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PENTATEUCO
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GENESI
1
[1] In
principio Dio creò il cielo e la terra.
[2] Ora la terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l'abisso
e lo spirito di Dio aleggiava sulle acque.
[3] Dio disse: "Sia la luce!". E la luce fu.
[4] Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre
[5] e chiamò la luce giorno e le tenebre notte. E fu sera e fu mattina:
primo giorno.
[6] Dio disse: "Sia il firmamento in mezzo alle acque per separare
le acque dalle acque".
[7] Dio fece il firmamento e separò le acque, che sono sotto il
firmamento, dalle acque, che son sopra il firmamento. E così avvenne.
[8] Dio chiamò il firmamento cielo. E fu sera e fu mattina: secondo
giorno.
[9] Dio disse: "Le acque che sono sotto il cielo, si raccolgano in
un solo luogo e appaia l'asciutto". E così avvenne.
[10] Dio chiamò l'asciutto terra e la massa delle acque mare. E Dio
vide che era cosa buona.
[11] E Dio disse: "La terra produca germogli, erbe che producono
seme e alberi da frutto, che facciano sulla terra frutto con il seme,
ciascuno secondo la sua specie". E così avvenne:
[12] la terra produsse germogli, erbe che producono seme, ciascuna
secondo la propria specie e alberi che fanno ciascuno frutto con il
seme, secondo la propria specie. Dio vide che era cosa buona.
[13] E fu sera e fu mattina: terzo giorno.
[14] Dio disse: "Ci siano luci nel firmamento del cielo, per
distinguere il giorno dalla notte; servano da segni per le stagioni, per
i giorni e per gli anni
[15] e servano da luci nel firmamento del cielo per illuminare la
terra". E così avvenne:
[16] Dio fece le due luci grandi, la luce maggiore per regolare il
giorno e la luce minore per regolare la notte, e le stelle.
[17] Dio le pose nel firmamento del cielo per illuminare la terra
[18] e per regolare giorno e notte e per separare la luce dalle tenebre.
E Dio vide che era cosa buona.
[19] E fu sera e fu mattina: quarto giorno.
[20] Dio disse: "Le acque brulichino di esseri viventi e uccelli
volino sopra la terra, davanti al firmamento del cielo".
[21] Dio creò i grandi mostri marini e tutti gli esseri viventi che
guizzano e brulicano nelle acque, secondo la loro specie, e tutti gli
uccelli alati secondo la loro specie. E Dio vide che era cosa buona.
[22] Dio li benedisse: "Siate fecondi e moltiplicatevi e riempite
le acque dei mari; gli uccelli si moltiplichino sulla terra".
[23] E fu sera e fu mattina: quinto giorno.
[24] Dio disse: "La terra produca esseri viventi secondo la loro
specie: bestiame, rettili e bestie selvatiche secondo la loro
specie". E così avvenne:
[25] Dio fece le bestie selvatiche secondo la loro specie e il bestiame
secondo la propria specie e tutti i rettili del suolo secondo la loro
specie. E Dio vide che era cosa buona.
[26] E Dio disse: "Facciamo l'uomo a nostra immagine, a nostra
somiglianza, e domini sui pesci del mare e sugli uccelli del cielo, sul
bestiame, su tutte le bestie selvatiche e su tutti i rettili che
strisciano sulla terra".
[27] Dio creò l'uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò;
maschio e femmina li creò.
[28] Dio li benedisse e disse loro:
"Siate fecondi e moltiplicatevi,
riempite la terra;
soggiogatela e dominate
sui pesci del mare
e sugli uccelli del cielo
e su ogni essere vivente,
che striscia sulla terra".
[29] Poi Dio disse: "Ecco, io vi do ogni erba che produce seme e
che è su tutta la terra e ogni albero in cui è il frutto, che produce
seme: saranno il vostro cibo.
[30] A tutte le bestie selvatiche, a tutti gli uccelli del cielo e a
tutti gli esseri che strisciano sulla terra e nei quali è alito di
vita, io do in cibo ogni erba verde". E così avvenne.
[31] Dio vide quanto aveva fatto, ed ecco, era cosa molto buona. E fu
sera e fu mattina: sesto giorno.
2
[1] Così
furono portati a compimento il cielo e la terra e tutte le loro schiere.
[2] Allora Dio, nel settimo giorno portò a termine il lavoro che aveva
fatto e cessò nel settimo giorno da ogni suo lavoro.
[3] Dio benedisse il settimo giorno e lo consacrò, perché in esso
aveva cessato da ogni lavoro che egli creando aveva fatto.
[4a]Queste le
origini del cielo e della terra, quando vennero creati.
[4b]Quando il Signore Dio fece la terra e il cielo,
[5] nessun cespuglio
campestre era sulla terra, nessuna erba campestre era spuntata - perché
il Signore Dio non aveva fatto piovere sulla terra e nessuno lavorava il
suolo
[6] e faceva salire dalla terra l'acqua dei canali per irrigare tutto il
suolo -;
[7] allora il Signore Dio plasmò l'uomo con polvere del suolo e soffiò
nelle sue narici un alito di vita e l'uomo divenne un essere vivente.
[8] Poi il Signore Dio piantò un giardino in Eden, a oriente, e vi
collocò l'uomo che aveva plasmato.
[9] Il Signore Dio fece germogliare dal suolo ogni sorta di alberi
graditi alla vista e buoni da mangiare, tra cui l'albero della vita in
mezzo al giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male.
[10] Un fiume usciva da Eden per irrigare il giardino, poi di lì si
divideva e formava quattro corsi.
[11] Il primo fiume si chiama Pison: esso scorre intorno a tutto il
paese di Avìla, dove c'è l'oro
[12] e l'oro di quella terra è fine; qui c'è anche la resina odorosa e
la pietra d'ònice.
[13] Il secondo fiume si chiama Ghicon: esso scorre intorno a tutto il
paese d'Etiopia.
[14] Il terzo fiume si chiama Tigri: esso scorre ad oriente di Assur. Il
quarto fiume è l'Eufràte.
[15] Il Signore Dio prese l'uomo e lo pose nel giardino di Eden, perché
lo coltivasse e lo custodisse.
[16] Il Signore Dio diede questo comando all'uomo: "Tu potrai
mangiare di tutti gli alberi del giardino,
[17] ma dell'albero della conoscenza del bene e del male non devi
mangiare, perché, quando tu ne mangiassi, certamente moriresti".
[18] Poi il Signore Dio disse: "Non è bene che l'uomo sia solo:
gli voglio fare un aiuto che gli sia simile".
[19] Allora il Signore Dio plasmò dal suolo ogni sorta di bestie
selvatiche e tutti gli uccelli del cielo e li condusse all'uomo, per
vedere come li avrebbe chiamati: in qualunque modo l'uomo avesse
chiamato ognuno degli esseri viventi, quello doveva essere il suo nome.
[20] Così l'uomo impose nomi a tutto il bestiame, a tutti gli uccelli
del cielo e a tutte le bestie selvatiche, ma l'uomo non trovò un aiuto
che gli fosse simile.
[21] Allora il Signore Dio fece scendere un torpore sull'uomo, che si
addormentò; gli tolse una delle costole e rinchiuse la carne al suo
posto.
[22] Il Signore Dio plasmò con la costola, che aveva tolta all'uomo,
una donna e la condusse all'uomo.
[23] Allora l'uomo disse:
"Questa volta essa
è carne dalla mia carne
e osso dalle mie ossa.
perché dall'uomo è stata tolta".
[24] Per questo l'uomo abbandonerà suo padre e sua madre e si unirà a
sua moglie e i due saranno una sola carne.
[25] Ora tutti e due erano nudi, l'uomo e sua moglie, ma non ne
provavano vergogna.
3
[1] Il
serpente era la più astuta di tutte le bestie selvatiche fatte dal
Signore Dio. Egli disse alla donna: "È vero che Dio ha detto: Non
dovete mangiare di nessun albero del giardino?".
[2] Rispose la donna al serpente: "Dei frutti degli alberi del
giardino noi possiamo mangiare,
[3] ma del frutto dell'albero che sta in mezzo al giardino Dio ha detto:
Non ne dovete mangiare e non lo dovete toccare, altrimenti
morirete".
[4] Ma il serpente disse alla donna: "Non morirete affatto!
[5] Anzi, Dio sa che quando voi ne mangiaste, si aprirebbero i vostri
occhi e diventereste come Dio, conoscendo il bene e il male".
[6] Allora la donna vide che l'albero era buono da mangiare, gradito
agli occhi e desiderabile per acquistare saggezza; prese del suo frutto
e ne mangiò, poi ne diede anche al marito, che era con lei, e anch'egli
ne mangiò.
[7] Allora si aprirono gli occhi di tutti e due e si accorsero di essere
nudi; intrecciarono foglie di fico e se ne fecero cinture.
[8] Poi udirono il Signore Dio che passeggiava nel giardino alla brezza
del giorno e l'uomo con sua moglie si nascosero dal Signore Dio, in
mezzo agli alberi del giardino.
[9] Ma il Signore Dio chiamò l'uomo e gli disse: "Dove sei?".
[10] Rispose: "Ho udito il tuo passo nel giardino: ho avuto paura,
perché sono nudo, e mi sono nascosto".
[11] Riprese: "Chi ti ha fatto sapere che eri nudo? Hai forse
mangiato dell'albero di cui ti avevo comandato di non mangiare?".
[12] Rispose l'uomo: "La donna che tu mi hai posta accanto mi ha
dato dell'albero e io ne ho mangiato".
[13] Il Signore Dio disse alla donna: "Che hai fatto?".
Rispose la donna: "Il serpente mi ha ingannata e io ho
mangiato".
[14] Allora il Signore Dio disse al serpente:
"Poiché tu hai fatto questo,
sii tu maledetto più di tutto il bestiame
e più di tutte le bestie selvatiche;
sul tuo ventre camminerai
e polvere mangerai
per tutti i giorni della tua vita.
[15] Io porrò inimicizia tra te e la donna,
tra la tua stirpe
e la sua stirpe:
questa ti schiaccerà la testa
e tu le insidierai il calcagno".
[16] Alla donna disse:
"Moltiplicherò
i tuoi dolori e le tue gravidanze,
con dolore partorirai figli.
Verso tuo marito sarà il tuo istinto,
ma egli ti dominerà".
[17] All'uomo disse: "Poiché hai ascoltato la voce di tua moglie e
hai mangiato dell'albero, di cui ti avevo comandato: Non ne devi
mangiare,
maledetto sia il suolo per causa tua!
Con dolore ne trarrai il cibo
per tutti i giorni della tua vita.
[18] Spine e cardi produrrà per te
e mangerai l'erba campestre.
[19] Con il sudore del tuo volto mangerai il pane;
finchè tornerai alla terra,
perchè da essa sei stato tratto:
polvere tu sei e in polvere tornerai!".
[20] L'uomo chiamò la moglie Eva, perché essa fu la madre di tutti i
viventi.
[21] Il Signore Dio fece all'uomo e alla donna tuniche di pelli e le
vestì.
[22] Il Signore Dio disse allora: "Ecco l'uomo è diventato come
uno di noi, per la conoscenza del bene e del male. Ora, egli non stenda
più la mano e non prenda anche dell'albero della vita, ne mangi e viva
sempre!".
[23] Il Signore Dio lo scacciò dal giardino di Eden, perché lavorasse
il suolo da dove era stato tratto.
[24] Scacciò l'uomo e pose ad oriente del giardino di Eden i cherubini
e la fiamma della spada folgorante, per custodire la via all'albero
della vita.
4
[1]
Adamo si unì a Eva sua moglie, la quale concepì e partorì Caino e
disse: "Ho acquistato un uomo dal Signore".
[2] Poi partorì ancora suo fratello Abele. Ora Abele era pastore di
greggi e Caino lavoratore del suolo.
[3] Dopo un certo tempo, Caino offrì frutti del suolo in sacrificio al
Signore;
[4] anche Abele offrì primogeniti del suo gregge e il loro grasso. Il
Signore gradì Abele e la sua offerta,
[5] ma non gradì Caino e la sua offerta. Caino ne fu molto irritato e
il suo volto era abbattuto.
[6] Il Signore disse allora a Caino: "Perché sei irritato e perché
è abbattuto il tuo volto?
[7] Se agisci bene, non dovrai forse tenerlo alto? Ma se non agisci
bene, il peccato è accovacciato alla tua porta; verso di te è il suo
istinto, ma tu dòminalo".
[8] Caino disse al fratello Abele: "Andiamo in campagna!".
Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e
lo uccise.
[9] Allora il Signore disse a Caino: "Dov'è Abele, tuo
fratello?". Egli rispose: "Non lo so. Sono forse il guardiano
di mio fratello?".
[10] Riprese: "Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello
grida a me dal suolo!
[11] Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano
ha bevuto il sangue di tuo fratello.
[12] Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti:
ramingo e fuggiasco sarai sulla terra".
[13] Disse Caino al Signore: "Troppo grande è la mia colpa per
ottenere perdono?
[14] Ecco, tu mi scacci oggi da questo suolo e io mi dovrò nascondere
lontano da te; io sarò ramingo e fuggiasco sulla terra e chiunque mi
incontrerà mi potrà uccidere".
[15] Ma il Signore gli disse: "Però chiunque ucciderà Caino subirà
la vendetta sette volte!". Il Signore impose a Caino un segno,
perché non lo colpisse chiunque l'avesse incontrato.
