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Ingravescentibus
Malis
(De
sacro B.V. Mariae Rosario)
Più
volte abbiamo affermato - e di recente l'abbiamo ripetuto nella
lettera enciclica Divini Redemptoris - che ai mali sempre più gravi del
nostro tempo non si può opporre nessun rimedio se non col
ritorno a nostro Signore Gesù Cristo e ai suoi santissimi
precetti. Egli solo infatti "ha parole di vita eterna"
(cf. Gv 6,69) e né gli individui né la società possono fare
qualcosa, che non abbia a cadere presto e miseramente, se
lasciano da parte la maestà di Dio e ripudiano la sua legge.
Chiunque però studi con
diligenza gli annali della Chiesa cattolica, facilmente vedrà
congiunti con tutti i fasti del nome cristiano il valido
patrocinio della vergine Madre di Dio. Quando infatti gli errori,
diffondendosi dovunque, si accanivano a lacerare la veste
inconsutile della Chiesa e a mettere a soqquadro l'orbe
cattolico, a colei, che "da sola distrusse tutte le eresie
del mondo" (Breviario Romano), i nostri padri si rivolsero con animo
fiducioso, e la vittoria da lei conquistata fece ritornare tempi
più sereni. E quando l'empia potenza maomettana, confidando in
poderose flotte e in eserciti agguerriti, minacciava rovina e
servaggio ai popoli dell'Europa, allora, per suggerimento del
sommo pontefice, si implorò fervorosamente la protezione della
celeste Madre; e i nemici furono sconfitti e le loro navi
sommerse. Come nelle pubbliche sventure, così nelle necessità
private i fedeli di ogni epoca si rivolsero supplichevolmente a
Maria, perché ella tanto benigna venisse in soccorso,
impetrando sollievo e rimedio ai dolori del corpo e dell'animo.
E mai il suo potentissimo aiuto fu atteso invano da coloro che
lo implorarono con pia e fiduciosa preghiera.
Ma anche ai nostri giorni
non minori pericoli che nel passato sovrastano la società
religiosa e civile. Poiché da molti si disprezza e ripudia
completamente la suprema ed eterna autorità di Dio, che comanda
e vieta, ne viene di conseguenza che è debilitata la coscienza
del dovere cristiano, che negli animi la fede si illanguidisce o
si spegne del tutto, che poi si smuovono e rovinano le basi
stesse dell'umano consorzio. Da una parte si vedono cittadini
intenti in una lotta atroce tra loro, perché gli uni sono
forniti di abbondanti ricchezze e gli altri devono invece
guadagnare il pane per sé e i loro cari con il duro lavoro
quotidiano. Anzi in alcune regioni, come tutti sanno, il male è
arrivato a tal punto, che si è voluto distruggere perfino il
diritto privato di proprietà per mettere in comune ogni cosa.
Dall'altra parte, poi, non mancano uomini che dichiarano di
onorare ed esaltare soprattutto la potestà dello stato e vanno
dicendo che bisogna assicurare con ogni mezzo l'ordine civile e
rafforzare l'autorità, e pretendono che così si possono
totalmente respingere le esecrabili teorie dei comunisti; però,
disprezzando il lume della sapienza evangelica, si sforzano di
far risorgere gli errori dei pagani e il loro tenore di vita. A
ciò si aggiunga la scaltra e funestissima setta di quelli che,
negatori e odiatori di Dio, si dichiarano nemici dell'Eterno; si
insinuano per ogni dove; screditano e strappano dagli animi ogni
credenza religiosa; conculcano infine ogni diritto divino e
umano. E mentre gettano lo scherno sulla speranza dei beni
celesti, incitano gli uomini a conseguire con mezzi anche
illeciti una felicità terrestre del tutto menzognera e li
spingono pertanto con audacia temeraria al dissolvimento
dell'ordine sociale, suscitando disordini, cruente ribellioni e
perfino la conflagrazione della guerra civile.
