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Fidentem
Piumque
(De
Rosario mariali)
Durante il Nostro
sommo pontificato abbiamo avuto spesso occasione di dare pubbliche prove di quella
fiducia e di quella pietà verso la santissima Vergine, che abbiamo
nutrito fino dai più teneri anni, e che poi ci siamo studiati di alimentare e
accrescere in tutta la Nostra vita. Imbattutici, infatti, in tempi non meno infausti
per la Chiesa che pieni di pericoli per la stessa civile società, abbiamo facilmente
compreso quanto fosse utile il raccomandare col massimo calore quel baluardo di salvezza e
di pace che Dio, nella sua grande misericordia, volle dare all'umanità nella persona
della sua augusta Madre, e rese poi insigne nei fasti della Chiesa per una serie
non interrotta di favorevoli avvenimenti. E i popoli cattolici hanno
corrisposto ai Nostri voti e alle Nostre esortazioni con molteplici e premurose
iniziative; ma specialmente ravvivando la devozione verso il Rosario, con un'abbondante
messe di splendidi frutti. Ma Noi non possiamo stancarci di esaltare la Madre
di Dio, che è veramente "degnissima di ogni lode", né di inculcare un tenero amore
verso di lei, che è anche Madre degli uomini, e che è "piena di misericordia e piena
di grazia". Anzi, quanto più il Nostro animo, affaticato dalle sollecitudini
apostoliche, sente avvicinarsi l'ora della sua dipartita, tanto più
ardentemente e fiduciosamente volge il suo sguardo a colei che è come
l'aurora benedetta, dalla quale sorse il giorno di una felicità e di una gioia senza
tramonto. Oh! quanto ci consola, venerabili fratelli, il ricordo delle lettere
periodicamente scritte per raccomandare il Rosario, tanto gradito a colei che si
vuole onorare, e tanto utile a coloro che lo recitano bene! Ma non è meno
caro al Nostro cuore l'avere ancora la possibilità di riaffermare insistentemente
il Nostro proposito; anche perché, ciò facendo, abbiamo un'ottima occasione di
esortare paternamente le menti e i cuori a un sempre maggiore attaccamento alla
religione, e di rinvigorire in essi la speranza delle immortali ricompense.
Le
principali condizioni della preghiera
La forma di preghiera, della quale parliamo, fu chiamata col bel nome di Rosario, quasi
per esprimere, nello stesso tempo, il profumo delle rose e la grazia delle corone.
Nome che, mentre è indicatissimo a significare una devozione, volta a onorare colei che,
giustamente è salutata "mistica rosa" del paradiso, e cinta di una corona di
stelle, è venerata come Regina dell'universo, sembra anche simboleggiare l'augurio
delle gioie e delle ghirlande, che Maria offre ai suoi fedeli.
E l'asserzione appare ancora più evidente, se si considera la natura del Rosario
mariano. Nulla, infatti, ci è più raccomandato dai precetti e dagli esempi di
Cristo e degli apostoli, quanto l'obbligo di invocare Dio e di supplicare il suo
aiuto. I padri poi e i dottori della Chiesa, da parte loro, ci insegnano
che questo dovere è di tale importanza che, chi lo trascurasse, invano confiderebbe
di raggiungere l'eterna salvezza. Ma, sebbene chi prega per la virtù stessa
dell'orazione e per la promessa di Cristo, abbia la possibilità di impetrare
le grazie divine, tuttavia, come tutti sanno, la preghiera trae la sua
più grande efficacia principalmente da queste due condizioni: ossia, dall'assidua
perseveranza, e dall'unione di molti cuori nella stessa orazione. La prima condizione
viene messa chiaramente in evidenza dalle amorevoli insistenze di
Cristo: "Chiedete, cercate, picchiate" (Mt 7,7); insistenze che ci
dipingono Dio come il più tenero dei padri, il quale vuole sì accogliere i
desideri dei suoi figli, ma gode pure di sentirsi da essi a lungo pregato, anzi
quasi stancato dalle loro suppliche, per legare sempre più strettamente
a sé i loro cuori. Circa l'altra condizione poi lo stesso Signore, in varie
circostanze, ha proclamato: "Se due di voi si mettono insieme sulla terra
a domandare qualsiasi cosa, essa sarà loro concessa dal Padre
mio", perché "dovunque due o tre persone sono riunite nel mio
nome, io sono in mezzo a loro" (Mt 18,19-20). Insegnamento, dal
quale trasse ispirazione quella vigorosa sentenza di
Tertulliano: "Ci raccogliamo insieme in adunanza e in società, quasi
per prendere d'assalto Iddio con le nostre preghiere; è questa una
forma di violenza, ma da Dio molto gradita" (Apologeticum,
cap. 39). È inoltre degno di menzione
a questo proposito, ciò che scrive l'Aquinate: "È impossibile che non
siano esaudite le preghiere di molti insieme; quando esse non formano che una
sola orazione" (In Evang. Matth., c. 18).
