I DIECI COMANDAMENTI
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Esodo 20,2-17
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Deuteronomio 5,6-21
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Formula catechistica
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Io sono il Signore tuo Dio
che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto,
dalla condizione di schiavitù.
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Io sono il Signore tuo Dio
che ti ho fatto uscire
dal paese di Egitto,
dalla condizione servile.
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Io sono il Signore Dio tuo:
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Non avrai
altri dei di fronte a me.
Non ti farai
idolo né immagine alcuna
di ciò che è lassù nel cielo,
né di ciò che è quaggiù sulla terra,
né di ciò che è nelle acque,
sotto la terra.
Non ti prostrerai
davanti a loro
e non li servirai.
Perché io, il Signore,
sono il tuo Dio,
un Dio geloso,
che punisce la colpa dei padri
nei figli
fino alla terza
e alla quarta generazione,
per coloro che mi odiano,
ma che dimostra il suo favore
fino a mille generazioni, per coloro
che mi amano e osservano
i miei comandamenti.
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Non avere
altri dei di fronte a me.
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1. Non avrai altro Dio
fuori di me.
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Non pronuncerai
invano
il nome
del Signore tuo Dio,
perché il Signore non lascerà
impunito chi
pronuncia il suo nome invano.
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Non pronunciare invano
il nome del Signore
tuo Dio.
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2. Non nominare
il nome di Dio invano.
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Ricordati del giorno
di sabato
per santificarlo.
Sei giorni
faticherai
e farai ogni tuo lavoro;
ma il settimo giorno
è il sabato
in onore del Signore, tuo Dio.
Tu non farai alcun lavoro,
né tu, né tuo figlio, né tua figlia,
né il tuo schiavo, né la tua schiava,
né il tuo bestiame, né il forestiero
che dimora presso di te.
Perché in sei giorni
il Signore ha fatto
il cielo e la terra e il mare
e quanto è in essi,
ma si è riposato il giorno settimo.
Perciò il Signore
ha benedetto il giorno di sabato
e lo ha dichiarato sacro.
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Osserva il giorno di sabato
per santificarlo.
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3. Ricordati di
santificare le feste.
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Onora tuo padre e tua madre
perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese
che ti dà
il Signore, tuo Dio.
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Onora tuo padre
e tua madre.
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4. Onora tuo padre
e tua madre.
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Non uccidere.
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Non uccidere.
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5. Non uccidere.
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Non commettere
adulterio.
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Non commettere
adulterio.
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6. Non commettere
atti impuri.
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Non rubare.
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Non rubare.
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7. Non rubare.
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Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
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Non pronunciare
falsa testimonianza
contro il tuo prossimo.
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8. Non dire
falsa testimonianza.
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Non desiderare
la casa del tuo prossimo.
Non desiderare
la moglie del tuo prossimo,
né il suo schiavo,
né la sua schiava,
né il suo bue, né il suo asino,
né alcuna cosa
che appartenga al tuo prossimo.
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Non desiderare
la moglie del tuo prossimo.
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9. Non desiderare
la donna d'altri.
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Non desiderare
alcuna
delle cose
che sono del tuo prossimo.
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10. Non desiderare
la roba d'altri.
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SEZIONE SECONDA
I DIECI COMANDAMENTI
«Maestro che cosa devo fare...?»
2052 « Maestro, che cosa devo fare di buono per
ottenere la vita eterna? ». Al giovane che gli rivolge questa domanda,
Gesù risponde innanzi tutto richiamando la necessità di riconoscere
Dio come « il solo Buono », come il Bene per eccellenza e come la
sorgente di ogni bene. Poi Gesù gli dice: « Se vuoi entrare nella
vita, osserva i comandamenti ». Ed elenca al suo interlocutore i
comandamenti che riguardano l'amore del prossimo: « Non uccidere, non
commettere adulterio, non rubare, non testimoniare il falso, onora tuo
padre e tua madre ». Infine Gesù riassume questi comandamenti in una
formulazione positiva: « Ama il prossimo tuo come te stesso » (Mt 19,16-19).
2053 A questa prima risposta se ne aggiunge
subito una seconda: « Se vuoi essere perfetto, va', vendi quello che
possiedi, dallo ai poveri, e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e
seguimi » (Mt 19,21). Essa non annulla la prima. La sequela di
Gesù implica l'osservanza dei comandamenti. La Legge non è abolita,1
ma l'uomo è invitato a ritrovarla nella persona del suo Maestro, che ne
è il compimento perfetto. Nei tre Vangeli sinottici, l'appello di Gesù,
rivolto al giovane ricco, a seguirlo nell'obbedienza del discepolo e
nell'osservanza dei comandamenti, è accostato all'esortazione alla
povertà e alla castità.2 I consigli evangelici sono
indissociabili dai comandamenti.
2054 Gesù ha ripreso i dieci comandamenti, ma ha
manifestato la forza dello Spirito all'opera nella loro lettera. Egli ha
predicato la giustizia che supera quella degli scribi e dei farisei3
come pure quella dei pagani.4 Ha messo in luce tutte le
esigenze dei comandamenti. « Avete inteso che fu detto agli antichi:
Non uccidere [...]. Ma io vi dico: chiunque si adira contro il proprio
fratello, sarà sottoposto a giudizio » (Mt 5,21-22).
2055 Quando gli si pone la domanda: « Qual è il
più grande comandamento della Legge? » (Mt 22,36), Gesù
risponde: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta
la tua anima e con tutta la tua mente. Questo è il più grande e il
primo dei comandamenti. E il secondo è simile al primo: Amerai il
prossimo tuo come te stesso. Da questi due comandamenti dipende tutta la
Legge e i Profeti » (Mt 22,37-40).5 Il Decalogo deve
essere interpretato alla luce di questo duplice ed unico comandamento
della carità, pienezza della Legge:
« Il precetto: Non commettere adulterio, Non
uccidere, Non rubare, Non desiderare e qualsiasi altro comandamento,
si riassume in queste parole: Amerai il prossimo tuo come te stesso.
L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno compimento della legge
è l'amore » (Rm 13,9-10).
Il Decalogo nella Sacra Scrittura
2056 La parola « Decalogo » significa alla
lettera « dieci parole » (Es 34,28; Dt 4,13; 10,4).
Queste « dieci parole » Dio le ha rivelate al suo popolo sulla santa
montagna. Le ha scritte con il « suo dito »,6 a differenza
degli altri precetti scritti da Mosè.7 Esse sono parole di
Dio per eccellenza. Ci sono trasmesse nel libro dell'Esodo8 e
in quello del Deuteronomio.9 Fin dall'Antico Testamento i
Libri Santi fanno riferimento alle « dieci parole ».10 Ma
è nella Nuova Alleanza in Gesù Cristo che sarà rivelato il loro pieno
senso.
2057 Il Decalogo si comprende innanzi tutto nel
contesto dell'Esodo che è il grande evento liberatore di Dio al centro
dell'Antica Alleanza. Siano esse formulate come precetti negativi,
divieti, o come comandamenti positivi (come: « Onora tuo padre e tua
madre »), le « dieci parole » indicano le condizioni di una vita
liberata dalla schiavitù del peccato. Il Decalogo è un cammino di
vita:
« Ti comando di amare il Signore tuo Dio, di
camminare per le sue vie, di osservare i suoi comandi, le sue leggi e
le sue norme, perché tu viva e ti moltiplichi » (Dt 30,16).
Questa forza liberatrice del Decalogo appare, per
esempio, nel comandamento sul riposo del sabato, destinato parimenti
agli stranieri e agli schiavi:
« Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto
e che il Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e
braccio teso » (Dt 5,15).
2058 Le « dieci parole » riassumono e
proclamano la Legge di Dio: « Queste parole pronunciò il Signore,
parlando a tutta la vostra assemblea, sul monte, dal fuoco, dalla nube e
dall'oscurità, con voce poderosa, e non aggiunse altro. Le scrisse su
due tavole di pietra e me le diede » (Dt 5,22). Perciò queste
due tavole sono chiamate « la Testimonianza » (Es 25,16). Esse
contengono infatti le clausole dell'Alleanza conclusa tra Dio e il suo
popolo. Queste « tavole della Testimonianza » (Es 31,18; Es 32,15;
Es 34,29) devono essere collocate nell'« arca » (Es 25,16;
40,1-3).
2059 Le « dieci parole » sono pronunciate da
Dio durante una teofania (« Il Signore vi ha parlato faccia a faccia
sul monte dal fuoco »: Dt 5,4). Appartengono alla rivelazione
che Dio fa di se stesso e della sua gloria. Il dono dei comandamenti è
dono di Dio stesso e della sua santa volontà. Facendo conoscere le sue
volontà, Dio si rivela al suo popolo.
2060 Il dono dei comandamenti e della Legge fa
parte dell'Alleanza conclusa da Dio con i suoi. Secondo il libro
dell'Esodo, la rivelazione delle « dieci parole » viene accordata tra
la proposta dell'Alleanza11 e la sua stipulazione,12
dopo che il popolo si è impegnato a « fare » tutto ciò che il
Signore aveva detto e ad « obbedirvi ».13 Il Decalogo non
viene mai trasmesso se non dopo la rievocazione dell'Alleanza (« Il
Signore nostro Dio ha stabilito con noi un'Alleanza sull'Oreb »: Dt 5,2).
2061 I comandamenti ricevono il loro pieno
significato all'interno dell'Alleanza. Secondo la Scrittura, l'agire
morale dell'uomo prende tutto il proprio senso nell'Alleanza e per essa.
La prima delle « dieci parole » ricorda l'iniziativa d'amore di Dio
per il suo popolo:
« Poiché l'uomo, per castigo del peccato, era venuto
dal paradiso della libertà alla schiavitù di questo mondo, per
questo la prima parola del Decalogo, cioè la prima voce dei
comandamenti di Dio, tratta della libertà dicendo: "Io sono il
Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dal paese di Egitto, dalla
condizione di schiavitù" (Es 20,2; Dt 5,6) ».14
2062 I comandamenti propriamente detti vengono in
secondo luogo; essi esprimono le implicanze dell'appartenenza a Dio
stabilita attraverso l'Alleanza. L'esistenza morale è risposta all'iniziativa
d'amore del Signore. È riconoscenza, omaggio a Dio e culto d'azione di
grazie. È cooperazione al piano che Dio persegue nella storia.
2063 L'Alleanza e il dialogo tra Dio e l'uomo
sono ancora attestati dal fatto che tutte le imposizioni sono enunciate
in prima persona (« Io sono il Signore... ») e rivolte a un altro
soggetto (« Tu... »). In tutti i comandamenti di Dio è un pronome
personale singolare che indica il destinatario. Dio fa conoscere
la sua volontà a tutto il popolo e, nello stesso tempo, a ciascuno in
particolare:
« Il Signore comandò l'amore verso Dio e insegnò la
giustizia verso il prossimo, affinché l'uomo non fosse né ingiusto,
né indegno di Dio. Così, per mezzo del Decalogo, Dio preparava
l'uomo a diventare suo amico e ad avere un solo cuore con il suo
prossimo [...]. Le parole del Decalogo restano validissime per noi.
Lungi dall'essere abolite, esse sono state portate a pienezza di
significato e di sviluppo dalla venuta del Signore nella carne ».15
Il Decalogo nella Tradizione della Chiesa
2064 Fedele alla Scrittura e in conformità
all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al
Decalogo un'importanza e un significato fondamentali.
2065 A partire da sant'Agostino, i « dieci
comandamenti » hanno un posto preponderante nella catechesi dei futuri
battezzati e dei fedeli. Nel secolo quindicesimo si prese l'abitudine di
esprimere i precetti del Decalogo in formule in rima, facili da
memorizzare, e positive. Sono in uso ancor oggi. I catechismi della
Chiesa spesso hanno esposto la morale cristiana seguendo l'ordine dei «
dieci comandamenti ».
2066 La divisione e la numerazione dei
comandamenti hanno subito variazioni nel corso della storia. Questo
Catechismo segue la divisione dei comandamenti fissata da sant'Agostino
e divenuta tradizionale nella Chiesa cattolica. È pure quella delle
confessioni luterane. I Padri greci hanno fatto una divisione un po'
diversa, che si ritrova nelle Chiese ortodosse e nelle comunità
riformate.