[16] Caino si allontanò dal Signore e abitò nel paese di Nod, ad
oriente di Eden.
[17] Ora Caino si unì alla moglie che concepì e partorì Enoch; poi
divenne costruttore di una città, che chiamò Enoch, dal nome del
figlio.
[18] A Enoch nacque Irad; Irad generò Mecuiaèl e Mecuiaèl generò
Metusaèl e Metusaèl generò Lamech.
[19] Lamech si prese due mogli: una chiamata Ada e l'altra chiamata
Zilla.
[20] Ada partorì Iabal: egli fu il padre di quanti abitano sotto le
tende presso il bestiame.
[21] Il fratello di questi si chiamava Iubal: egli fu il padre di tutti
i suonatori di cetra e di flauto.
[22] Zilla a sua volta partorì Tubalkàin, il fabbro, padre di quanti
lavorano il rame e il ferro. La sorella di Tubalkàin fu Naama.
[23] Lamech disse alle mogli:
Ada e Zilla, ascoltate la mia voce;
mogli di Lamech, porgete l'orecchio al mio dire:
Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura
e un ragazzo per un mio livido.
[24] Sette volte sarà vendicato Caino
ma Lamech settantasette".
[25] Adamo si unì di nuovo alla moglie, che partorì un figlio e lo
chiamò Set. "Perché - disse - Dio mi ha concesso un'altra
discendenza al posto di Abele, poiché Caino l'ha ucciso".
[26] Anche a Set nacque un figlio, che egli chiamò Enos. Allora si
cominciò ad invocare il nome del Signore.
5
[1]
Questo è il libro della genealogia di Adamo. Quando Dio creò l'uomo,
lo fece a somiglianza di Dio;
[2] maschio e femmina li creò, li benedisse e li chiamò uomini quando
furono creati.
[3] Adamo aveva centotrenta anni quando generò a sua immagine, a sua
somiglianza, un figlio e lo chiamò Set.
[4] Dopo aver generato Set, Adamo visse ancora ottocento anni e generò
figli e figlie.
[5] L'intera vita di Adamo fu di novecentotrenta anni; poi morì.
[6] Set aveva centocinque anni quando generò Enos;
[7] dopo aver generato Enos, Set visse ancora ottocentosette anni e
generò figli e figlie.
[8] L'intera vita di Set fu di novecentododici anni; poi morì.
[9] Enos aveva novanta anni quando generò Kenan;
[10] Enos, dopo aver generato Kenan, visse ancora ottocentoquindici anni
e generò figli e figlie.
[11] L'intera vita di Enos fu di novecentocinque anni; poi morì.
[12] Kenan aveva settanta anni quando generò Maalaleèl;
[13] Kenan dopo aver generato Maalaleèl visse ancora ottocentoquaranta
anni e generò figli e figlie.
[14] L'intera vita di Kenan fu di novecentodieci anni; poi morì.
[15] Maalaleèl aveva sessantacinque anni quando generò Iared;
[16] Maalaleèl dopo aver generato Iared, visse ancora ottocentrenta
anni e generò figli e figlie.
[17] L'intera vita di Maalaleèl fu di ottocentonovantacinque anni; poi
morì.
[18] Iared aveva centosessantadue anni quando generò Enoch;
[19] Iared, dopo aver generato Enoch, visse ancora ottocento anni e
generò figli e figlie.
[20] L'intera vita di Iared fu di novecentosessantadue anni; poi morì.
[21] Enoch aveva sessantacinque anni quando generò Matusalemme.
[22] Enoch camminò con Dio; dopo aver generato Matusalemme, visse
ancora per trecento anni e generò figli e figlie.
[23] L'intera vita di Enoch fu di trecentosessantacique anni.
[24] Poi Enoch cammino con Dio e non fu più perché Dio l'aveva preso.
[25] Matusalemme aveva centottantasette anni quando generò Lamech;
[26] Matusalemme, dopo aver generato Lamech, visse ancora
settecentottantadue anni e generò figli e figlie.
[27] L'intera vita di Matusalemme fu di novecentosessantanove anni; poi
morì.
[28] Lamech aveva centottantadue anni quando generò un figlio
[29] e lo chiamò Noè, dicendo: "Costui ci consolerà del nostro
lavoro e della fatica delle nostre mani, a causa del suolo che il
Signore ha maledetto".
[30] Lamech, dopo aver generato Noè, visse ancora
cinquecentonovantacinque anni e generò figli e figlie.
[31] L'intera vita di Lamech fu di settecentosettantasette anni; poi morì.
[32] Noè aveva cinquecento anni quando generò Sem, Cam e Iafet.
6
[1]
Quando gli uomini cominciarono a moltiplicarsi sulla terra e nacquero
loro figlie,
[2] i figli di Dio videro che le figlie degli uomini erano belle e ne
presero per mogli quante ne vollero.
[3] Allora il Signore disse: "Il mio spirito non resterà sempre
nell'uomo, perché egli è carne e la sua vita sarà di centoventi
anni".
[4] C'erano sulla terra i giganti a quei tempi - e anche dopo - quando i
figli di Dio si univano alle figlie degli uomini e queste partorivano
loro dei figli: sono questi gli eroi dell'antichità, uomini famosi.
[5] Il Signore vide che la malvagità degli uomini era grande sulla
terra e che ogni disegno concepito dal loro cuore non era altro che
male.
[6] E il Signore si pentì di aver fatto l'uomo sulla terra e se ne
addolorò in cuor suo.
[7] Il Singore disse: "Sterminerò dalla terra l'uomo che ho
creato: con l'uomo anche il bestiame e i rettili e gli uccelli del
cielo, perché sono pentito d'averli fatti".
[8] Ma Noè trovò grazia agli occhi del Signore.
[9] Questa è la storia di Noè. Noè era uomo giusto e integro tra i
suoi contemporanei e camminava con Dio.
[10] Noè generò tre figli: Sem, Cam, e Iafet.
[11] Ma la terra era corrotta davanti a Dio e piena di violenza.
[12] Dio guardò la terra ed ecco essa era corrotta, perché ogni uomo
aveva pervertito la sua condotta sulla terra.
[13] Allora Dio disse a Noè: "È venuta per me la fine di ogni
uomo, perché la terra, per causa loro, è piena di violenza; ecco, io
li distruggerò insieme con la terra.
[14] Fatti un'arca di legno di cipresso; dividerai l'arca in
scompartimenti e la spalmerai di bitume dentro e fuori.
[15] Ecco come devi farla: l'arca avrà trecento cubiti di lunghezza,
cinquanta di larghezza e trenta di altezza.
[16] Farai nell'arca un tetto e a un cubito più sopra la terminerai; da
un lato metterai la porta dell'arca. La farai a piani: inferiore, medio
e superiore.
[17] Ecco io manderò il diluvio, cioè le acque, sulla terra, per
distruggere sotto il cielo ogni carne, in cui è alito di vita; quanto
è sulla terra perirà.
[18] Ma con te io stabilisco la mia alleanza. Entrerai nell'arca tu e
con te i tuoi figli, tua moglie e le mogli dei tuoi figli.
[19] Di quanto vive, di ogni carne, introdurrai nell'arca due di ogni
specie, per conservarli in vita con te: siano maschio e femmina.
[20] Degli uccelli secondo la loro specie, del bestiame secondo la
propria specie e di tutti i rettili della terra secondo la loro specie,
due d'ognuna verranno con te, per essere conservati in vita.
[21] Quanto a te, prenditi ogni sorta di cibo da mangiare e raccoglilo
presso di te: sarà di nutrimento per te e per loro".
[22] Noè eseguì tutto; come Dio gli aveva comandato, così egli fece.
7
[1] Il
Signore disse a Noè: "Entra nell'arca tu con tutta la tua
famiglia, perché ti ho visto giusto dinanzi a me in questa generazione.
[2] D'ogni animale mondo prendine con te sette paia, il maschio e la sua
femmina; degli animali che non sono mondi un paio, il maschio e la sua
femmina.
[3] Anche degli uccelli mondi del cielo, sette paia, maschio e femmina,
per conservarne in vita la razza su tutta la terra.
[4] Perché tra sette giorni farò piovere sulla terra per quaranta
giorni e quaranta notti; sterminerò dalla terra ogni essere che ho
fatto".
[5] Noè fece quanto il Signore gli aveva comandato.
[6] Noè aveva seicento anni, quando venne il diluvio, cioè le acque
sulla terra.
[7] Noè entrò nell'arca e con lui i suoi figli, sua moglie e le mogli
dei suoi figli, per sottrarsi alle acque del diluvio.
[8] Degli animali mondi e di quelli immondi, degli uccelli e di tutti
gli esseri che strisciano sul suolo
[9] entrarono a due a due con Noè nell'arca, maschio e femmina, come
Dio aveva comandato a Noè.
[10] Dopo sette giorni, le acque del diluvio furono sopra la terra;
[11] nell'anno seicentesimo della vita di Noè, nel secondo mese, il
diciassette del mese, proprio in quello stesso giorno, eruppero tutte le
sorgenti del grande abisso e le cateratte del cielo si aprirono.
[12] Cadde la pioggia sulla terra per quaranta giorni e quaranta notti.
[13] In quello stesso giorno entrò nell'arca Noè con i figli Sem, Cam
e Iafet, la moglie di Noè, le tre mogli dei suoi tre figli:
[14] essi e tutti i viventi secondo la loro specie e tutto il bestiame
secondo la sua specie e tutti i rettili che strisciano sulla terra
secondo la loro specie, tutti i volatili secondo la loro specie, tutti
gli uccelli, tutti gli esseri alati.
[15] Vennero dunque a Noè nell'arca, a due a due, di ogni carne in cui
è il soffio di vita.
[16] Quelli che venivano, maschio e femmina d'ogni carne, entrarono come
gli aveva comandato Dio: il Signore chiuse la porta dietro di lui.
[17] Il diluvio durò sulla terra quaranta giorni: le acque crebbero e
sollevarono l'arca che si innalzò sulla terra.
[18] Le acque divennero poderose e crebbero molto sopra la terra e
l'arca galleggiava sulle acque.
[19] Le acque si innalzarono sempre più sopra la terra e coprirono
tutti i monti più alti che sono sotto tutto il cielo.
[20] Le acque superarono in altezza di quindici cubiti i monti che
avevano ricoperto.
[21] Perì ogni essere vivente che si muove sulla terra, uccelli,
bestiame e fiere e tutti gli esseri che brulicano sulla terra e tutti
gli uomini.
[22] Ogni essere che ha un alito di vita nelle narici, cioè quanto era
sulla terra asciutta morì.
[23] Così fu sterminato ogni essere che era sulla terra: con gli
uomini, gli animali domestici, i rettili e gli uccelli del cielo; essi
furono sterminati dalla terra e rimase solo Noè e chi stava con lui
nell'arca.
[24] Le acque restarono alte sopra la terra centocinquanta giorni.
8
[1] Dio
si ricordò di Noè, di tutte le fiere e di tutti gli animali domestici
che erano con lui nell'arca. Dio fece passare un vento sulla terra e le
acque si abbassarono.
[2] Le fonti dell'abisso e le cateratte del cielo furono chiuse e fu
trattenuta la pioggia dal cielo;
[3] le acque andarono via via ritirandosi dalla terra e calarono dopo
centocinquanta giorni.
[4] Nel settimo mese, il diciasette del mese, l'arca si posò sui monti
dell'Araràt.
[5] Le acque andarono via via diminuendo fino al decimo mese. Nel decimo
mese, il primo giorno del mese, apparvero le cime dei monti.
[6] Trascorsi quaranta giorni, Noè aprì la finestra che aveva fatta
nell'arca e fece uscire un corvo per vedere se le acque si fossero
ritirate.
[7] Esso uscì andando e tornando finché si prosciugarono le acque
sulla terra.
[8] Noè poi fece uscire una colomba, per vedere se le acque si fossero
ritirate dal suolo;
[9] ma la colomba, non trovando dove posare la pianta del piede, tornò
a lui nell'arca, perché c'era ancora l'acqua su tutta la terra. Egli
stese la mano, la prese e la fece rientrare presso di sé nell'arca.
[10] Attese altri sette giorni e di nuovo fece uscire la colomba
dall'arca
[11] e la colomba tornò a lui sul far della sera; ecco, essa aveva nel
becco un ramoscello di ulivo. Noè comprese che le acque si erano
ritirate dalla terra.
[12] Aspettò altri sette giorni, poi lasciò andare la colomba; essa
non tornò più da lui.
[13] L'anno seicentouno della vita di Noè, il primo mese, il primo
giorno del mese, le acque si erano prosciugate sulla terra; Noè tolse
la copertura dell'arca ed ecco la superficie del suolo era asciutta.
[14] Nel secondo mese, il ventisette del mese, tutta la terra fu
asciutta.
[15] Dio ordinò a Noè:
[16] "Esci dall'arca tu e tua moglie, i tuoi figli e le mogli dei
tuoi figli con te.
[17] Tutti gli animali d'ogni specie che hai con te, uccelli, bestiame e
tutti i rettili che strisciano sulla terra, falli uscire con te, perché
possano diffondersi sulla terra, siano fecondi e si moltiplichino su di
essa".
[18] Noè uscì con i figli, la moglie e le mogli dei figli.
[19] Tutti i viventi e tutto il bestiame e tutti gli uccelli e tutti i
rettili che strisciano sulla terra, secondo la loro specie, uscirono
dall'arca.
