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L'Immacolata
Concezione e la Santità di Maria
Il peccato originale
Per comprendere il significato del dogma dell'Immacolata
Concezione è indispensabile avere un'idea esatta del peccato originale,
poiché l'Immacolata Concezione significa proprio l'esenzione
di Maria da questo peccato.
Seguendo da vicino la trattazione del Catechismo della Chiesa
Cattolica
(nn. 396 ss.), possiamo esprimerci in breve nel modo seguente. I nostri
progenitori hanno disubbidito a Dio (cf. Gen 3), e così il peccato (che
prima era stato commesso solo dagli angeli ribelli) entra anche nel
mondo dell'uomo. Questo peccato, che viene chiamato peccato originale
«originante», si trasmette per generazione a tutti gli uomini, che
discendono dai progenitori, e diventa un peccato originale «originato».
Scrive S. Paolo (Rm 5,19): «Per la disubbidienza di uno solo tutti
sono stati costituiti peccatori»; e ancora (5,12): «Come a causa di un
solo uomo il peccato è entrato nel mondo e con il peccato la morte,
così anche la morte ha raggiunto tutti gli uomini, perché tutti hanno
peccato». In che modo il peccato di Adamo è diventato il peccato di
tutti i suoi discendenti? Poiché tutto il genere umano in Adamo era
«come un unico corpo di un unico uomo». Per questa unità del
genere umano tutti gli uomini sono coinvolti nel peccato di Adamo. È questo un mistero che non riusciamo ad apprendere pienamente.
Sappiamo però dalla Rivelazione che Adamo aveva ricevuto la santità
e la giustizia originali non soltanto per sé, ma anche per tutta la natura
umana: cedendo al tentatore Adamo ed Eva commettono un peccato «personale»,
ma questo peccato intacca la «natura umana», che
essi trasmettono «in una condizione decaduta». Si tratta di un peccato
che sarà trasmesso per propagazione a tutta l'umanità, cioè con
la trasmissione di una natura umana privata della santità e della giustizia
originali (i nostri progenitori erano stati costituiti in uno stato
di grazia santificante arricchito di doni soprannaturali e preternaturali).
Per questo il peccato originale è un peccato tutto speciale, poiché
è «contratto» e non «commesso», è uno stato e non un atto.
Da questo peccato ci libera Gesù Salvatore. Il battesimo, donando
la vita della grazia di Cristo, cancella il peccato originale e volge
nuovamente l'uomo verso Dio, anche se le conseguenze di tale peccato
rimangono, cioè la natura è indebolita e inclinata al male a
motivo della concupiscenza. Infatti, anche se viene restituita la grazia
santificante con tutte le virtù e i doni soprannaturali, non vengono
restituiti i doni preternaturali (esenzione dalla morte, dalla sofferenza,
dalla concupiscenza, dall'ignoranza).
In che cosa consiste l'Immacolata Concezione
Nel corso dei secoli la Chiesa ha preso coscienza che Maria, colmata
della grazia di Dio, era stata redenta fin dal suo concepimento.
Il dogma formulato dal Papa Pio IX l'8 dicembre 1854 suona così:
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«La beatissima Vergine Maria nel primo istante della sua concezione,
per una grazia e un privilegio singolare di Dio onnipotente,
in previsione dei meriti di Gesù Cristo Salvatore del
genere umano, è stata preservata intatta da ogni macchia di
peccato originale».
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Questa affermazione è il risultato di un travaglio durato lunghi
secoli, come abbiamo già avuto modo di vedere nelle pagine precedenti.
Vogliamo adesso considerare i fondamenti di questa definizione
dogmatica nella Sacra Scrittura e nella Tradizione.
I fondamenti biblici
IL PROTOVANGELO (Gen 3,15)
Abbiamo già esaminato a suo tempo questo testo fondamentale,
nel quale si parla dell'inimicizia fra la donna (figura di Maria) e il
serpente (figura del diavolo). Anche prescindendo dalla questione se
il testo indichi o non indichi chiaramente la vittoria della donna,
rimane comunque fuori dubbio che fra la donna e il serpente c'è una
radicale inimicizia: «Porrò inimicizia fra te e la donna...». Ciò è sufficiente
a dare un solido fondamento al nostro dogma. Infatti se fra la
donna e il serpente c'è un'inimicizia radicale, non si può pensare che
anche per un solo istante nella donna ci sia stata, per così dire, un'amicizia
con il serpente a motivo del peccato, sia pure del solo peccato
originale. Fra la donna e il serpente c'è un'incompatibilità assoluta.
Nella donna quindi non c'è alcuna macchia di peccato.
IL SALUTO DELL'ANGELO (Lc 1,28)
Le parole dell'angelo: «Ti saluto, o piena di grazia» (più letteralmente: «o
ricolma del favore divino»), lette alla luce della Tradizione
e del sensus fidei del Popolo di Dio, indicano una pienezza totale di
grazia. Questa totalità riguarda sia l'estensione che la durata, cioè
deve estendersi a tutta la vita di Maria, a cominciare dal primo istante
della sua esistenza. Quindi sin dal primo istante Maria fu santa,
senza alcuna macchia di peccato.