2067 I dieci comandamenti enunciano le esigenze
dell'amore di Dio e del prossimo. I primi tre si riferiscono
principalmente all'amore di Dio e gli altri sette all'amore del
prossimo.
« Come sono due i comandamenti dell'amore, nei quali
si compendia tutta la Legge e i Profeti – lo diceva il Signore [...]
–, così gli stessi dieci comandamenti furono dati in due tavole. Si
dice infatti che tre fossero scritti su una tavola e sette su un'altra
».16
2068 Il Concilio di Trento insegna che i dieci
comandamenti obbligano i cristiani e che l'uomo giustificato è ancora
tenuto ad osservarli.17 Il Concilio Vaticano II afferma: « I
Vescovi, quali successori degli Apostoli, ricevono dal Signore [...] la
missione di insegnare a tutte le genti e di predicare il Vangelo ad ogni
creatura, affinché tutti gli uomini, per mezzo della fede, del
Battesimo e dell'osservanza dei comandamenti, ottengano la salvezza ».18
L'unità del Decalogo
2069 Il Decalogo costituisce un tutto
indissociabile. Ogni « parola » rimanda a ciascuna delle altre e a
tutte; esse si condizionano reciprocamente. Le due tavole si illuminano
a vicenda; formano una unità organica. Trasgredire un comandamento è
infrangere tutti gli altri.19 Non si possono onorare gli
altri uomini senza benedire Dio loro Creatore. Non si potrebbe adorare
Dio senza amare tutti gli uomini sue creature. Il Decalogo unifica la
vita teologale e la vita sociale dell'uomo.
Il Decalogo e la legge naturale
2070 I dieci comandamenti appartengono alla
rivelazione di Dio. Al tempo stesso ci insegnano la vera umanità
dell'uomo. Mettono in luce i doveri essenziali e, quindi,
indirettamente, i diritti fondamentali inerenti alla natura della
persona umana. Il Decalogo contiene un'espressione privilegiata della «
legge naturale »:
« Fin dalle origini, Dio aveva radicato nel cuore
degli uomini i precetti della legge naturale. Poi si limitò a
richiamarli alla loro mente. Fu il Decalogo ».20
2071 Quantunque accessibili alla sola ragione, i
precetti del Decalogo sono stati rivelati. Per giungere ad una
conoscenza completa e certa delle esigenze della legge naturale,
l'umanità peccatrice aveva bisogno di questa rivelazione:
« Una completa esposizione dei comandamenti del
Decalogo si rese necessaria nella condizione di peccato, perché la
luce della ragione si era ottenebrata e la volontà si era sviata ».21
Noi conosciamo i comandamenti di Dio attraverso la
rivelazione divina che ci è proposta nella Chiesa, e per mezzo della
voce della coscienza morale.
L'obbligazione del Decalogo
2072 Poiché enunciano i doveri fondamentali
dell'uomo verso Dio e verso il prossimo, i dieci comandamenti rivelano,
nel loro contenuto essenziale, obbligazioni gravi. Sono
sostanzialmente immutabili e obbligano sempre e dappertutto. Nessuno
potrebbe dispensare da essi. I dieci comandamenti sono incisi da Dio nel
cuore dell'essere umano.
2073 L'obbedienza ai comandamenti implica anche
obblighi la cui materia, in se stessa, è leggera. Così l'ingiuria a
parole è vietata dal quinto comandamento, ma non potrebbe essere una
colpa grave che in rapporto alle circostanze o all'intenzione di chi la
proferisce.
«Senza di me non potete far nulla»
2074 Gesù dice: « Io sono la vite, voi i
tralci. Chi rimane in me e io in lui, fa molto frutto, perché senza di
me non potete far nulla » (Gv 15,5). Il frutto indicato in
questa parola è la santità di una vita fecondata dall'unione con
Cristo. Quando crediamo in Gesù Cristo, comunichiamo ai suoi misteri e
osserviamo i suoi comandamenti, il Salvatore stesso viene ad amare in
noi il Padre suo ed i suoi fratelli, Padre nostro e nostri fratelli. La
sua persona diventa, grazie allo Spirito, la regola vivente ed interiore
della nostra condotta. « Questo è il mio comandamento: che vi amiate
gli uni gli altri, come io vi ho amati » (Gv 15,12).
In sintesi
2075 « Maestro, che cosa devo fare di buono
per ottenere la vita eterna? » – « Se vuoi entrare nella
vita, osserva i comandamenti » (Mt 19,16-17).
2076 Con il suo agire e con la sua
predicazione, Gesù ha attestato la perennità del Decalogo.
2077 Il dono del Decalogo è accordato
nell'ambito dell'Alleanza conclusa da Dio con il suo popolo. I
comandamenti di Dio ricevono il loro vero significato in questa Alleanza
e per mezzo di essa.
2078 Fedele alla Scrittura e in conformità
all'esempio di Gesù, la Tradizione della Chiesa ha riconosciuto al
Decalogo un'importanza ed un significato fondamentali.
2079 Il Decalogo costituisce un'unità
organica in cui ogni « parola » o « comandamento
» rimanda a tutto l'insieme. Trasgredire un comandamento è
infrangere tutta la Legge.22
2080 Il Decalogo contiene un'espressione
privilegiata della legge naturale. Lo conosciamo attraverso la
rivelazione divina e con la ragione umana.
2081 I dieci comandamenti enunciano, nel loro
contenuto fondamentale, obbligazioni gravi. Tuttavia, l'obbedienza a
questi precetti comporta anche obblighi la cui materia, in se stessa, è
leggera.
2082 Quanto Dio comanda, lo rende possibile
con la sua grazia.
CAPITOLO PRIMO
«AMERAI IL SIGNORE DIO TUO CON TUTTO IL TUO CUORE,
CON TUTTA LA TUA ANIMA E CON TUTTA LA TUA MENTE»
2083 Gesù ha riassunto i doveri dell'uomo
verso Dio in questa parola: « Amerai il Signore Dio tuo con tutto il
tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua mente » (Mt 22,37).23
Essa fa immediatamente eco alla solenne esortazione: « Ascolta,
Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo » (Dt 6,4).
Dio ha amato per primo. L'amore del Dio unico è
ricordato nella prima delle « dieci parole ». I comandamenti poi
esplicitano la risposta d'amore che l'uomo è chiamato a dare al suo
Dio.
ARTICOLO 1
IL PRIMO COMANDAMENTO
« Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire
dal paese d'Egitto, dalla condizione di schiavitù: non avrai altri
dei di fronte a me. Non ti farai idolo né immagine alcuna di ciò che
è lassù nel cielo, né di ciò che è quaggiù sulla terra, né di
ciò che è nelle acque sotto la terra. Non ti prostrerai davanti a
loro e non li servirai » (Es 20,2-5).24
Sta scritto: « Adora il Signore Dio tuo e a lui solo
rendi culto » (Mt 4,10).
I. «Adorerai il Signore Dio tuo e lo servirai»
2084 Dio si fa conoscere ricordando la sua azione
onnipotente, benevola e liberatrice nella storia di colui al quale si
rivolge: « Io ti ho fatto uscire dal paese d'Egitto, dalla condizione
di schiavitù » (Dt 5,6). La prima parola contiene il primo
comandamento della Legge: « Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai
[...]. Non seguirete altri dei » (Dt 6,13-14). Il primo appello
e la giusta esigenza di Dio è che l'uomo lo accolga e lo adori.
2085 Il Dio unico e vero rivela innanzi tutto la
sua gloria ad Israele.25 La rivelazione della vocazione e
della verità dell'uomo è legata alla rivelazione di Dio. L'uomo ha la
vocazione di manifestare Dio agendo in conformità con il suo essere
creato « ad immagine e somiglianza » di Dio (Gn 1,26):
« Non ci saranno mai altri dei, o Trifone, né mai ce
ne sono stati fin dalle origini [...], all'infuori di colui che ha
creato e ordinato l'universo. Noi non pensiamo che il nostro Dio
differisca dal vostro. È lo stesso che ha fatto uscire i vostri padri
dall'Egitto con mano potente e braccio teso. Noi non riponiamo le
nostre speranze in qualche altro dio – non ce ne sono – ma nello
stesso Dio in cui voi sperate, il Dio di Abramo, di Isacco, di
Giacobbe ».26
2086 « Nell'esplicita affermazione divina:
"Io sono il Signore tuo Dio" è incluso il comandamento della
fede, della speranza e della carità. Se noi riconosciamo infatti che
egli è Dio, e cioè eterno, immutabile, sempre uguale a se stesso,
affermiamo con ciò anche la sua infinita veracità; ne segue quindi
l'obbligo di accogliere le sue parole e di aderire ai suoi comandi con
pieno riconoscimento della sua autorità. Se egli inoltre è Dio, noi ne
riconosciamo l'onnipotenza, la bontà, i benefici; di qui l'illimitata
fiducia e la speranza. E se egli è l'infinita bontà e l'infinito
amore, come non offrirgli tutta la nostra dedizione e donargli tutto il
nostro amore? Ecco perché nella Bibbia Dio inizia e conclude
invariabilmente i suoi comandi con la formula: Io sono il Signore
».27
La fede
2087 La nostra vita morale trova la sua sorgente
nella fede in Dio che ci rivela il suo amore. San Paolo parla
dell'obbedienza alla fede28 come dell'obbligo primario. Egli
indica nell'« ignoranza di Dio » il principio e la spiegazione di
tutte le deviazioni morali.29 Il nostro dovere nei confronti
di Dio è di credere in lui e di rendergli testimonianza.
2088 Il primo comandamento ci richiede di nutrire
e custodire la nostra fede con prudenza e vigilanza e di respingere
tutto ciò che le è contrario. Ci sono diversi modi di peccare contro
la fede:
Il dubbio volontario circa la fede trascura o
rifiuta di ritenere per vero ciò che Dio ha rivelato e che la Chiesa ci
propone a credere. Il dubbio involontario indica l'esitazione a
credere, la difficoltà nel superare le obiezioni legate alla fede,
oppure anche l'ansia causata dalla sua oscurità. Se viene
deliberatamente coltivato, il dubbio può condurre all'accecamento dello
spirito.
2089 L'incredulità è la noncuranza della
verità rivelata o il rifiuto volontario di dare ad essa il proprio
assenso. « Viene detta eresia l'ostinata negazione, dopo aver
ricevuto il Battesimo, di una qualche verità che si deve credere per
fede divina e cattolica, o il dubbio ostinato su di essa; apostasia, il
ripudio totale della fede cristiana; scisma, il rifiuto della
sottomissione al Sommo Pontefice o della comunione con i membri della
Chiesa a lui soggetti ».30
La speranza
2090 Quando Dio si rivela e chiama l'uomo, questi
non può rispondere pienamente all'amore divino con le sue proprie
forze. Deve sperare che Dio gli donerà la capacità di contraccambiare
il suo amore e di agire conformemente ai comandamenti della carità. La
speranza è l'attesa fiduciosa della benedizione divina e della beata
visione di Dio; è anche il timore di offendere l'amore di Dio e di
provocare il castigo.
2091 Il primo comandamento riguarda pure i
peccati contro la speranza, i quali sono la disperazione e la
presunzione:
Per la disperazione, l'uomo cessa di sperare da
Dio la propria salvezza personale, gli aiuti per conseguirla o il
perdono dei propri peccati. Si oppone alla bontà di Dio, alla sua
giustizia – il Signore, infatti, è fedele alle sue promesse – e
alla sua misericordia.
2092 Ci sono due tipi di presunzione. O
l'uomo presume delle proprie capacità (sperando di potersi salvare
senza l'aiuto dall'alto), oppure presume della onnipotenza e della
misericordia di Dio (sperando di ottenere il suo perdono senza
conversione e la gloria senza merito).
La carità
2093 La fede nell'amore di Dio abbraccia
l'appello e l'obbligo di rispondere alla carità divina con un amore
sincero. Il primo comandamento ci ordina di amare Dio al di sopra di
tutto,31 e tutte le creature per lui e a causa di lui.
