Il Credo
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Simbolo degli Apostoli226
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Credo niceno-costantinopolitano227
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Io credo in Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra.
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Credo in un solo Dio, Padre onnipotente,
Creatore del cielo e della terra,
di tutte le cose visibili e invisibili.
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E in Gesù Cristo, suo unico Figlio,
nostro Signore,
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Credo in un solo Signore, Gesù Cristo,
Unigenito Figlio di Dio,
nato dal Padre prima di tutti i secoli:
Dio da Dio, Luce da Luce,
Dio vero da Dio vero,
generato, non creato,
della sostanta del Padre;
per mezzo di Lui tutte le cose
sono state create.
Per noi uomini e per la nostra salvezza
discese dal cielo,
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il quale fu concepito di Spirito Santo,
nacque da Maria Vergine,
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e per opera dello Spirito Santo
si è incarnato nel seno della Vergine Maria
e si è fatto uomo.
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patì sotto Ponzio Pilato,
fu crocifisso, morì e fu sepolto;
discese agli inferi;
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Fu crocifisso per noi sotto Ponzio Pilato
morì e fu sepolto.
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il terzo giorno risuscitò da morte;
salì al cielo,
siede alla destra di Dio Padre onnipotente:
di là verrà a giudicare i vivi e i morti.
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Il terzo giorno è risuscitato,
secondo le Scritture,
è salito al cielo, siede alla destra del Padre.
E di nuovo verrà, nella gloria
per giudicare i vivi e i morti
e il suo regno non avrà fine.
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Credo nello Spirito Santo,
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Credo nello Spirito Santo,
che è Signore e dà la vita,
e procede dal Padre e dal Figlio.
Con il Padre e il Figlio
è adorato e glorificato,
e ha parlato per mezzo dei profeti.
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la santa Chiesa cattolica,
la comunione dei santi,
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Credo la Chiesa,
una santa cattolica e apostolica.
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.
la remissione dei peccati,
la risurrezione della carne,
la vita eterna.
Amen.
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Professo un solo Battesimo
per il perdono dei peccati.
Aspetto la risurrezione dei morti
e la vita del mondo che verrà.
Amen.
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SEZIONE SECONDA:
LA PROFESSIONE DELLA FEDE CRISTIANA
I SIMBOLI DELLA FEDE
185 Chi dice: « Io credo », dice: « Io
aderisco a ciò che noi crediamo ». La comunione nella fede richiede un
linguaggio comune della fede, normativo per tutti e che unisca nella
medesima confessione di fede.
186 Fin dalle origini, la Chiesa apostolica ha
espresso e trasmesso la propria fede in formule brevi e normative per
tutti. 228 Ma molto presto la Chiesa ha anche voluto riunire
l'essenziale della sua fede in compendi organici e articolati, destinati
in particolare ai candidati al Battesimo.
« Il simbolo della fede non fu composto secondo
opinioni umane, ma consiste nella raccolta dei punti salienti, scelti
da tutta la Scrittura, così da dare una dottrina completa della fede.
E come il seme della senape racchiude in un granellino molti rami, così
questo compendio della fede racchiude tutta la conoscenza della vera
pietà contenuta nell'Antico e nel Nuovo Testamento ». 229
187 Tali sintesi della fede vengono chiamate «
professioni di fede », perché riassumono la fede professata dai
cristiani. Vengono chiamate « Credo » a motivo di quella che
normalmente ne è la prima parola: « Io credo ». Sono anche dette «
Simboli della fede ».
188 La parola greca « symbolon » indicava la metà
di un oggetto spezzato (per esempio un sigillo) che veniva presentato
come un segno di riconoscimento. Le parti rotte venivano ricomposte per
verificare l'identità di chi le portava. Il « Simbolo della fede » è
quindi un segno di riconoscimento e di comunione tra i credenti. «
Symbolon » passò poi a significare raccolta, collezione o sommario. Il « Simbolo
della fede » è la raccolta delle principali verità della fede. Da qui
deriva il fatto che esso costituisce il primo e fondamentale punto di
riferimento della catechesi.
189 La prima « professione di fede » si fa al
momento del Battesimo. Il « Simbolo della fede » è innanzi tutto il
Simbolo battesimale. Poiché il Battesimo viene dato « nel nome
del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19), le
verità di fede professate al momento del Battesimo sono articolate in
base al loro riferimento alle tre Persone della Santa Trinità.
190 Il Simbolo è quindi diviso in tre parti: «
La prima è consacrata allo studio di Dio Padre e dell'opera mirabile
della creazione; la seconda allo studio di Gesù Cristo e del mistero
della redenzione; la terza allo studio dello Spirito Santo, principio e
sorgente della nostra santificazione ». 230 Sono questi « i
tre capitoli del nostro sigillo [battesimale] ». 231
191 « Queste tre parti sono distinte, sebbene
legate tra loro. In base a un paragone spesso usato dai Padri, noi li
chiamiamo articoli. Infatti, come nelle nostre membra ci sono certe
articolazioni che le distinguono e le separano, così, in questa
professione di fede, giustamente e a buon diritto si è data la
denominazione di articoli alle verità che dobbiamo credere in
particolare e in maniera distinta». 232 Secondo un'antica
tradizione, attestata già da sant'Ambrogio, si è anche soliti contare dodici
articoli del Credo, simboleggiando con il numero degli Apostoli
l'insieme della fede apostolica. 233
192 Nel corso dei secoli si sono avute numerose
professioni o simboli della fede, in risposta ai bisogni delle diverse
epoche: i Simboli delle varie Chiese apostoliche e antiche, 234
il Simbolo « Quicumque », detto di sant'Atanasio, 235 le
professioni di fede di certi Concili (di Toledo; 236
Lateranense; 237 di Lione; 238 di Trento 239),
o di alcuni Sommi Pontefici, come: la « fides Damasi » 240
o « Il Credo del popolo di Dio » di Paolo VI (1968). 241
193 Nessuno dei Simboli delle diverse tappe della
vita della Chiesa può essere considerato sorpassato ed inutile. Essi ci
aiutano a vivere e ad approfondire oggi la fede di sempre attraverso i
vari compendi che ne sono stati fatti. Fra tutti i Simboli della fede,
due occupano un posto specialissimo nella vita della Chiesa:
194 Il Simbolo degli Apostoli, così
chiamato perché a buon diritto è ritenuto il riassunto fedele della
fede degli Apostoli. È l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di
Roma. La sua grande autorità gli deriva da questo fatto: « È il
Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove ebbe la sua sede Pietro, il
primo tra gli Apostoli, e dove egli portò l'espressione della fede
comune ». 242
195 Il Simbolo detto niceno-costantinopolitano,
il quale trae la sua grande autorità dal fatto di essere frutto dei
primi due Concili Ecumenici (325 e 381). È tuttora comune a tutte le
grandi Chiese dell'Oriente e dell'Occidente.
196 La nostra esposizione della fede seguirà il
Simbolo degli Apostoli, che rappresenta, per così dire, « il più
antico catechismo romano ». L'esposizione però sarà completata con
costanti riferimenti al Simbolo niceno-costantinopolitano, in molti
punti più esplicito e più dettagliato.
197 Come al giorno del nostro Battesimo, quando
tutta la nostra vita è stata affidata « a quella forma di insegnamento
» (Rm 6,17), accogliamo il Simbolo della nostra fede, la quale dà
la vita. Recitare con fede il Credo significa entrare in comunione con
Dio, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo, ed anche con tutta la
Chiesa che ci trasmette la fede e nel seno della quale noi crediamo:
« Questo Simbolo è un sigillo spirituale, è la
meditazione del nostro cuore e ne è come una difesa sempre presente:
senza dubbio è il tesoro che custodiamo nel nostro animo». 243
CAPITOLO PRIMO
IO CREDO IN DIO PADRE
198 La nostra professione di fede
incomincia con Dio, perché Dio è « il primo e l'ultimo » (Is 44,6),
il principio e la fine di tutto. Il Credo incomincia con Dio Padre,
perché il Padre è la prima Persona divina della Santissima Trinità.
Il nostro Simbolo incomincia con la creazione del cielo e della terra,
perché la creazione è l'inizio e il fondamento di tutte le opere di
Dio.
ARTICOLO 1
«IO CREDO IN DIO, PADRE ONNIPOTENTE,
CREATORE DEL CIELO E DELLA TERRA»
Paragrafo 1
IO CREDO IN DIO
199 « Io credo in Dio »: questa prima
affermazione della professione di fede è anche la più importante,
quella fondamentale. Tutto il Simbolo parla di Dio, e, se parla anche
dell'uomo e del mondo, lo fa in rapporto a Dio. Gli articoli del Credo
dipendono tutti dal primo, così come i comandamenti sono
l'esplicitazione del primo. Gli altri articoli ci fanno meglio conoscere
Dio, quale si è rivelato progressivamente agli uomini. « Giustamente
quindi i cristiani affermano per prima cosa di credere in Dio ».
244
I. «Credo in un solo Dio»
200 Con queste parole incomincia il Simbolo
niceno-costantinopolitano. La confessione dell'unicità di Dio, che ha
la sua radice nella rivelazione divina dell'Antica Alleanza, è
inseparabile da quella dell'esistenza di Dio ed è altrettanto
fondamentale. Dio è uno: non c'è che un solo Dio: « La fede cristiana
crede e professa un solo Dio, uno per natura, per sostanza e per essenza
». 245
201 A Israele, suo eletto, Dio si è rivelato
come l'Unico: « Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il
Signore è uno solo. Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore,
con tutta l'anima e con tutte le forze » (Dt 6,4-5). Per mezzo
dei profeti, Dio invita Israele e tutte le nazioni a volgersi a lui,
l'Unico: « Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra,
perché io sono Dio; non ce n'è altri... davanti a me si piegherà ogni
ginocchio, per me giurerà ogni lingua. Si dirà: "Solo nel Signore
si trovano vittoria e potenza" » (Is 45,22-24). 246
202 Gesù stesso conferma che Dio è « l'unico
Signore » e che lo si deve amare con tutto il cuore, con tutta l'anima,
con tutta la mente, con tutte le forze. 247 Nello stesso
tempo lascia capire che egli pure è « il Signore ». 248
Confessare che « Gesù è Signore » è lo specifico della fede
cristiana. Ciò non contrasta con la fede nel Dio Uno. Credere nello
Spirito Santo « che è Signore e dà la vita » non introduce alcuna
divisione nel Dio Uno:
« Crediamo fermamente e confessiamo apertamente che
uno solo è il vero Dio, eterno e immenso, onnipotente, immutabile,
incomprensibile e ineffabile, Padre, Figlio e Spirito Santo: tre
Persone, ma una sola essenza, sostanza, cioè natura assolutamente
semplice ». 249
II. Dio rivela il suo nome
203 Dio si è rivelato a Israele, suo popolo,
facendogli conoscere il suo nome. Il nome esprime l'essenza, l'identità
della persona e il senso della sua vita. Dio ha un nome. Non è una
forza anonima. Svelare il proprio nome è farsi conoscere agli altri; in
qualche modo è consegnare se stesso rendendosi accessibile, capace
d'essere conosciuto più intimamente e di essere chiamato personalmente.
204 Dio si è rivelato al suo popolo
progressivamente e sotto diversi nomi; ma la rivelazione del nome divino
fatta a Mosè nella teofania del roveto ardente, alle soglie dell'Esodo
e dell'Alleanza del Sinai, si è mostrata come la rivelazione
fondamentale per l'Antica e la Nuova Alleanza.
Il Dio vivente
205 Dio chiama Mosè dal mezzo di un roveto che
brucia senza consumarsi, e gli dice: « Io sono il Dio di tuo padre, il
Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe » (Es 3,6).
Dio è il Dio dei padri, colui che aveva chiamato e guidato i patriarchi
nelle loro peregrinazioni. È il Dio fedele e compassionevole che si
ricorda di loro e delle sue promesse; egli viene per liberare i loro
discendenti dalla schiavitù. Egli è il Dio che, al di là dello spazio
e del tempo, può questo e lo vuole e che, per questo disegno, metterà
in atto la sua onnipotenza.
«Io sono colui che sono»
Mosè disse a Dio: « Ecco, io arrivo dagli Israeliti
e dico loro: "Il Dio dei vostri padri mi ha mandato a voi".
Ma mi diranno: "Come si chiama?". E io che cosa risponderò
loro? ». Dio disse a Mosè: « Io sono colui che sono! ». Poi disse:
« Dirai agli Israeliti: "Io-Sono" mi ha mandato a voi.
[...] Questo è il mio nome per sempre: questo è il titolo con cui
sarò ricordato di generazione in generazione » (Es 3,13-15).