IL SALUTO DI ELISABETTA (Lc 1,41-42)
Alle due prove precedenti, che sono quelle fondamentali, alcuni
autori ne aggiungono anche una terza tratta dalle parole di
Elisabetta: «Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo
seno!». La benedizione divina di Maria è posta in parallelo con quella
di Cristo nella sua umanità. Questo parallelismo lascia intendere
che Maria, come Cristo, fin dal principio della sua esistenza, era
esente da ogni peccato. È degno di nota poi, come abbiamo già
accennato a suo tempo, che la benedizione della Madre
venga posta prima di quella del Figlio.
Sviluppo storico
Presso i Padri e gli scrittori dei primi secoli la dottrina dell'Immacolata
Concezione è implicita nel frequente parallelismo Eva-Maria
(S. Giustino, S. Ireneo e Tertulliano), il quale comporta una
doppia relazione: di somiglianza (come Eva uscì pura dalle mani di
Dio, così Maria doveva uscire immacolata dalle medesime mani) e di
opposizione (colei che doveva essere la riparatrice dei danni provocati
da Eva non poteva trovarsi coinvolta in essi). Nello stesso periodo
S. Ippolito dice che il Salvatore era «un'arca fatta con legni
(la Beata Vergine Maria) non soggetti alla putrefazione della colpa».
Analoghe espressioni troviamo in seguito in S. Gregorio Taumaturgo,
S. Efrem e altri.
Per quanto riguarda l'Occidente, abbiamo visto a suo tempo
come in particolare S. Ambrogio e S. Agostino escludano da Maria
ogni peccato, anche se un testo di S. Agostino,
interpretato in senso sfavorevole all'Immacolata Concezione, peserà
per secoli in modo negativo su tutta la teologia occidentale.
In Oriente nel V secolo S. Procolo ammise uno speciale intervento
di Dio nella formazione della futura Madre del Verbo, affinché
fosse una nuova creatura, formata «da un'argilla monda» simile ad Adamo prima del peccato. Teodoro di Ancira oppone Maria ad
Eva, dichiarando che «sebbene Maria sia inclusa nel sesso femminile,
fu tuttavia esclusa dalla nequizia di quel sesso: fu una Vergine
innocente, senza macchia, senza colpa, intemerata, santa di anima e
di corpo, come un giglio che sboccia fra le spine».
Nel VII secolo, sempre in Oriente, è S. Sofronio il primo che
sembra accennare a una preservazione dalla colpa. Leggiamo infatti:
«Hai trovato presso Dio una grazia che nessuno ha ricevuto (...).
Nessuno, eccetto te, fu prepurificato».
Verso la fine del VII secolo o agli inizi dell'VIII secolo cominciò
a venir celebrata, in Oriente, la festa della Concezione di Maria,
come risulta da Andrea di Creta. La prima omelia che si conosca
sulla Concezione è quella di Giovanni d'Eubea, contemporaneo
del Damasceno. All'oggetto primitivo della festa, che era l'annunzio
della miracolosa Concezione di Maria fatta dall'angelo ai genitori
(idea che risale al Protovangelo di Giacomo), non aveva tardato ad
aggiungersi quello odierno, ossia quello della Concezione passiva
della Madre di Dio, dichiarata, non di rado, santa e immacolata.
Così Giovanni d'Eubea asserisce un intervento della Santissima Trinità
nella formazione di Maria tale da crearla nello stato di giustizia
originale.
Nel IX secolo la festa diviene universale nella Chiesa greca.
La festa della «Concezione», istituita dai Greci, restò per lungo
tempo ignorata dai Latini. Importata da qualche monaco, venuto
dall'Oriente, essa appare in Inghilterra verso il 1060 circa, ma scompare
quasi subito, al tempo della conquista normanna (1066), senza lasciare altre tracce all'infuori di un ricordo, unito però a dei rimpianti.
È così che essa può rinascere con slancio, grazie alla devozione
popolare, verso il 1127-1128, su basi più solide, e passa in
Normandia, poi, di là, in tutta l'Europa, nonostante la decisa opposizione
di S. Bernardo. L'oggetto della festa, abbastanza indeterminato
all'origine, si precisa a poco a poco, non senza un sofferto travaglio.
Infatti molti sostenitori della festa non affermavano in senso stretto
l'Immacolata Concezione, ma alcuni celebravano semplicemente le
primizie della futura Madre di Dio, altri la sua santificazione nel
grembo materno. Altri ancora sostenevano la santità originale di
Maria, ma con significati molto diversi. Alcuni facevano partire la
sua santità dal momento della concezione, altri dal momento della
concezione spirituale, cioè dall'infusione dell'anima, che segna l'inizio
dell'esistenza personale di Maria.
Una diversità ancora maggiore si riscontrava nei tentativi di spiegazione
teologica. Alcuni ad esempio ricorrevano alla strana ipotesi
di una particella del corpo di Adamo che sarebbe restata immune
dal peccato e trasmessa di generazione in generazione fino a originare Maria.
