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L'Assunzione
di Maria
Il significato del dogma
Il dogma dell'Assunzione di Maria Santissima al cielo, definito
dal Papa Pio XII il 1º novembre 1950, al termine di un anno santo
che concludeva un periodo, durato circa un secolo, di straordinario
fervore devozionale verso la Vergine Maria, anche a motivo delle
apparizioni di Lourdes e di Fatima, suona così:
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«L'Immacolata sempre Vergine Maria, Madre di Dio, terminato
il corso della vita terrena, fu assunta alla gloria celeste in
anima e corpo» (DS 3903).
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La verità definita riguarda soltanto lo stato glorioso della Vergine,
e non dice nulla circa il modo in cui Maria vi giunse, se passando
attraverso la morte e la risurrezione, oppure no. La gloria celeste di
cui si parla è lo stato di beatitudine nel quale si trova attualmente
l'umanità santissima di Gesù Cristo, e al quale giungeranno tutti gli
eletti alla fine del mondo. Coloro che muoiono dopo il battesimo e
prima dell'uso di ragione e i giusti perfettamente purificati da ogni
reliquia di peccato partecipano di questa beatitudine quanto all'anima
già prima del giudizio finale (DS 1000), ma non quanto al corpo.
Il privilegio dell'Assunzione concesso a Maria consiste quindi nel
dono dell'anticipata glorificazione integrale del suo essere, anima e
corpo, a somiglianza del suo Figlio.
L'espressione «Assunta alla gloria celeste» non designa di per sé
una traslazione locale del corpo della Vergine dalla terra al cielo, ma
il passaggio dalla condizione dell'esistenza terrena alla condizione
dell'esistenza propria della beatitudine celeste. I teologi però
ammettono comunemente che il «cielo» non significhi soltanto uno
stato, ma anche un «luogo»: il luogo dove si trova appunto Cristo
risorto e glorioso, in anima e corpo, e dove si trova Maria accanto a
Lui. Precisare ulteriormente dove si trovi, e in quale ordine di rapporti
con il nostro universo visibile è assolutamente impossibile.
Quanto alle condizioni di esistenza della Vergine Assunta e del suo
corpo glorioso, si possono applicare tutti i concetti che la teologia,
fondandosi principalmente su S. Paolo (1 Cor 15,35-52), ha elaborato
per illustrare le condizioni di esistenza sia di Cristo risorto che dei
beati dopo la risurrezione finale.
I fondamenti nella storia della Chiesa
La Costituzione Munificentissimus Deus che accompagna la definizione
dogmatica sviluppa la prova del dogma in tre tempi: innanzitutto
porta come argomento fondamentale e per se stesso pienamente
sufficiente il consenso unanime dell'Episcopato (più unanime di
quello che si era verificato circa un secolo prima riguardo alla definizione
del dogma dell'Immacolata); offre poi una breve delineazione
storica del modo in cui la fede nell'Assunzione di Maria si è affermata,
sviluppata, giustificata, imposta nella Chiesa fino a diventare una
verità universalmente creduta; infine indica quali sono i fondamenti
rivelati di questa fede della Chiesa: l'intima connessione di Maria
con Cristo come ci è insegnata dalla Scrittura, e in particolare dal
Protovangelo (Gen 3,15), illuminato dalla dottrina tradizionale della
Nuova Eva. Quest'ultimo punto lo vedremo in un paragrafo apposito.
a) Il primo argomento, quello dedotto dal consenso unanime
dell'Episcopato, si basa su una dottrina fondamentale della Chiesa
Cattolica: il Magistero ordinario e universale della Chiesa, essendo
infallibile nell'insegnare la verità rivelata non in virtù di ricerche o conoscenze naturali, ma per l'assistenza dello Spirito Santo, garantisce
l'origine rivelata di ciò che insegna in modo unanime indipendentemente
dalle prove positive o speculative che può apportare del
suo insegnamento. E poiché i Vescovi avevano risposto con una unanimità
senza paragoni alla domanda circa la definibilità dogmatica
dell'Assunzione, la Costituzione conclude:
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«Pertanto dal consenso universale del Magistero ordinario
della Chiesa si trae un argomento certo e sicuro per affermare
che l'Assunzione corporea della Beata Vergine al cielo - la
quale, quanto alla celeste glorificazione del corpo verginale
dell'augusta Madre di Dio, non poteva essere conosciuta da
nessuna facoltà umana con le sole sue forze naturali - è verità
da Dio rivelata, e perciò tutti i figli della Chiesa devono crederla
con fermezza e fedeltà».