[20] Allora Noè edificò un altare al Signore; prese ogni sorta di
animali mondi e di uccelli mondi e offrì olocausti sull'altare.
[21] Il Signore ne odorò la soave fragranza e pensò: "Non maledirò
più il suolo a causa dell'uomo, perché l'istinto del cuore umano è
incline al male fin dalla adolescenza; né colpirò più ogni essere
vivente come ho fatto.
[22] Finché durerà la terra,
seme e messe,
freddo e caldo,
estate e inverno,
giorno e notte
non cesseranno".
9
[1] Dio
benedisse Noè e i suoi figli e disse loro: "Siate fecondi e
moltiplicatevi e riempite la terra.
[2] Il timore e il terrore di voi sia in tutte le bestie selvatiche e in
tutto il bestiame e in tutti gli uccelli del cielo. Quanto striscia sul
suolo e tutti i pesci del mare sono messi in vostro potere.
[3] Quanto si muove e ha vita vi servirà di cibo: vi do tutto questo,
come già le verdi erbe.
[4] Soltanto non mangerete la carne con la sua vita, cioè il suo
sangue.
[5] Del sangue vostro anzi, ossia della vostra vita, io domanderò
conto; ne domanderò conto ad ogni essere vivente e domanderò conto
della vita dell'uomo all'uomo, a ognuno di suo fratello.
[6] Chi sparge il sangue dell'uomo
dall'uomo il suo sangue sarà sparso,
perché ad immagine di Dio
Egli ha fatto l'uomo.
[7] E voi, siate fecondi e moltiplicatevi,
siate numerosi sulla terra e dominatela".
[8] Dio disse a Noè e ai sui figli con lui:
[9] "Quanto a me, ecco io stabilisco la mia alleanza coni vostri
discendenti dopo di voi;
[10] con ogni essere vivente che è con voi, uccelli, bestiame e bestie
selvatiche, con tutti gli animali che sono usciti dall'arca.
[11] Io stabilisco la mia alleanza con voi: non sarà più distrutto
nessun vivente dalle acque del diluvio, né più il diluvio devasterà
la terra".
[12] Dio disse:
"Questo è il segno dell'alleanza,
che io pongo
tra me e voi
e tra ogni essere vivente
che è con voi
per le generazioni eterne.
[13] Il mio arco pongo sulle nubi
ed esso sarà il segno dell'alleanza
tra me e la terra.
[14] Quando radunerò
le nubi sulla terra
e apparirà l'arco sulle nubi
[15] ricorderò la mia alleanza
che è tra me e voi
e tra ogni essere che vive in ogni carne
e noi ci saranno più le acque
per il diluvio, per distruggere ogni carne.
[16] L'arco sarà sulle nubi
e io lo guarderò per ricordare l'alleanza eterna
tra Dio e ogni essere che vive in ogni carne
che è sulla terra".
[17] Disse Dio a Noè: "Questo è il segno dell'alleanza che io ho
stabilito tra me e ogni carne che è sulla terra".
[18] I figli di Noè che uscirono dall'arca furono Sem, Cam e Iafet; Cam
è il padre di Cànaan.
[19] Questi tre sono i figli di Noè e da questi fu popolata tutta la
terra.
[20] Ora Noè, coltivatore della terra, cominciò a piantare una vigna.
[21] Avendo bevuto il vino, si ubriacò e giacque scoperto all'interno
della sua tenda.
[22] Cam, padre di Cànaan, vide il padre scoperto e raccontò la cosa
ai due fratelli che stavano fuori.
[23] Allora Sem e Iafet presero il mantello, se lo misero tutti e due
sulle spalle e, camminando a ritroso, coprirono il padre scoperto;
avendo rivolto la faccia indietro, non videro il padre scoperto.
[24] Quando Noè si fu risvegliato dall'ebbrezza, seppe quanto gli aveva
fatto il figlio minore;
[25] allora disse:
"Sia maledetto Cànaan!
Schiavo degli schiavi
sarà per i suoi fratelli!".
[26] Disse poi:
"Benedetto il Signore, Dio di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!
[27] Dio dilati Iafet
e questi dimori nelle tende di Sem,
Cànaan sia suo schiavo!".
[28] Noè visse, dopo il diluvio, trecentocinquanta anni.
[29] L'intera vita di Noè fu di novecentocinquanta anni, poi morì.
10
[1]
Questa è la discendenza dei figli di Noè: Sem, Cam e Iafet, ai quali
nacquero figli dopo il diluvio.
[2] I figli di Iafet: Gomer, Magog, Madai, Iavan, Tubal, Mesech e Tiras.
[3] I figli di Gomer: Askenaz, Rifat e Togarma.
[4] I figli di Iavan: Elisa, Tarsis, quelli di Cipro e quelli di Rodi.
[5] Da costoro derivarono le nazioni disperse per le isole nei loro
territori, ciascuno secondo la propria lingua e secondo le loro
famiglie, nelle loro nazioni.
[6] I figli di Cam: Etiopia, Egitto, Put e Cànaan.
[7] I figli di Etiopia: Seba, Avìla, Sabta, Raama e Sàbteca.
[8] Ora Etiopia generò Nimrod: costui cominciò a essere potente sulla
terra.
[9] Egli era valente nella caccia davanti al Signore, perciò si dice:
"Come Nimrod, valente cacciatore davanti al Signore".
[10] L'inizio del suo regno fu Babele, Uruch, Accad e Calne, nel paese
di Sennaar.
[11] Da quella terra si portò ad Assur e costruì Ninive, Recobot-Ir e
Càlach
[12] e Resen tra Ninive e Càlach; quella è la grande città.
[13] Egitto generò quelli di Lud, Anam, Laab, Naftuch,
[14] Patros, Casluch e Caftor, da dove uscirono i Filistei.
[15] Cànaan generò Sidone, suo primogenito, e Chet
[16] e il Gebuseo, l'Amorreo, il Gergeseo,
[17] l'Eveo, l'Archita e il Sineo,
[18] l'Arvadita, il Semarita e l'Amatita. In seguito si dispersero le
famiglie dei Cananei.
[19] Il confine dei Cananei andava da Sidone in direzione di Gerar fino
a Gaza, poi in direzione di Sòdoma, Gomorra, Adma e Zeboim, fino a
Lesa.
[20] Questi furono i figli di Cam secondo le loro famiglie e le loro
lingue, nei loro territori e nei loro popoli.
[21] Anche a Sem, padre di tutti i figli di Eber, fratello maggiore di
Jafet, nacque una discendenza.
[22] I figli di Sem: Elam, Assur, Arpacsàd, Lud e Aram.
[23] I figli di Aram: Uz, Cul, Gheter e Mas.
[24] Arpacsàd generò Selach e Selach generò Eber.
[25] A Eber nacquero due figli: uno si chiamò Peleg, perché ai suoi
tempi fu divisa la terra, e il fratello si chiamò Joktan.
[26] Joktan generò Almodad, Selef, Ascarmavet, Jerach,
[27] Adòcam, Uzal, Dikla,
[28] Obal, Abimaèl, Saba,
[29] Ofir, Avìla e Ibab. Tutti questi furono i figli di Joktan;
[30] la loro sede era sulle montagne dell'oriente, da Mesa in direzione
di Sefar.
[31] Questi furono i figli di Sem secondo le loro famiglie e le loro
lingue, territori, secondo i loro popoli.
[32] Queste furono le famiglie dei figli di Noè secondo le loro
generazioni, nei loro popoli. Da costoro si dispersero le nazioni sulla
terra dopo il diluvio.
11
[1]
Tutta la terra aveva una sola lingua e le stesse parole.
[2] Emigrando dall'oriente gli uomini capitarono in una pianura nel
paese di Sennaar e vi si stabilirono.
[3] Si dissero l'un l'altro: "Venite, facciamoci mattoni e
cuociamoli al fuoco". Il mattone servì loro da pietra e il bitume
da cemento.
[4] Poi dissero: "Venite, costruiamoci una città e una torre, la
cui cima tocchi il cielo e facciamoci un nome, per non disperderci su
tutta la terra".
[5] Ma il Signore scese a vedere la città e la torre che gli uomini
stavano costruendo.
[6] Il Signore disse: "Ecco, essi sono un solo popolo e hanno tutti
una lingua sola; questo è l'inizio della loro opera e ora quanto
avranno in progetto di fare non sarà loro impossibile.
[7] Scendiamo dunque e confondiamo la loro lingua, perché non
comprendano più l'uno la lingua dell'altro".
[8] Il Signore li disperse di là su tutta la terra ed essi essarono di
costruire la città.
[9] Per questo la si chiamò Babele, perché là il Signore confuse la
lingua di tutta la terra e di là il Signore li disperse su tutta la
terra.
[10] Questa è la discendenza di Sem: Sem aveva cento anni quando generò
Arpacsàd, due anni dopo il diluvio;
[11] Sem, dopo aver generato Arpacsàd, visse cinquecento anni e generò
figli e figlie.
[12] Arpacsàd aveva trentacinque anni quando generò Selach;
[13] Arpacsàd, dopo aver generato Selach, visse quattrocentotré anni e
generò figli e figlie.
[14] Selach aveva trent'anni quando generò Eber;
[15] Selach, dopo aver generato Eber, visse quattrocentotré anni e
generò figli e figlie.
[16] Eber aveva trentaquattro anni quando generò Peleg;
[17] Eber, dopo aver generato Peleg, visse quattrocentotrenta anni e
generò figli e figlie.
[18] Peleg aveva trent'anni quando generò Reu;
[19] Peleg, dopo aver generato Reu, visse duecentonove anni e generò
figli e figlie.
[20] Reu aveva trentadue anni quando generò Serug;
[21] Reu, dopo aver generato Serug, visse duecentosette anni e generò
figli e figlie.
[22] Serug aveva trent'anni quando generò Nacor;
[23] Serug, dopo aver generato Nacor, visse duecento anni e generò
figli e figlie.
[24] Nacor aveva ventinove anni quando generò Terach;
[25] Nacor, dopo aver generato Terach, visse centodiciannove anni e
generò figli e figlie.
[26] Terach aveva settant'anni quando generò Abram, Nacor e Aran.
[27] Questa è la posterità di Terach: Terach generò Abram, Nacor e
Aran: Aran generò Lot.
[28] Aran poi morì alla presenza di suo padre Terach nella sua terra
natale, in Ur dei Caldei.
[29] Abram e Nacor si presero delle mogli; la moglie di Abram si
chiamava Sarai e la moglie di Nacor Milca, ch'era figlia di Aran, padre
di Milca e padre di Isca.
[30] Sarai era sterile e non aveva figli.
[31] Poi Terach prese Abram, suo figlio, e Lot, figlio di Aran, figlio
cioè del suo figlio, e Sarai sua nuora, moglie di Abram suo figlio, e
uscì con loro da Ur dei Caldei per andare nel paese di Cànaan.
Arrivarono fino a Carran e vi si stabilirono.
[32] L'età della vita di Terach fu di duecentocinque anni; Terach morì
in Carran.
12
[1] Il
Signore disse ad Abram:
"Vàttene dal tuo paese, dalla tua patria
e dalla casa di tuo padre,
verso il paese che io ti indicherò.
[2] Farò di te un grande popolo
e ti benedirò,
renderò grande il tuo nome
e diventerai una benedizione.
[3] Benedirò coloro che ti benediranno
e coloro che ti malediranno maledirò
e in te si diranno benedette
tutte le famiglie della terra".
[4] Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore, e con lui
partì Lot. Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran.
[5] Abram dunque prese la moglie Sarai, e Lot, figlio di suo fratello, e
tutti i beni che avevano acquistati in Carran e tutte le persone che lì
si erano procurate e si incamminarono verso il paese di Cànaan.
Arrivarono al paese di Cànaan
[6] e Abram attraversò il paese fino alla località di Sichem, presso
la Quercia di More. Nel paese si trovavano allora i Cananei.
[7] Il Signore apparve ad Abram e gli disse: "Alla tua discendenza
io darò questo paese". Allora Abram costruì in quel posto un
altare al Signore che gli era apparso.
[8] Di là passò sulle montagne a oriente di Betel e piantò la tenda,
avendo Betel ad occidente e Ai ad oriente. Lì costruì un altare al
Signore e invocò il nome del Signore.
[9] Poi Abram levò la tenda per accamparsi nel Negheb.
[10] Venne una carestia nel paese e Abram scese in Egitto per
soggiornarvi, perché la carestia gravava sul paese.
[11] Ma, quando fu sul punto di entrare in Egitto, disse alla moglie
Sarai: "Vedi, io so che tu sei donna di aspetto avvenente.
[12] Quando gli Egiziani ti vedranno, penseranno: Costei è sua moglie,
e mi uccideranno, mentre lasceranno te in vita.
[13] Dì dunque che tu sei mia sorella, perché io sia trattato bene per
causa tua e io viva per riguardo a te".
[14] Appunto quando Abram arrivò in Egitto, gli Egiziani videro che la
donna era molto avvenente.
[15] La osservarono gli ufficiali del faraone e ne fecero le lodi al
faraone; così la donna fu presa e condotta nella casa del faraone.
[16] Per riguardo a lei, egli trattò bene Abram, che ricevette greggi e
armenti e asini, schiavi e schiave, asine e cammelli.
[17] Ma il Signore colpì il faraone e la sua casa con grandi piaghe,
per il fatto di Sarai, moglie di Abram.
