| Febbraio
La
chiamata
1. Fino a quando? - A diciott'anni chiesi insistentemente
ai genitori il permesso di ritirarmi in un convento.
Ne ebbi un categorico rifiuto. Allora mi diedi alle vanità
della vita, anche se l'anima non trovava in esse soddisfazione
alcuna. Fu la grazia del Signore ad avere il sopravvento su di me.
Una volta mi ero recata a ballare in compagnia di mia sorella.
Al momento d'iniziare la danza, scorsi d'un tratto accanto
a me Gesù flagellato, nudo e coperto di ferite. Si volse a me
e mi disse: "Per quanto ancora ti sopporterò? Fino a quando
continuerai a deludermi?". La musichetta allegra
allora tacque al mio orecchio e più non vidi la compagnia in cui mi
trovavo. Poco dopo, scivolai via senza che nessuno si
accorgesse. Entrai nella cattedrale. Cominciava ad
imbrunire e vi si trovavano pochissime persone. Mi
prostrai a terra con le braccia in croce. All'istante udii
queste parole: "Parti immediatamente per Varsavia, lì entrerai
in convento!".
2. In convento. - Gesù mio, d'ora in poi lavorerò a
diffondere l'onore e la gloria del tuo nome, lottando
fino al giorno in cui dirai: Adesso basta! O giornate
grigie di lavoro, per me voi non siete affatto tanto
grigie, perché ogni momento mi reca nuove grazie e
mi dà la possibilità di fare il bene.
3. Adorare la misericordia. - Gesù, che ti sei degnato
d'unire il mio cuore pieno di miseria al tuo cuore che
trabocca di misericordia, è proprio attraverso questo
tuo stesso cuore che io adoro Dio e lo chiamo "Padre nostro". O Dio, ricco di misericordia, diffondi questa
tua misericordia su tutto il mondo che hai creato e il
culto verso questo tuo divino attributo salga come
una lode perenne fino a te. Dio eterno, ardentemente
desidero adorare la tua misericordia, che è il massimo
di tutti i tuoi attributi. Vedo la mia incapacità e non
pretendo di uguagliare gli abitatori del tuo paradiso,
ma anch'io quaggiù ho ricevuto da te un modo di dare
all'infinita tua misericordia quel culto che le devo e
che, grazie ad essa, mi eleva fino a te.
Il
culto della divina misericordia
4. L'immagine. - Una sera, trovandomi nella mia
cella, vidi il Signore Gesù in abito bianco. Teneva una mano
alzata come se benedicesse, mentre con l'altra
toccava sul petto la sua veste. Dalla veste leggermente
aperta, uscivano due grandi raggi: uno era rosso,
l'altro chiaro. In silenzio, tenevo gli occhi fissi sul
Signore. Ero presa dal timore, ma al tempo stesso m'invadeva
una gioia indescrivibile. Passò un istante. Gesù parlò:
"Dipingi
un'immagine sul modello di come tu mi vedi. Scrivici
sotto: Gesù, confido in te! Desidero che
questo quadro venga venerato dapprima nella vostra
cappella, e poi nel mondo intero. Prometto che
l'anima, la quale venererà quest'immagine, non perirà.
Le prometto la vittoria sui nemici fin da
questa terra, ma specialmente nell'ora della morte. Io
la difenderò come mia gloria".
5. Con il pennello e coi colori. - Riferii la visione
avuta al confessore. Mi rispose: "Tutto questo riguarda
la tua anima. Dipingi l'immagine di Dio dentro di te". Però, mentre abbandonavo il confessionale, udii
la voce che già conoscevo:
"La mia immagine si trova già dentro di te.
Desidero si stabilisca una festa consacrata alla mia
misericordia e che il quadro, dipinto con il pennello e
i colori, venga solennemente benedetto. La festa della
mia misericordia cadrà nella domenica che segue la Pasqua.
Desidero che i sacerdoti annuncino la mia
misericordia verso le anime cadute nel peccato. Non
abbia paura il peccatore di avvicinarsi a me. Le fiamme
della misericordia mi divorano e voglio riversarle sugli uomini".