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Questa argomentazione di carattere dogmatico non può evidentemente
valere per chi non accetta l'infallibilità del Magistero ordinario
e universale della Chiesa: non può valere quindi per i protestanti,
che non ammettono alcun magistero infallibile; gli ortodossi
potrebbero invece ammettere una definizione dogmatica solo se
venisse emanata da un Concilio Ecumenico.
b) Quanto allo sviluppo storico della dottrina dell'Assunzione
abbiamo visto a suo tempo che la prima testimonianza
non generica relativa alla fine di Maria è di Epifanio († 403), nato e
vissuto nella Giudea e morto vescovo di Salamina. Nel suo Panarion
egli si propone tre volte il quesito circa la fine di Maria, ed enuncia
tre ipotesi possibili e sostenute allora da autori diversi: Maria non è
morta, ma è stata trasferita da Dio in un luogo migliore; Maria è
morta martire; Maria è morta di morte naturale. Egli non sa scegliere
con sicurezza fra le tre ipotesi, poiché «nessuno ha conosciuto la
sua fine», ma pensa che in ogni modo la fine di Maria deve essere stata «gloriosa», degna di lei. La testimonianza di Epifanio ci assicura
che nella Chiesa, alla fine del V secolo, non esisteva alcuna tradizione
precisa, né di carattere storico, né di carattere dogmatico,
circa la fine di Maria.
Dopo Epifanio i primi testimoni sono gli apocrifi. Quelli conosciuti
sono circa una ventina; hanno origini diverse e appartengono a
famiglie diverse: i più antichi sembrano quelli siri ed egiziani e quelli
di una famiglia greca. Non ci si può attendere nulla di sicuro da essi
dal punto di vista storico; rappresentano invece chiaramente la reazione
della fede popolare nei secoli V e VI alla domanda circa la fine
di Maria. Pensiero comune a tutti gli apocrifi è che il corpo di Maria
non può essere andato soggetto alla corruzione del sepolcro; circa la
sua condizione attuale non sono invece concordi: per alcuni esso
giacerebbe incorrotto nel paradiso terrestre in attesa della risurrezione
finale; per altri, e sembrano essere gli apocrifi più recenti, Maria è
già risorta ed è stata assunta alla gloria celeste accanto al Figlio.
Un'evoluzione analoga presentano i documenti liturgici. Le origini
della festa dell'Assunzione non sono state ancora completamente
chiarite. I primi indizi di una festa del transito di Maria (dormizione)
li troviamo in Oriente, tra il 540 e il 570, come risulta dalla narrazione
dei pellegrini che hanno visitato Gerusalemme in quegli
anni. Poco dopo, verso il 600, un editto dell'imperatore Maurizio
estende la festa a tutte le regioni dell'impero, fissandola al 15 agosto.
In Occidente appaiono i primi segni di una festa «in memoria» della
Vergine nel VI secolo, precisamente nella Gallia, dove viene celebrata
il 18 gennaio sotto il titolo di «Depositio Sanctae Mariae». A Roma
la celebrazione viene introdotta nel VII secolo, assieme alle altre
feste mariane della Purificazione, dell'Annunciazione e della
Natività: diviene subito la più importante di
tutte e ha fin dalle origini il nome e il significato attuali. Da Roma
poi si estende rapidamente, durante i secoli VIII e IX, a tutto
l'Occidente, anche alla Gallia, precisando il contenuto e modificando
la data della festa precedente. Le origini e lo sviluppo della festa, come pure l'esame accurato delle testimonianze liturgiche, manifestano
lo sviluppo della dottrina: al principio l'oggetto del culto era il
«transitus», il passaggio alla vita celeste di Maria; più tardi è l'Assunzione.
Questo sviluppo appare già compiuto alla fine del VII secolo
e al principio dell'VIII in Oriente, ma presenta segni evidenti del
suo carattere recente presso i quattro maggiori testimoni del tempo:
Germano di Costantinopoli († 733), Andrea di Creta († 740),
Giovanni Damasceno († 749), e l'autore sconosciuto di un panegirico
sulla festa dell'Assunzione già attribuito al vescovo di Gerusalemme
Modesto († 634), ma certamente posteriore. Questi autori nello spiegare
e giustificare la festa dell'Assunzione con il nostro preciso significato
si richiamano agli apocrifi, oppure alla tradizione, ma più frequentemente
giustificano la credenza comune con ragioni desunte
dalla mariologia generale: la consacrazione del corpo di Maria mediante
la maternità divina, l'onore dovuto dal Figlio alla Madre, l'unione
effettiva tra la Madre e il Figlio, la concezione e la nascita verginale
del Figlio, l'onore di Maria come Nuova Eva (Damasceno). Queste
ragioni non hanno conquistato subito un consenso unanime alla
dottrina dell'Assunzione: troviamo infatti ancora delle posizioni
interrogative o dubbie fino al X secolo; ma il chiarirsi della liturgia
ha fatto presto trionfare la sentenza affermativa. Si può affermare
che il pensiero della Chiesa bizantina è definitivamente fissato a partire
dal X secolo.
In Occidente lo sviluppo dottrinale fu più lento che in Oriente.
