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Iucunda
Semper
(De
Rosario mariali)
Noi guardiamo sempre con gioiosa attesa
e con rinnovata fiducia al ritorno del mese di ottobre; perché, da quando cominciammo
ad esortare i fedeli a consacrare questo mese alla beatissima Vergine, esso ha portato
da per tutto ad una potente fioritura del Rosario fra i cattolici. Quale sia stato
il motivo delle Nostre esortazioni l'abbiamo esposto più di una volta. Poiché i tempi,
forieri di sciagure per la Chiesa e per la società, esigevano l'aiuto potente di Dio,
Noi ritenemmo di doverlo implorare appunto mediante l'intercessione della sua Madre e
soprattutto con quella formula di preghiera, di cui il popolo cristiano ebbe sempre a
sperimentare la salutare efficacia. La provò infatti fin dalle origini del Rosario mariano,
sia nella difesa della santa fede contro i nefasti attacchi degli eretici, sia nel rimettere
in onore quelle virtù, che erano state soffocate dalla corruzione del mondo.
La provò con una serie ininterrotta di benefici, privati e pubblici, il cui ricordo fu
dovunque immortalato anche con insigni istituzioni e monumenti. E anche ai nostri tempi,
travagliati da molteplici crisi, siamo lieti di riconoscere che proprio dal Rosario sono
provenuti frutti salutari. Tuttavia, guardando intorno, venerabili fratelli, voi stessi
vedete che ancora permangono, e in parte aggravati, i motivi per invitare anche quest'anno i
vostri fedeli a ravvivare il fervore delle loro suppliche verso la Regina del cielo.
Inoltre quanto più fissiamo il pensiero sull'intima natura del Rosario, tanto più
chiaramente ci si manifesta la sua eccellenza ed umiltà. E perciò cresce in Noi
il desiderio e la speranza che la Nostra raccomandazione sia così efficace da dare
il più largo sviluppo a questa santissima preghiera, diffondendo sempre più la sua
conoscenza e la sua pratica. A tale scopo non richiameremo qui gli argomenti che, sotto
vari aspetti, abbiamo esposto su questo stesso soggetto negli anni precedenti; ma ci
piace piuttosto considerare ed esporre come, nei divini disegni della Provvidenza,
il Rosario risvegli, nell'animo di chi prega, soave fiducia di essere esaudito, e muova
la materna pietà della Vergine benedetta a rispondere a tale fiducia con la tenerezza
dei suoi soccorsi.
Fiducia in
Maria come mediatrice
Il nostro supplichevole ricorso al patrocinio di Maria si fonda sul suo ufficio di
mediatrice della divina grazia; ufficio che ella - graditissima a Dio per la sua dignità
e per i suoi meriti, e di gran lunga superiore per potenza a tutti i santi - continuamente
esercita per noi presso il trono dell'Altissimo. Ora, questo suo ufficio forse
da nessun altro genere di preghiera è così vivamente espresso come nel Rosario, dove la
parte avuta dalla Vergine nella redenzione degli uomini è così messa in evidenza,
che sembra svolgersi ora davanti al nostro sguardo; e ciò porta un singolare profitto
alla pietà, sia nella successiva contemplazione dei sacri misteri, sia nella recita
ripetuta delle preghiere.
Nei
misteri gaudiosi
Ci
si presentano dapprima i misteri gaudiosi. Il Figlio eterno di Dio si abbassa
fino agli uomini, fattosi uomo egli stesso. Ma con l'assenso di Maria, "che lo
concepisce di Spirito Santo". Quindi Giovanni, per una grazia speciale, "viene
santificato" nel seno materno ed è arricchito di eletti doni "per preparare
le vie del Signore". Ma ciò avviene in seguito al saluto di Maria che,
per divina ispirazione, si reca a far visita alla sua parente. Viene finalmente alla luce
il Cristo, "l'atteso delle genti", e viene alla luce dal seno della Vergine.
I pastori e i magi, primizie della fede, si dirigono con ansia frettolosa alla sua culla
e "trovano il Bambino con Maria sua Madre". Egli poi vuole essere portato
in persona al tempio per offrirsi pubblicamente in olocausto a Dio Padre.
Ma è per opera della Madre che qui "è presentato al Signore".
È sempre lei che, nel misterioso smarrimento del Figlio, lo ricerca con ansiosa
sollecitudine e lo ritrova con gioia immensa.