206 Rivelando il suo nome misterioso di YHWH, «
Io sono colui che è » oppure « Io sono colui che sono » o anche «
Io sono chi Io sono », Dio dice chi egli è e con quale nome lo si deve
chiamare. Questo nome divino è misterioso come Dio è mistero. E ad un
tempo un nome rivelato e quasi il rifiuto di un nome; proprio per questo
esprime, come meglio non si potrebbe, la realtà di Dio, infinitamente
al di sopra di tutto ciò che possiamo comprendere o dire: egli è il «
Dio nascosto» (Is 45,15), il suo nome è ineffabile, 250
ed è il Dio che si fa vicino agli uomini.
207 Rivelando il suo nome, Dio rivela al tempo
stesso la sua fedeltà che è da sempre e per sempre, valida per il
passato (« Io sono il Dio dei tuoi padri », Es 3,6), come per
l'avvenire (« Io sarò con te », Es 3,12). Dio che rivela il
suo nome come « Io Sono » si rivela come il Dio che è sempre là,
presente accanto al suo popolo per salvarlo.
208 Di fronte alla presenza affascinante e
misteriosa di Dio, l'uomo scopre la propria piccolezza. Davanti al
roveto ardente, Mosè si toglie i sandali e si vela il viso 251
al cospetto della santità divina. Davanti alla gloria del Dio tre volte
santo, Isaia esclama: « Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle
labbra impure io sono » (Is 6,5). Davanti ai segni divini che
Gesù compie, Pietro esclama: « Signore, allontanati da me che sono un
peccatore » (Lc 5,8). Ma poiché Dio è santo, può perdonare
all'uomo che davanti a lui si riconosce peccatore: « Non darò sfogo
all'ardore della mia ira, [...] perché sono Dio e non uomo, sono il
Santo in mezzo a te » (Os 11,9). Anche l'apostolo Giovanni dirà:
« Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci
rimproveri. Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cosa » (1
Gv 3,19-20).
209 Il popolo d'Israele non pronuncia il nome di
Dio, per rispetto alla sua santità. Nella lettura della Sacra Scrittura
il nome rivelato è sostituito con il titolo divino « Signore » («
Adonai », in greco « Kyrios »). Con questo titolo si proclamerà la divinità di
Gesù: « Gesù è il Signore ».
«Dio di misericordia e di pietà»
210 Dopo il peccato di Israele, che si è
allontanato da Dio per adorare il vitello d'oro, 252 Dio
ascolta l'intercessione di Mosè ed acconsente a camminare in mezzo ad
un popolo infedele, manifestando in tal modo il suo amore. 253
A Mosè che chiede di vedere la sua gloria, Dio risponde: « Farò
passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome:
Signore [YHWH], davanti a te » (Es 33,18-19). E il Signore passa
davanti a Mosè e proclama: « Il Signore, il Signore [YHWH, YHWH], Dio
misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà
» (Es 34,6). Mosè allora confessa che il Signore è un Dio che
perdona. 254
211 Il nome divino « Io Sono » o « Egli E »
esprime la fedeltà di Dio il quale, malgrado l'infedeltà degli uomini
e il castigo che il loro peccato merita, « conserva il suo favore per
mille generazioni » (Es 34,7). Dio rivela di essere « ricco di
misericordia » (Ef 2,4) arrivando a dare il suo Figlio. Gesù,
donando la vita per liberarci dal peccato, rivelerà che anch'egli porta
il nome divino: « Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora
saprete che "Io Sono" » (Gv 8,28).
Dio solo è
212 Lungo i secoli, la fede d'Israele ha potuto
sviluppare ed approfondire le ricchezze contenute nella rivelazione del
nome divino. Dio è unico, fuori di lui non ci sono dei. 255
Egli trascende il mondo e la storia. È lui che ha fatto il cielo e la
terra: « Essi periranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste
[...] ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine » (Sal 102,27-28).
In lui « non c'è variazione né ombra di cambiamento » (Gc 1,17).
Egli è « colui che è » da sempre e per sempre, e perciò resta
sempre fedele a se stesso ed alle sue promesse.
213 La rivelazione del nome ineffabile: « Io
sono colui che sono » contiene dunque la verità che Dio solo È. In
questo senso già la traduzione dei Settanta e, sulla sua scia, la
Tradizione della Chiesa hanno inteso il nome divino: Dio è la pienezza
dell'Essere e di ogni perfezione, senza origine e senza fine. Mentre
tutte le creature hanno ricevuto da lui tutto ciò che sono e che hanno,
egli solo è il suo stesso essere ed è da se stesso tutto ciò che è.
III. Dio, «colui che è», è verità e amore
214 Dio, « colui che è », si è rivelato a
Israele come colui che è « ricco di grazia e di fedeltà » (Es 34,6).
Questi due termini esprimono in modo sintetico le ricchezze del nome
divino. In tutte le sue opere Dio mostra la sua benevolenza, la sua bontà,
la sua grazia, il suo amore; ma anche la sua affidabilità, la sua
costanza, la sua fedeltà, la sua verità. « Rendo grazie al tuo nome
per la tua fedeltà e la tua misericordia » (Sal 138,2).
256 Egli è la verità, perché « Dio è luce e in lui non ci
sono tenebre » (1 Gv 1,5); egli è « amore », come insegna
l'apostolo Giovanni (1 Gv 4,8).
Dio è verità
215 « La verità è principio della tua parola,
resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia » (Sal 119,160).
« Ora, Signore, tu sei Dio, e le tue parole sono verità » (2 Sam 7,28);
per questo le promesse di Dio si realizzano sempre. 257 Dio
è la stessa verità, le sue parole non possono ingannare. Proprio per
questo ci si può affidare con piena fiducia alla verità e alla fedeltà
della sua parola in ogni cosa. L'origine del peccato e della caduta
dell'uomo fu una menzogna del tentatore, che indusse a dubitare della
parola di Dio, della sua bontà e della sua fedeltà.
216 La verità di Dio è la sua sapienza che
regge tutto l'ordine della creazione e del governo del mondo. 258
Dio che, da solo, ha creato il cielo e la terra, 259 può
donare, egli solo, la vera conoscenza di ogni cosa creata nella sua
relazione con lui. 260
217 Dio è veritiero anche quando rivela se
stesso: « un insegnamento fedele » è « sulla sua bocca » (Ml 2,6).
Quando manderà il suo Figlio « nel mondo », sarà « per rendere
testimonianza alla verità» (Gv 18,37): « Sappiamo che il
Figlio di Dio è venuto e ci ha dato l'intelligenza per conoscere il
vero Dio » (1 Gv 5,20). 261
Dio è amore
218 Israele, nel corso della sua storia, ha
potuto scoprire che uno solo era il motivo per cui Dio gli si era
rivelato e lo aveva scelto fra tutti i popoli perché gli appartenesse:
il suo amore gratuito. 262 Ed Israele, per mezzo dei profeti,
ha compreso che, ancora per amore, Dio non ha mai cessato di salvarlo
263 e di perdonargli la sua infedeltà e i suoi peccati. 264
219 L'amore di Dio per Israele è paragonato
all'amore di un padre per il proprio figlio. 265 È un amore
più forte dell'amore di una madre per i suoi bambini. 266
Dio ama il suo popolo più di quanto uno sposo ami la propria sposa;
267 questo amore vincerà anche le più gravi infedeltà; 268
arriverà fino al dono più prezioso: « Dio ha tanto amato il mondo da
dare il suo Figlio unigenito » (Gv 3,16).
220 L'amore di Dio è « eterno » (Is 54,8):
« Anche se i monti si spostassero e i colli vacillassero, non si
allontanerebbe da te il mio affetto » (Is 54,10). « Ti ho amato
di un amore eterno, per questo ti conservo ancora pietà » (Ger 31,3).
221 Ma san Giovanni si spingerà oltre
affermando: « Dio è amore » (1 Gv 4,8.16): l'Essere stesso di
Dio è amore. Mandando, nella pienezza dei tempi, il suo Figlio
unigenito e lo Spirito d'amore, Dio rivela il suo segreto più intimo:
269 è lui stesso eterno scambio d'amore: Padre, Figlio e Spirito
Santo, e ci ha destinati ad esserne partecipi.
IV. Conseguenze della fede in un solo Dio
222 Credere in Dio, l'Unico, ed amarlo con tutto
il proprio essere comporta per tutta la nostra vita enormi conseguenze:
223 Conoscere la grandezza e la maestà di Dio:
« Ecco, Dio è così grande, che non lo comprendiamo » (Gb 36,26).
Proprio per questo Dio deve essere « servito per primo ». 270
224 Vivere in rendimento di grazie: se Dio
è l'Unico, tutto ciò che siamo e tutto ciò che abbiamo viene da lui:
« Che cosa mai possiedi che tu non abbia ricevuto? » (1 Cor 4,7).
« Che cosa renderò al Signore per quanto mi ha dato? » (Sal 116,12).
225 Conoscere l'unità e la vera dignità di
tutti gli uomini: tutti sono fatti « a immagine e somiglianza di
Dio » (Gn 1,26).
226 Usare rettamente le cose create: la
fede nell'unico Dio ci conduce ad usare tutto ciò che non è lui nella
misura in cui ci avvicina a lui, e a staccarcene nella misura in cui da
lui ci allontana. 271
« Mio Signore e mio Dio, togli da me quanto mi
allontana da te.
Mio Signore e mio Dio, dammi tutto ciò che mi conduce a te.
Mio Signore e mio Dio, toglimi a me e dammi tutto a te ». 272
227 Fidarsi di Dio in ogni circostanza,
anche nelle avversità. Una preghiera di santa Teresa di Gesù esprime
ciò mirabilmente:
« Niente ti turbi niente ti spaventi.
Tutto passa Dio non cambia.
La pazienza ottiene tutto.
Chi ha Dio non manca di nulla.
Dio solo basta ». 273
In sintesi
228 « Ascolta, Israele: il Signore è il
nostro Dio, il Signore è uno solo... » (Dt 6,4; Mc 12,29).
« L'Essere supremo deve necessariamente essere unico, cioè senza
eguali. [...] Se Dio non è unico, non è Dio ». 274
229 La fede in Dio ci conduce a volgerci a lui
solo come alla nostra prima origine e al nostro ultimo fine, e a non
anteporre o sostituire nulla a lui.
230 Dio, mentre si rivela, rimane un mistero
ineffabile: « Se lo comprendessi, non sarebbe Dio ».
275
231 Il Dio della nostra fede si è rivelato
come colui che è; si è fatto conoscere come « ricco di grazia
e di misericordia » (Es 34,6). Il suo Essere stesso è
verità e amore.
Paragrafo 2
IL PADRE
I. «Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo»
232 I cristiani vengono battezzati « nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo » (Mt 28,19).
Prima rispondono: « Credo » alla triplice domanda con cui ad essi si
chiede di confessare la loro fede nel Padre, nel Figlio e nello Spirito:
« Fides omnium christianorum in Trinitate consistit – La fede di
tutti i cristiani si fonda sulla Trinità ». 276
233 I cristiani sono battezzati « nel nome »
– e non « nei nomi » – del Padre e del Figlio e dello Spirito
Santo; 277 infatti non vi è che un solo Dio, il Padre
onnipotente e il Figlio suo unigenito e lo Spirito Santo: la Santissima
Trinità.
234 Il mistero della Santissima Trinità è il
mistero centrale della fede e della vita cristiana. È il mistero di Dio
in se stesso. È quindi la sorgente di tutti gli altri misteri della
fede; è la luce che li illumina. È l'insegnamento fondamentale ed
essenziale nella « gerarchia delle verità » di fede. 278
«Tutta la storia della salvezza è la storia del rivelarsi del Dio vero
e unico: Padre, Figlio e Spirito Santo, il quale riconcilia e unisce a sé
coloro che sono separati dal peccato ». 279
235 In questo paragrafo, si esporrà in breve in
qual modo è stato rivelato il mistero della Beata Trinità (I), come la
Chiesa ha formulato la dottrina della fede in questo mistero (II), e
infine, come, attraverso le missioni divine del Figlio e dello Spirito
Santo, Dio Padre realizza il suo « benevolo disegno » di creazione,
redenzione e santificazione (III).
236 I Padri della Chiesa fanno una distinzione
tra la « Theologia » e l'« Oikonomia », designando con il primo
termine il mistero della vita intima del Dio-Trinità, e con il secondo
tutte le opere di Dio, con le quali egli si rivela e comunica la sua
vita. Attraverso l'Economia ci è rivelata la Teologia;
ma, inversamente, è la Teologia che illumina tutta l'Economia.
Le opere di Dio rivelano chi egli è in se stesso; e, inversamente,
il mistero del suo Essere intimo illumina l'intelligenza di tutte le sue
opere. Avviene così, analogicamente, tra le persone umane. La persona
si mostra attraverso le sue azioni, e, quanto più conosciamo una
persona, tanto più comprendiamo le sue azioni.