La difficoltà del problema nasceva innanzitutto dall'idea agostiniana,
che dominava tutto il medioevo, secondo cui il peccato originale
si trasmetteva a motivo della libido che era necessariamente connessa
con l'atto generatore, dopo il peccato originale. In conseguenza
di ciò alcuni tentarono di spiegare l'Immacolata Concezione dicendo
che l'atto generatore di Gioacchino e Anna era stato miracolosamente
esentato dalla libido. Secondo altri (Eadmero) l'effetto della libido
era stato miracolosamente sospeso dall'onnipotenza divina.
Vediamo adesso le posizioni dei teologi più noti. Ad aprire il
cammino fu S. Anselmo d'Aosta († 1109), ma chi sviluppò il suo
pensiero in senso decisamente favorevole all'Immacolata Concezione
fu il suo discepolo Eadmero († 1134). Egli fu il primo a scrivere
un trattato sull'argomento, dove afferma che la fede popolare è universale
su questo punto, e che questa sapienza è più saggia di quella
dei dotti:
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«Non poteva forse Dio conferire a un corpo umano di restare
libero da ogni puntura di spine, anche se fosse stato concepito
in mezzo ai pungiglioni del peccato? È chiaro che lo poteva e
lo voleva; e se lo ha voluto lo ha fatto» (potuit plane et voluit; si
igitur voluit, fecit).
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S. Bernardo e Pietro Lombardo, fra i teologi più noti e più autorevoli
del XII secolo, negarono l'Immacolata Concezione (come
abbiamo già visto in questo argomento pesava l'eredità agostiniana,
sia quanto all'interpretazione del famoso testo riguardante l'Immacolata
Concezione, sia quanto alle modalità della trasmissione del
peccato originale).
Un secolo più tardi anche S. Alberto Magno e S. Tommaso furono
dello stesso parere, soprattutto poiché non vedevano come conciliare
questa dottrina con l'universalità della Redenzione di Cristo,
supposta chiaramente in Rm 5,12: «Tutti hanno peccato».
La situazione mutò nel XIV secolo, grazie a Guglielmo di Ware
(† 1300) e soprattutto al suo discepolo Giovanni Duns Scoto († 1308).
Nella sua opera fondamentale, l'Opus Oxoniense, questi si limita a
dimostrare la sola possibilità del privilegio mariano, insegnando però
l'uguale possibilità dell'opposto, e sciogliendo tutte le ragioni sia
favorevoli che contrarie alla sentenza maculista. Per Scoto perciò le
due sentenze sono ugualmente possibili. Quale delle due sia stata
attuata, lo sa soltanto Dio: «Deus novit». Egli afferma però che sembra
probabile attribuire alla Vergine ciò che è più eccellente, purché
ciò non ripugni all'autorità della Chiesa o della Scrittura. Allora
infatti l'autorità ecclesiastica non si era ancora pronunciata (la Chiesa
romana, come fa rilevare S. Tommaso, non celebrava la festa della
Concezione), e la Scrittura sembrava apertamente contraria, asserendo
l'universalità della colpa originale e della Redenzione. Per questo
motivo Scoto procedette con molta cautela e, per il momento, non osò
spingersi oltre. Solo più avanti, mosso indubbiamente dalla sua propensione
a ritenere più probabile la tesi favorevole all'Immacolata, asserisce che in cielo si trova la Beata Vergine Maria, Madre di Dio,
la quale mai gli fu nemica in atto per ragione del peccato attuale né
per ragione dell'originale: lo sarebbe stata tuttavia se non fosse stata
preservata. Sta in questa parola «preservata» la forza della tesi di
Duns Scoto. Infatti Maria, secondo la legge comune, avrebbe dovuto
contrarre la colpa originale, ma grazie ai meriti di Cristo Salvatore
fu preservata da tale colpa. In tal modo non soltanto la Beata Vergine è
stata redenta da Cristo, ma lo è stata in modo più sublime di
chiunque altro.
Scrive bene il Melotti: «Scoto ha il grande merito di far cadere
l'obiezione fondamentale formulata dai negatori con il suo argomento
sul Perfetto Mediatore: la concezione immacolata di Maria, lungi
dall'essere una mancanza di redenzione, è anzi la redenzione portata
al massimo grado - è una redenzione «preservativa» -. Questa redenzione è
non solo possibile, ma richiesta. Cristo infatti, essendo il perfetto
mediatore, doveva porre un atto di mediazione perfetta: lo ha
fatto a favore della Madre Sua».
Si può anche aggiungere che tale redenzione perfetta andava
applicata a Colei che era chiamata a collaborare in maniera tutta
speciale e unica all'opera della redenzione.
Durante tutto il XIV secolo il campo teologico si mantenne diviso
fra i contrari e i favorevoli. Il constrasto era particolarmente forte
tra i Francescani (più vicini al popolo, e quindi sostenitori dell'Immacolata
Concezione) e i Domenicani (contrari, poiché più sensibili
alle argomentazioni teologiche). Verso la metà del secolo, in Francia
e in Aragona, per opera di alcuni maestri domenicani, si originò una
violenta controversia. Le autorità ecclesiastiche imposero il silenzio
e la ritrattazione ai suddetti maestri. Il frutto di questo dibattito fu
un deciso progresso della tesi immacolista. Allora cominciò a comparire l'argomento biblico, specialmente quello fondato sul Protovangelo
(Gen 3,15) e sul saluto angelico (Lc 1,28). Anche la festa
della Concezione, in quel tempo, si diffuse ovunque, specialmente
fra i religiosi.