Nei
misteri dolorosi
Nello stesso senso parlano
i misteri dolorosi. È vero che Maria non è presente nell'orto del Getsemani dove
Gesù trema ed è triste fino alla morte, e nel pretorio, dov'è flagellato,
coronato di spine, condannato a morte. Ma già da tempo ella aveva conosciuto
e veduto chiaramente tutte queste cose. Quando infatti si offrì a Dio come sua ancella,
per divenire poi sua madre, e quando nel tempio si consacrò interamente a lui,
insieme al Figlio, già fin da allora, in virtù di questi due fatti, ella divenne
partecipe della dolorosa espiazione del Cristo, a vantaggio del genere umano.
Non vi è quindi alcun dubbio che anche per tale ragione, durante le crudeli
angosce e torture del Figlio, ella provò in cuor suo i più acuti dolori.
Del resto, proprio alla sua presenza e sotto i suoi occhi doveva compiersi quel
divin sacrificio, per il quale con il proprio latte ella aveva generosamente
allevata la vittima. Ciò si contempla nell'ultimo e più commovente
di questi misteri. "Stava presso la Croce di Gesù Maria sua Madre",
la quale, mossa da un immenso amore per noi, per averci suoi figli,
offrì essa stessa il suo Figlio alla giustizia divina, e con lui morì in cuor suo,
trafitta dalla spada del dolore.
Nei
misteri gloriosi
Infine, nei misteri gloriosi, che
seguono quelli dolorosi, è più copiosamente confermato questo stesso misericordioso
ufficio della Vergine eccelsa. Con tacita gioia gusta la gloria del Figlio trionfante
sulla morte; lo segue poi con materno affetto nel suo ritorno alla sede celeste.
Ma quantunque degna del cielo, è trattenuta sulla terra, come suprema consolatrice
e maestra della Chiesa nascente; "ella penetrò oltre ogni credere,
nei profondi arcani della sapienza divina" (San Bernardo,
De XII Praerogativis B.V.M., n. 3). E poiché l'opera santa della
redenzione degli uomini non si poteva dire compiuta prima della discesa dello
Spirito Santo, promesso da Cristo, ecco che la vediamo là in quel cenacolo
pieno di ricordi, a pregarlo insieme con gli apostoli e a vantaggio degli
apostoli con gemiti inenarrabili; ad affrettare alla Chiesa la sapienza dello
Spirito consolatore, supremo dono di Cristo, tesoro che non le verrà mai meno.
Ma in misura ancor più piena e perenne ella potrà perorare la nostra causa,
quando sarà passata a vita immortale. E così da questa valle del pianto
la vediamo assunta alla città santa di Gerusalemme, tra le feste dei cori
angelici; la veneriamo elevata sopra la gloria di tutti i santi, incoronata
di stelle dal suo divin Figlio, assisa presso di lui, regina e signora dell'universo.
In tutti questi misteri, venerabili fratelli, se così bene si
manifesta "il disegno di Dio, disegno di sapienza, e disegno di
misericordia" (San Bernardo, Sermo in Nativ. B.M.V., n. 6), non meno chiaramente risplendono nello stesso tempo
i grandissimi benefici della Vergine Madre verso di noi: benefici che non possono
non riempirci di gioia, perché ci infondono la ferma speranza di ottenere,
per la mediazione di Maria, la clemenza e la misericordia di Dio.
Nelle
preghiere vocali
A questo stesso fine, in perfetta armonia con i misteri, tende la preghiera vocale.
Precede, com'è giusto, l'orazione domenicale rivolta al Padre celeste. Poi,
dopo aver invocato lo stesso Padre con la più nobile delle preghiere, la nostra
voce supplichevole dal trono della sua maestà si volge a Maria; in ossequio alla
ricordata legge della sua mediazione e della sua intercessione, espressa da
san
Bernardino da Siena con le seguenti parole: "Ogni grazia, che si dispensa
su questa terra, passa per tre ordini successivi. Da Dio viene comunicata a
Cristo, da Cristo alla Vergine e dalla Vergine a noi"
(Sermo VI in festis B.M.V. de Annunc., a. I, c. 2). E noi nella recita
del Rosario passiamo per tutti e tre i gradini di questa scala, in diversa relazione
tra loro; ma più a lungo e, in certo qual modo, più volentieri noi ci tratteniamo
sull'ultimo, ripetendo per dieci volte il saluto angelico, quasi per innalzarci
con maggior confidenza agli altri gradini, cioè per mezzo di Cristo, a Dio Padre.