[18] Allora il faraone convocò Abram e gli disse: "Che mi hai
fatto? Perché non mi hai dichiarato che era tua moglie?
[19] Perché hai detto: È mia sorella, così che io me la sono presa in
moglie? E ora eccoti tua moglie: prendila e vàttene!".
[20] Poi il faraone lo affidò ad alcuni uomini che lo accompagnarono
fuori della frontiera insieme con la moglie e tutti i suoi averi.
13
[1]
Dall'Egitto Abram ritornò nel Negheb con la moglie e tutti i suoi
averi; Lot era con lui.
[2] Abram era molto ricco in bestiame, argento e oro.
[3] Poi di accampamento in accampamento egli dal Negheb si portò fino a
Betel, fino al luogo dove era stata già prima la sua tenda, tra Betel e
Ai,
[4] al luogo dell'altare, che aveva là costruito prima: lì Abram invocò
il nome del Signore.
[5] Ma anche Lot, che andava con Abram, aveva greggi e armenti e tende.
[6] Il territorio non consentiva che abitassero insieme, perché avevano
beni troppo grandi e non potevano abitare insieme.
[7] Per questo sorse una lite tra i mandriani di Abram e i mandriani di
Lot, mentre i Cananei e i Perizziti abitavano allora nel paese.
[8] Abram disse a Lot: "Non vi sia discordia tra me e te, tra i
miei mandriani e i tuoi, perché noi siamo fratelli.
[9] Non sta forse davanti a te tutto il paese? Sepàrati da me. Se tu
vai a sinistra, io antra, io andrò a destra; se tu vai a destra, io
andrò a sinistra".
[10] Allora Lot alzò gli occhi e vide che tutta la valle del Giordano
era un luogo irrigato da ogni parte - prima che il Signore distruggesse
Sòdoma e Gomorra -; era come il giardino del Signore, come il paese
d'Egitto, fino ai pressi di Zoar.
[11] Lot scelse per sé tutta la valle del Giordano e trasportò le
tende verso oriente. Così si separarono l'uno dall'altro:
[12] Abram si stabilì nel paese di Cànaan e Lot si stabilì nelle città
della valle e piantò le tende vicino a Sòdoma.
[13] Ora gli uomini di Sòdoma erano perversi e peccavano molto contro
il Signore.
[14] Allora il Signore disse ad Abram, dopo che Lot si era separato da
lui: "Alza gli occhi e dal luogo dove tu stai spingi lo sguardo
verso il settentrione e il mezzogiorno, verso l'oriente e l'occidente.
[15] Tutto il paese che tu vedi, io lo darò a te e alla tua discendenza
per sempre.
[16] Renderò la tua discendenza come la polvere della terra: se uno può
contare la polvere della terra, potrà contare anche i tuoi discendenti.
[17] Alzati, percorri il paese in lungo e in largo, perché io lo darò
a te".
[18] Poi Abram si spostò con le sue tende e andò a stabilirsi alle
Querce di Mamre, che sono ad Ebron, e vi costruì un altare al Signore.
14
[1] Al
tempo di Amrafel re di Sennaar, di Arioch re di Ellasar, di Chedorlaomer
re dell'Elam e di Tideal re di Goim,
[2] costoro mossero guerra contro Bera re di Sòdoma, Birsa re di
Gomorra, Sinab re di Adma, Semeber re di Zeboim, e contro il re di Bela,
cioè Zoar.
[3] Tutti questi si concentrarono nella valle di Siddim, cioè il Mar
Morto.
[4] Per dodici anni essi erano stati sottomessi a Chedorlaomer, ma il
tredicesimo anno si erano ribellati.
[5] Nell'anno quattordicesimo arrivarono Chedorlaomer e i re che erano
con lui e sconfissero i Refaim ad Astarot-Karnaim, gli Zuzim ad Am, gli
Emim a Save-Kiriataim
[6] e gli Hurriti sulle montagne di Seir fino a El-Paran, che è presso
il deserto.
[7] Poi mutarono direzione e vennero a En-Mispat, cioè Kades, e
devastarono tutto il territorio degli Amaleciti e anche degli Amorrèi
che abitavano in Azazon-Tamar.
[8] Allora il re di Sòdoma, il re di Gomorra, il re di Adma, il re di
Zeboim e il re di Bela, cioè Zoar, uscirono e si schierarono a
battaglia nella valle di Siddim contro di esso,
[9] e cioè contro Chedorlaomer re dell'Elam, Tideal re di Goim, Amrafel
re di Sennaar e Arioch re di Ellasar: quattro re contro cinque.
[10] Ora la valle di Siddim era piena di pozzi di bitume; mentre il re
di Sòdoma e il re di Gomorra si davano alla fuga, alcuni caddero nei
pozzi e gli altri fuggirono sulle montagne.
[11] Gli invasori presero tutti i beni di Sodoma e Gomorra e tutti i
loro viveri e se ne andarono.
[12] Andandosene catturarono anche Lot, figlio del fratello di Abram, e
i suoi beni: egli risiedeva appunto in Sòdoma.
[13] Ma un fuggiasco venne ad avvertire Abram l'Ebreo che si trovava
alle Querce di Mamre l'Amorreo, fratello di Escol e fratello di Aner i
quali erano alleati di Abram.
[14] Quando Abram seppe che il suo parente era stato preso prigioniero,
organizzò i suoi uomini esperti nelle armi, schiavi nati nella sua
casa, in numero di trecentodiciotto, e si diede all'inseguimento fino a
Dan.
[15] Piombò sopra di essi di notte, lui con i suoi servi, li sconfisse
e proseguì l'inseguimento fino a Coba, a settentrione di Damasco.
[16] Ricuperò così tutta la roba e anche Lot suo parente, i suoi beni,
con le donne e il popolo.
[17] Quando Abram fu di ritorno, dopo la sconfitta di Chedorlaomer e dei
re che erano con lui, il re di Sòdoma gli uscì incontro nella Valle di
Save, cioè la Valle del re.
[18] Intanto Melchisedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote
del Dio altissimo
[19] e benedisse Abram con queste parole:
"Sia benedetto Abram dal Dio altissimo,
creatore del cielo e della terra,
[20] e benedetto sia il Dio altissimo,
che ti ha messo in mano i tuoi nemici".
[21] Poi il re di Sòdoma disse ad Abram: "Dammi le persone; i beni
prendili per te".
[22] Ma Abram disse al re di Sòdoma: "Alzo la mano davanti al
Signore, il Dio altissimo, creatore del cielo e della terra:
[23] né un filo, né un legaccio di sandalo, niente io prenderò di ciò
che è tuo; non potrai dire: io ho arricchito Abram.
[24] Per me niente, se non quello che i servi hanno mangiato; quanto a
ciò che spetta agli uomini che sono venuti con me, Escol, Aner e Mamre,
essi stessi si prendano la loro parte".
15
[1] Dopo
tali fatti, questa parola del Signore fu rivolta ad Abram in visione:
"Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà
molto grande".
[2] Rispose Abram: "Mio Signore Dio, che mi darai? Io me ne vado
senza figli e l'erede della mia casa è Eliezer di Damasco".
[3] Soggiunse Abram: "Ecco a me non hai dato discendenza e un mio
domestico sarà mio erede".
[4] Ed ecco gli fu rivolta questa parola dal Signore: "Non costui
sarà il tuo erede, ma uno nato da te sarà il tuo erede".
[5] Poi lo condusse fuori e gli disse: "Guarda in cielo e conta le
stelle, se riesci a contarle" e soggiunse: "Tale sarà la tua
discendenza".
[6] Egli credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia.
[7] E gli disse: "Io sono il Signore che ti ho fatto uscire da Ur
dei Caldei per darti in possesso questo paese".
[8] Rispose: "Signore mio Dio, come potrò sapere che ne avrò il
possesso?".
[9] Gli disse: "Prendimi una giovenca di tre anni, una capra di tre
anni, un ariete di tre anni, una tortora e un piccione".
[10] Andò a prendere tutti questi animali, li divise in due e collocò
ogni metà di fronte all'altra; non divise però gli uccelli.
[11] Gli uccelli rapaci calavano su quei cadaveri, ma Abram li
scacciava.
[12] Mentre il sole stava per tramontare, un torpore cadde su Abram, ed
ecco un oscuro terrore lo assalì.
[13] Allora il Signore disse ad Abram: "Sappi che i tuoi
discendenti saranno forestieri in un paese non loro; saranno fatti
schiavi e saranno oppressi per quattrocento anni.
[14] Ma la nazione che essi avranno servito, la giudicherò io: dopo,
essi usciranno con grandi ricchezze.
[15] Quanto a te, andrai in pace presso i tuoi padri; sarai sepolto dopo
una vecchiaia felice.
[16] Alla quarta generazione torneranno qui, perché l'iniquità degli
Amorrèi non ha ancora raggiunto il colmo".
[17] Quando, tramontato il sole, si era fatto buio fitto, ecco un forno
fumante e una fiaccola ardente passarono in mezzo agli animali divisi.
[18] In quel giorno il Signore concluse questa alleanza con Abram:
"Alla tua discendenza io do questo paese dal fiume d'Egitto al
grande fiume, il fiume Eufràte;
[19] il paese dove abitano i Keniti, i Kenizziti, i Kadmoniti,
[20] gli Hittiti, i Perizziti, i Refaim,
[21] gli Amorrèi, i Cananei, i Gergesei, gli Evei e i Gebusei".
16
[1]
Sarai, moglie di Abram, non gli aveva dato figli. Avendo però una
schiava egiziana chiamata Agar,
[2] Sarai disse ad Abram: "Ecco, il Signore mi ha impedito di aver
prole; unisciti alla mia schiava: forse da lei potrò avere figli".
Abram ascoltò la voce di Sarai.
[3] Così, al termine di dieci anni da quando Abram abitava nel paese di
Cànaan, Sarai, moglie di Abram, prese Agar l'egiziana, sua schiava e la
diede in moglie ad Abram, suo marito.
[4] Egli si unì ad Agar, che restò incinta. Ma, quando essa si accorse
di essere incinta, la sua padrona non contò più nulla per lei.
[5] Allora Sarai disse ad Abram: "L'offesa a me fatta ricada su di
te! Io ti ho dato in braccio la mia schiava, ma da quando si è accorta
d'essere incinta, io non conto più niente per lei. Il Signore sia
giudice tra me e te!".
[6] Abram disse a Sarai: "Ecco, la tua schiava è in tuo potere:
falle ciò che ti pare". Sarai allora la maltrattò tanto che
quella si allontanò.
[7] La trovò l'angelo del Signore presso una sorgente d'acqua nel
deserto, la sorgente sulla strada di Sur,
[8] e le disse: "Agar, schiava di Sarai, da dove vieni e dove
vai?". Rispose: "Vado lontano dalla mia padrona Sarai".
[9] Le disse l'angelo del Signore: "Ritorna dalla tua padrona e
restale sottomessa".
[10] Le disse ancora l'angelo del Signore: "Moltiplicherò la tua
discendenza e non si potrà contarla per la sua moltitudine".
[11] Soggiunse poi l'angelo del Signore:
"Ecco, sei incinta:
partorirai un figlio
e lo chiamerai Ismaele,
perché il Signore ha ascoltato la tua afflizione.
[12] Egli sarà come un ònagro;
la sua mano sarà contro tutti
e la mano di tutti contro di lui
e abiterà di fronte a tutti i suoi fratelli".
[13] Agar chiamò il Signore, che le aveva parlato: "Tu sei il Dio
della visione", perché diceva: "Qui dunque sono riuscita
ancora a vedere, dopo la mia visione?".
[14] Per questo il pozzo si chiamò Pozzo di Lacai-Roi; è appunto
quello che si trova tra Kades e Bered.
[15] Agar partorì ad Abram un figlio e Abram chiamò Ismaele il figlio
che Agar gli aveva partorito.
[16] Abram aveva ottantasei anni quando Agar gli partorì Ismaele.
17
[1]
Quando Abram ebbe novantanove anni, il Signore gli apparve e gli disse:
"Io sono Dio onnipotente:
cammina davanti a me
e sii integro.
[2] Porrò la mia alleanza
tra me e te
e ti renderò numeroso
molto, molto".
[3] Subito Abram si prostrò con il viso a terra e Dio parlò con lui:
[4] "Eccomi:
la mia alleanza è con te
e sarai padre
di una moltitudine di popoli.
[5] Non ti chiamerai più Abram
ma ti chiamerai Abraham
perché padre di una moltitudine
di popoli ti renderò.
[6] E ti renderò molto, molto fecondo; ti farò diventare nazioni e da
te nasceranno dei re.
[7] Stabilirò la mia alleanza con te e con la tua discendenza dopo di
te di generazione in generazione, come alleanza perenne, per essere il
Dio tuo e della tua discendenza dopo di te.
[8] Darò a te e alla tua discendenza dopo di te il paese dove sei
straniero, tutto il paese di Cànaan in possesso perenne; sarò il
vostro Dio".
[9] Disse Dio ad Abramo: "Da parte tua devi osservare la mia
alleanza, tu e la tua discendenza dopo di te di generazione in
generazione.
[10] Questa è la mia alleanza che dovete osservare, alleanza tra me e
voi e la tua discendenza dopo di te: sia circonciso tra di voi ogni
maschio.
[11] Vi lascerete circoncidere la carne del vostro membro e ciò sarà
il segno dell'alleanza tra me e voi.