Nonostante la chiara indicazione della liturgia, molti autori dal VII
al IX secolo si esprimono in modo dubbioso. Uno scrittore celebre,
noto col nome di Pseudo-Girolamo, riassume verso il IX secolo il
loro pensiero dicendo che «è meglio lasciare tutto a Dio, al quale
nulla è impossibile, piuttosto che definire temerariamente di nostra
autorità ciò che non possiamo provare». Di data discussa (alcuni lo
vorrebbero assegnare al XII secolo, ma forse risale al X) è uno scritto
divulgato sotto il nome di Agostino (il suo autore viene comunemente chiamato lo Pseudo-Agostino). Nel contenuto, se non nell'intenzione,
è una risposta allo scritto precedente: sostiene che, non
essendovi una trattazione sicura circa l'Assunzione di Maria, occorre
esaminare con la ragione quale sia la verità, così che «la verità faccia
da autorità». La ragione fondamentale è la grazia e la dignità singolare
con cui Dio ha onorato Maria: ciò esclude nel modo più assoluto
la corruzione del suo corpo verginale e prova che Dio deve averle
concesso questo onore. Inoltre «Gesù Cristo, che è l'onnipotenza e
la sapienza di Dio, che ha tutto in comune con il Padre, e perciò può
tutto ciò che vuole e vuole tutto ciò che è giusto e degno, deve aver
voluto la piena glorificazione della Madre». È il principio di Scoto,
anticipato di due o tre secoli.
I teologi continuano però a mantenersi divisi per qualche secolo,
tra favorevoli, dubbiosi e incerti; ed è notevole il fatto che anche
alcuni tra i mariologi più insigni, come S. Bernardo e Duns Scoto,
non sottolineano in modo particolare la dottrina dell'Assunzione.
A poco a poco tuttavia si va formando l'opinione comune, appoggiata
a citazioni scritturistiche (Sal 44,10.14-16; Sal 131,8; Ct 3,6;
Ap 12,1 ss., ecc.) e alle note ragioni teologiche, che l'Assunzione
pie creditur, è piamente creduta; è cioè una dottrina seriamente fondata
e accettata con amore e rispetto nella Chiesa, ma non è obbligatoria. - A partire
dalla seconda metà del XV secolo, cioè dopo il 1450,
l'atteggiamento dei teologi cambia: la dottrina dell'Assunzione, chiaramente
contenuta nella festa liturgica e universalmente predicata,
appare ormai come tanto certa che sarebbe imprudente e scandaloso
non ammetterla. Qualcuno comincia a dirla già di fede, perché universalmente
creduta nella Chiesa; qualche altro (Suarez) la colloca
sullo stesso piano della dottrina dell'Immacolata, e dice che un giorno
la Chiesa potrà arrivare a definirla. E così restano le posizioni
fino al 1854. Nel domandare la definizione dell'Immacolata un paio
di vescovi esprimono il desiderio che venga assieme definita anche
l'Assunzione; desiderio e proposta fatti propri anche da molti Padri
del Concilio Vaticano I. Ha origine in questo modo il così detto «movimento assunzionistico», che si va estendendo fino alla pubblicazione
degli atti relativi nel 1944 e alla lettera «Deiparae» del
1º maggio 1946, nella quale Pio XII chiedeva ai Vescovi se ritenessero
possibile e opportuno che si procedesse alla definizione dell'Assunzione
come verità di fede. I teologi frattanto discutevano sulla
possibilità e sui fondamenti di una eventuale definizione dogmatica:
le discussioni terminarono soltanto con l'annuncio della prossima
definizione, pubblicato il 14 agosto 1950.
I fondamenti nella Rivelazione
Dalla storia che abbiamo brevemente tracciata della dottrina dell'Assunzione
risultano chiaramente due cose: che non esisteva nella
Chiesa primitiva una tradizione esplicita, né scritta né orale, d'origine
apostolica, circa l'Assunzione di Maria; che la dottrina si è formata
a poco a poco come frutto di una riflessione amorosa della fede
cristiana intorno alla dignità della Madre di Dio, alla sua intima
unione spirituale e fisica con il Figlio, alla sua posizione del tutto
singolare nell'economia divina della Redenzione.
Questa è l'origine che alla dottrina assegna anche la Costituzione
Munificentissimus Deus, quando dice che «i fedeli, guidati o istruiti
dai loro Pastori..., non trovarono difficoltà nell'ammettere che Maria
sia morta, come già il suo Unigenito. Ma ciò non impedì loro di credere
o professare apertamente che non fu soggetto alla corruzione
del sepolcro il suo sacro corpo e che non fu ridotto in putredine e in cenere l'augusto tabernacolo del Verbo divino. Anzi, illuminati dalla
divina grazia e spinti dall'amore verso Colei che è Madre di Dio e
Madre nostra dolcissima, hanno contemplato in luce sempre più
chiara l'armonia dei privilegi che il provvidentissimo Iddio ha elargito
all'alma Socia del nostro Redentore, e che hanno raggiunto un
tale altissimo vertice, quale da nessun essere creato, eccettuata la
natura umana di Cristo, è stato mai raggiunto».
Poiché, d'altra parte, la Chiesa non può insegnare come rivelata
una dottrina che non sia realmente rivelata, sorge il problema: come
e dove è stata rivelata la dottrina dell'Assunzione? E come la Chiesa,
in mancanza di asserzioni esplicite della Scrittura e della Tradizione,
ha potuto arrivare ad avere la certezza dell'origine rivelata di una
dottrina che ha la sua causa prossima nella riflessione umana?