L'unione e
la perseveranza nella recita del Rosario
Orbene ambedue queste condizioni si trovano perfettamente congiunte nel Rosario. In
esso infatti - per tacere di altre riflessioni - col nostro ripetere le stesse
preghiere dimostriamo di voler ottenere dal Padre celeste il suo regno di grazia e
di gloria; e con le nostre reiterate suppliche alla Vergine Madre imploriamo
per noi peccatori il suo aiuto e la sua intercessione, durante tutta la
nostra vita, e nella nostra ora estrema, che è la porta
dell'eternità. La stessa forma del Rosario poi si presta ottimamente per la
preghiera in comune; tanto che, a ragione, fu detto "salterio mariano".
Si mantenga pertanto con religiosa esattezza o si richiami in onore l'usanza,
che tanto fiorì presso i nostri antenati, quando le famiglie cristiane, nelle
città e nelle campagne, consideravano come un sacro dovere il
raccogliersi, la sera, dopo le fatiche della giornata, davanti a
un'immagine della Vergine, per recitare alternativamente il Rosario. Ed
ella si compiaceva tanto di questo fedele e concorde omaggio che, come una
madre tra la corona dei suoi figli, assisteva propizia quei suoi devoti, ed
elargiva loro il dono della pace domestica, pegno di quella del cielo.
E fu appunto riflettendo all'efficacia di questa preghiera in comune che, fra le
molte altre Nostre disposizioni sul Rosario, abbiamo esplicitamente
dichiarato "che era Nostro vivo desiderio che esso fosse recitato ogni giorno
nelle cattedrali delle singole Diocesi, e tutti i giorni festivi nelle
chiese parrocchiali" (Lett. Apost. Salutaris Ille). Si osservi dunque con premura e con costanza
tale Nostra disposizione. Del resto, vediamo con profonda soddisfazione che la
santa pratica si divulga e si congiunge ad altre pubbliche manifestazioni di
pietà, come, per esempio, ai pellegrinaggi ai santuari più insigni: consuetudine
che si afferma sempre più, con grande Nostra compiacenza.
Ma questa unione di preghiere e di lodi mariane presenta anche altri aspetti, che
danno tanta gioia e tanta utilità alle anime. E Noi stessi - ci gode il cuore nel
ravvivarne qui il ricordo - abbiamo avuto modo di farne l'esperienza
in alcune particolari circostanze del Nostro pontificato: quando
eravamo nella Basilica Vaticana, circondati da una folla immensa di fedeli
di ogni categoria, che, uniti a Noi nelle intenzioni, nella voce e nella
meditazione dei misteri del Rosario, supplicavano la potentissima Ausiliatrice
del popolo cristiano.
Il Rosario
ci presenta Maria come mediatrice
E chi mai vorrà ritenere eccessiva e biasimare la grande fiducia riposta
nell'aiuto e nella protezione della Vergine? Sono tutti d'accordo nell'ammettere
che il nome e la funzione di perfetto Mediatore non convengono che a Cristo:
perché egli solo, Dio e Uomo insieme, riconciliò il genere umano col
suo sommo Padre: "Uno il Mediatore fra Dio e gli uomini, Cristo Gesù Uomo,
colui che diede se stesso prezzo di riscatto per tutti" (1
Tm 2,5-6). Ma
se "nulla vieta", come insegna l'Angelico, "che qualche altro si
chiami, sotto certi aspetti, mediatore tra Dio e gli uomini, in quanto
dispositivamente e ministerialmente coopera all'unione dell'uomo con Dio"
(Summa Theol., III, q. 26, aa. 1, 2), come
sono gli angeli, i santi, i profeti e i sacerdoti dell'antica e della
nuova alleanza, senz'alcun dubbio tale titolo di gloria conviene, in misura ancora
maggiore, alla Vergine eccelsa. È infatti impossibile immaginare un'altra creatura
che abbia compiuto o sia per compiere un'opera simile alla sua nella
riconciliazione degli uomini con Dio. Fu ella che agli uomini, volti all'eterna
rovina, generò il Salvatore; quando all'annunzio del mistero di pace, portato
dall'angelo sulla terra, diede il suo ammirabile assenso, "in nome di tutto
il genere umano" (Summa Theol., III, q. 30, a. 1). Ella è colei "da cui nacque Gesù": sua vera
Madre, e perciò degna e graditissima "Mediatrice presso il Mediatore".