[12] Quando avrà otto giorni, sarà circonciso tra di voi ogni maschio
di generazione in generazione, tanto quello nato in casa come quello
comperato con denaro da qualunque straniero che non sia della tua
stirpe.
[13] Deve essere circonciso chi è nato in casa e chi viene comperato
con denaro; così la mia alleanza sussisterà nella vostra carne come
alleanza perenne.
[14] Il maschio non circonciso, di cui cioè non sarà stata circoncisa
la carne del membro, sia eliminato dal suo popolo: ha violato la mia
alleanza".
[15] Dio aggiunse ad Abramo: "Quanto a Sarai tua moglie, non la
chiamerai più Sarai, ma Sara.
[16] Io la benedirò e anche da lei ti darò un figlio; la benedirò e
diventerà nazioni e re di popoli nasceranno da lei".
[17] Allora Abramo si prostrò con la faccia a terra e rise e pensò:
"Ad uno di cento anni può nascere un figlio? E Sara all'età di
novanta anni potrà partorire?".
[18] Abramo disse a Dio: "Se almeno Ismaele potesse vivere davanti
a te!".
[19] E Dio disse: "No, Sara, tua moglie, ti partorirà un figlio e
lo chiamerai Isacco. Io stabilirò la mia alleanza con lui come alleanza
perenne, per essere il Dio suo e della sua discendenza dopo di lui.
[20] Anche riguardo a Ismaele io ti ho esaudito: ecco, io lo benedico e
lo renderò fecondo e molto, molto numeroso: dodici principi egli
genererà e di lui farò una grande nazione.
[21] Ma stabilirò la mia alleanza con Isacco, che Sara ti partorirà a
questa data l'anno venturo".
[22] Dio terminò così di parlare con lui e, salendo in alto, lasciò
Abramo.
[23] Allora Abramo prese Ismaele suo figlio e tutti i nati nella sua
casa e tutti quelli comperati con il suo denaro, tutti i maschi
appartenenti al personale della casa di Abramo, e circoncise la carne
del loro membro in quello stesso giorno, come Dio gli aveva detto.
[24] Ora Abramo aveva novantanove anni, quando si fece circoncidere la
carne del membro.
[25] Ismaele suo figlio aveva tredici anni quando gli fu circoncisa la
carne del membro.
[26] In quello stesso giorno furono circoncisi Abramo e Ismaele suo
figlio.
[27] E tutti gli uomini della sua casa, i nati in casa e i comperati con
denaro dagli stranieri, furono circoncisi con lui.
18
[1] Poi
il Signore apparve a lui alle Querce di Mamre, mentre egli sedeva
all'ingresso della tenda nell'ora più calda del giorno.
[2] Egli alzò gli occhi e vide che tre uomini stavano in piedi presso
di lui. Appena li vide, corse loro incontro dall'ingresso della tenda e
si prostrò fino a terra,
[3] dicendo: "Mio signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non
passar oltre senza fermarti dal tuo servo.
[4] Si vada a prendere un pò di acqua, lavatevi i piedi e accomodatevi
sotto l'albero.
[5] Permettete che vada a prendere un boccone di pane e rinfrancatevi il
cuore; dopo, potrete proseguire, perché è ben per questo che voi siete
passati dal vostro servo". Quelli dissero: "Fà pure come hai
detto".
[6] Allora Abramo andò in fretta nella tenda, da Sara, e disse:
"Presto, tre staia di fior di farina, impastala e fanne
focacce".
[7] All'armento corse lui stesso, Abramo, prese un vitello tenero e
buono e lo diede al servo, che si affrettò a prepararlo.
[8] Prese latte acido e latte fresco insieme con il vitello, che aveva
preparato, e li porse a loro. Così, mentr'egli stava in piedi presso di
loro sotto l'albero, quelli mangiarono.
[9] Poi gli dissero: "Dov'è Sara, tua moglie?". Rispose:
"È là nella tenda".
[10] Il Signore riprese: "Tornerò da te fra un anno a questa data
e allora Sara, tua moglie, avrà un figlio". Intanto Sara stava ad
ascoltare all'ingresso della tenda ed era dietro di lui.
[11] Abramo e Sara erano vecchi, avanti negli anni; era cessato a Sara
ciò che avviene regolarmente alle donne.
[12] Allora Sara rise dentro di sé e disse: "Avvizzita come sono
dovrei provare il piacere, mentre il mio signore è vecchio!".
[13] Ma il Signore disse ad Abramo: "Perché Sara ha riso dicendo:
Potrò davvero partorire, mentre sono vecchia?
[14] C'è forse qualche cosa impossibile per il Signore? Al tempo
fissato tornerò da te alla stessa data e Sara avrà un figlio".
[15] Allora Sara negò: "Non ho riso!", perché aveva paura;
ma quegli disse: "Sì, hai proprio riso".
[16] Quegli uomini si alzarono e andarono a contemplare Sòdoma
dall'alto, mentre Abramo li accompagnava per congedarli.
[17] Il Signore diceva: "Devo io tener nascosto ad Abramo quello
che sto per fare,
[18] mentre Abramo dovrà diventare una nazione grande e potente e in
lui si diranno benedette tutte le nazioni della terra?
[19] Infatti io l'ho scelto, perché egli obblighi i suoi figli e la sua
famiglia dopo di lui ad osservare la via del Signore e ad agire con
giustizia e diritto, perché il Signore realizzi per Abramo quanto gli
ha promesso".
[20] Disse allora il Signore: "Il grido contro Sòdoma e Gomorra è
troppo grande e il loro peccato è molto grave.
[21] Voglio scendere a vedere se proprio hanno fatto tutto il male di
cui è giunto il grido fino a me; lo voglio sapere!".
[22] Quegli uomini partirono di lì e andarono verso Sòdoma, mentre
Abramo stava ancora davanti al Signore.
[23] Allora Abramo gli si avvicinò e gli disse: "Davvero
sterminerai il giusto con l'empio?
[24] Forse vi sono cinquanta giusti nella città: davvero li vuoi
sopprimere? E non perdonerai a quel luogo per riguardo ai cinquanta
giusti che vi si trovano?
[25] Lungi da te il far morire il giusto con l'empio, così che il
giusto sia trattato come l'empio; lungi da te! Forse il giudice di tutta
la terra non praticherà la giustizia?".
[26] Rispose il Signore: "Se a Sòdoma troverò cinquanta giusti
nell'ambito della città, per riguardo a loro perdonerò a tutta la città".
[27] Abramo riprese e disse: "Vedi come ardisco parlare al mio
Signore, io che sono polvere e cenere...
[28] Forse ai cinquanta giusti ne mancheranno cinque; per questi cinque
distruggerai tutta la città?". Rispose: "Non la distruggerò,
se ve ne trovo quarantacinque".
[29] Abramo riprese ancora a parlargli e disse: "Forse là se ne
troveranno quaranta". Rispose: "Non lo farò, per riguardo a
quei quaranta".
[30] Riprese: "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora: forse
là se ne troveranno trenta". Rispose: "Non lo farò, se ve ne
troverò trenta".
[31] Riprese: "Vedi come ardisco parlare al mio Signore! Forse là
se ne troveranno venti". Rispose: "Non la distruggerò per
riguardo a quei venti".
[32] Riprese: "Non si adiri il mio Signore, se parlo ancora una
volta sola; forse là se ne troveranno dieci". Rispose: "Non
la distruggerò per riguardo a quei dieci".
[33] Poi il Signore, come ebbe finito di parlare con Abramo, se ne andò
e Abramo ritornò alla sua abitazione.
19
[1] I
due angeli arrivarono a Sòdoma sul far della sera, mentre Lot stava
seduto alla porta di Sòdoma. Non appena li ebbe visti, Lot si alzò,
andò loro incontro e si prostrò con la faccia a terra.
[2] E disse: "Miei signori, venite in casa del vostro servo: vi
passerete la notte, vi laverete i piedi e poi, domattina, per tempo, ve
ne andrete per la vostra strada". Quelli risposero: "No,
passeremo la notte sulla piazza".
[3] Ma egli insistette tanto che vennero da lui ed entrarono nella sua
casa. Egli preparò per loro un banchetto, fece cuocere gli azzimi e così
mangiarono.
[4] Non si erano ancora coricati, quand'ecco gli uomini della città,
cioè gli abitanti di Sòdoma, si affollarono intorno alla casa, giovani
e vecchi, tutto il popolo al completo.
[5] Chiamarono Lot e gli dissero: "Dove sono quegli uomini che sono
entrati da te questa notte? Falli uscire da noi, perché possiamo
abusarne!".
[6] Lot uscì verso di loro sulla porta e, dopo aver chiuso il battente
dietro di sé,
[7] disse: "No, fratelli miei, non fate del male!
[8] Sentite, io ho due figlie che non hanno ancora conosciuto uomo;
lasciate che ve le porti fuori e fate loro quel che vi piace, purché
non facciate nulla a questi uomini, perché sono entrati all'ombra del
mio tetto".
[9] Ma quelli risposero: "Tirati via! Quest'individuo è venuto qui
come straniero e vuol fare il giudice! Ora faremo a te peggio che a
loro!". E spingendosi violentemente contro quell'uomo, cioè contro
Lot, si avvicinarono per sfondare la porta.
[10] Allora dall'interno quegli uomini sporsero le mani, si trassero in
casa Lot e chiusero il battente;
[11] quanto agli uomini che erano alla porta della casa, essi li
colpirono con un abbaglio accecante dal più piccolo al più grande, così
che non riuscirono a trovare la porta.
[12] Quegli uomini dissero allora a Lot: "Chi hai ancora qui? Il
genero, i tuoi figli, le tue figlie e quanti hai in città, falli uscire
da questo luogo.
[13] Perché noi stiamo per distruggere questo luogo: il grido innalzato
contro di loro davanti al Signore è grande e il Signore ci ha mandati a
distruggerli".
[14] Lot uscì a parlare ai suoi generi, che dovevano sposare le sue
figlie, e disse: "Alzatevi, uscite da questo luogo, perché il
Signore sta per distruggere la città!". Ma parve ai suoi generi
che egli volesse scherzare.
[15] Quando apparve l'alba, gli angeli fecero premura a Lot, dicendo:
"Su, prendi tua moglie e le tue figlie che hai qui ed esci per non
essere travolto nel castigo della città".
[16] Lot indugiava, ma quegli uomini presero per mano lui, sua moglie e
le sue due figlie, per un grande atto di misericordia del Signore verso
di lui; lo fecero uscire e lo condussero fuori della città.
[17] Dopo averli condotti fuori, uno di loro disse: "Fuggi, per la
tua vita. Non guardare indietro e non fermarti dentro la valle: fuggi
sulle montagne, per non essere travolto!".
[18] Ma Lot gli disse: "No, mio Signore!
[19] Vedi, il tuo servo ha trovato grazia ai tuoi occhi e tu hai usato
una grande misericordia verso di me salvandomi la vita, ma io non
riuscirò a fuggire sul monte, senza che la sciagura mi raggiunga e io
muoia.
[20] Vedi questa città: è abbastanza vicina perché mi possa rifugiare
là ed è piccola cosa! Lascia che io fugga lassù - non è una piccola
cosa? - e così la mia vita sarà salva".
[21] Gli rispose: "Ecco, ti ho favorito anche in questo, di non
distruggere la città di cui hai parlato.
[22] Presto, fuggi là perché io non posso far nulla, finché tu non vi
sia arrivato". Perciò quella città si chiamò Zoar.
[23] Il sole spuntava sulla terra e Lot era arrivato a Zoar,
[24] quand'ecco il Signore fece piovere dal cielo sopra Sòdoma e sopra
Gomorra zolfo e fuoco proveniente dal Signore.
[25] Distrusse queste città e tutta la valle con tutti gli abitanti
delle città e la vegetazione del suolo.
[26] Ora la moglie di Lot guardò indietro e divenne una statua di sale.
[27] Abramo andò di buon mattino al luogo dove si era fermato davanti
al Signore;
[28] contemplò dall'alto Sòdoma e Gomorra e tutta la distesa della
valle e vide che un fumo saliva dalla terra, come il fumo di una
fornace.
[29] Così, quando Dio distrusse le città della valle, Dio si ricordò
di Abramo e fece sfuggire Lot alla catastrofe, mentre distruggeva le
città nelle quali Lot aveva abitato.
[30] Poi Lot partì da Zoar e andò ad abitare sulla montagna, insieme
con le due figlie, perché temeva di restare in Zoar, e si stabilì in
una caverna con le sue due figlie.
[31] Ora la maggiore disse alla più piccola: "Il nostro padre è
vecchio e non c'è nessuno in questo territorio per unirsi a noi,
secondo l'uso di tutta la terra.
[32] Vieni, facciamo bere del vino a nostro padre e poi corichiamoci con
lui, così faremo sussistere una discendenza da nostro padre".
[33] Quella notte fecero bere del vino al loro padre e la maggiore andò
a coricarsi con il padre; ma egli non se ne accorse, né quando essa si
coricò, né quando essa si alzò.
[34] All'indomani la maggiore disse alla più piccola: "Ecco, ieri
io mi sono coricata con nostro padre: facciamogli bere del vino anche
questa notte e và tu a coricarti con lui; così faremo sussistere una
discendenza da nostro padre".
[35] Anche quella notte fecero bere del vino al loro padre e la più
piccola andò a coricarsi con lui; ma egli non se ne accorse, né quando
essa si coricò, né quando essa si alzò.
[36] Così le due figlie di Lot concepirono dal loro padre.