2094 Si può peccare in diversi modi contro
l'amore di Dio: l'indifferenza è incurante della carità divina
o rifiuta di prenderla in considerazione; ne misconosce l'iniziativa e
ne nega la forza. L'ingratitudine tralascia o rifiuta di
riconoscere la carità divina e di ricambiare a Dio amore per amore. La tiepidezza
è un'esitazione o una negligenza nel rispondere all'amore divino;
può implicare il rifiuto di abbandonarsi al dinamismo della carità. L'accidia
o pigrizia spirituale giunge a rifiutare la gioia che viene da Dio e
a provare repulsione per il bene divino. L'odio di Dio nasce
dall'orgoglio. Si oppone all'amore di Dio, del quale nega la bontà e
che ardisce maledire come colui che proibisce i peccati e infligge i
castighi.
II. «A lui solo rendi culto»
2095 Le virtù teologali della fede, della
speranza e della carità informano e vivificano le virtù morali. Così
la carità ci porta a rendere a Dio ciò che in tutta giustizia gli
dobbiamo in quanto creature. La virtù della religione ci dispone
a tale atteggiamento.
L'adorazione
2096 Della virtù della religione, l'adorazione
è l'atto principale. Adorare Dio è riconoscerlo come Dio, come
Creatore e Salvatore, Signore e Padrone di tutto ciò che esiste, Amore
infinito e misericordioso. « Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui
solo adorerai » (Lc 4,8), dice Gesù, citando il Deuteronomio (Dt
6,13).
2097 Adorare Dio è riconoscere, nel rispetto e
nella sottomissione assoluta, il « nulla della creatura », la quale
non esiste che da Dio. Adorare Dio – come fa Maria nel « Magnificat
» – è lodarlo, esaltarlo e umiliare se stessi, confessando con
gratitudine che egli ha fatto grandi cose e che santo è il suo nome.32
L'adorazione del Dio unico libera l'uomo dal ripiegamento su se stesso,
dalla schiavitù del peccato e dall'idolatria del mondo.
La preghiera
2098 Gli atti di fede, di speranza e di carità
prescritti dal primo comandamento si compiono nella preghiera.
L'elevazione dello spirito verso Dio è un'espressione della nostra
adorazione di Dio: preghiera di lode e di rendimento di grazie,
d'intercessione e di domanda. La preghiera è una condizione
indispensabile per poter obbedire ai comandamenti di Dio. Bisogna «
pregare sempre, senza stancarsi » (Lc 18,1).
Il sacrificio
2099 È giusto offrire sacrifici a Dio in segno
di adorazione e di riconoscenza, di implorazione e di comunione: « Ogni
azione compiuta per aderire a Dio rimanendo con lui in comunione, e
poter così essere nella gioia, è un vero sacrificio ».33
2100 Per essere autentico, il sacrificio
esteriore deve essere espressione del sacrificio spirituale: « Uno
spirito contrito è sacrificio... » (Sal 51,19). I profeti
dell'Antica Alleanza spesso hanno denunciato i sacrifici compiuti senza
partecipazione interiore34 o disgiunti dall'amore del
prossimo.35 Gesù richiama le parole del profeta Osea: «
Misericordia io voglio, non sacrificio » (Mt 9,13; 12,7).36
L'unico sacrificio perfetto è quello che Cristo ha offerto sulla croce
in totale oblazione all'amore del Padre e per la nostra salvezza.37
Unendoci al suo sacrificio, possiamo fare della nostra vita un
sacrificio a Dio.
Promesse e voti
2101 In parecchie circostanze il cristiano è
chiamato a fare delle promesse a Dio. Il Battesimo e la
Confermazione, il Matrimonio e l'Ordinazione sempre ne comportano. Per
devozione personale il cristiano può anche promettere a Dio un'azione,
una preghiera, un'elemosina, un pellegrinaggio, ecc. La fedeltà alle
promesse fatte a Dio è un'espressione del rispetto dovuto alla divina
maestà e dell'amore verso il Dio fedele.
2102 « Il voto, ossia la promessa
deliberata e libera di un bene possibile e migliore fatta a Dio, deve
essere adempiuto per la virtù della religione ».38 Il voto
è un atto di devozione, con cui il cristiano offre se stesso a
Dio o gli promette un'opera buona. Mantenendo i suoi voti, egli rende
pertanto a Dio ciò che a lui è stato promesso e consacrato. Gli Atti
degli Apostoli ci presentano san Paolo preoccupato di mantenere i voti
da lui fatti.39
2103 La Chiesa riconosce un valore esemplare ai
voti di praticare i consigli evangelici:40
« Si rallegra la Madre Chiesa di trovare nel suo seno
molti uomini e donne, che seguono più da vicino l'annientamento del
Salvatore e più chiaramente lo mostrano, abbracciando la povertà
nella libertà dei figli di Dio e rinunciando alla propria volontà:
essi, cioè, in ciò che riguarda la perfezione, si sottomettono a un
uomo per Dio, al di là della stretta misura del precetto, al fine di
conformarsi più pienamente a Cristo obbediente ».41
In certi casi, la Chiesa può, per congrue ragioni,
dispensare dai voti e dalle promesse.42
Il dovere sociale della religione e il diritto alla
libertà religiosa
2104 « Tutti gli uomini sono tenuti a cercare la
verità, specialmente in ciò che riguarda Dio e la sua Chiesa, e, una
volta conosciuta, ad abbracciarla e custodirla ».43 È un
dovere che deriva dalla « stessa natura » degli uomini.44
Non si contrappone ad un sincero rispetto per le diverse religioni, le
quali « non raramente riflettono un raggio di quella verità che
illumina tutti gli uomini »,45 né all'esigenza della carità,
che spinge i cristiani « a trattare con amore, prudenza e pazienza gli
uomini che sono nell'errore o nell'ignoranza circa la fede ».46
2105 Il dovere di rendere a Dio un culto
autentico riguarda l'uomo individualmente e socialmente. È « la
dottrina cattolica tradizionale sul dovere morale dei singoli e delle
società verso la vera religione e l'unica Chiesa di Cristo ».47
Evangelizzando senza posa gli uomini, la Chiesa si adopera affinché
essi possano « informare dello spirito cristiano la mentalità e i
costumi, le leggi e le strutture della comunità »48 in cui
vivono. Il dovere sociale dei cristiani è di rispettare e risvegliare
in ogni uomo l'amore del vero e del bene. Richiede loro di far conoscere
il culto dell'unica vera religione che sussiste nella Chiesa cattolica
ed apostolica.49 I cristiani sono chiamati ad essere la luce
del mondo.50 La Chiesa in tal modo manifesta la regalità di
Cristo su tutta la creazione e in particolare sulle società umane.51
2106 « Che in materia religiosa nessuno sia
forzato ad agire contro la sua coscienza, né impedito, entro debiti
limiti, di agire in conformità alla sua coscienza privatamente o
pubblicamente, in forma individuale o associata ».52 Tale
diritto si fonda sulla natura stessa della persona umana, la cui dignità
la fa liberamente aderire alla verità divina che trascende l'ordine
temporale. Per questo « perdura anche in coloro che non soddisfano
all'obbligo di cercare la verità e di aderire ad essa ».53
2107 « Se, considerate le circostanze peculiari
dei popoli, nell'ordinamento giuridico di una società viene attribuito
ad una comunità religiosa uno speciale riconoscimento civile, è
necessario che nello stesso tempo a tutti i cittadini e comunità
religiose venga riconosciuto e rispettato il diritto alla libertà in
materia religiosa ».54
2108 Il diritto alla libertà religiosa non è né
la licenza morale di aderire all'errore,55 né un implicito
diritto all'errore,56 bensì un diritto naturale della
persona umana alla libertà civile, cioè all'immunità da coercizione
esteriore, entro giusti limiti, in materia religiosa, da parte del
potere politico. Questo diritto naturale deve essere riconosciuto
nell'ordinamento giuridico della società così che divenga diritto
civile.57
2109 Il diritto alla libertà religiosa non può
essere di per sé né illimitato,58 né limitato
semplicemente da un ordine pubblico concepito secondo un criterio «
positivistico » o « naturalistico ».59 I « giusti limiti
» che sono inerenti a tale diritto devono essere determinati per ogni
situazione sociale con la prudenza politica, secondo le esigenze del
bene comune, e ratificati dall'autorità civile secondo « norme
giuridiche conformi all'ordine morale oggettivo ».60
III. «Non avrai altri dèi di fronte a me»
2110 Il primo comandamento vieta di onorare altri
dèi, all'infuori dell'unico Signore che si è rivelato al suo popolo.
Proibisce la superstizione e l'irreligione. La superstizione
rappresenta, in qualche modo, un eccesso perverso della religione;
l'irreligione è un vizio opposto, per difetto, alla virtù della
religione.
La superstizione
2111 La superstizione è la deviazione del
sentimento religioso e delle pratiche che esso impone. Può anche
presentarsi mascherata sotto il culto che rendiamo al vero Dio, per
esempio, quando si attribuisce un'importanza in qualche misura magica a
certe pratiche, peraltro legittime o necessarie. Attribuire alla sola
materialità delle preghiere o dei segni sacramentali la loro efficacia,
prescindendo dalle disposizioni interiori che richiedono, è cadere
nella superstizione.61
L'idolatria
2112 Il primo comandamento condanna il politeismo.
Esige dall'uomo di non credere in altri dèi che nell'unico Dio, di non
venerare altre divinità che l'Unico. La Scrittura costantemente
richiama a questo rifiuto degli idoli che sono « argento e oro, opera
delle mani dell'uomo », i quali « hanno bocca e non parlano, hanno
occhi e non vedono... ». Questi idoli vani rendono l'uomo vano: « Sia
come loro chi li fabbrica e chiunque in essi confida » (Sal 115,4-5.8).62
Dio, al contrario, è il « Dio vivente » (Gs 3,10),63
che fa vivere e interviene nella storia.
2113 L'idolatria non concerne soltanto i falsi
culti del paganesimo. Rimane una costante tentazione della fede.
Consiste nel divinizzare ciò che non è Dio. C'è idolatria quando
l'uomo onora e riverisce una creatura al posto di Dio, si tratti degli dèi
o dei demoni (per esempio il satanismo), del potere, del piacere, della
razza, degli antenati, dello Stato, del denaro, ecc. « Non potete
servire a Dio e a mammona », dice Gesù (Mt 6,24). Numerosi
martiri sono morti per non adorare « la Bestia »,64
rifiutando perfino di simularne il culto. L'idolatria respinge l'unica
Signoria di Dio; perciò è incompatibile con la comunione divina.65
2114 La vita umana si unifica nell'adorazione
dell'Unico. Il comandamento di adorare il solo Signore unifica l'uomo e
lo salva da una dispersione senza limiti. L'idolatria è una perversione
del senso religioso innato nell'uomo. Idolatra è colui che « riferisce
la sua indistruttibile nozione di Dio a chicchessia anziché a Dio ».66
Divinazione e magia
2115 Dio può rivelare l'avvenire ai suoi profeti
o ad altri santi. Tuttavia il giusto atteggiamento cristiano consiste
nell'abbandonarsi con fiducia nelle mani della provvidenza per ciò che
concerne il futuro e a rifuggire da ogni curiosità malsana a questo
riguardo. L'imprevidenza può costituire una mancanza di responsabilità.
2116 Tutte le forme di divinazione sono da
respingere: ricorso a Satana o ai demoni, evocazione dei morti o altre
pratiche che a torto si ritiene che « svelino » l'avvenire.67
La consultazione degli oroscopi, l'astrologia, la chiromanzia,
l'interpretazione dei presagi e delle sorti, i fenomeni di veggenza, il
ricorso ai medium manifestano una volontà di dominio sul tempo, sulla
storia ed infine sugli uomini ed insieme un desiderio di rendersi
propizie le potenze nascoste. Sono in contraddizione con l'onore e il
rispetto, congiunto a timore amante, che dobbiamo a Dio solo.
2117 Tutte le pratiche di magia e di stregoneria
con le quali si pretende di sottomettere le potenze occulte per
porle al proprio servizio ed ottenere un potere soprannaturale sul
prossimo – fosse anche per procurargli la salute – sono gravemente
contrarie alla virtù della religione. Tali pratiche sono ancora più da
condannare quando si accompagnano ad una intenzione di nuocere ad altri
o quando in esse si ricorre all'intervento dei demoni. Anche portare
amuleti è biasimevole. Lo spiritismo spesso implica pratiche
divinatorie o magiche. Pure da esso la Chiesa mette in guardia i fedeli.