Se torniamo a ripetere tante volte lo stesso saluto a Maria, è perché la nostra
preghiera, debole e difettosa, venga rafforzata dalla necessaria fiducia, fiducia che
sorge in noi pensando che Maria, più che pregare per noi, prega in nostro nome.
Di certo le nostre voci saranno più gradite ed efficaci al cospetto di Dio se
saranno appoggiate dalle preghiere della Vergine; alla quale egli stesso rivolge
l'amorevole invito: "Risuoni la tua voce al mio orecchio, perché soave è la
tua voce" (Ct 2,14). Per questa stessa ragione nel Rosario torniamo tante
volte a celebrare i suoi gloriosi titoli di mediatrice. In Maria noi salutiamo
colei che "incontrò favore presso Dio"; colei che fu da lui in modo
singolarissimo "colmata di grazia", perché tale sovrabbondanza si
riversasse su tutti gli uomini; colei a cui il Signore è unito col vincolo
più stretto che possa esistere; colei che, "benedetta fra le
donne", "sola tolse di mezzo la maledizione e portò la benedizione"
(San Tommaso d'Aquino, Super Salut. Angel.),
ossia il frutto benedetto del suo seno, nel quale "tutte le genti
sono benedette"; colei, infine, che invochiamo "Madre di Dio".
Ebbene, in virtù di una dignità così sublime, che cosa non potrà ella chiedere
con sicurezza "per noi peccatori"; e che cosa, d'altra parte, non potremo
sperare noi, in tutta la vita e nelle estreme nostre agonie?
Chi avrà recitato con ogni diligenza queste preghiere e meditato con fede questi misteri,
non potrà non ammirare i divini disegni che hanno unito la Vergine santissima alla
salvezza degli uomini; e, con commossa fiducia, bramerà rifugiarsi sotto la sua
protezione e nel suo seno, ripetendo la supplica di san Bernardo: "Ricordati,
o piissima Vergine Maria, che non si è mai udito al mondo che uno che sia ricorso
alla tua protezione, che abbia implorato il tuo aiuto, che abbia invocato la tua
intercessione, sia stato da te abbandonato".
Il
Rosario
commuove Maria in nostro favore
Ma la virtù che il Rosario ha di ispirare la fiducia in chi prega, la possiede
anche nel muovere a pietà verso di noi il cuore della Vergine. Quanto deve essere
soave per lei il vederci e l'ascoltarci, mentre intrecciamo in corona domande
per noi giustissime e lodi per lei bellissime! Così pregando, noi desideriamo
e rendiamo a Dio la gloria che gli è dovuta; cerchiamo unicamente l'adempimento
dei suoi cenni e della sua volontà; esaltiamo la sua bontà e munificenza
chiamandolo Padre e chiedendogli, benché indegni, i doni più preziosi. Di tutto
questo Maria gioisce immensamente e, per la nostra pietà, di
cuore "magnifica il Signore". Perché, quando ci rivolgiamo a Dio
con il "Padre nostro", noi lo supplichiamo con una preghiera
degna di lui.
Ma alle cose che in essa domandiamo, già di per sé così rette e ordinate
e così conformi alla fede, alla speranza, alla carità cristiana, s'aggiunge
un pregio che non può non essere sommamente apprezzato dalla Vergine santissima.
Questo: che alla nostra voce si unisce quella del suo Figlio Gesù, il quale dopo
averci insegnato, parola per parola, questa formula di preghiera,
autorevolmente ce la impone: "Voi, dunque, pregherete così" (Mt 6,9).
Stiamo certi, quindi, che, se noi saremo fedeli a questo comando con la
recita del Rosario, Maria, da parte sua, non mancherà di esercitare con maggior
benevolenza il suo ufficio di premurosa carità; e accogliendo con volto benigno
questi mistici serti di preghiere ci ricompenserà con abbondanza di grazie.
Il
Rosario
ci aiuta a ben pregare
Un'altra validissima
ragione poi per contare con maggior sicurezza sulla generosa bontà di Maria,
sta nella natura stessa del Rosario, così adatto a farci ben pregare.
L'uomo, per la sua fragilità, è spesso, durante la preghiera,
portato a distrarsi dal pensiero di Dio e a venir meno al suo lodevole proposito.