6. Il segno. - Quando spiegai ai superiori ciò che Dio
mi aveva chiesto, risposero che Gesù doveva farsi
riconoscere con qualche segno. Allorché domandai a
Gesù un segno come prova che testimoniasse che
quelle richieste venivano da lui, udii interiormente
questa voce: "Chiarirò tutto ai tuoi superiori mediante
le grazie che accorderò attraverso quest'immagine". Più tardi,
avendo tentato di fuggire tali ispirazioni, Gesù mi disse
che nel giorno del giudizio mi
avrebbe chiesto conto di un gran numero di anime.
7. Un ordine preciso. - Oppressa dalle difficoltà
createmi contro dal fatto che Gesù mi parlava ed
esigeva l'esecuzione di un'immagine, risolsi di
domandare al confessore che mi esonerasse dal seguire
ispirazioni di tal genere e, al tempo stesso, dal dovere
di dipingere quel quadro. Dopo avermi ascoltato, il
confessore mi rispose: "Non la esonero da nulla.
Sorella, non le è lecito sottrarsi a queste ispirazioni!".
Avevo sperato di sbarazzarmi d'ogni cosa, ed ecco che
ora avevo un ordine preciso. Rimasi abbattuta.
Scongiurai Gesù stesso di trasferire tutte queste grazie
a qualcun altro, perché io non sapevo come fare e
avrei finito per sprecarle. Mi rispose: "Con la tua
miseria porto a termine l'opera della mia misericordia!".
Devo riconoscere che le decisioni di Dio sono
diverse da ogni nostra aspettativa.
8. Raggi sul mondo. - Rientravo dal giardino con le
alunne per la cena, dieci minuti prima delle sei. Ed
ecco Gesù, sopra la cappella, in quello stesso aspetto
con cui vuole venir dipinto sull'immagine. I due raggi
provenienti dal suo petto coprivano la cappella con la
vicina infermeria. Di lì a poco, osservai come i due
raggi s'aprissero per cingere tutta la città. Poi, lentamente
si diffusero sempre più lontano e coprirono il mondo con la loro
luce. La visione durò pochi minuti e poi scomparve.
9. Per Gesù si può tutto sopportare. - La sera della
visione di Gesù sopra la cappella e sopra il mondo,
una delle ragazze mi camminava accanto piuttosto
discosta dalle altre. Anch'essa vide quegli stessi raggi,
ma non poté scorgere Gesù. Dopo la cena, la fanciulla
mi confidò d'esser rimasta talmente impressionata da
quei raggi, che non le riusciva più di trovar pace per
la gran voglia di parlarne a tutti. Si rallegrò il mio
cuore per il fatto che Gesù si faceva conoscere di
propria iniziativa anche se, a cagione di quel fatto,
sarei andata incontro ad altri dispiaceri. Per Gesù, si
può tutto sopportare.
10. Chi potrà dipingerti? - Wilno 1934. Mi recai per
l'ultima volta dal pittore che aveva appena terminato
di riprodurre coi colori sulla tela l'immagine voluta di
Gesù. Vedendo che non era bella come io l'avevo vista
nell'apparizione, ne rimasi tutta contristata.
Non feci sapere a nessuno la mia pena. All'uscita della
casa del pittore la superiora, che mi aveva accompagnato,
si trattenne in città per vari affari. Tornai a
casa da sola e mi recai in cappella. Mi misi a piangere.
Dissi al Signore: "Chi potrà dipingerti altrettanto bello
quanto sei?". Di colpo, udii questa risposta: "Non è la bellezza
del colore o la bravura del pennello, ma la grazia
che io vi infondo a dare valore a questo quadro".
11. Il recipiente. - Era passato qualche tempo. Gesù
mi disse: "Lo sguardo che vi rivolgo dall'immagine è quello
stesso con cui io vi guardavo dalla croce. Con quest'immagine,
offro all'umanità il recipiente mediante il quale
possa attingere grazie alla sorgente della mia misericordia.