Il ricorso a pratiche mediche dette tradizionali non legittima né
l'invocazione di potenze cattive, né lo sfruttamento della credulità
altrui.
L'irreligione
2118 Il primo comandamento di Dio condanna i
principali peccati di irreligione: l'azione di tentare Dio, con parole o
atti, il sacrilegio e la simonia.
2119 L'azione di tentare Dio consiste nel
mettere alla prova, con parole o atti, la sua bontà e la sua
onnipotenza. È così che Satana voleva ottenere da Gesù che si
buttasse giù dal Tempio obbligando Dio, in tal modo, ad intervenire.68
Gesù gli oppone la parola di Dio: « Non tenterai il Signore Dio tuo »
(Dt 6,16). La sfida implicita in simile tentazione di Dio ferisce
il rispetto e la fiducia che dobbiamo al nostro Creatore e Signore. In
essa si cela sempre un dubbio riguardo al suo amore, alla sua
provvidenza e alla sua potenza.69
2120 Il sacrilegio consiste nel profanare
o nel trattare indegnamente i sacramenti e le altre azioni liturgiche,
come pure le persone, gli oggetti e i luoghi consacrati a Dio. Il
sacrilegio è un peccato grave soprattutto quando è commesso contro
l'Eucaristia, poiché, in questo sacramento, ci è reso presente
sostanzialmente il Corpo stesso di Cristo.70
2121 La simonia71 consiste
nell'acquisto o nella vendita delle realtà spirituali. A Simone il
mago, che voleva acquistare il potere spirituale che vedeva all'opera
negli Apostoli, Pietro risponde: « Il tuo denaro vada con te in
perdizione, perché hai osato pensare di acquistare con denaro il dono
di Dio » (At 8,20). Così si conformava alla parola di Gesù: «
Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date » (Mt 10,8).72
È impossibile appropriarsi i beni spirituali e comportarsi nei loro
confronti come un possessore o un padrone, dal momento che la loro
sorgente è in Dio. Non si può che riceverli gratuitamente da lui.
2122 « Il ministro, oltre alle offerte
determinate dalla competente autorità, per l'amministrazione dei
sacramenti non domandi nulla, evitando sempre che i più bisognosi siano
privati dell'aiuto dei sacramenti a motivo della povertà ».73
L'autorità competente determina queste « offerte » in virtù del
principio che il popolo cristiano deve concorrere al sostentamento dei
ministri della Chiesa. « L'operaio ha diritto al suo nutrimento » (Mt
10,10).74
L'ateismo
2123 « Molti nostri contemporanei [...] non
percepiscono affatto o esplicitamente rigettano l'intimo e vitale legame
con Dio, così che l'ateismo va annoverato fra le cose più gravi del
nostro tempo ».75
2124 Il termine ateismo indica fenomeni molto
diversi. Una forma frequente di esso è il materialismo pratico, che
racchiude i suoi bisogni e le sue ambizioni entro i confini dello spazio
e del tempo. L'umanesimo ateo ritiene falsamente che l'uomo « sia fine
a se stesso, unico artefice e demiurgo della propria storia ».76
Un'altra forma dell'ateismo contemporaneo si aspetta la liberazione
dell'uomo da una liberazione economica e sociale, alla quale « si
pretende che la religione sia di ostacolo, per natura sua, in quanto,
elevando la speranza dell'uomo verso una vita futura e fallace, lo
distoglierebbe dall'edificazione della città terrena ».77
2125 Per il fatto che respinge o rifiuta
l'esistenza di Dio, l'ateismo è un peccato contro la virtù della
religione.78 L'imputabilità di questa colpa può essere
fortemente attenuata dalle intenzioni e dalle circostanze. Alla genesi e
alla diffusione dell'ateismo « possono contribuire non poco i credenti,
in quanto per aver trascurato di educare la propria fede, o per una
presentazione fallace della dottrina, o anche per i difetti della
propria vita religiosa, morale e sociale, si deve dire piuttosto che
nascondono e non che manifestano il genuino volto di Dio e della
religione ».79
2126 Spesso l'ateismo si fonda su una falsa
concezione dell'autonomia umana, spinta fino al rifiuto di ogni
dipendenza nei confronti di Dio.80 In realtà, il
riconoscimento di Dio non si oppone in alcun modo alla dignità
dell'uomo, « dato che questa dignità trova proprio in Dio il suo
fondamento e la sua perfezione ».81 La Chiesa sa « che il
suo messaggio è in armonia con le aspirazioni più segrete del cuore
umano ».82
L'agnosticismo
2127 L'agnosticismo assume parecchie forme. In
certi casi l'agnostico si rifiuta di negare Dio; ammette invece
l'esistenza di un essere trascendente che non potrebbe rivelarsi e di
cui nessuno sarebbe in grado di dire niente. In altri casi l'agnostico
non si pronuncia sull'esistenza di Dio, dichiarando che è impossibile
provarla, così come è impossibile ammetterla o negarla.
2128 L'agnosticismo può talvolta racchiudere una
certa ricerca di Dio, ma può anche costituire un indifferentismo, una
fuga davanti al problema ultimo dell'esistenza e un torpore della
coscienza morale. Troppo spesso l'agnosticismo equivale a un ateismo
pratico.
IV. «Non ti farai alcuna immagine scolpita...»
2129 L'ingiunzione divina comportava il divieto
di qualsiasi rappresentazione di Dio fatta dalla mano dell'uomo. Il
Deuteronomio spiega: « Poiché non vedeste alcuna figura, quando il
Signore vi parlò sull'Oreb dal fuoco, state bene in guardia per la
vostra vita, perché non vi corrompiate e non vi facciate l'immagine
scolpita di qualche idolo » (Dt 4,15-16). È il Dio
assolutamente trascendente che si è rivelato a Israele. « Egli è
tutto », ma, al tempo stesso, è « al di sopra di tutte le sue opere
» (Sir 43,27-28). Egli è « lo stesso autore della bellezza »
(Sap 13,3).
2130 Tuttavia, fin dall'Antico Testamento, Dio ha
ordinato o permesso di fare immagini che simbolicamente conducessero
alla salvezza operata dal Verbo incarnato: così il serpente di rame,83
l'arca dell'Alleanza e i cherubini.84
2131 Fondandosi sul mistero del Verbo incarnato,
il settimo Concilio ecumenico, a Nicea (nel 787), ha giustificato,
contro gli iconoclasti, il culto delle icone: quelle di Cristo, ma anche
quelle della Madre di Dio, degli angeli e di tutti i santi.
Incarnandosi, il Figlio di Dio ha inaugurato una nuova « economia »
delle immagini.
2132 Il culto cristiano delle immagini non è
contrario al primo comandamento che proscrive gli idoli. In effetti, «
l'onore reso ad un'immagine appartiene a chi vi è rappresentato »,85
e « chi venera l'immagine, venera la realtà di chi in essa è
riprodotto ».86 L'onore tributato alle sacre immagini è una
« venerazione rispettosa », non un'adorazione che conviene solo a Dio:
« Gli atti di culto non sono rivolti alle immagini
considerate in se stesse, ma in quanto servono a raffigurare il Dio
incarnato. Ora, il moto che si volge all'immagine in quanto immagine,
non si ferma su di essa, ma tende alla realtà che essa rappresenta ».87
In sintesi
2133 « Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto
il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze » (Dt 6,5).
2134 Il primo comandamento chiama l'uomo a
credere in Dio, a sperare in lui, ad amarlo al di sopra di tutto.
2135 « Adora il Signore Dio tuo » (Mt
4,10). Adorare Dio, pregarlo, rendergli il culto che a lui è
dovuto, mantenere le promesse e i voti che a lui si sono fatti, sono
atti della virtù della religione, che esprimono l'obbedienza al primo
comandamento.
2136 Il dovere di rendere a Dio un culto
autentico riguarda l'uomo individualmente e socialmente.
2137 L'uomo deve poter professare liberamente
la religione sia in forma privata che pubblica.88
2138 La superstizione è una deviazione del
culto che rendiamo al vero Dio. Ha la sua massima espressione
nell'idolatria, come nelle varie forme di divinazione e di magia.
2139 L'azione di tentare Dio con parole o
atti, il sacrilegio, la simonia sono peccati di irreligione proibiti dal
primo comandamento.
2140 L'ateismo, in quanto respinge o rifiuta
l'esistenza di Dio, è un peccato contro il primo comandamento.
2141 Il culto delle sacre immagini è fondato
sul mistero dell'incarnazione del Verbo di Dio. Esso non è in
opposizione al primo comandamento.
ARTICOLO 2
IL SECONDO COMANDAMENTO
« Non pronuncerai invano il nome del Signore, tuo Dio
» (Es 20,7).89
« Fu detto agli antichi: "Non spergiurare"
[...]. Ma io vi dico: Non giurate affatto » (Mt 5,33-34).
I. Il nome del Signore è santo
2142 Il secondo comandamento prescrive di
rispettare il nome del Signore. Come il primo comandamento, deriva
dalla virtù della religione e regola in particolare il nostro uso della
parola a proposito delle cose sante.
2143 Tra tutte le parole della Rivelazione ve ne
è una singolare, che è la rivelazione del nome di Dio, che egli svela
a coloro che credono in lui; egli si rivela ad essi nel suo mistero
personale. Il dono del nome appartiene all'ordine della confidenza e
dell'intimità. « Il nome del Signore è santo ». Per questo l'uomo
non può abusarne. Lo deve custodire nella memoria in un silenzio di
adorazione piena d'amore.90 Non lo inserirà tra le sue
parole, se non per benedirlo, lodarlo e glorificarlo.91
2144 Il rispetto per il nome di Dio esprime
quello dovuto al suo stesso mistero e a tutta la realtà sacra da esso
evocata. Il senso del sacro fa parte della virtù della
religione:
« Il sentimento di timore e il sentimento del sacro
sono sentimenti cristiani o no? [...] Nessuno può ragionevolmente
dubitarne. Sono i sentimenti che palpiterebbero in noi, e con forte
intensità, se avessimo la visione della Maestà di Dio. Sono i
sentimenti che proveremmo se ci rendessimo conto della sua presenza.
Nella misura in cui crediamo che Dio è presente, dobbiamo avvertirli.
Se non li avvertiamo, è perché non percepiamo, non crediamo che egli
è presente ».92
2145 Il fedele deve testimoniare il nome del
Signore, confessando la propria fede senza cedere alla paura.93
L'atto della predicazione e l'atto della catechesi devono essere
compenetrati di adorazione e di rispetto per il nome del Signore nostro
Gesù Cristo.
2146 Il secondo comandamento proibisce l'abuso
del nome di Dio, cioè ogni uso sconveniente del nome di Dio, di Gesù
Cristo, della Vergine Maria e di tutti i santi.
2147 Le promesse fatte ad altri nel nome
di Dio impegnano l'onore, la fedeltà, la veracità e l'autorità
divine. Esse devono essere mantenute, per giustizia. Essere infedeli a
queste promesse equivale ad abusare del nome di Dio e, in qualche modo,
a fare di Dio un bugiardo.94
2148 La bestemmia si oppone direttamente
al secondo comandamento. Consiste nel proferire contro Dio –
interiormente o esteriormente – parole di odio, di rimprovero, di
sfida, nel parlare male di Dio, nel mancare di rispetto verso di lui nei
propositi, nell'abusare del nome di Dio. San Giacomo disapprova coloro
« che bestemmiano il bel nome [di Gesù] che è stato invocato » sopra
di loro (Gc 2,7). La proibizione della bestemmia si estende alle
parole contro la Chiesa di Cristo, i santi, le cose sacre. È blasfemo
anche ricorrere al nome di Dio per mascherare pratiche criminali,
ridurre popoli in schiavitù, torturare o mettere a morte. L'abuso del
nome di Dio per commettere un crimine provoca il rigetto della
religione.