237 La Trinità è un mistero della fede in senso
stretto, uno dei « misteri nascosti in Dio, che non possono essere
conosciuti se non sono divinamente rivelati ». 280
Indubbiamente Dio ha lasciato tracce del suo essere trinitario
nell'opera della creazione e nella sua rivelazione lungo il corso
dell'Antico Testamento. Ma l'intimità del suo Essere come Trinità
Santa costituisce un mistero inaccessibile alla sola ragione, come pure
alla fede d'Israele, prima dell'incarnazione del Figlio di Dio e
dell'invio dello Spirito Santo.
II. La rivelazione di Dio come Trinità
Il Padre rivelato dal Figlio
238 In molte religioni Dio viene invocato come «
Padre ». Spesso la divinità è considerata come « padre degli dèi e
degli uomini ». Presso Israele, Dio è chiamato Padre in quanto
Creatore del mondo. 281 Ancor più Dio è Padre in forza
dell'Alleanza e del dono della Legge fatto a Israele, suo « figlio
primogenito » (Es 4,22). È anche chiamato Padre del re
d'Israele. 282 In modo particolarissimo egli è « il Padre
dei poveri », dell'orfano, della vedova, che sono sotto la sua
protezione amorosa. 283
239 Chiamando Dio con il nome di « Padre », il
linguaggio della fede mette in luce soprattutto due aspetti: che Dio è
origine primaria di tutto e autorità trascendente, e che, al tempo
stesso, è bontà e sollecitudine d'amore per tutti i suoi figli. Questa
tenerezza paterna di Dio può anche essere espressa con l'immagine della
maternità, 284 che indica ancor meglio l'immanenza di Dio,
l'intimità tra Dio e la sua creatura. Il linguaggio della fede si rifà
così all'esperienza umana dei genitori che, in certo qual modo, sono
per l'uomo i primi rappresentanti di Dio. Tale esperienza, però, mostra
anche che i genitori umani possono sbagliare e sfigurare il volto della
paternità e della maternità. Conviene perciò ricordare che Dio
trascende la distinzione umana dei sessi. Egli non è né uomo né
donna, egli è Dio. Trascende pertanto la paternità e la maternità
umane, 285 pur essendone l'origine e il modello: 286
nessuno è padre quanto Dio.
240 Gesù ha rivelato che Dio è « Padre » in
un senso inaudito: non lo è soltanto in quanto Creatore; egli è
eternamente Padre in relazione al Figlio suo unigenito, il quale non è
eternamente Figlio se non in relazione al Padre suo: « Nessuno conosce
il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e
colui al quale il Figlio lo voglia rivelare » (Mt 11,27).
241 Per questo gli Apostoli confessano Gesù come
« il Verbo » che « in principio [...] era presso Dio e il Verbo era
Dio » (Gv 1,1), come colui che « è immagine del Dio invisibile
» (Col 1,15) e « irradiazione della sua gloria e impronta della
sua sostanza » (Eb 1,3).
242 Sulla loro scia, seguendo la Tradizione
apostolica, la Chiesa nel 325, nel primo Concilio Ecumenico di Nicea, ha
confessato che il Figlio è « consostanziale al Padre », 287
cioè un solo Dio con lui. Il secondo Concilio Ecumenico, riunito a
Costantinopoli nel 381, ha conservato tale espressione nella sua
formulazione del Credo di Nicea ed ha confessato « il Figlio unigenito
di Dio, generato dal Padre prima di tutti i secoli, Luce da Luce, Dio
vero da Dio vero, generato non creato, della stessa sostanza del Padre
». 288
Il Padre e il Figlio rivelati dallo Spirito
243 Prima della sua pasqua, Gesù annunzia
l'invio di un « altro Paraclito » (Difensore), lo Spirito Santo. Lo
Spirito che opera fin dalla creazione, 289 che già aveva «
parlato per mezzo dei profeti»,290 dimorerà presso i
discepoli e sarà in loro, 291 per insegnare loro ogni cosa
292 e guidarli « alla verità tutta intera » (Gv 16,13).
Lo Spirito Santo è in tal modo rivelato come un'altra Persona divina in
rapporto a Gesù e al Padre.
244 L'origine eterna dello Spirito si rivela
nella sua missione nel tempo. Lo Spirito Santo è inviato agli Apostoli
e alla Chiesa sia dal Padre nel nome del Figlio, sia dal Figlio in
persona, dopo il suo ritorno al Padre. 293 L'invio della
Persona dello Spirito dopo la glorificazione di Gesù 294
rivela in pienezza il mistero della Santissima Trinità.
245 La fede apostolica riguardante lo Spirito è
stata confessata dal secondo Concilio Ecumenico nel 381 a
Costantinopoli: crediamo « nello Spirito Santo, che è Signore e dà la
vita, e procede dal Padre ». 295 Così la Chiesa riconosce
il Padre come « la fonte e l'origine di tutta la divinità ». 296
L'origine eterna dello Spirito Santo non è tuttavia senza legame con
quella del Figlio: « Lo Spirito Santo, che è la terza Persona della
Trinità, è Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio, della stessa
sostanza e anche della stessa natura. [...] Tuttavia, non si dice che
egli è soltanto lo Spirito del Padre, ma che è, ad un tempo, lo
Spirito del Padre e del Figlio ». 297 Il Credo del Concilio
di Costantinopoli della Chiesa confessa: « Con il Padre e il Figlio è
adorato e glorificato ». 298
246 La tradizione latina del Credo confessa che
lo Spirito « procede dal Padre e dal Figlio [Filioque] ».
Il Concilio di Firenze, nel 1439, esplicita: « Lo Spirito Santo ha la
sua essenza e il suo essere sussistente ad un tempo dal Padre e dal
Figlio e [...] procede eternamente dall'uno e dall'altro come da un solo
principio e per una sola spirazione [...]. E poiché tutto quello che è
del Padre, lo stesso Padre lo ha donato al suo unico Figlio generandolo,
ad eccezione del suo essere Padre, anche questo procedere dello Spirito
Santo a partire dal Figlio, lo riceve dall'eternità dal suo Padre che
ha generato il Figlio stesso ». 299
247 L'affermazione del Filioque mancava
nel Simbolo confessato a Costantinopoli nel 381. Ma, sulla base di
un'antica tradizione latina e alessandrina, il Papa san Leone l'aveva già
dogmaticamente confessata nel 447, 300 prima che Roma
conoscesse e ricevesse, nel 451, durante il Concilio di Calcedonia, il
Simbolo del 381. L'uso di questa formula nel Credo è entrato a poco a
poco nella liturgia latina (tra i secoli VIII e XI). L'introduzione
della parola Filioque nel Simbolo niceno-costantinopolitano da
parte della liturgia latina costituisce tuttavia, ancora oggi, un punto
di divergenza con le Chiese ortodosse.
248 La tradizione orientale mette innanzi tutto
in rilievo che il Padre, in rapporto allo Spirito, è l'origine prima.
Confessando che lo Spirito « procede dal Padre » (Gv 15,26),
afferma che lo Spirito procede dal Padre attraverso il
Figlio. 301 La tradizione occidentale dà maggior risalto
alla comunione consostanziale tra il Padre e il Figlio affermando che lo
Spirito procede dal Padre e dal Figlio (Filioque). Lo dice «
lecitamente e ragionevolmente »; 302 infatti l'ordine eterno
delle Persone divine nella loro comunione consostanziale implica che il
Padre sia l'origine prima dello Spirito in quanto « principio senza
principio », 303 ma pure che, in quanto Padre del Figlio
unigenito, egli con lui sia « l'unico principio dal quale procede lo
Spirito Santo ». 304 Questa legittima complementarità, se
non viene inasprita, non scalfisce l'identità della fede nella realtà
del medesimo mistero confessato.
III. La Santissima Trinità nella dottrina della fede
La formazione del dogma trinitario
249 La verità rivelata della Santissima Trinità
è stata, fin dalle origini, alla radice della fede vivente della
Chiesa, principalmente per mezzo del Battesimo. Trova la sua espressione
nella regola della fede battesimale, formulata nella predicazione, nella
catechesi e nella preghiera della Chiesa. Simili formulazioni compaiono
già negli scritti apostolici, come ad esempio questo saluto, ripreso
nella liturgia eucaristica: « La grazia del Signore Gesù Cristo,
l'amore di Dio e la comunione dello Spirito Santo siano con tutti voi »
(2 Cor 13,13). 305
250 Nel corso dei primi secoli, la Chiesa ha
cercato di formulare in maniera più esplicita la sua fede trinitaria,
sia per approfondire la propria intelligenza della fede, sia per
difenderla contro errori che la alteravano. Fu questa l'opera degli
antichi Concili, aiutati dalla ricerca teologica dei Padri della Chiesa
e sostenuti dal senso della fede del popolo cristiano.
251 Per la formulazione del dogma della Trinità,
la Chiesa ha dovuto sviluppare una terminologia propria ricorrendo a
nozioni di origine filosofica: « sostanza », « persona » o «
ipostasi », « relazione », ecc. Così facendo, non ha sottoposto la
fede ad una sapienza umana, ma ha dato un significato nuovo, insolito a
questi termini assunti ora a significare anche un mistero inesprimibile,
« infinitamente al di là di tutto ciò che possiamo concepire a misura
d'uomo ». 306
252 La Chiesa adopera il termine « sostanza »
(reso talvolta anche con « essenza » o « natura ») per designare
l'Essere divino nella sua unità, il termine « persona » o « ipostasi
» per designare il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo nella loro reale
distinzione reciproca, il termine « relazione » per designare il fatto
che la distinzione tra le Persone divine sta nel riferimento delle une
alle altre.
Il dogma della Santissima Trinità
253 La Trinità è Una. Noi non
confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone: « la Trinità
consostanziale ». 307 Le Persone divine non si dividono
l'unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: « Il Padre
è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo
Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio
quanto alla natura ». 308 « Ognuna delle tre Persone è
quella realtà, cioè la sostanza, l'essenza o la natura divina ».
309
254 Le Persone divine sono realmente distinte
tra loro. « Dio è unico ma non solitario ». 310 «Padre»,
«Figlio» e «Spirito Santo» non sono semplicemente nomi che indicano
modalità dell'Essere divino; essi infatti sono realmente distinti tra
loro: « Il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo
Spirito Santo non è il Padre o il Figlio ». 311 Sono
distinti tra loro per le loro relazioni di origine: « È il Padre che
genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede ».
312 L'Unità divina è Trina.
255 Le Persone divine sono relative le une
alle altre. La distinzione reale delle Persone divine tra loro,
poiché non divide l'unità divina, risiede esclusivamente nelle
relazioni che le mettono in riferimento le une alle altre: « Nei nomi
relativi delle Persone, il Padre è riferito al Figlio, il Figlio al
Padre, lo Spirito Santo all'uno e all'altro; quando si parla di queste
tre Persone considerandone le relazioni, si crede tuttavia in una sola
natura o sostanza ». 313 Infatti « tutto è una cosa sola
in loro, dove non si opponga la relazione ». 314 « Per
questa unità il Padre è tutto nel Figlio, tutto nello Spirito Santo;
il Figlio tutto nel Padre, tutto nello Spirito Santo; lo Spirito Santo
è tutto nel Padre, tutto nel Figlio ». 315
256 Ai catecumeni di Costantinopoli san Gregorio
Nazianzeno, detto anche « il Teologo », consegna questa sintesi della
fede trinitaria:
« Innanzi tutto, conservatemi questo prezioso
deposito, per il quale io vivo e combatto, con il quale voglio morire,
che mi rende capace di sopportare ogni male e di disprezzare tutti i
piaceri: intendo dire la professione di fede nel Padre, nel Figlio e
nello Spirito Santo. Io oggi ve la affido. Con essa fra poco vi
immergerò nell'acqua e da essa vi trarrò. Ve la dono, questa
professione, come compagna e patrona di tutta la vostra vita. Vi do
una sola divinità e potenza, che è Uno in Tre, e contiene i Tre in
modo distinto. Divinità senza differenza di sostanza o di natura,
senza grado superiore che eleva, o inferiore che abbassa [...]. Di tre
infiniti è l'infinita connaturalità. Ciascuno considerato in sé è
Dio tutto intiero [...]. Dio le tre Persone considerate insieme [...].