Il recipiente è esattamente questo quadro con la sua
scritta: Gesù, confido in te!".
12. Ostra Brama (Wilno) - Gesù mi disse:
"Desidero
che la mia immagine venga esposta pubblicamente
nella domenica che viene dopo Pasqua".
Per un caso inaspettato, fu esattamente la prima
domenica dopo Pasqua che l'immagine ricevette per
la prima volta un culto pubblico. Fu issata, infatti,
davanti ad un'altra finestra del santuario dell'Ostra
Brama a Wilno. Collocata così, era visibile a distanza.
Fu in occasione della chiusura del millenario della
redenzione. Direi che l'opera della redenzione venga
richiamata in qualche modo da quest'opera della
misericordia ora richiesta dal Signore.
13. Strumenti di misericordia. - Oggi la madre
superiora mi mostrò l'opuscolo dov'era riprodotta
l'immagine del Salvatore misericordioso con stampate
le coroncine, le litanie e la novena. Chiesi alla
madre di lasciarmi il libretto per poterlo scorrere.
Mentre lo stavo sfogliando, Gesù mi disse: "Molte
anime già vengono attirate al mio amore mediante
quell'immagine e la mia misericordia si serve delle
parole del libretto per agire su di loro".
14. Visione. - Mi trovai rapita in spirito con lo
sguardo nel futuro. Ed ecco, davanti a me, l'immagine
del Salvatore misericordioso. Vidi l'immagine come
se fosse viva. Attorno ad essa stavano appesi numerosi
ex-voto. Scorgevo, al tempo stesso una folla
immensa di gente che vi conveniva e potei notare
come molti, tra la folla, traboccavano di gioia.
Sangue
e acqua
15. Due raggi. - Il mio confessore mi comandò di
domandare a Gesù il significato dei due raggi che si
vedono uscire dal suo petto nel quadro raffigurante la
divina misericordia. Gesù rispose:
"I due raggi raffigurano
il sangue e l'acqua. Il raggio chiaro è l'acqua che giustifica
le anime. Il raggio rosso è il sangue che delle anime è la vita.
Questi raggi scaturirono entrambi dall'intimo della mia
misericordia quando, sulla croce, il mio cuore venne spalancato
dalla lancia. Essi difendono le anime dallo sdegno del Padre mio.
Beato colui che in essi cercherà riparo, perché Dio non lo colpirà
con la giustizia".
16. O sangue e acqua. - Gesù mi disse:
"Desidero
che tu conosca l'intensità della mia misericordia, di
cui arde verso le anime il mio cuore. Quando, per qualche
peccatore, reciterai con fede e contrizione la preghiera che sto per
insegnarti, a quel peccatore darò la grazia della conversione.
Ecco la breve preghiera che ti chiedo:
O sangue e acqua, che
scaturisti dal cuore di Gesù come sorgente di misericordia per noi,
confido in te!".
17. I raggi dal cuore. - Tenevo gli occhi sulla figura
del Sacro Cuore. All'improvviso, ne vidi uscire quegli
stessi raggi che sono dipinti sull'immagine del Redentore
misericordioso a indicare il sangue e l'acqua.
Compresi quanto sia grande e ardente la misericordia
del Signore. Gesù mi parlò con inesprimibile dolcezza: "Bambina mia,
insisti con i sacerdoti su questa mia inscrutabile misericordia.
Le fiamme divampano in me e intendo riversarle sulle anime,
ma queste spesso si rifiutano d'affidarsi alla mia misericordia".
18. I raggi dell'Ostia. - Il Santissimo Sacramento era
solennemente esposto sull'altare. All'improvviso, dall'Ostia
vidi uscire due raggi uguali a quelli che si
trovavano dipinti sull'immagine. Suore e allieve
stavano inginocchiate in adorazione. I due raggi si riflettevano
su ciascuna, ma non su tutte in modo uguale: sopra alcune,
essi si delineavano appena. Domandai a Gesù che si degnasse
di riscaldare con la sua misericordia le anime tiepide,
fredde e indifferenti. Sotto l'azione di quei raggi, so che
cuori anche di ghiaccio si possono infiammare e possono sgretolarsi
come polvere anche se fossero di sasso.