La bestemmia è contraria al rispetto dovuto a Dio e al
suo santo nome. Per sua natura è un peccato grave.95
2149 Le imprecazioni, in cui viene
inserito il nome di Dio senza intenzione di bestemmia, sono una mancanza
di rispetto verso il Signore. Il secondo comandamento proibisce anche l'uso
magico del nome divino:
« Il nome di Dio è grande laddove lo si pronuncia
con il rispetto dovuto alla sua grandezza e alla sua maestà. Il nome
di Dio è santo laddove lo si nomina con venerazione e con il timore
di offenderlo ».96
II. Il nome di Dio pronunciato invano
2150 Il secondo comandamento proibisce il
falso giuramento. Fare promessa solenne o giurare è prendere Dio
come testimone di ciò che si afferma. È invocare la veracità divina a
garanzia della propria veracità. Il giuramento impegna il nome del
Signore. « Temerai il Signore Dio tuo, lo servirai e giurerai per il
suo nome » (Dt 6,13).
2151 Astenersi dal falso giuramento è un dovere
verso Dio. Come Creatore e Signore, Dio è la norma di ogni verità. La
parola umana è in accordo con Dio oppure in opposizione a lui che è la
stessa verità. Quando il giuramento è veridico e legittimo, mette in
luce il rapporto della parola umana con la verità di Dio. Il giuramento
falso chiama Dio ad essere testimone di una menzogna.
2152 È spergiuro colui che, sotto
giuramento, fa una promessa con l'intenzione di non mantenerla, o che,
dopo aver promesso sotto giuramento, non vi si attiene. Lo spergiuro
costituisce una grave mancanza di rispetto verso il Signore di ogni
parola. Impegnarsi con giuramento a compiere un'opera cattiva è
contrario alla santità del nome divino.
2153 Gesù ha esposto il secondo comandamento nel
discorso della montagna: « Avete inteso che fu detto agli antichi:
"Non spergiurare, ma adempi con il Signore i tuoi
giuramenti!". Ma io vi dico: non giurate affatto [...]. Sia invece
il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno » (Mt
5,33-34.37).97 Gesù insegna che ogni giuramento implica
un riferimento a Dio e che la presenza di Dio e della sua verità deve
essere onorata in ogni parola. La discrezione del ricorso a Dio nel
parlare procede di pari passo con l'attenzione rispettosa per la sua
presenza, testimoniata o schernita, in ogni nostra affermazione.
2154 Seguendo san Paolo,98 la
Tradizione della Chiesa ha inteso che la parola di Gesù non si oppone
al giuramento, allorché viene fatto per un motivo grave e giusto (per
esempio davanti ad un tribunale). « Il giuramento, ossia l'invocazione
del nome di Dio a testimonianza della verità, non può essere prestato
se non secondo verità, prudenza e giustizia ».99
2155 La santità del nome divino esige che non si
faccia ricorso ad esso per cose futili e che non si presti giuramento in
quelle circostanze in cui esso potrebbe essere interpretato come
un'approvazione del potere da cui ingiustamente venisse richiesto.
Quando il giuramento è esigito da autorità civili illegittime, può
essere rifiutato. Deve esserlo allorché è richiesto per fini contrari
alla dignità delle persone o alla comunione ecclesiale.
III. Il nome cristiano
2156 Il sacramento del Battesimo è conferito «
nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19).
Nel Battesimo il nome del Signore santifica l'uomo e il cristiano riceve
il proprio nome nella Chiesa. Può essere il nome di un santo, cioè di
un discepolo che ha vissuto con esemplare fedeltà al suo Signore. Il
patrocinio del santo offre un modello di carità ed assicura la sua
intercessione. Il « nome di Battesimo » può anche esprimere un
mistero cristiano o una virtù cristiana. « I genitori, i padrini e il
parroco abbiano cura che non venga imposto un nome estraneo al senso
cristiano ». 100
2157 Il cristiano incomincia la sua giornata, le
sue preghiere, le sue azioni con il segno della croce, « nel nome del
Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen ». Il battezzato
consacra la giornata alla gloria di Dio e invoca la grazia del
Salvatore, la quale gli permette di agire nello Spirito come figlio del
Padre. Il segno della croce ci fortifica nelle tentazioni e nelle
difficoltà.
2158 Dio chiama ciascuno per nome. 101
Il nome di ogni uomo è sacro. Il nome è l'icona della persona. Esige
il rispetto, come segno della dignità di colui che lo porta.
2159 Il nome ricevuto è un nome eterno. Nel
Regno, il carattere misterioso ed unico di ogni persona segnata dal nome
di Dio risplenderà in piena luce. « Al vincitore darò [...] una
pietruzza bianca sulla quale sta scritto un nome nuovo, che nessuno
conosce all'infuori di chi la riceve » (Ap 2,17). « Poi guardai
ed ecco l'Agnello ritto sul monte Sion e insieme
centoquarantaquattromila persone che recavano scritto sulla fronte il
suo nome e il nome del Padre suo » (Ap 14,1).
In sintesi
2160 « O Signore, nostro Dio, quanto è
grande il tuo nome su tutta la terra! » (Sal 8,2).
2161 Il secondo comandamento prescrive di
rispettare il nome del Signore. Il nome del Signore è santo.
2162 Il secondo comandamento proibisce ogni
uso sconveniente del nome di Dio. La bestemmia consiste nell'usare il
nome di Dio, di Gesù Cristo, della Vergine Maria e dei santi in un modo
ingiurioso.
2163 Il falso giuramento chiama Dio come
testimone di una menzogna. Lo spergiuro è una mancanza grave contro il
Signore, sempre fedele alle sue promesse.
2164 « Non giurare né per il Creatore, né
per la creatura, se non con verità, per necessità e con riverenza
». 102
2165 Nel Battesimo, il cristiano riceve il
proprio nome nella Chiesa. I genitori, i padrini e il parroco avranno
cura che gli venga dato un nome cristiano. Essere sotto il patrocinio di
un santo significa avere in lui un modello di carità e un sicuro
intercessore.
2166 Il cristiano incomincia le sue preghiere
e le sue azioni con il segno della croce « nel nome del Padre e
del Figlio e dello Spirito Santo. Amen ».
2167 Dio chiama ciascuno per nome.
103
ARTICOLO 3
IL TERZO COMANDAMENTO
« Ricordati del giorno di sabato per santificarlo:
sei giorni faticherai e farai ogni tuo lavoro; ma il settimo giorno è
il sabato in onore del Signore, tuo Dio: non farai alcun lavoro » (Es
20,8-10). 104
« Il sabato è stato fatto per l'uomo e non l'uomo
per il sabato! Perciò il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato
» (Mc 2,27-28).
I. Il giorno di sabato
2168 Il terzo comandamento del Decalogo ricorda
la santità del sabato: « Il settimo giorno vi sarà riposo assoluto,
sacro al Signore » (Es 31,15).
2169 La Scrittura a questo proposito fa memoria
della creazione: « Perché in sei giorni il Signore ha fatto il
cielo e la terra e il mare e quanto è in essi, ma si è riposato il
giorno settimo. Perciò il Signore ha benedetto il giorno di sabato e lo
ha dichiarato sacro » (Es 20,11).
2170 La Scrittura rivela nel giorno del Signore
anche un memoriale della liberazione di Israele dalla schiavitù
d'Egitto: « Ricordati che sei stato schiavo nel paese d'Egitto e che il
Signore tuo Dio ti ha fatto uscire di là con mano potente e braccio
teso; perciò il Signore tuo Dio ti ordina di osservare il giorno di
sabato » (Dt 5,15).
2171 Dio ha affidato a Israele il sabato perché
lo rispetti in segno dell'Alleanza perenne. 105 Il
sabato è per il Signore, santamente riservato alla lode di Dio, della
sua opera creatrice e delle sue azioni salvifiche in favore di Israele.
2172 L'agire di Dio è modello dell'agire umano.
Se Dio nel settimo giorno « si è riposato » (Es 31,17), anche
l'uomo deve « far riposo » e lasciare che gli altri, soprattutto i
poveri, « possano goder quiete ». 106 Il sabato sospende le
attività quotidiane e concede una tregua. È un giorno di protesta
contro le schiavitù del lavoro e il culto del denaro. 107
2173 Il Vangelo riferisce numerose occasioni
nelle quali Gesù viene accusato di violare la legge del sabato. Ma Gesù
non viola mai la santità di tale giorno. 108 Egli con
autorità ne dà l'interpretazione autentica: « Il sabato è stato
fatto per l'uomo e non l'uomo per il sabato » (Mc 2,27). Nella
sua bontà, Cristo ritiene lecito in giorno di sabato fare il bene
anziché il male, salvare una vita anziché toglierla. 109 Il
sabato è il giorno del Signore delle misericordie e dell'onore di Dio.
110 « Il Figlio dell'uomo è signore anche del sabato » (Mc 2,28).
II. Il giorno del Signore
« Questo è il giorno fatto dal Signore:
rallegriamoci ed esultiamo in esso » (Sal 118,24).
Il giorno della risurrezione: la nuova creazione
2174 Gesù è risorto dai morti « il primo
giorno della settimana » (Mc 16,2). 111 In quanto «
primo giorno », il giorno della risurrezione di Cristo richiama la
prima creazione. In quanto « ottavo giorno », che segue il sabato,
112 esso significa la nuova creazione inaugurata con la
risurrezione di Cristo. È diventato, per i cristiani, il primo di tutti
i giorni, la prima di tutte le feste, il giorno del Signore (º
iLD4"i¬ ºµXD", « dies dominica »), la « domenica »:
« Ci raduniamo tutti insieme nel giorno del sole,
poiché questo è il primo giorno [dopo il sabato ebraico, ma anche il
primo giorno] nel quale Dio, trasformate le tenebre e la materia, creò
il mondo; sempre in questo giorno Gesù Cristo, nostro Salvatore,
risuscitò dai morti ». 113
La domenica - compimento del sabato
2175 La domenica si distingue nettamente dal
sabato al quale, ogni settimana, cronologicamente succede, e del quale,
per i cristiani, sostituisce la prescrizione rituale. Porta a
compimento, nella pasqua di Cristo, la verità spirituale del sabato
ebraico ed annuncia il riposo eterno dell'uomo in Dio. Infatti, il culto
della Legge preparava il mistero di Cristo, e ciò che vi si compiva
prefigurava qualche aspetto relativo a Cristo: 114
« Coloro che vivevano nell'antico ordine di cose si
sono rivolti alla nuova speranza, non più guardando al sabato, ma
vivendo secondo la domenica, giorno in cui è sorta la nostra vita,
per la grazia del Signore e per la sua morte ». 115
2176 La celebrazione della domenica attua la
prescrizione morale naturalmente iscritta nel cuore dell'uomo « di
rendere a Dio un culto esteriore, visibile, pubblico e regolare nel
ricordo della sua benevolenza universale verso gli uomini ». 116
Il culto domenicale è il compimento del precetto morale dell'Antica
Alleanza, di cui riprende il ritmo e lo spirito celebrando ogni
settimana il Creatore e il Redentore del suo popolo.
L'Eucaristia domenicale
2177 La celebrazione domenicale del giorno e
dell'Eucaristia del Signore sta al centro della vita della Chiesa. « Il
giorno di domenica in cui si celebra il mistero pasquale, per la
Tradizione apostolica deve essere osservato in tutta la Chiesa come il
primordiale giorno festivo di precetto ». 117
« Ugualmente devono essere osservati i giorni del
Natale del Signore nostro Gesù Cristo, dell'Epifania, dell'Ascensione e
del santissimo Corpo e Sangue di Cristo, della santa Madre di Dio Maria,
della sua Immacolata Concezione e Assunzione, di san Giuseppe, dei santi
Apostoli Pietro e Paolo, e infine di tutti i Santi ». 118
2178 Questa pratica dell'assemblea cristiana
risale agli inizi dell'età apostolica. 119 La lettera agli
Ebrei ricorda: « Non disertando le nostre riunioni, come alcuni hanno
l'abitudine di fare, ma esortandoci a vicenda » (Eb 10,25).
La Tradizione conserva il ricordo di una esortazione
sempre attuale: « Affrettarsi verso la chiesa, avvicinarsi al Signore
e confessare i propri peccati, pentirsi durante la preghiera [...].