Tuttavia, venerabili
fratelli, benché mali così grandi e numerosi incombano e ne
siano da temere altri ancor maggiori per l'avvenire, non bisogna
perdersi d'animo, né lasciar illanguidire la fiduciosa speranza
che poggia unicamente in Dio. Egli, che può convertire i popoli
e le nazioni (cf. Sap 1,14), senza dubbio non lascerà perire
coloro che ha redento con il suo prezioso sangue, né
abbandonerà la sua Chiesa. Ma piuttosto, come abbiamo ricordato
in principio, interponiamo presso Dio la mediazione della beata
Vergine a lui molto gradita, poiché, per usare le parole di san
Bernardo, "così è volontà sua (di Dio), il quale ha
voluto che noi avessimo tutto per mezzo di Maria" (Serm. in
Nativ. B.M.V.).
Tra le varie suppliche con
le quali utilmente ci rivolgiamo alla vergine Madre di Dio, il
santo Rosario senza dubbio occupa un posto speciale e distinto.
Questa preghiera, che alcuni chiamano "Salterio della
Vergine" o "Breviario dell'Evangelo e della vita
cristiana", dal Nostro predecessore di f.m. Leone XIII è
descritta e raccomandata con queste profonde parole: "Ben
ammirabile è questa corona intrecciata dal saluto angelico, cui
s'inframmezza l'orazione del Signore, e si unisce l'obbligo
della meditazione interiore; essa è una maniera eccellente di
pregare ... e utilissima al conseguimento della vita
immortale" (Enc. Diuturni Temporis). E ciò ben si deduce dagli stessi fiori con cui
è formato questo mistico serto. Quali preghiere infatti si
possono trovare più adatte e più sante? La prima è quella che
lo stesso nostro divin Redentore pronunciò quando i discepoli
gli chiesero: "Insegnaci a pregare" (Lc 11,1);
santissima supplica, che come offre il modo, per quanto a noi è
dato, di rendere gloria a Dio, così considera tutte le
necessità del nostro corpo e della nostra anima. Come può
l'Eterno Padre, pregato con le parole dello stesso suo Figlio,
non venirci in aiuto?
L'altra preghiera è il
saluto angelico, che inizia con l'elogio dell'arcangelo Gabriele
e di santa Elisabetta, e termina con quella piissima
implorazione con cui chiediamo l'aiuto della beata Vergine
adesso e nell'ora della nostra morte. A tali invocazioni fatte a
viva voce si aggiunge la contemplazione dei sacri misteri, per
cui ci sono posti quasi sotto gli occhi le gioie, i dolori e i
trionfi di Gesù Cristo e della sua Madre, in modo che riceviamo
sollievo e conforto nei nostri dolori; così che seguendo quegli
esempi santissimi, per gradi di virtù sempre più alti,
ascendiamo alla felicità della patria celeste.
Questa
pratica di pietà,
venerabili fratelli, mirabilmente diffusa da san Domenico non
senza il supremo suggerimento e ispirazione della vergine Madre
di Dio, è senza dubbio facile per tutti, anche per le persone
poco istruite e semplici. Quanto si scostano dal cammino della
verità coloro che reputano tale devozione una fastidiosa
formula ripetuta con monotona cantilena, e la rifiutano come
buona soltanto per i fanciulli e per le donnicciuole! A questo
proposito è da notare che tanto la pietà quanto l'amore, pur
rinnovando tante e tante volte le stesse parole, non per questo
ripetono sempre la stessa cosa, ma sempre esprimono qualcosa di
nuovo, sgorgante dall'intimo sentimento di carità. E inoltre
questo modo di pregare ha il profumo della semplicità
evangelica e richiede l'umiltà dello spirito; sprezzata la
quale, come il divin Redentore insegna, ci è impossibile
l'acquisto del regno celeste: "Vi dico, in verità, che se
non vi farete piccoli come i fanciulli, non entrerete nel regno
dei cieli" (Mt 18,3). Tuttavia, se il nostro secolo nella
sua superbia irride e rifiuta il Rosario mariano, una
innumerevole moltitudine di uomini santi di ogni età, di ogni
condizione, lo hanno sempre avuto carissimo, lo hanno recitato
con grande devozione e in ogni momento lo hanno usato, come arma
potentissima, per fugare i demoni, per conservare integra la
vita, per acquistare più facilmente la virtù, in una parola,
per il conseguimento della vera pace agli uomini. Né mancarono
uomini insigni per dottrina e per sapienza che, sebbene
intensamente occupati nello studio e nelle ricerche
scientifiche, neppure per un giorno hanno tralasciato di pregare
in ginocchio e fervorosamente, dinanzi all'immagine della
Vergine, in questa piissima forma. Così pure si fecero uguale
dovere re e principi, quantunque pressati dalle occupazioni e
dagli affari più urgenti. Quella mistica corona, dunque, si
trova e scorre non solo nelle mani della povera gente, ma è
onorata anche da cittadini di ogni ordine sociale.