Orbene, chi considera attentamente questo fenomeno, vedrà subito quanto efficace
sia il Rosario, non solo per far applicare la mente e per scuotere la pigrizia
dell'anima, ma anche per eccitare un salutare pentimento delle colpe, e, finalmente,
per innalzare lo spirito alle cose celesti. E ciò perché, com'è ben noto,
il Rosario è composto di due parti, distinte fra loro, ma inseparabili: la meditazione
dei misteri e la preghiera vocale. Di conseguenza, questo genere di preghiera
richiede da parte del fedele una particolare attenzione che non solo gli fa elevare,
in qualche modo, la mente a Dio, ma lo porta anche a riflettere così seriamente
sulle cose proposte alla sua considerazione e alla sua contemplazione
che è indotto anche a trarne stimolo ad una vita migliore e alimento ad ogni
forma di pietà. Infatti nulla vi è di più grande o di più meraviglioso di
queste cose, che sono come il compendio della fede cristiana; che, con la
loro luce e intima forza, sono state fonte di verità, di giustizia e di pace;
che hanno segnato per il mondo un nuovo ordine di cose, ricco di frutti meravigliosi.
Si badi inoltre al modo con cui questi profondissimi misteri sono presentati a chi
recita il Rosario: un modo cioè che ben si adatta alle menti anche dei semplici
e dei meno istruiti. Il Rosario non ha di mira di farci scrutare i dogmi della fede
e della dottrina cristiana, ma principalmente di porre quasi davanti al nostro sguardo
e di richiamare alla nostra memoria dei fatti. Poiché i fatti che sono presentati
quasi nelle stesse circostanze di luogo, di tempo e di persona, nelle quali avvennero,
impressionano maggiormente l'animo e lo commuovono salutarmente. E poiché queste
cose sono generalmente inculcate e scolpite negli animi fin dalla fanciullezza,
ne consegue che, appena enunciato un mistero, chiunque ha effettivamente amore
alla preghiera, lo percorre senza nessuno sforzo di immaginazione, ma con moto
spontaneo della mente e del cuore e, per l'aiuto di Maria, ne attinge in abbondanza
una rugiada di grazie celesti.
Il
Rosario
prova a Maria la nostra riconoscenza
Ma vi è un'altra ragione che rende le nostre corone più gradite e più meritorie
al cospetto della Vergine. Quando con devoto ricordo ripetiamo il triplice ordine
dei misteri, noi veniamo a dimostrarle più chiaramente la nostra affettuosa
riconoscenza; perché con ciò noi professiamo che mai ci saziamo di ricordare
i benefici elargiti dalla sua inesauribile carità, per la nostra salvezza.
Ora noi possiamo avere appena una vaga idea della gioia, sempre nuova, che il ricordo
di questi grandiosi fatti, ripetuti con frequenza e con amore al suo cospetto,
può infondere nel suo animo benedetto, muovendolo a sentimenti di sollecitudine
e di generosità materna. Inoltre questi stessi ricordi fanno sì che le nostre preghiere
diventino più ardenti ed efficaci: perché ogni mistero che passa davanti al nostro
pensiero ci fornisce un nuovo stimolo a pregare, quanto mai valido presso la Vergine.
Sì, a te noi ricorriamo, santa Madre di Dio; e tu non disprezzare questi miseri
figli di Eva! Te noi supplichiamo, o mediatrice potente e benigna della nostra
salvezza, te noi scongiuriamo con tutta l'anima; per le soavi gioie ricevute
dal Figlio Gesù; per la partecipazione ai suoi indicibili dolori, per lo splendore
della sua gloria che in te si riflette. Orsù, ascoltaci, benché indegni,
ed esaudiscici!
La moderna
persecuzione contro la Chiesa
L'eccellenza del Rosario mariano,
messa in luce anche dalle due considerazioni, che or ora vi abbiamo esposto,
vi dirà ancor più chiaramente, venerabili fratelli, perché non ci stanchiamo
di inculcarlo e promuoverlo con ogni cura. Come abbiamo osservato da principio,
la nostra epoca ha sempre più bisogno degli aiuti celesti; specialmente per le
molte tribolazioni che soffre la Chiesa, avversata nel suo diritto e nella sua
libertà; e poi per i molti pericoli che minacciano le basi stesse
della prosperità e della pace dei popoli cristiani. Ebbene, ancora una volta
dichiariamo solennemente che nel Rosario noi riponiamo le più grandi speranze di
ottenere questi aiuti. Voglia Dio - è questo un Nostro ardente desiderio - che
questa pratica di pietà riprenda dappertutto il suo antico posto di onore!