Siccome questi misteri sono successivamente proposti nel Rosario al ricordo e
alla meditazione dei fedeli, ne segue che questa preghiera mette in evidenza i meriti
di Maria nell'opera della nostra riconciliazione e della nostra salvezza.
Nessuno - pensiamo - può sottrarsi a una soave commozione nel contemplare la
Vergine o quando visita la casa di Elisabetta per dispensarvi i divini carismi, o
quando presenta il Figlio suo pargoletto ai pastori, ai re, a Simeone. E che cosa
poi proverà l'anima fedele quando rifletterà che il sangue di Cristo, sparso per
noi, e le membra sulle quali egli mostra al Padre le ferite ricevute, "come
pegno della nostra libertà", non sono altro che carne e sangue della
Vergine? E in realtà: "La carne di Gesù è carne di Maria; e, sebbene
magnificata dalla gloria della risurrezione, tuttavia la natura di questa carne
rimase e rimane quella stessa che fu presa da Maria" (De
Assumpt. B.M.V., c. V., inter operum S. Augustini: PL 40,
1141.1145).
Il
Rosario
fortifica la nostra fede
Ma, come abbiamo altra volta ricordato, il Rosario produce un altro notevole
frutto, adeguato alle necessità dei nostri tempi. Questo: che, in un'epoca in cui
la virtù della fede in Dio è esposta ogni giorno a così gravi pericoli e
assalti, il cristiano trova nel Rosario mezzi abbondanti per
alimentarla e rafforzarla.
Le
Sacre Scritture chiamano Cristo "autore e perfezionatore della
fede" (Eb 12,2). "Autore", perché egli ha insegnato agli uomini un grande
numero di verità che essi debbono credere, specialmente quelle che riguardano lui, nel
quale "abita tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9); e per di più
con la grazia e quasi con l'unzione dello Spirito Santo concede generosamente il dono
della fede. "Perfezionatore", perché nel cielo, dove convertirà l'abito della fede
nella chiarezza della gloria, egli renderà evidenti quelle cose che gli
uomini, nella loro vita mortale, hanno percepito come attraverso un
velo. Ora tutti sanno che, nella pratica del Rosario, Cristo ha quel posto di
preminenza che gli compete. Di fatto, è la sua vita che noi contempliamo nella
meditazione: quella privata nei misteri gaudiosi; quella pubblica in mezzo ai
più gravi disagi e a patimenti mortali; quella gloriosa, infine, che dalla sua
trionfale risurrezione arriva fino all'eternità di lui, assiso alla destra
del Padre. E siccome è necessario che la fede, per essere degna e perfetta, si
manifesti esteriormente, "poiché col cuore si crede per la giustizia, e con
la bocca si fa la professione per la salute" (Rm 10,10), nel Rosario troviamo
anche un eccellente mezzo, per professare la nostra fede. E realmente, con
le preghiere vocali, di cui s'intesse, possiamo esprimere la nostra
fede in Dio, Padre nostro provvidentissimo, nella vita futura, nella
remissione dei peccati, nei misteri dell'augusta Trinità, del Verbo
incarnato, della divina maternità e in altre verità ancora. Orbene nessuno
ignora quanto grande sia il valore e il merito della fede: seme sceltissimo
che oggi fa sbocciare i fiori di tutte quelle virtù, che ci rendono grati a Dio, e che
un giorno produrrà frutti che dureranno in eterno: "Il conoscer
te è perfetta giustizia, e il saper la tua giustizia e potenza è
radice d'immortalità" (Sap 15,3).
Il Rosario ci
dà lezioni di penitenza
E qui sembra opportuno un richiamo ai doveri di quelle virtù, che la fede
giustamente impone. Tra queste è la virtù della penitenza, di cui è una
manifestazione l'"astinenza", per più di un motivo doverosa e salutare. Se
la Chiesa mostra, su questo punto, sempre maggiore mitezza verso i suoi figli, è però loro
dovere compensare con altre opere meritorie la sua materna indulgenza. Ora, anche a
tale scopo ci piace, in primo luogo, inculcare la pratica del Rosario che può
produrre "buoni frutti di penitenza", specialmente con la meditazione delle
sofferenze di Gesù e della sua Madre santissima.