Ho appena incominciato a pensare all'Unità ed eccomi immerso nello
splendore della Trinità. Ho appena incominciato a pensare alla Trinità
ed ecco che l'Unità mi sazia... ». 316
IV. Le operazioni divine e le missioni trinitarie
257 « O lux, beata Trinitas et principalis
Unitas – O luce, Trinità beata e originaria Unità! ». 317
Dio è eterna beatitudine, vita immortale, luce senza tramonto. Dio è
amore: Padre, Figlio e Spirito Santo. Dio liberamente vuole comunicare
la gloria della sua vita beata. Tale è il disegno della « sua
benevolenza » (Ef 1,9), disegno che ha concepito prima della
creazione del mondo nel suo Figlio diletto, « predestinandoci ad essere
suoi figli adottivi per opera di Gesù Cristo » (Ef 1,5), cioè
« ad essere conformi all'immagine del Figlio suo » (Rm 8,29),
in forza dello « Spirito da figli adottivi » (Rm 8,15). Questo
progetto è una « grazia che ci è stata data... fin dall'eternità »
(2 Tm 1,9) e che ha come sorgente l'amore trinitario. Si dispiega
nell'opera della creazione, in tutta la storia della salvezza dopo la
caduta, nella missione del Figlio e in quella dello Spirito, che si
prolunga nella missione della Chiesa. 318
258 Tutta l'Economia divina è l'opera comune
delle tre Persone divine. Infatti, la Trinità, come ha una sola e
medesima natura, così ha una sola e medesima operazione. 319
« Il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo non sono tre principi della
creazione, ma un solo principio ». 320 Tuttavia, ogni
Persona divina compie l'operazione comune secondo la sua personale
proprietà. Così la Chiesa rifacendosi al Nuovo Testamento 321
professa: « Uno infatti è Dio Padre, dal quale sono tutte le cose; uno
il Signore Gesù Cristo, mediante il quale sono tutte le cose; uno è lo
Spirito Santo, nel quale sono tutte le cose ». 322 Le
missioni divine dell'incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito
Santo sono quelle che particolarmente manifestano le proprietà delle
Persone divine.
259 Tutta l'economia divina, opera comune e
insieme personale, fa conoscere tanto la proprietà delle Persone
divine, quanto la loro unica natura. Parimenti, tutta la vita cristiana
è comunione con ognuna delle Persone divine, senza in alcun modo
separarle. Chi rende gloria al Padre lo fa per il Figlio nello Spirito
Santo; chi segue Cristo, lo fa perché il Padre lo attira 323
e perché lo Spirito lo guida. 324
260 Il fine ultimo dell'intera economia divina è
che tutte le creature entrino nell'unità perfetta della Beatissima
Trinità. 325 Ma fin d'ora siamo chiamati ad essere abitati
dalla Santissima Trinità. Dice infatti il Signore: « Se uno mi ama,
osserverà la mia parola e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui e
prenderemo dimora presso di lui » (Gv 14,23):
« O mio Dio, Trinità che adoro, aiutami a
dimenticarmi completamente, per stabilirmi in te, immobile e serena
come se la mia anima fosse già nell'eternità; nulla possa turbare la
mia pace né farmi uscire da te, o mio Immutabile, ma che ogni minuto
mi porti più addentro nella profondità del tuo mistero! Pacifica la
mia anima; fanne il tuo cielo, la tua dimora amata e il luogo del tuo
riposo. Che io non ti lasci mai sola, ma che sia lì, con tutta me
stessa, tutta vigile nella mia fede, tutta adorante, tutta offerta
alla tua azione creatrice ». 326
In sintesi
261 Il mistero della Santissima Trinità è il
mistero centrale della fede e della vita cristiana. Soltanto Dio può
darcene la conoscenza rivelandosi come Padre, Figlio e Spirito Santo.
262 L'incarnazione del Figlio di Dio rivela
che Dio è il Padre eterno e che il Figlio è consostanziale al Padre,
cioè che in lui e con lui è lo stesso unico Dio.
263 La missione dello Spirito Santo, che il
Padre manda nel nome del Figlio 327 e che il Figlio
manda « dal Padre » (Gv 15,26), rivela che egli
è con loro lo stesso unico Dio. « Con il Padre e il Figlio è
adorato e glorificato ». 328
264 « Lo Spirito Santo procede,
primariamente, dal Padre e, per il dono eterno che il Padre ne fa al
Figlio, procede dal Padre e dal Figlio in comunione ». 329
265 Attraverso la grazia del Battesimo « nel
nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19),
siamo chiamati ad aver parte alla vita della Beata Trinità, quaggiù
nell'oscurità della fede, e, oltre la morte, nella luce eterna.
330
266 « La fede cattolica consiste nel venerare
un Dio solo nella Trinità, e la Trinità nell'Unità, senza confusione
di Persone né separazione della sostanza: altra infatti è la Persona
del Padre, altra quella del Figlio, altra quella dello Spirito Santo; ma
unica è la divinità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo,
uguale la gloria, coeterna la maestà ». 331
267 Inseparabili nella loro sostanza, le
Persone divine sono inseparabili anche nelle loro operazioni. Ma
nell'unica operazione divina ogni Persona manifesta ciò che le è
proprio nella Trinità, soprattutto nelle missioni divine
dell'incarnazione del Figlio e del dono dello Spirito Santo.
Paragrafo 3
ONNIPOTENTE
268 Di tutti gli attributi divini, nel Simbolo si
nomina soltanto l'onnipotenza di Dio: confessarla è di grande
importanza per la nostra vita. Noi crediamo che tale onnipotenza è universale,
perché Dio, che tutto ha creato, 332 tutto governa e
tutto può; amante, perché Dio è nostro Padre; 333 misteriosa,
perché soltanto la fede può riconoscere allorché « si manifesta
nella debolezza » (2 Cor 12,9). 334
«Egli opera tutto ciò che vuole» (Sal
115,3)
269 Le Sacre Scritture affermano a più riprese
la potenza universale di Dio. Egli è detto « il Potente di
Giacobbe » (Gn 49,24; Is 1,24 e altrove), « il Signore
degli eserciti », « il Forte, il Potente » (Sal 24,8-10). Se
Dio è onnipotente « in cielo e sulla terra » (Sal 135,6), è
perché lui stesso li ha fatti. Nulla quindi gli è impossibile 335
e dispone della sua opera come gli piace; 336 egli è il
Signore dell'universo, di cui ha fissato l'ordine che rimane a lui
interamente sottoposto e disponibile; egli è il Padrone della storia:
muove i cuori e guida gli avvenimenti secondo il suo beneplacito.
337 « Prevalere con la forza ti è sempre possibile; chi potrà
opporsi al potere del tuo braccio? » (Sap 11,21).
« Hai compassione di tutti, perché tutto tu puoi »
(Sap 11,23)
270 Dio è Padre onnipotente. La sua
paternità e la sua potenza si illuminano a vicenda. Infatti, egli
mostra la sua onnipotenza paterna attraverso il modo con cui si prende
cura dei nostri bisogni; 338 attraverso l'adozione filiale
che ci dona (« Sarò per voi come un padre, e voi mi sarete come figli
e figlie, dice il Signore onnipotente »: 2 Cor 6,18); infine
attraverso la sua infinita misericordia, dal momento che egli manifesta
al massimo grado la sua potenza perdonando liberamente i peccati.
271 L'onnipotenza divina non è affatto
arbitraria: « In Dio la potenza e l'essenza, la volontà e
l'intelligenza, la sapienza e la giustizia sono una sola ed identica
cosa, di modo che nulla può esserci nella potenza divina che non possa
essere nella giusta volontà di Dio o nella sua sapiente intelligenza».
339
Il mistero dell'apparente impotenza di Dio
272 La fede in Dio Padre onnipotente può essere
messa alla prova dall'esperienza del male e della sofferenza. Talvolta
Dio può sembrare assente ed incapace di impedire il male. Ora, Dio
Padre ha rivelato nel modo più misterioso la sua onnipotenza nel
volontario abbassamento e nella risurrezione del Figlio suo, per mezzo
dei quali ha vinto il male. Cristo crocifisso è quindi « potenza di
Dio e sapienza di Dio. Perché ciò che è stoltezza di Dio è più
sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte
degli uomini » (1 Cor 1,25). Nella risurrezione e nella
esaltazione di Cristo il Padre ha dispiegato « l'efficacia della sua
forza » e ha manifestato « la straordinaria grandezza della sua
potenza verso di noi credenti » (Ef 1,19-22).
273 Soltanto la fede può aderire alle vie
misteriose dell'onnipotenza di Dio. Per questa fede, ci si gloria delle
proprie debolezze per attirare su di sé la potenza di Cristo. 340
Di questa fede il supremo modello è la Vergine Maria: ella ha creduto
che « nulla è impossibile a Dio » (Lc 1,37) e ha potuto
magnificare il Signore: « Grandi cose ha fatto in me l'Onnipotente e
santo è il suo nome » (Lc 1,49).
274 « La ferma persuasione dell'onnipotenza
divina vale più di ogni altra cosa a corroborare in noi il doveroso
sentimento della fede e della speranza. La nostra ragione, conquistata
dall'idea della divina onnipotenza, assentirà, senza più dubitare, a
qualunque cosa sia necessario credere, per quanto possa essere grande e
meravigliosa o superiore alle leggi e all'ordine della natura. Anzi,
quanto più sublimi saranno le verità da Dio rivelate, tanto più
agevolmente riterrà di dovervi assentire ». 341
In sintesi
275 Con Giobbe, il giusto, noi confessiamo: «
Comprendo che puoi tutto e che nessuna cosa è impossibile per te
» (Gb 42,2).
276 Fedele alla testimonianza della Scrittura,
la Chiesa rivolge spesso la sua preghiera al « Dio onnipotente
ed eterno » (« Omnipotens sempiterne Deus... »), credendo
fermamente che « nulla è impossibile a Dio » (Lc 1,37).
342
277 Dio manifesta la sua onnipotenza
convertendoci dai nostri peccati e ristabilendoci nella sua amicizia con
la grazia (« Deus, qui omnipotentiam tuam parcendo maxime et miserando
manifestas... – O Dio, che riveli la tua onnipotenza soprattutto con
la misericordia e il perdono...»).343
278 Senza credere che l'amore di Dio è
onnipotente, come credere che il Padre abbia potuto crearci, il Figlio
riscattarci, lo Spirito Santo santificarci?
Paragrafo 4
CREATORE
279 « In principio Dio creò il cielo e
la terra » (Gn 1,1). Con queste solenni parole incomincia la
Sacra Scrittura. Il Simbolo della fede le riprende confessando Dio Padre
onnipotente come « Creatore del cielo e della terra », 344
« di tutte le cose visibili e invisibili ». 345 Parleremo
perciò innanzi tutto del Creatore, poi della sua creazione, infine
della caduta a causa del peccato, da cui Gesù Cristo, il Figlio di Dio,
è venuto a risollevarci.
280 La creazione è il fondamento di «
tutti i progetti salvifici di Dio », « l'inizio della storia della
salvezza », 346 che culmina in Cristo. Inversamente, il
mistero di Cristo è la luce decisiva sul mistero della creazione:
rivela il fine in vista del quale, « in principio, Dio creò il cielo e
la terra » (Gn 1,1): dalle origini, Dio pensava alla gloria
della nuova creazione in Cristo. 347
281 Per questo le letture della Veglia pasquale,
celebrazione della nuova creazione in Cristo, iniziano con il racconto
della creazione; parimenti, nella liturgia bizantina, il racconto della
creazione è sempre la prima lettura delle vigilie delle grandi feste
del Signore. Secondo la testimonianza degli antichi, l'istruzione dei
catecumeni per il Battesimo segue lo stesso itinerario. 348
I. La catechesi sulla creazione
282 La catechesi sulla creazione è di capitale
importanza. Concerne i fondamenti stessi della vita umana e cristiana:
infatti esplicita la risposta della fede cristiana agli interrogativi
fondamentali che gli uomini di ogni tempo si sono posti: « Da dove
veniamo? », « Dove andiamo? », « Qual è la nostra origine? », «
Quale il nostro fine? », « Da dove viene e dove va tutto ciò che
esiste? ». Le due questioni, quella dell'origine e quella del fine,
sono inseparabili. Sono decisive per il senso e l'orientamento della
nostra vita e del nostro agire.
283 La questione delle origini del mondo e
dell'uomo è oggetto di numerose ricerche scientifiche, che hanno
straordinariamente arricchito le nostre conoscenze sull'età e le
dimensioni del cosmo, sul divenire delle forme viventi, sull'apparizione
dell'uomo. Tali scoperte ci invitano ad una sempre maggiore ammirazione
per la grandezza del Creatore, e a ringraziarlo per tutte le sue opere e
per l'intelligenza e la sapienza di cui fa dono agli studiosi e ai
ricercatori. Con Salomone costoro possono dire: « Egli mi ha concesso
la conoscenza infallibile delle cose, per comprendere la struttura del
mondo e la forza degli elementi [...]; perché mi ha istruito la
Sapienza, artefice di tutte le cose » (Sap 7,17-21).