Assistere alla santa e divina liturgia, terminare la propria preghiera
e non uscirne prima del congedo. [...] L'abbiamo spesso ripetuto:
questo giorno vi è concesso per la preghiera e il riposo. È il
giorno fatto dal Signore. In esso rallegriamoci ed esultiamo ».
120
2179 « La parrocchia è una determinata comunità
di fedeli che viene costituita stabilmente nell'ambito di una Chiesa
particolare e la cui cura pastorale è affidata, sotto l'autorità del
Vescovo diocesano, ad un parroco quale suo proprio pastore ». 121
È il luogo in cui tutti i fedeli possono essere convocati per la
celebrazione domenicale dell'Eucaristia. La parrocchia inizia il popolo
cristiano all'espressione ordinaria della vita liturgica, lo raduna in
questa celebrazione; insegna la dottrina salvifica di Cristo; pratica la
carità del Signore in opere buone e fraterne: 122
« Tu non puoi pregare in casa come in chiesa, dove c'è
il popolo di Dio raccolto, dove il grido è elevato a Dio con un cuore
solo. [...] Là c'è qualcosa di più, l'unisono degli spiriti,
l'accordo delle anime, il legame della carità, le preghiere dei
sacerdoti ». 123
L'obbligo della domenica
2180 Il precetto della Chiesa definisce e precisa
la Legge del Signore: « La domenica e le altre feste di precetto i
fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa ». 124
« Soddisfa il precetto di partecipare alla Messa chi vi assiste
dovunque venga celebrata nel rito cattolico, o nello stesso giorno di
festa, o nel vespro del giorno precedente ». 125
2181 L'Eucaristia domenicale fonda e conferma
tutto l'agire cristiano. Per questo i fedeli sono tenuti a partecipare
all'Eucaristia nei giorni di precetto, a meno che siano giustificati da
un serio motivo (per esempio, la malattia, la cura dei lattanti) o ne
siano dispensati dal loro parroco. 126 Coloro che
deliberatamente non ottemperano a questo obbligo commettono un peccato
grave.
2182 La partecipazione alla celebrazione
comunitaria dell'Eucaristia domenicale è una testimonianza di
appartenenza e di fedeltà a Cristo e alla sua Chiesa. In questo modo i
fedeli attestano la loro comunione nella fede e nella carità. Essi
testimoniano al tempo stesso la santità di Dio e la loro speranza nella
salvezza. Si rafforzano vicendevolmente sotto l'assistenza dello Spirito
Santo.
2183 « Se per mancanza del ministro sacro o per
altra grave causa diventa impossibile la partecipazione alla
celebrazione eucaristica, si raccomanda vivamente che i fedeli prendano
parte alla liturgia della Parola, se ve n'è qualcuna nella chiesa
parrocchiale o in un altro luogo sacro, celebrata secondo le
disposizioni del Vescovo diocesano, oppure attendano per un congruo
tempo alla preghiera personalmente o in famiglia, o, secondo
l'opportunità, in gruppi di famiglie ». 127
Giorno di grazia e di cessazione dal lavoro
2184 Come Dio « cessò nel settimo giorno da
ogni suo lavoro » (Gn 2,2), così anche la vita dell'uomo è
ritmata dal lavoro e dal riposo. L'istituzione del giorno del Signore
contribuisce a dare a tutti la possibilità di godere di sufficiente
riposo e tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare,
culturale, sociale e religiosa. 128
2185 Durante la domenica e gli altri giorni
festivi di precetto, i fedeli si asterranno dal dedicarsi a lavori o
attività che impediscano il culto dovuto a Dio, la letizia propria del
giorno del Signore, la pratica delle opere di misericordia e la
necessaria distensione della mente e del corpo. 129 Le
necessità familiari o una grande utilità sociale costituiscono
giustificazioni legittime di fronte al precetto del riposo domenicale. I
fedeli vigileranno affinché legittime giustificazioni non creino
abitudini pregiudizievoli per la religione, la vita di famiglia e la
salute.
« L'amore della verità cerca il sacro tempo libero,
la necessità dell'amore accetta il giusto lavoro ». 130
2186 È doveroso per i cristiani che dispongono
di tempo libero ricordarsi dei loro fratelli che hanno i medesimi
bisogni e i medesimi diritti e non possono riposarsi a causa della
povertà e della miseria. Dalla pietà cristiana la domenica è
tradizionalmente consacrata alle opere di bene e agli umili servizi di
cui necessitano i malati, gli infermi, gli anziani. I cristiani
santificheranno la domenica anche dando alla loro famiglia e ai loro
parenti il tempo e le attenzioni che difficilmente si possono loro
accordare negli altri giorni della settimana. La domenica è un tempo
propizio per la riflessione, il silenzio, lo studio e la meditazione,
che favoriscono la crescita della vita interiore e cristiana.
2187 Santificare le domeniche e i giorni di festa
esige un serio impegno comune. Ogni cristiano deve evitare di imporre,
senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il
giorno del Signore. Quando i costumi (sport, ristoranti, ecc.) e le
necessità sociali (servizi pubblici, ecc.) richiedono a certuni un
lavoro domenicale, ognuno si senta responsabile di riservarsi un tempo
sufficiente di libertà. I fedeli avranno cura, con moderazione e carità,
di evitare gli eccessi e le violenze cui talvolta danno luogo i
divertimenti di massa. Nonostante le rigide esigenze dell'economia, i
pubblici poteri vigileranno per assicurare ai cittadini un tempo
destinato al riposo e al culto divino. I datori di lavoro hanno un
obbligo analogo nei confronti dei loro dipendenti.
2188 Nel rispetto della libertà religiosa e del
bene comune di tutti, i cristiani devono adoperarsi per far riconoscere
dalle leggi le domeniche e i giorni di festa della Chiesa come giorni
festivi. Spetta a loro offrire a tutti un esempio pubblico di preghiera,
di rispetto e di gioia e difendere le loro tradizioni come un prezioso
contributo alla vita spirituale della società umana. Se la legislazione
del paese o altri motivi obbligano a lavorare la domenica, questo giorno
sia tuttavia vissuto come il giorno della nostra liberazione, che ci fa
partecipare alla « adunanza festosa e all'assemblea dei primogeniti
iscritti nei cieli » (Eb 12,22-23).
In sintesi
2189 « Osserva il giorno di sabato per
santificarlo » (Dt 5,12). « Il settimo giorno vi sarà
riposo assoluto, sacro al Signore » (Es 31,15).
2190 Il sabato, che rappresentava il
compimento della prima creazione, è sostituito dalla domenica, che
ricorda la nuova creazione, iniziata con la risurrezione di Cristo.
2191 La Chiesa celebra il giorno della
risurrezione di Cristo nell'ottavo giorno, che si chiama giustamente
giorno del Signore, o domenica. 131
2192 « Il giorno di domenica [...] deve
essere osservato in tutta la Chiesa come il primordiale giorno festivo
di precetto ». 132 « La domenica e le altre feste di
precetto i fedeli sono tenuti all'obbligo di partecipare alla Messa
». 133
2193 « La domenica e le altre feste di
precetto i fedeli [...] si astengano [...] da quei lavori
e da quegli affari che impediscono di rendere culto a Dio e turbano la
letizia propria del giorno del Signore o il dovuto riposo della mente e
del corpo ». 134
2194 L'istituzione della domenica contribuisce
a dare a tutti la possibilità di « godere di sufficiente riposo e
tempo libero che permetta loro di curare la vita familiare, culturale,
sociale e religiosa ». 135
2195 Ogni cristiano deve evitare di imporre,
senza necessità, ad altri ciò che impedirebbe loro di osservare il
giorno del Signore.
CAPITOLO SECONDO
«AMERAI IL PROSSIMO TUO COME TE STESSO»
Gesù disse ai suoi discepoli: « Come io vi ho amato,
così amatevi anche voi gli uni gli altri » (Gv 13,34).
2196 Rispondendo alla domanda rivoltagli sul
primo dei comandamenti, Gesù disse: « Il primo è: "Ascolta,
Israele. Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai dunque il
Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua mente e con
tutta la tua forza". E il secondo è questo: "Amerai il
prossimo tuo come te stesso". Non c'è altro comandamento più
importante di questo » (Mc 12,29-31).
L'Apostolo san Paolo lo richiama: « Chi ama il suo
simile ha adempiuto la legge. Infatti, il precetto: Non commettere
adulterio, non uccidere, non rubare, non desiderare e qualsiasi
altro comandamento, si riassume in queste parole: Amerai il prossimo
tuo come te stesso. L'amore non fa nessun male al prossimo: pieno
compimento della legge è l'amore » (Rm 13,8-10).
ARTICOLO 4
IL QUARTO COMANDAMENTO
« Onora tuo padre e tua madre, perché si prolunghino
i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio » (Es 20,12).
« Stava loro sottomesso » (Lc 2,51).
Lo stesso Signore Gesù ha ricordato l'importanza di
questo « comandamento di Dio ». 136 L'Apostolo insegna:
« Figli, obbedite ai vostri genitori nel Signore, perché questo è
giusto. Onora tuo padre e tua madre: è questo il primo
comandamento associato a una promessa: perché tu sia felice e goda
di una vita lunga sopra la terra » (Ef 6,1-3). 137
2197 Il quarto comandamento apre la seconda
tavola della Legge. Indica l'ordine della carità. Dio ha voluto che,
dopo lui, onoriamo i nostri genitori ai quali dobbiamo la vita e che ci
hanno trasmesso la conoscenza di Dio. Siamo tenuti ad onorare e
rispettare tutti coloro che Dio, per il nostro bene, ha rivestito della
sua autorità.
2198 Questo comandamento è espresso nella forma
positiva di un dovere da compiere. Annunzia i comandamenti successivi,
concernenti un rispetto particolare della vita, del matrimonio, dei beni
terreni, della parola. Costituisce uno dei fondamenti della dottrina
sociale della Chiesa.
2199 Il quarto comandamento si rivolge
espressamente ai figli in ordine alle loro relazioni con il padre e con
la madre, essendo questa relazione la più universale. Concerne
parimenti i rapporti di parentela con i membri del gruppo familiare.
Chiede di tributare onore, affetto e riconoscenza ai nonni e agli
antenati. Si estende infine ai doveri degli alunni nei confronti degli
insegnanti, dei dipendenti nei confronti dei datori di lavoro, dei
subordinati nei confronti dei loro superiori, dei cittadini verso la
loro patria, verso i pubblici amministratori e i governanti.
Questo comandamento implica e sottintende i doveri dei
genitori, tutori, docenti, capi, magistrati, governanti, di tutti coloro
che esercitano un'autorità su altri o su una comunità di persone.
2200 L'osservanza del quarto comandamento
comporta una ricompensa: « Onora tuo padre e tua madre, perché si
prolunghino i tuoi giorni nel paese che ti dà il Signore, tuo Dio » (Es
20,12). 138 Il rispetto di questo comandamento procura,
insieme con i frutti spirituali, frutti temporali di pace e di prosperità.
Al contrario, la trasgressione di questo comandamento arreca gravi danni
alle comunità e alle persone umane.
I. La famiglia nel piano di Dio
Natura della famiglia
2201 La comunità coniugale è fondata sul
consenso degli sposi. Il matrimonio e la famiglia sono ordinati al bene
degli sposi e alla procreazione ed educazione dei figli. L'amore degli
sposi e la generazione dei figli stabiliscono tra i membri di una
medesima famiglia relazioni personali e responsabilità primarie.
2202 Un uomo e una donna uniti in matrimonio
formano insieme con i loro figli una famiglia. Questa istituzione
precede qualsiasi riconoscimento da parte della pubblica autorità; si
impone da sé. La si considererà come il normale riferimento, in
funzione del quale devono essere valutate le diverse forme di parentela.
2203 Creando l'uomo e la donna, Dio ha istituito
la famiglia umana e l'ha dotata della sua costituzione fondamentale. I
suoi membri sono persone uguali in dignità. Per il bene comune dei suoi
membri e della società, la famiglia comporta una diversità di
responsabilità, di diritti e di doveri.