Facilità e preziosità del
Rosario
A coloro, dunque, che si sforzano di raggiungere il loro bene supremo, un mirabile
disegno della Provvidenza ha offerto l'aiuto del Rosario: aiuto più facile e più pratico
di qualsiasi altro. Perché basta una conoscenza, anche modesta, della religione,
per imparare a recitare con frutto il Rosario; e, d'altra parte, esso
richiede così poco tempo che non può davvero recare pregiudizio ad altri affari.
D'altra parte, ciò è confermato da opportuni e luminosi esempi della storia
della Chiesa; dove si legge che vi furono, in ogni tempo, persone che, sebbene
ricoprissero uffici molto gravosi, o fossero assorbite da faticose occupazioni, tuttavia
non tralasciarono, neppure per un giorno, questa pia consuetudine.
Ciò si spiega con quell'intimo sentimento di pietà che trasporta le anime verso
questa sacra corona, sino ad amarla teneramente e considerarla come l'inseparabile
compagna e il fedele sostegno della loro vita. Stringendola tra le loro dita
nelle supreme agonie, essi sono sicuri di avere in mano un pegno dell'"immarcescibile
corona di gloria". Tale speranza è poi grandemente rafforzata dai
tesori "delle indulgenze", di cui il Rosario fu arricchito nella più larga
misura dai Nostri predecessori e da Noi stessi; purché, s'intende, di esse si
abbia la dovuta stima. Non vi è dubbio che queste indulgenze, quasi
dispensate dalle mani della Vergine misericordiosa, giovano molto ai moribondi e ai
defunti, affrettando loro le gioie della sospirata pace e della luce eterna.
La
preghiera per il ritorno dei dissidenti
Ecco, venerabili fratelli, i motivi che ci spingono a non desistere dal lodare e
raccomandare ai cattolici una forma così eccellente di pietà, una devozione
così utile per arrivare al porto della salvezza. Ma a ciò siamo mossi anche da
un'altra ragione di straordinaria importanza, sulla quale abbiamo già
più volte manifestato il nostro pensiero con lettere e allocuzioni.
Sentendoci, cioè, ogni giorno più fortemente stimolati e spinti all'opera
dall'ardente desiderio - acceso in Noi dal Cuore santissimo di Gesù - di favorire
la riconciliazione dei dissidenti, comprendiamo che questa mirabile
unità non può essere meglio preparata e realizzata che in virtù della
preghiera. Abbiamo presente al Nostro spirito l'esempio di Cristo, il quale
supplicò lungamente il Padre, perché i seguaci della sua dottrina
fossero "una cosa sola" nella fede e nella carità. Che poi anche la preghiera
della Vergine sia efficacissima a questo scopo ne abbiamo un'eloquente prova nella
storia apostolica. Quella pagina, mentre ci presenta la prima riunione dei
discepoli, in supplichevole attesa della promessa effusione dello Spirito Santo, fa
speciale menzione di Maria, in preghiera con essi: "Tutti questi perseveravano
concordi nell'orazione con Maria, Madre di Gesù" (At 1,14). Come, dunque, la
Chiesa nascente giustamente si unì nella preghiera a lei - la più
nobile fautrice e custode dell'unità - è quanto mai opportuno
che altrettanto facciano, ai nostri giorni, i cattolici; specialmente
poi durante il mese di ottobre, che Noi, già da lungo tempo, abbiamo voluto
dedicato e consacrato alla divina Madre, con la recita solenne del Rosario, per
implorarne l'aiuto nelle presenti angustie della Chiesa.
Si accenda, dunque, dappertutto, l'ardore per questa preghiera, con lo
scopo precipuo di ottenere la santa unità. Nulla potrà essere più soave e
più gradito a Maria. Unita intimamente a Cristo, ella soprattutto desidera
e vuole che coloro che hanno ricevuto il dono dello stesso battesimo, da lui
istituito, siano anche uniti da una stessa fede e da una perfetta carità con
Cristo e tra loro medesimi.
Che i misteri augusti di questa fede, mediante il Rosario, penetrino così
profondamente nelle anime che noi possiamo - Dio lo voglia! - "imitare ciò che
essi contengono; e ottenere ciò che promettono!".
Frattanto, in auspicio dei divini favori, e in attestato del Nostro affetto, accordiamo
di gran cuore, a ognuno di voi, al vostro clero e al vostro popolo, la benedizione apostolica.
Roma, presso San Pietro, 20 settembre 1896, anno XIX del Nostro pontificato.
LEONE
PP. XIII
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