19. I raggi del crocefisso. - Venerdì Santo. Sono le tre
del pomeriggio e ascolto dalla bocca di Gesù queste
parole: "Desidero che l'immagine della mia misericordia
riceva un culto universale". D'un tratto, vidi Gesù in
croce: dal suo petto uscivano i medesimi due raggi
che si trovavano sul quadro.
20. I tesori delle grazie. - Rividi Gesù issato sulla croce.
Dalla ferita del suo cuore, uscivano unitamente allo splendore
dei due raggi, cascate di perle preziose e di diamanti. Molte anime
raccoglievano quei doni. Le più vicine a lui ne raccoglievano in
sovrabbondanza non solo per se stesse, ma anche per gli altri. Gesù
mi disse: "Questi sono i tesori delle grazie che riverso sulle anime.
Non tutte ne sanno approfittare in ugual modo. Figlia mia, riproduci
la mia misericordia nel tuo cuore, affinché tu che l'annunci
a tutto il mondo ne arda tu stessa per prima. È la tua missione
conquistarmi delle anime con la preghiera e con il
sacrificio, convincendole a fidarsi totalmente della
mia misericordia".
21. Raggi nei cuori. - Mi trovavo all'Ostra Brama per
le solennità nel corso delle quali fu esposto il quadro
del Salvatore misericordioso. Era il venerdì che
precede l'ottava di Pasqua e stavo ascoltando una
predica del professor Sopocko, il mio confessore. La
predica trattava della misericordia di Dio; come Gesù
da tanto tempo aveva continuato a domandarmi.
Allorché il predicatore comiciò a parlare dell'infinita
misericordia del Signore, l'immagine dall'alto prese
vita e sembrò che i due raggi rosso e chiaro
penetrassero nei cuori di ciascuno dei presenti. Non
avvenne però in misura uguale: in coloro che l'accoglievano
con maggior conoscenza e convinzione, la
luce assumeva un aspetto più splendente. Grande
gioia inondò l'anima mia nel vedere come il Signore
effondesse la sua grazia.
22. Fasciata di luce. - Una volta, mentre le tenebre
avvolgevano il mio spirito, mi sentii come sommersa
in agonia. Non durò molto. Improvvisamente, vidi Gesù.
Partivano dal suo petto due raggi che io ben
conoscevo. Mi fasciarono compleatamente nella loro
luce. In quell'istante le tenebre scomparvero e, con esse, cessò
ogni mio tormento. Disse il Signore: "L'esperienza che hai fatto
rappresenta quello che sei da sola e per te stessa. È unicamente
in virtù della mia misericordia che partecipi alla promessa della
vita eterna e a tutti i doni che liberamente ti concedo".
A queste parole, ebbi la vera conoscenza di me stessa.
Gesù mi dava una lezione di umiltà profonda e, in pari tempo,
mi rivolgeva l'invito a un'assoluta fiducia in lui.
23. La sorgente aperta dalla lancia. -
"Figlia mia, la
tua miseria non ostacola la mia misericordia. Scrivi
che quanto più grande è la miseria di un'anima, tanto
più grande è il suo diritto alla mia misericordia.
Esorta tutti a confidare in essa, perché io bramo di salvare tutti.
La sorgente della misericordia è stata aperta dalla lancia
e non si chiuderà più per nessuno. Fa' conoscere
al mondo la mia misericordia".
24. Un agonizzante e la divina misericordia. - Un
giorno, vidi il Signore accanto a me. Mi disse: "Figlia mia,
vieni a salvare un peccatore moribondo". Di colpo,
scorsi l'agonizzante che lottava in una sofferenza atroce.
Di fronte alla miseria di quell'anima, il suo
angelo custode sembrava incapace di difenderla.