All'inizio del XV secolo la posizione immacolista era comune
presso quasi tutti gli Ordini religiosi, eccettuati i Domenicani. Nel
Concilio di Basilea (17 settembre 1439) fu emesso un decreto in cui si
dichiarava che la dottrina favorevole all'Immacolata Concezione era
pia, conforme al culto della Chiesa, alla fede cattolica, alla Sacra
Scrittura e alla retta ragione, e perciò doveva essere seguita da tutti i
cattolici, con proibizione a chiunque di insegnare il contrario. Ma il
Concilio, nel tempo in cui emise questa definizione, non era più legittimo,
per essersi sottratto alla dipendenza dal Romano Pontefice.
Esso contribuì tuttavia in modo eccezionale all'affermarsi della pia
sentenza, e rese universale di fatto la festa della Concezione.
I teologi domenicani però non desistettero dalla loro decisa opposizione,
tanto che Vincenzo Bandelli, Maestro Generale dell'Ordine
(dal 1501 al 1506), giunse ad affermare che «è cosa empia ritenere
che la Beata Vergine non sia stata concepita nel peccato originale».
A questo punto cominciò a intervenire la Santa Sede. Sisto IV,
francescano, il 27 febbraio 1477 promulgava la costituzione
Cum praecelsa con la quale approvava solennemente la festa dell'Immacolata
Concezione, celebrata in molti luoghi, con la Messa e
l'Ufficio propri. Al tentativo di svuotare il significato di questa festa il
Papa risponde con la Bolla Grave nimis, minacciando la scomunica.
Alla fine si ebbe l'adesione alla sentenza immacolista da parte delle
Università di Parigi (che la impose con giuramento nel 1469 ai suoi
dottori), e di quelle di Oxford, Cambridge, Tolosa, Bologna, Vienna.
Questa corrente decisamente favorevole all'Immacolata Concezione
nella Chiesa latina provocò una reazione opposta nella Chiesa
greca, per cui non pochi vescovi e teologi ortodossi si schierarono
fra gli avversari del privilegio. Questa opposizione si accentuerà
ancora di più con la proclamazione del dogma nel 1854.
In Occidente invece la dottrina favorevole all'Immacolata si
avviava verso il trionfo. L'indagine biblica e patristica si arricchì di
nuovi dati, per cui nella sessione VI del Concilio di Trento (1556)
non mancò una forte corrente favorevole alla definizione dogmatica
del privilegio. Siccome però il Concilio era stato riunito per fare
fronte al protestantesimo e non per dirimere controversie interne al
mondo cattolico, l'assemblea conciliare si limitò ad aggiungere al
decreto sul peccato originale la seguente significativa dichiarazione:
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«Dichiara tuttavia questo Santo Sinodo che non è nelle sue
intenzioni di comprendere nel decreto relativo al peccato originale
la Beata e Immacolata Vergine Maria, madre di Dio, ma
che sono da osservarsi le costituzioni del Papa Sisto IV sotto le
pene contenute in esse e che vengono rinnovate» (DS 1516).
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Nel XVII secolo si ebbero gli interventi di altri tre Papi: Paolo V,
che proibiva di attaccare in pubblico l'Immacolata Concezione;
Gregorio XV, che impediva di attaccarla anche in privato; Alessandro VII,
che con la costituzione Sollicitudo omnium Ecclesiarum
(8 dicembre 1661) determinava, contro le false interpretazioni dei
pochi avversari rimasti, l'oggetto preciso della festa, dichiarando che
si trattava della preservazione dell'anima della Vergine dalla colpa
originale, nel primo istante della sua creazione e infusione nel corpo,
per speciale grazia e privilegio di Dio, in vista dei meriti di Cristo
suo Figlio, Redentore del genere umano. Rinnovò inoltre i provvedimenti
dei suoi predecessori contro i sostenitori della sentenza contraria.
L'effetto di questa Costituzione fu incalcolabile. Diocesi, re e
popoli si misero sotto la protezione dell'Immacolata. Varie Congregazioni
vennero fondate in suo onore. I teologi raddoppiarono le
loro fatiche per difendere il singolare privilegio e appianare la via
alla definizione. Molti (tra cui ad esempio S. Alfonso) giunsero fino
al punto di obbligarsi con voto a versare il proprio sangue, se fosse
stato necessario, per la difesa del privilegio.
Clemente XII il 6 dicembre 1708 estendeva per legge la festa
dell'Immacolata a tutta la Chiesa. Durante il secolo l'entusiasmo dei
fedeli e dei dotti andò sempre crescendo, come crebbero anche le
suppliche rivolte ai Romani Pontefici per la definizione dogmatica.
Chi si decise ad accogliere queste richieste fu Pio IX, il quale non
appena asceso al soglio pontificio (1846) iniziò le pratiche necessarie.
Interpellati tutti i vescovi (2 febbraio 1849) ne ebbe una risposta
plebiscitaria: su 665 risposte 570 erano entusiasticamente favorevoli,
otto contrarie, le rimanenti più o meno incerte sull'opportunità della
definizione. La commissione incaricata diede risposta favorevole alla
domanda «se vi siano nella Sacra Scrittura testimonianze che provino
solidamente l'immacolato concepimento di Maria».