La storia mette in luce chiaramente un fatto: la dottrina dell'Assunzione
non si presenta come una dottrina isolata nel V secolo: essa
fa parte di tutto un movimento dottrinale che precisa, a poco a
poco, la posizione e i privilegi della Madre di Dio nell'economia
della Redenzione, la sua santità perfetta, la sua posizione unica
accanto al Figlio. Alla base stanno la dottrina della Nuova-Eva, che
risale sicuramente al II secolo (Giustino, Ireneo, Tertulliano) e che
per la sua diffusione e i suoi caratteri appare d'origine apostolica;
poi la verginità e la maternità divina. Maria è certamente anch'essa
redenta da Cristo, ma è anche «accanto a Cristo» in un modo del
tutto singolare; e per Lei le leggi ordinarie della Provvidenza, nel
campo fisico (come nella generazione) e nell'ordine morale (riguardo
al peccato) non valgono. Unendo le idee fondamentali sopra
esposte, la riflessione cristiana poteva ricavare due ulteriori conseguenze,
che ne appaiono come uno sviluppo logico: per Maria, che è
stata «accanto a Cristo» in modo così singolare, non valgono neppure
le leggi ordinarie della trasmissione del peccato originale e della
ritardata beatificazione integrale, in anima e corpo. Come immagine
perfetta del Figlio anch'Essa ha dovuto essere «immacolata», e deve
aver goduto di una piena glorificazione anticipata.
La fede dei cristiani ha compiuto questo passaggio: dapprima in
forma spontanea e intuitiva; poi, sotto la guida del Magistero e con il
sostegno della riflessione teologica, in un modo sempre più chiaro e
sicuro. Per giudicare questo sviluppo in modo esatto occorre badare
bene che esso è lo sviluppo di una fede soprannaturale, non lo sviluppo
di una conoscenza logica: la fede, come conoscenza intuitiva
superiore, è normalmente più ricca di contenuto di quanto appaia
alla coscienza esplicita del credente; e questo contenuto implicito
crea una mentalità, uno spirito di fede, capace di distinguere con giudizio sicuro - analogo ai giudizi estetici - ciò che è in armonia, in
connessione logica, con le verità esplicitamente credute, da ciò che
non lo è. Infine occorre ricordare che causa reale ultima dello sviluppo
dogmatico è l'azione dello Spirito Santo, che illumina l'intelligenza
della Chiesa, nei fedeli e nei Pastori, a comprendere il contenuto
totale della Rivelazione: lo sviluppo di un dogma appartiene
alla «sovraconoscenza» che Dio dona alla Chiesa come e quando
vuole (cf. Ef 1,17-18).
Alla luce di queste considerazioni si comprende anche come la
Costituzione possa parlare di un «fondamento biblico» della dottrina
dell'Assunzione. Esso è duplice: in primo luogo comprende tutte
quelle affermazioni che sottolineano le relazioni particolari di Maria
con il Figlio, nella concezione e nella generazione (Lc 1,26-38;
Mt 1,18-25; Lc 1,39-50), nei misteri dell'infanzia (Lc 2,1-21;
Mt 2,1-23; Lc 2,22-52), durante la vita pubblica (Gv 2,1-11;
Mt 12,46-50) e sul Calvario (Gv 19,25-27); esse costituiscono come
il clima nel quale vanno concepiti i rapporti tra la Madre e il Figlio.
In secondo luogo il fondamento è dato dal Protovangelo (Gen 3,15)
inteso nella luce della Rivelazione posteriore, e particolarmente della
dottrina della Nuova-Eva. Il passo mostra evidentemente una lotta
tra il principio del male, che è il diavolo (cf. Gv 8,44; Ap 20,2), e
l'umanità, rappresentata dalla donna e dalla sua discendenza, seguita
dalla vittoria dell'umanità, nonostante gli sforzi e i parziali successi
del principio del male. Il significato della lotta e della vittoria e il
vincitore vero ci sono manifestati nel Nuovo Testamento: Cristo
Redentore ha vinto tutti i nemici dell'umanità, il demonio, il peccato
e la morte (cf. Gv 12,31; 14,30; 15,12; 16,33; Rm 5-6; 1 Cor 15,21-26.54-57). In questa lotta e vittoria che Dio profetizzava, attraverso
la parola del Protovangelo, Gesù Cristo è stato senza dubbio
la causa ultima e fondamentale di ogni vittoria dell'umanità, ma la
tradizione che si esprime nella dottrina della Nuova-Eva assegna un
posto del tutto singolare e unico «accanto a Cristo» alla Madre sua. Essi sono dunque previsti e simboleggiati come uniti, nella donna e
nel discendente della donna del Protovangelo, e il significato e il
contenuto della lotta e della vittoria di Cristo, esplicitamente insegnati
nel Nuovo Testamento, dovranno essere estesi anche a Maria.
L'interpretazione teologica del Protovangelo non può fondarsi su
dati puramente storici e filologici, ma deve tener conto del principio
fondamentale che la Rivelazione posteriore interpreta la Rivelazione
anteriore, e soprattutto che la realizzazione interpreta le profezie.
Come il Nuovo Testamento ha interpretato la «discendenza», così la
mariologia, sviluppando la dottrina della Nuova-Eva, ha interpretato
la «donna».