La famiglia cristiana
2204 « La famiglia cristiana offre una
rivelazione e una realizzazione specifica della comunione ecclesiale;
anche per questo motivo, può e deve essere chiamata "Chiesa
domestica" ». 139 Essa è una comunità di fede, di
speranza e di carità; nella Chiesa riveste una singolare importanza
come è evidente nel Nuovo Testamento. 140
2205 La famiglia cristiana è una comunione di
persone, segno e immagine della comunione del Padre e del Figlio nello
Spirito Santo. La sua attività procreatrice ed educativa è il riflesso
dell'opera creatrice del Padre. La famiglia è chiamata a condividere la
preghiera e il sacrificio di Cristo. La preghiera quotidiana e la
lettura della Parola di Dio corroborano in essa la carità. La famiglia
cristiana è evangelizzatrice e missionaria.
2206 Le relazioni in seno alla famiglia
comportano un'affinità di sentimenti, di affetti e di interessi, che
nasce soprattutto dal reciproco rispetto delle persone. La famiglia è
una comunità privilegiata chiamata a realizzare un'amorevole
apertura di animo tra i coniugi e una continua collaborazione tra i
genitori nell'educazione dei figli. 141
II. La famiglia e la società
2207 La famiglia è la cellula originaria
della vita sociale. È la società naturale in cui l'uomo e la donna
sono chiamati al dono di sé nell'amore e nel dono della vita. L'autorità,
la stabilità e la vita di relazione in seno alla famiglia costituiscono
i fondamenti della libertà, della sicurezza, della fraternità
nell'ambito della società. La famiglia è la comunità nella quale, fin
dall'infanzia, si possono apprendere i valori morali, si può
incominciare ad onorare Dio e a fare buon uso della libertà. La vita di
famiglia è un'iniziazione alla vita nella società.
2208 La famiglia deve vivere in modo che i suoi
membri si aprano all'attenzione e all'impegno in favore dei giovani e
degli anziani, delle persone malate o handicappate e dei poveri.
Numerose sono le famiglie che, in certi momenti, non hanno la possibilità
di dare tale aiuto. Tocca allora ad altre persone, ad altre famiglie e,
sussidiariamente, alla società provvedere ai bisogni di costoro: « Una
religione pura e senza macchia davanti a Dio nostro Padre è questa:
soccorrere gli orfani e le vedove nelle loro afflizioni e conservarsi
puri da questo mondo » (Gc 1,27).
2209 La famiglia deve essere aiutata e difesa con
appropriate misure sociali. Là dove le famiglie non sono in grado di
adempiere alle loro funzioni, gli altri corpi sociali hanno il dovere di
aiutarle e di sostenere l'istituto familiare. In base al principio di
sussidiarietà, le comunità più grandi si guarderanno dall'usurpare le
loro prerogative o di ingerirsi nella loro vita.
2210 L'importanza della famiglia per la vita e il
benessere della società, 142 comporta per la società stessa
una particolare responsabilità nel sostenere e consolidare il
matrimonio e la famiglia. Il potere civile consideri « come un sacro
dovere rispettare, proteggere e favorire la loro vera natura, la moralità
pubblica e la prosperità domestica ». 143
2211 La comunità politica ha il dovere di
onorare la famiglia, di assisterla, e di assicurarle in particolare:
— la libertà di costituirsi, di procreare figli e di
educarli secondo le proprie convinzioni morali e religiose;
— la tutela della stabilità del vincolo coniugale e
dell'istituto familiare;
— la libertà di professare la propria fede, di
trasmetterla, di educare in essa i figli, avvalendosi dei mezzi e delle
istituzioni necessarie;
— il diritto alla proprietà privata, la libertà di
intraprendere un'attività, di procurarsi un lavoro e una casa, il
diritto di emigrare;
— il diritto, in conformità alle istituzioni dei
paesi, alle cure mediche, all'assistenza per le persone anziane, agli
assegni familiari;
— la difesa della sicurezza e della salute,
particolarmente in ordine a pericoli come la droga, la pornografia,
l'alcolismo, ecc.;
— la libertà di formare associazioni con altre
famiglie e di essere in tal modo rappresentate presso le autorità
civili. 144
2212 Il quarto comandamento illumina le altre
relazioni nella società. Nei nostri fratelli e nelle nostre sorelle
vediamo i figli dei nostri genitori; nei nostri cugini, i discendenti
dei nostri avi; nei nostri concittadini, i figli della nostra patria;
nei battezzati, i figli della Chiesa, nostra Madre; in ogni persona
umana, un figlio o una figlia di colui che vuole essere chiamato «
Padre nostro ». Conseguentemente, le nostre relazioni con il prossimo
sono di carattere personale. Il prossimo non è un « individuo » della
collettività umana; è « qualcuno » che, per le sue origini
conosciute, merita un'attenzione e un rispetto singolari.
2213 Le comunità umane sono composte di
persone. Il loro buon governo non si limita alla garanzia dei
diritti e all'osservanza dei doveri, come pure al rispetto dei
contratti. Giuste relazioni tra imprenditori e dipendenti, governanti e
cittadini presuppongono la naturale benevolenza conforme alla dignità
delle persone umane, cui stanno a cuore la giustizia e la fraternità.
III. Doveri dei membri della famiglia
Doveri dei figli
2214 La paternità divina è la sorgente della
paternità umana; 145 è la paternità divina che fonda
l'onore dovuto ai genitori. Il rispetto dei figli, minorenni o adulti,
per il proprio padre e la propria madre 146 si nutre
dell'affetto naturale nato dal vincolo che li unisce. Questo rispetto è
richiesto dal comando divino. 147
2215 Il rispetto per i genitori (pietà
filiale) è fatto di riconoscenza verso coloro che, con il
dono della vita, il loro amore e il loro lavoro, hanno messo al mondo i
loro figli e hanno loro permesso di crescere in età, in sapienza e in
grazia. « Onora tuo padre con tutto il cuore e non dimenticare i dolori
di tua madre. Ricorda che essi ti hanno generato; che darai loro in
cambio di quanto ti hanno dato? » (Sir 7,27-28).
2216 Il rispetto filiale si manifesta anche
attraverso la vera docilità e la vera obbedienza: « Figlio mio,
osserva il comando di tuo padre, non disprezzare l'insegnamento di tua
madre [...]. Quando cammini ti guideranno; quando riposi, veglieranno su
di te; quando ti desti, ti parleranno » (Prv 6,20-22). « Il
figlio saggio ama la disciplina, lo spavaldo non ascolta il rimprovero
» (Prv 13,1).
2217 Per tutto il tempo in cui vive nella casa
dei suoi genitori, il figlio deve obbedire ad ogni loro richiesta
motivata dal suo proprio bene o da quello della famiglia. « Figli,
obbedite ai genitori in tutto; ciò è gradito al Signore » (Col 3,20).
148 I figli devono anche obbedire agli ordini ragionevoli dei loro
educatori e di tutti coloro ai quali i genitori li hanno affidati. Ma se
in coscienza sono persuasi che è moralmente riprovevole obbedire a un
dato ordine, non vi obbediscano.
Crescendo, i figli continueranno a rispettare i loro
genitori. Preverranno i loro desideri, chiederanno spesso i loro
consigli, accetteranno i loro giustificati ammonimenti. Con
l'emancipazione cessa l'obbedienza dei figli verso i genitori, ma non il
rispetto che ad essi è sempre dovuto. Questo trova, in realtà, la sua
radice nel timore di Dio, uno dei doni dello Spirito Santo.
2218 Il quarto comandamento ricorda ai figli
divenuti adulti le loro responsabilità verso i genitori. Nella
misura in cui possono, devono dare loro l'aiuto materiale e morale,
negli anni della vecchiaia e in tempo di malattia, di solitudine o di
indigenza. Gesù richiama questo dovere di riconoscenza. 149
« Il Signore vuole che il padre sia onorato dai
figli, ha stabilito il diritto della madre sulla prole. Chi onora il
padre espia i peccati, chi riverisce la madre è come chi accumula
tesori. Chi onora il padre avrà gioia dai propri figli, sarà
esaudito nel giorno della sua preghiera. Chi riverisce suo padre vivrà
a lungo; chi obbedisce al Signore dà consolazione alla madre » (Sir
3,2-6).
« Figlio, soccorri tuo padre nella vecchiaia, non
contristarlo durante la sua vita. Anche se perdesse il senno,
compatiscilo e non disprezzarlo mentre sei nel pieno del vigore. [...]
Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la madre
è maledetto dal Signore » (Sir 3,12-13.16).
2219 Il rispetto filiale favorisce l'armonia di
tutta la vita familiare; concerne anche le relazioni tra fratelli e
sorelle. Il rispetto verso i genitori si riflette su tutto
l'ambiente familiare. « Corona dei vecchi sono i figli dei figli » (Prv
17,6). « Con ogni umiltà, mansuetudine e pazienza » sopportatevi
« a vicenda con amore » (Ef 4,2).
2220 I cristiani devono una speciale gratitudine
a coloro dai quali hanno ricevuto il dono della fede, la grazia del
Battesimo e la vita nella Chiesa. Può trattarsi dei genitori, di altri
membri della famiglia, dei nonni, di Pastori, di catechisti, di altri
maestri o amici. « Mi ricordo della tua fede schietta, fede che fu
prima nella tua nonna Lòide, poi in tua madre Eunice, e ora, ne sono
certo, anche in te » (2 Tm 1,5).
Doveri dei genitori
2221 La fecondità dell'amore coniugale non si
riduce alla sola procreazione dei figli, ma deve estendersi alla loro
educazione morale e alla loro formazione spirituale. La funzione
educativa dei genitori « è tanto importante che, se manca, può a
stento essere supplita ». 150 Il diritto e il dovere
dell'educazione sono, per i genitori, primari e inalienabili. 151
2222 I genitori devono considerare i loro figli
come figli di Dio e rispettarli come persone umane.
Educano i loro figli ad osservare la Legge di Dio mostrandosi essi
stessi obbedienti alla volontà del Padre dei cieli.
2223 I genitori sono i primi responsabili
dell'educazione dei loro figli. Testimoniano tale responsabilità
innanzi tutto con la creazione di una famiglia, in cui la
tenerezza, il perdono, il rispetto, la fedeltà e il servizio
disinteressato rappresentano la norma. Il focolare domestico è un luogo
particolarmente adatto per educare alle virtù. Questa educazione
richiede che si impari l'abnegazione, un retto modo di giudicare, la
padronanza di sé, condizioni di ogni vera libertà. I genitori
insegneranno ai figli a subordinare « le dimensioni materiali e
istintive a quelle interiori e spirituali ». 152 I genitori
hanno anche la grave responsabilità di dare ai loro figli buoni esempi.
Riconoscendo con franchezza davanti ai figli le proprie mancanze,
saranno meglio in grado di guidarli e di correggerli:
« Chi ama il proprio figlio usa spesso la frusta
[...]. Chi corregge il proprio figlio ne trarrà vantaggio » (Sir 30,1-2).
« E voi, padri, non inasprite i vostri figli, ma allevateli
nell'educazione e nella disciplina del Signore » (Ef 6,4).
2224 Il focolare domestico costituisce l'ambito
naturale per l'iniziazione dell'essere umano alla solidarietà e alle
responsabilità comunitarie. I genitori insegneranno ai figli a
guardarsi dai compromessi e dagli sbandamenti che minacciano le società
umane.
2225 Dalla grazia del sacramento del Matrimonio i
genitori hanno ricevuto la responsabilità e il privilegio di evangelizzare
i loro figli. Li inizieranno, fin dai primi anni di vita, ai misteri
della fede dei quali essi, per i figli, sono « i primi annunziatori ».
153 Li faranno partecipare alla vita della Chiesa fin dalla più
tenera età. I modi di vivere in famiglia possono sviluppare le
disposizioni affettive che, per l'intera esistenza, costituiscono
autentiche condizioni preliminari e sostegni di una fede viva.
2226 L'educazione alla fede da parte dei
genitori deve incominciare fin dalla più tenera età dei figli. Essa si
realizza già allorché i membri della famiglia si aiutano a crescere
nella fede attraverso la testimonianza di una vita cristiana vissuta in
conformità al Vangelo. La catechesi familiare precede, accompagna e
arricchisce le altre forme d'insegnamento della fede. I genitori hanno
la missione di insegnare ai figli a pregare e a scoprire la loro
vocazione di figli di Dio. 154 La parrocchia è la comunità
eucaristica e il cuore della vita liturgica delle famiglie cristiane; è
un luogo privilegiato della catechesi dei figli e dei genitori.