284 Il grande interesse di cui sono oggetto
queste ricerche è fortemente stimolato da una questione di altro
ordine, che oltrepassa il campo proprio delle scienze naturali. Non si
tratta soltanto di sapere quando e come sia sorto materialmente il
cosmo, né quando sia apparso l'uomo, quanto piuttosto di scoprire quale
sia il senso di tale origine: se cioè sia governata dal caso, da un
destino cieco, da una necessità anonima, oppure da un Essere
trascendente, intelligente e buono, chiamato Dio. E se il mondo proviene
dalla sapienza e dalla bontà di Dio, perché il male? Da dove viene?
Chi ne è responsabile? C'è una liberazione da esso?
285 Fin dagli inizi, la fede cristiana è stata
messa a confronto con risposte diverse dalla sua circa la questione
delle origini. Infatti, nelle religioni e nelle culture antiche si
trovano numerosi miti riguardanti le origini. Certi filosofi hanno
affermato che tutto è Dio, che il mondo è Dio, o che il divenire del
mondo è il divenire di Dio (panteismo); altri hanno detto che il mondo
è una emanazione necessaria di Dio, scaturisce da questa sorgente e ad
essa ritorna; altri ancora hanno sostenuto l'esistenza di due princìpi
eterni, il Bene e il Male, la Luce e le Tenebre, in continuo conflitto
(dualismo, manicheismo); secondo alcune di queste concezioni, il mondo
(almeno il mondo materiale) sarebbe cattivo, prodotto di un decadimento,
e quindi da respingere o oltrepassare (gnosi); altri ammettono che il
mondo sia stato fatto da Dio, ma alla maniera di un orologiaio che, una
volta fatto, l'avrebbe abbandonato a se stesso (deismo); altri infine
non ammettono alcuna origine trascendente del mondo, ma vedono in esso
il puro gioco di una materia che sarebbe sempre esistita (materialismo).
Tutti questi tentativi di spiegazione stanno a testimoniare la
persistenza e l'universalità del problema delle origini. Questa ricerca
è propria dell'uomo.
286 Indubbiamente, l'intelligenza umana può già
trovare una risposta al problema delle origini. Infatti, è possibile
conoscere con certezza l'esistenza di Dio Creatore attraverso le sue
opere, grazie alla luce della ragione umana, 349 anche se
questa conoscenza spesso è offuscata e sfigurata dall'errore. Per
questo la fede viene a confermare e a far luce alla ragione nella retta
intelligenza di queste verità: « Per fede sappiamo che i mondi furono
formati dalla Parola di Dio, sì che da cose non visibili ha preso
origine ciò che si vede » (Eb 11,3).
287 La verità della creazione è tanto
importante per l'intera vita umana che Dio, nella sua tenerezza, ha
voluto rivelare al suo popolo tutto ciò che è necessario conoscere al
riguardo. Al di là della conoscenza naturale che ogni uomo può avere
del Creatore, 350 Dio ha progressivamente rivelato a Israele
il mistero della creazione. Egli, che ha scelto i patriarchi, che ha
fatto uscire Israele dall'Egitto, e che, eleggendo Israele, l'ha creato
e formato, 351 si rivela come colui al quale appartengono
tutti i popoli della terra e l'intera terra, come colui che, solo, « ha
fatto cielo e terra » (Sal 115,15; 124,8; 134,3).
288 La rivelazione della creazione è, così,
inseparabile dalla rivelazione e dalla realizzazione dell'Alleanza
dell'unico Dio con il suo popolo. La creazione è rivelata come il primo
passo verso tale Alleanza, come la prima e universale testimonianza
dell'amore onnipotente di Dio. 352 E poi la verità della
creazione si esprime con una forza crescente nel messaggio dei profeti,
353 nella preghiera dei Salmi 354 e della liturgia,
nella riflessione della sapienza355 del popolo eletto.
289 Tra tutte le parole della Sacra Scrittura
sulla creazione, occupano un posto singolarissimo i primi tre capitoli
della Genesi. Dal punto di vista letterario questi testi possono avere
fonti diverse. Gli autori ispirati li hanno collocati all'inizio della
Scrittura in modo che esprimano, con il loro linguaggio solenne, le
verità della creazione, della sua origine e del suo fine in Dio, del
suo ordine e della sua bontà, della vocazione dell'uomo, infine del
dramma del peccato e della speranza della salvezza. Lette alla luce di
Cristo, nell'unità della Sacra Scrittura e della Tradizione vivente
della Chiesa, queste parole restano la fonte principale per la catechesi
dei misteri delle « origini »: creazione, caduta, promessa della
salvezza.
II. La creazione - opera della Santissima Trinità
290 « In principio, Dio creò il cielo e la
terra » (Gn 1,1). Queste prime parole della Scrittura contengono
tre affermazioni: il Dio eterno ha dato un inizio a tutto ciò che
esiste fuori di lui. Egli solo è Creatore (il verbo « creare » – in
ebraico bara – ha sempre come soggetto Dio). La totalità di ciò
che esiste (espressa nella formula « il cielo e la terra ») dipende da
colui che le dà l'essere.
291 « In principio era il Verbo [...] e il Verbo
era Dio. [...] Tutto è stato fatto per mezzo di lui e senza di lui
niente è stato fatto » (Gv 1,1-3). Il Nuovo Testamento rivela
che Dio ha creato tutto per mezzo del Verbo eterno, il Figlio suo
diletto. « Per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei
cieli e quelle sulla terra [...]. Tutte le cose sono state create per
mezzo di lui e in vista di lui. Egli è prima di tutte le cose e tutte
in lui sussistono » (Col 1,16-17). La fede della Chiesa afferma
pure l'azione creatrice dello Spirito Santo: egli è colui che « dà la
vita », 356 lo « Spirito Creatore » (« Veni, Creator
Spiritus »), la « sorgente di ogni bene ». 357
292 Lasciata intravvedere nell'Antico Testamento,
358 rivelata nella Nuova Alleanza, l'azione creatrice del Figlio e
dello Spirito, inseparabilmente una con quella del Padre, è chiaramente
affermata dalla regola di fede della Chiesa: « Non esiste che un solo
Dio [...]: egli è il Padre, è Dio, il Creatore, l'Autore,
l'Ordinatore. Egli ha fatto ogni cosa da se stesso, cioè con il
suo Verbo e la sua Sapienza »; 359 « il Figlio e lo Spirito
» sono come « le sue mani ». 360 La creazione è opera
comune della Santissima Trinità.
III. «Il mondo è stato creato per la gloria di Dio»
293 È una verità fondamentale che la Scrittura
e la Tradizione costantemente insegnano e celebrano: « Il mondo è
stato creato per la gloria di Dio ». 361 Dio ha creato tutte
le cose, spiega san Bonaventura, « non [...] propter gloriam augendam,
sed propter gloriam manifestandam et propter gloriam suam communicandam
– non per accrescere la propria gloria, ma per manifestarla e per
comunicarla ». 362 Infatti Dio non ha altro motivo per
creare se non il suo amore e la sua bontà: « Aperta enim manu clave
amoris, creaturæ prodierunt – Aperta la mano dalla chiave dell'amore,
le creature vennero alla luce ». 363 E il Concilio Vaticano
I spiega:
« Nella sua bontà e con la sua onnipotente virtù,
non per aumentare la sua beatitudine, né per acquistare perfezione,
ma per manifestarla attraverso i beni che concede alle sue creature,
questo solo vero Dio ha, con la più libera delle decisioni,
dall'inizio dei tempi, creato insieme dal nulla l'una e l'altra
creatura, la spirituale e la corporale ». 364
294 La gloria di Dio è che si realizzi la
manifestazione e la comunicazione della sua bontà, in vista delle quali
il mondo è stato creato. Ci ha predestinati « a essere suoi figli
adottivi per opera di Gesù Cristo, secondo il beneplacito della sua
volontà. E questo a lode e gloria della sua grazia » (Ef 1,5-6).
« Infatti la gloria di Dio è l'uomo vivente e la vita dell'uomo è la
visione di Dio: se già la rivelazione di Dio attraverso la creazione
procurò la vita a tutti gli esseri che vivono sulla terra, quanto più
la manifestazione del Padre per mezzo del Verbo dà la vita a coloro che
vedono Dio ». 365 Il fine ultimo della creazione è che Dio,
« che di tutti è il Creatore, possa anche essere "tutto in
tutti" (1 Cor 15,28), procurando ad un tempo la sua gloria e
la nostra felicità ». 366
IV. Il mistero della creazione
Dio crea con sapienza e amore
295 Noi crediamo che il mondo è stato creato da
Dio secondo la sua sapienza. 367 Non è il prodotto di una
qualsivoglia necessità, di un destino cieco o del caso. Noi crediamo
che il mondo trae origine dalla libera volontà di Dio, il quale ha
voluto far partecipare le creature al suo essere, alla sua saggezza e
alla sua bontà: « Tu hai creato tutte le cose, e per la tua volontà
furono create e sussistono » (Ap 4,11). « Quanto sono grandi,
Signore, le tue opere! Tutto hai fatto con saggezza » (Sal 104,24).
« Buono è il Signore verso tutti, la sua tenerezza si espande su tutte
le creature » (Sal 145,9).
Dio crea «dal nulla»
296 Noi crediamo che Dio, per creare, non ha
bisogno di nulla di preesistente né di alcun aiuto. 368 La
creazione non è neppure una emanazione necessaria della sostanza
divina. 369 Dio crea liberamente « dal nulla »: 370
« Che vi sarebbe di straordinario se Dio avesse
tratto il mondo da una materia preesistente? Un artigiano umano,
quando gli si dà un materiale, ne fa tutto ciò che vuole. Invece la
potenza di Dio si manifesta precisamente in questo, che egli parte dal
nulla per fare tutto ciò che vuole ». 371
297 La fede nella creazione « dal nulla » è
attestata nella Scrittura come una verità piena di promessa e di
speranza. Così la madre dei sette figli li incoraggia al martirio:
« Non so come siate apparsi nel mio seno; non io vi
ho dato lo spirito e la vita, né io ho dato forma alle membra di
ciascuno di voi. Senza dubbio il Creatore del mondo, che ha plasmato
all'origine l'uomo e ha provveduto alla generazione di tutti, per la
sua misericordia vi restituirà di nuovo lo spirito e la vita, come
voi ora per le sue leggi non vi curate di voi stessi. [...] Ti
scongiuro, figlio, contempla il cielo e la terra, osserva quanto vi è
in essi e sappi che Dio li ha fatti non da cose preesistenti; tale è
anche l'origine del genere umano » (2 Mac 7,22-23.28).
298 Dio, poiché può creare dal nulla, può
anche, per opera dello Spirito Santo, donare ai peccatori la vita
dell'anima, creando in essi un cuore puro, 372 e ai defunti,
con la risurrezione, la vita del corpo, egli « che dà vita ai morti e
chiama all'esistenza le cose che ancora non esistono » (Rm 4,17).
E, dal momento che, con la sua Parola, ha potuto far risplendere la luce
dalle tenebre, 373 può anche donare la luce della fede a
coloro che non lo conoscono. 374
Dio crea un mondo ordinato e buono
299 Per il fatto che Dio crea con sapienza, la
creazione ha un ordine: « Tu hai disposto tutto con misura, calcolo e
peso » (Sap 11,20). Creata nel Verbo eterno e per mezzo del
Verbo eterno, « immagine del Dio invisibile » (Col 1,15), la
creazione è destinata, indirizzata all'uomo, immagine di Dio, 375
chiamato a una relazione personale con Dio. La nostra intelligenza,
poiché partecipa alla luce dell'Intelletto divino, può comprendere ciò
che Dio ci dice attraverso la creazione, 376 certo non senza
grande sforzo e in spirito di umiltà e di rispetto davanti al Creatore
e alla sua opera. 377 Scaturita dalla bontà divina, la
creazione partecipa di questa bontà (« E Dio vide che era cosa buona
[...] cosa molto buona »: Gn 1,4.10.12.18.21.31). La creazione,
infatti, è voluta da Dio come un dono fatto all'uomo, come un'eredità
a lui destinata e affidata. La Chiesa, a più riprese, ha dovuto
difendere la bontà della creazione, compresa quella del mondo
materiale. 378
Dio trascende la creazione ed è ad essa presente
300 Dio è infinitamente più grande di tutte le
sue opere: 379 « Sopra i cieli si innalza » la sua «
magnificenza » (Sal 8,2), « la sua grandezza non si può
misurare » (Sal 145,3). Ma poiché egli è il Creatore sovrano e
libero, causa prima di tutto ciò che esiste, egli è presente
nell'intimo più profondo delle sue creature: « In lui viviamo, ci
muoviamo ed esistiamo » (At 17,28). Secondo le parole di
sant'Agostino, egli è « interior intimo meo et superior summo meo –
più intimo della mia parte più intima, più alto della mia parte più
alta ». 380
Dio conserva e regge la creazione
301 Dopo averla creata, Dio non abbandona a se
stessa la sua creatura. Non le dona soltanto di essere e di esistere: la
conserva in ogni istante nell'« essere », le dà la facoltà di agire
e la conduce al suo termine. Riconoscere questa completa dipendenza in
rapporto al Creatore è fonte di sapienza e di libertà, di gioia, di
fiducia:
« Tu ami tutte le cose esistenti, e nulla disprezzi
di quanto hai creato; se tu avessi odiato qualcosa, non l'avresti
neppure creata. Come potrebbe sussistere una cosa se tu non vuoi? O
conservarsi se tu non l'avessi chiamata all'esistenza? Tu risparmi
tutte le cose, perché tutte sono tue, Signore, amante della vita » (Sap
11,24-26).