E non vogliamo qui passare
sotto silenzio che la stessa Vergine santissima anche ai nostri
tempi ha istantemente raccomandato questa maniera di pregare,
quando apparve e ne insegnò con l'esempio la recita
all'innocente fanciulla nella grotta di Lourdes. Perché mai
allora noi non spereremo ogni grazia, se con le dovute
disposizioni e santamente supplicheremo in tal modo la Madre
celeste?
Assai vivamente
desideriamo pertanto, venerabili fratelli, che in modo speciale
nel prossimo mese di ottobre il santo Rosario sia recitato con
cresciuta devozione nelle chiese come nelle case private. E
tanto più quest'anno si deve far ciò, affinché i nemici del
nome divino, cioè quanti sono insorti a rinnegare e a
vilipendere l'Eterno Iddio, a tendere insidie alla fede
cattolica e alla libertà dovuta alla Chiesa, a ribellarsi
finalmente con sforzi insani contro i diritti divini e umani,
per mandare in rovina e perdizione l'umano consorzio, mediante
l'efficace ricorso alla vergine Madre di Dio, siano finalmente
piegati, affidandosi alla tutela e protezione di Maria. La
Vergine santa, che un giorno fugò vittoriosa dai paesi
cristiani la terribile setta degli Albigesi, ora, da noi
supplichevolmente invocata, storni i nuovi errori, quelli
specialmente del comunismo, i quali fanno pensare per molti
motivi e per molti misfatti a quelli antichi. E come nei tempi
delle crociate per tutta l'Europa si elevava un'unica voce dai
popoli, un'unica supplica, così oggi in tutto il mondo, nelle
città e nei paesi anche più piccoli, uniti d'animo e di forze,
con filiale e costante insistenza si cerchi di ottenere dalla
gran Madre di Dio che siano sconfitti i nemici della civiltà
cristiana e umana, e di far così risplendere sugli uomini
stanchi e smarriti la vera pace. Se tutti così faranno con le
debite disposizioni, con grande fiducia e con fervorosa pietà,
è proprio da sperare che come per il passato così ai nostri
giorni la beata Vergine impetrerà dal suo divin Figlio che i
flutti delle attuali tempeste siano contenuti e sedati, e che
una brillante vittoria coroni questa nobile gara dei cristiani
in preghiera.
Il
Rosario mariano inoltre
non soltanto serve sommamente a vincere i nemici di Dio e della
religione, ma è pure uno stimolo e uno sprone alla pratica
delle virtù evangeliche che esso insinua e coltiva negli animi
nostri. Nutre anzitutto la fede cattolica, la quale rifiorisce
appunto con l'opportuna meditazione dei sacri misteri, ed eleva
le menti alle verità rivelateci da Dio. E ognuno può
comprendere quanto esso sia salutare, specialmente ai nostri
tempi, in cui talvolta perfino tra i fedeli vi è un certo
fastidio delle cose dello spirito e viene a noia la dottrina
cristiana.
Ravviva poi la speranza
dei beni immortali, in quanto il trionfo di Gesù Cristo e della
sua Madre, da noi meditato nell'ultima parte del Rosario, ci
mostra il cielo aperto e ci invita alla conquista della patria
eterna. Così, mentre una brama sfrenata delle cose della terra
è penetrata nel cuore dei mortali, e sempre più ardentemente
gli uomini agognano le ricchezze caduche e i piaceri effimeri,
tutti sentono un utile richiamo ai tesori celesti "dove
ladro non entra, né tignola può rodere" (Lc 12,33) e ai
beni che mai periranno.