[37] La maggiore partorì un figlio e lo chiamò Moab. Costui è il
padre dei Moabiti che esistono fino ad oggi.
[38] Anche la più piccola partorì un figlio e lo chiamò "Figlio
del mio popolo". Costui è il padre degli Ammoniti che esistono
fino ad oggi.
20
[1]
Abramo levò le tende di là, dirigendosi nel Negheb, e si stabilì tra
Kades e Sur; poi soggiornò come straniero a Gerar.
[2] Siccome Abramo aveva detto della moglie Sara: "È mia
sorella", Abimèlech, re di Gerar, mandò a prendere Sara.
[3] Ma Dio venne da Abimèlech di notte, in sogno, e gli disse:
"Ecco stai per morire a causa della donna che tu hai presa; essa
appartiene a suo marito".
[4] Abimèlech, che non si era ancora accostato a lei, disse: "Mio
Signore, vuoi far morire anche la gente innocente?
[5] Non mi ha forse detto: È mia sorella? E anche lei ha detto: È mio
fratello. Con retta coscienza e mani innocenti ho fatto questo".
[6] Gli rispose Dio nel sogno: "Anch'io so che con retta coscienza
hai fatto questo e ti ho anche impedito di peccare contro di me: perciò
non ho permesso che tu la toccassi.
[7] Ora restituisci la donna di quest'uomo: egli è un profeta: preghi
egli per te e tu vivrai. Ma se tu non la restituisci, sappi che sarai
degno di morte con tutti i tuoi".
[8] Allora Abimèlech si alzò di mattina presto e chiamò tutti i suoi
servi, ai quali riferì tutte queste cose, e quegli uomini si
impaurirono molto.
[9] Poi Abimèlech chiamò Abramo e gli disse: "Che ci hai fatto? E
che colpa ho commesso contro di te, perché tu abbia esposto me e il mio
regno ad un peccato tanto grande? Tu hai fatto a mio riguardo azioni che
non si fanno".
[10] Poi Abimèlech disse ad Abramo: "A che miravi agendo in tal
modo?".
[11] Rispose Abramo: "Io mi sono detto: certo non vi sarà timor di
Dio in questo luogo e mi uccideranno a causa di mia moglie.
[12] Inoltre essa è veramente mia sorella, figlia di mio padre, ma non
figlia di mia madre, ed è divenuta mia moglie.
[13] Allora, quando Dio mi ha fatto errare lungi dalla casa di mio
padre, io le dissi: Questo è il favore che tu mi farai: in ogni luogo
dove noi arriveremo dirai di me: è mio fratello".
[14] Allora Abimèlech prese greggi e armenti, schiavi e schiave, li
diede ad Abramo e gli restituì la moglie Sara.
[15] Inoltre Abimèlech disse: "Ecco davanti a te il mio
territorio: và ad abitare dove ti piace!".
[16] A Sara disse: "Ecco, ho dato mille pezzi d'argento a tuo
fratello: sarà per te come un risarcimento di fronte a quanti sono con
te. Così tu sei in tutto riabilitata".
[17] Abramo pregò Dio e Dio guarì Abimèlech, sua moglie e le sue
serve, sì che poterono ancora partorire.
[18] Perché il Signore aveva reso sterili tutte le donne della casa di
Abimèlech, per il fatto di Sara, moglie di Abramo.
21
[1] Il
Signore visitò Sara, come aveva detto, e fece a Sara come aveva
promesso.
[2] Sara concepì e partorì ad Abramo un figlio nella vecchiaia, nel
tempo che Dio aveva fissato.
[3] Abramo chiamò Isacco il figlio che gli era nato, che Sara gli aveva
partorito.
[4] Abramo circoncise suo figlio Isacco, quando questi ebbe otto giorni,
come Dio gli aveva comandato.
[5] Abramo aveva cento anni, quando gli nacque il figlio Isacco.
[6] Allora Sara disse: "Motivo di lieto riso mi ha dato Dio:
chiunque lo saprà sorriderà di me!".
[7] Poi disse: "Chi avrebbe mai detto ad Abramo: Sara deve
allattare figli! Eppure gli ho partorito un figlio nella sua
vecchiaia!".
[8] Il bambino crebbe e fu svezzato e Abramo fece un grande banchetto
quando Isacco fu svezzato.
[9] Ma Sara vide che il figlio di Agar l'Egiziana, quello che essa aveva
partorito ad Abramo, scherzava con il figlio Isacco.
[10] Disse allora ad Abramo: "Scaccia questa schiava e suo figlio,
perché il figlio di questa schiava non deve essere erede con mio figlio
Isacco".
[11] La cosa dispiacque molto ad Abramo per riguardo a suo figlio.
[12] Ma Dio disse ad Abramo: "Non ti dispiaccia questo, per il
fanciullo e la tua schiava: ascolta la parola di Sara in quanto ti dice,
ascolta la sua voce, perché attraverso Isacco da te prenderà nome una
stirpe.
[13] Ma io farò diventare una grande nazione anche il figlio della
schiava, perché è tua prole".
[14] Abramo si alzò di buon mattino, prese il pane e un otre di acqua e
li diede ad Agar, caricandoli sulle sue spalle; le consegnò il
fanciullo e la mandò via. Essa se ne andò e si smarrì per il deserto
di Bersabea.
[15] Tutta l'acqua dell'otre era venuta a mancare. Allora essa depose il
fanciullo sotto un cespuglio
[16] e andò a sedersi di fronte, alla distanza di un tiro d'arco, perché
diceva: "Non voglio veder morire il fanciullo!". Quando gli si
fu seduta di fronte, egli alzò la voce e pianse.
[17] Ma Dio udì la voce del fanciullo e un angelo di Dio chiamò Agar
dal cielo e le disse: "Che hai, Agar? Non temere, perché Dio ha
udito la voce del fanciullo là dove si trova.
[18] Alzati, prendi il fanciullo e tienilo per mano, perché io ne farò
una grande nazione".
[19] Dio le aprì gli occhi ed essa vide un pozzo d'acqua. Allora andò
a riempire l'otre e fece bere il fanciullo.
[20] E Dio fu con il fanciullo, che crebbe e abitò nel deserto e
divenne un tiratore d'arco.
[21] Egli abitò nel deserto di Paran e sua madre gli prese una moglie
del paese d'Egitto.
[22] In quel tempo Abimèlech con Picol, capo del suo esercito, disse ad
Abramo: "Dio è con te in quanto fai.
[23] Ebbene, giurami qui per Dio che tu non ingannerai né me né i miei
figli né i miei discendenti: come io ho agito amichevolmente con te,
così tu agirai con me e con il paese nel quale sei forestiero".
[24] Rispose Abramo: "Io lo giuro".
[25] Ma Abramo rimproverò Abimèlech a causa di un pozzo d'acqua, che i
servi di Abimèlech avevano usurpato.
[26] Abimèlech disse: "Io non so chi abbia fatto questa cosa: né
tu me ne hai informato, né io ne ho sentito parlare se non oggi".
[27] Allora Abramo prese alcuni capi del gregge e dell'armento, li diede
ad Abimèlech: tra loro due conclusero un'alleanza.
[28] Poi Abramo mise in disparte sette agnelle del gregge.
[29] Abimèlech disse ad Abramo: "Che significano quelle sette
agnelle che hai messe in disparte?".
[30] Rispose: "Tu accetterai queste sette agnelle dalla mia mano,
perché ciò mi valga di testimonianza che io ho scavato questo
pozzo".
[31] Per questo quel luogo si chiamò Bersabea, perché là fecero
giuramento tutti e due.
[32] E dopo che ebbero concluso l'alleanza a Bersabea, Abimèlech si alzò
con Picol, capo del suo esercito, e ritornarono nel paese dei Filistei.
[33] Abramo piantò un tamerice in Bersabea, e lì invocò il nome del
Signore, Dio dell'eternità.
[34] E fu forestiero nel paese dei Filistei per molto tempo.
22
[1] Dopo
queste cose, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: "Abramo,
Abramo!". Rispose: "Eccomi!".
[2] Riprese: "Prendi tuo figlio, il tuo unico figlio che ami,
Isacco, và nel territorio di Moria e offrilo in olocausto su di un
monte che io ti indicherò".
[3] Abramo si alzò di buon mattino, sellò l'asino, prese con sé due
servi e il figlio Isacco, spaccò la legna per l'olocausto e si mise in
viaggio verso il luogo che Dio gli aveva indicato.
[4] Il terzo giorno Abramo alzò gli occhi e da lontano vide quel luogo.
[5] Allora Abramo disse ai suoi servi: "Fermatevi qui con l'asino;
io e il ragazzo andremo fin lassù, ci prostreremo e poi ritorneremo da
voi".
[6] Abramo prese la legna dell'olocausto e la caricò sul figlio Isacco,
prese in mano il fuoco e il coltello, poi proseguirono tutt'e due
insieme.
[7] Isacco si rivolse al padre Abramo e disse: "Padre mio!".
Rispose: "Eccomi, figlio mio". Riprese: "Ecco qui il
fuoco e la legna, ma dov'è l'agnello per l'olocausto?".
[8] Abramo rispose: "Dio stesso provvederà l'agnello per
l'olocausto, figlio mio!". Proseguirono tutt'e due insieme;
[9] così arrivarono al luogo che Dio gli aveva indicato; qui Abramo
costruì l'altare, collocò la legna, legò il figlio Isacco e lo depose
sull'altare, sopra la legna.
[10] Poi Abramo stese la mano e prese il coltello per immolare suo
figlio.
[11] Ma l'angelo del Signore lo chiamò dal cielo e gli disse:
"Abramo, Abramo!". Rispose: "Eccomi!".
[12] L'angelo disse: "Non stendere la mano contro il ragazzo e non
fargli alcun male! Ora so che tu temi Dio e non mi hai rifiutato tuo
figlio, il tuo unico figlio".
[13] Allora Abramo alzò gli occhi e vide un ariete impigliato con le
corna in un cespuglio. Abramo andò a prendere l'ariete e lo offrì in
olocausto invece del figlio.
[14] Abramo chiamò quel luogo: "Il Signore provvede", perciò
oggi si dice: "Sul monte il Signore provvede".
[15] Poi l'angelo del Signore chiamò dal cielo Abramo per la seconda
volta
[16] e disse: "Giuro per me stesso, oracolo del Signore: perché tu
hai fatto questo e non mi hai rifiutato tuo figlio, il tuo unico figlio,
[17] io ti benedirò con ogni benedizione e renderò molto numerosa la
tua discendenza, come le stelle del cielo e come la sabbia che è sul
lido del mare; la tua discendenza si impadronirà delle città dei
nemici.
[18] Saranno benedette per la tua discendenza tutte le nazioni della
terra, perché tu hai obbedito alla mia voce".
[19] Poi Abramo tornò dai suoi servi; insieme si misero in cammino
verso Bersabea e Abramo abitò a Bersabea.
[20] Dopo queste cose, ad Abramo fu portata questa notizia: "Ecco
Milca ha partorito figli a Nacor tuo fratello":
[21] Uz, il primogenito, e suo fratello Buz e Kamuèl il padre di Aram
[22] e Chesed, Azo, Pildas, Idlaf e Betuèl;
[23] Betuèl generò Rebecca: questi otto figli partorì Milca a Nacor,
fratello di Abramo.
[24] Anche la sua concubina, chiamata Reuma, partorì figli: Tebach,
Gacam, Tacas e Maaca.
23
[1] Gli
anni della vita di Sara furono centoventisette: questi furono gli anni
della vita di Sara.
[2] Sara morì a Kiriat-Arba, cioè Ebron, nel paese di Cànaan, e
Abramo venne a fare il lamento per Sara e a piangerla.
[3] Poi Abramo si staccò dal cadavere di lei e parlò agli Hittiti:
[4] "Io sono forestiero e di passaggio in mezzo a voi. Datemi la
proprietà di un sepolcro in mezzo a voi, perché io possa portar via la
salma e seppellirla".
[5] Allora gli Hittiti risposero:
[6] "Ascolta noi, piuttosto, signore: tu sei un principe di Dio in
mezzo a noi: seppellisci il tuo morto nel migliore dei nostri sepolcri.
Nessuno di noi ti proibirà di seppellire la tua defunta nel suo
sepolcro".
[7] Abramo si alzò, si prostrò davanti alla gente del paese, davanti
agli Hittiti e parlò loro:
[8] "Se è secondo il vostro desiderio che io porti via il mio
morto e lo seppellisca, ascoltatemi e insistete per me presso Efron,
figlio di Zocar,
[9] perché mi dia la sua caverna di Macpela, che è all'estremità del
suo campo. Me la ceda per il suo prezzo intero come proprietà
sepolcrale in mezzo a voi".
[10] Ora Efron stava seduto in mezzo agli Hittiti. Efron l'Hittita
rispose ad Abramo, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, quanti entravano
per la porta della sua città, e disse:
[11] "Ascolta me, piuttosto, mio signore: ti cedo il campo con la
caverna che vi si trova, in presenza dei figli del mio popolo te la
cedo: seppellisci il tuo morto".
[12] Allora Abramo si prostrò a lui alla presenza della gente del
paese.
[13] Parlò ad Efron, mentre lo ascoltava la gente del paese, e disse:
"Se solo mi volessi ascoltare: io ti do il prezzo del campo.
Accettalo da me, così io seppellirò là il mio morto".