Di fronte agli acattolici, che non ammettono l'infallibilità del
Magistero, non è possibile portare argomenti apodittici dell'origine
rivelata della dottrina dell'Assunzione. È possibile però: a) mostrare
che essa si presenta come uno sviluppo normale dei principi fondamentali
della mariologia apostolica; b) che questo sviluppo è avvenuto
non in una o nell'altra comunità cristiana, ma in tutta la Chiesa,
orientale e occidentale, ed è stato fecondo di vita cristiana; c) che lo
Spirito Santo è stato promesso da Gesù alla Chiesa non soltanto perché
essa abbia a ripetere quanto è esplicitamente contenuto nel
Nuovo Testamento, ma perché abbia a comprendere tutto il significato
della Rivelazione (Gv 16,12-15). La dimostrazione vera di fronte
agli acattolici non può consistere che nella dimostrazione dell'infallibilità
della Chiesa, e più specificatamente degli organi del Magistero.
Approfondimento teologico
Di fronte al dato rivelato è compito della teologia stabilire degli
argomenti di convenienza che permettano di collegare il dato stesso
con le altre verità della fede e di coglierne il significato profondo.
Alcuni argomenti di convenienza li abbiamo già accennati analizzando
il contenuto della Costituzione Munificentissimus Deus con
cui viene presentato il dogma dell'Assunzione. Vediamo ora di completarli
con altri argomenti e disporli secondo un ordine sistematico.
A) ASSUNTA PERCHÉ IMMACOLATA
La Munificentissimus Deus afferma che vi è un nesso strettissimo
fra la verità dell'Assunzione e quella dell'Immacolata Concezione.
Infatti le parole rivolte da Dio ad Adamo dopo il peccato (Gen 3,19):
«Tu sei polvere e in polvere ritornerai» indicano il castigo del peccato
originale. Ora, la Vergine Maria fu esente dal peccato originale,
quindi anche dal suo castigo.
Questo argomento, ossia quello dell'inscindibile nesso tra l'Immacolata
e l'Assunta, cominciò ad affiorare e a essere intraveduto fin
dal VI secolo, e forse anche prima. Dall'effetto (l'Assunzione) si
risalì alla causa (l'Immacolata) e dalla causa (l'Immacolata) si discese
all'effetto (l'Assunzione). Si hanno infatti varie conferme di ciò nel
corso della storia della Mariologia: relativamente poche nel periodo
patristico, queste affermazioni crescono in modo impressionante nel
medioevo e nel periodo moderno, fino a raggiungere quasi la forza
di un plebiscito dopo la definizione del dogma dell'Immacolata.
Nessuna meraviglia dunque se questo argomento viene autorevolmente
accolto e ribadito nella Costituzione di Pio XII.
B) ASSUNTA PERCHÉ MADRE DI DIO
La maternità divina è un forte argomento di convenienza per la
glorificazione immediata di Maria. Infatti il corpo di Maria è stato
come il tempio del corpo di Cristo, e in base a ciò era del tutto conveniente
che sfuggisse alla corruzione del sepolcro. Si dice giustamente:
Caro Christi caro Mariae, la carne di Cristo è la carne di
Maria, e quindi conveniva in sommo grado che la sorte toccata alla
carne di Cristo toccasse anche alla carne di Maria, ossia che il corpo
di Maria fosse glorificato come lo fu quello di Cristo.
Chi ha svolto con maggiore ampiezza ed efficacia questo fondamentale
argomento fu lo Pseudo-Agostino nel suo celebre trattato
De assumptione Beatae Mariae Virginis, di cui abbiamo già parlato
più volte. Tutti coloro che sono venuti dopo di lui non hanno fatto
che ripetere, più o meno, le sue argomentazioni. Egli dimostra che
l'identità della carne tra Madre e Figlio implica anche, di stretta convenienza,
l'identità della sorte finale dei loro corpi.
Ma ancora più stretto del vincolo fisico è il vincolo morale che
lega una madre al proprio figlio e un figlio alla propria madre. Il figlio
deve alla madre, secondo il precetto divino, onore e amore. Ora,
l'onore e l'amore che il Figlio Uomo-Dio doveva alla propria Madre
esigevano di stretta convenienza l'Assunzione corporea della Madre.
Lo esigeva innanzitutto l'onore. Questa ragione è svolta ampiamente
dallo Pseudo-Agostino. Il suo ragionamento procede in questo
modo. L'onore dovuto alla madre richiede anche di far sì che essa
non sia disonorata. Ora, la corruzione del sepolcro è un obbrobrio e
un disonore della natura umana, come appare dal fatto che Gesù
stesso, in tutto simile a noi, volle esserne esente: quindi se, potendolo,
non ne avesse preservato anche sua Madre, non avrebbe osservato
la legge naturale e divina. D'altra parte Gesù poteva preservare sua
Madre. Quindi l'ha preservata con l'anticipata glorificazione.
Lo esige poi anche l'amore. L'esemplarissimo amore filiale di
Gesù verso la sua Madre Immacolata esigeva di stretta convenienza
la preservazione del suo corpo dalla corruzione del sepolcro e l'anticipata
glorificazione. Una tale preservazione e glorificazione era
infatti un desiderio istintivo del suo cuore, desiderio che non poteva
rimanere inefficace in Cristo, il quale può fare tutto ciò che desidera.