In tal modo il Papa Pio IX poté procedere alla solenne definizione
dogmatica l'8 dicembre 1854, alla presenza di oltre duecento
fra cardinali e vescovi, e di una incalcolabile moltitudine di fedeli
esultanti.
Analisi della definizione dogmatica
Riportiamo le parole esatte della Definizione dogmatica dell'Immacolata,
contenute nella Bolla Ineffabilis Deus:
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«Noi dichiariamo, pronunciamo e definiamo che la dottrina la
quale ritiene che la beatissima Vergine Maria, nel primo istante
della sua concezione, sia stata preservata intatta da ogni macchia
di peccato originale, per singolare grazia e privilegio di
Dio onnipotente, in considerazione dei meriti di Gesù Cristo
Salvatore del genere umano, è dottrina rivelata da Dio, e perciò
va creduta fermamente e costantemente da tutti i fedeli» (DS 2803).
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Il testo, come si vede, si riferisce alla persona di Maria, e non specificamente
alla sua anima, come invece faceva la Bolla Sollicitudo di
Alessandro VII, e come facevano anche le prime otto stesure della
definizione. Il Papa Pio IX ha voluto così evitare la distinzione scolastica
fra la concezione biologica e l'infusione dell'anima.
Si parla poi del «primo istante della sua concezione», senza precisare
quando effettivamente essa si realizza. La Bolla non dice in
quale preciso istante comincia a esistere la persona. Quello che è
certo è che la persona di Maria ha cominciato a esistere sin dal primo
istante senza alcuna macchia di peccato.
La definizione esprime la verità dogmatica negando ogni macchia
di peccato, cioè in senso negativo, ma è evidente che questa assenza
di peccato non può aversi se non con l'infusione della grazia. Quindi
si può dire in modo equivalente che Maria Santissima ha avuto la
grazia santificante sin dal primo istante della sua esistenza.
Il privilegio di Maria è unico, come lascia intendere l'aggettivo
«singolare», e precisa il Papa Pio XII quando nell'Enciclica Fulgens
Corona (8 settembre 1953) specifica che si tratta di un «singolarissimo
privilegio, a nessuno mai concesso».
L'Immacolata Concezione è avvenuta in considerazione dei meriti
di Cristo. Questo punto fondamentale rende conciliabile il privilegio
di Maria con l'universalità della redenzione di Cristo. Come abbiamo
avuto modo di vedere, era soprattutto su questo punto particolare
che si concentravano le principali resistenze degli oppositori.
È stato scritto giustamente:
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«La dottrina dell'immacolato concepimento di Maria è doppiamente
cristocentrica. Dimostra, innanzitutto, che nessuno è
salvo se non in Cristo, e ciò vale per gli uomini di ogni tempo,
anche per quelli vissuti molti secoli prima di Cristo; in secondo
luogo dimostra che la redenzione preventiva di Maria è totalmente
un dono meraviglioso che Dio le diede come futura
madre di Cristo».
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Possiamo anche aggiungere con Holstein: «L'affermazione del
privilegio mariano comporta una comprensione più profonda e più
acuta della Redenzione. Come il dogma della maternità divina fu il
corollario, per così dire, di una visuale più chiara e di una formulazione più distinta del mistero dell'Incarnazione, così il dogma dell'Immacolata
Concezione, nella sua stessa giustificazione teologica,
e non soltanto nei suoi argomenti di convenienza o nelle lezioni spirituali
che se ne possono ricavare, implica un approfondimento della
teologia della Redenzione (...). Come nel Magnificat, è Dio l'oggetto
delle nostre lodi quando celebriamo l'Immacolata Concezione:
Dio che si è compiaciuto, in Maria, di fare "grandi cose"».
Approfondimento teologico
L'Immacolata Concezione non è una verità a sé stante, ma si inserisce
armoniosamente nell'insieme delle altre verità di fede. Può essere
molto utile considerarla alla luce delle Tre Persone divine.
A) NELLA LUCE DEL PADRE
L'Immacolata Concezione è un segno dell'amore assolutamente
gratuito e preveniente del Padre. Leggiamo in Ef 1,4: «Dio ci ha
scelti in Cristo fin da prima della creazione del mondo perché fossimo
santi e immacolati al suo cospetto nella carità». La grazia è sempre
gratuita, non meritata, almeno la prima grazia. «Siamo stati giustificati
gratuitamente per la sua grazia» (Rm 3,24). L'Immacolata
Concezione è il segno più chiaro ed evidente della gratuità dell'amore
divino. Maria Santissima non ha meritato l'Immacolata Concezione.
Essa è un puro dono.
Scrive il De Fiores:
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«Nell'Immacolata Concezione non è questione di fede o accettazione
libera da parte di Maria riguardo alla salvezza: questa
rimane un segno luminoso della gratuità dell'amore di Dio, che
si attua ancor prima della risposta responsabile della creatura.