V. Dio realizza il suo disegno: la provvidenza divina
302 La creazione ha la sua propria bontà e
perfezione, ma non è uscita dalle mani del Creatore interamente
compiuta. È creata « in stato di via » (« in statu viae »)
verso una perfezione ultima alla quale Dio l'ha destinata, ma che ancora
deve essere raggiunta. Chiamiamo divina provvidenza le disposizioni per
mezzo delle quali Dio conduce la creazione verso questa perfezione.
« Dio conserva e governa con la sua provvidenza tutto
ciò che ha creato, "essa si estende da un confine all'altro con
forza, governa con bontà eccellente ogni cosa" (Sap 8,1).
Infatti "tutto è nudo e scoperto agli occhi suoi" (Eb 4,13),
anche quello che sarà fatto dalla libera azione delle creature ».
381
303 La testimonianza della Scrittura è unanime:
la sollecitudine della divina Provvidenza è concreta e immediata;
essa si prende cura di tutto, dalle più piccole cose fino ai grandi
eventi del mondo e della storia. Con forza, i Libri Sacri affermano la
sovranità assoluta di Dio sul corso degli avvenimenti: « Il nostro Dio
è nei cieli, egli opera tutto ciò che vuole » (Sal 115,3); e
di Cristo si dice: « Quando egli apre, nessuno chiude, e quando chiude,
nessuno apre » (Ap 3,7); « Molte sono le idee nella mente
dell'uomo, ma solo il disegno del Signore resta saldo » (Prv 19,21).
304 Spesso si nota che lo Spirito Santo, autore
principale della Sacra Scrittura, attribuisce alcune azioni a Dio, senza
far cenno a cause seconde. Non si tratta di « un modo di parlare »
primitivo, ma di una maniera profonda di richiamare il primato di Dio e
la sua signoria assoluta sulla storia e sul mondo 382
educando così alla fiducia in lui. La preghiera dei salmi è la grande
scuola di questa fiducia. 383
305 Gesù chiede un abbandono filiale alla
provvidenza del Padre celeste, il quale si prende cura dei più
elementari bisogni dei suoi figli: « Non affannatevi dunque dicendo:
"Che cosa mangeremo? Che cosa berremo?" [...]. Il Padre vostro
celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio
e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta » (Mt
6,31-33). 384
La provvidenza e le cause seconde
306 Dio è il Padrone sovrano del suo disegno.
Però, per realizzarlo, si serve anche della cooperazione delle
creature. Questo non è un segno di debolezza, bensì della grandezza e
della bontà di Dio onnipotente. Infatti Dio alle sue creature non dona
soltanto l'esistenza, ma anche la dignità di agire esse stesse, di
essere causa e principio le une delle altre, e di collaborare in tal
modo al compimento del suo disegno.
307 Dio dà agli uomini anche il potere di
partecipare liberamente alla sua provvidenza, affidando loro la
responsabilità di « soggiogare » la terra e di dominarla. 385
In tal modo Dio fa dono agli uomini di essere cause intelligenti e
libere per completare l'opera della creazione, perfezionandone
l'armonia, per il loro bene e per il bene del loro prossimo. Cooperatori
spesso inconsapevoli della volontà divina, gli uomini possono entrare
deliberatamente nel piano divino con le loro azioni, le loro preghiere,
ma anche con le loro sofferenze. 386 Allora diventano in
pienezza « collaboratori di Dio » (1 Cor 3,9) 387 e
del suo Regno. 388
308 Dio agisce in tutto l'agire delle sue
creature: è una verità inseparabile dalla fede in Dio Creatore. Egli
è la causa prima che opera nelle cause seconde e per mezzo di esse: «
È Dio infatti che suscita » in noi « il volere e l'operare secondo i
suoi benevoli disegni » (Fil 2,13). 389 Lungi dallo
sminuire la dignità della creatura, questa verità la accresce. Infatti
la creatura, tratta dal nulla dalla potenza, dalla sapienza e dalla bontà
di Dio, niente può se è separata dalla propria origine, perché « la
creatura senza il Creatore svanisce »; 390 ancor meno può
raggiungere il suo fine ultimo senza l'aiuto della grazia. 391
La provvidenza e lo scandalo del male
309 Se Dio Padre onnipotente, Creatore del mondo
ordinato e buono, si prende cura di tutte le sue creature, perché
esiste il male? A questo interrogativo tanto pressante quanto
inevitabile, tanto doloroso quanto misterioso, nessuna risposta
immediata potrà bastare. È l'insieme della fede cristiana che
costituisce la risposta a tale questione: la bontà della creazione, il
dramma del peccato, l'amore paziente di Dio che viene incontro all'uomo
con le sue alleanze, con l'incarnazione redentrice del suo Figlio, con
il dono dello Spirito, con la convocazione della Chiesa, con la forza
dei sacramenti, con la vocazione ad una vita felice, alla quale le
creature libere sono invitate a dare il loro consenso, ma alla quale,
per un mistero terribile, possono anche sottrarsi. Non c'è un punto
del messaggio cristiano che non sia, per un certo aspetto, una risposta
al problema del male.
310 Ma perché Dio non ha creato un mondo
a tal punto perfetto da non potervi essere alcun male? Nella sua
infinita potenza, Dio potrebbe sempre creare qualcosa di migliore.
392 Tuttavia, nella sua sapienza e nella sua bontà infinite, Dio
ha liberamente voluto creare un mondo « in stato di via » verso la sua
perfezione ultima. Questo divenire, nel disegno di Dio, comporta, con la
comparsa di certi esseri, la scomparsa di altri, con il più perfetto
anche il meno perfetto, con le costruzioni della natura anche le
distruzioni. Quindi, insieme con il bene fisico esiste anche il male
fisico, finché la creazione non avrà raggiunto la sua perfezione.
393
311 Gli angeli e gli uomini, creature
intelligenti e libere, devono camminare verso il loro destino ultimo per
una libera scelta e un amore di preferenza. Essi possono, quindi,
deviare. In realtà, hanno peccato. È così che nel mondo è entrato il
male morale, incommensurabilmente più grave del male fisico. Dio
non è in alcun modo, né direttamente né indirettamente, la causa del
male morale. 394 Però, rispettando la libertà della sua
creatura, lo permette e, misteriosamente, sa trarne il bene:
« Infatti Dio onnipotente [...], essendo supremamente
buono, non permetterebbe mai che un qualsiasi male esistesse nelle sue
opere, se non fosse sufficientemente potente e buono da trarre dal
male stesso il bene ». 395
312 Così, col tempo, si può scoprire che Dio,
nella sua provvidenza onnipotente, può trarre un bene dalle conseguenze
di un male, anche morale, causato dalle sue creature: « Non siete stati
voi a mandarmi qui, ma Dio. [...] Se voi avete pensato del male contro
di me, Dio ha pensato di farlo servire a un bene [...] per far vivere un
popolo numeroso » (Gn 45,8; 50,20). 396 Dal più
grande male morale che mai sia stato commesso, il rifiuto e l'uccisione
del Figlio di Dio, causata dal peccato di tutti gli uomini, Dio, con la
sovrabbondanza della sua grazia, 397 ha tratto i più grandi
beni: la glorificazione di Cristo e la nostra redenzione. Con ciò, però,
il male non diventa un bene.
313 « Tutto concorre al bene di coloro che amano
Dio » (Rm 8,28). La testimonianza dei santi non cessa di
confermare questa verità:
Così santa Caterina da Siena dice a « coloro che si
scandalizzano » e si ribellano davanti a ciò che loro capita: «
Tutto viene dall'amore, tutto è ordinato alla salvezza dell'uomo, Dio
non fa niente se non a questo fine ». 398
E san Tommaso Moro, poco prima del martirio, consola la figlia:
« Non accade nulla che Dio non voglia, e io sono sicuro che qualunque
cosa avvenga, per quanto cattiva appaia, sarà in realtà sempre per
il meglio ». 399
E Giuliana di Norwich: « Imparai dalla grazia di Dio che dovevo
rimanere fermamente nella fede, e quindi dovevo saldamente e
perfettamente credere che tutto sarebbe finito in bene [...]. Tu
stessa vedrai che ogni specie di cosa sarà per il bene ». 400
314 Noi crediamo fermamente che Dio è Signore
del mondo e della storia. Ma le vie della sua provvidenza spesso ci
rimangono sconosciute. Solo alla fine, quando avrà termine la nostra
conoscenza imperfetta e vedremo Dio « a faccia a faccia » (1 Cor 13,12),
conosceremo pienamente le vie lungo le quali, anche attraverso i drammi
del male e del peccato, Dio avrà condotto la sua creazione fino al
riposo di quel Sabato 401 definitivo, in vista del
quale ha creato il cielo e la terra.
In sintesi
315 Nella creazione del mondo e dell'uomo, Dio
ha posto la prima e universale testimonianza del suo amore onnipotente e
della sua sapienza, il primo annunzio del suo « disegno di
benevolenza », che ha il suo fine nella nuova creazione in
Cristo.
316 Sebbene l'opera della creazione sia
particolarmente attribuita al Padre, è ugualmente verità di fede che
il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo sono il principio unico e
indivisibile della creazione.
317 Dio solo ha creato l'universo liberamente,
direttamente, senza alcun aiuto.
318 Nessuna creatura ha il potere infinito
necessario per « creare » nel senso proprio del termine, cioè
produrre e dare l'essere a ciò che non l'aveva affatto (chiamare
all'esistenza « ex nihilo » – dal nulla). 402
319 Dio ha creato il mondo per manifestare e
per comunicare la sua gloria. Che le sue creature abbiano parte alla sua
verità, alla sua bontà, alla sua bellezza: ecco la gloria per la quale
Dio le ha create.
320 Dio, che ha creato l'universo, lo conserva
nell'esistenza per mezzo del Verbo, suo Figlio che « sostiene
tutto con la potenza della sua parola » (Eb 1,3), e per
mezzo dello Spirito Creatore che dà vita.
321 La divina Provvidenza consiste nelle
disposizioni con le quali Dio, con sapienza e amore, conduce tutte le
creature al loro fine ultimo.
322 Cristo ci esorta all'abbandono filiale
alla provvidenza del nostro Padre celeste 403 e
l'apostolo san Pietro gli fa eco: gettate « in lui ogni vostra
preoccupazione, perché egli ha cura di voi » (1 Pt 5,7).
404
323 La provvidenza divina agisce anche
attraverso l'azione delle creature. Agli esseri umani Dio dona di
cooperare liberamente ai suoi disegni.
324 Che Dio permetta il male fisico e morale
è un mistero che egli illumina nel suo Figlio, Gesù Cristo, morto e
risorto per vincere il male. La fede ci dà la certezza che Dio non
permetterebbe il male, se dallo stesso male non traesse il bene, per vie
che conosceremo pienamente soltanto nella vita eterna.
Paragrafo 5
IL CIELO E LA TERRA
325 Il Simbolo degli Apostoli professa che
Dio è « il Creatore del cielo e della terra », 405 e il
Simbolo niceno-costantinopolitano esplicita: « ...di tutte le cose
visibili e invisibili ». 406
326 Nella Sacra Scrittura, l'espressione « cielo
e terra » significa: tutto ciò che esiste, l'intera creazione. Indica
pure, all'interno della creazione, il legame che ad un tempo unisce e
distingue cielo e terra: « La terra » è il mondo degli uomini.
407 « Il cielo », o « i cieli », può indicare il firmamento,
408 ma anche il « luogo » proprio di Dio: il nostro « Padre che
è nei cieli » (Mt 5,16) 409 e, di conseguenza, anche
il « cielo » che è la gloria escatologica. Infine, la parola « cielo
» indica il « luogo » delle creature spirituali – gli angeli –
che circondano Dio.
327 La professione di fede del Concilio
Lateranense IV afferma: Dio, « fin dal principio del tempo, creò dal
nulla l'uno e l'altro ordine di creature, quello spirituale e quello
materiale, cioè gli angeli e il mondo terrestre; e poi l'uomo, quasi
partecipe dell'uno e dell'altro, composto di anima e di corpo ».