Scrive S. Francesco di Sales:
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«Non si deve avere il minimo dubbio: il Salvatore ha voluto
osservare quel comandamento che ha ingiunto a tutti i figli
(quello di onorare e amare i genitori) al più alto livello possibile
di perfezione».
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c) ASSUNTA PERCHÉ SEMPRE VERGINE
Questo argomento è antichissimo, e prende rapidamente una
forma chiara e incisiva. La perfetta e perpetua verginità di Maria,
professata sin dai primi secoli, veniva a collocare la Beata Vergine in
una sfera superiore, cioè in uno stato di incorruzione. Ella rimase
miracolosamente incorrotta quando avrebbe dovuto corrompersi.
Ora, come non vedere nella preservazione dalla corruzione del concepimento
e del parto una specie di presagio della preservazione
dalla corruzione della morte? Effettivamente il senso dei fedeli non
tardò a vedere, in modo sempre più chiaro, il nesso che esiste fra la
Verginità e l'Assunzione, fra l'una e l'altra incorruzione. Si può dire
che l'anima cristiana ha preso coscienza dell'Assunzione corporea
per mezzo del legame verginità-incorruttibilità: colei a cui non nocque
il parto, non nuocerà il sepolcro. Questa analogia traspare in
molti apocrifi greci, siriaci, egiziani, armeni e slavi. La troviamo
anche nella liturgia e nei Santi Padri. S. Andrea di Creta scriveva:
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«Se il seno della Vergine ignorò qualsiasi lesione, la carne sfuggì
alla distruzione della morte. O prodigio! (...). Il parto fu al riparo
di qualsiasi avaria, e la tomba non conobbe affatto la distruzione,
poiché questa non tocca in alcun modo le cose sante».
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In S. Giovanni Damasceno leggiamo:
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«In che modo colei che nel suo parto è passata al di sopra delle
leggi della natura cede ora a queste medesime leggi, e in che
modo è sottoposta alla morte?».
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Le citazioni potrebbero continuare.
Anche la Costituzione Munificentissimus Deus del Papa Pio XII
torna più volte su questo argomento.
D) ASSUNTA PERCHÉ ASSOCIATA A CRISTO
Noi vediamo che la Madre è sempre strettamente associata al
Figlio. Ella partecipa alle sue gioie e ai suoi dolori, per cui possiamo
dire che se Gesù è «l'Uomo dei dolori», Maria è «la Donna dei dolori»,
e se il Figlio è Redentore, Maria è in un certo senso, come vedremo,
Corredentrice. Come infatti Eva ha cooperato con Adamo nella
rovina, così la Nuova Eva ha cooperato con il Nuovo Adamo nell'opera
della riparazione. A questa ragione si appoggia il Papa Pio XII,
quando pone a supremo fondamento dell'Assunzione il principio di
associazione della Madre al Figlio, e la sua missione di Nuova Eva.
Adamo ed Eva sono stati principi universali di morte soprannaturale,
e conseguentemente anche di morte naturale (pena del peccato);
Cristo e Maria, il nuovo Adamo e la nuova Eva, sono stati invece
principi di vita soprannaturale, e conseguentemente anche di vita
naturale, ossia di vittoria sulla morte. Mentre perciò la prima Eva,
associata al primo Adamo, è stata principio e causa della nostra morte,
così la seconda Eva, associata al secondo Adamo, e in dipendenza da
lui, è stata principio e causa della nostra risurrezione alla vita. Ora, chi
è principio e causa della risurrezione non può essere soggetto al
dominio della morte. Vi sarebbe una ripugnanza intrinseca.
Secondo il Concilio Vaticano II il Figlio ha espressamente voluto
che sua Madre fosse conformata a lui in tutto, e particolarmente
nella vittoria sul peccato e sulla morte. Come Maria fu associata alla
vittoria del Figlio sul peccato mediante la sua Immacolata
Concezione, così fu associata anche alla sua vittoria sulla morte
mediante la sua Assunzione. Ecco le parole della Lumen Gentium:
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«L'Immacolata Vergine, preservata immune da ogni macchia
di colpa originale, finito il corso della sua vita terrena, fu
assunta alla gloria celeste in anima e corpo, e dal Signore esaltata
quale Regina dell'Universo, perché fosse più pienamente
conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti (cf. Ap 19,16)
e vincitore del peccato e della morte».
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Maria Santissima dunque ci appare perfettamente associata a Cristo.
A conferma di ciò possiamo rilevare come alle principali feste del
Signore corrispondano altrettante feste di Maria. Al concepimento di
Gesù il giorno dell'Annunciazione (25 marzo) corrisponde l'Immacolata
Concezione (8 dicembre). Alla Natività di Gesù (25 dicembre)
corrisponde la Natività di Maria (8 settembre). Alla passione di Gesù,
ricordata oltre che il Venerdì Santo anche nella festa della Santa
Croce (14 settembre), fa immediatamente seguito la memoria
dell'Addolorata (15 settembre). È quindi logico che alla festa della
glorificazione di Gesù, cioè alla festa dell'Ascensione, corrisponda la
festa dell'Assunzione (15 agosto), e alla festa di Cristo Re (ultima
domenica dell'anno liturgico) corrisponda la festa della Regalità di
Maria, celebrata otto giorni dopo la sua Assunzione (22 agosto).