[14] Efron rispose ad Abramo:
[15] "Ascolta me piuttosto, mio signore: un terreno del valore di
quattrocento sicli d'argento che cosa è mai tra me e te? Seppellisci
dunque il tuo morto".
[16] Abramo accettò le richieste di Efron e Abramo pesò ad Efron il
prezzo che questi aveva detto, mentre lo ascoltavano gli Hittiti, cioè
quattrocento sicli d'argento, nella moneta corrente sul mercato.
[17] Così il campo di Efron che si trovava in Macpela, di fronte a
Mamre, il campo e la caverna che vi si trovava e tutti gli alberi che
erano dentro il campo e intorno al suo limite,
[18] passarono in proprietà ad Abramo, alla presenza degli Hittiti, di
quanti entravano nella porta della città.
[19] Dopo, Abramo seppellì Sara, sua moglie, nella caverna del campo di
Macpela di fronte a Mamre, cioè Ebron, nel paese di Cànaan.
[20] Il campo e la caverna che vi si trovava passarono dagli Hittiti ad
Abramo in proprietà sepolcrale.
24
[1]
Abramo era ormai vecchio, avanti negli anni, e il Signore lo aveva
benedetto in ogni cosa.
[2] Allora Abramo disse al suo servo, il più anziano della sua casa,
che aveva potere su tutti i suoi beni: "Metti la mano sotto la mia
coscia
[3] e ti farò giurare per il Signore, Dio del cielo e Dio della terra,
che non prenderai per mio figlio una moglie tra le figlie dei Cananei,
in mezzo ai quali abito,
[4] ma che andrai al mio paese, nella mia patria, a scegliere una moglie
per mio figlio Isacco".
[5] Gli disse il servo: "Se la donna non mi vuol seguire in questo
paese, dovrò forse ricondurre tuo figlio al paese da cui tu sei
uscito?".
[6] Gli rispose Abramo: "Guardati dal ricondurre là mio figlio!
[7] Il Signore, Dio del cielo e Dio della terra, che mi ha tolto dalla
casa di mio padre e dal mio paese natio, che mi ha parlato e mi ha
giurato: Alla tua discendenza darò questo paese, egli stesso manderà
il suo angelo davanti a te, perché tu possa prendere di là una moglie
per il mio figlio.
[8] Se la donna non vorrà seguirti, allora sarai libero dal giuramento
a me fatto; ma non devi ricondurre là il mio figlio".
[9] Allora il servo mise la mano sotto la coscia di Abramo, suo padrone,
e gli prestò giuramento riguardo a questa cosa.
[10] Il servo prese dieci cammelli del suo padrone e, portando ogni
sorta di cose preziose del suo padrone, si mise in viaggio e andò nel
Paese dei due fiumi, alla città di Nacor.
[11] Fece inginocchiare i cammelli fuori della città, presso il pozzo
d'acqua, nell'ora della sera, quando le donne escono ad attingere.
[12] E disse: "Signore, Dio del mio padrone Abramo, concedimi un
felice incontro quest'oggi e usa benevolenza verso il mio padrone
Abramo!
[13] Ecco, io sto presso la fonte dell'acqua, mentre le fanciulle della
città escono per attingere acqua.
[14] Ebbene, la ragazza alla quale dirò: Abbassa l'anfora e lasciami
bere, e che risponderà: Bevi, anche ai tuoi cammelli darò da bere, sia
quella che tu hai destinata al tuo servo Isacco; da questo riconoscerò
che tu hai usato benevolenza al mio padrone".
[15] Non aveva ancora finito di parlare, quand'ecco Rebecca, che era
nata a Betuèl figlio di Milca, moglie di Nacor, fratello di Abramo,
usciva con l'anfora sulla spalla.
[16] La giovinetta era molto bella d'aspetto, era vergine, nessun uomo
le si era unito. Essa scese alla sorgente, riempì l'anfora e risalì.
[17] Il servo allora le corse incontro e disse: "Fammi bere un pò
d'acqua dalla tua anfora".
[18] Rispose: "Bevi, mio signore". In fretta calò l'anfora
sul braccio e lo fece bere.
[19] Come ebbe finito di dargli da bere, disse: "Anche per i tuoi
cammelli ne attingerò, finché finiranno di bere".
[20] In fretta vuotò l'anfora nell'abbeveratoio, corse di nuovo ad
attingere al pozzo e attinse per tutti i cammelli di lui.
[21] Intanto quell'uomo la contemplava in silenzio, in attesa di sapere
se il Signore avesse o no concesso buon esito al suo viaggio.
[22] Quando i cammelli ebbero finito di bere, quell'uomo prese un
pendente d'oro del peso di mezzo siclo e glielo pose alle narici e le
pose sulle braccia due braccialetti del peso di dieci sicli d'oro.
[23] E disse: "Di chi sei figlia? Dimmelo. C'è posto per noi in
casa di tuo padre, per passarvi la notte?".
[24] Gli rispose: "Io sono figlia di Betuèl, il figlio che Milca
partorì a Nacor".
[25] E soggiunse: "C'è paglia e foraggio in quantità da noi e
anche posto per passare la notte".
[26] Quell'uomo si inginocchiò e si prostrò al Signore
[27] e disse: "Sia benedetto il Signore, Dio del mio padrone
Abramo, che non ha cessato di usare benevolenza e fedeltà verso il mio
padrone. Quanto a me, il Signore mi ha guidato sulla via fino alla casa
dei fratelli del mio padrone".
[28] La giovinetta corse ad annunziare alla casa di sua madre tutte
queste cose.
[29] Ora Rebecca aveva un fratello chiamato Làbano e Làbano corse
fuori da quell'uomo al pozzo.
[30] Egli infatti, visti il pendente e i braccialetti alle braccia della
sorella e udite queste parole di Rebecca, sua sorella: "Così mi ha
parlato quell'uomo", venne da costui che ancora stava presso i
cammelli vicino al pozzo.
[31] Gli disse: "Vieni, benedetto dal Signore! Perché te ne stai
fuori, mentre io ho preparato la casa e un posto per i cammelli?".
[32] Allora l'uomo entrò in casa e quegli tolse il basto ai cammelli,
fornì paglia e foraggio ai cammelli e acqua per lavare i piedi a lui e
ai suoi uomini.
[33] Quindi gli fu posto davanti da mangiare, ma egli disse; "Non
mangerò, finché non avrò detto quello che devo dire". Gli
risposero: "Dì pure".
[34] E disse: "Io sono un servo di Abramo.
[35] Il Signore ha benedetto molto il mio padrone, che è diventato
potente: gli ha concesso greggi e armenti, argento e oro, schiavi e
schiave, cammelli e asini.
[36] Sara, la moglie del mio padrone, gli ha partorito un figlio, quando
ormai era vecchio, al quale egli ha dato tutti i suoi beni.
[37] E il mio padrone mi ha fatto giurare: Non devi prendere per mio
figlio una moglie tra le figlie dei Cananei, in mezzo ai quali abito,
[38] ma andrai alla casa di mio padre, alla mia famiglia, a prendere una
moglie per mio figlio.
[39] Io dissi al mio padrone: Forse la donna non mi seguirà.
[40] Mi rispose: Il Signore, alla cui presenza io cammino, manderà con
te il suo angelo e darà felice esito al tuo viaggio, così che tu possa
prendere una moglie per il mio figlio dalla mia famiglia e dalla casa di
mio padre.
[41] Solo quando sarai andato alla mia famiglia, sarai esente dalla mia
maledizione; se non volessero cedertela, sarai esente dalla mia
maledizione.
[42] Così oggi sono arrivato alla fonte e ho detto: Signore, Dio del
mio padrone Abramo, se stai per dar buon esito al viaggio che sto
compiendo,
[43] ecco, io sto presso la fonte d'acqua; ebbene, la giovane che uscirà
ad attingere, alla quale io dirò: Fammi bere un pò d'acqua dalla tua
anfora,
[44] e mi risponderà: Bevi tu; anche per i tuoi cammelli attingerò,
quella sarà la moglie che il Signore ha destinata al figlio del mio
padrone.
[45] Io non avevo ancora finito di pensare, quand'ecco Rebecca uscire
con l'anfora sulla spalla; scese alla fonte, attinse; io allora le
dissi: Fammi bere.
[46] Subito essa calò l'anfora e disse: Bevi; anche ai tuoi cammelli
darò da bere. Così io bevvi ed essa diede da bere anche ai cammelli.
[47] E io la interrogai: Di chi sei figlia? Rispose: Sono figlia di Betuèl,
il figlio che Milca ha partorito a Nacor. Allora le posi il pendente
alle narici e i braccialetti alle braccia.
[48] Poi mi inginocchiai e mi prostrai al Signore e benedissi il
Signore, Dio del mio padrone Abramo, il quale mi aveva guidato per la
via giusta a prendere per suo figlio la figlia del fratello del mio
padrone.
[49] Ora, se intendete usare benevolenza e lealtà verso il mio padrone,
fatemelo sapere; se no, fatemelo sapere ugualmente, perché io mi
rivolga altrove".
[50] Allora Làbano e Betuèl risposero: "Dal Signore la cosa
procede, non possiamo dirti nulla.
[51] Ecco Rebecca davanti a te: prendila e và e sia la moglie del
figlio del tuo padrone, come ha parlato il Signore".
[52] Quando il servo di Abramo udì le loro parole, si prostrò a terra
davanti al Signore.
[53] Poi il servo tirò fuori oggetti d'argento e oggetti d'oro e vesti
e li diede a Rebecca; doni preziosi diede anche al fratello e alla madre
di lei.
[54] Poi mangiarono e bevvero lui e i suoi uomini e passarono la notte.
Quando si alzarono alla mattina, egli disse: "Lasciatemi andare dal
mio padrone".
[55] Ma il fratello e la madre di lei dissero: "Rimanga la
giovinetta con noi qualche tempo, una decina di giorni; dopo, te ne
andrai".
[56] Rispose loro: "Non trattenetemi, mentre il Signore ha concesso
buon esito al mio viaggio. Lasciatemi partire per andare dal mio
padrone!".
[57] Dissero allora: "Chiamiamo la giovinetta e domandiamo a lei
stessa".
[58] Chiamarono dunque Rebecca e le dissero: "Vuoi partire con
quest'uomo?". Essa rispose: "Andrò".
[59] Allora essi lasciarono partire Rebecca con la nutrice, insieme con
il servo di Abramo e i suoi uomini.
[60] Benedissero Rebecca e le dissero:
"Tu, sorella nostra,
diventa migliaia di miriadi
e la tua stirpe conquisti
la porta dei suoi nemici!".
[61] Così Rebecca e le sue ancelle si alzarono, montarono sui cammelli
e seguirono quell'uomo. Il servo prese con sé Rebecca e partì.
[62] Intanto Isacco rientrava dal pozzo di Lacai-Roi; abitava infatti
nel territorio del Negheb.
[63] Isacco uscì sul fare della sera per svagarsi in campagna e,
alzando gli occhi, vide venire i cammelli.
[64] Alzò gli occhi anche Rebecca, vide Isacco e scese subito dal
cammello.
[65] E disse al servo: "Chi è quell'uomo che viene attraverso la
campagna incontro a noi?". Il servo rispose: "È il mio
padrone". Allora essa prese il velo e si coprì.
[66] Il servo raccontò ad Isacco tutte le cose che aveva fatte.
[67] Isacco introdusse Rebecca nella tenda che era stata di sua madre
Sara; si prese in moglie Rebecca e l'amò. Isacco trovò conforto dopo
la morte della madre.
25
[1]
Abramo prese un'altra moglie: essa aveva nome Chetura.
[2] Essa gli partorì Zimràn, Ioksan, Medan, Madian, Isbak e Suach.
[3] Ioksan generò Saba e Dedan e i figli di Dedan furono gli Asurim, i
Letusim e i Leummim.
[4] I figli di Madian furono Efa, Efer, Enoch, Abida ed Eldaa. Tutti
questi sono i figli di Chetura.
[5] Abramo diede tutti i suoi beni a Isacco.
[6] Quanto invece ai figli delle concubine, che Abramo aveva avute,
diede loro doni e, mentre era ancora in vita, li licenziò, mandandoli
lontano da Isacco suo figlio, verso il levante, nella regione orientale.
[7] La durata della vita di Abramo fu di centosettantacinque anni.
[8] Poi Abramo spirò e morì in felice canizie, vecchio e sazio di
giorni, e si riunì ai suoi antenati.
[9] Lo seppellirono i suoi figli, Isacco e Ismaele, nella caverna di
Macpela, nel campo di Efron, figlio di Zocar, l'Hittita, di fronte a
Mamre.
[10] È appunto il campo che Abramo aveva comperato dagli Hittiti: ivi
furono sepolti Abramo e sua moglie Sara.
[11] Dopo la morte di Abramo, Dio benedisse il figlio di lui Isacco e
Isacco abitò presso il pozzo di Lacai-Roi.
[12] Questa è la discendenza di Ismaele, figlio di Abramo, che gli
aveva partorito Agar l'Egiziana, schiava di Sara.
[13] Questi sono i nomi dei figli d'Ismaele, con il loro elenco in
ordine di generazione: il primogenito di Ismaele è Nebaiòt, poi Kedar,
Adbeèl, Mibsam,
[14] Misma, Duma, Massa,
[15] Adad, Tema, Ietur, Nafis e Kedma.
[16] Questi sono gli Ismaeliti e questi sono i loro nomi secondo i loro
recinti e accampamenti. Sono i dodici principi delle rispettive tribù.