E la carità, che si è
illanguidita e raffreddata in molti, come non si riaccenderà a
ricambio d'amore nell'animo di coloro che ricorderanno con cuore
afflitto i patimenti e la morte del nostro Redentore e le
sofferenze della sua Madre addolorata? Da questa carità verso
Dio non può non scaturire necessariamente un più intenso amore
del prossimo, solo che si fermi il pensiero sulle fatiche e sui
dolori che il Signore nostro patì, per reintegrare nella
perduta eredità tutti i figli di Dio.
Vi
stia a cuore dunque,
venerabili fratelli, che questa pratica tanto fruttuosa sia
sempre più diffusa, sia da tutti altamente stimata e aumenti la
comune pietà. Per opera vostra e per quella dei sacerdoti, che
vi aiutano nella cura delle anime, siano predicate e ripetute ai
fedeli di ogni classe sociale, le sue lodi e i suoi vantaggi. Da
essa i giovani attingano nuove energie con cui domare gli
insorgenti stimoli del male e conservare intatto e intemerato il
candore dell'animo; in essa pure i vecchi ritrovino, nelle loro
trepide ansie, riposo, sollievo, pace. A coloro poi che si
dedicano all'Azione Cattolica sia sprone che li spinga a più
fervida e viva opera d'apostolato; e a tutti coloro che in ogni
maniera soffrono, particolarmente ai morenti, porti conforto e
aumenti la speranza della felicità eterna.
I
padri e le madri di
famiglia in particolare anche in questo siano di esempio ai loro
figli; specialmente quando, al tramonto del giorno, si
raccolgono dopo le fatiche della giornata, tra le pareti
domestiche, recitando loro per primi a ginocchia piegate dinanzi
all'immagine della Vergine il santo Rosario, insieme fondendo la
voce, la fede, il sentimento. Usanza bellissima e salutare, da
cui certo non può non derivare al consorzio domestico serena
tranquillità e abbondanza di doni celesti. Perciò, quando
assai di frequente ci capita di ricevere in udienza i novelli
sposi e di rivolgere loro una paterna parola, mentre diamo ad
essi la corona del Rosario, lo raccomandiamo loro grandemente e
assai li esortiamo, adducendo perfino il Nostro esempio, a non
lasciar passare neppure un giorno, nonostante siano oppressi da
tante cure e fatiche.
Per
tali motivi,
venerabili fratelli, abbiamo pensato di esortare voi vivamente
e, per mezzo vostro, tutti i fedeli a questa pia pratica; né
dubitiamo che dando ascolto, con la corrispondenza a voi solita,
al Nostro paterno invito, abbiate a raccogliere frutti ubertosi.
E un altro motivo ci spinge a indirizzarvi questa Nostra
enciclica. Vogliamo cioè che quanti ci sono figli in Gesù
Cristo si uniscano con Noi nel rendere grazie alla eccelsa
Genitrice di Dio per una migliore salute da Noi felicemente
ricuperata. Questa grazia, come abbiamo già avuto occasione di
scrivere (Lettera al Card. E. Pacelli), attribuiamo alla speciale intercessione della vergine
di Lisieux, santa Teresa del Bambino Gesù; ma sappiamo però
che a noi tutto viene concesso dal sommo onnipotente Dio per le
mani della Madonna.
E da ultimo, siccome è
appena stata lanciata nella pubblica stampa con temeraria
insolenza una gravissima ingiuria alla beatissima Vergine, non
possiamo fare a meno di profittare di questa occasione per
offrire, insieme all'episcopato e al popolo di quella nazione
che venera Maria quale "Regina del regno di Polonia",
con l'ossequio pure della Nostra pietà, la dovuta riparazione
alla medesima augusta Regina, e per denunciare al mondo intero,
come cosa dolorosa e indegna, questo sacrilegio commesso
impunemente presso un popolo civile.
Frattanto di gran cuore
impartiamo a voi, venerabili fratelli, e al gregge affidato alle
cure di ciascuno di voi, l'apostolica benedizione, in auspicio
delle celesti grazie e in pegno della Nostra paterna
benevolenza.
Castel Gandolfo,
presso Roma, il 29 settembre, nella festa della
dedicazione di san Michele Arcangelo, nell'anno 1937, XVI
del Nostro pontificato.
PIO
PP. XI
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