Demoni in folla si assiepavano all'intorno. Mentre recitavo
per lui la coroncina che Gesù mi ha insegnato, vidi il Salvatore
in quell'aspetto che ha sull'immagine della sua misericordia.
I due raggi che gli partono dal petto avvolsero l'infermo e le potenze
del male fuggirono impaurite. Il moribondo rese in pace
l'ultimo respiro.
25. Uno sguardo sul futuro. - Oggi vidi la gloria di
Dio diffondersi nel mondo attraverso l'immagine
della sua misericordia. Molti ne ricevevano grazie,
anche se poi non tutti le gridavano ai quattro venti.
Per quanto le vicissitudini di quell'immagine non saranno
sempre uguali, Dio ne ricaverà la propria gloria
e gli sforzi di tutte le persone ostili finiranno
per essere annientati. Malgrado ostilità diaboliche, la
misericordia di Dio trionferà sul mondo e avrà
adorazione e culto da parte delle anime.
Promesse
26. Figlia mia, scrivi. - Il Signore mi disse:
"Figlia
mia, scrivi. Tutte le anime che adoreranno la mia
misericordia e ne diffonderanno il culto, esortando gli
altri alla fiducia in essa, non avranno paura nell'ora
della morte; la mia misericordia sarà la loro difesa in
quell'estrema lotta. Per le anime che avranno paura,
scrivi: Quando l'anima vedrà la gravità dei suoi
peccati ed ai suoi occhi si svelerà tutto l'abisso della
miseria in cui è caduta, non disperi, ma si getti con
fiducia tra le braccia della mia misericordia come un
bambino farebbe con la madre perché sa ch'essa lo ama.
Tali anime hanno un diritto di priorità sopra il
mio cuore. Fa sapere che nessuna, dopo aver invocato
la mia misericordia, fu delusa. La mia predilezione va
alle anime che s'affidano alla mia bontà senza por limiti".
27. Non aver paura! - Signore, desidero che la tua
misericordia venga glorificata da ogni anima. Felice
quella che l'invocherà, perché potrà sperimentare ciò
che tante volte mi hai promesso: tu la difenderai
come tua gloria. Chi sarà in grado di smentire Dio?
Chiunque tu sia glorifica il Signore, affidandoti alla
sua misericordia per l'intera tua vita e soprattutto
nell'ora della morte. Chiunque tu sia non aver paura!
Quanto più grande è il tuo peccato, tanto maggiore è
il tuo diritto a ricorrere alla misericordia del Signore.
Tu sei una bontà incomprensibile, Gesù, desidero
esaltare la tua misericordia in nome anche di innumerevoli
altre anime. Questo è il compito che tu mi hai
affidato.
28. Il segno della tua misericordia. - La misericordia
del Signore è già glorificata dai suoi santi in paradiso.
Essi hanno sperimentato su di loro questa misericordia
stessa che è infinita. Ciò che i santi stanno
facendo ora in cielo, io comincio ad attuarlo sulla
terra. Esalterò Dio nella sua misericordia, e cercherò
che altre anime la conoscano e l'adorino. Insegnami,
Gesù, a far scoprire tutta la tua misericordia ed il tuo
amore a chiunque si rivolga a me. Gesù mia guida,
insegnami a fare in modo che tutte le mie preghiere e
le mie opere portino il segno della tua misericordia.
29. La prova inconfutabile dell'amore che mi porti. - Parla
Gesù: "Figlia mia, se mi servo di te per chiedere
agli uomini il culto della mia misericordia, da parte
tua devi essere la prima a riporre in essa ogni fiducia.
Da te voglio opere di misericordia che derivino dall'amore che mi
porti. Sempre e dovunque devi essere misericordiosa senza mai
tentare di esimerti, presentare scuse o giustificazioni. Attua
la tua misericordia nell'agire per gli altri, nel parlare con loro,
nel rivolgerti con la preghiera a Dio in loro favore. La tua
misericordia verso il prossimo è la prova inconfutabile
dell'amore che mi porti. È in questo modo che l'anima
glorifica la mia misericordia e le tributa il culto che io domando".
|