[17] La durata della vita di Ismaele fu di centotrentasette anni; poi
morì e si riunì ai suoi antenati.
[18] Egli abitò da Avìla fino a Sur, che è lungo il confine
dell'Egitto in direzione di Assur; egli si era stabilito di fronte a
tutti i suoi fratelli.
[19] Questa è la discendenza di Isacco, figlio di Abramo. Abramo aveva
generato Isacco.
[20] Isacco aveva quarant'anni quando si prese in moglie Rebecca, figlia
di Betuèl l'Arameo, da Paddan-Aram, e sorella di Làbano l'Arameo.
[21] Isacco supplicò il Signore per sua moglie, perché essa era
sterile e il Signore lo esaudì, così che sua moglie Rebecca divenne
incinta.
[22] Ora i figli si urtavano nel suo seno ed essa esclamò: "Se è
così, perché questo?". Andò a consultare il Signore.
[23] Il Signore le rispose:
"Due nazioni sono nel tuo seno
e due popoli dal tuo grembo si disperderanno;
un popolo sarà più forte dell'altro
e il maggiore servirà il più piccolo".
[24] Quando poi si compì per lei il tempo di partorire, ecco due
gemelli erano nel suo grembo.
[25] Uscì il primo, rossiccio e tutto come un mantello di pelo, e fu
chiamato Esaù.
[26] Subito dopo, uscì il fratello e teneva in mano il calcagno di Esaù;
fu chiamato Giacobbe. Isacco aveva sessant'anni quando essi nacquero.
[27] I fanciulli crebbero ed Esaù divenne abile nella caccia, un uomo
della steppa, mentre Giacobbe era un uomo tranquillo, che dimorava sotto
le tende.
[28] Isacco prediligeva Esaù, perché la cacciagione era di suo gusto,
mentre Rebecca prediligeva Giacobbe.
[29] Una volta Giacobbe aveva cotto una minestra di lenticchie; Esaù
arrivò dalla campagna ed era sfinito.
[30] Disse a Giacobbe: "Lasciami mangiare un pò di questa minestra
rossa, perché io sono sfinito" - Per questo fu chiamato Edom -.
[31] Giacobbe disse: "Vendimi subito la tua primogenitura".
[32] Rispose Esaù: "Ecco sto morendo: a che mi serve allora la
primogenitura?".
[33] Giacobbe allora disse: "Giuramelo subito". Quegli lo giurò
e vendette la primogenitura a Giacobbe.
[34] Giacobbe diede ad Esaù il pane e la minestra di lenticchie; questi
mangiò e bevve, poi si alzò e se ne andò. A tal punto Esaù aveva
disprezzato la primogenitura.
26
[1]
Venne una carestia nel paese oltre la prima che era avvenuta ai tempi di
Abramo, e Isacco andò a Gerar presso Abimèlech, re dei Filistei.
[2] Gli apparve il Signore e gli disse: "Non scendere in Egitto,
abita nel paese che io ti indicherò.
[3] Rimani in questo paese e io sarò con te e ti benedirò, perché a
te e alla tua discendenza io concederò tutti questi territori, e
manterrò il giuramento che ho fatto ad Abramo tuo padre.
[4] Renderò la tua discendenza numerosa come le stelle del cielo e
concederò alla tua discendenza tutti questi territori: tutte le nazioni
della terra saranno benedette per la tua discendenza;
[5] per il fatto che Abramo ha obbedito alla mia voce e ha osservato ciò
che io gli avevo prescritto: i miei comandamenti, le mie istituzioni e
le mie leggi".
[6] Così Isacco dimorò in Gerar.
[7] Gli uomini del luogo lo interrogarono intorno alla moglie ed egli
disse: "È mia sorella"; infatti aveva timore di dire: "È
mia moglie", pensando che gli uomini del luogo lo uccidessero per
causa di Rebecca, che era di bell'aspetto.
[8] Era là da molto tempo, quando Abimèlech, re dei Filistei, si
affacciò alla finestra e vide Isacco scherzare con la propria moglie
Rebecca.
[9] Abimèlech chiamò Isacco e disse: "Sicuramente essa è tua
moglie. E perché tu hai detto: È mia sorella?". Gli rispose
Isacco: "Perché mi son detto: io non muoia per causa di
lei!".
[10] Riprese Abimèlech: "Che ci hai fatto? Poco ci mancava che
qualcuno del popolo si unisse a tua moglie e tu attirassi su di noi una
colpa".
[11] Abimèlech diede quest'ordine a tutto il popolo: "Chi tocca
questo uomo o la sua moglie sarà messo a morte!".
[12] Poi Isacco fece una semina in quel paese e raccolse quell'anno il
centuplo. Il Signore infatti lo aveva benedetto.
[13] E l'uomo divenne ricco e crebbe tanto in ricchezze fino a divenire
ricchissimo:
[14] possedeva greggi di piccolo e di grosso bestiame e numerosi schiavi
e i Filistei cominciarono ad invidiarlo.
[15] Tutti i pozzi che avevano scavati i servi di suo padre ai tempi del
padre Abramo, i Filistei li avevano turati riempiendoli di terra.
[16] Abimèlech disse ad Isacco: "Vàttene via da noi, perché tu
sei molto più potente di noi".
[17] Isacco andò via di là, si accampò sul torrente di Gerar e vi si
stabilì.
[18] Isacco tornò a scavare i pozzi d'acqua, che avevano scavati i
servi di suo padre, Abramo, e che i Filistei avevano turati dopo la
morte di Abramo, e li chiamò come li aveva chiamati suo padre.
[19] I servi di Isacco scavarono poi nella valle e vi trovarono un pozzo
di acqua viva.
[20] Ma i pastori di Gerar litigarono con i pastori di Isacco, dicendo:
"L'acqua è nostra!".
Allora egli chiamò Esech il pozzo, perché quelli avevano litigato con
lui.
[21] Scavarono un altro pozzo, ma quelli litigarono anche per questo ed
egli lo chiamò Sitna.
[22] Allora si mosse di là e scavò un altro pozzo, per il quale non
litigarono; allora egli lo chiamò Recobòt e disse: "Ora il
Signore ci ha dato spazio libero perché noi prosperiamo nel
paese".
[23] Di là andò a Bersabea.
[24] E in quella notte gli apparve il Signore e disse:
"Io sono il Dio di Abramo, tuo padre;
non temere perché io sono con te.
Ti benedirò
e moltiplicherò la tua discendenza
per amore di Abramo, mio servo".
[25] Allora egli costruì in quel luogo un altare e invocò il nome del
Signore; lì piantò la tenda. E i servi di Isacco scavarono un pozzo.
[26] Intanto Abimèlech da Gerar era andato da lui, insieme con Acuzzat,
suo amico, e Picol, capo del suo esercito.
[27] Isacco disse loro: "Perché siete venuti da me, mentre voi mi
odiate e mi avete scacciato da voi?".
[28] Gli risposero: "Abbiamo visto che il Signore è con te e
abbiamo detto: vi sia un giuramento tra di noi, tra noi e te, e
concludiamo un'alleanza con te:
[29] tu non ci farai alcun male, come noi non ti abbiamo toccato e non
ti abbiamo fatto se non il bene e ti abbiamo lasciato andare in pace. Tu
sei ora un uomo benedetto dal Signore".
[30] Allora imbandì loro un convito e mangiarono e bevvero.
[31] Alzatisi di buon mattino, si prestarono giuramento l'un l'altro,
poi Isacco li congedò e partirono da lui in pace.
[32] Proprio in quel giorno arrivarono i servi di Isacco e lo
informarono a proposito del pozzo che avevano scavato e gli dissero:
"Abbiamo trovato l'acqua".
[33] Allora egli lo chiamò Sibea: per questo la città si chiama
Bersabea fino ad oggi.
[34] Quando Esaù ebbe quarant'anni, prese in moglie Giudit, figlia di
Beeri l'Hittita, e Basemat, figlia di Elon l'Hittita.
[35] Esse furono causa d'intima amarezza per Isacco e per Rebecca.
27
[1]
Isacco era vecchio e gli occhi gli si erano così indeboliti che non ci
vedeva più. Chiamò il figlio maggiore, Esaù, e gli disse:
"Figlio mio". Gli rispose: "Eccomi".
[2] Riprese: "Vedi, io sono vecchio e ignoro il giorno della mia
morte.
[3] Ebbene, prendi le tue armi, la tua farètra e il tuo arco, esci in
campagna e prendi per me della selvaggina.
[4] Poi preparami un piatto di mio gusto e portami da mangiare, perché
io ti benedica prima di morire".
[5] Ora Rebecca ascoltava, mentre Isacco parlava al figlio Esaù. Andò
dunque Esaù in campagna a caccia di selvaggina da portare a casa.
[6] Rebecca disse al figlio Giacobbe: "Ecco, ho sentito tuo padre
dire a tuo fratello Esaù:
[7] Portami la selvaggina e preparami un piatto, così mangerò e poi ti
benedirò davanti al Signore prima della morte.
[8] Ora, figlio mio, obbedisci al mio ordine:
[9] Và subito al gregge e prendimi di là due bei capretti; io ne farò
un piatto per tuo padre, secondo il suo gusto.
[10] Così tu lo porterai a tuo padre che ne mangerà, perché ti
benedica prima della sua morte".
[11] Rispose Giacobbe a Rebecca sua madre: "Sai che mio fratello
Esaù è peloso, mentre io ho la pelle liscia.
[12] Forse mio padre mi palperà e si accorgerà che mi prendo gioco di
lui e attirerò sopra di me una maledizione invece di una
benedizione".
[13] Ma sua madre gli disse: "Ricada su di me la tua maledizione,
figlio mio! Tu obbedisci soltanto e vammi a prendere i capretti".
[14] Allora egli andò a prenderli e li portò alla madre, così la
madre ne fece un piatto secondo il gusto di suo padre.
[15] Rebecca prese i vestiti migliori del suo figlio maggiore, Esaù,
che erano in casa presso di lei, e li fece indossare al figlio minore,
Giacobbe;
[16] con le pelli dei capretti rivestì le sue braccia e la parte liscia
del collo.
[17] Poi mise in mano al suo figlio Giacobbe il piatto e il pane che
aveva preparato.
[18] Così egli venne dal padre e disse: "Padre mio". Rispose:
"Eccomi; chi sei tu, figlio mio?".
[19] Giacobbe rispose al padre: "Io sono Esaù, il tuo primogento.
Ho fatto come tu mi hai ordinato. Alzati dunque, siediti e mangia la mia
selvaggina, perché tu mi benedica".
[20] Isacco disse al figlio: "Come hai fatto presto a trovarla,
figlio mio!". Rispose: "Il Signore me l'ha fatta capitare
davanti".
[21] Ma Isacco gli disse: "Avvicinati e lascia che ti palpi, figlio
mio, per sapere se tu sei proprio il mio figlio Esaù o no".
[22] Giacobbe si avvicinò ad Isacco suo padre, il quale lo tastò e
disse: "La voce è la voce di Giacobbe, ma le braccia sono le
braccia di Esaù".
[23] Così non lo riconobbe, perché le sue braccia erano pelose come le
braccia di suo fratello Esaù, e perciò lo benedisse.
[24] Gli disse ancora: "Tu sei proprio il mio figlio Esaù?".
Rispose: "Lo sono".
[25] Allora disse: "Porgimi da mangiare della selvaggina del mio
figlio, perché io ti benedica". Gliene servì ed egli mangiò, gli
portò il vino ed egli bevve.
[26] Poi suo padre Isacco gli disse: "Avvicinati e baciami, figlio
mio!".
[27] Gli si avvicinò e lo baciò. Isacco aspirò l'odore degli abiti di
lui e lo benedisse:
"Ecco l'odore del mio figlio
come l'odore di un campo
che il Signore ha benedetto.
[28] Dio ti conceda rugiada del cielo
e terre grasse
e abbondanza di frumento e di mosto.
[29] Ti servano i popoli
e si prostrino davanti a te le genti.
Sii il signore dei tuoi fratelli
e si prostrino davanti a te i figli di tua madre.
Chi ti maledice sia maledetto
e chi ti benedice sia benedetto!".
[30] Isacco aveva appena finito di benedire Giacobbe e Giacobbe si era
allontanato dal padre Isacco, quando arrivò dalla caccia Esaù suo
fratello.
[31] Anch'egli aveva preparato un piatto, poi lo aveva portato al padre
e gli aveva detto: "Si alzi mio padre e mangi la selvaggina di suo
figlio, perché tu mi benedica".
[32] Gli disse suo padre Isacco: "Chi sei tu?". Rispose:
"Io sono il tuo figlio primogenito Esaù".
[33] Allora Isacco fu colto da un fortissimo tremito e disse: "Chi
era dunque colui che ha preso la selvaggina e me l'ha portata? Io ho
mangiato di tutto prima che tu venissi, poi l'ho benedetto e benedetto
resterà".
[34] Quando Esaù sentì le parole di suo padre, scoppiò in alte,
amarissime grida. Egli disse a suo padre: "Benedici anche me, padre
mio!".
[35] Rispose: "È venuto tuo fratello con inganno e ha carpito la
tua benedizione".
[36] Riprese: "Forse perché si chiama Giacobbe mi ha soppiantato
già due volte? già ha carpito la mia primogenitura ed ecco ora ha
carpito la mia benedizione!". Poi soggiunse: "Non hai forse
|