell'Incarnazione. Essa
infatti tendeva a far sì che l'uomo concepito da Maria fosse
insieme santo e Figlio di Dio. Ora, sia la figliolanza divina che
la santità si sogliono attribuire, come a prima sorgente, allo
Spirito Santo. È per lui, infatti, che gli uomini divengono figli
di Dio, come ci assicura S. Paolo: "Perché siete figli, Dio
mandò nei vostri cuori lo Spirito del Figlio suo, il quale grida
Abbà (Padre)" (Gal 4,6). Egli è inoltre, secondo l'Apostolo, "lo Spirito di
santità" (Rm 1,4). Perciò, come gli altri uomini
sono santificati spiritualmente dallo Spirito Santo affinché
divengano figli adottivi di Dio, così Cristo per virtù dello
Spirito Santo fu concepito nella santità per essere il Figlio
naturale di Dio» (S. Th., III, q. 32, a. 1).
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Questo legame fra lo Spirito Santo e Maria non si limita però al
momento dell'Incarnazione. Paolo VI, nell'Esortazione Apostolica
Marialis Cultus del 2 febbraio 1972, tratta con ampiezza questo
argomento:
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«Ci sembra utile far seguire un richiamo all'opportunità di
dare adeguato risalto a uno dei contenuti essenziali della fede:
la persona e l'opera dello Spirito Santo. La riflessione teologica
e la liturgia hanno rilevato, infatti, come l'intervento santificatore
dello Spirito nella Vergine di Nazareth sia stato un
momento culminante della sua azione nella storia della salvezza.
Così, ad esempio, alcuni santi Padri e scrittori ecclesiastici
attribuirono all'opera dello Spirito la santità originale di Maria,
da lui "quasi plasmata e resa nuova creatura"; riflettendo sui
testi evangelici - "lo Spirito Santo verrà sopra di te, e la potenza
dell'Altissimo ti ricoprirà" (Lc 1,35) e "Maria (...) si trovò
incinta per virtù dello Spirito Santo; (...) è opera di Spirito
Santo ciò che in lei si è generato" (Mt 1, 18.20) - scorsero
nell'intervento dello Spirito una azione che consacrò e rese feconda
la verginità di Maria e lei trasformò in Palazzo del Re o
Talamo del Verbo, Tempio o Tabernacolo del Signore, Arca
dell'Alleanza o della Santificazione, titoli ricchi di risonanze
bibliche. Approfondendo ancora il mistero della Incarnazione,
essi videro nell'arcano rapporto Spirito Santo-Maria un aspetto
sponsale, poeticamente ritratto così da Prudenzio: "La Vergine
non sposata si sposa allo Spirito", e la chiamarono Santuario
dello Spirito Santo, espressione che sottolinea il carattere sacro
della Vergine, divenuta stabile dimora dello Spirito di Dio.
Addentrandosi nella dottrina sul Paraclito, avvertirono che da
lui, come da sorgente, erano scaturite la pienezza di grazia
(cf. Lc 1,28) e l'abbondanza di doni che la ornavano: allo
Spirito, quindi, attribuirono la fede, la speranza e la carità che
animavano il cuore della Vergine, la forza che ne sosteneva l'adesione
alla volontà di Dio, il vigore che la sorreggeva nella sua "compassione" ai piedi della Croce; segnalarono nel cantico
profetico di Maria (cf. Lc 1,46-55) un particolare influsso di
quello Spirito che aveva parlato per bocca dei profeti.
Considerando, infine, la presenza della Madre di Gesù nel
Cenacolo, dove lo Spirito scese sulla Chiesa nascente (cf. At 1,12-14; 2,1-4), arricchirono di nuovi sviluppi l'antico tema
Maria-Chiesa, e, soprattutto, ricorsero all'intercessione della
Vergine per ottenere dallo Spirito la capacità di generare Cristo
nella propria anima, come attesta S. Ildefonso in una supplica, sorprendente per dottrina e per vigore orante:
"Ti prego,
ti prego, o Vergine santa, che io abbia Gesù da quello Spirito dal
quale tu stessa hai generato Gesù. Riceva l'anima mia Gesù per
opera di quello Spirito per il quale la tua carne ha concepito lo
stesso Gesù (...). Che io ami Gesù in quello stesso Spirito nel quale
tu lo adori come Signore e lo contempli come Figlio" (n. 26)».
«Si afferma talvolta che molti testi della pietà moderna non
rispecchiano sufficientemente tutta la dottrina intorno allo
Spirito Santo. Spetta agli studiosi verificare questa affermazione
e valutarne la portata; nostro compito è quello di esortare
tutti, specialmente i pastori e i teologi, ad approfondire la riflessione
sull'azione dello Spirito nella storia della salvezza, e a
far sì che i testi della pietà cristiana pongano nella dovuta luce
la sua azione vivificante. Da tale approfondimento emergerà,
in particolare, l'arcano rapporto tra lo Spirito di Dio e la Vergine
di Nazareth e la loro azione sulla Chiesa; e dai contenuti
della fede più profondamente meditati deriverà una pietà più
intensamente vissuta (n. 27)».
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Come si è visto, Paolo VI accenna al tema di Maria «Sposa dello
Spirito Santo», pur senza usare esplicitamente questo termine. Esso
non è usato nemmeno dal Concilio, ma è tradizionale, soprattutto da
S. Luigi Grignion de Montfort in poi. Il Sommo Pontefice Giovanni
Paolo II lo usa comunemente. Esso ha il vantaggio di mostrare l'intimo
rapporto personale e amichevole che c'è tra lo Spirito Santo e
Maria, e inoltre di completare in modo semplice e chiaro il quadro
dei rapporti di Maria con le tre Persone della Santissima Trinità: Ella
è figlia del Padre, madre del Figlio, sposa dello Spirito Santo.
Tuttavia il termine presenta anche degli inconvenienti: infatti Maria è
sposa in un senso molto più debole di quanto sia figlia e madre,
soprattutto per il fatto che lo Spirito Santo in nessun modo può essere
detto padre di Gesù.
È questo un punto importante e da capire bene. La paternità
comporta la generazione. Ora, lo Spirito Santo non ha generato Gesù.
Non lo ha generato in quanto Gesù è Dio, poiché il Figlio è stato generato
nell'eternità dal solo Padre. Non lo ha generato in quanto è
uomo, poiché la generazione significa «l'origine di un vivente da un
principio vivente congiunto secondo la somiglianza della natura».
Ora, lo Spirito Santo è di natura divina, quindi non ha dato origine a
Gesù uomo comunicandogli (trasmettendogli) la sua natura. Quindi
non lo ha generato, per cui non è suo padre nemmeno secondo l'umanità.
Si può e si deve dire senza dubbio che lo Spirito Santo (per appropriazione,
come abbiamo visto) è stato la causa efficiente della
generazione di Cristo secondo la natura umana, ma questa causalità
non comporta in alcun modo una paternità. Per questo motivo molti
autori preferiscono chiamare Maria «santuario», o «tempio», o
«dimora» dello Spirito Santo, piuttosto che sua «sposa».
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