E) ASSUNTA PER ESSERE PIENAMENTE NOSTRA MADRE E REGINA
Leggiamo nella Lumen Gentium:
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«Questa maternità di Maria nell'economia della grazia perdura
senza soste dal momento del consenso fedelmente prestato
nell'Annunciazione e mantenuto senza esitazioni sotto la croce,
fino al perpetuo coronamento di tutti gli eletti. Difatti assunta
in cielo non ha deposto questa funzione di salvezza, ma con la
sua molteplice intercessione continua a ottenerci le grazie della
salvezza eterna».
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Nel testo della Lumen Gentium precedentemente citato abbiamo
visto come Maria sia stata «esaltata quale Regina dell'universo, perché
fosse più pienamente conformata al Figlio suo, Signore dei dominanti».
La regalità di Maria non va separata dalla sua intercessione
materna. Maria è Regina perché è associata alla regalità di Cristo,
e coopera con il Figlio nel procurare la salvezza delle anime. Possiamo
dire che la sua è una regalità materna.
Ora, perché Maria Santissima possa pienamente esercitare la
regalità, che si estende a tutto l'universo, e la maternità verso di noi,
alle quali è stata chiamata in quanto Madre del Redentore a Lui in
tutto associata, è necessario che sia nel possesso pieno della sua
realtà umana. Ora, questa si realizza solo quando l'anima è unita al
corpo. Infatti l'anima separata dal corpo non può a rigore di termini
neppure essere chiamata
«persona», essendo solo una parte della
natura umana.
Possiamo quindi concludere questa argomentazione dicendo che
l'Assunzione corporea rende Maria Santissima più vicina a noi, in
quanto grazie ad essa ella ci può aiutare nel modo migliore ed esercitare
in pienezza la sua maternità universale alla quale è stata chiamata
secondo il piano divino. La glorificazione di Maria non è quindi
solo per lei, ma anche per noi. L'Assunzione, lungi dallo scavare un
abisso tra Maria e gli altri uomini, la rende ad essi più vicina.
F) ASSUNTA PER ESSERE ICONA ESCATOLOGICA DELLA CHIESA
Il Concilio Vaticano II presenta, come si sa, Maria Santissima
nella luce della Chiesa, di cui è il modello perfettissimo. Sono note
queste parole:
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«La madre di Gesù, come in cielo glorificata ormai nel corpo e
nell'anima è immagine e inizio della Chiesa che dovrà avere il
suo compimento nell'età futura, così sulla terra brilla ora
innanzi al peregrinante popolo di Dio quale segno di sicura
speranza e di consolazione, fino a quando non verrà il giorno
del Signore (cf. 2 Pt 3,10)».
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Che Maria sia modello e figura perfettissima della Chiesa è un
pensiero che risale ai Santi Padri, soprattutto a S. Ambrogio. Ma
perché possa esserlo pienamente era necessario che venisse glorificata
in anima e corpo, così da apparire come «la Donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle»
(Ap 12,1), come la presenta la liturgia nella festa dell'Assunzione.
«Così la Chiesa in Maria ammira ed esalta il frutto più eccelso della
redenzione, e in lei contempla con gioia, come in un'immagine purissima,
ciò che essa, tutta, desidera e spera di essere».
La questione della morte di Maria
Pio XII, nella definizione dogmatica dell'Assunzione, ha deliberatamente
evitato di pronunciarsi sulla questione se Maria sia prima
morta, per poi risorgere, oppure sia stata assunta immediatamente
senza passare attraverso la morte. Il fatto che il Papa non si sia pronunciato è
degno di nota, poiché molti pensavano che l'Assunzione
andasse necessariamente intesa come un'anticipata risurrezione, in
modo da implicare necessariamente la morte. Ed erano state fatte
pressioni sul Sommo Pontefice perché nella definizione dogmatica
facesse riferimento anche alla morte, cosa che egli non ha fatto.
La questione della morte o non morte di Maria rimane dunque
lasciata alla libera ricerca dei teologi, anche se bisogna riconoscere
che l'opinione dei «mortalisti», per chiamarli così, è di gran lunga
più diffusa di quella degli «immortalisti». Anche il Papa Giovanni
Paolo II, nella sua catechesi del 25 giugno 1997, pur senza l'intenzione
di chiudere il dibattito, ha parlato della morte, o dormizione,
di Maria, come di un fatto comunemente ammesso.
Ciò nonostante rimane ancora libero spazio per la discussione, e
l'opinione teologica degli «immortalisti» non va, a mio parere, sottovalutata.
Una trattazione veramente ammirevole per serietà e profondità è
quella svolta dal Laurentin nel suo classico libro La Vergine Maria.
Seguo da vicino la sua esposizione.
Sembra che la tesi della morte di Maria sia tradizionale almeno
dal IV secolo in poi. Ma ci si può chiedere: si tratta della Tradizione
in senso stretto, oppure di una semplice tradizione umana, dato che
la morte viene data come ovvia e scontata per tutti? Tanto più che a
quei tempi non si era ancora scoperto che la Beata Vergine era esente
dal peccato originale, di cui la morte è la conseguenza.