L'Immacolata proclama, alla testa della schiera dei salvati: "Soli Deo
gloria!". La preservazione dal peccato e la pienezza
di grazia non sono frutto della sua fede o libertà orientata a
Dio e neppure delle sue opere; esse si iscrivono, al pari di tutti
i singoli atti di giustificazione, nell'elezione salvifica del Padre
che decide dall'eternità di amare gli uomini gratuitamente al di
là del peccato e del merito. L'Immacolata Concezione manifesta
l'assoluta iniziativa del Padre e significa che fin dall'inizio
della sua esistenza Maria fu avvolta dall'amore redentivo e santificante
di Dio».
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B) NELLA LUCE DEL FIGLIO
L'Immacolata Concezione mostra la perfezione della redenzione
operata dal Figlio, il Verbo incarnato. Abbiamo già visto l'argomentazione
elaborata da Giovanni Duns Scoto riguardo al perfetto Mediatore,
o Redentore. Gesù si rivela Redentore veramente perfetto
quando non soltanto libera, ma addirittura preserva dal peccato. Quindi l'Immacolata Concezione, lungi dal compromettere la necessità
e l'universalità della redenzione, la esalta al massimo grado.
Come diceva Santa Teresa di Lisieux, l'innocente è colui al quale
non è stato perdonato molto, ma tutto!
Inoltre l'Immacolata Concezione si addice perfettamente a Colei
che è chiamata a essere la Madre di Dio. Nella Colletta della Messa
dell'Immacolata leggiamo: «O Dio, che nell'Immacolata Concezione
della Vergine hai preparato una degna dimora per il tuo Figlio...».
E così pure nel Prefazio: «Tu hai preservato la Vergine Maria da
ogni macchia di peccato originale, perché, piena di grazia, diventasse
degna Madre del tuo Figlio...». Maria è stata concepita immacolata
poiché era destinata a essere la Madre di Dio. Questo privilegio è
tutto relativo al Figlio.
Ricordiamo ancora come il Concilio Vaticano II metta in rapporto
l'Immacolata Concezione con la prontezza e la perfezione con cui
Maria accolse l'annuncio dell'Angelo relativo all'Incarnazione del
Verbo, e vi acconsentì:
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«Abbracciando con tutto l'animo e senza peso alcuno di peccato
la volontà salvifica di Dio, consacrò totalmente se stessa quale
Ancella del Signore alla persona e all'opera del Figlio suo, servendo
al mistero della redenzione sotto di Lui e con Lui, con
la grazia di Dio onnipotente».
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Maria fu concepita immacolata per poter essere totalmente disponibile
all'opera della Redenzione compiuta dall'eterno Figlio del Padre.
c) NELLA LUCE DELLO SPIRITO SANTO
Maria Immacolata mostra nel modo più perfetto la santificazione
operata dallo Spirito Santo. Infatti, come dice il Concilio,
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«(Maria) è la tutta santa, immune da ogni macchia di peccato,
dallo Spirito Santo quasi plasmata e resa nuova creatura».
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Lo Spirito Santo abita e vive in lei, sin dal primo istante della sua
esistenza, come sottolinea in modo tutto particolare S. Massimiliano
Kolbe, che giunge a parlare, sia pure in modo sempre teologicamente
corretto, di una «quasi incarnazione» dello Spirito Santo in Maria.
Quella santificazione che noi riceviamo nel battesimo, che ci
riempie della grazia dello Spirito Santo, con le virtù e i doni a essa
connessi, Maria l'ha ricevuta in pienezza sin dall'inizio. Essa è fin dal
primo istante il Tempio dello Spirito Santo.
L'esenzione dalla concupiscenza
Il
dogma afferma dunque che la Beata Vergine fu preservata sin
dall'inizio della sua esistenza da ogni macchia di peccato originale,
ma non si pronuncia sull'esenzione o meno dalle conseguenze del
peccato originale (morte, sofferenza, concupiscenza, ignoranza).
Infatti l'esenzione dal peccato originale non implica necessariamente
l'esenzione da tutti i mali che da esso derivano. Ora, sembra evidente
che, come Cristo, anche la Beata Vergine fu soggetta ai limiti
umani comuni, poiché questi non comportano alcuna imperfezione
morale. Per quanto riguarda invece la concupiscenza, è sentenza
comune dei teologi che Maria ne sia stata preservata fin dal concepimento:
infatti gli stimoli della concupiscenza sono spesso rivolti a
oggetti moralmente illeciti, e rappresentano un ostacolo per chi aspira
alla perfezione morale. Non è quindi compatibile con la pienezza
di grazia di Maria e con la sua perfetta purità e illibatezza l'ammettere
che ella sia stata soggetta agli stimoli della concupiscenza.
Né si può dire che questa mancanza di concupiscenza diminuirebbe
il merito di Maria, come non ha diminuito in alcun modo il merito
di Cristo: la concupiscenza infatti è occasione, ma non condizione
indispensabile per il merito. Maria si è arricchita di meriti non per la
lotta contro il desiderio sensuale, ma per il suo amore verso Dio e l'esercizio
delle altre virtù, come la fede, l'umiltà, l'obbedienza.
L'esenzione da ogni colpa attuale
Il Concilio di Trento dichiara:
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«Nessun giusto può evitare per tutta la sua vita tutti i peccati,
anche i veniali, senza uno speciale privilegio di Dio, come la
Chiesa ritiene della Beata Vergine» (DS 1573).