410
I. Gli angeli
L'esistenza degli angeli - una verità di fede
328 L'esistenza degli esseri spirituali,
incorporei, che la Sacra Scrittura chiama abitualmente angeli, è una
verità di fede. La testimonianza della Scrittura è tanto chiara quanto
l'unanimità della Tradizione.
Chi sono?
329 Sant'Agostino dice a loro riguardo: «
"Angelus" officii nomen est, [...] non naturae. Quaeris nomen
huius naturae, spiritus est; quaeris officium, angelus est: ex eo quod
est, spiritus est, ex eo quod agit, angelus – La parola
"angelo" designa l'ufficio, non la natura. Se si chiede il
nome di questa natura, si risponde che è spirito; se si chiede
l'ufficio, si risponde che è angelo: è spirito per quello che è,
mentre per quello che compie è angelo ». 411 In tutto il
loro essere, gli angeli sono servitori e messaggeri di Dio. Per
il fatto che « vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli
» (Mt 18,10), essi sono « potenti esecutori dei suoi comandi,
pronti alla voce della sua parola » (Sal 103,20).
330 In quanto creature puramente spirituali, essi
hanno intelligenza e volontà: sono creature personali 412 e
immortali. 413 Superano in perfezione tutte le creature
visibili. Lo testimonia il fulgore della loro gloria. 414
Cristo «con tutti i suoi angeli»
331 Cristo è il centro del mondo angelico. Essi
sono i suoi angeli: « Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua
gloria con tutti i suoi angeli [...] » (Mt 25,31). Sono suoi
perché creati per mezzo di lui e in vista di lui: «
Poiché per mezzo di lui sono state create tutte le cose, quelle nei
cieli e quelle sulla terra, quelle visibili e quelle invisibili: troni,
dominazioni, principati e potestà. Tutte le cose sono state create per
mezzo di lui e in vista di lui » (Col 1,16). Sono suoi ancor più
perché li ha fatti messaggeri del suo disegno di salvezza: « Non sono
essi tutti spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire
coloro che devono ereditare la salvezza? » (Eb 1,14).
332 Essi, fin dalla creazione 415 e
lungo tutta la storia della salvezza, annunciano da lontano o da vicino
questa salvezza e servono la realizzazione del disegno salvifico di Dio:
chiudono il paradiso terrestre, 416 proteggono Lot, 417
salvano Agar e il suo bambino, 418 trattengono la mano di
Abramo; 419 la Legge viene comunicata mediante il ministero
degli angeli, 420 essi guidano il popolo di Dio, 421
annunziano nascite 422 e vocazioni, 423 assistono
i profeti, 424 per citare soltanto alcuni esempi. Infine, è
l'angelo Gabriele che annunzia la nascita del Precursore e quella dello
stesso Gesù.425
333 Dall'incarnazione all'ascensione, la vita del
Verbo incarnato è circondata dall'adorazione e dal servizio degli
angeli. Quando Dio « introduce il Primogenito nel mondo, dice: lo
adorino tutti gli angeli di Dio » (Eb 1,6). Il loro canto di
lode alla nascita di Cristo non ha cessato di risuonare nella lode della
Chiesa: « Gloria a Dio... » (Lc 2,14). Essi proteggono
l'infanzia di Gesù, 426 servono Gesù nel deserto, 427
lo confortano durante l'agonia, 428 quando egli avrebbe
potuto da loro essere salvato dalla mano dei nemici 429 come
un tempo Israele. 430 Sono ancora gli angeli che
evangelizzano 431 la Buona Novella dell'incarnazione 432
e della risurrezione 433 di Cristo. Al ritorno di Cristo, che
essi annunziano, 434 saranno là, al servizio del suo
giudizio. 435
Gli angeli nella vita della Chiesa
334 Allo stesso modo tutta la vita della Chiesa
beneficia dell'aiuto misterioso e potente degli angeli.436
335 Nella liturgia, la Chiesa si unisce agli
angeli per adorare il Dio tre volte santo; 437 invoca la loro
assistenza (così nell'In paradisum deducant te angeli... – In
paradiso ti accompagnino gli angeli – nella liturgia dei defunti,
438 o ancora nell'« Inno dei cherubini » della liturgia
bizantina 439), e celebra la memoria di alcuni angeli in
particolare (san Michele, san Gabriele, san Raffaele, gli angeli
custodi).
336 Dal suo inizio 440 fino all'ora
della morte 441 la vita umana è circondata dalla loro
protezione 442 e dalla loro intercessione. 443 «
Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore,
per condurlo alla vita ». 444 Fin da quaggiù, la vita
cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e
degli uomini, uniti in Dio.
II. Il mondo visibile
337 È Dio che ha creato il mondo visibile in
tutta la sua ricchezza, la sua varietà e il suo ordine. La Scrittura
presenta simbolicamente l'opera del Creatore come un susseguirsi di sei
giorni di «lavoro» divino, che terminano nel « riposo » del settimo
giorno. 445 Il testo sacro, riguardo alla creazione, insegna
verità rivelate da Dio per la nostra salvezza, 446 che
consentono di « riconoscere la natura intima di tutta la creazione, il
suo valore e la sua ordinazione alla lode di Dio ». 447
338 Non esiste nulla che non debba la propria
esistenza a Dio Creatore. Il mondo ha avuto inizio quando è stato
tratto dal nulla dalla Parola di Dio; tutti gli esseri esistenti, tutta
la natura, tutta la storia umana si radicano in questo evento
primordiale: è la genesi della formazione del mondo e dell'inizio del
tempo. 448
339 Ogni creatura ha la sua propria bontà e
la sua propria perfezione. Per ognuna delle opere dei « sei giorni
» è detto: « E Dio vide che ciò era buono ». « È dalla loro
stessa condizione di creature che le cose tutte ricevono la loro propria
consistenza, verità, bontà, le loro leggi proprie e il loro ordine ».
449 Le varie creature, volute nel loro proprio essere, riflettono,
ognuna a suo modo, un raggio dell'infinita sapienza e bontà di Dio. Per
questo l'uomo deve rispettare la bontà propria di ogni creatura, per
evitare un uso disordinato delle cose, che disprezza il Creatore e
comporta conseguenze nefaste per gli uomini e per il loro ambiente.
340 L'interdipendenza delle creature è
voluta da Dio. Il sole e la luna, il cedro e il piccolo fiore, l'aquila
e il passero: le innumerevoli diversità e disuguaglianze stanno a
significare che nessuna creatura basta a se stessa, che esse esistono
solo in dipendenza le une dalle altre, per completarsi vicendevolmente,
al servizio le une delle altre.
341 La bellezza dell'universo. L'ordine e
l'armonia del mondo creato risultano dalla diversità degli esseri e
dalle relazioni esistenti tra loro. L'uomo li scopre progressivamente
come leggi della natura. Essi sono oggetto dell'ammirazione degli
scienziati. La bellezza della creazione riflette la bellezza infinita
del Creatore. Deve ispirare il rispetto e la sottomissione
dell'intelligenza e della volontà dell'uomo.
342 La gerarchia delle creature è
espressa dall'ordine dei « sei giorni », che va dal meno perfetto al
più perfetto. Dio ama tutte le sue creature, 450 si prende
cura di ognuna, perfino dei passeri. Tuttavia, Gesù dice: « Voi valete
più di molti passeri » (Lc 12,7), o ancora: « Quanto è più
prezioso un uomo di una pecora! » (Mt 12,12).
343 L'uomo è il vertice dell'opera della
creazione. Il racconto ispirato lo esprime distinguendo nettamente la
creazione dell'uomo da quella delle altre creature. 451
344 Esiste una solidarietà fra tutte le
creature per il fatto che tutte hanno il medesimo Creatore e tutte
sono ordinate alla sua gloria:
« Laudato si', mi' Signore, cum tucte le tue creature,
spetialmente messer lo frate sole,
lo qual è iorno; et allumini noi per lui.
Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
de te, Altissimo, porta significatione...
Laudato si', mi' Signore, per sora acqua,
la quale è molto utile et humile et pretiosa et casta...
Laudato si', mi' Signore, per sora nostra matre terra,
la quale ne sustenta et governa,
et produce diversi fructi con coloriti fiori et herba...
Laudate e benedicete mi' Signore et rengratiate
et servitelo cum grande humilitate ». 452
345 Il Sabato – fine dell'opera dei « sei
giorni ». Il testo sacro dice che « Dio nel settimo giorno portò
a termine il lavoro che aveva fatto » e così « furono portati a
compimento il cielo e la terra »; Dio « cessò nel settimo giorno da
ogni suo lavoro », « benedisse il settimo giorno e lo consacrò » (Gn
2,1-3). Queste parole ispirate sono ricche di insegnamenti salutari.
346 Nella creazione Dio ha posto un fondamento e
leggi che restano stabili, 453 sulle quali il credente potrà
appoggiarsi con fiducia, e che saranno per lui il segno e il pegno della
incrollabile fedeltà dell'alleanza di Dio. 454 Da parte sua,
l'uomo dovrà rimanere fedele a questo fondamento e rispettare le leggi
che il Creatore vi ha inscritte.
347 La creazione è fatta in vista del sabato e
quindi del culto e dell'adorazione di Dio. Il culto è inscritto
nell'ordine della creazione. 455 « Operi Dei nihil
praeponatur » – « Nulla si anteponga all'opera di Dio », dice la
Regola di san Benedetto, 456 indicando in tal modo il giusto
ordine delle preoccupazioni umane.
348 Il sabato è nel cuore della Legge di
Israele. Osservare i comandamenti equivale a corrispondere alla sapienza
e alla volontà di Dio espresse nell'opera della creazione.
349 L'ottavo giorno. Per noi, però, è
sorto un giorno nuovo: quello della risurrezione di Cristo. Il settimo
giorno porta a termine la prima creazione. L'ottavo giorno dà inizio
alla nuova creazione. Così, l'opera della creazione culmina nell'opera
più grande della redenzione. La prima creazione trova il suo senso e il
suo vertice nella nuova creazione in Cristo, il cui splendore supera
quello della prima. 457
In sintesi
350 Gli angeli sono creature spirituali che
incessantemente glorificano Dio e servono i suoi disegni salvifici nei
confronti delle altre creature: « Ad omnia bona nostra
cooperantur angeli – Gli angeli cooperano ad ogni nostro bene ».
458
351 Gli angeli circondano Cristo, loro
Signore. Lo servono soprattutto nel compimento della sua missione di
salvezza per tutti gli uomini.
352 La Chiesa venera gli angeli che l'aiutano
nel suo pellegrinaggio terreno e che proteggono ogni essere umano.
353 Dio ha voluto la diversità delle sue
creature e la loro bontà propria, la loro interdipendenza, il loro
ordine. Ha destinato tutte le creature materiali al bene del genere
umano. L'uomo, e attraverso lui l'intera creazione, sono destinati alla
gloria di Dio.
354 Rispettare le leggi inscritte nella
creazione e i rapporti derivanti dalla natura delle cose, è un
principio di saggezza e un fondamento della morale.
Paragrafo 6
L'UOMO
355 « Dio creò l'uomo a sua immagine; a
immagine di Dio lo creò; maschio e femmina li creò » (Gn 1,27).
L'uomo, nella creazione, occupa un posto unico: egli è « a immagine di
Dio » (I); nella sua natura unisce il mondo spirituale e il mondo
materiale (II); è creato « maschio e femmina » (III); Dio l'ha
stabilito nella sua amicizia (IV).
I. «A immagine di Dio»
356 Di tutte le creature visibili, soltanto
l'uomo è « capace di conoscere e di amare il proprio Creatore »;
459 « è la sola creatura che Dio abbia voluto per se stessa »;
460 soltanto l'uomo è chiamato a condividere, nella conoscenza e
nell'amore, la vita di Dio. A questo fine è stato creato ed è questa
la ragione fondamentale della sua dignità.
« Quale fu la ragione che tu ponessi l'uomo in tanta
dignità? Certo l'amore inestimabile con il quale hai guardato in te
medesimo la tua creatura e ti sei innamorato di lei; per amore infatti
tu l'hai creata, per amore tu le hai dato un essere capace di gustare
il tuo Bene eterno ». 461
357 Essendo ad immagine di Dio, l'individuo umano
ha la dignità di persona; non è soltanto qualche cosa, ma
qualcuno. È capace di conoscersi, di possedersi, di liberamente donarsi
e di entrare in comunione con altre persone; è chiamato, per grazia, ad
un'alleanza con il suo Creatore, a dargli una risposta di fede e di
amore che nessun altro può dare in sua sostituzione.