L'argomento più forte dei «mortalisti» sembra essere quello che
la Beata Vergine doveva essere configurata a Cristo nella sua morte e
risurrezione, per poter essere così il modello universale dei redenti.
«Ma, si domanda il Laurentin, non le era sufficiente essere configurata
a Cristo sul Calvario mediante la compassione, quando "una spada" di dolore
"trapassò la sua anima" (cf. Lc 2,35), quando "morì in
ispirito" con Cristo, secondo un'espressione tradizionale
che risale ad Arnaldo di Chartres (XII secolo)?». Tanto più che
Maria, la prima dei redenti, è configurata più alla Chiesa che a
Cristo. Ora, la Chiesa passerà alla vita eterna senza passare attraverso
la morte (cf. 1 Ts 4,17; 1 Cor 15,51; 2 Cor 5,2-4).
Un altro argomento dei «mortalisti» è che Maria ha assunto le
pene del peccato (tra cui la morte) per cooperare più efficacemente
alla redenzione. Ma non possiamo dimenticare che Maria Santissima
è stata esente dalle principali pene inflitte a Eva (concupiscenza, sottomissione
alla libido, cf. Gen 3,16, dolori del parto). L'immortalità
completerebbe armoniosamente questa serie di esenzioni. Si può
dire che Maria ha subito le pene di provenienza esterna, come le
persecuzioni, e le prove legate alle perversioni degli uomini e al
disordine di questo mondo, ma non quelle che provengono dall'interno.
La soluzione ideale sarebbe che Maria sia morta martire, ma
la supposizione è del tutto gratuita.
Comunemente si dice che Maria sarebbe morta in un'estasi di
amore. Ma in che modo un simile trasporto mistico l'avrebbe
conformata a Cristo crocifisso? E poi un trasporto mistico non si
accorderebbe meglio con l'assunzione del corpo piuttosto che con la
separazione dell'anima dal corpo?
Ma a mio parere l'argomento più forte degli «immortalisti» sta
nell'esame del concetto di corruzione. Abbiamo visto negli argomenti
di convenienza a favore dell'Assunzione che il dato di fondo, presente
sin dall'inizio, è che la sensibilità cristiana ha ritenuto inconciliabile la
dignità di Maria, Immacolata, Madre di Dio, sempre Vergine, con la
corruzione del sepolcro. Scrive Pio XII nella Munificentissimus Deus:
«Bisognava che colei che aveva conservata intatta la sua verginità nel
parto conservasse il suo corpo senza alcuna corruzione». Senza alcuna
corruzione! Ma la morte, cioè la separazione dell'anima dal corpo,
è la corruzione fondamentale. Infatti il «cadavere» (così dobbiamo
chiamarlo) è semplicemente un insieme di sostanze organiche senza
più alcuna relazione reale con l'anima. Non è più un corpo «umano».
Che poi sopravvenga anche una disgregazione esterna, con il fenomeno
della putrefazione, è del tutto secondario dal punto di vista filosofico.
Ora viene spontaneo chiedersi: se Dio ha conservato miracolosamente
illesa la verginità del corpo di Maria, preservandolo dalla corruzione
del parto, perché non avrebbe dovuto preservarlo anche da
questa ben più grave corruzione?
Può però a questo punto sorgere una difficoltà: anche il corpo di
Gesù è stato soggetto a questa corruzione, poiché Gesù è veramente
morto. Senza dubbio, ma vi è questa differenza: il corpo morto di
Gesù è rimasto unito al Verbo, e ha continuato a esistere dell'esistenza
del Verbo. Quindi non si può dire che fosse «un'altra
realtà» rispetto al corpo vivo. Invece nel caso di Maria il suo corpo
morto sarebbe stato un'altra realtà, anche se secondo l'esperienza
sensibile rimaneva «incorrotto». Scrive il Laurentin: «Il cadavere
della Vergine, se essa morì, perse la sua identità. Divenne puramente
e semplicemente altro, estraneo alla persona di Maria. Fece ritorno
alla pura molteplicità del ciclo della natura. Niente legava più alla
Madre di Dio il residuo di questo corpo che aveva generato il Figlio
di Dio, e il fondamento della maternità divina si trovava momentaneamente
alterato. In assenza di ogni dato positivo fermo su questo punto ci si domanda con perplessità se colui che ha preservato il
corpo di sua Madre (questo santuario) da ogni deflorazione, ne
abbia permesso l'alienazione, la disintegrazione reale, anche se essa
non appare alla vista, implicata dalla corruzione metafisica».
Concludiamo questo paragrafo citando ancora una volta le parole
del Laurentin: «Siamo modesti su queste questioni (...). La morte di
Maria è verosimile, senza dubbio, verosimiglianza resa rispettabile
dall'ondata di autori che l'hanno accettata. Ma si è in diritto di pensare,
con Epifanio, che la fine di Maria resti un mistero, nascosto in
Dio, e che bisogna che noi ci rassegniamo a ignorare quaggiù».
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