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Pio XII, da parte sua, nell'Enciclica Mystici Corporis afferma che
la Vergine Madre di Dio «fu immune da ogni macchia, sia personale
sia ereditaria».
In base a queste affermazioni del Magistero, della Tradizione e
del senso comune del Popolo cristiano i teologi ritengono che l'esenzione
della Vergine Maria da ogni macchia di peccato attuale sia una
verità prossima alla fede (fidei proxima).
Abbiamo visto nella parte storica come questo privilegio mariano
non sia stato colto immediatamente con piena chiarezza da parte di
tutti, ma come poi la sua accettazione sia diventata patrimonio comune
dei teologi e dei fedeli, sia in Oriente che in Occidente.
Vediamo l'approfondimento di S. Tommaso nella Somma
Teologica (III, q. 27, a. 4):
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«Quelli che Dio sceglie per un compito speciale, li prepara e li
dispone in modo che siano idonei ai loro doveri, secondo l'affermazione
di S. Paolo (2 Cor 3,6): "Ci ha resi ministri adatti di
una nuova Alleanza". Ora, la Beata Vergine fu scelta per essere
la madre di Dio. Non si può quindi dubitare che Dio con la sua
grazia l'abbia resa idonea a ciò, secondo le parole dell'Angelo
(Lc 1,30 s.): "Hai trovato grazia presso Dio: ecco tu concepirai",
ecc. Ma ella non sarebbe stata degna madre di Dio se avesse talvolta
peccato. Sia perché l'onore dei genitori ridonda sui figli,
come dice la Scrittura (Pr 17,6): "Onore dei figli i loro padri",
per cui all'opposto la colpa della madre sarebbe ricaduta sul
Figlio. - Sia anche perché ella aveva un'affinità singolare con
Cristo, che da lei prese il corpo. Ora, S. Paolo (2 Cor 6,15)
afferma: "Quale intesa tra Cristo e Beliar?". - Sia ancora perché in lei abitò in modo del tutto singolare, non solo nell'anima, ma
anche nel seno verginale, il Figlio eterno, che è "la Sapienza di Dio" (1 Cor 1,24), di cui sta scritto (Sap 1,4):
"La sapienza
non entra in un'anima che opera il male, né abita in un corpo
schiavo del peccato"».
«Dobbiamo quindi affermare in modo assoluto che la Beata
Vergine non commise mai alcun peccato attuale né mortale né
veniale, così da avverare le parole del Cantico (4,7): "Tutta
bella sei tu, amica mia, in te nessuna macchia", ecc.».
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La pienezza di grazia
È l'aspetto positivo della santità, quello sul quale insistono maggiormente
i dottori orientali, per i quali Maria è prima di tutto la
Panaghia, la Tutta Santa. Leggiamo ancora una volta S. Tommaso,
nell'articolo della Somma in cui egli si domanda se la santificazione
iniziale della Vergine le abbia dato la pienezza della grazia (III, q. 27, a. 5). Dopo
aver ricordato le parole dell'Angelo: «Ave, piena di grazia» (Lc 1,28),
e il commento di S. Girolamo secondo cui «in Maria la grazia si
riversa tutta insieme nella sua pienezza», l'Aquinate scrive così:
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«Quanto più si è vicini a una causa, tanto più se ne risentono
gli effetti, come scrive Dionigi (De cael. hier. 4, 1) notando che
gli Angeli, in quanto più prossimi a Dio, partecipano delle perfezioni
divine più degli uomini. Ora, Cristo è il principio della
grazia: secondo la divinità come causa principale, secondo l'umanità
invece come causa strumentale, in base alle parole
evangeliche (Gv 1,17): "La grazia e la verità vennero per
mezzo di Gesù Cristo". Ma la Beata Vergine era vicinissima a
Cristo secondo la natura umana, che egli prese da lei. Essa
quindi dovette ricevere da Cristo una pienezza di grazia superiore
a quella di tutti gli altri».
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Rispondendo poi a una difficoltà riguardante il confronto fra la
pienezza di grazia in Cristo e in Maria S. Tommaso così risponde:
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«Dio dona a ciascuno la grazia che gli compete secondo il
compito per cui lo sceglie. Poiché dunque Cristo, in quanto
uomo, fu predestinato e scelto per essere "Figlio di Dio con
potenza secondo lo spirito di santificazione" (Rm 1,4), egli
ebbe come privilegio personale tanta pienezza di grazia da
farla poi ridondare su tutti, poiché "dalla sua pienezza noi tutti
abbiamo ricevuto" (Gv 1,16). Invece la Beata Vergine Maria
ottenne tanta pienezza di grazia da essere vicinissima all'autore
della grazia: in modo da accogliere in sé colui che è pieno di
ogni grazia, e dandolo alla luce far giungere in certo qual
modo la (sua) grazia a tutti».
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La seconda difficoltà fa forza sul fatto che Maria crebbe nella grazia,
quindi non poteva averla in pienezza sin dall'inizio. Ecco la risposta:
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«Nell'ordine naturale prima c'è la perfezione dispositiva, per
esempio, quella della materia rispetto alla forma. Al secondo
posto si ha la perfezione superiore della forma: infatti il calore
proveniente dal fuoco è più forte di quello che ha disposto la
legna a prendere fuoco. Al terzo posto poi c'è la perfezione del
fine raggiunto: come quando il fuoco, salito al suo luogo naturale,
esplica tutte le sue qualità».