358 Dio ha creato tutto per l'uomo, 462
ma l'uomo è stato creato per servire e amare Dio e per offrirgli tutta
la creazione:
« Qual è dunque l'essere che deve venire
all'esistenza circondato di una tale considerazione? È l'uomo, grande
e meravigliosa figura vivente, più prezioso agli occhi di Dio
dell'intera creazione: è l'uomo, è per lui che esistono il cielo e
la terra e il mare e la totalità della creazione, ed è alla sua
salvezza che Dio ha dato tanta importanza da non risparmiare, per lui,
neppure il suo Figlio unigenito. Dio infatti non ha mai cessato di
tutto mettere in atto per far salire l'uomo fino a sé e farlo sedere
alla sua destra ». 463
359 « In realtà solamente nel mistero del Verbo
incarnato trova vera luce il mistero dell'uomo »: 464
« Il beato Apostolo ci ha fatto sapere che due uomini
hanno dato principio al genere umano: Adamo e Cristo. [...] Il primo
uomo, Adamo, – dice – divenne un essere vivente, ma l'ultimo Adamo
divenne spirito datore di vita. Quel primo fu creato da quest'ultimo,
dal quale ricevette l'anima per vivere. [...] Il secondo Adamo plasmò
il primo e gli impresse la propria immagine. E così avvenne poi che
egli ne prese la natura e il nome, per non dover perdere ciò che egli
aveva fatto a sua immagine. C'è un primo Adamo e c'è un ultimo
Adamo. Il primo ha un inizio, l'ultimo non ha fine. Proprio
quest'ultimo infatti è veramente il primo, dal momento che dice:
"Sono io, io solo, il primo e anche l'ultimo" ». 465
360 A motivo della comune origine il genere
umano forma una unità. Dio infatti « creò da uno solo tutte le
nazioni degli uomini » (At 17,26): 466
« Meravigliosa visione che ci fa contemplare il
genere umano nell'unità della sua origine in Dio [...]; nell'unità
della sua natura, composta ugualmente presso tutti di un corpo
materiale e di un'anima spirituale; nell'unità del suo fine immediato
e della sua missione nel mondo; nell'unità del suo
"habitat": la terra, dei cui beni tutti gli uomini, per
diritto naturale, possono usare per sostentare e sviluppare la vita;
nell'unità del suo fine soprannaturale: Dio stesso, al quale tutti
devono tendere; nell'unità dei mezzi per raggiungere tale fine; [...]
nell'unità del suo riscatto operato per tutti da Cristo ». 467
361 « Questa legge di solidarietà umana e di
carità », 468 senza escludere la ricca varietà delle
persone, delle culture e dei popoli, ci assicura che tutti gli uomini
sono veramente fratelli.
II. «Corpore et anima unus» - Unità di anima e di
corpo
362 La persona umana, creata a immagine di Dio,
è un essere insieme corporeo e spirituale. Il racconto biblico esprime
questa realtà con un linguaggio simbolico, quando dice: « Dio plasmò
l'uomo con polvere del suolo e soffiò nelle sue narici un alito di
vita, e l'uomo divenne un essere vivente » (Gn 2,7). L'uomo
tutto intero è quindi voluto da Dio.
363 Spesso, nella Sacra Scrittura, il termine anima
indica la vita umana, 469 oppure tutta la persona
umana. 470 Ma designa anche tutto ciò che nell'uomo vi
è di più intimo 471 e di maggior valore, 472 ciò
per cui più particolarmente egli è immagine di Dio: « anima »
significa il principio spirituale nell'uomo.
364 Il corpo dell'uomo partecipa alla
dignità di « immagine di Dio »: è corpo umano proprio perché è
animato dall'anima spirituale, ed è la persona umana tutta intera ad
essere destinata a diventare, nel corpo di Cristo, il tempio dello
Spirito. 473
« Unità di anima e di corpo, l'uomo sintetizza in sé,
per la sua stessa condizione corporale, gli elementi del mondo
materiale, così che questi, attraverso di lui, toccano il loro
vertice e prendono voce per lodare in libertà il Creatore. Allora,
non è lecito all'uomo disprezzare la vita corporale; egli anzi è
tenuto a considerare buono e degno di onore il proprio corpo, appunto
perché creato da Dio e destinato alla risurrezione nell'ultimo giorno
». 474
365 L'unità dell'anima e del corpo è così
profonda che si deve considerare l'anima come la « forma » del corpo;
475 ciò significa che grazie all'anima spirituale il corpo,
composto di materia, è un corpo umano e vivente; lo spirito e la
materia, nell'uomo, non sono due nature congiunte, ma la loro unione
forma un'unica natura.
366 La Chiesa insegna che ogni anima spirituale
è creata direttamente da Dio 476 – non è « prodotta »
dai genitori – ed è immortale: 477 essa non perisce al
momento della sua separazione dal corpo nella morte, e di nuovo si unirà
al corpo al momento della risurrezione finale.
367 Talvolta si dà il caso che l'anima sia
distinta dallo spirito. Così san Paolo prega perché il nostro essere
tutto intero, « spirito, anima e corpo, si conservi irreprensibile per
la venuta del Signore » (1 Ts 5,23). La Chiesa insegna che tale
distinzione non introduce una dualità nell'anima. 478 «
Spirito » significa che sin dalla sua creazione l'uomo è ordinato al
suo fine soprannaturale, 479 e che la sua anima è capace di
essere gratuitamente elevata alla comunione con Dio. 480
368 La tradizione spirituale della Chiesa insiste
anche sul cuore, nel senso biblico di « profondità dell'essere
» (« in visceribus »: Ger 31,33), dove la persona si decide o
non si decide per Dio. 481
III. «Maschio e femmina li creò»
Uguaglianza e diversità volute da Dio
369 L'uomo e la donna sono creati, cioè
sono voluti da Dio: in una perfetta uguaglianza, per un verso, in
quanto persone umane, e, per l'altro verso, nel loro rispettivo essere
di maschio e di femmina. « Essere uomo », « essere donna » è una
realtà buona e voluta da Dio: l'uomo e la donna hanno una
insopprimibile dignità, che viene loro direttamente da Dio, loro
Creatore. 482 L'uomo e la donna sono, con una identica dignità,
« a immagine di Dio ». Nel loro « essere-uomo » ed « essere-donna
», riflettono la sapienza e la bontà del Creatore.
370 Dio non è a immagine dell'uomo. Egli non è
né uomo né donna. Dio è puro spirito, e in lui, perciò, non c'è
spazio per le differenze di sesso. Ma le « perfezioni » dell'uomo e
della donna riflettono qualche cosa dell'infinita perfezione di Dio:
quelle di una madre 483 e quelle di un padre e di uno sposo.
484
«L'uno per l'altro» - «una unità a due»
371 Creati insieme, l'uomo e la donna sono
voluti da Dio l'uno per l'altro. La Parola di Dio ce lo lascia
capire attraverso diversi passi del testo sacro. « Non è bene che
l'uomo sia solo: gli voglio fare un aiuto che gli sia simile » (Gn 2,18).
Nessuno degli animali può essere questo « pari » dell'uomo. 485
La donna che Dio « plasma » con la costola tolta all'uomo e che
conduce all'uomo, strappa all'uomo un grido d'ammirazione,
un'esclamazione d'amore e di comunione: « Questa volta essa è carne
dalla mia carne e osso dalle mie ossa » (Gn 2,23). L'uomo scopre
la donna come un altro « io » della stessa umanità.
372 L'uomo e la donna sono fatti « l'uno per
l'altro »: non già che Dio li abbia creati « a metà » ed «
incompleti »; li ha creati per una comunione di persone, nella quale
ognuno può essere « aiuto » per l'altro, perché sono ad un tempo
uguali in quanto persone (« osso dalle mie ossa... ») e complementari
in quanto maschio e femmina. 486 Nel matrimonio, Dio li
unisce in modo che, formando « una sola carne » (Gn 2,24),
possano trasmettere la vita umana: « Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra » (Gn 1,28). Trasmettendo ai loro figli la
vita umana, l'uomo e la donna, come sposi e genitori, cooperano in un
modo unico all'opera del Creatore. 487
373 Nel disegno di Dio, l'uomo e la donna sono
chiamati a dominare la terra 488 come « amministratori » di
Dio. Questa sovranità non deve essere un dominio arbitrario e
distruttivo. A immagine del Creatore, « che ama tutte le cose esistenti
» (Sap 11,24), l'uomo e la donna sono chiamati a partecipare
alla Provvidenza divina verso le altre creature. Da qui la loro
responsabilità nei confronti del mondo che Dio ha loro affidato.
IV. L'uomo nel paradiso
374 Il primo uomo non solo è stato creato buono,
ma è stato anche costituito in una tale amicizia con il suo Creatore e
in una tale armonia con se stesso e con la creazione, che saranno
superate soltanto dalla gloria della nuova creazione in Cristo.
375 La Chiesa, interpretando autenticamente il
simbolismo del linguaggio biblico alla luce del Nuovo Testamento e della
Tradizione, insegna che i nostri progenitori Adamo ed Eva sono stati
costituiti in uno stato di santità e di giustizia originali. 489
La grazia della santità originale era una partecipazione alla vita
divina. 490
376 Tutte le dimensioni della vita dell'uomo
erano potenziate dall'irradiamento di questa grazia. Finché fosse
rimasto nell'intimità divina, l'uomo non avrebbe dovuto né morire,
491 né soffrire. 492 L'armonia interiore della persona
umana, l'armonia tra l'uomo e la donna, 493 infine l'armonia
tra la prima coppia e tutta la creazione costituiva la condizione detta
« giustizia originale ».
377 Il « dominio » del mondo che Dio, fin dagli
inizi, aveva concesso all'uomo, si realizzava innanzi tutto nell'uomo
stesso come padronanza di sé. L'uomo era integro e ordinato in
tutto il suo essere, perché libero dalla triplice concupiscenza
494 che lo rende schiavo dei piaceri dei sensi, della cupidigia
dei beni terreni e dell'affermazione di sé contro gli imperativi della
ragione.
378 Il segno della familiarità dell'uomo con Dio
è il fatto che Dio lo colloca nel giardino, 495 dove egli
vive « per coltivarlo e custodirlo » (Gn 2,15): il lavoro non
è una fatica penosa, 496 ma la collaborazione dell'uomo e
della donna con Dio nel portare a perfezione la creazione visibile.
379 Per il peccato dei nostri progenitori andrà
perduta tutta l'armonia della giustizia originale che Dio, nel suo
disegno, aveva previsto per l'uomo.
In sintesi
380 « Padre santo,... a tua immagine hai
formato l'uomo, alle sue mani operose hai affidato l'universo, perché,
nell'obbedienza a te, suo Creatore, esercitasse il dominio su tutto il
creato». 497
381 L'uomo è predestinato a riprodurre
l'immagine del Figlio di Dio fatto uomo – « immagine del Dio
invisibile » (Col 1,15) – affinché Cristo sia il
primogenito di una moltitudine di fratelli e sorelle. 498
382 L'uomo è « unità di anima e di
corpo ». 499 La dottrina della fede afferma che
l'anima spirituale e immortale è creata direttamente da Dio.
383 « Dio non creò l'uomo lasciandolo solo:
fin da principio "maschio e femmina li creò" (Gn 1,27),
e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone
». 500
384 La Rivelazione ci fa conoscere lo stato di
santità e di giustizia originali dell'uomo e della donna prima del
peccato: dalla loro amicizia con Dio derivava la felicità della loro
esistenza nel paradiso.
Paragrafo 7
LA CADUTA
385 Dio è infinitamente buono e tutte le sue
opere sono buone. Tuttavia nessuno sfugge all'esperienza della
sofferenza, dei mali presenti nella natura – che appaiono legati ai
limiti propri delle creature – e soprattutto al problema del male
morale. Da dove viene il male? « Quaerebam unde malum et non erat
exitus – Mi chiedevo donde il male, e non sapevo darmi risposta »,
dice sant'Agostino, 501 e la sua sofferta ricerca non troverà
sbocco che nella conversione al Dio vivente. Infatti « il mistero
dell'iniquità » (2 Ts 2,7) si illumina soltanto alla luce del
mistero della pietà. 502 La rivelazione dell'amore divino in
Cristo ha manifestato ad un tempo l'estensione del male e la
sovrabbondanza della grazia. 503 Dobbiamo, dunque, affrontare
la questione dell'origine del male, tenendo fisso lo sguardo della
nostra fede su colui che, solo, ne è il vincitore. 504
I. «Laddove è abbondato il peccato, ha
sovrabbondato la grazia»
La realtà del peccato
386 Nella storia dell'uomo è presente il
peccato: sarebbe vano cercare di ignorarlo o di dare altri nomi a questa
oscura realtà. Per tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si
deve innanzi tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio, perché,