2227 I figli, a loro volta, contribuiscono alla crescita
dei propri genitori nella santità. 155 Tutti e
ciascuno, con generosità e senza mai stancarsi, si concederanno
vicendevolmente il perdono che le offese, i litigi, le ingiustizie e le
infedeltà esigono. L'affetto reciproco lo suggerisce. La carità di
Cristo lo richiede. 156
2228 Durante l'infanzia, il rispetto e l'affetto
dei genitori si esprimono innanzi tutto nella cura e nell'attenzione
prodigate nell'allevare i propri figli, e nel provvedere ai loro
bisogni materiali e spirituali. Durante la loro crescita, il
medesimo rispetto e la medesima dedizione portano i genitori ad educare
i figli al retto uso della ragione e della libertà.
2229 Primi responsabili dell'educazione dei
figli, i genitori hanno il diritto di scegliere per loro una scuola rispondente
alle proprie convinzioni. È, questo, un diritto fondamentale. I
genitori, nei limiti del possibile, hanno il dovere di scegliere le
scuole che li possano aiutare nel migliore dei modi nel loro compito di
educatori cristiani. 157 I pubblici poteri hanno il dovere di
garantire tale diritto dei genitori e di assicurare le condizioni
concrete per poterlo esercitare.
2230 Diventando adulti, i figli hanno il dovere e
il diritto di scegliere la propria professione e il proprio stato di
vita. Assumeranno queste nuove responsabilità in un rapporto
confidente con i loro genitori, ai quali chiederanno e dai quali
riceveranno volentieri avvertimenti e consigli. I genitori avranno cura
di non costringere i figli né quanto alla scelta della professione, né
quanto a quella del coniuge. Questo dovere di discrezione non impedisce
loro, anzi tutt'altro, di aiutarli con sapienti consigli,
particolarmente quando progettano di fondare una famiglia.
2231 Alcuni non si sposano, al fine di prendersi
cura dei propri genitori, o dei propri fratelli e sorelle, di dedicarsi
più esclusivamente ad una professione o per altri validi motivi.
Costoro possono grandemente contribuire al bene della famiglia umana.
IV. La famiglia e il Regno
2232 I vincoli familiari, sebbene importanti, non
sono però assoluti. Quanto più il figlio cresce verso la propria
maturità e autonomia umane e spirituali, tanto più la sua specifica
vocazione, che viene da Dio, si fa chiara e forte. I genitori
rispetteranno tale chiamata e favoriranno la risposta dei propri figli a
seguirla. È necessario convincersi che la prima vocazione del cristiano
è di seguire Gesù: 158 « Chi ama il padre o la
madre più di me, non è degno di me; chi ama il figlio o la figlia più
di me, non è degno di me » (Mt 10,37).
2233 Diventare discepolo di Gesù significa
accettare l'invito ad appartenere alla famiglia di Dio, a
condurre una vita conforme al suo modo di vivere: « Chiunque fa la
volontà del Padre mio che è nei cieli, questi è per me fratello,
sorella e madre » (Mt 12,50).
I genitori accoglieranno e rispetteranno con gioia e
rendimento di grazie la chiamata rivolta dal Signore a qualcuno dei loro
figli a seguirlo nella verginità per il Regno, nella vita consacrata o
nel ministero sacerdotale.
V. Le autorità nella società civile
2234 Il quarto comandamento di Dio ci prescrive
anche di onorare tutti coloro che, per il nostro bene, hanno ricevuto da
Dio un'autorità nella società. Mette in luce tanto i doveri di chi
esercita l'autorità quanto quelli di chi ne beneficia.
Doveri delle autorità civili
2235 Coloro che sono rivestiti d'autorità, la
devono esercitare come un servizio. « Colui che vorrà diventare grande
tra voi, si farà vostro servo » (Mt 20,26). L'esercizio di
un'autorità è moralmente delimitato dalla sua origine divina, dalla
sua natura ragionevole e dal suo oggetto specifico. Nessuno può
comandare o istituire ciò che è contrario alla dignità delle persone
e alla legge naturale.
2236 L'esercizio dell'autorità mira a rendere
evidente una giusta gerarchia dei valori al fine di facilitare
l'esercizio della libertà e della responsabilità di tutti. I superiori
attuino con saggezza la giustizia distributiva, tenendo conto dei
bisogni e della collaborazione di ciascuno, e in vista della concordia e
della pace. Abbiano cura che le norme e le disposizioni che danno non
inducano in tentazione opponendo l'interesse personale a quello della
comunità. 159
2237 I poteri politici sono tenuti a
rispettare i diritti fondamentali della persona umana. Cercheranno di
attuare con umanità la giustizia, nel rispetto del diritto di ciascuno,
soprattutto delle famiglie e dei diseredati.
I diritti politici connessi con la cittadinanza possono
e devono essere concessi secondo le esigenze del bene comune. Non
possono essere sospesi dai pubblici poteri senza un motivo legittimo e
proporzionato. L'esercizio dei diritti politici è finalizzato al bene
comune della nazione e della comunità umana.
Doveri dei cittadini
2238 Coloro che sono sottomessi all'autorità
considereranno i loro superiori come rappresentanti di Dio, che li ha
costituiti ministri dei suoi doni: 160 « State sottomessi ad
ogni istituzione umana per amore del Signore [...]. Comportatevi come
uomini liberi, non servendovi della libertà come di un velo per coprire
la malizia, ma come servitori di Dio » (1 Pt 2,13.16). La leale
collaborazione dei cittadini comporta il diritto, talvolta il dovere, di
fare le giuste rimostranze su ciò che a loro sembra nuocere alla dignità
delle persone e al bene della comunità.
2239 È dovere dei cittadini dare il
proprio apporto ai poteri civili per il bene della società in spirito
di verità, di giustizia, di solidarietà e di libertà. L'amore e il
servizio della patria derivano dal dovere di riconoscenza e
dall'ordine della carità. La sottomissione alle autorità legittime e
il servizio del bene comune esigono dai cittadini che essi compiano la
loro funzione nella vita della comunità politica.
2240 La sottomissione all'autorità e la
corresponsabilità nel bene comune comportano l'esigenza morale del
versamento delle imposte, dell'esercizio del diritto di voto, della
difesa del paese:
« Rendete a ciascuno ciò che gli è dovuto: a chi il
tributo il tributo; a chi le tasse le tasse; a chi il timore il
timore; a chi il rispetto il rispetto » (Rm 13,7).
I cristiani « abitano nella propria patria, ma come
pellegrini; partecipano alla vita pubblica come cittadini, ma da tutto
sono staccati come stranieri [...]. Obbediscono alle leggi vigenti, ma
con la loro vita superano le leggi [...]. Così eccelso è il posto
loro assegnato da Dio, e non è lecito disertarlo ». 161
L'Apostolo ci esorta ad elevare preghiere ed azioni di
grazie « per i re e per tutti quelli che stanno al potere, perché
possiamo trascorrere una vita calma e tranquilla con tutta pietà e
dignità » (1 Tm 2,2).
2241 Le nazioni più ricche sono tenute ad
accogliere, nella misura del possibile, lo straniero alla ricerca
della sicurezza e delle risorse necessarie alla vita, che non gli è
possibile trovare nel proprio paese di origine. I pubblici poteri
avranno cura che venga rispettato il diritto naturale, che pone l'ospite
sotto la protezione di coloro che lo accolgono.
Le autorità politiche, in vista del bene comune, di cui
sono responsabili, possono subordinare l'esercizio del diritto di
immigrazione a diverse condizioni giuridiche, in particolare al rispetto
dei doveri dei migranti nei confronti del paese che li accoglie.
L'immigrato è tenuto a rispettare con riconoscenza il patrimonio
materiale e spirituale del paese che lo ospita, ad obbedire alle sue
leggi, a contribuire ai suoi oneri.
2242 Il cittadino è obbligato in coscienza a non
seguire le prescrizioni delle autorità civili quando tali precetti sono
contrari alle esigenze dell'ordine morale, ai diritti fondamentali delle
persone o agli insegnamenti del Vangelo. Il rifiuto d'obbedienza alle
autorità civili, quando le loro richieste contrastano con quelle della
retta coscienza, trova la sua giustificazione nella distinzione tra il
servizio di Dio e il servizio della comunità politica. « Rendete [...]
a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio » (Mt 22,21).
« Bisogna obbedire a Dio piuttosto che agli uomini » (At 5,29).
« Dove i cittadini sono oppressi da un'autorità
pubblica che va al di là delle sue competenze, essi non ricusino
quelle cose che sono oggettivamente richieste dal bene comune; sia però
loro lecito difendere i diritti propri e dei propri concittadini
contro gli abusi di questa autorità, nel rispetto dei limiti dettati
dalla legge naturale ed evangelica ». 162
2243 La resistenza all'oppressione del
potere politico non ricorrerà legittimamente alle armi, salvo quando
sussistano tutte insieme le seguenti condizioni: 1. in caso di
violazioni certe, gravi e prolungate dei diritti fondamentali; 2. dopo
che si siano tentate tutte le altre vie; 3. senza che si provochino
disordini peggiori; 4. qualora vi sia una fondata speranza di successo;
5. se è impossibile intravedere ragionevolmente soluzioni migliori.
La comunità politica e la Chiesa
2244 Ogni istituzione si ispira, anche
implicitamente, ad una visione dell'uomo e del suo destino, da cui
deriva i propri criteri di giudizio, la propria gerarchia dei valori, la
propria linea di condotta. Nella maggior parte delle società le
istituzioni fanno riferimento ad una certa preminenza dell'uomo sulle
cose. Solo la Religione divinamente rivelata ha chiaramente riconosciuto
in Dio, Creatore e Redentore, l'origine e il destino dell'uomo. La
Chiesa invita i poteri politici a riferire i loro giudizi e le loro
decisioni a tale ispirazione della verità su Dio e sull'uomo.
Le società che ignorano questa ispirazione o la
rifiutano in nome della loro indipendenza in rapporto a Dio, sono
spinte a cercare in se stesse oppure a mutuare da una ideologia i loro
riferimenti e il loro fine e, non tollerando che sia affermato un
criterio oggettivo del bene e del male, si arrogano sull'uomo e sul
suo destino un potere assoluto, dichiarato o non apertamente ammesso,
come dimostra la storia. 163
2245 « La Chiesa, che, a motivo della sua
missione e della sua competenza, non si confonde in alcun modo con la
comunità politica, [...] è ad un tempo il segno e la salvaguardia del
carattere trascendente della persona umana ». 164 La Chiesa
« rispetta e promuove anche la libertà politica e la responsabilità
dei cittadini ». 165
2246 È proprio della missione della Chiesa «
dare il suo giudizio morale anche su cose che riguardano l'ordine
politico, quando ciò sia richiesto dai diritti fondamentali della
persona e dalla salvezza delle anime. E questo farà utilizzando tutti e
solo quei mezzi che sono conformi al Vangelo e al bene di tutti, secondo
la diversità dei tempi e delle situazioni ». 166
In sintesi
2247 « Onora tuo padre e tua madre » (Dt
5,16; Mc 7,10).
2248 Secondo il quarto comandamento, Dio ha
voluto che, dopo lui, onoriamo i nostri genitori e coloro che egli, per
il nostro bene, ha rivestito d'autorità.
2249 La comunità coniugale è stabilita
sull'alleanza e sul consenso degli sposi. Il matrimonio e la famiglia
sono ordinati al bene dei coniugi, alla procreazione e all'educazione
dei figli.
2250 « La salvezza della persona e della
società umana e cristiana è strettamente connessa con una felice
situazione della comunità coniugale e familiare ». 167
2251 I figli devono ai loro genitori rispetto,
riconoscenza, giusta obbedienza e aiuto. Il rispetto filiale favorisce
l'armonia di tutta la vita familiare.
2252 I genitori sono i primi responsabili
dell'educazione dei propri figli alla fede, alla preghiera e a tutte le
virtù. Hanno il dovere di pr