«Similmente nella Beata Vergine ci fu una triplice perfezione
di grazia. Prima quella dispositiva, che la rese idonea a essere
madre di Cristo, e questa fu la perfezione prodotta dalla sua
santificazione. La seconda perfezione di grazia fu invece prodotta
dalla presenza in lei del Figlio di Dio incarnato nel suo
seno. La terza perfezione poi è quella finale, che ella possiede
nella gloria».
«Che poi la seconda perfezione sia superiore alla prima, e la
terza alla seconda, risulta (...) dal progresso nel bene. Infatti
nella sua prima santificazione ottenne la grazia che la inclinava
al bene; nel concepimento del Figlio di Dio ebbe la consumazione
della grazia che la confermava nel bene; nella glorificazione
infine ebbe il coronamento della grazia che la costituiva
nel godimento di ogni bene».
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La terza difficoltà fa notare che Maria non esercitò mai certe grazie,
come quella della sapienza, o quella dei miracoli, o quella della profezia.
Quindi tali grazie sarebbero state inutili. Risponde S. Tommaso:
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«Non si può dubitare che la Beata Vergine, come Cristo, abbia
ricevuto in modo eccellente sia il dono della sapienza, sia la grazia
dei miracoli e della profezia. Ma l'uso di queste e di altre
grazie simili non fu concesso a lei nel medesimo modo che a
Cristo, bensì come conveniva alla sua condizione. Ebbe infatti
l'esercizio del dono della sapienza nella contemplazione, come
risulta dalle parole (Lc 2,19): "Maria serbava tutte queste cose
meditandole nel suo cuore". Non ebbe invece l'uso della
sapienza nell'insegnare, poiché ciò non si addiceva a una
donna, secondo le parole di S. Paolo (1 Tm 2,12): "Non concedo
ad alcuna donna di insegnare". - Non era poi opportuno che
compisse miracoli durante la sua vita, poiché allora i miracoli
avevano il compito di confermare la dottrina di Cristo: perciò
era bene che facessero miracoli soltanto Cristo e i suoi discepoli,
che erano i portatori dell'insegnamento cristiano. Per questo
anche di S. Giovanni Battista è detto (Gv 10,41) che "non fece
alcun miracolo", perché tutti si volgessero a Cristo. - Ebbe invece
l'uso della profezia, come risulta dalle parole (Lc 1,46 ss.): "L'anima mia magnifica il
Signore", ecc.».
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Possiamo così affermare che in Maria ci fu la santità più perfetta
in tutti i sensi, sia nel senso negativo dell'esenzione da ogni peccato,
sia nel senso positivo della pienezza di ogni grazia, cioè della pienezza
dell'organismo soprannaturale, che comprende la grazia santificante,
le virtù infuse e i doni dello Spirito Santo.
Maria modello di santità
Il Concilio Vaticano II ricorda ai fedeli che
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«la vera devozione a Maria non consiste né in uno sterile e passeggero
sentimento, né in una vana credulità, ma procede dalla
fede vera, dalla quale siamo portati a riconoscere la preminenza
della Madre di Dio e siamo spinti a un amore filiale verso la
Madre nostra e all'imitazione delle sue virtù».
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Queste ultime parole ci introducono nel tema
dell'«Imitazione di Maria», sul modello medioevale, che parlava di
«Imitazione di Cristo». La Beata Vergine infatti, nei più recenti documenti del
Magistero e nella sensibilità dei fedeli, è vista in modo particolare
come Colei che realizza nel modo più perfetto tutte le virtù.
Il Concilio ritorna spesso su questo tema, e presenta Maria come
«eccellentissimo modello nella fede e nella carità». In particolare la
presenta come modello per i sacerdoti:
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«Un esempio meraviglioso di tale prontezza (nel corrispondere
alle esigenze della propria missione), i presbiteri lo possono
trovare nella Beata Vergine Maria, che sotto la guida dello
Spirito Santo si consacrò al mistero della redenzione umana»;
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per i religiosi e le religiose:
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«Per l'intercessione della dolcissima Vergine Maria Madre di
Dio, la cui vita è regola per tutti, essi progrediranno ogni giorno
di più e apporteranno frutti di salvezza più abbondanti»;
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per i laici:
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«Modello perfetto di vita apostolica è la Beata Vergine Maria,
Regina degli Apostoli, la quale, mentre viveva sulla terra una
vita comune a tutti, piena di sollecitudine familiare e di lavoro,
era sempre intimamente unita al Figlio suo e cooperò in modo
del tutto singolare all'opera del Salvatore».
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Mi sembra di poter concludere che se il capitolo VIII dedicato
alla Vergine Maria è il coronamento di tutta la Costituzione conciliare
Lumen Gentium sulla Chiesa, esso lo è in modo tutto particolare
in riferimento al capitolo V, che è un po' l'anima non solo della Costituzione
ma di tutto il Concilio, e che ha per titolo: «L'universale
chiamata alla santità nella Chiesa». Maria è l'esempio e il modello di
questa santità a cui tutti dobbiamo tendere.
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