Nelle città e nei villaggi, nelle famiglie e nelle officine, presso i nobili
e i popolani il Rosario sia amato e venerato come il più nobile distintivo
della professione cristiana e come il più valido aiuto a propiziarci
la divina clemenza.
Gli ultimi
eccessi dell'empietà
E poiché l'insensata perversità degli empi a tutto ormai ricorre - con
l'inganno e con l'audacia - per provocare la collera divina e attirare sulla patria
il peso di un giusto castigo, è necessario che la pia pratica del Rosario sia seguita
con sempre maggiore impegno. Oltre a ciò tutti i buoni soffrono con Noi, perché nel
seno stesso dei popoli cattolici vi sono troppi che non contenti di godere delle
offese comunque arrecate alla religione, essi stessi, forti di un'incredibile
licenza di propaganda, mostrano di non mirare ad altro che ad esporre al disprezzo
e allo scherno della gente le cose più sante della religione e la sperimentata sua
fiducia nell'intercessione della Vergine. In questi ultimi mesi poi non si è risparmiata
neppure l'augustissima persona di Gesù Cristo Salvatore. Non si è avuta vergogna di
impadronirsene per le attrattive del palcoscenico, ormai troppo spesso contaminato
di nefandezze, e di rappresentarvela spogliata della maestà della sua natura divina;
senza la quale necessariamente crolla il fondamento stesso della redenzione
del genere umano. E si colmò l'onta quando si volle riabilitare dall'infamia dei secoli
l'uomo reo della delittuosa perfidia che la storia ha bollato come la più abominevole
e la più mostruosa: il traditore di Cristo.
Dinanzi a tali eccessi, commessi o in via di esserlo per le città d'Italia,
si è levato un generale grido d'indignazione e un'energica protesta per la violazione
dei sacrosanti diritti della religione, in quella nazione che giustamente considera
suo precipuo vanto l'essere cattolica. Davanti a tali eccessi, com'era
naturale, è insorta la vigilante premura dei vescovi che hanno presentato giustissime
recriminazioni a coloro che hanno l'inalienabile dovere di tutelare l'onore della
patria religione; e non solo hanno avvisato i loro greggi della gravità del pericolo,
ma li hanno esortati anche a speciali atti di riparazione dell'empia offesa lanciata
contro l'amorosissimo Autore della nostra salvezza. Noi abbiamo immensamente
apprezzato le molteplici e notevoli dimostrazioni di zelo, date dai buoni
in queste circostanze, e ne abbiamo tratto un vivo conforto all'animo Nostro,
profondamente ferito. Ma dato che abbiamo occasione di parlare, non possiamo soffocare
la voce del Nostro altissimo ministero. E perciò parliamo, per aggiungere la Nostra
più energica protesta a quelle già levate dai vescovi e dai fedeli.
Ma mentre lamentiamo e detestiamo quel sacrilego misfatto, con lo stesso ardore
del Nostro animo apostolico, rivolgiamo una calda esortazione a tutti i cristiani,
ma particolarmente agli italiani, perché custodiscano intatta, difendano
strenuamente e continuino ad alimentare con opere oneste e pie quella fede avita che
costituisce la loro più preziosa eredità.
È questa una ragione di più, per cui Noi vivamente desideriamo che durante il mese
di ottobre i singoli fedeli e le confraternite facciano a gara nell'onorare
la grande Madre di Dio, la potente ausiliatrice del popolo cristiano,
la gloriosissima Regina del cielo. Per parte Nostra, di gran cuore confermiamo
i favori delle sante indulgenze, precedentemente concessi a questo proposito.
E Dio, venerabili fratelli, che "nella sua misericordiosa bontà ci dette
una mediatrice così potente" (San Bernardo, De XII
Praerogativis B.V.M., n. 2), e "volle che tutto ci venisse per le mani
di Maria" (San Bernardo, Sermo in Nativ. B.M.V., n. 7), per la sua intercessione e il suo favore, accolga propizio i voti
e appaghi le speranze di tutti. Come auspicio poi di questi beni,
aggiungiamo di tutto cuore per voi, per il vostro clero e il vostro popolo
l'apostolica benedizione.
Roma, presso San Pietro, l'8 settembre 1894, anno XVII del Nostro pontificato.
LEONE
PP. XIII
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